S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI (1566-1607) |
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INDICE
I. OPERE DI S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI NON INCLUSE II. MANOSCRITTI BIOGRAFICI INCLUSI NELL'EDIZIONE DI "TUTTE III. MANOSCRITTI BIOGRAFICI NON INCLUSI NELL'EDIZIONE DI IV. TESTIMONI POSTERIORI A LA MORTE DELLA SANTA ESERCIZIO SPIRITUALE [c. 1592-1593] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: Esercizio spirituale ch'ella faceva a Dio in ciascuna mattina con offerta di se stessa,
in: Puccini, Vincenzo, Vita della Madre suor Maria Maddalena de' Pazzi fiorentina, monaca dell' Ordine Carmelitano nel Monastero di S. Maria degli Angeli di Borgo S. Fridiano di Firenze, raccolta, e descritta dal molto Reverendo Messere Vincenzio Puccini, Governatore, e Confessoro del detto Monastero. Firenze: I Giunti 1609, 310-316.
Esercizio spirituale ch'ella faceva a Dio in ciascuna mattina con offerta di se stessa in: Scritture diverse appartenenti a S. Maria Maddalena de' Pazzi. Raccolta fatta da Carlo Filippo Barsotti [†1754]. Questo esercizio è originale di S. Maria Maddalena de' Pazzi. Il testo stampato corrisponde esattamente al manoscritto, l'italico è nostro. Data: terminus a quo: probabilmente verso aprile di 1592 (cf. VI 113), già che i temi e i termini s'assomigliano molto a quelli dell'estasi di quell'epoca; terminus ad quem: fu finito nel 1593 conforme il testimonio espresso di Suor Maria Cristina Pazzi (cf. Processo f. 797), che lo a trascrito: "Io Maria Cristina Pazzi Monacha professa affermo haver scritto quell'offerta e exercitio spirituale insieme con li Atti di Amor di Dio; havuti della pp.a Bocca della Rev.da Madre Suor Maria Maddalena de' Pazzi": Attestazioni di molte R.de Monache del venerando monastero di S.ta Maria delli Angeli di Firenze in Borgo S. Friano fatte sopra ciascun capitolo della vita stampata della Beata Madre Suor Maria Maddalena de' Pazzi [...] composta dal molto Reverendo Messer Vincentio Puccini, Governatore del Monastero. Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palch. II, 20, f. 596]. Esercizio Spirituale, ch'ella faceva a Dio in ciascuna mattina //310// Per l'ardente desiderio che hebbe sempre la Madre Suor Maria Maddalena d'accendersi maggiormente all'amore divino e di profittare nella perfetta Vita Religiosa, da se stessa compose, e notò un esercizio spirituale, il quale recitava ogni mattina a Sua Divina Maestà con indicibile affetto. E perchè da esso potrà il lettore apprendere non piccolo giovamento spirituale c'è parso bene il notarlo nella medesima semplicità, ch'ella lo scrisse, come segue: Prima segnandoti tre volte dirai: Benedicta sit Sancta Trinitas, etc. Poi farai l'esamina della coscienza tua offerendo il Sangue del Verbo. Dopo adorerai la Santissima Trinità, prima adorando l'eterno Padre, confessandolo Dio, offerendoti per tal confessione a dare la vita, e il sangue. Similmente poi adorando l'Eterno Verbo, e divino Spirito farai il medesimo; pregando ciascuna di esse tre divine persone, che vogliano adempire in te il loro //311// divino volere. Dipoi adorerai l'humanato Verbo confessandolo tutto Dio, e tutto huomo, offerendoti à dare la vita, e il sangue per tal confessione e verità. Dipoi adorerai l'unità della Santissima Trinità con atto di riverenza, facendo la medesima offerta di te stessa. Dopo questo rinnoverai la tua professione con la maggior purità, e semplicità d'affetto possible, promettendo ancora d'esser perfetta osservatrice della tua Regola, e costitutioni. Poi ti consacrerai alla Santissima Trinità, facendole una perfetta oblazione, e holocausto di te stessa, commettendo ogni tuo pensiero, intenzione, parola e opere interiori ed esteriori alla purità di Dio; pregandolo, che adempisca perfettamente in te quel suo divino, e amoroso volere per il quale ti creò e chiamò al perfetto stato della Religione. Dopo farai reflesso in te stessa, conoscendoti esser niente, ed elevando poi la tua mente in Dio ti godrai delle sue infinite perfetioni, e che egli solo sia quello, che è, ed inescrutabile, che non possa essere inteso ne capito da alcuna Creatura; godendoti, che tutte quelle creature, che sono in Cielo, e in terra, e tutto quello, che è, gli dia gloria, lo laudi e magnifichi; godendoti di sua infinità, che facendo esse creature quanto possono, niente fanno in comparazione di sua grandezza; //312// godendoti talmente ch'egli sia Dio, quale egli è. E conoscendolo essere il sommo bene infinitamente amabile per se stesso, desiderai amarlo con la perfezione con la qual l'amano tutti li Beati; e con quella che l'hanno amato, l'amano ed in eterno l'ameranno tutte le creature, e i Beati insieme, e con tutta quella perfezione Divina, con la quale ama se stesso, si è amato e in eterno s'è per amare, ringratiando S[ua] D[ivina] M[aestà] che amando ella se stessa supplisce al debito, che habbiamo con lei. Di nuovo adorando humilmente la Santissima Trinità gli offrirai tutte le sue divine perfezioni, di poi la perfezione, pienezza di grazia e meriti dell'humanato Verbo, quella di Maria Vergine, e di tutti i Beati, e ancora di tutti gli eletti, desiderando poter patire, e operare tutto quello, che si è patito, e operato, e in eterno si patirà, e operarà da tutte le creature, e per suo onore, e gloria; desiderando ancora in tutto il tempo di tua vita, e particolarmente in questo dì, di poterlo esaltare, lodare, magnificare, ed onorare, quanto l'esaltano, lodano, magnificano, ed onorano tutte le creature insieme, e tutti i Beati, e tanto quanto fà da se stesso in atto d'amore. Di nuovo facendo l'adorazione alla Santissima Trinità co'l più intenso atto d'amore, che potrai, ringratierai S[ua] D[ivina] M[aestà] del bene ch'ella possiede, rallegrandotene, e compiacendoti in esso, e //313// in tal modo lo ringratierai della gloria conferita all'humanità del Verbo, di quella conferita alla persona di Maria, e di quella, che hanno li Beati, e son per ricevere tutti gli Eletti. E così lo ringratierai di di tutti e' benefizii, grazie, e comunicationi, ch'egli hà conceduto, e in eterno è per concedere. E di poi lo ringratierai, che ti hà creato a sua immagine, e similitudine; redenta co'l sangue del suo Unigenito, sposata, e consacrata à se, e che ogni giorno ti dà se stesso, e di tutte le grazie, e comunicationi che ti hà fatto, e fà del continuuo, reflettendole in lui, godendotene, non per vederti arricchita di tali grazie, e doni; ma perchè con tali benefizi havrai maggior forze per servirlo, e onorarlo, offerendo l'humanato Verbo, e il suo sangue in ringratiamento di tante misericordie all'Eterno Padre. Qui t'accenderai in fervor di spirito, e verrai in desiderio d'unirti con questo tuo amabilissimo Iddio, il quale hai conosciuto, e conosci esser tanto grande, e immenso; e sapendo, e per viva fede credendo, che esso per sua infinita potenza, e liberalità può, e vuole unirsi con la creatura t'abbasserai in te stessa, conoscendo la tua viltà. Dipoi ti volgerai all'eterno Padre, e lo pregherrai, che ti voglia donare il suo Verbo divino, e quando te l'ha donato, ti rinchiuderai nel suo cuore, e quivi ti rilasserai in lui in unione di quella rilassazione, che //314// esso Verbo fece dell'anima sua in Croce, cioè quando spirò, e investita di esso Verbo rassegnerai la volontà tua nelle mani dell'Eterno Padre dicendo: Fiat voluntas tua, in unione della rassegnazione, che fece il Verbo nell'orto, e poi lo pregherai, che ti conceda, e fermi in te il suo eterno volere, offrendotele per figliola. Dipoi al Verbo chiederai l'Amore, offerendotele per isposa; e dopo al Divino Spirito, offerendoteli per sua discepola chiederai l'humiltà. Fatto questo offerirai il Verbo, e te stessa in esso Verbo all'Eterno Padre con tutte le sue divine perfetioni, anima e humanità, pensieri, parole, e opere sue, e insieme co'l fascetto di mirra della sua passione, e il prezioso Sangue suo, pretendendo di fare la detta offerta nel divin Tempio del cuore di esso Verbo, in unione d'una dell'offerte, che esso fece, stando in terra con noi, e farai la detta offerta per tutta la trionfante, militante, e penante Chiesa, desiderando offrire questa ostia co'l maggior affetto d'amore, che sia stata offerta, o sia mai per offerirsi da tutte le creature. E perchè l'Eterno Padre di essa offerta prende gran compiacimento ti riposerai in esso compiacimento, e quivi prenderai la Croce insieme co'l Verbo, con proposito d'andarlo seguitando sino alla morte. Dipoi farai al tuo Padre Iddio, Sposo, e Maestro li seguenti protesti: //315// Primo protesto d'eleggere la più alta humiltà. Secondo protesto d'adorare, e confessare l'unità della Santissima Trinità per quelli, che non l'adorono. Terzo protesto d'esaltare la povertà sempre in tutte le cose. Quarto protesto d'esser la più favorita degli aflitti, e tribolati. Quinto protesto d'edificare tutte l'opere interiori ed esteriori nelle piaghe di Christo. Sesto, d'esser rifugio dell'imperfetioni, che si commetono nell'abitacolo di Maria. Settimo d'esser lontana dalle cose del mondo, e da me stessa, quanto è lontano il Cielo dalla terra. Ottavo di godermi nel dispregio, e confusione, si come Iddio si gode in se stesso. Nono di godermi dell'esser di Dio, e della povertà di spirito, e patire piuttosto qual si voglia estremo partito, che impedire il prossimo, che non possa godere Dio. Decimo protesto di condolermi con Dio dell'offese fatte a S[ua] D[ivina] M[aestà]. Finito questo esercizio col tuo Dio te n'andrai alla Vergine Santissima, e l'adorerai di quella adorazione, che a lei si conviene. Dopo la pregherai, che ti faccia essere insieme con lei Madre, figliola, e Sposa del grande Iddio; Madre mediante la conformità della tua volontà con quella di esso Dio; Figliola per //316// il puro, e retto amore; Sposa per la fedeltà, e mantenimento delle promesse