S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI (1566-1607) |
RENOVATIONE DELLA CHIESA RENOVATIONE DELLA CHIESA. 7.1. Renovatione della Chiesa RENOVATIONE DELLA CHIESA Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: [7.1.] RENOVATIONE DELLA CHIESA.Ed. p. Fausto Vallainc, in: Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Tutte le opere [...] dai manoscritti originali. Ed. p. Fulvio Nardoni. Vol. VII. Firenze: Centro Internazionale del Libro 1966, 7-122. [20 luglio – ottobre 1586] [Sopra il mandato di scrivere queste lettere, v. Opere V 35s: "essendo il' dì di Santa Margherita, addì 20 di luglio 1586, in choro con l'altre suore a dire il' divino Offitio, di mentre che salmeggiava, fu in un subito rapita in spirito con nostra gran maraviglia, sendo che era stata più d'un anno senza havere di queste estasi e union con Dio, havendola il' Signore lassata senza il' sentimento e gusto della suo gratia per questi cinque anni della probatione. Ma come ci conferì poi lei, questo non fu ratto di consolatione e gusto, ma sì bene d'afflitione e dolore, però che in esso intese come il' Signore voleva, per insino a ottobre prossimo avenire, allentare un poco la sua probatione, cioè le tentatione e continue battaglie che haveva col' Demonio, e dargli di queste unione con lui per fargli intendere in esse quello che già gli haveva cominciato a mostrare avanti che entrassi in essa probatione, cioè l'opera della renovatione della Chiesa e particularmente de' religiosi, che esso gli mostra voler fare, mostrandogli ancora come ha eletto lei in aiuto a tal opera. Onde in questo tempo sopradetto spesso era rapita in spirito sopra tale intendimento, e per la medesima causa stette quattro dì e quattro notte del' continuo, eccetto il' tempo che diceva l'Uffitio divino e mangiava un po' di pane e beeva un po' di accqua al' suo ordinario, che era per breve spatio. //36// Scrisse ancora in astratione alcune lettere sopra tal materia (a similitudine di Santa Catherina da Siena) al' Sommo Pontefice, alla congregatione de' Cardinali, al' nostro R.mo e Ill.mo Cardinale e Arcivescovo di Firenze, al' collegio de' R.di Padri della Compagnia di Jesu, a quelli di San Francesco di Paula e a quelli di San Domenico, e ad altri pochi servi di Dio e religiosi privati. Ma questi ratti non gli erono di gusto e contento (come disopra è detto), anzi d'aflitione, perché non vorrebbe il' Signore la manifestassi alle creature, ma desidera starsene ascosa e ritirata. Et se bene ha un ardentissimo continuo desiderio della salute dell'anime, non dimeno aspira di aiutarle ascosamente e non in questi modi apparenti, quando il' Signore se ne compiacessi. E più volentieri mille volte il' giorno darebbe la vita (se fussi possibile), come spesso diceva, in aiuto loro, che havere queste intelligentie e fare una minima cosa apparente alle creature".] Renovatione della Chiesa Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palchetto II, 39//41// RENOVATIONE DELLA CHIESA //43// YHS M.a Al' Nome di Jesu Ch[ris]to crocifisso, e di Maria Dolciss[im]a In questo libro si contiene una intelligentia che comunicò il Signore alla nostra diletta sorella Suor Maria Maddalena de' Pazzi, monaca nel nostro monasterio di Santa Maria delli Angeli in Borgo San Fr[id]iano sopra l'opera della renovatione della Chiesa, mostrandogli come haveva eletto lei a manifestare e ad aiutar tal opera; onde scrisse alcune lettere in astratione di mente al Sommo Pontefice e altri Prelati e Servi di Dio per conto di tal renovatione come si vedrà. Stette in ratto sopra tale intelligentia 4 giorni e 4 notte continue, cominciando il dì 11 d'agosto 