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Displaying items by tag: Celebrating At Home

Venerdì, 04 Marzo 2022 21:24

Celebrando in Casa - I Domenica di Quaresima

Dalla tentazione alla trasfigurazione (Luca 4:1-13)

Il nostro lungo viaggio quaresimale è iniziato! È un viaggio che inizia nelle ceneri e finisce con l’acqua. Conosciamo il potere del fuoco, la sua capacità di distruggere, annerire e ridurre in cenere.

Sappiamo che il male può fare lo stesso: distruggere l’integrità del nostro spirito, annerire le nostre vite e ridurre la bellezza della vita umana in cenere e polvere.

Iniziamo la Quaresima riconoscendo che la cenere è quella parte di noi che accoglie, crea e compie il male, quei posti nel nostro cuore dove il fuoco della rabbia, dell'amarezza, dell'egoismo o della chiusura della mente e del cuore non ha lasciato altro che fredda cenere.

La cenere ci ricorda che la nostra vera vita non si trova nelle cose mortali che alla fine si trasformano in polvere, ma nelle cose eterne. Sappiamo anche che dalla cenere può germogliare una nuova vita, che può crescere forte e fiorire in pienezza: questo è il miracolo pasquale.

Come sempre, i Vangeli delle prime due domeniche di Quaresima forniscono una tabella di marcia per il nostro viaggio quaresimale dalla tentazione (questa domenica) alla trasfigurazione (domenica prossima).

Ci lasciamo tentare dalla cenere dell'egoismo e della chiusura del cuore ad una vita di bontà. Celebriamo la grazia di Dio nei nostri confronti condividendo ciò che abbiamo con coloro che ne hanno bisogno, che si tratti di cibo, denaro, tempo, amore, amicizia o compassione. Questo è ciò che significa ‘convertirsi e credere al Vangelo’.

In questi giorni in cui siamo così consapevoli dell’importanza della vita umana nella creazione divina, forse potremmo pensare a un digiuno permanente dovuto al nostro consumo eccessivo di energia, di cibo e di benzina, per permettere alla nostra terra di guarire, respirare e continuare essere fonte di nutrimento e di vita per l'intera famiglia umana.

Tempo di silenzio personale per la riflessione

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Albero sano, frutti buoni
(Luca 6:39-45)

Viviamo in un mondo pieno di parole a causa dei moderni mass media e, in particolare, dei social media. Abbiamo visto come le parole possano essere usate in modo estremamente dannoso per formulare giudizi severi contro le altre persone, e i semplici commenti al vitriolo di alcuni sui social media ci fa riflettere. Ci invita a porre la domanda, implicita nella prima lettura di oggi (Sir 27,5-8): ‘Cosa rivelano le mie parole su di me?’

Il Vangelo di oggi è la nostra lettura finale dal Sermone della Pianura di Luca. Questa settimana, l'insegnamento fondamentale di Gesù continua a concentrarsi sulla generosità abbondante nei nostri comportamenti verso il prossimo.

Il Vangelo si apre con una parabola su un cieco che ne guida un altro ed entrambi cadono in un pozzo. I discepoli, come noi, sono in cammino per la durata della loro vita con Gesù, il nostro maestro. In questo viaggio c'è sempre di più da scoprire, maggiori profondità da scandagliare, nuove intuizioni da acquisire man mano che cresciamo per essere più simili a Gesù; quando passiamo dall'essere ‘ciechi’ a ‘vedere’ con gli occhi di Gesù.

Impariamo gradualmente a lasciare andare la nostra inclinazione moralista che giudica i piccoli difetti degli altri senza mai notare i propri punti ciechi più grandi e distruttivi (la famosa pagliuzza e la trave).

Quando impariamo la via della misericordia e della generosità di Dio, ci asteniamo dal tipo di giudizi che altrimenti limiterebbero la carità, la misericordia e la bontà di Dio che operano in noi. I nostri cuori vengono edificati nel bene.

Come gli alberi che si conoscono dai loro frutti, così i discepoli si conosceranno dalle loro parole e dalle loro azioni, dai loro valori e dai loro atteggiamenti, da chi sono veramente, da ciò che hanno nel cuore.

