Lectio Divina

11¬ Domenica del tempo ordinario (A)

La missione dei dodici discepoli
Matteo 9,36-38; 10,1-8

1. Orazione iniziale

Padre nostro, la tua Parola dimora nel mondo attraverso la venuta di Gesù tuo figlio. Lui c’è l’ha annunciata con gli insegnamenti, ma soprattutto con le opere e il dono della sua vita. Il Verbo si è fatto carne. Prima di lasciarci ci ha promesso l’aiuto dello Spirito perché potessimo ricordare ciò che aveva detto e comprendere ancora più profondamente il significato nascosto ai nostri cuori induriti dal peccato. Donaci allora il tuo Spirito rivelatore e consolatore. Si infiammi il nostro cuore con la sua presenza e la tua Parola diventi provocante viva efficace per servirti nei fratelli con gioia.

2. Lettura

a) Il contesto del brano evangelico:

Siamo all’inizio del secondo dei cinque “discorsi” di Matteo, quello della missione. Gesù, il nuovo Mosè, continua a portare a compimento (Mt 5,17) la legge antica inviando i cittadini del nuovo Regno non a giudicare (Gv 3,17s; Mt 11,4-5), ma a liberare il suo popolo da ogni sorta di malattia e infermità, come fa lui. Questo invio in missione avviene durante la vita pubblica di Gesù. Ce ne sarà poi un altro, solenne e universale, dopo la risurrezione (Mt 28,18-20). I  dodici apostoli, in continuità e rottura con le dodici tribù di Israele, sono chiamati a raccogliere le speranze del vecchio Israele che assomiglia ad un popolo sfinito, come un gregge senza pastore (Mt 9,36).

b) Una possibile divisione del brano:

Matteo 9, 36-38: Introduzione narrativa
Matteo 10,1: La trasmissione del potere
Matteo 10,2-4: I nomi dei dodici
Matteo 10,5-8: Istruzioni e invio

c) Il testo:

9:36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
10:1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
Matteo 9,36-38; 10,1-85 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

3. Silenzio

Ascoltiamo la risonanza della Parola in noi.

a) Alcuni interrogativi per aiutare l’interiorizzazione e l’attualizzazione:

La visione della folla ha suscitato in me, qualche volta, un particolare sentimento? Ricordo un momento di compassione che ho avuto? In quale circostanza? Ho conosciuto qualcuno / qualcuna che aveva una grande passione per l’umanità? Ho mai pregato Dio di farmi un suo inviato, di essere suo apostolo? In che consiste la missione affidata da Gesù ai suoi discepoli? Una missione impossibile? Perché gratuita?

b) Una chiave di lettura:

Gesù, dopo aver proposto il suo nuovo programma alternativo alla mentalità corrente (Mt 5), dopo aver annunciato il superamento della legge e dell’osservanza con le esigenze più grandi dell’amore (Mt 6-7), dopo aver testimoniato con gesti concreti di liberazione ciò che aveva annunciato (Mt 8-9), chiama i suoi discepoli e li invia alle folle dando loro i suoi stessi poteri (Mt 10). La comunità è chiamata a prolungare e allargare la sua azione liberatrice, risanatrice, salvifica. Il nuovo popolo di Dio, sul fondamento dei dodici apostoli, è un popolo sacerdotale, regale, profetico (1Pt 2,4-9) chiamato a collaborare con Gesù.

4. Meditazione

Approfondiamo alcuni particolari.

9,36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Nell’introduzione, partendo dal v.35, viene riassunto il ministero pubblico di Gesù. Ripete in parte 4,23-25, l’introduzione al discorso della montagna.  Il nostro frammento parte dalla costatazione che grandi folle lo seguivano. Folle senza pastore (1Re 22,17) stanche di sentire parole senza essere seguite dai fatti, sfinite dalle innumerevoli osservanze, oppresse dai capi che impongono regole che non si comprendono (Mt 23, 1-4). La compassione che Gesù prova (Mt 15,30; Lc 9,11; Gv 6,5) per gli affamati (Mc 6,34) è qui trasferita verso i “poveri ignoranti di campagna” maledetti dai farisei (Gv 7,49). Non c’è chi li ama e chi li cerca come un buon pastore (Gv 10).

9,37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
La missione è paragonata alla mietitura (cfr. Lc 10,2-3; Gv 4,35-38). Ci sono tanti uomini pronti a rispondere al vangelo, tanti che aspettano una parola di vita. I messaggeri di pace sono sempre pochi, la moltitudine è immensa. L’esortazione alla preghiera sta a significare che Dio è all’origine della missione, Lui è il responsabile della messe, a Lui dobbiamo convertirci con la preghiera. Lo Spirito Santo è già all’opera, infatti la messe è già pronta. La messe è un termine legato originariamente al giudizio finale (Is. 27,12; Os. 6,11; Gioe. 3,13). Giovanni Battista credeva che era giunto il momento del giudizio (Mt 3,12). Ma qui non sono chiamati gli angeli a svolgere quest’opera, bensì uomini a salvare dal giudizio altri uomini e non a giudicarli. Viviamo un tempo di misericordia, non è ancora giunto il giudizio.

