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Displaying items by tag: Celebrating At Home

Venerdì, 27 Maggio 2022 12:24

Celebrando In Casa - Domenica dell'Ascensione

Chiamati a essere alla presenza vivente di Dio
(Luca 24:46-53)

La festa dell’Ascensione commemora il ritorno di Gesù al Padre. Gesù se ne va nel corpo ma rimane con noi attraverso il dono dello Spirito. Celebreremo il dono e la presenza dello Spirito Santo nella festa di Pentecoste di domenica prossima.

Il vero significato della nostra festa di oggi non si trova nella partenza di Gesù, ma nel modo in cui egli richiama i suoi discepoli, per riformarli come una nuova comunità incaricata di diffondere il Vangelo. Gesù invia i discepoli a fare discepoli tutti i popoli e a insegnare loro la sua via. Ma i discepoli non sono lasciati a fare tutto da soli. Gesù promette di essere sempre con loro.

Gesù ha richiamato a sé il gruppo di discepoli, sparpagliati dopo la sua crocifissione, per formarli, fragili e dubbiosi come sono, in una comunità per la missione nel nome di Dio. Il compito del Gesù storico è terminato; il compito della Chiesa come Corpo vivente di Cristo è appena iniziato. È confortante riconoscere che Gesù non insiste sulla perfezione prima di chiamarci e affidarci la sua missione.

Questa missione è autorizzata da Dio e trasmessa a noi attraverso Gesù. Non si tratta di autorità sugli altri. È una chiamata ad agire come Dio agirebbe, fedele al cuore di Dio, come Gesù ci ha insegnato.

Fin dalla Pasqua, abbiamo proclamato che Gesù è vivo. Le feste dell’Ascensione e della Pentecoste ci aiutano a capire che facciamo parte di una lunga tradizione di discepoli fedeli. Abbiamo i nostri difetti e le nostre mancanze, ma la nostra chiamata è quella di testimoniare e insegnare la via di Gesù attraverso il tipo di persone che siamo, i valori e gli atteggiamenti che abbiamo, nel pensiero, nella parola e nell’azione - per essere la presenza vivente di Dio nel mondo di oggi.

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Venerdì, 20 Maggio 2022 06:51

Celebrando In Casa - Sesta Domenica di Pasqua

Ricordare e rendere presente
(Giovanni 14:23-29)

La lettura del Vangelo di Giovanni d’oggi propone, continuando il ‘Discorso di addio’ (Gv 13,31-17,26), quando Gesù fa una serie di promesse ai discepoli.

Le parole iniziali dicono che coloro che amano Gesù osserveranno la Sua parola. Non si tratta di osservare le regole della strada. Si tratta di permettere alla parola di Gesù di formare i nostri cuori e dare forma alla nostra vita. In tutto il Vangelo di Giovanni la parola che Gesù pronuncia riguarda il suo affetto sconfinato per il Padre e per i discepoli.

Un altro dei temi preferiti di Giovanni è che, proprio come il Padre e Gesù dimorano insieme nell'amore, essi verranno a dimorare anche nel cuore del discepolo. È questo legame d'amore che crea la ‘dimora’ di Dio nel cuore del discepolo. Non c'è separazione dal Padre; il discepolo non ha bisogno di cercare un luogo celeste per sperimentare la presenza di Dio.

Gesù promette che il Padre invierà l'Avvocato, lo Spirito Santo, per aiutare i discepoli a ‘ricordare’, cioè a comprendere più profondamente le parole e le azioni di Gesù, in particolare la sua morte e risurrezione. Questo ricordo renderà Gesù presente a loro.

La permanenza nell'amore di Gesù e del Padre porta una pace che non si può trovare in questo mondo, per cui i discepoli non hanno bisogno di avere paura del futuro, nemmeno dell'imminente partenza di Gesù. Infatti, se stanno già veramente dimorando alla presenza di Dio e di Gesù nel loro cuore, perché mai la sua partenza fisica dovrebbe turbarli?

Gesù non pronuncia queste parole nel senso di predire il futuro, ma piuttosto per preparare i discepoli a ‘ricordare’ quotidianamente e a rendere presenti le sue parole e le sue azioni nella loro vita.

Questo Vangelo ci invita a chiederci se siamo veramente persone che si ricordano di Gesù e permettono al suo Spirito di plasmare le nostre parole, i nostri pensieri e le nostre azioni in modo che egli possa rimanere presente a noi e a coloro che ci circondano.

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Giovedì, 12 Maggio 2022 07:16

Celebrando In Casa - Quinta Domenica di Pasqua

Addio, gloria e discepolato d'amore
(Giovanni 13:31-35)

Queste parole, pronunciate durante l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, danno inizio a ciò che nel Vangelo di Giovanni (13,31-17,26) è chiamato il discorso dell'addio. Esse sono le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli prima della sua morte.