Il nostro cammino di formazione con Gesù costruisce gradualmente il cuore di Dio nel nostro, così che viviamo, parliamo e agiamo, sempre di più, a partire da quella grande riserva di misericordia e generosità.

 

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Relazioni generose
(Luca 6:27-38)

Domenica scorsa abbiamo iniziato a leggere il Discorso della Pianura di Luca. Luca ha usato il Discorso della Montagna di Matteo, ma lo ha cambiato e accorciato significativamente. Oggi e domenica prossima leggeremo il resto del sermone.

Questa settimana, l’insegnamento radicale di Gesù si concentra sulla generosità nelle relazioni umane. Le parole di apertura, ‘Amate i vostri nemici’, stabiliscono il tono del resto del testo.

Di nuovo, a prima vista le parole di Gesù sembrano assurde e quasi impossibili da seguire. Dovremmo davvero offrire l’altra guancia a qualcuno che ci colpisce? Dobbiamo davvero dare il resto dei nostri vestiti a qualcuno che ci ruba il cappotto? Dobbiamo davvero non lottare per riavere la nostra proprietà da chi ci ruba? È davvero questo che Gesù ci chiede di fare?

La chiave di questo discorso profetico di Gesù è quello di stimolare i suoi discepoli (e anche noi) a riflettere sull’intero modello di comportamento nelle relazioni umane. Gesù non sta realmente suggerendo regole da seguire alla lettera in determinate circostanze. Piuttosto, siamo invitati a riflettere su come possiamo rispondere alle richieste irragionevoli e alle ferite personali con nient’altro che la generosità, abbandonando ogni pretesa di retribuzione.

Gesù suggerisce, fondamentalmente, di rispondere agli insulti e alle ferite in maniera tale da rompere eventuali cicli di violenta ritorsione e fornire percorsi di pace e riconciliazione. Facendo questo, dice Gesù, possiamo permettere alla totale generosità di Dio di risplendere attraverso di noi. Fare del bene solo a coloro che fanno del bene a noi non è sufficiente per trasmettere la generosità e l’accoglienza di Dio. Solo agendo con generosità e compassione travolgenti, la misericordia, la generosità e la compassione con cui Dio incontra ciascuno di noi può essere vista chiaramente nelle azioni concrete.

C’è una regola d’oro: tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te.

Quando agiamo con generosità, misericordia e attingiamo dalla compassione di Dio, astenendoci dal giudizio e dalla condanna e concedendo il perdono, veniamo travolti noi stessi dalla appassionata e abbondante generosità di Dio per noi.

 

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Mercoledì, 09 Febbraio 2022 16:57

Celebrando in Casa - VI Domenica del Tempo Ordinario

Beatitudini e guai (Luca 6:17, 20-26)

Nelle prossime tre domeniche ascolteremo quasi tutto il Discorso della Pianura di Luca. Luca ha usato il Discorso della Montagna di Matteo, ma lo ha cambiato e accorciato significativamente. È importante sottolineare che entrambi i discorsi sono più che le Beatitudini con i quali iniziano.

In Luca, le parole di Gesù sono rivolte ai discepoli, non alla folla riunita, quindi potremmo pensare al discorso come un insegnamento sul discepolato.

L’intero sermone è piuttosto impegnativo e stimolante, specialmente i versetti che formano la lettura del Vangelo di oggi. Il sermone inizia con quattro beatitudini e quattro sventure.

A prima vista è molto strano chiamare beate, benedette o felici le persone che sono povere, affamate, piangenti e odiate. Ma dobbiamo ascoltare le parole di Gesù nel contesto dell’insegnamento religioso e del pensiero generale che apparteneva al suo tempo. Allora si pensava generalmente che chi soffriva queste cose sperimentava gli effetti della propria peccaminosità personale o di quella di un antenato. Allo stesso modo, coloro che avevano ricchezza, cibo in abbondanza e uno status elevato erano considerati benedetti e premiati da Dio.

Nelle beatitudini Gesù rovescia questo modo di pensare e dice effettivamente che è vero il contrario: Dio è, infatti, dalla parte dei poveri e dei sofferenti. Essi sperimentano la sofferenza non per colpa loro (p.e., il peccato), è semplicemente la situazione in cui si trovano. Come chiariscono le maledizioni (‘Guai a voi...’), i ricchi hanno molto da perdere. I poveri e i sofferenti sono fortunati secondo Gesù perché hanno un bisogno che la generosità traboccante di Dio può riempire.

