Lectio Divina

B.V. Maria del Monte Carmelo
16 luglio

Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!
Giovanni 19,25-27

Giovanni 19,25-271. Raccogliamoci in preghiera – Statio

Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola.
Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.
Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio.
Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce ad amare Dio e il prossimo.

2. Lettura orante della Parola – Lectio

Dal Vangelo secondo Giovanni

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

3. Ruminare la ParolaMeditatio

3.1. Per capire la lettura

- Con il tuo spirito sali il Calvario fino alla croce di Gesù e cerca di capire ciò che sta succedendo.
- Dal brano letto, domanda a te stesso ciò che ti ha colpito di più e perché.
- Quali sono i sentimenti suscitati in te da questo breve brano?

3.2. Chiave di lettura

Gesù ha in mano il suo destino

Ci troviamo a metà del capitolo 19 dell’evangelo di Giovanni che inizia con la flagellazione, l’incoronazione con la corona di spine di Gesù, la presentazione di Gesù da Pilato alla folla: “Ecco l’uomo” (Gv 19,5), la condanna alla morte di croce, la via crucis e la crocifissione. Nel racconto della passione secondo Giovanni, Gesù ha in mano il controllo della propria vita e di tutto ciò che li sta svolgendo attorno. Per questo motivo troviamo per esempio delle frasi come: “Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora.” (v.5), o le parole pronunciate a Pilato: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.” (v.11). Anche il testo presentato dalla liturgia odierna mostra che Gesù non soltanto ha controllo su tutto ciò che li sta verificandosi ma anche su quello che sta succedendo nei d’in torni. E’ molto importante ciò che descrive l’evangelista: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse.....” (v.26). Le parole di Gesù nelle loro semplicità sono parole di rivelazione, parole con le quali vuole esprimere la sua volontà: “Ecco il tuo figlio” (v.26), “Ecco la tua madre” (v.27). Queste parole di Gesù richiamano alla mente le parole di Pilato con le quali ha presentato la persona di Gesù alla folla: “Ecco l’uomo” (v.5). Gesù dal suo trono, la croce, con le sue parole non soltanto pronuncia la sua volontà, ma anche chi è veramente nel suo amore per noi e qual è il frutto di questo amore. E’ l’agnello di Dio, il pastore che da la sua vita per radunare tutti in un solo gregge, nella Chiesa.

Presso la croce

In questo brano troviamo anche una parola molto importante che si ripete due volte quando l’evangelista parla della madre di Gesù e del discepolo che egli amava. L’evangelista racconta che la madre di Gesù stava “presso la croce” (v.25) e il discepolo amato stava “accanto a lei” (v.26). Questo importante dettaglio ha un significato biblico molto profondo. Solo il quarto evangelista racconta che la madre di Gesù stava presso la croce. Gli altri evangelisti non specificano. Luca racconta che “Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti” (Lc 23,49). Matteo ha scritto: “C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.” (Mt 27,55-56). Marco racconta che “C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.” (Mc 15,40-41). Quindi solo Giovanni sottolinea che la madre di Gesù stava presente, non seguirlo da lontano, ma stava presso la croce in compagnia delle altre donne. Retta in piedi, come una forte donna che ha continuato a credere, a sperare ed avere fiducia in Dio, anche in quel momento così difficile. La madre di Gesù è presente nel momento importante nel quale “Tutto è compiuto” (v.30) nella missione di Gesù. Inoltre, l’evangelista sottolinea la presenza della madre di Gesù dall’inizio della sua missione, nelle nozze di Cana, dove Giovanni usa quasi la stessa espressione: “c'era la madre di Gesù” (Gv 2,1).

