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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».”

Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectior Divina: Luca 10,21-24

Lectio

Martedì - 1ª Settimana d'Avvento

1) Preghiera

Accogli, o Padre, le preghiere della tua Chiesa e soccorrici nelle fatiche e nelle prove della vita; la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi e ci conforti con la sua presenza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 10,21-24
In quel tempo, Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono”.

3) Riflessione

Il testo di oggi rivela il fondo del cuore di Gesù, il motivo della sua allegria. I discepoli erano andati in missione, e quando tornano, condividono con Gesù l’allegria della loro esperienza missionaria (Lc 10,17-21).
• Il motivo dell’allegria di Gesù è l’allegria degli amici. Nell’ascoltare la loro esperienza e nel percepire la loro allegria, anche Gesù sente una profonda allegria. Il motivo dell’allegria di Gesù è il benessere degli altri.
• Non è un’allegria superficiale. Viene dallo Spirito Santo. Il motivo dell’allegria è che i discepoli e le discepole sperimenteranno qualcosa di Gesù durante la loro esperienza missionaria.
• Gesù li chiama “piccoli”. Chi sono i “piccoli”? Sono i settantadue discepoli (Lc 10,1) che ritornano dalla missione: padri e madri di famiglia, ragazzi e ragazze, sposati e nubili, vecchi e giovani. Loro non sono dottori. Sono persone semplici, senza molti studi che capiscono le cose di Dio meglio dei dottori.
“Sì, Padre, perché così a te è piaciuto!” Frase molto seria. Piace al Padre che i dottori ed i saggi non capiscano le cose del Regno e che le capiscano invece i piccoli. Quindi, se i grandi vogliono capire le cose del Regno, devono diventare discepoli dei piccoli!
• Gesù li guarda e dice: “Beati voi!” E perché sono felici? Perché stanno vedendo cose che i profeti vorrebbero vedere, ma non ci riescono. E cosa vedranno? Saranno capaci di percepire l’azione del Regno nelle cose comuni della vita: curare i malati, consolare gli afflitti, espellere i mali dalla vita.

4) Per un confronto personale

• Mi metto al posto della gente: mi considero appartenente al gruppo dei piccoli o dei dottori? Perché?
• Mi metto al posto di Gesù: quale è la radice della mia allegria? Superficiale o profonda?

5) Preghiera finale

“Io ti rendo lode, o Padre,
che hai nascosto i misteri del regno ai sapienti
e li hai rivelati ai piccoli”. (cf. Lc 10,21)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.