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Displaying items by tag: Celebrating At Home

Venerdì, 01 Aprile 2022 07:30

Celebrando in Casa - V Domenica di Quaresima

Libertà e perdono
(Giovanni 8,1-11)

Conosciamo la storia della donna colta in flagrante adulterio così bene che di solito ci sfugge il fatto che non è solo la donna che sperimenta il perdono di Dio attraverso Gesù in questa storia.

Gli scribi e i farisei, per incastrare Gesù, fanno sfilare una donna impotente davanti alla folla riunita per ascoltare l'insegnamento di Gesù. Possiamo solo immaginare il suo imbarazzo quando la accusano pubblicamente di adulterio. Notando che la legge di Mosè dice che dovrebbero lapidare la donna a morte, chiedono cosa ne pensi Gesù.

Gesù, già seduto, si china e scrive per terra. Cosa scrive non lo sappiamo, ma dalla sua "bassa" posizione Gesù riesce tranquillamente a ribaltare l'intera situazione.

All'inizio non dice nulla. Quando gli scribi e i farisei insistono con la loro domanda, Gesù dice semplicemente: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei", e torna a scrivere.

Percepiamo che segue un silenzio imbarazzante prima che gli scribi e i farisei, prima minacciosi, sembrano semplicemente defilarsi. Le parole di Gesù sembrano toccarli profondamente e sciolgono sia il loro atteggiamento duro verso la donna che il loro desiderio di incastrarlo.

Come la donna, non sono condannati da Gesù, ma restaurati nella giusta relazione con lui e con la donna - non vogliono più incastrare Gesù o fare del male alla donna. Se ne vanno pacificamente. Gesù pronuncia il perdono per la donna e le dice di non peccare più.

I Vangeli delle ultime due domeniche contenevano delle parabole sul perdono di Dio e sulla sua cura tenera nel restituirci alla vita. Nel Vangelo di oggi vediamo il generoso perdono di Dio in azione mentre Gesù affronta una situazione umana concreta di giudizio e condanna che minaccia la vita.

Siamo chiamati a non essere giudici degli altri, ma operatori della sontuosa compassione e misericordia di Dio.

Momento di silenzio per la riflessione personale

Published in Notizie (CITOC)
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Venerdì, 25 Marzo 2022 07:38

Celebrando in Casa - IV Domenica di Quaresima

Il padre che perdona
(Luca 15:1-3, 11-32)

Il Vangelo di questa domenica è una parabola di perdono e riconciliazione generosa e inaspettata. È una delle tre parabole in cui la misericordia di Dio supera tutti i vincoli umani e religiosi riguardo a come Dio dovrebbe agire verso i peccatori.

Un padre ricco aveva due figli. Molto sfacciatamente, il figlio minore chiede la sua parte del patrimonio che gli spetterebbe alla morte del padre. Si tratta di un giovane che ha dei posti dove andare e delle cose da vedere!

Il padre, sorprendentemente, gli dà la metà del suo patrimonio, non il terzo a cui il figlio aveva diritto. Non c'è da stupirsi che il figlio maggiore si sia sentito offeso. Il figlio minore parte e si gode la vita fino a quando non finiscono i soldi. Rovinato finanziariamente, deve guadagnarsi da vivere dando da mangiare ai maiali. Decide di tornare a casa, implora perdono e chiede di essere solo un servo nella casa del padre.

Il padre aspetta con ansia il figlio al suo ritorno. Corre ad abbracciarlo. Il figlio inizia la sua confessione, ma il padre non ci fa caso. Non castiga e non fa la predica. Rifiuta di trattare suo figlio come un servo e si mette subito a restituirgli il posto che gli spetta in casa - con l'anello, la tunica e i sandali.

Ordina una festa per celebrare il ritorno del figlio che è vivo e che è tornato. Non c'è da stupirsi che il figlio maggiore si arrabbi e provi risentimento. Ma il padre con premura lo rassicura che il suo posto in casa e il suo affetto sono sicuri e lo esorta a riconciliarsi con suo fratello.

Rimane però l'interrogativo su quanto sia accaduto in seguito.

Il Vangelo offre non solo la speranza del perdono di Dio, ma la certezza dello stesso.

Il messaggio di oggi è: Rallegratevi della perdurante misericordia di Dio!

Momento di silenzio per la riflessione personale

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Giovedì, 17 Marzo 2022 14:37

Celebrando in Casa - III Domenica di Quaresima

Il giardiniere paziente
(Luca 13:1-9)

Se i Vangeli delle prime due domeniche di Quaresima (tentazione e trasfigurazione) sono una parabola sulla vita cristiana (un viaggio fuori attraverso la tentazione e l’esperienza dell’essere trasfigurati dalla grazia di Dio), il Vangelo di questa domenica e quello della prossima ci danno la ‘cartina stradale’.