fatte à lui. Le offerirai poi tutto l'abitacolo suo (intendeva del Monastero) pregandola lo custodisca con quell'amore, che essa custodì il Verbo incarnato, e la sua stessa purità e Verginità. E in ultimo le farai questo protesto dicendo: Protesto à te Madre purissima, e Madre mia amabilissima, d'essere d'esser più tosto un'inferno, che non zelare sempre l'osservanza, e perfezione in me stessa, e in tutto l'abitacol tuo, cioè in tutte le figliuole tue, che si sono di presente, e per l'avvenire ci saranno. E dirai tre volte la salutazione Angelica in quel luogo, che à te piacerà. Dipoi t'offerirai al tuo Angelo Custode, pregandolo, che sempre ti custodisca, e gli farai questo protesto: Protesto di corrispondere all'interna inspirazione, e all'illuminazione divine. Alli Santi tuoi devoti, e a tutta la Celeste Gierusalemme farai quest'altro protesto: Protesto d'onorare, e riverire le feste, e reliquie vostre, e sopra ogni cosa imitarvi nelle vere, e sante virtù. DETTI E SENTENZE MEMORABILI in: Arch. Mon. Careggi, Serie I, s.c. [1582-1607] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: Claudio Catena, S. Maria Maddalena de' Pazzi, carmelitana. Orientamenti spirituali e ambiente in cui visse. Roma: Institutum Carmelitanum 1966, 131-143. Raccolta di detti e sentenze di Maria Maddalena de' Pazzi che si trovano nei manoscritti e che furono inseriti sparsamente nell'edizioni di 1609, 1611 e 1621 della Vita scritta dal Puccini. Una parte del manoscritto originale di questa raccolta, in fogli quasi cadenti, si trova nel monastero di Careggi in uno miscellaneo senza segnatura, in fondo a un armadio. Furono pubblicati per la prima volta in italiano in un appendice all'opera di Leone di S. Giovanni, Ristretto della serafica vita di S. Maria Maddalena de' Pazzi fiorentina dell'Ordine carmelitano [...] scritta in lingua francese dal R. P. f. Leone carmelitano [...] e trasportato nell'italiano dal Padre Giuseppe Fozi della Compagnia di Gesù, con l'aggiunta de' miracoli cavata da' processi formati per la solenne canonizzazione [...]. Bologna: Giovanni Recaldini 1669. Riprodotto da Claudio Catena. [Incipit] //132// Sentenze e detti generali tratti dalla sua Vita e da suoi scritti, utili a tutti, ma particolarmente alle persone religiose 1. L'anima unita con Dio è tutta piena di legami per di dentro e per di fuori, la fa apparire con sembiante sereno, senza giammai turbarsi per veruno accidente. 2. L'occhio della nostra buona intenzione tira a sé l'occhio divino. 3. Il sacrificio più gradito a gli occhi di sua divina Maestà è quel della buona volontà, essendo l'opere tanto più meritorie, quanto più volontarie. 4. È mestieri offerirsi al Padre eterno per figliuola, per sposa al Figliuolo e per discepola allo Spirito Santo. 5. Felici quelle anime che continuamente abitano e dimorano, e che fabbricano tutte le loro opere nel Costato aperto di Giesù Cristo. 6. Tutta la nostra forza, habilità e industria deriva dal Sangue di Giesù Cristo, il quale cangia il vecchio Adamo nell'huomo nuovo. 7. E non bisogna andare, ma correre; non bisogna correre, ma volare alla perfezione. 8. Il fervore è la fiamma, che dee accendere incessantemente tutti i nostri esercizi spirituali e le pratiche della nostra vita, non facendo mai per usanza, o per dettame di natura. 9. Quell'anima è più perfetta, la quale più veracemente desidera di honorare Dio e di fare in tutto e per tutto la sua santissima e amabilissima volontà. //133// 10. La sposa di Giesù Cristo dee assomigliarsi a savi del mondo i quali tengono nascosto il danaro. Et ella dee ammassare nel cuore i tesori delle buone opere, celate agli huomiui e scoperte a Dio solo. E questa è la maniera più sicura da tesoreggiare nel cielo. 11. Il più breve e più efficace esercitio da trarre Dio nell'anima è il dilungarsi infinitamente da qual si sia imperfezione, fuggendo l'ombra stessa del peccato. 12. Oimè! Noi dovremmo morire d'horrore udendo sol nominare il peccato. 13. Bisogna condolersi con Dio dell'offesa che si commettono contro la sua volontà. 14. Tutto ciò che dispiace a Dio è colpa, et è peccato. 15. La minima imperfezione, quando ella fosse delicata quanto un capello del capo, notabilmente impedisce l'intima unione con Dio. 16. L'anima dee avere due occhi interiori uno per conoscere l'enormità de' falli, l'altro per vedere continuamente i beneficii che la riceve da Dio, il poco profitto che ne cava, e che ogn'altro ne trarrebbe maggior utilità. 17. Gli occhi d'un anima religiosa non devono rimirare giammai altro oggetto che Giesù Cristo, il quale è la bellezza delle bellezze. E le sue mani sono maledette qual' hora esse s'impiegano in lavori profani. 18. In tutte le cose spogliatevi della propria riputazione e, per quel che tocca all'interno, cercate solamente la conformità con la santissima volontà divina. 19. Ne vostri impieghi esteriori non fate maggiore stima del vostro corpo che di una scopa o straccio da cucina, facendovi vedere per tutto indefessa, umile e rassegnata in tutte l'ubbidienze della superiora. 20. In tutto ciò che vi conviene fare, sia di dentro o di fuori sovvengavi di rivoltarvi a Dio con occhiate vive e amorose. Con somiglianti amorosi sguardi implorate il soccorso delle sue gratie. E pregate sua Maestà che si compiaccia di pensare, operare e parlare per voi e in voi ciò che sarà comandato. Offerite con ciò tutte le vostre azioni e tutte le vostre passioni ad honore di tutto ciò che ha operato e sofferto in terra il Verbo humanato. 21. Bisogna fuggire quanto sia mai possibile ogni esercitio, che ha del grande e dell'apparenza, perché quivi sovente s'agguatta l'orgoglio, e tanto più pericoloso, quanto più sia celato e occulto. Per lo contrario, l'operazioni vili e basse e di poco valore e stima agli occhi degli uomini sono di un alto prezzo e di un gran merito presso a Dio. 22. Tutte le azioni religiose debbono essere semplici, humili e modeste. 23. L'azioni che ci mettono in credito ci traggono facilmente fuori della carità del prossimo, per ogni poco che si Scosti dalla semplicità. 24. L'opere esteriori devonsi fare prontamente e diligentemente, senza scapito della vita interiore. //134// 25. Quando si è data sodisfazione nel principio di qualche azione esteriore, il finire il rimanente, senza tanta curiosità, è rara maniera di conservare l'humiltà. 26. L'ambizione d'una religiosa dee essere divenire dama e padrona delle sue passioni. 27. In qual si sia religione si dee chiedere a Dio cinque cose più che necessarie per appoggio e per sostegno: l'unione tra religiosi, la carità con Dio; l'ubbidienza puntuale; superiori somiglianti a David giusta il cuor di Dio, che mantenghino la semplicità e l'osservanza regolare; e che non mai si slarghi il voto della santa povertà. E che tutti quei che saranno chiamati alla religione siano come lume efficace illuminati, che lor faccia conoscere di qual'importanza sia l'annegazione della propria volontà e l'osservanza intera, puntuale, et esatta in ogni minima regola. 28. Gli ufficiali de' monasteri deono con carità e diligenza provedere a bisogni de' religiosi, rimirando però la sola necessità, e non havendo altro rispetto o riguardo. 29. Non negate mai cosa alcuna che vi sia richiesta, s'havete licenza di donare. 30. Bisogna continuamente offerire sé e tutte le creature con Giesù Christo all'eterno Padre. E questa è una eccellente preparazione alla santa Comunione. 31. Andate spesso a salutare e fare riverenza al Santissimo Sacramento dell'altare. 32. Io vorrei anzi morire che mancare una sola volta alla Comunione, se l'ubbidienza non contradice. 33. La santa trionfante Eucaristia è il nostro capitale e il nostro arsenale. 34. Christiani, sovvengavi quando andate al confessionale che non andate ad altro che a lavarvi, e lavarvi nelle Piaghe e nel Sangue di Giesù Christo. 35. Procurate che la vostra Confessione sia frequente, esatta, diligente, humile e piena di confusione. 36. Quando i sacerdoti vivon male, il sole si eclissa e la luce si trasforma in tenebre, riempiendo ogni cosa di disordine. 37. Ahi, ahi, ahi, quante anime sono dannate per non haver offerto per quelle il Sangue di Giesù Cristo. 38. Sol noi dovremmo desiderare di sofferire le pene stesse del purgatorio per salvare l'anime. 39. Egli è un peccato enorme il disprezzare l'Indulgenze, le quali sono il prezzo del Sangue di Giesù Cristo e le depositaria de' tesori della Chiesa. 40. Ciò che passa fra la sposa e lo Sposo Giesù non si può risapere che da coloro i quali sono netti e puri. 41. La pietà de' religiosi e delle religiose dee in questo mondo trattenersi e occuparsi attorno all'humanità sacrata di Giesù; perciò ella sarà nel paradiso uno de' principali oggetti della nostra felicità. //135// 42. Bisogna haver invidia alla terra del Calvario bagnata, e inzuppata dal Sangue di Giesù Cristo. 43. Tre chiodi hanno confitto il Salvatore in croce, tre nel seno della Vergine Madre e tre nel seno dell'eterno Padre. I primi furono: l'ubbidienza, l'humiltà e la conformità al divin volere. I secondi furono: la purità. l'amore e la conformità della Vergine al voler e gusto di Dio. Gli ultimi: la natura, l'uguaglianza, la compiacenza. 44. Gli esempi passati e presenti ci devono stimolare e farci viva forza. 45. Il maledetto rispetto humano è un lupo affamato, un leone infuriato, il quale si divora e ingoia la maggior parte dell'opere buone. 46. La virtù rende lo spirito dell'anima christiana sì perfettamente buono, che tutto converte in bene, non credendo mai cosa mal fatta nel suo prossimo. 47. Si vince ogni qualunque tentazione con la gratia di Dio, con la fedeltà e con la mortificazione, invocando i Santi protettori e scuoprendo ogni cosa a' superiori. 