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Displaying items by tag: Celebrating At Home

Mercoledì, 01 Dicembre 2021 08:42

Celebrando In Casa - II Domenica di Avvento

Preparare la via del Signore (Luca 3,1-6)

Nelle letture di questa domenica emerge con evidenza il senso della preparazione. Il Vangelo sottolinea il ruolo di Giovanni Battista come colui che prepara la via a Gesù. La missione del Battista era quella di predicare e battezzare, per preparare il contesto della missione di Gesù.

L’idea del pentimento si riferisce non tanto a un sentimento di rammarico per i propri peccati personali, quanto piuttosto a un movimento di svolta per intraprendere una direzione nuova. L’appello di Giovanni alle folle era un richiamo ad abbandonare lo stile di vita vissuto fino ad allora per volgersi finalmente verso Dio.

La prima lettura tratta dal profeta Baruc invita a fare lo stesso. Dice di deporre l’abito del lutto e del dolore per potersi rivestire della bellezza e della gloria di Dio. È un appello al popolo perché diventi il popolo di Dio. Dio abbasserà i monti e spianerà la strada perché il suo popolo avanzi sicuro, guidato dalla luce di Dio e accompagnato da giustizia e misericordia.

Nel Vangelo, Luca fa riferimento a un testo simile trovato negli scritti del profeta Isaia. Raddrizzare i sentieri del Signore può intendersi come un richiamo a cambiare radicalmente la propria condotta, abbandonando il peccato per volgersi a Dio.

È l’azione amorevole di Dio che riempie le valli e abbassa le montagne, è lui che raddrizza e spiana le vie affinché noi possiamo aprirci del tutto alla presenza viva e trasformante di Gesù. Così “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” in noi e attraverso di noi.

Le letture dell’Avvento ci aiutano a prendere coscienza del profondo amore di Dio per noi e della sua presenza in noi per mezzo dello Spirito Santo. La consapevolezza che Dio ci tratterà sempre con amore e tenerezza ci sollecita a tornare a lui confidando nell’immensità della sua misericordia.

Il nostro cammino di Avvento ci sta indicando come preparare i nostri cuori a una rinnovata scoperta della presenza di Dio nella nostra vita; come riconoscere la presenza discreta di Dio nella nostra vita; come riconoscere la presenza discreta di Gesù fra noi e intorno a noi; come dare un’altra direzione ai nostri passi e volgerci verso Dio con fede, speranza e amore; e come essere presenza viva di Gesù in questo nostro momento storico.

...

Il tempo d’Avvento

La parola “avvento” significa apparire, arrivare, venire. L'Avvento è il tempo di preparazione della Chiesa alla celebrazione del dono che Dio ci fa del suo Figlio. La nostra liturgia raccoglierà i grandi temi dell'Avvento sulla speranza, l’attesa e la preparazione. Durante l'Avvento ricordiamo la venuta di Cristo a Betlemme e attendiamo con ansia la sua seconda venuta alla fine dei tempi.
L'Avvento è un tempo di attesa vissuta nella gioia.

L'Avvento ha due parti. Le prime due domeniche si concentrano sulla preparazione per il ritorno di Gesù alla fine dei tempi.Le seconde due domeniche si concentrano sulla preparazione alla celebrazione per la ricorrenza della nascita di Gesù.

I Vangeli delle domeniche d Avvento hanno quattro grandi movimenti 1. Vegliate! 2. Preparate! 3. Rallegrati! e 4. Ricevi!

L'Avvento è un cammino che va dal
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
al
Emmanuele, il Dio con noi!

...

Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucaristia come facciamo di solito. Sappiamo che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso e una Bibbia. Durante l Avvento, in particolare, sarebbe opportuno avere una Corona d Avvento nel luogo dove pregate. Questi simboli ci aiutano a tener presente la sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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Venerdì, 26 Novembre 2021 07:50

Celebrando In Casa - I Domenica di Avvento

Vegliate! La vostra liberazione è vicina

Inizia il grande viaggio dell’Avvento. Le letture dell’Avvento sono un ricco arazzo di immagini incentrate sulla verità che Dio è venuto tra noi. Non pretendiamo di aspettare che Gesù nasca in una stalla. Questo è accaduto una volta, molto tempo fa, e non accadrà di nuovo. Ricordiamo quella nascita come ricordiamo i nostri compleanni.