Come si passa dalla tentazione alla trasfigurazione? Solo con il pentimento e il perdono di Dio. Questa è la tabella di marcia del nostro viaggio cristiano.

Oh, come ci piace un’avvincente storia di un disastro che colpisce qualcun altro! La forza della risposta di Gesù a coloro che gli raccontarono dei Galilei crocifissi sembra indicare che essi avessero accolto questa notizia con un certo apprezzamento.

La risposta di Gesù ci dice di non dare per scontato che le cose cattive accadano solo alle persone cattive e di non pensare che i disastri siano una sorta di punizione per il peccato; è come dicesse, smettila di pensare alla colpa degli altri e concentrati più sul tuo cammino di pentimento - tornando verso Dio.

La parabola del fico che segue risponde alla domanda: ‘Se ci pentiamo, che tipo di accoglienza riceveremo da Dio?’ Dio sarà con noi come il giardiniere della parabola. Ci tratterà con gentilezza e tenerezza e ci porterà di nuovo alla vita in modo che possiamo produrre buoni frutti.

Momento di silenzio per la riflessione personale

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Venerdì, 11 Marzo 2022 08:59

Celebrando in Casa - II Domenica di Quaresima

Transfigurazione
(Luca 9:28-36)

Il Vangelo della Trasfigurazione di questa domenica completa la ‘parabola’ formata dai Vangeli delle prime due domeniche di Quaresima.

Questi brani del Vangelo ci dicono cosa sono la Quaresima e la vita cristiana: si tratta di un costante viaggio dalla tentazione e dal dubbio alla trasfigurazione e alla fede. Trasfigurazione significa essere ‘attraversati’ dalla presenza di Dio.

Essere trasfigurati significa permettere alla presenza di Dio di trasformarci completamente. È una rivoluzione della mente e del cuore guidata dallo Spirito di Dio e resa possibile dalla nostra apertura di cuore.

La nostra vita di cristiani consiste nell'essere trasfigurati dallo Spirito di Dio in modo che Dio si manifesti e venga sperimentato attraverso di noi. Questo è ciò che hanno visto Pietro, Giacomo e Giovanni in Gesù trasfigurato.

Il cammino verso la trasfigurazione richiede fede e perseveranza. La storia di Abramo nella prima lettura è una storia di grande fede e fiducia.

Abramo deve fare i conti con la perdita del suo amato figlio, la fonte di tutta la sua speranza per il futuro. Si è fidato e suo figlio è stato risparmiato.

Questo è stato per Abramo un chiaro segno che Dio stava per dare vita, e non morte, al suo popolo.

Ci vogliono fede e perseveranza per osare e lasciarsi guidare dalla passione, dalla speranza e dalla volontà di Dio piuttosto che dai nostri desideri e dalla nostra volontà. L'ascolto della parola vivente del ‘Figlio diletto’ forma in noi il cuore di Dio.

Momento di silenzio per la riflessione personale

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Venerdì, 04 Marzo 2022 21:24

Celebrando in Casa - I Domenica di Quaresima

Dalla tentazione alla trasfigurazione (Luca 4:1-13)

Il nostro lungo viaggio quaresimale è iniziato! È un viaggio che inizia nelle ceneri e finisce con l’acqua. Conosciamo il potere del fuoco, la sua capacità di distruggere, annerire e ridurre in cenere.

Sappiamo che il male può fare lo stesso: distruggere l’integrità del nostro spirito, annerire le nostre vite e ridurre la bellezza della vita umana in cenere e polvere.

Iniziamo la Quaresima riconoscendo che la cenere è quella parte di noi che accoglie, crea e compie il male, quei posti nel nostro cuore dove il fuoco della rabbia, dell'amarezza, dell'egoismo o della chiusura della mente e del cuore non ha lasciato altro che fredda cenere.

La cenere ci ricorda che la nostra vera vita non si trova nelle cose mortali che alla fine si trasformano in polvere, ma nelle cose eterne. Sappiamo anche che dalla cenere può germogliare una nuova vita, che può crescere forte e fiorire in pienezza: questo è il miracolo pasquale.

Come sempre, i Vangeli delle prime due domeniche di Quaresima forniscono una tabella di marcia per il nostro viaggio quaresimale dalla tentazione (questa domenica) alla trasfigurazione (domenica prossima).