48. Immaginatevi che tutto ciò che fate sia l'ultimo atto di vostra vita, decisivo in una eternità di bene o in una eternità di male. 49. La durevolezza di una fabbrica dipende dalla sodezza del fondamento. E così un'anima cristiana, e molto più religiosa, non può perseverare se non fonda tutte le sue azioni e tutte le sue virtù nella semplicità e nella verità di Dio. Senza questi due fondamenti meglio sarebbe lasciar tutto e non praticare virtù, né intraprendere fabbrica di vita spirituale. 50. Il morire a sé e perdersi in Dio è un sicuro impegno per l'eternità. Detti e sentenze utili per quelli che entrano in religione 1. La vocazione alla religione è la maggior gratia che Dio possa fare a suoi eletti dopo il battesimo. 2. La religione è un paradiso terrestre nel quale l'anima si unisce con Dio più strettamente, partecipa più abbondantemente i tesori della Chiesa, gode una dolcissima pace che divinamente la imbalsama e la fa divenire una piccola deità in terra. 3. A venuti di fresco in religione bisogna seriamente inculcare quanto importi il culto e servizio divino, quanto debbano esser puntuali in tutto ciò che a quello spetta, vegliando sopratutto all'interno loro; e con quanta riverenza devano frequentare i sacramenti della Confessione e della Comunione per gradire a Dio. 4. Fa anche mestieri in questi primi tratti condurre dolcemente le novizie, e condurle a poco a poco e come per mano agli esercizi spirituali; bisogna animarle e con le parole e con gli esempi all'acquisto delle vere e //136// sante virtù. Bisogna far loro formare alta stima della loro vocazione. E per fine bisogna istruirle in quel che tocca alle regole e alle costituzioni che devono osservare. 5. O quanto sarebbe meglio starsene nel secolo, che dannarsi in religione. 6. Bisogna entrare in religione con purissima intenzione, e non esservi trascinato per forza o per fine e mondano interesse. 7. La Novizia dee abbandonarsi e essere come morta mani della sua madre maestra. 8. La religione è un traffico e un negozio: si guadagna cento per uno quando si sa maneggiare il suo talento. 9. La strada al paradiso più breve, più netta e più sicura è la religione. 10. Le due basi o gangheri della religione sono il fervore di spirito e'l disprezzo del mondo e di se stesso. 11. La religione purga, illumina e perfeziona tutto l'huomo interno et esterno. 12. Gli occhi della persona religiosa sono chiusi e serrati a tutte le cose della terra e aperti a quelle del cielo per non vedere che Giesù Christo. 13. Il fiele e'l miele debbono recarci lo stesso gusto, senza desiderare altro liquore che quello che stilla dalle poppe della religione. 14. Dopo che voi sarete vestita del sacro habito religioso prendete per massima e principio generale che non dovete giammai né pensare, né dire, né fare giammai cosa che non sia degna della nobiltà dello stato religioso. Detti e sentenze circa i tre voti religiosi 1. Tutto ciò che mancherà a religiosi in questa vita, sarà loro donato nell'altra. 2. Per infermo che voi siate, non prendete mai cosa che non sappia di santa povertà. 3. Le favole, le ciancie, le parole vane, donativi e regali sono all'anime religiose altrettanti lacci per prenderle e trarle giù nell'inferno. Per lo meno, è con gran perdita e diminuzione della loro gloria. 4. La povertà religiosa è poco ben conosciuta e anche meno osservata. 5. La povertà evangelica non solamente comanda che si lasci, ma che si doni quanto si ha. 6. Guai, guai, guai a chiunque introdurrà la vanità e la proprietà nella santa religione, particolarmente in quella dove regna la semplicità e la povertà. 7. Esaminatevi una volta il mese per vedere se il vostro affetto sia attaccato a cosa veruna, e tosto che il troviate, rinunziatela subito in mano alla superiora. //137// 8. O i trafficucci humani e mondani che trovansi talhora ne' monasteri, quanto impediscono alle religiose la maniera di trafficare con Giesù Cristo il cielo e l'eternità. E piaccia a Dio che al fine non impediscano anche loro la visione divina. 9. La castità è una rosa, la quale non isboccia che ne' giardini chiusi e fra le spine. 10. Ella è che fabbrica all'anima religiosa un trono d'avorio lassù nel paradiso. 11. O se si sapesse il suo merito e la sua eccellenza, tosto si rinchiuderebbe ne' monasteri. 12. Debbonsi baciare le serrature e le maniglie de' monasteri come custodi di si bianco giglio. 13. La purità e la castità debbono universalmente trovarsi in tutte le parti del corpo e dello spirito. 14. La purità non si trova che nell'anime le quali vivono con vita spirituale; e il contrassegno di una tal vita è non mai né parlare né udir male del prossimo, ma amarlo come se stesso. 15. La verità è sì pura che se si ammettesse miscuglio d'altra cosa ella non sarebbe più verità. 16. Non vi ingannate: non si può entrare nel tempio della purità che per quello della semplicità; l'una di queste virtù non si può acquistare senza l'altre. 17. Lo Sposo dell'anime pure conserva le sue spose fedeli in mezzo alle tentazioni disoneste, non meno che i tre fanciulli nella fornace babilonese. 18. Ogni più piccola imperfezioncella è gran macchia alla purità interna. 19. La purità divina s'acquista con la mortificazione interna et esterna, con la custodia del cuore, con la purità del corpo e con l'humiltà. 20. L'ubbidienza è il letto mistico di Salomone. 21. La perfetta ubbidienza richiede un'anima senza volontà, una volontà senza giuditio, un giuditio senza spirito, uno spirito senza occhi e che sia cieco a ogni altro, fuor che all'ubbidire a tutto il mondo. 22. La vostra ubbidienza dee esser accompagnata dall'allegrezza, dall'humiltà, dalla semplicità, dalla prontezza e dalla perseveranza. 23. Ohimè figliuole, udiamo la voce de' nostri superiori come se lo stesso Dio parlasse. 24. Il suddito dee estimarsi indegno d'esser comandato dal superiore, e così pure incapace ad eseguirne il comandamento. 25. L'ubbidienza che comandasse cosa contro la volontà di Dio, contro le costituzioni, contro la regola e contro il ben dell'anima, non è vera ubbidienza, ma una fantasima e un mostro. 26. Habbiate per perso quel giorno nel quale non havete ubbidito a niuna sorella. //138// 27. La persona religiosa non ha già donata la sua volontà a gli huomini, ma a Dio. Né l'ha donata a pezzi e a stracci, ma tutta intera. O qual sacrilegio dunque sarà il ritoglierla o farla in pezzi. 28. Una gocciolina di semplice ubbidienza vai più un milione di volte che un intero vaso di più fina contemplazione. 29. O sarebbe pur desiderabile che ciascuna e tutte le nostre azioni attualmente ci fossero comandate dalla Santa ubbidienza. 30. Ah buon Gesù! O quanta dolcezza sta rinchiusa in questa nuda parola: volontà di Dio. 31. Devesi una volta il mese dopo un serio esame prender castigo delle negligenze commesse nell'ubbidire e fare la volontà di Dio. 32. Uno de' principali obblighi delle persone religiose si è il farsi istruire nella pratica della sua regola e costituzioni, facendo tutte le penitenze che vi fossero specificate. 33. Devesi haver in horrore ogni maniera di singolarità, per piccola che la sia; perché osservare puntualmente la sua regola è la strada più dritta. 34. L'obbligo che ha ciascuno de' religiosi di osservare la sua regola e le sue costituzioni è sì grande e sì stretto, che deve vivere indispensabilmente e morire nella sua esatta osservanza, senza curarsi se questi o quelli l'osservino o non l'osservino. 35. Dio vuole che un religioso stimi altrettanto la sua regola quanto lui medesimo, perché la regola da lui ha proceduto. 36. Bisogna sforzarsi d'imprimere nell'anime stima grande della loro vocazione. 37. La maniera più efficace per acquistare gran tesori di meriti per la eternità è il ritrovarsi ogni dì regolarmente in tutte l'adunanze delle comunità. 38. La singolarità è l'ombra della morte. 39. Noi dobbiamo sforzarci sollecitamente di supplire e soddisfare per tutti i mancamenti che si commettono nel monastero, o casa religiosa. 40. Meglio sarebbe il mille volte morire che contravvenire alla minima delle nostre regole o costituzioni. 41. Altrettante volte che voi mancate all'osservanze regolari della religione, voi ferite Dio nella pupilla degli occhi suoi. 42. Considerate, o anima religiosa, che la Religione è un luogo sacro, che rappresenta un Collegio apostolico. 43. Ah, è certo, e senza dubbio, che egli è uffitio de gli Angeli il salmeggiare in coro. Anzi, la medesima lor purità non sembra pura abbastanza per cantare le divine lodi. 44. Ogn'altra meditazione o esercizio particolare è poco meritorio rispetto all'Officio divino. 45. E qual meraviglia? Dio assiste al coro e al salmeggiare con maniera specialissima, sì che sarebbe necessaria a noi la riverenza e purità angelica per lodarlo come noi dovremmo. //139// 46. Il buon esempio è uno dei più grandi honori che possa rendersi a Dio. Detti e sentenze toccanti a Superiori 1. Il superiore dee essere nella sua casa e monastero una tavola di virtù in cui vivacemente campeggino due ricchi colori; la dolcezza e la gravità. 2. Egli è, il superiore, in terra l'oracolo della divinità. E dee avere altrettanti occhi, quante ha anime a sua cura. 3. Egli dee prendere e consiglio e licenza da Giesù Cristo prima di dar alcun consiglio, o fare comandamento. 4. Il superiore non dee mai riprendere o castigare difetto alcuno senza averne prima avuta piena e intera cognizione. 5. Gli uffitii della religione si deono compartire con uguaglianza discreta, havendo solamente riguardo alla capacità e alle forze de' sudditi, non alla nobiltà del sangue o ad altro riguardo che puzza di mondo e sa di vanità. 6. Quando nell'elezione de' superiori e superiore si procede puramente e sinceramente, Dio loro concede una particolare assistenza dello Spirito Santo per governare e guidare i Sudditi. 7. O è pur grande la crudeltà de' superiori nel non esercitar punto i sudditi nella virtù. Questo è toglier loro l'occasione di molti meriti. 8. Non devono manifestarsi le grazie che Dio fa che a superiori, i quali sono i vicari e gli ordinari di Giesù Christo, ne' quali risiede la divina autorità. 