Nel rassicurare e nel confortare, Gesù sviluppa vari temi che sono stati introdotti in precedenza nel suo ministero, tra cui in particolare la gloria, l’inabitazione reciproca e l’amore. Il punto principale è l’esperienza della vita in Dio che i discepoli hanno e continueranno ad avere. La relazione tra il Padre e il Figlio, che è stata rivelata nei primi dodici capitoli del Vangelo, Gesù ora dichiara che si realizza nei discepoli.

La relazione tra il Padre e il Figlio, che è stata rivelata nei primi dodici capitoli del Vangelo, Gesù ora dichiara che si realizza nei discepoli.

La relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito è descritta più dettagliatamente qui, che in qualsiasi altro passo della Bibbia. Infatti, in questi capitoli c’è il più profondo insegnamento su Dio e sul discepolato.

La prima parte del Vangelo letto per questa domenica è un po’ confusa se non comprendiamo che la ‘gloria’ nella tradizione biblica ha a che fare con la rivelazione del Dio invisibile. Così, in queste righe c’è un senso di glorificazione reciproca - il Padre si rivela nel Figlio e il Figlio rivela il Padre nella sua morte sulla croce. Il Figlio rivelerà ’amore del Padre in modo più evidente quando darà la sua vita.

Viene utilizzato la forma di un discorso intimo (vedi: ‘Figlioli’) e Gesù comincia delicatamente a preparare i discepoli alla difficile realtà del suo abbandono.

Come Gesù è stato l’amore di Dio in azione nel mondo, così ora devono essere i discepoli. La natura indispensabile del dimorare nell'amore è sottolineata dall'uso del ‘comandamento’. È attraverso il loro amore reciproco che tutti li riconosceranno come discepoli di Colui che ha amato fino a dare la vita.

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Giovedì, 05 Maggio 2022 09:06

Celebrando In Casa - Quarta Domenica di Pasqua

Pastore e pecore,
legami di vita e di amore
(Giovanni 10:27-30)

La quarta domenica di Pasqua è tradizionalmente conosciuta come la Domenica del Buon Pastore perché il Vangelo ritrae sempre Gesù come il Buon Pastore.

Al tempo di Gesù, essere un pastore non era affatto come le imprese agricole commerciali su larga scala di oggi. Allora, un pastore aveva di solito la responsabilità di circa quindici o venti pecore che accompagnava giorno e notte. Sia il pastore che le pecore si conoscevano a vicenda. Il pastore era responsabile di tenere il gregge insieme e al sicuro, di condurlo a un buon pascolo, di fasciare le ferite. Le pecore dipendevano dal pastore per la vita.

Non c’è da stupirsi che l’immagine del Buon Pastore sia diventata così popolare come descrizione della relazione tra Gesù e i suoi seguaci.

Il Vangelo di oggi è pieno di calore e intimità nel modo in cui parla della relazione di Gesù con noi.

Le pecore che ascoltano Gesù appartengono a lui (sono in relazione con lui). C’è un senso d’intimità nell’idea che Gesù conosca ciascuna delle pecore che lo seguono. Lui le conosce ed esse lo seguono perché sono legate insieme dal vincolo dell’amore.

Le pecore hanno vita attraverso la loro relazione con Gesù, una relazione che porta la vita eterna, non solo dopo la morte; le pecore vivono già la vita eterna di Dio qui e ora.

Questa relazione con Gesù e la vita eterna che porta non può mai essere persa o strappata via.

Noi siamo il dono che il Padre fa a Gesù. E poiché il Padre e Gesù vivono in profonda comunione tra loro, anche noi siamo coinvolti in questa duratura comunione d’amore.

Questo amore che Dio ha per noi ci rende parte della famiglia di Dio: Figlie e figli amati di Dio.

Ogni riflessione su Gesù come Buon Pastore ci fa anche ricordare che pascersi a vicenda secondo il cuore di Gesù fa parte della nostra vocazione di discepoli.