1586 e durando sino alli 15 detto; nel qual tempo non stette fuor di ratto se non tanto quando diceva l'Uffitio, mangiava un poco di pane, e beeva un po d'acqua, e dormiva un hora fra giorno e notte. In detto ratto parlò al solito di molti altri (se bene stava molte hore anco senza parlare); ma n'haviamo scritto solo un poco di //44// sustantia, sì per la veementia del dire che talvolta non potevamo pigliare le proprie parole; sì ancora perché diceva molte cose che non s'intendevano, onde, per non dire una cosa per un' altra, l'havian più presto lasciate. Non fu questo ratto a lei di gusto e contento, anzi d'afflitione, perché non vorrebbe il Signore la manifestassi alle creature, ma desidera starsene ascosa e ritirata. Et se bene ha un ardentissimo desiderio della salute dell'anime, nondimeno aspira d'aiutarle ascosamente e non in questi modi apparenti; e più volentieri mille volte il giorno darebbe la vita, se fussi possibile (come spesso diceva in detto ratto), in aiuto loro che havere queste intelligentie e fare una minima cosa apparente alle creature. Il dì 11 sopradetto, in giorno di domenica, fu dunque rapita in spirito e, doppo che fu stata alcune hore senza parlare, disse le sequente parole dolendosi col Signore: ----- "Dhe amoroso Verbo, dhe dimmi, che m'hai conferite tante cose fra te e me, e hora perché vuoi al contrario?" ----- Si condoleva col Signore che la facessi parlare in ratto, e gli domandava la causa; onde intendendola diceva: "Ha, che lo fai perché ben vedi quanto mal agevolmente mi condurrei a manifestare tal cose, e perché conosci il mio debol figmento. ----- Ancora, perché più facilmente credono a te quando parli in me. ----- Ancora, per manifestargli il ben loro. Lo potresti fare per altra via, ma ti compiaci per questa. ----- O Dio, tanto grande che non puoi essere inteso, e ti fai //45// suggetto a una minima creatura, Dio mio! ----- Quem quaeritis (cf. Jo. 18,4.7) filii hominum? O quante varie, Iddio mio, sono le persone che cercon te, quanto varie potrebbono esser le risposte che saranno fatte a te. Chi cercate? Vorrei poter risponder per tutti: la verità; ha non posso dir di me di cercar la verità, che altre sarebbon l'opere mia. ----- O di quanti si potrebbe mutare il nome e non dire verità' ma vanità! O sì, sì. --- O verità infallibile, non puoi mancate a te stesso; e si come non puoi mancare a te stesso, non puoi mancare anco a quell'anima che aspira verità. "Quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum (Sl. 41,2). ----- Tu, humanato Verbo, sei come cervo assetato; e tale è la creatura tua che intende il voler tuo. ----- O Dio, chi non lo prova, non lo può intendere; ma chi si trova assetata ritorna sempre al fonte; ma si meraviglia chi non ha sete che si torni sempre qui, perché no. Ma come si può fermar l'anima di cercare altre anime, le quale, per modo di dire, ama più che se stessa? Ma chi penetrassi di quanta importantia è un'anima, non si maraviglierebbe che sempre tornassi a intendere il volere e opera tua. ----- Tale ansiosa sete hebbe l'humanato Verbo in cercare la creatura sua, rimirando sempre in quel che lo mosse a venire a ricercare essa creatura, che non fu altro che amore, e non passò mai un minimo spatio di tempo mentre che visse con noi in terra che notte e giorno non si affaticassi per ricondurre la creatura a sé e finire l'operation sua. ----- "Aspice, guarda in te stesso, e Respice in faciem Christi tui (Sl. 83,10). Hai ha risguardare ne tua ministri, che sono //46// la faccia del tuo Cristo. Hai a risguardare e non guardare, perché altra cosa è risguardare e altra guardare. Molte cose si guardono, e