9. L'unica maniera di chiudere una vita quieta con una felice morte è lasciarsi semplicemente guidare da superiori e operare sempre con la presenza di Dio. 10. È una grande astutia del nemico toglierei la confidenza co' superiori e impedire l'andare a trovargli per iscoprire loro le nostre tentazioni. 11. O è pur felice quella religione a cui Dio concede superiori buoni a operare e dire. Detti e sentenze toccanti a varie virtù 1. La virtù chiusa e riserrata, che non si comunica altrui, non è virtù. 2. In tutte l'azioni e pratiche di virtù dee proporsi per esemplare Giesù Cristo. 3. O anime, che desiderate fare gran profitto nella virtù in poco tempo; scegliete per maestro e per guida Giesù Cristo sulla croce, o nel sacramento dell'altare. //140// 4. Pur troppo è il vero che noi in tutto e per tutto dobbiamo imitare Giesù incarnato, il quale quaggiù non è comparso che in servitù e abbassamento. 5. O è pur la bella virtù l'humiltà! E ella che apre la porta del cielo, sodisfacendo per qual si sia de' suoi atti qualche debito de' peccati contratti. 6. I medesimi gradini che ci sbassano in terra ci sollevano in gloria nel paradiso. E quegli più chiaramente vedrà la divina essenza che si sarà abbassato più humilmente. 7. Dio su'l nulla dell'humiltà e semplicità religiosa crea un mondo di perfezioni. 8. Io ho per sospette quelle creature le quali sono in gran credito e stima, perché sono nominate e inalzate come anime grandi quando non le ama e stima se non qualcheduno. Per lo contrario mi rallegro di conversare con persone sconosciute e disprezzate. 9. S'io potessi o volessi dichiararmi offesa da qualche creatura, non sarebbe che da certe che fanno da spiriti alti e sollevati, i quali credonsi perfetti e rimirano tutti gli altri come polvere de' loro piedi. 10. Incolpare le proprie virtù e scusare i peccati altrui sono due buoni effetti dell'umiltà e proprietà dell'anima religiosa. 11. L'anima che accusandosi scuopre le sue colpe, merita che Giesù Christo perdonandogliene le ricopra col suo Sangue. 12. Scusarsi quando anche fosse taluno accusato a torto, è cessare dall'essere religioso. 13. O sarebbe di gran profitto se vi fosse una compagna religiosa particolare, determinata, la quale accusasse tutte le nostre colpe, senza perdonarne pur una. 14. La nostra perfezione sopra questi due poli s'aggira: nel desiderio li essere sottoposta a tutte, e nell'horrore di esser preferita né pure alla minima fra tutte. 15. Sarà la vostra patienza forte e allegra esercitandosi nella pratica di queste virtù come per la strada diritta del paradiso e dell'eternità. 16. La brevità di questa vita, che termina tutte le sofferenze, aiuta l'esercitio della patienza, atteso che è la perfetta imitazione dell'Incarnato Verbo. 17. Un'anima religiosa che cosa è ella? Una rocca inespugnabile. 18. La virtù senza prova, non è già virtù; e la patienza senza la sofferenza è una leggiera tintura, la quale sovente non ha che la scorza e l'apparenza del bene, invece dell'essenza. 19. Le afflizioni servono di purgatorio in questa vita e ci liberano nell'altra. 20. Quanto a me io non ho gran desiderio di andare in paradiso, perché lassù non vi è da patire, e mi dispiace che manchi questo sol punto nella perfezione della beatitudine. //141// 21. La virtù non ha di femminile che il nome, del resto ella è tutta forte e virile. 22. O qual vergogna! solazzare fra le rose, mentre Cristo cammina fra le spine. 23. Le carezze, e le delitie dello Sposo celeste, sono gli affronti, le croci e i tormenti. 24. L'allegrezza, il contenuto e la pace, sono le braccia, e le mani per accettare utilmente tutte le mortificazioni. 25. Ogni più eccessiva sofferenza riesce gloriosa e gustosa quando si rimira Giesù in croce. 26. La rosa non si coglie che dalle spine; e Dio di rado si trova in mezzo alle dolcezze e sentimenti delitiosi dello spirito, ma solamente in mezzo alla vera e soda virtù. 27. La vita di un'anima religiosa è la morte di Giesù Cristo. La quale ne pur vuoi gustare altro male, che il fiele della sua passione. 28. Non bisogna far più conto del suo corpo che uno straccio di cucina. 29. Quando i superiori non istimano dovere che tal uno usi austerità straordinarie per opporsi alle tentazioni del nemico, bisogna far orazione più lunga e più fervente dell'ordinaria. 30. La vostra orazione dee essere humile, fervente, rassegnata, accompagnata dalla perseveranza e da una profondissima riverenza, considerando che state alla presenza e che parlate a un Dio, avanti al quale le virtù celesti tremano per timore e per rispetto. 31. L'orazione è lo spirito della religione, non però ella mai deve servire di pretesto per veruna dispensa, perché tutti gli esercitii della religione e dell'ubbidienza, fatti alla presenza di Dio, sono altrettante orazioni. 32. Il frutto dell'orazione è la mortificazione. 33. O la gran gratia che ci fa Dio quando non ci esaudisce nelle nostre orazioni. 34. Tutte le nostre orazioni devono essere condizionate, non chiedendo a Dio altro mai che la sua amabilissima volontà. 35. La pace interiore è un effetto dell'orazione mentale e una mercé dell'unione che si fa con Dio. 37. Io volentieri mi priverei d'ogni qualunque sorte di gratia per cederla ai mio prossimo; ma non giammai della volontà di non offendere punto Dio. 38. Io non so come possa mai una creatura ragionevole offendere Dio deliberatamente. 39. Il comandamento nuovo, espresso e proprio di Giesù Cristo è di amarsi scambievolmente. 40. La compassione è figliuola della Carità. 41. Tutte le cose deon farsi in carità e per carità. //142// 42. Bisogna chiedere a Dio ogni dì altrettante anime quanti si fanno passi e posate. 43. La santa carità è ripiena di prontezza e di allegrezza, servendo al prossimo come allo stesso Dio, il quale stima come fatto a se medesimo ciò che per suo amore è fatto a suoi membri. 44. La vera prudenza di un religioso o religiosa dipende dall'intima unione che ella ha con Dio. E tutte le nostre forze e industrie si debbono trarre dal Sangue di Giesù Cristo. 45. La giornata che è passata senza qualche mortificazione è giornata persa. 46. L'anima vestita di carità è onnipotente. 47. Non è bastante il tacere delle labbra se non si osserva ancora il silentio del cuore. 48. Uno de' principali frutti della nostra comunione dee essere l'horrore delle grate e del parlatorio. 49. La religiosa non parlerà mai che umilmente, modestamente e di rado e per sola necessità, giacché uno de' capi de' quali s'ha a rendere conto rigoroso a Dio sono le parole otiose e inutili. 50. Non aprite mai le labbra a discorso che non sia stato prima considerato se puramente il fate per gloria di Dio, per utile del prossimo, e se all'hora è necessario il favellare. 51. Le parole di persona religiosa devono essere di verità, di mansuetudine, di giustitia. 52. Bisogna chiudere le labbra alle cose della terra se si ha a ricevere la rugiada del cielo, come le madreperle. 53. Ah, Dio del Cielo! O quanto doverebbe esattamente osservarsi il tempo del silentio, perché a pena ciò che dicessi all'hora può andar esente di colpa e di peccato. 54. Le parole della religiosa devono essere l'attrattiva de' cuori, e un esemplare di virtù. 55. La vostra conversazione sia dolce, allegra, humile, patiente, prudente e considerata. 56. Pensate che tutte le religiose con le quali voi conversate sono angeli in terra, immagini di Dio e spose di Giesù Cristo. 57. Immaginatevi ancora che ciascuna delle vostre sorelle è figliuola dell'eterno Padre, sposa del Figliuolo, tempio dello Spirito Santo, sorella degli Angeli. Non favellate mai di lei o con essa lei, se non come faresti con li suddetti. 58. La religiosa dee stimarsi indegna di conservare con le sue suore, anzi di baciar la terra la quale esse calpestano. 59. O se noi ripensassimo attentamente gli obblighi grandi ne quali ci pone il nostro stato, noi non ci fermeremmo mai né a udire mormorazioni, né a dire pur minima parola otiosa. //143// 60. Stimate o parlate d'altri in quella maniera che voi vorreste essere stimato e che si parlasse di voi. 61. Giammai non si dee scuoprire il difetto di chi che sia. 62. Con i superiori bisogna trattare con humiltà, con gli eguali con modestia, con gli inferiori con suavità e, con tutti, con dolcezza e con gravità. 63. Si dee rimirare il prossimo per quel verso che ha impressa l'immagine di Dio. Tanto che quando si scorge in altri qualche imperfezione, non perciò bisogna credere che il Signore lasci di compiacersi in lui per quella perfezione interna che noi non vediamo. 