La loro situazione attira l’impulso di Dio a salvare. Il Regno di Dio è già in mezzo a loro.

A parità di condizioni, essere ricchi, ben nutriti, felici e con una buona reputazione è perfettamente desiderabile. Ma nella visione di Gesù non tutte le cose sono uguali. Spesso i poveri sono poveri proprio perché i ricchi sono ricchi. Gli impotenti soffrono per mano di coloro che hanno potere e influenza. ‘I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri’ è un detto che dura ancora oggi.

In tutto il suo Vangelo, Luca sottolinea l’insistenza di Gesù nel ripetere quanto sia necessario che i suoi discepoli abbraccino la povertà e non si facciano illusioni sul pericolo della ricchezza. Coloro che rimangono posseduti dai loro beni e dai privilegi che ne conseguono spesso non sono in grado di ricevere il dono della salvezza, ma anche loro possono unirsi ai beati attraverso la cura dei poveri.

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Giovedì, 03 Febbraio 2022 13:05

Celebrando in Casa - V Domenica del Tempo Ordinario

Eccomi, manda me (Luca 5:1-11)

Per bilanciare il rifiuto che Gesù ha sperimentato nel Vangelo della settimana scorsa, l’episodio di questa settimana racconta la storia di due persone che accolgono il suo messaggio.

In primo luogo, una folla entusiasta si è radunata sulla riva del lago, premendo avidamente per ascoltare l’insegnamento di Gesù. Gesù sembra rischiare di essere schiacciato o almeno di essere spinto in mare! Egli prende l’insolita decisione di insegnare dalla barca di Simone.

In secondo luogo, Luca ci dice che Simone e i suoi compagni stavano lavando le loro reti sulla riva mentre Gesù insegnava, indubbiamente ascoltando allo stesso tempo ciò che Gesù aveva da dire.

Quando Gesù finisce il suo insegnamento, chiede a Simone di prendere il largo verso acque profonde e di prepararsi per la pesca. Simone protesta: se non hanno preso nulla per tutta la notte, il momento migliore per la pesca, che speranza c’era di fare una buona pesca durante il giorno? E poi, cosa ne sa un artigiano come Gesù dell’arte della pesca commerciale?

Ciononostante, Simone fa come chiede Gesù e il risultato è una pesca straordinaria, pesce in abbondanza, abbastanza da affondare quasi due barche.

Sopraffatto dall’enorme pesca, Simone avverte sia la presenza del Divino che il proprio essere indegno e prega Gesù di lasciarlo.

Le parole di Gesù per lui sono sia una chiamata che un incarico. D’ora in poi non saranno pesci destinati alla morte, ma persone vive quelle che Simone e i suoi compagni attireranno nella comunità dei discepoli.

Sorprendentemente, Simon Pietro, Giacomo e Giovanni abbandonano la loro fiorente attività, lasciando tutto, reti, barche e dipendenti, e seguono Gesù.

Questi nuovi discepoli di Gesù useranno la Parola di Dio per attirare uomini e donne perché trasformino la loro vita in una nuova vita in Cristo. La miracolosa pesca di un numero così grande di pesci sembra indicare che un vasto numero di persone troverà la via della Vita nella predicazione degli apostoli.

La nostra chiamata come discepoli non è solo alla santità personale ma anche alla collaborazione con Cristo nel trasformare il mondo e le sue genti con parole e azioni di giustizia, pace, integrità, perdono, misericordia, tolleranza, speranza e amore.

Prima dobbiamo lasciarci ‘prendere’ e ricevere gli insegnamenti da Gesù. La risposta che ci viene chiesta, sembra, è di essere pronti a rinunciare a tutto nella nostra ricerca di conoscere Gesù. Nonostante la nostra peccaminosità, il senso di indegnità e la mancanza di fede in noi stessi, è una chiamata a confidare nella scelta di Dio su di noi e nella fede di Dio in noi.