Ci lasciamo tentare dalla cenere dell'egoismo e della chiusura del cuore ad una vita di bontà. Celebriamo la grazia di Dio nei nostri confronti condividendo ciò che abbiamo con coloro che ne hanno bisogno, che si tratti di cibo, denaro, tempo, amore, amicizia o compassione. Questo è ciò che significa ‘convertirsi e credere al Vangelo’.

In questi giorni in cui siamo così consapevoli dell’importanza della vita umana nella creazione divina, forse potremmo pensare a un digiuno permanente dovuto al nostro consumo eccessivo di energia, di cibo e di benzina, per permettere alla nostra terra di guarire, respirare e continuare essere fonte di nutrimento e di vita per l'intera famiglia umana.

Tempo di silenzio personale per la riflessione

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Albero sano, frutti buoni
(Luca 6:39-45)

Viviamo in un mondo pieno di parole a causa dei moderni mass media e, in particolare, dei social media. Abbiamo visto come le parole possano essere usate in modo estremamente dannoso per formulare giudizi severi contro le altre persone, e i semplici commenti al vitriolo di alcuni sui social media ci fa riflettere. Ci invita a porre la domanda, implicita nella prima lettura di oggi (Sir 27,5-8): ‘Cosa rivelano le mie parole su di me?’

Il Vangelo di oggi è la nostra lettura finale dal Sermone della Pianura di Luca. Questa settimana, l'insegnamento fondamentale di Gesù continua a concentrarsi sulla generosità abbondante nei nostri comportamenti verso il prossimo.

Il Vangelo si apre con una parabola su un cieco che ne guida un altro ed entrambi cadono in un pozzo. I discepoli, come noi, sono in cammino per la durata della loro vita con Gesù, il nostro maestro. In questo viaggio c'è sempre di più da scoprire, maggiori profondità da scandagliare, nuove intuizioni da acquisire man mano che cresciamo per essere più simili a Gesù; quando passiamo dall'essere ‘ciechi’ a ‘vedere’ con gli occhi di Gesù.

Impariamo gradualmente a lasciare andare la nostra inclinazione moralista che giudica i piccoli difetti degli altri senza mai notare i propri punti ciechi più grandi e distruttivi (la famosa pagliuzza e la trave).

Quando impariamo la via della misericordia e della generosità di Dio, ci asteniamo dal tipo di giudizi che altrimenti limiterebbero la carità, la misericordia e la bontà di Dio che operano in noi. I nostri cuori vengono edificati nel bene.

Come gli alberi che si conoscono dai loro frutti, così i discepoli si conosceranno dalle loro parole e dalle loro azioni, dai loro valori e dai loro atteggiamenti, da chi sono veramente, da ciò che hanno nel cuore.

Il nostro cammino di formazione con Gesù costruisce gradualmente il cuore di Dio nel nostro, così che viviamo, parliamo e agiamo, sempre di più, a partire da quella grande riserva di misericordia e generosità.

 

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Relazioni generose
(Luca 6:27-38)

Domenica scorsa abbiamo iniziato a leggere il Discorso della Pianura di Luca. Luca ha usato il Discorso della Montagna di Matteo, ma lo ha cambiato e accorciato significativamente. Oggi e domenica prossima leggeremo il resto del sermone.

Questa settimana, l’insegnamento radicale di Gesù si concentra sulla generosità nelle relazioni umane. Le parole di apertura, ‘Amate i vostri nemici’, stabiliscono il tono del resto del testo.

Di nuovo, a prima vista le parole di Gesù sembrano assurde e quasi impossibili da seguire. Dovremmo davvero offrire l’altra guancia a qualcuno che ci colpisce? Dobbiamo davvero dare il resto dei nostri vestiti a qualcuno che ci ruba il cappotto? Dobbiamo davvero non lottare per riavere la nostra proprietà da chi ci ruba? È davvero questo che Gesù ci chiede di fare?

La chiave di questo discorso profetico di Gesù è quello di stimolare i suoi discepoli (e anche noi) a riflettere sull’intero modello di comportamento nelle relazioni umane. Gesù non sta realmente suggerendo regole da seguire alla lettera in determinate circostanze. Piuttosto, siamo invitati a riflettere su come possiamo rispondere alle richieste irragionevoli e alle ferite personali con nient’altro che la generosità, abbandonando ogni pretesa di retribuzione.

Gesù suggerisce, fondamentalmente, di rispondere agli insulti e alle ferite in maniera tale da rompere eventuali cicli di violenta ritorsione e fornire percorsi di pace e riconciliazione. Facendo questo, dice Gesù, possiamo permettere alla totale generosità di Dio di risplendere attraverso di noi. Fare del bene solo a coloro che fanno del bene a noi non è sufficiente per trasmettere la generosità e l’accoglienza di Dio. Solo agendo con generosità e compassione travolgenti, la misericordia, la generosità e la compassione con cui Dio incontra ciascuno di noi può essere vista chiaramente nelle azioni concrete.