64. Habbiate gli occhi aperti alle virtù, e chiusi e serrati alle imperfezioni del prossimo. Molti più sparsi ne sono nella vita e ne' scritti della Santa. Questi però sono tanti e tali che possono, osservati, perfezionare ogni cuor cristiano, non che religioso. [Il fine] SUOR MARIA PACIFICA DEL' TOVAGLIA (1566-1627) COSE PARTICOLARI DELLA VITA DELLA NOSTRA DILETTISSIMA SORELLA IN CHRISTO, SUOR MARIA MADDALENA DE' PAZZI [1598] [02.04.1566-27.05.1584] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: Breve Ragguaglio della Vita della Santa Madre fatto dalla Madre Suor Maria Pacifica del Tovaglia per ordine del Benvenuti secondo confessore della Santa. Ed. p. Ermanno del SS. Sacramento [Ermanno Ancilli], in: Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Tutte le opere [...] dai manoscritti originali. Ed. a cura del Prof. Fulvio Nardoni. Vol. I. Firenze: Centro Internazionale del Libro 1960, 64-93. Cose particolari della vita della nostra dilettissima sorella in Christo, [Incipit] //65// Yhs M[ari]a Al Molto R.do in Christo Padre M[esser] Francesco Benvenuti, Havendomi alle settimane passate vostra Reverentia imposto che dovessi scrivere alcune cose particulare della vita della nostra dilettissima sorella in Christo, Suor Maria Maddalena, figlia di Messer Camillo de' Pazzi, del tempo avanti che entrassi nella Religione, ho fatto questa obedientia per gratia di Dio ben che imperfettissimanente e proseguito ancora di dire alcuna cosa del primo anno della Probatione sino a che fece la sua santa Professione, del che non ci era scritto cosa alcuna. E tutte queste cose che ho scritto li ho sapute dalla Reverenda Madre Suor Vangelista e da queste altre Madre che parlorno con la B[eata] M[emoria] della sua Honoranda Madre [carnale], Maddalena Maria [Buondelmonti], e da lei intesono e da altre persone che la conversorno mentre //66// era nel secolo [come io stessa]. E parte ancora ne ho saputo e ritratte da lei stessa nel parlarmi familiarmente e semplicemente, quale io ho notate e raccolte. È piaciuto al Signore farmi questo gran dono e gratia fuor d'ogni mio merito che io habbia havuto a conversare Suor Maria Maddalena non solo comunemente come tutte l'altre sorelle ma intrinsicamente e familiarmente e da lei liberamente mi sia stato conferito molte cose passate per il suo interno e molte altre viste e sentite nell'esterno, si de ratti e intelligentie comunicategli dal Signore come dell'operatione fatte da esso Dio con lei nel tempo della Probatione, circa le quale è piaciuto a Dio mi habbia qualche poco affaticare in scriverle e notarle, sendosi così contenti i miei Superiore e particularmente la R.da Madre Suor Vangelista principal guida di questa benedetta Anima, senza il cui consiglio e aiuto non ho mai scritto cosa alcuna e confesso in verità che per il mio poco lume e incapacità non harei mai saputo //67// dire e scrivere pure una parola. Ma principalmente l'aiuto divino e poi il conferire con la R.da Madre Suor Vangelista mi ha sempre aperto la mente in modo tale che con facilità ho potuto fare il tutto e con l'aiuto ancora della R. M. della R.da M. Suor Maria Maddalena Mori, la quale hebbe familiarità con la nostra Suor Maria Maddalena e scrisse gran parte de sua Ratti e intelligentie come benissimo sa V. R.tia e sotto le alle di queste due R.de Madre io son sempre ricorsa e tutto quello che ho havuto a trattare di questa così importante opera. So bene che per il mio poco spirito e negligentia ho commesso di molto errori e imperfetione si nelle cose passate come in questa presente, del che ne domando perdono prima a Jesu e poi a V.a R.tia pregando la sia contenta di correggere e emendare il tutto; e ancora aggiugnere se può sapere cosa alcuna per alcuna strada per che io mi //68// inmagino che rispetto a quello che si potrebbe dire questo sia niente. E humilmente gli domando la S.ta Beneditione raccomandandomi alle sua s.te oratione. Il Signore la feliciti. Del nostro Monastero S.ta Maria delli Angeli in Borgo San Friano il di 20 di Agosto 1598. Vostra in Christo figliuola Suor Maria Pacifica del Tovaglia* *Suor Maria Pacifica del Tovaglia, fiorentina, compagna d'infanzia di Maddalena e amica personale della famiglia, entrata però due anni prima nel Carmelo di S. Maria degli Angeli, fu la sua confidente più costante e intima, l'amica più fedele e la più incansabile delle scrittice dell'estasi e dei documenti biografici: non soltanto questo ragguaglio, ma anche la sostanza della prima biografia del Puccini fu scritta da lei. + [Nascita] Nacque Suor Maria Maddalena nella Città di Firenze il giorno di San Francesco di Paula Addi 2 d'Aprile 1566 [alle 18 ore (c. 12:00)]. Suo padre si domandò Messer Camillo di Geri de' Pazzi [†1597] e suo Madre Maddalena Maria di Messer Lorenzo Buondelmonti [†1590; cf. VI 13-16]. Hebbe nome alle Fonte [del battesimo] Catherina (1), per la madre di suo madre. Ma non sendo contenti e' parenti, parendogli no' havessi fatto conto della suocera, la cominciorno a chiamar' Lucretia per la detta, e così si seguitò sempre. Il che, quando sendo in età intese la fanciullina, gli fu di grandissimo scontento, sì perché haveva per male gli fussi stato levato il nome che haveva havuto alle Fonte, sì ancora perché portava gran devotione a Santa Caterina da Siena. E non era questo a caso, ma Iddio gli dava tal' devotione havendosi eletta questa creaturina per farla simile a detta gloriosa Santa in di molte cose, come si vedrà nel seguito della vita sua [cf. II 344; V 36.122, etc.]. Ci riferì suo Madre, che sendo gravida di questa figlia, non sentì mai gravezza o fastidio alcuno come nelli altri, così nel parto che fu felicissimo. Insomma (diceva lei) questa figlia né piccola, né grande mi ha dato mai un minimo dispiacere e disgusto ma sempre contento e allegrezza. Hebbe Maddalena Maria quattro figliuoli de' quali questa fu il secondo, però che il primo fu mastio [Geri (cf. VII 179-182; 187ss) †1618], e doppo cinque anni fece questa figlia unica di femmine, e ancor' che tutti gli altri [Alamanno †1587 (cf. V 42-46) e Braccio] fussino stati masti, nella nascita de' quali ordinariamente si suol' far' più festa, non dimeno //70// ci dicevono i suoi Genitori che nella nascita di questa lor' figliuolina fecion più festa, e segni di allegrezza che non havevon fatto nel primogenito figlio e alli altri dua che seguirno doppo lei, anzi ad alcuno non ordinorno confetione, e altre cose simile che usa il mondo nelle sua allegrezze e feste, ma solo a questa, segno che lei fra tutti gli altri doveva dar' gaudio alla Chiesa e Trionfante e Militante per la sua perfetione e santità. |
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[In casa paterna] [dal 25.02.1574 fino a 1578: come educanda a San Giovannino delle Cavalieresse] Non si dilettò mai questa figlia ne' suoi teneri anni de' giuochi e passatempi che in quell'età sogliono appetire e' fanciullini, nè se gli vedeva far' atti e gesti puerili, ma sempre fu grave e prudente, e più volentieri conversava con persone di età e spirito, da chi potessi imparare, che con suoi simili. Era desiderosa di sentir' parlar' di Dio. E però quando suo Madre e Madonna Margherita Buondelmonti, suo zia, si trovavano insieme a parlar' di Dio, la Lucretia non si partiva mai da loro, anzi se talvolta la mandavon via a passarsi tempo come piccola fanciullina, essa per obedire si partiva, ma si ascondeva in qualche luogo che le potessi udire e non esser' vista: e quivi stava tanto quanto duravono a parlar' di Dio e quando entravono in altro si partiva. E non si contentava in questa sua piccola età di intendere cose capace a lei, ma come io ho ritratto da lei stessa parlando seco che non se ne accorga, voleva intendere e domandava e interrogava suo Madre in che modo sono Tre Persone e un solo Dio; e come è stato sempre senza principio e sempre sarà eterno; e essendo un solo Dio come può essere in tutti e' lati; e altre cose simile della grandezza della Santissima Trinità, incapace a tutti gli intelletti e molto più all'età puerile. E questi erano e' ragionamenti che spesso haveva con suo Madre, a tal' che era sforzata qualche volta a farla tacere, e dirgli che intenderebbe queste cose quando sarebbe grande, e quando piacessi a Dio di //71// fargnene intendere. Essa per all'hora taceva, ma per essere tirata dall'istesso Dio a intendere la suo grandezza per condurla dove poi l'ha condotta a si alta perfetione e cognitione di se stesso (come si può vedere ne' sua ratti), spesso, dico, ritornava a' medesimi ragionamenti con essa suo Madre. E quando trovava alcuna cosa scritta che parlassi della Santissima Trinità si rallegrava molto e dilettavasi di leggerle. Fra l'altre, aprendo una volta un libriccino, trovò il simbolo di Santo Atanasio [Quicumque] e lesselo con grandissimo suo gusto; e parevegli tanto bella cosa, che andò correndo a mostrarlo a suo Madre che lo leggessi ancor' lei, e spesso ritornava a leggere il detto Simbolo. Avanti che io mi distenda più, io voglio dire una cosa che haviamo intesa ne' suoi Ratti ed è, che havendosi Iddio eletta questa Anima per sua particulare habitatione, e per aiuto dell'altre sua creature, infuse in lei, mentre ancora stava nel ventre, tre grandissimi doni: il primo, un' ardente carità e zelo della salute dell'anime; secondo, un grandissimo desiderio di unirsi con Jesu nel Santissimo Sacramento; terzo, un grande amore alla purità e desiderio della Religione [cf. V 37s]. E tutte e' 3 queste cose si son viste grandemente risplendere nella vita sua, havendo corrisposto a' doni di Dio. Cominciò dunque da piccolina a esercitare la Charità, e sendo in età di 7 anni, quando poteva dava delle elemosine, e di quello in particulare assegnato a lei, però che quando andava [nel principio alla scuola delle monache dette Poverine": cf. Processo ff. 768.1005; Cepari/Fozi, Vita (1669) 2] a imparare a leggere, dandogli suo Madre la merenda, lei se ne privava e davala per l'amor' di Dio a' poveri prigioni. E quando andava in villa [del padre, a Montemurlo, località di Parugiano (Prato)] esercitava grandemente essa Charità e zelo della salute dell'Anime in quanto poteva, però che insegnava a' figli de suoi lavoratori farsi il segno della Croce, dire il Pater noster, Ave Maria e Credo, gli contava la vita di Jesu, mostrandogli quante acerbe //72// pene haveva patito per i nostri peccati e per darci il Paradiso e cose simile. E questo faceva con tanto affetto che lassava e si privava di star' da Jesu nell'oratione per insegnare a quelle creaturine ignorante, perché in lei ardeva quell'amore e zelo della salute dell'Anime piani datagli da Dio nell'Anima sua. E tanto poteva in lei questa Charità che una volta, havendosene a tornare in Firenze, non cessava di lacrimare. Domandandogli suo Madre quello che haveva rispose che se se ne tornava a Firenze una figliolina di una lavoratora no' harebbe havuto più chi gli insegnassi; e tante furno le lacrime e pianti che suo Madre l'hebbe a menare seco quella figliolina [Giovanna Zanobetti] a voler' che essa si consolassi, e così essa ogni giorno l'educava facendogli ancora ossequii di Politia.