Il Dio che è venuto tra noi è ancora tra noi. L’invito dell’Avvento è di diventare consapevoli della presenza ‘onni-pervadente’ di Gesù risorto come Emmanuele – Dio tra noi.

Nella prima lettura di questa domenica Geremia prevede la venuta di uno che salverà il popolo di Dio, uno che agirà con onestà e integrità. Nella seconda lettura San Paolo incoraggia il popolo di Tessalonica nella sua sequela di Cristo. Prega che il loro amore cresca e che i loro cuori siano “saldi e irreprensibili nella santità”. I primi cristiani credevano che Gesù sarebbe tornato molto presto come Signore della Gloria.

Col passare del tempo, dovettero ripensare questa convinzione e capire come vivere nel frattempo, il tempo tra la prima e l'ultima venuta di Cristo. Questa è anche la nostra sfida.

Il Vangelo di oggi di San Luca avverte i cristiani di non essere distratti dalle preoccupazioni e dalle insidie del mondo, ma di essere pronti a stare con fiducia davanti al Figlio dell’Uomo quando verrà. Rimanendo costanti nell’amore e attenti alla nostra chiamata, diventiamo

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Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l’Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Durante l’Avvento, in particolare, sarebbe appropriato avere una Corona d’Avvento nel luogo dove pregate.

Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.

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Un pastore regale

In quest’ultima domenica dell’anno liturgico celebriamo sempre la festa di Cristo, Re dell’universo. 

La prima lettura dal profeta Daniele parla della venuta di colui che regnerà in nome di Dio in un regno eterno. La seconda lettura dal libro dell’Apocalisse parla di Cristo come ‘testimone fedele’ di Dio e ‘sovrano dei re della terra’. 

Ecco un re che ama il suo popolo e versa il proprio sangue per salvarlo.

Il Vangelo è tratto dalla Passione di Gesù nel Vangelo di San Giovanni. È il dialogo di Gesù con Pilato sulla sua regalità e sulla natura del suo regno.

Gesù è tutt’altro che un re tradizionale. Questo re regna, non da un trono d’oro, ma da una croce di legno grezzo; nudo, senza ricche e fluenti vesti; nessuna corona ingioiellata, solo spine; nessun gioiello né scettro, solo chiodi nelle sue mani. 

Viene in mezzo al suo popolo, non come un tiranno che brandisce armi di sofferenza e morte, ma come un bambino impotente. 

Gesù dice che il suo regno non è ‘di questo mondo’. Non è un regno con confini geografici e nazionali. Non è un regno nel senso terreno dove regnano potere e oppressione, ma un regno dove regnano giustizia, amore, misericordia, verità e pace.

Alla fine, il discepolo è chiamato ad essere il Regno (la presenza vivente) di Dio nel mondo e a trasformare la sofferenza della sua gente in gioia con atti di amorevole gentilezza. 

I discepoli virtuosi sono la presenza viva di Gesù nel mondo. Si rendono conto che fino a quando Gesù non verrà di nuovo, il regno è stato affidato nelle loro mani. Nel Regno di Gesù, il discepolo non è padrone ma ‘servo’. 

Il potere dello spirito di Gesù alimenta azioni di gentilezza e d’amore – ribaltando le orribili condizioni umane, e portando guarigione e salvezza. 

Ogni volta che ci comportiamo come Cristo, il Regno di Dio e della sua grazia irrompe nel nostro mondo.
Ogni volta che siamo mossi dallo Spirito a proclamare la verità, a rispondere al bisognoso, a lavorare per la giustizia, a trasformare e guarire la nostra società, il Regno di Dio irrompe nella realtà umana e la grazia di Dio diventa chiaramente visibile nelle nostre parole e azioni. 

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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo. 

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

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Mercoledì, 10 Novembre 2021 07:34

Celebrando In Casa - 33 Domenica del Tempo Ordinario

Quando il Figlio dell Uomo verrà

Con l'avvicinarsi della festa di Cristo Re la prossima domenica e della fine dell'anno liturgico, le letture di questa domenica assumono un aspetto da "fine dei tempi".

Nel Vangelo Marco presenta una visione della piena instaurazione del Regno e della venuta di Cristo come prova finale della vittoria di Dio.

Il linguaggio è necessariamente quello del simbolo e del mito poiché descrive qualcosa che deve ancora venire, non una realtà storica. Ma questo non significa che non abbia alcun rapporto con la realtà.