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Giovedì, 28 Aprile 2022 12:01

Celebrando In Casa - Terza Domenica di Pasqua

Colazione con gli amici,
guida dell'amore
(Giovanni 21:1-19)

Le letture del Tempo Pasquale continuano a svelarci il grande Mistero pasquale: la presenza permanente di Gesù in mezzo a noi e cosa potrebbe significare ‘vita nuova in Cristo’.
Il Vangelo di oggi racconta la terza apparizione di Gesù ai discepoli dopo la sua risurrezione. In un primo momento non lo riconoscono; poi c'è un enorme bottino di pesce seguito da un pasto; poi, nella versione lunga di questo Vangelo, l'incarico di Pietro di guidare il gregge nell'amore.
Ci vuole fede per riconoscere la presenza di Gesù in mezzo a noi. La realtà può essere cambiata e quando lo facciamo si ottengono cose buone. Tutti i pasti che condividiamo sono ricordi del Pasto eucaristico che ci mantiene in comunione con la vita di Cristo risorto e gli uni con gli altri. Gesù continua ad essere alimento e forza per il cammino. La nostra fede è costruita sull'amore.
Nel suo dialogo con Cristo, Pietro riafferma per tre volte il suo amore per lui, ribaltando il suo triplice rinnegamento di Gesù prima della crocifissione. Pietro è leader, ma la sua guida è costruita sul suo amore per Cristo. Non è l'autorità della tirannia, ma della pastorale.
Pietro deve ‘Nutrire i miei agnelli’- i giovani, i vulnerabili. Egli deve 'prendersi cura delle mie pecore' - pascere e prendersi cura del gregge, provvedendo ai loro bisogni.
Ogni volta che Gesù condivideva un pasto con i suoi seguaci, apriva i loro cuori e le loro menti.
Mentre continuiamo a condividere il Pasto eucaristico, Gesù continua ad alimentarci e nutrirci con una nuova visione, una comprensione più profonda e un amore più grande.

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Venerdì, 22 Aprile 2022 12:31

Celebrating At Home - Second Sunday of Easter

An empty tomb, lives changed for ever, 
enduring presence
(John 20:1-9)

The great Easter feast of last Sunday began the Church’s fifty-day celebration of the Resurrection which concludes with the feast of Pentecost in six weeks.

The Gospel of each Sunday is a meditation on Jesus as: the resurrected Christ, made known in the scriptures and the breaking of the bread, the bearer of life in all its fullness, our way, truth and life, pledge of God’s love.

In today’s Gospel reading there are two stories of transformation through encounter with the risen Jesus.

Firstly, Jesus appears to a group of frightened and bewildered disciples hiding in a room. His first words are, ‘Peace be with you’. Fear and bewilderment turn into joy as the disciples recognise the presence of the Risen Jesus with them. But that’s not all. He then sends them out to be missionaries of peace and forgiveness. In receiving the Holy Spirit they are transformed from a group of frightened people, hiding in a room to bold proclaimers of God’s love and mercy. We already know that fear breeds isolation and loneliness. We are living with that each day.

While taking necessary steps to keep ourselves and each other safe, we are trying not to let our hearts go into lockdown, too. There is something inherently good in human nature. People are finding new ways to care for each other. Like top-class restaurants turning out hundreds of meals for poor, elderly or isolated people. There are many other examples of people transforming fear and bewilderment into moments of hope and joy. Do we not also recognise the presence of the risen Jesus in these saving actions?
The second story in today’s Gospel is the one we all know as doubting Thomas, though, really, it should be known as believing Thomas - doubt is only the beginning of the story.

Jesus doesn’t scold or rebuke Thomas. If Thomas is looking for proof, he has only to touch Jesus to see he is real. But Thomas doesn’t do that. It is his personal encounter with Jesus which transforms him from doubter to believer.

It is yet another Gospel reminder that faith is not about believing with our minds or in looking for proof. It is found only in our living relationship with Jesus.

Perhaps these extraordinary days give us a bit more time just to sit and chat with Jesus, to recognise him already present in our hearts, to allow our fears and doubts to be overcome by love, to find new, creative ways of transforming the darkness of these days into light, peace and joy for others.

May the new life we celebrate over the next fifty days bring us the creativity of Spirit we need to be the living heart of God in our world today.

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Venerdì, 15 Aprile 2022 06:40

Celebrando In Casa - La Pasqua

Una tomba vuota, le vite sono cambiate
per sempre, presenza continua
(Giovanni 20:1-9)

Quando qualcuno muore, una delle cose che spesso sperimentiamo è la sua assenza. I luoghi in cui viveva insieme a noi sono vuoti e il nostro cuore è smarrito.

Non è difficile per noi condividere il senso di vuoto e di smarrimento avvertito da Maria quando arriva alla tomba. Questa è una Pasqua come non abbiamo mai avuto prima. Senza le nostre consuete celebrazioni con la famiglia e gli amici può davvero sembrare molto vuota.

Se leggiamo i versetti successivi del Vangelo di Giovanni, ci imbattiamo in una storia di gioia travolgente: l’incontro di Maria Maddalena con Gesù risorto. Quando Gesù pronuncia il suo nome, Maria lo riconosce e la tristezza e il vuoto lasciano il posto ad un gioioso incontro.