Amava tanto la Purità che gli dilettavano molto e' bambini in fascie e di tenera età, e quando ne poteva havere qualcuno volentieri gli prendeva nelle braccia considerando come erano creati da Dio, e come esso si compiaceva in loro non havendo ancor' macchiata la sua bella immagine e similitudine. Cominciò da piccolina a esser' ammaestrata dallo Spirito Santo, e fra l'altre cose mi ha conferito che si ricorda sempre da piccola e da grande haver' havuto nel cuor' suo un fermo e vivo desiderio di fare la volontà di Dio e in tutte le sua atione, sì interne come estern,e non haver' havuto altro fine che adempire esso divin volere. E sempre ha amato e esercitato in se la rettitudine, sincerità e purità di mente, attendendo sempre a drizzare l'intenzione a quel puro fine di solo piacere a Dio, faccendogli penetrare l'istesso Dio che tanto è buona e santa l'opera quanto è buono e santo il fine con cui si fa. Fu sempre deditissima all'oratione mentale e domandandogli io (pur' che non s'accorgessi, che lo facevo a arte) chi gli haveva insegnato e come faceva a fare oratione mentale, mi rispose che una volta suo //73// Madre gli disse che si facessi insegnare al Confessoro (che era il' Padre Andrea Rossi, della Compagnia di Jesu) come doveva fare oratione mentale (e quando questo fu, a quel che io ho potuto conghietturare, era in età di 9 anni). All'hora la fanciullina alquanto si vergognò che suo Madre gli havessi havuto a dire tal' cosa, parendogli haver' mancato di no' havere havuto quel lume e giuditio da se, e già (come mi disse) haveva cominciato a esercitare l'oratione mentale amaesttandola la Spirito Santo; ma era tanto secreta delle sua cose che suo Madre non se ne doveva esser' accorta o' vero fece per tentarla. La risposta dunque che gli dette il suo Padre Confessoro fu che leggessi il Padre Gaspar Loarte (2); di poi, posta in ginocchioni, dicessi l'antifona Veni Sancte Spiritus e il Confiteor; e poi si mettessi a pensare quello che haveva letto per spatio di mezz' hora. E mi diceva, conferendomi tal' cosa: Io mi ponevo là, sapendo che dovevo pensare a quel' che io havevo letto e lassavo fare a Dio. E Lui, per sua misericordia, mi donava quello che gli piaceva. Ma sapete, in quelle mente pure Iddio si compiace non sendo occupate da altri pensieri, però che io non mi ricordo d'haver havuto pensiero che svariassi dell'oratione, salvo che pensare in che modo e per quali vie io mi potevo condurre alla Religione, che anche questo era per Dio e per adempire la sua volontà perché per altro non mi son fatta Religiosa e questo fu il' fin mio. Mi disse ancora che non poteva star' sì poco all'oratione quanto gli haveva detto il Confessoro, ma che sempre la mattina faceva un' hora intera. E quando suo Madre andava fuora non chiudeva la fanciullina, come è costume, perché sapeva non era vaga di stare alle finestre e fare altre cose simile. Ma essa, quando si trovava così sola e libera, subito si rinchiudeva nell'Oratorio e //74// tanto quanto suo Madre stava a tornare, tanto essa stava in oratione. Dormiva la Lucretia in camera di suo Madre ma in una cuccia da se e la mattina per tempo si destava per sentire quando la Madre si levava. E subito che era uscita di camera, si levava ancor' lei e ponevasi dreto al letto in oratione. E per risentirsi più facilmente mandava la notte la coltrice da un lato del letto e dormiva sul saccone. Si concepiva nel cuor' suo, stando all'oratione, santi e celesti desiderii, aborrimento e dispregio del mondo, lontananza da tutte le creature e puri affetti verso Dio. De' sentimenti e gusti particulari non posso dir nulla, però che non volendola interrogare in modo che se ne accorgessi non ho potuto cavare altro. Domandandogli se sentiva difficultà nel fare oratione, mi rispose che qualche volta Jesu non se gli lassava trovare, ma voleva si affaticassi e imparassi a conformarsi con la sua volontà. All'hora dice che studiava molto di continuare e perseverare perché la continua oratione (cf. Lc. 18,1) è di gran profitto e utilità. E questo veramente poteva dire per esperientia e prova, perché in tal' modo si univa e transformava con Dio nell'oratione che si alienava da' sensi. Fra l'altre, una volta e' suoi di casa la cercorno per buono spatio senza poterla trovare, al fin poi la trovorno dreto a un letto che faceva oratione, e era in modo stabile e ferma che non vedeva e sentiva niente di questo mondo (3). E sì come fu questa volta così si può pensare fussi molte altre. Questa unione con Dio gli faceva venire in fastidio tutti e' diletti e piaceri del mondo e volentierissimo si stava ritirata e lontana dalla conversatione delle creature. E di questo il Signore gliene dette copia poiché, non havendo sorelle, non haveva anco con chi conversare simile a se. E quando pure haveva occasione, teneva modi e vie che se ne sbrigava. Come era quando l'anno //75// per vedere correre il Palio veniva molte gente a casa sua, onde essa, per non havere a parlare e farsi alle finestre a vedere tal' corso, pregava la Madre e quelli di casa che dicessero alli parenti e altra gente che non era in casa; e così essa era contenta dalla Madre. Onde la Lucretia se ne ritirava in un luogo secretissimo e quivi tutto il giorno se ne stava a fare oratione dove non potessi vedere o sentire cosa alcuna del mondo, ma solo stare attenta alla voce di Dio che gli parlava al cuore e ammaestrava internamente. Onde parmi che a lei si possa dare quella Beatitudine che dice David ne' Salmi : Beatus vir quem tu erudieris, Domine (Ps. 93, 12). Perché il lume e cognitione che haveva di Dio non l'acquistò in leggere libri curiosi, perché leggeva il libro de' Vangeli, che sempre gli ha gustato più che qualsivoglia altro libro (4), e certi altri libretti devoti come le meditatione del Granata, il P. Guaspar Loarte e il P. Fulvio Androtio. E sendo in età di 14 anni leggeva talvolta uno capitolo delle Meditatione di Santo Agostino (5), ma il tutto acquistò mediante la continua oratione (6). Fu sempre illuminata e zelante dell'honor' di Dio. Etiam da piccolina haveva questo stinto, che ancora non conosceva quel che era peccato o no, quando sapeva che suo Madre era comunicata e havessi poi il giorno, come accade, ripresi i suoi fratelli o' vero e' servi con voce alta e parole sopra mano, se ne prendeva grande afflitione, perché gli pareva che offendessi Jesu e l'havessi a scacciar' da se. E talvolta gli diceva che non facessi così, tanto timore haveva che non mandassi via Jesu dal cuor' suo. Anco gli pareva che facessi male in dimostrare alquanta più di affetione al suo figlio maggiore che alli altri. Quando sentiva bestemmiare non poteva ritener' le lacrime per il gran dolore che sentiva //76// e particularmente una notte lacrimò quasi sempre per haver' sentito dire a suo Padre certe parole mediante le quale gli pareva comprendere che Iddio fussi offeso e ancora ci fussi il danno di qualche creatura. Haveva molto più compassione a suo Padre quando gli havessi visto fare qualche imperfetione che a sua Madre, parendogli che esso fussi più bonario e se ne camminassi con una certa bontà naturale (come in vero era). Ma suo Madre, per esser' più illuminata e camminare spiritualmente, gli pareva ancora fussi tenuta a render' più a Dio. Era ancora molto compassionevole de' difetti che vedeva conmettere, scusandogli e ricoprendogli (se ben' era zelante come ho detto) e quando conosceva che alcuno havessi mala oppenione di qualche creatura si sforzava giusto il suo potere di cavargnene. Hebbe sempre gran desiderio di unirsi con Jesu nel Santissimo Sacramento; ed è questo uno di quelli tre doni che dissi di sopra havergli Jesu infuso nell'anima stando ancora nel ventre materno. E quando, per no' essere ancora in età, non si comunicava, haveva sempre questa sete. E quando era in Chiesa e vedeva comunicare suo Madre e la zia Maddalena Margherita, subito che havevon ricevuto il Santissimo Sacramento, questa figliuolina tanto faceva che s'inginocchiava nel mezzo di loro e pareva che la sentissi l'odore di quel' Sacratissimo Cibo. E il giorno, poi, no' si poteva levare d'intorno a suo Madre, sendo tirata da Jesu che sapeva haver' ricevuto la mattina. [v. immagine] Cominciò a comunicarsi in età di 10 anni (7) e sempre riceveva esso Santissimo Sacramento con gran' gusto e sentimento di Dio. Anzi mai lo ricevette senza esso sentimento sino a che, sendo poi Religiosa, il Signore fece prova di lei sottraendo da essa il sentimento della gratia sua, e tenendola per 5 anni continui in grandissime //77// tentatione e oppressione e afflitione di animo. E la mattina della Santissima Trinità addì 16 di giugno 1585, il suo Dio la lassò così abbandonata e derelitta [nella "fossa de' leoni"] onde la stessa mattina, havendosi a comunicare, diceva al Signore: Io ti ringratio, Iddio mio, che questa è la prima volta che io riceverò te senza gustarti e sentirti [IV 294].