C’è una regola d’oro: tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te.

Quando agiamo con generosità, misericordia e attingiamo dalla compassione di Dio, astenendoci dal giudizio e dalla condanna e concedendo il perdono, veniamo travolti noi stessi dalla appassionata e abbondante generosità di Dio per noi.

 

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Mercoledì, 09 Febbraio 2022 16:57

Celebrando in Casa - VI Domenica del Tempo Ordinario

Beatitudini e guai (Luca 6:17, 20-26)

Nelle prossime tre domeniche ascolteremo quasi tutto il Discorso della Pianura di Luca. Luca ha usato il Discorso della Montagna di Matteo, ma lo ha cambiato e accorciato significativamente. È importante sottolineare che entrambi i discorsi sono più che le Beatitudini con i quali iniziano.

In Luca, le parole di Gesù sono rivolte ai discepoli, non alla folla riunita, quindi potremmo pensare al discorso come un insegnamento sul discepolato.

L’intero sermone è piuttosto impegnativo e stimolante, specialmente i versetti che formano la lettura del Vangelo di oggi. Il sermone inizia con quattro beatitudini e quattro sventure.

A prima vista è molto strano chiamare beate, benedette o felici le persone che sono povere, affamate, piangenti e odiate. Ma dobbiamo ascoltare le parole di Gesù nel contesto dell’insegnamento religioso e del pensiero generale che apparteneva al suo tempo. Allora si pensava generalmente che chi soffriva queste cose sperimentava gli effetti della propria peccaminosità personale o di quella di un antenato. Allo stesso modo, coloro che avevano ricchezza, cibo in abbondanza e uno status elevato erano considerati benedetti e premiati da Dio.

Nelle beatitudini Gesù rovescia questo modo di pensare e dice effettivamente che è vero il contrario: Dio è, infatti, dalla parte dei poveri e dei sofferenti. Essi sperimentano la sofferenza non per colpa loro (p.e., il peccato), è semplicemente la situazione in cui si trovano. Come chiariscono le maledizioni (‘Guai a voi...’), i ricchi hanno molto da perdere. I poveri e i sofferenti sono fortunati secondo Gesù perché hanno un bisogno che la generosità traboccante di Dio può riempire.

La loro situazione attira l’impulso di Dio a salvare. Il Regno di Dio è già in mezzo a loro.

A parità di condizioni, essere ricchi, ben nutriti, felici e con una buona reputazione è perfettamente desiderabile. Ma nella visione di Gesù non tutte le cose sono uguali. Spesso i poveri sono poveri proprio perché i ricchi sono ricchi. Gli impotenti soffrono per mano di coloro che hanno potere e influenza. ‘I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri’ è un detto che dura ancora oggi.

In tutto il suo Vangelo, Luca sottolinea l’insistenza di Gesù nel ripetere quanto sia necessario che i suoi discepoli abbraccino la povertà e non si facciano illusioni sul pericolo della ricchezza. Coloro che rimangono posseduti dai loro beni e dai privilegi che ne conseguono spesso non sono in grado di ricevere il dono della salvezza, ma anche loro possono unirsi ai beati attraverso la cura dei poveri.

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Giovedì, 03 Febbraio 2022 13:05

Celebrando in Casa - V Domenica del Tempo Ordinario

Eccomi, manda me (Luca 5:1-11)

Per bilanciare il rifiuto che Gesù ha sperimentato nel Vangelo della settimana scorsa, l’episodio di questa settimana racconta la storia di due persone che accolgono il suo messaggio.

In primo luogo, una folla entusiasta si è radunata sulla riva del lago, premendo avidamente per ascoltare l’insegnamento di Gesù. Gesù sembra rischiare di essere schiacciato o almeno di essere spinto in mare! Egli prende l’insolita decisione di insegnare dalla barca di Simone.

In secondo luogo, Luca ci dice che Simone e i suoi compagni stavano lavando le loro reti sulla riva mentre Gesù insegnava, indubbiamente ascoltando allo stesso tempo ciò che Gesù aveva da dire.

Quando Gesù finisce il suo insegnamento, chiede a Simone di prendere il largo verso acque profonde e di prepararsi per la pesca. Simone protesta: se non hanno preso nulla per tutta la notte, il momento migliore per la pesca, che speranza c’era di fare una buona pesca durante il giorno? E poi, cosa ne sa un artigiano come Gesù dell’arte della pesca commerciale?

