19 Marzo Solennità
La diffusione della devozione a San Giuseppe da parte dei Carmelitani
Dal XVII secolo ai giorni nostri, sono state costruite innumerevoli chiese e monasteri carmelitani dedicati a San Giuseppe. Il merito di questa diffusa devozione va attribuito soprattutto a Santa Teresa di Gesù, le cui parole piene di fervore sono ben note:
«Ho preso il glorioso San Giuseppe come mio avvocato e patrono... Ho visto chiaramente che il suo aiuto era sempre più grande di quanto avrei potuto sperare... Se le mie parole avessero peso, mi dilungherei volentieri nel raccontare in dettaglio le grazie che questo glorioso Santo ha concesso a me e agli altri... Le persone di preghiera devono essergli particolarmente devote, perché non so come si possa pensare alla Regina degli Angeli e a tutto ciò che ha sofferto con il Bambino Gesù, senza ringraziare San Giuseppe, che è stato per loro un così grande aiuto. Chi non ha un maestro da cui imparare a pregare dovrebbe prendere questo glorioso Santo come guida e non sbaglierà. Possa il Signore gradire che io non abbia sbagliato nell’osare parlare di lui” (Vita, VI, 6,7,8).
Santa Teresa si identificò con questa devozione tipicamente carmelitana, vivendola sia con le parole che con l’esempio. Sentendosi così commossa da un amore di predilezione così elevato, fece tutto il possibile per diffondere la sua venerazione, e delle 17 case che fondò ben 12 furono dedicate a San Giuseppe.
Tra i suoi scritti, ha lasciato quanto segue: «Sebbene tu abbia molti santi intercessori, sii particolarmente devoto a San Giuseppe, che ha grande influenza presso Dio».
Di conseguenza, nel Carmelo teresiano si sviluppò un profondo orientamento verso Giuseppe.
Gli insegnamenti di Santa Teresa si riflettono nell’opera su San Giuseppe di Jerónimo Gracián e, dopo di lui, anche in molti altri autori della Riforma. I predicatori del XVII secolo, seguendo le orme di Teresa d’Avila, furono spesso apostoli e promotori della devozione a San Giuseppe. Successivamente, ci fu una vasta produzione di scritti intesi a illustrare la vita e le “glorie” di San Giuseppe, e a sviluppare un quadro teologico per esse.
San Giuseppe come padre, protettore, patrono e custode di Nostro Signore Gesù è il soggetto delle esperienze spirituali di numerose figure gloriose e luminose, di cui è praticamente impossibile fornire un elenco qui nel CITOC. Ma ne selezioniamo una: Teresa di Lisieux, che era anche una devota del Santo Patriarca, comprese appieno lo spirito di Teresa:
«Pregavo anche San Giuseppe affinché vegliasse su di me; fin dall’infanzia nutrivo per lui una devozione che si fondeva con il mio amore per la Madonna... Ero così ben protetta che mi sembrava impossibile avere paura» (Ms. A, 158).
Nel ramo OCARM dell’Ordine, ci sono già scritti del XV secolo incentrati sulla figura di San Giuseppe, come quelli del teologo Andrea Horuken del 1451 e le magnifiche poesie di Mantovano nei Fastorum libri XII e in Parthenice I. Nel XVI-XVIII secolo non mancavano predicatori e scrittori di rilievo con un orientamento giuseppino. Raffaele “il Bavarese”, che pubblicò una Storia di San Giuseppe a Napoli nel 1723, ebbe un’influenza significativa sulla devozione al santo nell’era moderna all’interno dei conventi e dei monasteri degli OCARM.
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