Ritornando a' dire quando era nella casa paterna, dico che ardeva sempre in lei il desiderio di ricevere il Santissimo Sacramento; ma per ché era di poco animo temeva di dirlo alla Madre, ancor che da lei fussi amata tenerissimamente. E bene spesso vedendola andar' fuora per comunicarsi piangeva amaramente senza però dir' cosa alcuna; onde, accorgendosene essa talvolta, la consolava ma non sempre, perché, havendo animo di mandarla al mondo, non la voleva menar' fuora così spesso, onde il' Signore si compiaceva di tenerla cosi ansiosa e insieme penosa. Conoscendo la Lucretia il grandissimo dono che era questo, vi voleva andare con quella humiltà e reverentia a lei possibile, e si può comprendere in quel che segue. Sendo una volta in villa per le feste dello Spirito Santo, e dovendosi comunicare, ma per havere la Chiesa lontana e essere alquanto indisposta, suo Madre volse che andassi a cavalio, onde essa, vedendo questo, non poteva in alcun modo accomodarsi di andare a cavallo, e con tanto comodo, a ricever' la Maestà Divina per noi tanto annihilata nell'assunta Humanità. E questa consideratione tanto poteva in lei che la spingeva a lacrimare amaramente, e così fece per tutta la strada obedendo però alla Madre. Si può credere che maggiore fussi la pena del cuore che il riposo del corpo in prender' quel comodo. Fu parcissima nel vitto sino da' teneri anni come intendemo da Maddalena Maria sua Madre, però che prendeva tanto cibo quanto conosceva essergli suffitiente per mantenere //78// le forze. Ma per ché era di compressione debole e delicata, e' suoi genitori volevano che a lei si dessi sempre de' migliori e più sustantievoli cibi, ma di essi lei prendeva solo il necessario; e quando venivano le frutte in tavola, e altre cose dilettevole, essa si levava da mensa senza prenderne alcuna, e rarissime volte furno quelle che fu vista prender' tal' cose per la sua temperanza e parcità. Si dava anco la disciplina, ma io no' so quante volte la settimana, né che ordine si tenessi per ché non ardi' andar' più oltre quando seppi questo, acciò non s'accorgessi di quel ch' era. Ci ha referita Maddalena Margherita Buondelmonti, sua zia, che, sendo piccolina, faceva una treccia di gambi di melarancio, che hanno quelle spine, e poi con dua nastri se la legava in capo e tenevala la notte quando non era vista per inmitar' Jesu nel misterio della Coronatione di spine. E detta Corona gli fu poi trovata sotto la materassa del letto. Ha havuto sempre gran devotione a questo misterio della Coronatione di spine, e come si dirà al luogo suo, ricevette da Jesu, a guisa di Santa Catharina da Siena, la Corona di Spine [cf. III 75-78], sendo partecipe del dolore e pena del suo Sposo cor' un grande e quasi continuo duol di capo. [v.immagine] Fu sempre secretissima e ascose quanto più potette e' doni, sentimenti e gratie che gli dette il Signore, a tale che sua Madre spesso si doleva seco che gli fussi sì scarsa in dargli qualche consolatione spirituale con le sua parole, però che vedendo il suo modo di vivere e in lungo esercitio d'oratione, poteva pensare che havessi gran comunicatione con Dio. Ma essa non voleva portare il tesoro manifesto per fuggire il pericolo di essergli rubato. E anco per la sua humiltà non conferiva con sua Madre per ché, come ha poi detto a me, si prosumeva nel cuor suo che essa molto più intendessi, sapessi e gustassi che non //79// faceva lei. Se bene stava volentierissimo ritirata, non dimeno, quando haveva a conversare e trattare con alcuno, era benigna, mansueta e affabile, compatendo e condescendendo alle nature e qualità di ciascuno. E quando haveva a trattare con i servi di casa più presto pregava che comandassi. [" In serbo" a San Giovannino delle Cavalieresse] Sendo poi in età di 14 anni avvenne che suo Padre e Madre hebbono andare in Ufitio a Cortona. E non volendo menar con loro la Lucretia, la messono in serbo per uno anno nel Monastero di san Giovannino con consentimento del suo Padre Confessoro, che all'hora era il R.do P. Pietro Blanca, Rettore della Compagnia di Jesu. Il quale, conoscendo la perfetione di questa figlia e il desiderio che haveva del Santissimo Sacramento, volse che si mettessi in detto Monastero con questa conditione: che si potessi comunicare ogni giorno di festa, il che gli fu promesso dalle Monache e anco osservato per gratia di Dio. Passò dunque questo anno con molto profitto suo propio e anche delle stesse Suore, se ben nel principio permesse Iddio (per maggior' acquisto dell'anima sua, e honore di sua Divina Maestà) che patissì alquanto di persecutioncella da alcune di quelle Suore per non esser' del medesimo spirito e sentir' di lei, che, come è detto, essa si comunicava ogni giorno di festa contro l'uso di quel Monastero. Ma perché una Anima che veramente ama Dio non si contenta di esser' sola a honorarlo, ma si sforza di tirar altre creature, così essa eccitava e confortava l'altre a fare il medesimo che lei faceva. E anco perché Iddio gli dava gran lume e cognitione del perfetto vivere Religioso e osservantia de' voti, studiava di comunicare questo lume, spesso trattando con chi haveva più familiarità e fiducia dell'osservantia della povertà e obedientia e nel pericolo che sta chi promette a Dio tali cose e non l'osserva. A tale che, col suo esemplo e utili ragionamenti, che tutti sentivono //80// di Dio, si accese grande spirito e fervore in buona parte di quelle Suore. Ma quelle poi che non erono del medesimo sentire gli mostravon, con gesti e parole, che tali cose non gli piacevono, però che, quando la rincontravono, la risguardavono col volto turbato, dicendogli bene spesso queste parole: "Ecco la Gesuita, ecco la Teatina che è venuta qua per riformarci. Guarda se stiamo bene, se una secolare ci vuole riformare. Non se lo pensi, badi a se, e farà assai", e simil' cose. La chiamavon' gesuita e teatina perché sapevon che si confessava a' Padri della Compagnia di Jesu. Essa sentiva il' tutto, ma fingeva di non sentire, sopportando con gran tollerantia e prudentia, anzi con grandissimo giubilo e gaudio interno si gloriava di esser' fatta degna di sopportar' qualcosa per il suo Dio e per la verità. E quando gli interveniva di udir' simil' parole, non sendo vista, si inginocchiava ringratiando e lodando Iddio di tanto favore che gli faceva. Seguitava del continuo il suo solito esercitio dell'oratione, stando bene spesso 4 o più hore per volta in oratione, ritirandosi in certe stanze secrete e inhabitate di detto Monastero, per non esser' vista, dove anco spesse volte si disciplinava. Si stremò tanto il cibo in questo tempo, che indebolì molto le forze naturale, a' tale che stando in oratione, per la debolezza e fiacchezza no' haveva forza di star' ginocchioni, ma gli conveniva stare appoggiata e prostrata, perché, sendo di compressione calda e di poco pasto, haveva bisogno di prendere spesso il cibo, el' che lei non voleva fare per non si suggettare a cosa tanto vile e assuefarsi a poter fare del corpo suo quel che voleva. Ma pativa tanto in questo, che di molte volte si sentiva consumare e quasi che mancare del tutto per bisogno di prender cibo, massimo la state, che sono i giorni lunghi. Usava ancora questa temperanza non per //81// diletto che sentissi nel prendere il cibo (perché, come ha detto a me, non si ricorda mai haver sentito tanto gusto nel mangiare che gli sia stato necessario mortificarsi per questo), ma lo faceva principalmente per piacere a Dio, sendo questo stato sempre il scopo e fine di tutte le sua atione. E poi per potere esser vigilante la notte all'oratione e ancora per tal' fine, bene spesso dormiva sul saccone, levando la sera la coltrice. E lo poteva fare senza esser' vista perché stava in una cella sola. E la mattina per tempo, avanti che le Suore entrassino in camera, rassettava il letto per che non se ne accorgessino. Insomma, sopra tutte le cose esteriore di penitentie, ha messo sempre particulare studio nel poco dormire, perché usa dire (come in vero è) che faccendo qual si voglia atione esteriore, etiam il mangiare, si può insieme amare Dio, ma il dormire ci fà cessar' d'amare. E però tanto mal volentieri sempre ha preso il sonno. [Sono delle facoltà: cf. S. Teresa, Vida 16,1-4] In questo anno che stette in detto Monastero, il giorno della ammirabile Ascensione del Signore al Cielo [12 maggio 1580], essendosi ritirata in un luogo molto appartato per fare oratione, come era il suo solito, ricevette un segnalato dono dal Signore: e fù una gran cognitione della grandezza di esso Dio, e della comunicatione che fece in tal' dì alli Angeli Santi e a quell'Anime Beate che menò con seco e a tutti e' credenti che vivevano in terra, cioè alla Vergine Santissima, agli Apostoli e altri. Et fu accompagnata questa cognitione da un giubilo e gaudio tanto grande che era sforzata a gridare e esclamare a Dio con gran voce, ma non poteva esser' sentita. Et