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Il ritorno 2 (Luca 4:21-30)

Il Vangelo di questa domenica continua il racconto di Luca sulla visita di Gesù alla sua città natale. Il calore, il benvenuto e l’approvazione con cui Gesù è stato inizialmente accolto si trasforma presto in una brutta scena.
 
La settimana scorsa, nella sinagoga di Nazareth Gesù ha annunciato la sua missione citando le parole del profeta dell’Antico Testamento Isaia. Egli viene come l’unto di Dio, pieno di Spirito, per annunciare una buona notizia ai poveri, la libertà ai prigionieri, ridare la vista ai ciechi; per liberare gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore.
 
Ora, all’inizio stupiti dalle ‘parole di grazia che uscivano dalla sua bocca’, il popolo stenta a credere che questo messaggio di accoglienza e accettazione da parte di Dio possa venire dal ragazzo che hanno visto crescere. Comincia a sembrare un profeta, ma: ‘non è costui il figlio di Giuseppe?’
 
Gesù li accusa di volere solo che lui recitasse la parte del profeta a loro vantaggio: che rimanga a Nazareth e faccia miracoli e prodigi solo per loro, come una specie di mago locale.
 
I cittadini non sono in grado di riconoscere o rispondere alla parola di Dio pronunciata da Gesù. Certi di sapere esattamente chi è Gesù, non riescono ad ascoltare il messaggio e credere in lui.
 
Usando esempi dalla vita dei profeti Elia ed Eliseo, Gesù rende chiaro che l’offerta di salvezza di Dio non è limitata solo a loro, e nemmeno agli israeliti. Né la vedova né Naaman sono israeliti. L’amore di Dio è incondizionato e destinato a tutti.
 
Il popolo è così infuriato che vuole ucciderlo, ma Gesù scivola via per continuare il suo viaggio secondo il piano di Dio.
 
Questo episodio ci ricorda che la proposta di ospitalità e accoglienza di Dio nei nostri confronti non può essere trattata solo come un insieme di belle parole, né Dio come una specie di operatore personale di meraviglie personale.
 
È come se i nazareni pensassero di avere Dio, Gesù e il suo messaggio ordinati e organizzati per il loro unico beneficio. La loro risposta era superficiale – ‘Cosa ci guadagniamo?’
 
Gesù tira questi pensieri allo scoperto perché la salvezza che porta non può fermarsi in superficie. È destinata a toccare, esplorare e guarire le profondità degli esseri umani. Questo è il cammino della conversione.
Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
 
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali. 
 
Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.
 
Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.
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Il ritorno (Luca 1:1-4, 4:14-21)

I rientri a casa possono rivelarsi essere eventi molto contrastanti. Il calore e il benvenuto iniziali possono trasformarsi, sorprendentemente, in dubbio, antagonismo e rifiuto Nei brani evangelici di questa domenica e della prossima, Luca racconta la storia della visita di Gesù alla sua città natale, Nazareth.

Prima del racconto di questo evento, però, la Chiesa ha voluto includere le primissime righe del Vangelo di Luca. Qui Luca spiega, in modo letterario classico, qual è lo scopo dei suoi scritti: offrire un resoconto autentico e ordinato del movimento cristiano, destinato a dare al Teofilo una solida rassicurazione sulle cose che gli sono state insegnate.

Dopo questa introduzione segue la prima parte del racconto del ritorno di Gesù. Ascolteremo la seconda parte nel Vangelo della prossima settimana.

Dopo la tentazione nel deserto, Gesù ritorna in Galilea, la regione in cui era cresciuto. Si mette a insegnare nelle sinagoghe, conquistando molti ammiratori.

Infine, Gesù fa ritorno alla sua città natale, Nazareth, e frequenta la sinagoga di sabato come era solito fare. Legge la seconda lettura del servizio sinagogale - la lettura dai Profeti, in questo caso dal profeta Isaia.

Ciò che Gesù legge diventa una spiegazione della sua missione e del suo ministero. Nello Spirito del Signore, di cui Gesù è stato unto, egli porterà buone notizie ai poveri, libertà ai prigionieri, nuova vista ai ciechi, libertà agli oppressi e proclamerà un anno di grazia del Signore.

La buona notizia essenziale che Gesù predica e mette in atto è l’accettazione e l’accoglienza di Dio (non il giudizio) delle persone che si trovano legate, ingabbiate e afflitte.