poche si risguardono. Quando si risguarda una cosa, è segno che s'ama o, se non s'ama, si vuol fare giuditio di essa. ----- "Questo tuo risguardo fa a guisa del sole che riscalda e fa fruttificare. Così l'anima che risguardi, fai fruttificare nel cuor suo il tuo volere; e non è cuore tanto addiacciato che essendo risguardato da te, non sia riscaldato dal' intima charità tua. ---- Grata e grande, grande e grata è l'opera tua. ---- Grande e innumerabile son l'opere che si contengon nell'opera tua, Iddio mio. ----- Giovino le parole e penetri il Sangue tuo, Jesu mio! --- "Dio di bontà sommo, di potentia incredibile, di sapientia ineffabile; Dio eterno, scrutator de cuor nostri, sustantia del tuo essere, tranquilla unità e unita tranquillità, dhe dimmi quanto hai amato la creatura tua, tratta di te, quanto l'ami e quanto l'amerai. ---- Tanto l'hai amata che gli hai dato l'essere, creata e ricreata. ----- "Non conosce essere amato da Dio quello che ama se stesso; non si rende atto a esser amato quello che non va con ogni sincerità, senza simulatione alcuna con Dio e con le creature. Non si rende atto a esser riamato e glorificato da Dio quello che non si quieta in tutte le cose; non dico solo in quelle fatte da Dio, ma ancora in quelle fatte dalle creature. Etiam se havessi la confusione che è nell'inferno, però bisogna quietarsi in tutte le cose, e così si rende atto a esser amato e glorificato da Dio. --- "O bone Jesu, son ciechi gli occhi nostri, e offuscati, e non vegghiam lume. E chi potrà scampar tanti lacci? Bisognerà bene haver l'occhio puro a non esser preso, e //47// esser forte a non esser superato; però dà lume, Iddio mio. --- La nostra cecità nasce da un humore che cade in su la pupilla dell'occhio nostro, però bisogna havere una continua lima d'un lume e gratia particulare. ----- La quale superfluità d'humore nasce da un intimo amore delle cose terrene; ma non lo vò chiamare amore, anzi odio, perche ci priva del vero amore; e tal superfluità è o dalla natura, o dalla gratia, o dalla sapientia e scientia acquistata. ----- La superfluità della natura non è altro che un appetito e desiderio del proprio comodo. ----- La superfluità della gratia è un ammantellamento che si fa del desiderio dell'unione e gusti delle cose divine, e chi ha tal desiderio non è perfetto perché si ferma ne doni e non nel donatore. ----- La superfluità della sapientia e scientia e altri doni acquistati, è la maladetta vanagloria; e tutti a tre questi humori sono a guisa d'un panno grosso che si pone sopra la pupilla dell'occhio del nostro intelletto, il qual fa che non conosciamo Dio, ---- a tale che se per virtù di quello ardente fuoco ch' arde nel petto divino non fa distillare quel Sangue per mezzo dell'humanità, non si leverà mai tal cecità da nostri cuori, che pur ce n'è in tutte le creature. E a questo non ci è rimedio se non la tua charità, Dio mio, e il tuo Sangue. ----- Grande è l'opera tua". ----- Nella sequente intelligentia gli è mostro come la sposa Chiesa rinnovata farà spiritualmente, per similitudine, l'operatione che fece il Verbo humanato da che s'incarnò sino a che ascese al cielo glorioso. "In tal renovatione ci ha concorrere tutte quelle persone che concorsono all'incarnatione del Verbo. ----- //48// --- E nove chori delli Angeli ha passare questo Verbo che ha fare tal renovatione. ---- L'auttorità che tiene il Vicario di Christo è il Verbo, perché esso à far tal renovatione sì in quanto a virtù, ma non in quanto a presentia. E l'istesso Vicario è Maria, che ha dare il consenso, perché se non acconsente Maria non si può fare la redentione, e per consequente la