Lectio Divina

10¬ Domenica del tempo ordinario (A)

La vocazione di Matteo
A mensa con peccatori e pubblicani,
Gesù ci rivela la misericordia di Dio

Matteo 9, 9-13

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

2. Lettura

a) Il contesto:

La sezione che va da 8, 1 fino a 9, 34 tratta dell’autorità di Gesù che emana non solo dalle sue parole (tema della precedente sezione, capitoli 5 a 7), ma anche dalle sue azioni. Gesù ammaestra con autorità e agisce con autorità. Questo agire con autorità è ovvio nei dieci miracoli che vengono raccolti in questa sezione. Ma appare ugualmente in alcuni atteggiamenti che contraddistinguono Gesù dalle autorità religiose dei Giudei.
La chiamata di Matteo – un pubblicano – (9, 9) introduce due controversie sul comportamento di Gesù: una con i farisei sul suo atteggiamento verso pubblicani e peccatori (9, 10-13) e una con i discepoli di Giovanni Battista sul digiuno (9, 14-17). Ognuna di esse diventa per Gesù occasione per presentarsi come autorità superiore e definitiva. Egli è il medico dell’umanità (9, 12-13) e lo sposo messianico (9,15).

Matteo 9, 9-13b) Il testo:

Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Quanti gruppi sono presenti in questa scena e che cosa rappresentano?
b) In che tipo di relazione si pone Gesù con ognuno di questi gruppi?
c) Con quale gruppo ti identifichi di più?
d) Quale è il ruolo di Matteo nella scena?
e) Che sentimenti o reazioni suscitano in te le parole di Gesù ai farisei?

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

a) Pubblicani e peccatori:

I pubblicani riscuotevano le tasse per incarico dei Romani. Avevano una cattiva reputazione. Infatti erano considerati "impuri" perché il loro lavoro li metteva a contatto con i pagani e dovevano avere tra le mani monete con immagini e iscrizioni pagane. Inoltre erano spesso anche sfruttatori e ladri.
Per i Giudei osservanti del tempo di Gesù "peccatori" erano innanzitutto i pagani, ma anche quei Giudei che non badavano alle sottigliezze della Legge come veniva interpretata dagli scribi.
Pubblicani e peccatori erano tra le categorie più odiate dai farisei e dagli altri Giudei osservanti.

b) Sedere a mensa:

In qualsiasi cultura e certamente in quella medio orientale, sedere a mensa insieme è segno di comunione.
Nel testo parallelo di Marco (2, 13-17) Gesù sta a mensa nella "sua" casa, ma il testo greco è ambiguo; non si sa se si tratta della casa di Gesù o del pubblicano chiamato a seguirlo. Nel testo parallelo di Luca (5, 27-32) è il pubblicano divenuto discepolo che prepara in casa sua un banchetto per Gesù al quale invita anche i suoi colleghi. Matteo dice semplicemente che "Gesù sedeva a mensa in casa", facendo intendere che si tratta della casa di Gesù, la casa dove dimorava da quando, lasciata Nazaret venne ad abitare a Cafarnao (Mt 4,13). Quindi, secondo Matteo, è Gesù stesso che ospita a casa sua i pubblicani e i peccatori, come per anticipare il banchetto messianico della salvezza offerto a tutti.

c) Farisei:

I farisei erano un gruppo religioso laicale sorto nel secondo secolo avanti Cristo. Erano molto legati all’osservanza esatta della Legge di Mosè, non solo quella scritta e contenuta nel Pentateuco (i primi cinque libri della Scrittura ebraica o Antico Testamento), ma anche quella orale che i loro successori, nei primi secoli del cristianesimo, avrebbero messo per iscritto. Secondo Giuseppe Flavio erano il gruppo più influente al tempo di Gesù e forse per questo molte delle controversie di Gesù nei vangeli sono proprio con loro. Queste controversie riflettono senz'altro il conflitto sorto dopo Gesù, al momento della messa per iscritto dei vangeli, tra la Chiesa nascente e il giudaismo da cui si era staccata. Nondimeno non si può negare che Gesù stesso si era scontrato con i farisei su vari punti di interpretazione della Legge e su certi suoi comportamenti che risultavano scandalosi per loro.

d) Misericordia io voglio e non sacrificio:

Nella sua risposta ai farisei che lo criticano, Gesù cita una frase presa dal profeta Osea: "Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti" (6, 6). Nella scia di altri profeti (vedi ad esempio 1 Sam 15, 22; Am 5, 21-27; Is 1, 10-20; Ger 7, 1-15.21-28), Osea insiste sull’inutilità del culto esteriore se questo non è accompagnato dall’obbedienza all’alleanza. La parola "misericordia" o "amore" traduce l’ebraico hesed che indica l’amore-fedeltà nella relazione tra Dio e il popolo. La "conoscenza di Dio", che Osea mette in parallelismo con "misericordia", implica l’obbedienza alla volontà di Dio espressa nella sua Legge; è un conoscere per mettere in pratica.
Gesù, insiste molto sulla trasparenza del nostro rapporto con Dio, che non può ridursi ad una osservanza puramente esteriore. Qui insinua che i farisei non devono accontentarsi dell’osservanza minuziosa della Legge. Ciò che Dio esige dai suoi fedeli è l'imitazione del suo amore misericordioso verso tutti.

6. Salmo 103

Inno al Signore, ricco di misericordia

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli di Israele le sue opere.

Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanto lo temono;
come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Come l’erba sono i giorno dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
E il suo posto non lo riconosce.

Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
E il suo regno abbraccia l’universo.

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

7. Orazione Finale

O Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci hai amati, da morti che eravamo per i peccati ci hai fatti rivivere con Cristo. Facendosi uomo, egli si è degnato di sedersi a tavola con noi poveri peccatori. Ha condiviso la nostra condizione fino a gridare "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Con le parole e la vita ci ha rivelato il tuo amore misericordioso che ci cerca con premura, si curva sulla nostra miseria, fascia le nostre ferite, ci porta sulle spalle e fa festa per il nostro ritorno.
Donaci, o Padre, il tuo Spirito, perché apra il nostro cuore alla grazia del tuo perdono e ci convinca del tuo amore misericordioso. Donaci l’esperienza di essere salvati per grazia per non ritenerci mai giusti e migliori degli altri, ma impariamo a essere misericordiosi con tutti come tu sei misericordioso con noi.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

 
 
 
 
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Ultima revisione: 3 giugno 2002