Qui Gesù stabilisce un modello non solo per la sua vita e il suo ministero, ma anche per coloro che desiderano seguirlo. Anche noi, unti dallo Spirito, siamo chiamati ad essere l’accettazione, l’accoglienza e la libertà di Dio per tutti coloro che sono legati, intrappolati o afflitti nella loro vita.

Nel contesto più ampio del Vangelo di Luca, questo messaggio non deve essere ridotto a metafora. Si tratta di dare un aiuto reale a tutti coloro che stanno lottando in un modo o nell’altro con situazioni concrete e difficili della loro vita.

Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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Il vero sposo (Giovanni 2: 1-11)

I matrimoni sono di solito occasioni meravigliose. La famiglia e gli amici si riuniscono per celebrare l’amore e l’impegno di una coppia. Il rituale è coronato da canti, balli, cibo e bevande. È stato così per secoli. Nella tradizione ebraica un matrimonio poteva durare giorni.

È interessante che, nel Vangelo di Giovanni, Gesù inizi il suo ministero nell’ambiente caldo e familiare di un matrimonio in un villaggio nella stessa regione in cui Gesù era cresciuto. Maria, Gesù e i suoi discepoli sono stati invitati.

Il dramma si verifica quando il vino finisce. Non è difficile immaginare quanto ciò sia stato estremamente imbarazzante e umiliante per gli sposi e le loro famiglie. Da quel momento in poi il matrimonio sarebbe stato ricordato come ‘quello in cui finì il vino’.

Maria vede quello che è successo e ne parla a Gesù, ma lui sembra riluttante a fare qualcosa al riguardo, ‘La mia ora’, dice, ‘non è ancora giunta.’

Nel Vangelo di Giovanni, l’ora di Gesù arriverà sulla croce, quando rivelerà Dio come Dio è veramente, attraverso il sacrificio dell’amore divino per il mondo.

Maria non si scoraggia alla risposta di Gesù. Forse a questo punto conosce suo Figlio meglio di lui stesso. ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’, dice ai servi.

Anche se la sua ora non era ancora giunta, Gesù agisce con tenerezza e compassione, salvando la coppia da un grave imbarazzo e assicurando che la celebrazione delle nozze possa continuare con abbondanza di ‘vino buono’.

Nel raccontare questa storia, Giovanni attinge ai temi dell’Antico Testamento che vedono Dio come lo ‘sposo’ di Israele. Il legame d’amore tra Dio e Israele doveva essere profondo e duraturo - come un matrimonio. Questi temi portavano all’aspettativa che il Messia promesso restaurasse questa relazione.

Nella tradizione ebraica era responsabilità dello sposo fornire il vino per le nozze. Nel racconto di Giovanni è Gesù che finisce per fornire vino buono in abbondanza, rivelando Gesù come lo sposo divino, venuto a riprendere Israele come sposa.

Alla fine di questo brano del Vangelo, Giovanni ci dice che l’azione di Gesù nel trasformare l’acqua in vino fu il primo dei segni che fece. Nel Vangelo di Giovanni ce ne saranno altri sei. Tutti hanno a che fare con il guarire, salvare, restaurare, nutrire e dare vita agli uomini. Nessuno è una vuota dimostrazione del potere di Gesù. La ‘gloria’ di Gesù sta nel rivelare il Dio dell’amore, specialmente nei momenti di reale bisogno umano. I segni mostrano che la potenza dell’amore che viene da Dio è sempre al servizio degli uomini.

Anche noi siamo chiamati a permettere alla gloria di Dio di risplendere attraverso di noi in parole e azioni amorevoli, curative e trasformanti.

Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo. 

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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Giovedì, 23 Dicembre 2021 17:24

Celebrando In Casa - Natale - Natività del Signore

Dio è con noi! (Matteo 1:18-25)

Abbiamo iniziato l'Avvento con il grido: ‘Vieni, Signore Gesù’. Ora finiamo con il grido gioioso: ‘Dio è con noi!’

Riflettendo sulla nascita storica di Gesù, la Chiesa proclama la verità che Dio è, ed è sempre stato, con il suo popolo. E se Dio è con noi, allora Dio è per noi. Dio è dalla nostra parte.