Lo sfondo in cui è ambientata la visione è un momento di angoscia. Le prime comunità cristiane, come quella di Marco, hanno certamente sopportato molta angoscia attraverso la persecuzione e la sofferenza e le lotte per seguire gli insegnamenti di Gesù.

La venuta nella gloria di Gesù risorto insieme al grande raduno del suo popolo da ogni angolo della terra, vogliono rassicurare una comunità di credenti affaticata e spaventata. Hanno seguito la via del discepolato, condividendo la sofferenza di Gesù, alcuni fino alla morte. Un giorno la vittoria finale sarà di Dio ed entreranno con Gesù nella pienezza del Regno.

Nel frattempo, però, i discepoli devono imparare a leggere i segni della presenza di Gesù nella vita quotidiana. Gesù non è seduto passivamente alla destra di Dio. Attraverso lo Spirito Santo continua ad essere attivamente presente nei cuori e nella vita dei credenti, e nell'universo.

Né i discepoli devono aspettare passivamente la venuta finale. Attendiamo nella paziente ministero di rendere presente Cristo in ogni pensiero, parola e azione, e in ogni momento della storia.

Il Vangelo si chiude con una nota di incerta certezza: Cristo verrà, ma non sappiamo quando.

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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

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Il comandamento più grande

La prima lettura del libro del Deuteronomio e il Vangelo di oggi sono legati dalle parole dello Shemà, il credo che gli ebrei osservanti pregano ogni mattina e ogni sera. Queste parole provengono dal Libro del Deuteronomio: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il titolo, Shemà, è la parola ebraica per dire ‘ascolta’, la prima parola di questa preghiera.

Lo Shemà è in un certo senso una chiamata alla conversione: ascoltare profondamente con il cuore e rispondere alla grazia e alla misericordia di Dio con amore, fedeltà e obbedienza.

Quando uno scriba chiede a Gesù: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”, Gesù risponde citando lo Shemà e poi aggiunge una citazione dal Libro del Levitico (19,18), “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Secondo Gesù, non c’è comandamento più grande di questi.

Lo scriba è colpito da questa risposta. Ciò che dirà poi a Gesù mostra che ha afferrato ciò che Gesù volesse dire. Ripetendo quanto appena detto da Gesù con le sue stesse parole, lo scriba aggiunge anche che questo “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Ora è Gesù che è colpito dalla profondità di comprensione dello scriba: quell’amore è il cuore stesso dell’obbedienza a Dio e più importante anche del culto rituale.

La corretta comprensione della Legge dell’Antico Testamento da parte dello scriba lo avvicina al Regno di Dio.

La vera fede, come insegna Gesù, è l’essere in una relazione d’amore con Dio e con il prossimo. I riti religiosi sono pensati per essere modi di riflessione, per assaporare, ricordare, celebrare ed esprimere quell’amore. A volte finiscono per essere semplicemente rituali “vuoti”, quando sostituiamo l’amore con la paura o quando semplicemente cerchiamo di avvicinarci a Dio per dei tornaconti personali.

Il Regno di Dio non è un luogo lontano, ma sono tutti quei momenti in cui il Dio vivo irrompe nella storia umana. Quei momenti portano amore, saggezza, grazia, compassione, generosità perdono e pace. Chi si immerge nelle cose di Dio riconosce la presenza di Dio soprattutto nelle relazioni contraddistinte dall’amore. Se i nostri riti nascono ed esprimono il nostro amore sincero per Dio e per il prossimo, allora hanno valore. Rischiamo sempre di anteporre il rituale alla pratica dell’amore, di pensare di essere a posto con Dio solo assistendo a una liturgia, ‘ripagando’, in un certo senso, Dio.

Le parole di Gesù ci ricordano l’importanza dell'altra parte della nostra vita religiosa: la liturgia della vita quotidiana in cui dobbiamo rendere presenti e visibili l’amore, la misericordia e la compassione di Dio.

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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

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Vivere nel Regno di Dio

Nel Vangelo di Marco il Regno non è qualcosa prossima a venire, bensì una realtà già

presente. È la presenza e l’opera (il regno) di Dio in mezzo al suo popolo. Ciò può non apparire sempre chiaro, eppure è realmente presente.