È una storia di trasformazione: ci mostra come le cose possano cambiare quando incontriamo Gesù risorto.

In un certo senso, tutti siamo imprigionati dentro delle tombe contenenti i propri cari, le nostre ferite, le nostre paure e le nostre ansie, soprattutto in questo momento.

Ciò di cui sembra abbiamo maggiormente bisogno nell’attuale situazione è la presenza. Tuttavia, questo è proprio il tempo in cui sperimentiamo l'assenza e la separazione, in particolare dai propri cari, dalla famiglia e dagli amici.

La pratica della presenza di Dio può venirci in aiuto, ricordandoci che siamo sempre alla sua presenza, che possiamo parlargli come ad un amico, che Dio è in questo momento con noi a prescindere da ciò che accade nella nostra vita, che Dio è il nostro compagno costante.

Alla fine, inizieremo a sentire più profondamente la presenza di Dio, non solo accanto a noi, ma anche dentro di noi.

Alla fine, le paure e le ansie scompariranno e le relazioni interrotte inizieranno a ricomporsi. Dove una volta c'era solo un'assenza, ora c'è una Presenza calma, amorevole, curante. Sappiamo che non siamo soli. Le nostre tombe iniziano a svuotarsi e la gioia diventa di nuovo possibile.

La Risurrezione fa sì che la morte lasci il posto alla vita, l'impossibile diventi possibile, l'assenza divenga presenza.

Tutte le tue tombe possano divenire vuote!

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Giovedì, 14 Aprile 2022 08:41

Celebrando In Casa - Il Venerdi Santo

La Passione di Gesù
(Giovanni 18:1 - 19:42)

Inizio

Il Signore è qui, presente tra noi.
Siamo riuniti per questo momento di preghiera in comunione con tutta la Chiesa.

Preparandosi ad ascoltare la Parola

É giunta l'ora

In cui il Figlio dell'Uomo viene glorificato.

“In verità, in verità io vi dico:

se il chicco di grano, caduto in terra, non muore,

rimane solo; se invece muore,

produce molto frutto.”

Eterno Padre,

noi siamo il raccolto

frutto della morte di tuo Figlio.

Mentre ci raduniamo

intorno alla croce di Gesù,

facendo memoria del suo grande amore per noi,

ottienici la vita nuova in Cristo poiché

Egli è il Signore nei secoli dei secoli.

Amen.

Passione di Gesù secondo Giovanni

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Mercoledì, 13 Aprile 2022 13:22

Celebrando In Casa - Giovedì Santo

Lavanda dei piedi, condivisione del pane e del vino:

l’amore espresso nel servizio

Questa sera facciamo memoria del comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, della lavanda dei piedi e dello spezzare il pane della sua stessa vita, non solo a tavola, ma anche sull’altare della Croce, per la guarigione e il nutrimento del mondo.
La liturgia del giovedì Santo è una meditazione sull’intimo legame tra Eucaristia e l’amore cristiano manifestato nel servizio reciproco.
Cristo è presente non solo nell’Eucaristia, ma anche nelle gesta amorevole offerte agli altri attraverso la nostra persona.
Noi rendiamo ‘reale’ la presenza di Gesù in ogni sorriso, parola gentile e azione amorevole.

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Venerdì, 08 Aprile 2022 13:15

Celebrando in Casa - Domenica delle Palme

L’amore rivelato
(Luca 23:1-49)

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

Lettore 1 In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo:

‘Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re’. Pilato allora lo interrogò: ‘Sei tu il re dei Giudei?’. Ed egli rispose: ‘Tu lo dici’.

Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: ‘Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna’.

Ma essi insistevano dicendo: ‘Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui’. Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Lettore 2 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

Lettore 3  Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: ‘Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà’. Ma essi si misero a gridare tutti insieme: ‘Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!’. (Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio.)

Lettore 1 Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: ‘Crocifiggilo! Crocifiggilo!’. Ed egli, per la terza volta, disse loro: ‘Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà’. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano.

Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

Lettore 2 Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: ‘Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato’. Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadete su di noi!’, e alle colline: ‘Copriteci!’. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?’. Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

Lettore 3 Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: ‘Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno’. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

Lettore 1 Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: ‘Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto’. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: ‘Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: ‘Costui è il re dei Giudei’.

Lettore 2 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!’. L’altro invece lo rimproverava dicendo: ‘Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male’. E disse: ‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. Gli rispose: ‘In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso.’

Lettore 3 Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Detto questo, spirò.

[Qui si fa una breve pausa]

Lettore 1 Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo,

‘Veramente quest’uomo era giusto’. Così pure tutta la folla che era venuta a vedere

questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto.

Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

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