Dio non ha alcun desiderio di vivere in case fatte di legno, di pietra o d’oro. Il desiderio più profondo di Dio è vivere nella carne umana. Proprio come Dio ha fatto questo nella carne umana di Gesù Cristo molto tempo fa, Dio continua a farlo ora in noi.

Come Maria, accettiamo l'invito di Dio, permettendo a Gesù di farsi carne anche in noi; per essere visto e sperimentato nei buoni pensieri, nelle opere buone e nelle buone azioni, in atti di gentilezza e d’amore che portano la vita, e non la morte, al popolo di Dio.

Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l’Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Durante l’Avvento, in particolare, sarebbe appropriato avere una Corona d’Avvento nel luogo dove pregate. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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Venerdì, 17 Dicembre 2021 13:20

Celebrando In Casa - IV Domenica di Avvento

La promessa mantenuta (Luca 1:39-44)

La grande festa del Natale è quasi arrivata. Come sempre in Avvento, ciò che viene promesso nella prima lettura viene portato a compimento nella pagina del Vangelo. Abbiamo iniziato l'Avvento con il grido, ‘Vieni, Signore Gesù’. Lo termineremo con il grido pieno di gioia, ‘Dio è con noi!’

Bellissime le parole del profeta Michea che compongono la prima lettura di oggi, la quale prevede la nascita di un nuovo leader per Israele che, come un re pastore, raduna il popolo e lo alimenta con la potenza del Signore e la maestosità di Dio. Il suo regno potente porterà ad un’era di sicurezza e lui stesso sarà la sua pace.

Ciò che Michea anticipa con le parole diventa carne e sangue nella persona di Gesù.

La toccante storia di Luca dell'incontro delle cugine in gravidanza, Maria ed Elisabetta, è piena di gioia, calore e amore.

Non è difficile immaginare i saluti gioiosi e l'abbraccio alla visita a sorpresa di Maria. Ella si rivolge ad Elisabetta con il solito saluto, Shalom (‘Pace!’) che è esattamente ciò che porta con sé – Colui di cui parla Michea nella prima lettura, il Messia.

Nel suo primissimo atto di testimonianza della presenza del Messia, Giovanni salta nel grembo di
sua madre che solleva in lei il potere della profezia. Piena di Spirito Santo Elisabetta proclama Maria come benedetta, si chiede perché lei stessa sia stata ritenuta degna di dare ospitalità alla madre del Signore, e benedice la fede di Maria nella quale le promesse del Signore avrebbero trovato compimento.

Possiamo osare immaginare che anche noi portiamo dentro la Pace di Dio? Possiamo accogliere la presenza di Dio in noi e tra di noi? Possiamo trovare il modo di alimentare la consapevolezza di questa presenza, lasciarla crescere più salda e profonda finché tutta la nostra vita sia piena di Dio, immersa in Dio e trabocchi di Dio con ogni nostra parola, pensiero e azione?

Il tempo d’Avvento

La parola “avvento” significa apparire, arrivare, venire. L'Avvento è il tempo di preparazione della Chiesa alla celebrazione del dono che Dio ci fa del suo Figlio. La nostra liturgia raccoglierà i grandi temi dell'Avvento sulla speranza, l’attesa e la preparazione. Durante l'Avvento ricordiamo la venuta di Cristo a Betlemme e attendiamo con ansia la sua seconda venuta alla fine dei tempi.
L'Avvento è un tempo di attesa vissuta nella gioia.

L'Avvento ha due parti. Le prime due domeniche si concentrano sulla preparazione per il ritorno di Gesù alla fine dei tempi.Le seconde due domeniche si concentrano sulla preparazione alla celebrazione per la ricorrenza della nascita di Gesù.

I Vangeli delle domeniche d Avvento hanno quattro grandi movimenti 1. Vegliate! 2. Preparate! 3. Rallegrati! e 4. Ricevi!

L'Avvento è un cammino che va dal
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
al
Emmanuele, il Dio con noi!

...

Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucaristia come facciamo di solito. Sappiamo che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso e una Bibbia. Durante l Avvento, in particolare, sarebbe opportuno avere una Corona d Avvento nel luogo dove pregate. Questi simboli ci aiutano a tener presente la sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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