Domenica scorsa Marco ha riportato due parabole per illustrare la realtà del Regno. Nelle prossime domeniche ci parlerà del mistero del Regno presente in Gesù e di ciò che il Regno stesso richiede a chi lo accoglie. Non troviamo, in Marco, eclatanti manifestazioni di potenza. Piuttosto, l’evangelista mostra che a Gesù interessa

salvare gli uomini, guarirli, e rassicurare il loro cuore sballottato dalle tempeste della vita. La forza di Gesù sta nel dare vita e liberazione.

Sono ben note le bufere improvvise sul lago di Galilea, si verificano ancora oggi.

Con l’improvviso insorgere del Coronavirus, quest’anno molte “barche”, nostre e dei nostri cari, sono state sbattute da acque turbolente. Tanti di noi conoscono molto bene il tipo di paura e di incertezza sperimentato dai discepoli la notte di quell’indomita tempesta narrata nel Vangelo di oggi. Forse alcuni sentono anche che Gesù è altrove, addormentato.

Eppure, siamo circondati da tanti segni della presenza di Gesù: in quanti si prodigano in campo sanitario, in chi sta portando avanti la ricerca medica, in coloro che si impegnano nel prendersi cura degli altri offrendo vitto e riparo o cercando di tutelare se stessi e i propri cari, in chi porta consolazione e innalza preghiere.

Sentirsi vulnerabili è un’esperienza scomoda. Marco ci aiuta a comprendere che la vita di chi accoglie il Regno comincia con la fede e la fiducia in Dio soprattutto nel mezzo di terribili lotte che minacciano di schiacciarci.

La domanda posta dai discepoli è anche la nostra. Chi è Gesù per noi? Un mago, un operatore di miracoli o una persona che è riuscita a lasciar fluire dal suo cuore la grazia del regno di Dio per riversarla nella vita di chi gli è vicino?

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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.

Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.

Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.

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Venerdì, 22 Gennaio 2021 02:09

Celebrando in Casa - 3 Domenica del Tempo Ordinario

Compagni con Cristo

Il Vangelo odierno comincia con l’appello fondativo del ministero di Gesù: il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo. Segue immediatamente la chiamata dei discepoli. Questo vangelo continua le letture della domenica scorsa riguardo la vocazione e, nello specifico, parla di come diventare un seguace di Cristo porti alla trasformazione e alla proclamazione della Buona Novella.

L’idea del pentimento presente nel testo non riguarda il rifiuto del peccato, bensì l’abbandono di una vita conosciuta per poter incamminarsi verso una direzione completamente nuova in quanto seguace di Cristo.

Questo si nota nella chiamata dei pescatori: allontanati da tutto ciò che conoscevano e persino dalle loro famiglie, essi si imbarcano verso una nuova direzione, seguendo Cristo.

Il fatto che Gesù abbia chiamato (e ancora chiami) discepoli non deve esser letto come un tentativo di creare un gregge di seguaci “pecoroni”, ma di un gruppo di persone che vive e opera in partecipazione attiva con Cristo per stabilire il Regno e predicare la Buona Novella. Diventando “pescatori di uomini” essi attraggono altri all’interno della cerchia della vita di Dio!

Attraverso la proclamazione iniziale del ministero di Gesù e la storia della chiamata dei primi quattro discepoli, il Vangelo ci invita a riflettere sulla nostra vocazione e la nostra chiamata in quanto seguaci di Cristo, e riguardo a cosa è necessario lasciarsi dietro per entrare ancor più pienamente nel mistero del Regno di Dio, su come noi possiamo operare in collaborazione con lo Spirito di Gesù nel rendere il Regno una entità reale nel mondo.

Perché il Regno non esiste senza gli essere umani – esso deve essere incarnato nel popolo di Dio, i discepoli di Cristo.

 

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Chiamati ad essere Vangelo vivente

Questa domenica potrebbe benissimo essere chiamata la “domenica delle vocazioni”. Sia la prima lettura che il Vangelo sono storie di chiamata e di risposta.

L’episodio che abbiamo visto nella prima lettura viene ben descritto come “la chiamata di Samuele”. Tre volte egli sente la chiamata di Dio ma pensa che sia Eli (un sacerdote del tempio) e si reca da lui. Eli finalmente capisce che è Dio che sta chiamando Samuele e gli suggerisce di dire la prossima volta che sentirà la voce: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”.

La lettura si conclude con il pensiero che Dio era con Samuele e che Samuele parlava in nome di Dio.