La donna e il discepolo

Nelle nozze di Cana e sulla croce, Gesù mostra la sua gloria e sua madre è presente in modo attivo. Nelle nozze di Cana viene messo in evidenza, in modo simbolico, ciò che ha successo sulla croce. Durante la festa di nozze Gesù trasformò l’acqua contenuta in sei giare (Gv 2,6). Il numero sei simboleggia l’imperfezione. Il numero perfetto è sette. Per questo motivo Gesù risponde a sua madre: “Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4). L’ora, nel quale Gesù ha rinnovato tutto, è stata l’ora della croce. I discepoli gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (Atti 1, 6). Sulla croce, con l’acqua e il sangue, Gesù fa nascere la Chiesa e nello stesso tempo essa diventa la sua sposa. E’ l’inizio del nuovo tempo. Sia nelle nozze di Cana che sotto la croce, Gesù non chiama sua madre con il proprio nome, ma le da il titolo bellissimo di “Donna” (Gv 2,19,26). Sulla croce Gesù non sta parlando con sua madre mosso soltanto da un sentimento naturale, di un figlio verso la sua madre. Il titolo di “Donna” evidenzia che in quel momento Gesù stava aprendo il cuore di sua madre alla maternità spirituale dei suoi discepoli, rappresentati nella persona del discepolo amato che si trova sempre vicino a Gesù, il discepolo che nell’ultima cena ha posato la sua testa sul petto di Gesù (Gv 13,23-26), il discepolo che ha inteso il mistero di Gesù ed è rimasto fedele al suo maestro fino alla sua crocifissione, e più tardi doveva essere il primo discepolo a credere che Cristo è risorto nel vedere la tomba vuota e le bende per terra (Gv 20,4-8), mentre Maria di Magdala ha concluso che avevano portato via il corpo di Gesù (Gv 20,2). Dunque il discepolo amato è quello che crede e rimane fedele al suo Padrone in tutte le prove della sua vita. Il discepolo amato da Gesù è senza nome, perché lui rappresenta te e me, e quanti sono i suoi veri discepoli. La donna diventa la madre del discepolo. La donna mai chiamata dall’evangelista con il nome proprio, non è soltanto la madre di Gesù, ma è anche la Chiesa. All’evangelista Giovanni piace chiamare la Chiesa “donna” o “signora”. Questo titolo si trova nella seconda lettera di Giovanni (2 Gv 1,5) e nel libro dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.” (Apoc 12,1-2). La donna, dunque, è l’immagine della Chiesa madre che è in doglie per generare a Dio nuovi figli. La madre di Gesù è l’immagine perfetta della Chiesa sposa di Cristo che è in doglie per generare nuovi figli al suo sposo Gesù.

Il discepolo prende nella sua casa la donna

Se Gesù ha lasciato nelle mani della Donna (sua Madre e la Chiesa) i suoi discepoli rappresentati nella persona del discepolo amato, ugualmente ha lasciato nelle mani dei discepoli, la Donna (sua Madre e la Chiesa). L’evangelista racconta che appena Gesù ha visto il discepolo che amava accanto a sua madre gli ha detto: “Ecco la tua madre!” (v.27) L’evangelista continua: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” (v.27). Ciò significa che il discepolo ha preso la donna come una cara e valorosa persona. Questo di nuovo ci ricorda quanto Giovanni dice nelle sue lettere quando chiama se stesso come il presbitero che ama la Signora eletta (2 Gv 1) che prega per lei (2 Gv 5) perché la curi e la difenda contro l’anticristo, cioè quanti non riconoscono Cristo e cercano di turbare i figli della Chiesa, i discepoli di Gesù (2 Gv 7,10).

Le parole del versetto 27 “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”, ci ricorda ciò che troviamo anche all’inizio dell’evangelo di Matteo. L’evangelista apre il suo racconto con la visione dell’angelo nel sogno di Giuseppe, lo sposo di Maria. In questa visione l’angelo dice a Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.” (Mt 1,20). Matteo apre il suo vangelo con l’affidamento di Maria e Gesù a Giuseppe, mentre Giovanni conclude il suo racconto con Gesù affidando sua Madre e la Chiesa nelle mani del discepolo amato!

3.3.     Domande per orientare la meditazione e l’attualiz-zazione

▪ Cosa ti ha colpito in questo brano e nella riflessione?
▪ Sulla croce Gesù ci ha dato tutto: la sua vita e sua Madre. E tu, sei pronto a sacrificare qualche cosa per il Signore? Sei capace di rinunciare ai tuoi averi, ai tuoi gusti, ecc., per servire Dio e aiutare il tuo prossimo?
▪ “Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” Credi che le famiglie d’oggi continuano sull’esempio del discepolo amato da Gesù? Che significato hanno queste parole per la tua vita cristiana?

4. Oratio

Cantico della Beata Vergine: Luca 1‚ 46-55

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore:
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

5. Contemplatio

Adoriamo insieme la bontà di Dio che ci ha dato Maria, la Madre di Gesù, come nostra Madre ripetendo in silenzio:

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

 
 
 
 
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Ultima revisione: 10 luglio 2006