renovatione. Ma ben bisogna lo faccia noto la fortezza di Dio, sì. ----- "Cinque parole hanno a dare e attrarre quello ch'ha fare tal renovatione, e se non ci sono, non ci potrà essere né potere, né sapere, né volere. ----- Cinque voce hanno a sclamare nella santa Chiesa, qual saranno 5 gradi di persone che sono in essa. ----- Il primo à essere il Vicario di Christo. Il 2º, tutti gli altri religiosi. Il 3º, le religiose. Il 4º, e secolari, quelli però che hanno lume. Il 5º, lo stato de coniugati e continenti. ----- La prima voce ha sclamare povertà; la 2ª: charità; la 3ª: purità; la 4ª: patientia; la 5ª: perseverantia. Con queste 5 virtù s'ha renovare tutta la santa Chiesa. --- "O Spirito di bontà, ---- è più degno l'imbasciadore della renovatione che della redentione, perché lo Spirito Santo è quel che lo fa noto alle sua creaturé, e è differente quanto il servo dal Signore. ----- Il Sangue dello svenato Agnello è quello che ha obbumbrare, quello che ha concepire il Verbo e farlo fare tutte l'opere di esso. ----- "E nove chori delli Angeli sono nove gradi, o nove privilegii che deve lasciare e come Vicario di Christo tenere, perché bisogna farsi infermo con gli infermi (cf. 1 Cor. 9,22). ---- Il primo, l'honore delle creature. Il 2º, il rigor della giustitia. 3º, parte delle sua ricchezze. 4º, non aver compassione de sua propinqui, che come Pontefice gli sarebbe posto mente, sì, sì. 5º, il suo proprio consiglio, perché con San Girolamo bisogna che sia preparato alla reprensione di un fanciullino di un anno, però che chi è quello che da se stesso possa esser suffitiente alla sua propria salute? 6º, il rispetto della sua propria religione. 7º, non come sommo Pontefice, esser humile con tutti, e procedere e risponder con benignità. 8º, escludere ogni proprio interesse. 9º, pronto a por la vita. Le quali cose, per esser sommo Pontefice, non parrebbe se gli convenissino; ma se vuole conseguire tal renovatione, bisogna che tutti i rispetti, o gradi che ce li voglian chiamare, sopradetti, gli lasci. ----- "O Jesu mio, dhe fa sì che sia concorrente a quel che veggo essere il tuo volere! ----- Jesu mio, purché sia fatta la tua volontà. Omnia possum in eo qui me confortat (Fil. 4,13). ---- Providentia dell'eterno Verbo. --- Tutte le cose fai con infinita sapientia; e quanto più alli occhi nostri paion difficile, tanto più fai che condescendino al tuo volere. ---- Iddio mio, se havessi acconsentito al primo tuo moto, sarebbe stato conosciuta tanto l'opera tua? Certo no. ----- Et questo prolungare del ministro tuo c'è sotto tanta tua providentia che creatura nessuna mai se lo potrebbe inmaginare. ----- Omnia in sapientia tu fecisti" (Sl. 103,24). ----- Voleva dire dell'ill.mo e r.mo Cardinale e Arcivescovo nostro di Firenze che haveva a venire qui al nostro monasterio, al quale lei //50// intendeva havere a far noto tale operatione, come poi fece quando ci venne, che fu a 29 di settembre prossimo. ---- "Ne vien poi questa Sposa tutta baldanzosa e addorna dinanzi a te, attraendone un fonte di latte per poter purgar le macchie che poi si faranno, però che sempre ci sarà che più purificare; e per dare ancora nutrimento a piccoli parvolini, che sempre ne surge su di nuovo, e non hanno denti da masticare il pane. ---- Essa si andrà ingrillandando de già calpesti fiori e smarrite fronde. ---- Ma è ben necessario accender la lucerna per ritrovar questa dragma e invitare e vicini e convicini (cf. Lc. 15,8ss) e quelli che già m'hai mostro, e si verrà ritrovando il già smarrito anello. ----- Ma sì come nell'accender la lucerna si dura fatica, così a ritrovar l'anime smarrite bisognerà durar