Considerano la lettura insieme al Vangelo, è difficile sfuggire al pensiero che questa domenica è la domenica delle vocazioni per tutti i discepoli. Proprio come Dio chiama Samuele ed Eli indica la via, Gesù chiama Andrea e l’altro discepolo e Giovanni Battista indica la via. Andrea risponde (segue) e va a “vedere” e “dimorare con” Gesù. Il giorno dopo, chiama Pietro ed entrambi vanno a “vedere” e “dimorare con” Gesù.

L'incontro di Andrea con Gesù lo trasforma sia in un discepolo che in un evangelizzatore. L'incontro di Pietro con Gesù (che è andato a “vedere” Gesù) lo trasforma nella “pietra”, “fondamento” e “pastore” (nel Vangelo di Giovanni) del gregge.

Usando questi due brani la Chiesa torna al tempo ordinario chiamandoci a riflettere sulla nostra vocazione, la nostra chiamata ad essere discepoli - a “venire e vedere” Gesù, a “dimorare con lui” e a diventare evangelizzatori e pastori dei nostri giorni.

Stando in compagnia di Gesù (dimorando con lui) arriviamo a vedere chi siano veramente Gesù e Dio, e spesso ci stupiamo che essi sono molto diversi dalle immagini con cui siamo cresciuti.

I cristiani sono chiamati ad una fede “matura” in Gesù, ad una relazione viva che non dipende da delle regole, da delle minacce o dalla paura, ma è motivata solo dall'amore.

Impariamo a vivere in una relazione fedele con Gesù. Alla fine, diventiamo la “voce” vivente di Cristo con i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.

Non è una sequela passiva quella a cui siamo chiamati. Non si tratta semplicemente di camminare poggiando i nostri piedi sulle orme tracciate da Gesù. Si tratta di dimorare con lui, fare della sua casa la nostra, fare della nostra casa la sua. Si tratta di fargli spazio nei nostri cuori e nelle nostre vite, diventando la dimora di Dio e la voce di Cristo, per diventare un Vangelo vivente dell'amore di Dio.

Celebrating at Home - 2nd Sunday of Ordinary Time B
Celebrando en Familia - 2 Domingo del Tiempo Ordinario B
Celebrando in Casa - 2 Domenica del Tempo Ordinario B
Celebrando em Familia - 2 Domingo do Tempo Comum B [Português]

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Giovedì, 24 Dicembre 2020 02:03

Celebrating At Home Christmas - Nativity of the Lord

We began Advent with the cry, ‘Come, Lord Jesus’. Now we end it with the joyful shout, ‘God is with us!’

Reflecting on the historical birth of Jesus, the Church proclaims the truth that God is, and has always been, with his people. And if God is with us, then God is for us. God is on our side.

God has no desire to live in houses made of wood, stone or gold. God’s deepest desire is to live in human flesh. Just as God did that in the human flesh of Jesus Christ a long time ago, God continues to do so now in us.

Like Mary, we accept God’s invitation, allowing Jesus to become flesh in us, too; to be seen and experienced in good thoughts, good words and good actions, in deeds of loving kindness which bring life, not death, to God’s people

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Venerdì, 18 Dicembre 2020 02:00

Celebrating At Home - Fourth Sunday of Advent

Receive your God!

The great Christmas feast is almost here. As always in Advent, what is promised in the first reading is brought to fulfilment in the Gospel reading. We began Advent with the cry, ‘Come, Lord Jesus’. We will end it with the joyful shout, ‘God is with us!’

In the first reading King David wants to build a house (temple) for God, but God says that, instead, God will build David and his descendants into a great house. God is not about building temples to himself and it’s not dwelling-places made of wood or stone that God wants. God is about building a dwelling-place in human flesh. God is about building a people among whom and in whom he can live.

In the Gospel, Mary accepts God’s invitation to make herself into a dwelling place for God by receiving Christ and God makes his dwelling-place in her human flesh. Through her God has come to live permanently in humanity.

That is what we, too, are about – making ourselves into a living dwelling place for Christ. The great gift of Jesus to the world is not meant to be frozen in one moment of time. Through us, that Gift is made present in every moment of history so that through us Christ is able to continue to touch, to hold and to heal the world.

"We must ourselves be the Mother of God.

God must be conceived in us, we must bring him into the world.”

(Blessed Titus Brandsma, OCarm, 1881-1942 )

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