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Mercoledì, 15 Aprile 2026 07:22

Battista Spagnoli: il Virgilio cristiano

17 Aprile Memoria

Battista Spagnoli fu un genio letterario. Mise la fecondità della sua straordinaria abilità letteraria al servizio dell’Ordine e della Chiesa. La sua Apologia pro Ordine Carmelitarum (Apologia dell’Ordine dei Carmelitani) costituisce la testimonianza principale del suo amore per il Carmelo, mentre la sua totale devozione alla Chiesa è attestata non solo dalle sue poesie in onore di Innocenzo VIII, Giulio II e Leone X, ma anche da tutti quegli scritti che rivelano il suo impegno attivo nelle questioni più sentite dalla cristianità dell’epoca, come, ad esempio, l’Obiurgatio cum exhortatione ad capienda arma contra infideles, ad reges et principes christianos (Ammonimento ed esortazione ai re cristiani a prendere le armi contro gli infedeli).

Anche gli eventi che allora sconvolgevano la vita della nazione lo spinsero a scrivere. I suoi versi Pro pacata Italia post bellum ferrariense (All’Italia in pace dopo la guerra di Ferrara), quelli di In Romam bellis tumultuantem (Contro Roma in tumulto a causa delle guerre), il poema Debello veneto commentariolus (Breve commento sulla guerra veneta), il Trophaeum pro Gallis expulsis produce Mantuae (Inno di vittoria sull’espulsione dei Galli da parte del duca di Mantova) e, soprattutto, il De calamitatibus temporum (Le calamità dei tempi), ristampato quasi trenta volte solo tra il 1489 e il 1510, dimostrano quanto profondamente Il Mantovano sentisse il dramma che tormentava l’Italia in quegli anni.

Le amicizie che lo legavano a illustri personaggi dell’epoca testimoniano il suo grande prestigio nel mondo della cultura. Fu una delle figure più celebri del movimento umanista, in particolare per la sua opera Bucolica: seu adolescentia in decem aeglogas divisa (Bucolica ovvero l’adolescenza divisa in dieci ecloghe), di cui esistono quasi 150 edizioni, più di un centinaio delle quali solo nel XVI secolo, motivo per cui i suoi contemporanei, tra cui Erasmo da Rotterdam, lo proclamarono il Virgilio cristiano.

La sua opera poetica, la cui fama giunse fino a Shakespeare – con alcuni brani persino inclusi nella sua opera Love’s Labour’s Lost – influenzò in particolare la letteratura inglese: Alexander Barclay parafrasò le sue ecloghe, Edmund Spenser lo imitò in The Shepheardes Calender (dodici ecloghe pastorali) e John Milton nell’Ode on the Morning of Christ’s Nativity.

Il lavoro richiesto dai vari incarichi a lui affidati e la sua intensa attività letteraria non lo distolsero dagli ideali carmelitani della vita interiore e da una tenera devozione alla Beata Vergine.

La pratica delle virtù e la rinuncia al mondo costituiscono il tema del suo De vita beata (La vita beata), un dialogo che scrisse quando aveva appena sedici anni; l’aspirazione alla solitudine e il desiderio della presenza di Dio si ritrovano costantemente nelle sue opere e nella sua corrispondenza. In onore di Maria, compose diverse odi e un poema in tre volumi, le Parthenices Mariana (Canti alla Vergine), che si diffusero rapidamente in tutta Europa, con circa settanta edizioni pubblicate, quindici nel XV secolo e quasi cinquanta nel XVI. Si adoperò affinché la custodia del santuario di Loreto fosse affidata alla sua Congregazione, cosa che ottenne, sebbene solo per pochi anni, nel 1489.

Le sei Parthenices composte in onore delle martiri Caterina, Margherita, Agata, Lucia, Apollonia e Cecilia, e le poesie in onore di San Giovanni Battista, San Giorgio e altri santi, costituiscono, insieme ai dodici libri del De sacris diebus (I giorni sacri), un altro esempio della sua pietà religiosa.

Colpito dalla crescente corruzione del clero e del popolo, espresse le sue aspirazioni riformiste non solo attraverso le sue opere letterarie di grande perspicacia, come la IX ecloga De moribus curiae romanae (Sui costumi della Curia romana), ma anche attraverso un appassionato discorso pronunciato nella Basilica Vaticana nel 1489, davanti a Innocenzo VIII e ai cardinali. Alcune delle sue affermazioni particolarmente dure indussero lo stesso Lutero a fare affidamento sull’autorità di Battista per prendere posizione contro Roma. E in un’Anthologia... sententiosa collecta ex operibus Baptistae Mantuani(Antologia di sentenze raccolte dalle opere di B.V.M.), pubblicata a Norimberga nel 1571, i protestanti arrivarono addirittura a indicare il carmelitano come precursore del riformatore tedesco. Ma vale la pena notare la differenza essenziale tra lo spirito riformista del Beato Mantovano, che cercava di operare all’interno della Chiesa, e quello di Lutero, che avrebbe portato allo scisma.

Adattato dalla voce dedicata a Battista Spagnoli di Edmondo Coccia in Santi del Carmelo, a cura di Ludovico Saggi Ocarm, Institutum Carmelitanum, Roma, 1972.

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