fatica. ----- "A ricercar della dragma s'affatica tutto il corpo e si abbassa; così i veri servi di Dio per riunire quelli già consecrati a te, Iddio mio, si hanno abbassare, hanno affaticar l'occhio dell'intelletto con cercar d'intender qual sia il voler tuo e quel che è necessario all'operation tua, hanno adattar le mane in continue e sante operatione, hanno a muovere e piedi con infocati affetti. ----- Et ci sara necessario che ci sia le nutrice di tal forza che possin prendere i deboli e infermi sopra le proprie spalle. ----- Ma, Iddio mio, se il principio doppo la fatica viene, non dubito del perfetto e desiderato fine ---- "In luogo dove cantorno Gloria in excelsis. //51// canteranno gli angeli terrestri, ma non per la natività del Verbo, ma sì bene per haver ricuperato la bellezza e decoro la sposa di esso Verbo. ---- I pastori adororno il Verbo humanato. ----- I pastori si inclineranno al Vicario di esso Verbo; e sì come a essi fu annuntiato la natività del Verbo dall'Angelo, sarà annuntiato di città in città, di luogo in luogo, da sacerdoti a tutti gli altri la rinnovatione di essa sposa Chiesa. ---- "Fu adorato poi da Magi; e essa nuova Sposa, non nuova ma ricuperata la sua bellezza, sarà adorata e reverita da tre re, perché tutti i prelati che hanno dignità ecclesiastica saranno sforzati, intesa che l'haranno, a inclinarsi ancor loro al Vicario di Christo in terra e offeriranno tre doni: l'oro delle ricchezze, se non tutte in parte; l'incenso dell'oratione, e la mirra del vivere continente e castamente. ---- "Offerisce Maria il piccolo e grande Verbo incarnato, la cui grandezza riempie la terra, e il cielo non è capace. Offerirà la santa madre Chiesa il piccolo, grande e meraviglioso frutto; di chi? Di tanti christi già persi e hora ritrovati con le colombe e tortore delle verginelle a Dio consecrate. --- "Maria perde il suo amabil figliuolino e lo ritrova fra dottori; la Chiesa, poi che sarà rinnovata, perderà il suo figliuolino, che, è quel puro e semplice vivere che sarà in alcuni nel principio di essa rinnovatione, ma lo ritroverrà fra dottori nella sapientia e scientia acquistata pure in Christo crocifisso ---- "È battezzato poi il nostro Christo; e in che modo sarà battezzata la sposa Chiesa, se non che quell' anime che una volta sono state lavate nell'acqua e nel Sangue mediante il santo battesimo, si rilaveranno di nuovo nel //52// Sangue per ricuperare la già perduta veste dell'innocentia? ----- "Andossene nel deserto lo amoroso e humanato Verbo. Andrassene l'amorosa e rinnovata Chiesa, cioè gli habitatore di essa andrannosene nel deserto dell'amoroso costato, da tanti pochi habitato, et parte nel deserto della celeste patria; dove quelli che saranno nel costato patiranno e sentiranno la medesima tentatione del Verbo, ché verrà lor fame dell'union con Dio e bisognerà che rispondino quel che rispose il Verbo; che non solo con l'union sua s'honora, ma con la conformità della volontà, come di non solo pane vive l'huomo (cf. Lc. 4,4). ---- "Il nostro Christo fece molti e varii miracoli, sanando infermi, resuscitando morti, illuminando ciechi. Così la virtù del Sangue dello Sposo di essa Chiesa farà molti miracoli, sanando dalle infirmità de peccati, resuscitando dalla eterna perditione, illuminando con dare il lume acciò che possino vedere e godere la vision di Dio. ----- Predicherà con l'esempio e ancora col Verbo, perché non mancherà fra gli habitatori di essa Chiesa chi harà sapientia e scientia. ----- "Lascia lo sviscerato Verbo se stesso per l'amore che tiene incluso in sé; così l'amorosa Chiesa lascerà se stessa per l'amore che terrà in sé, perché