Ciononostante, Simone fa come chiede Gesù e il risultato è una pesca straordinaria, pesce in abbondanza, abbastanza da affondare quasi due barche.

Sopraffatto dall’enorme pesca, Simone avverte sia la presenza del Divino che il proprio essere indegno e prega Gesù di lasciarlo.

Le parole di Gesù per lui sono sia una chiamata che un incarico. D’ora in poi non saranno pesci destinati alla morte, ma persone vive quelle che Simone e i suoi compagni attireranno nella comunità dei discepoli.

Sorprendentemente, Simon Pietro, Giacomo e Giovanni abbandonano la loro fiorente attività, lasciando tutto, reti, barche e dipendenti, e seguono Gesù.

Questi nuovi discepoli di Gesù useranno la Parola di Dio per attirare uomini e donne perché trasformino la loro vita in una nuova vita in Cristo. La miracolosa pesca di un numero così grande di pesci sembra indicare che un vasto numero di persone troverà la via della Vita nella predicazione degli apostoli.

La nostra chiamata come discepoli non è solo alla santità personale ma anche alla collaborazione con Cristo nel trasformare il mondo e le sue genti con parole e azioni di giustizia, pace, integrità, perdono, misericordia, tolleranza, speranza e amore.

Prima dobbiamo lasciarci ‘prendere’ e ricevere gli insegnamenti da Gesù. La risposta che ci viene chiesta, sembra, è di essere pronti a rinunciare a tutto nella nostra ricerca di conoscere Gesù. Nonostante la nostra peccaminosità, il senso di indegnità e la mancanza di fede in noi stessi, è una chiamata a confidare nella scelta di Dio su di noi e nella fede di Dio in noi.

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Il ritorno 2 (Luca 4:21-30)

Il Vangelo di questa domenica continua il racconto di Luca sulla visita di Gesù alla sua città natale. Il calore, il benvenuto e l’approvazione con cui Gesù è stato inizialmente accolto si trasforma presto in una brutta scena.
 
La settimana scorsa, nella sinagoga di Nazareth Gesù ha annunciato la sua missione citando le parole del profeta dell’Antico Testamento Isaia. Egli viene come l’unto di Dio, pieno di Spirito, per annunciare una buona notizia ai poveri, la libertà ai prigionieri, ridare la vista ai ciechi; per liberare gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore.
 
Ora, all’inizio stupiti dalle ‘parole di grazia che uscivano dalla sua bocca’, il popolo stenta a credere che questo messaggio di accoglienza e accettazione da parte di Dio possa venire dal ragazzo che hanno visto crescere. Comincia a sembrare un profeta, ma: ‘non è costui il figlio di Giuseppe?’
 
Gesù li accusa di volere solo che lui recitasse la parte del profeta a loro vantaggio: che rimanga a Nazareth e faccia miracoli e prodigi solo per loro, come una specie di mago locale.
 
I cittadini non sono in grado di riconoscere o rispondere alla parola di Dio pronunciata da Gesù. Certi di sapere esattamente chi è Gesù, non riescono ad ascoltare il messaggio e credere in lui.
 
Usando esempi dalla vita dei profeti Elia ed Eliseo, Gesù rende chiaro che l’offerta di salvezza di Dio non è limitata solo a loro, e nemmeno agli israeliti. Né la vedova né Naaman sono israeliti. L’amore di Dio è incondizionato e destinato a tutti.
 
Il popolo è così infuriato che vuole ucciderlo, ma Gesù scivola via per continuare il suo viaggio secondo il piano di Dio.
 
Questo episodio ci ricorda che la proposta di ospitalità e accoglienza di Dio nei nostri confronti non può essere trattata solo come un insieme di belle parole, né Dio come una specie di operatore personale di meraviglie personale.
 
È come se i nazareni pensassero di avere Dio, Gesù e il suo messaggio ordinati e organizzati per il loro unico beneficio. La loro risposta era superficiale – ‘Cosa ci guadagniamo?’
 
Gesù tira questi pensieri allo scoperto perché la salvezza che porta non può fermarsi in superficie. È destinata a toccare, esplorare e guarire le profondità degli esseri umani. Questo è il cammino della conversione.
Questo sussidio per la preghiera è stato proposto dai Carmelitani della Provincia di Australia e Timor Est, in un tempo in cui non possiamo riunirci insieme per celebrare l Eucarestia come facciamo di solito. Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
 
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali. 
 
Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.
 
Mentre pregate, sappiate che in questo periodo i Carmelitani vi ricordano nelle loro preghiere, così come tutti i membri della famiglia carmelitana.
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