questo lo sappiamo in tal' modo, cioè che, essendo l'anno 1592 in eccesso di mente nel dì della medesima solennità [cf. VI 190], e parlando con la R.da Madre Suor Vangelista //82// della grandezza di esso misterio, gli domandò se si ricordava di quel gaudio che haveva sentito 12 anni indreto nello stesso dì; e domandandogli essa che gaudio voleva dire quel gran gaudio e giubilo, (rispose) che il Signore concesse, m'inmagino io, a tutte le creature, poiché lo sentì io, accompagnato da una gran cognitione della grandezza sua, insieme co' la comunicatione che fece di se stesso come di sopra è detto; e così lo sapemo, credendo essa che tutte le Creature l'havessin sentito. [L'efficacia del suo buono esempio] Finalmente fu tanto esemplare la vita sua in questo anno che stette in detto Monastero, e efficace le sua parole (benché fussin rare, perché parlava pochissimo) che fece gran profitto in buona parte di quelle Suore, come è accennato disopra, perché, indotte dal suo esemplo, si comunicava poi ogni giorno di festa 40 e 50 di esse; dal che ne procedeva in loro ferventi e accesi desiderii della perfetione propia e del vero vivere Religioso. Le indusse ancora ad esercitare la Santa oratione, e che quando si trovavono insieme alcune di loro (come uson' fare) si dovessero eccitare all'amor di Dio con utili ragionamenti o' vero cor' una letione di qualche devoto libro, e simil' cose introdusse fra loro, che altro non poteva uscire da un petto tanto pieno dell'amor di Dio. [La proposta della vocazione religiosa] Vedendo le Suore il' desiderio fermo e stabile che haveva di essere Religiosa, e conoscendo la sua bontà e perfetione, bramavon molto che si facessi quivi da loro e a questo frequentemente l'esortavono; al che da lei era risposto che non haveria sentito difficultà a elegger quella Religione e la lor' compagnia, anzi che l'harebbe fatto volentierissimo, se fussino state osservante e vivessino in comune. E esse aggiugnevono che co' l'aiuto e esemplo suo sarebbon forse venute a quello; e quando pure questo non fussi stato, gli promettevono di lassarla vivere in povertà senza tener nulla di propio; e che la Superiora si piglierebbe il carico //83// di lei e del suo vivere; e finalmente che no' harebbe pensiero nessuno di se stessa. Fece sopra questo la Lucretia lunghissimi discorsi seco stessa. Perché da una parte si sentiva ad esser quivi per l'aiuto che haveria potuta dare a quelle Religiose in ridurle alla Santa Osservantia, vedendo ancora in molte di loro grandissimo desiderio di tal perfetione e l'istantia che gli facevono, richiedendola che le volessi aiutare. E gli pareva, no' lo facendo, privarle di questo bene. Dall'altra banda era ritirata dal timore, e non ardiva mettersi a tal pericolo [cf. p. 85], non presumendo tanto di se e non si stimando meritevole che il Signore gli concedessi una tal gratia. Porse per ciò caldissime preghiere al Signore, pregandolo che la volessi illuminare a eleggere quello che era il voler suo, e faccendo oratione, se ben sentiva poter più in lei il timore di non si mettere a manifesto pericolo, ma eleggere un Monastero riformato, non dimeno, non volse fare ferma deliberatione se prima non conferiva il tutto al R.do Padre Pietro suo Confessoro. [In casa paterna] In tanto suo Padre e Madre tornorno d'Ufitio, e la cavorno di Monastero con poca sodisfatione per haverla trovata molto consumata [nel corpo] e mal' condotta per il modo di vivere tanto rigoroso che haveva tenuto in quell'anno. E fu di bisogno medicarla e proccurarla a voler che ricuperassi la pristina sanità e forze sua [ perché con le sue penitenze s'era ammalata a S. Giovannino]. Hebbe in questo tempo molte battaglie, circa l'esser Religiosa da' suoi genitori e altri parenti che non harebbon voluto che la fussi. Al che lei resisteva sempre gagliardamente e mai si sentì rimuovere dal suo fermo proposito, eccetto una volta, per breve spatio di tempo. Che hebbe un gagliardissimo affronto dalla sua zia, dove, per havergli addotto molte ragione appartenente in particulare alla sua Honoranda Madre, che lei amava molto teneramente, si sentì alquanto conmuovere, aggiungnendosi anco la tentatione e combattimento interno; ma con //84// tutto ciò nonne fece punto di dimostratione esterna. E ricorrendo subito al solito refugio dell'oratione, svanì ogni timore e fu tutta corroborata e fortificata nello Spirito. Abborriva grandemente la vanità e superfluità mondane e pregava suo Madre che la lassassi andar semplicemente; e vedendo essa il suo desiderio gli compiaceva. Ma doppo che fu uscita di Monastero, sendo in età di 15 anni, havendo pur animo di mandarla al mondo, gli fece una veste di drappo bianco come si richiedeva al grado e nobiltà sua, la qual cosa gli fu di tanta pena e dispiacere che, ogni volta che se la metteva, la bagnava tutta di lacrime. Perché harebbe voluto delle cose di questo mondo solo la necessità a inmitatione dell'Humanato Verbo, se bene, in quanto alla pura sua natura, amava le cose ricche e belle, ma lo Spirito e il' gusto che haveva di Dio e cose celeste superava la natura in lei. Stavano i suoi genitori pur tuttavia fermi nel proposito di non volere che fussi Religiosa e particularmente il' Padre, che camminava un poco più naturalmente e parevagli molto aspro che, havendo una figlia sola femmina (quale esso amava sopra tutti gli altri masti) e delle qualità che era, si volessi rinchiudere nella Religione [cioè, nel Monastero domenicano della Crocetta] e lassargli per sempre. Onde per questo la povera figliuola se ne stava afflitta perché ogn' hora gli pareva mille di potere entrare nella Santa Religione da lei tanto bramata. [L'elezione del Monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli] Si risolse un giorno (havendo fatto prima oratione) di parlare molto risolutamente al Padre. Onde se ne andò a lui e gli disse queste formate parole: Io vi dico, Padre mio, che io sono deliberata di prima lassarmi tagliar la testa che di no esser' Religiosa. Udendo queste parole il Padre tanto risolute, cominciò aa lacrimare e mai più gli dette molestia. Ma perché non gli dava il cuore di trattare questo negotio, per la tenerezza dell'//85// amore, lo rimesse tutto al R.do Padre Pietro [Blanca] suo Confessoro, al quale la Lucretia già haveva conferito quel combattimento poco di sopra narrato circa la eletione del luogo o' Monastero. E fu da sua Reverentia consigliata che no' si dovessi mettere a manifesto pericolo entrando in una Religione rilassata e larga, ma che eleggessi una Religione riformata e osservante come via più sicura [cf. p. 83], sì come ancor' lei si sentiva più tirata. E proposegli la Religion' nostra [cf. VII 82s], sì come ancora gli fu proposta da alcune altre persone spirituale, e insieme il' Venerabile Monastero della Crocetta, al quale si sentiva molto inclinata, per quel santo ordine che hanno di non si lassar mai vedere in tempo alcuno, parendogli questo uno mezzo efficacissimo di esser più lontana dal secolo. Ma i suoi Genitori no' si potevano accordare di no' l'haver' mai più a rivedere (ordinando così Iddio che l'haveva eletta in questo luogo); e anco da se stessa se ne discostò e voltossì al Monastero nostro quando sentì [da Madonna Camilla del' Tovaglia] che ci era la frequentia del Santissimo Sacramento, cosa che lei tanto bramava, sendogli [il nostro Monastero] anco molto conmendata da' sopradetti Padri della Compagnia di Jesu, che hanno sempre portato particulare affetione in Christo alla nostra Religione. Finalmente il R.do Padre Pietro, per conmessione di suo Padre come è detto, cavò la licentia dal Signore Vicario che potessi venire a stare parecchi giorni nel nostro Monastero a vedere se il luogo e gli ordini gli piacevano. [Ingresso nel Monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli] E così ci venne la vigilia della gloriosa Assuntione della Vergine Santissima, addí 14 d'Agosto 1582 (8), e ci stette 15 giorni. Nel qual tempo ci dette grandissima edificatione a tutte quante, per le virtù che si vedevono risplendere in lei e una certa gratia particulare che dimostrava in tutti li sua atti e parole. E in particulare conoscemmo la sua grande obedientia, però che, ancor che noi ci comunicassimo ogni mattina (cosa da //86// lei tanto bramata) e invitassimo ancor essa a fare il simile, non dimeno, per non haver licentia dal suo Confessoro di comunicarsi più che 3 volte la settimana, non volse mai uscire di questo ordine. Hora havendo essa diligentemente considerato gli ordini nostri, rimase sodisfatta parendogli che questo fussi il luogo quale Iddio gli haveva preparato. E perché ogn' hora gli pareva mille di vestirsi l'habito della Religione, no' se ne sarebbe voluta ritornare più a casa. Ma no' se ne contentorno i suoi Genitori, onde gli fù bisogno uscirne e stette a casa sua 3 mesi cioè sino alla fine di novembre. E il sabato avanti la prima Domenica dell'Avv |