10:1 Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
Questa chiamata dei dodici in Matteo non è come in Mc 3,13-15  e in Lc 6,13. Non è un resoconto della loro selezione, ma dell’incarico che viene loro affidato. E’ un gruppo già formato (Mt 4,18; 8,19-22) che ora riceve un mandato. Il numero 12 è in riferimento alle 12 tribù di Israele. Per annunciare la nuova legge del nuovo Mosè c’è bisogno di un nuovo popolo che accolga la parola del nuovo Mosè (Gesù). Nella Sacra Scrittura il numero 12 indica, soprattutto, il popolo di Dio nella sua totalità. Sullo sfondo del popolo delle 12 tribù è da porre la chiamata dei  “dodici” (Mc 9,35; 10,32 par.; Gv 6,70; 20,24; 1Cor 15,5 e altrove) da parte di Gesù durante il suo ministero in Galilea. Il numero 12 non è da intendere in senso restrittivo, ma di eccellenza. La missione dei discepoli è messo in stretto parallelo con la missione di Gesù. L’idea dominante è che il ministero degli apostoli è il prolungamento di quello di Gesù. Viene dato ai discepoli lo stesso “potere” che aveva Gesù (9,6-8; 7,29; 8,9) e la stessa azione guaritrice (4,23; 9,35). Non si tratta di potere di guida, di comando, ma di ciò che necessita per svolgere la missione affidata loro, per servire l’umanità. Il contesto è qui prima della resurrezione. Il termine “apostolo” ricorre solo qui in Matteo, altrove parla di discepoli (11,1; 20,17; 26,14.20.47). Non è usato come in Luca e Paolo per indicare un incarico, ma in senso etimologico come “mandati”, “inviati”. Pertanto si può intendere come un invito rivolto a tutto il nuovo Israele, attraverso i dodici, le colonne del nuovo popolo della nuova legge, quella dell’amore. La comunità dei giudei convertiti cui si rivolgeva Matteo vedeva qui l’inizio del nuovo Israele, la Chiesa. Continuità e rottura con la sinagoga.

10:2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
Le varie liste dei dodici (Mc 3.16-19; Lc 6, 13-16; At 1,13) hanno sempre Pietro al primo posto e Giuda all’ultimo. I nomi hanno poche annotazioni che variano nelle diverse liste. E’ da notare le due coppie di fratelli (Simone-Andrea e Giacomo-Giovanni) quasi ad indicare la fraternità a fondamento della nuova comunità. La diversità: un pubblicano, un cananeo, un iscariota che lo tradirà. Non tutta brava gente pare, né altolocata o istruita o ad alta fedeltà. La chiamata quindi proviene da una libera scelta di Gesù e non da meriti o dall’importanza delle persone, perché la debolezza di questi riveli la potenza di Dio (1Cor 27-29).

10:5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
L’istruzione per la missione, riportata qui solo in parte, va completata fino al versetto 16. I versetti 5-8 sono esclusivi di Matteo, eccetto il mandato di proclamare che il regno è vicino (Lc 10,9.11)  La limitazione dei confini della missione in questo contesto prima della risurrezione non è in contraddizione con Mt 24,25, dopo la risurrezione, in cui si dice di andare in tutto il mondo. Sottolinea la priorità da dare alla casa di Israele. Un interesse per le “pecore perdute” (Ez 34,1-16; Is 53,16) innanzitutto e poi per quelle “sconosciute” (i gentili). Matteo mette in evidenza l’amore di Dio per il popolo d’Israele. Il mandato affidato agli apostoli è molto impegnativo: guarire i malati, risuscitare i morti, cacciare i demoni. E’ da intendere solo in senso metaforico? Certamente ci sono i malati e morti spiritualmente non meno facili da guarire e ravvivare di quelli nel fisico, ci sono i posseduti da ideologie e mentalità distruttive. E’ da ricordare però che è Gesù il mandante, che nulla è impossibile a Lui “credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv 14, 11-12). Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha scritto nell’enciclica Redemptoris missio: “La liberazione e la salvezza, portate dal Regno di Dio, raggiungono la persona umana nelle sue dimensioni sia fisiche che spirituali” (RM 14).
La missione è fatta quindi di predicazione e guarigione, annuncio e promozione umana, venuta del regno insieme alla lotta per la giustizia e la pace.
La missione allora non può essere che gratuita, non appartiene agli inviati. Non può essere sfruttato a proprio vantaggio materiale, così si pone in atto lo spirito delle beatitudini (Mt 6, 25-34).

5. Orazione con il Salmo 99/100

Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;
poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

6. Contemplazione

O Padre, che hai fatto di noi un popolo profetico e sacerdotale, chiamato ad essere segno visibile della nuova realtà del tuo regno, donaci di vivere in piena comunione con te nel sacrificio di lode e nel servizio dei fratelli, per diventare missionari e testimoni del Vangelo. Fa che la tua compassione sia la nostra compassione, la tua urgenza missionaria sia la nostra urgenza, sì Signore, manda me!

 
 
 
 
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Ultima revisione: 6 giugno 2005