gli habitatori di essa mediante la charità saranno ansiosi di dar la vita per Christo. ----- "Andò il nostro Christo alla passione, dove tanto patì in modo che fu affisso in croce. Andrà alla passione la sposa Chiesa quando verrà antichristo, che sarà battuta da falsi profeti, sarà coronata di spine dalli amatori //53// dell'iniquità, sarà ancor lei confitta in croce da quelli che non vorranno credere nell'amoroso Crocifisso. Sarà sepolta quando tanti sua figli si partiranno da lei lasciando la fede, e andranno a antichristo. Resusciterà gloriosa quando Dio con la sua potentia ucciderà esso antichristo. ----- "O buono Iddio grande è l'opera tua! ----- O amoroso Verbo, gran virtù si converrebbe havere a chi ha trattare l'opera tua! ---- O bontà dolce e infinita, bisogna che concorra tu, anzi che tu stesso sia l'operatore nelle creature tua. ----- Et se non seguirà l'opera tua, non sarà già perché non sia il voler tuo, ma per mancamento di dispositione nelle creature tua. ---- Grande è lo Dio nostro e investigabile le vie sua, ma amorose l'opere sua, e anche ascose. ----- Opera Dei abissus multa". ---- Et così fornirno li ratti de sopradetti quattro giorni sopra l'intelligentia dell'opera della renovatione della Chiesa. Et temendo questa benedetta Anima che tale intelligentia non fussi inganno, per non vedere principio alcuno di adempirla (ancor che havessi inteso che se ciò non seguiva di presente sarebbe stato per mancamento di dispositione nelle creature), la conferì al nostro r.do Padre governatore e confessore, Messer Francesco Benvenuti, canonico e penitentiere del duomo, e al r.do Padre frate Angelo [Pientini: cf. infra pp. 55-61] del' ordine de Predicatori, insieme col r.do Padre Niccolò Fabbrini, fiorentino, rettore del collegio di San Giovanni evangelista della Compagnia di Jesu di Firenze [dopo il 27 febbraio 1594: cf. VI 223ss]. Et da tutti gli fu risposto //54// unitamente che non temessi d'inganno perché ciò era voler di Dio, sendo che nell'libro dell'Apocalissi di San Giovanni evangelista dice: Tempus enim prope est (Apoc. 1,3), e que oportet fieri cito (Apoc. 1,1) di alcune cose che hanno ancora a essere e non si veggono adempite. E ancora gli dissono che pure a questi tempi si veggono alcuni principii della renovatione della Chiesa. Del tutto sia gloria allo Sposo di essa, qui est per omnia benedictus. Seguono hora le lettere che lei scrisse in astratione di mente al sommo Pontefice e altri prelati e servi di Dio per conto di tal renovatione. ----- [LETTERE DETTATE IN ESTASI] //55// [I] All R.do frate Angelo [Pientini], dell'Ordine de Predicatori Molto R.do in Christo Padre e tutti e coaiutori della in trinseca opera; salute nella dolce Verità, e increata sapientia. Io indegna ancilla dell'humanato Verbo, constretta dalla dolce Verità, scrivo a vostra Reverentia, eletto per mezzano instrumento da essa Verità ad aiutare l'intrinseca opera ab eterno ordinata. E hora venuto il tempo che vuole da servi sua si metta in essecutione, dico di riunire a sé le disunite spose sua con tutti gli altri religiosi che hoggi vivono ne monasteri tanto contrari alla vocatione a cui Dio gli ha chiamati, non osservando e voti che gli hanno promesso. Gli scrivo adunque facendogli intendere come essa Verità l'ha eletto non come propriamente operatore di essa opera, ma come coaiutatore a disporre il proprio e principale Operatore. E però da parte dell'humanato Verbo costringo voi, insieme con gli altri coaiutatori, a spogliarvi d'ogni amor proprio, d'ogni rispetto humano e simulatione, andando sempre con ogni rettitudine, con nuda verità e sincera parola, mettendovi innanzi lo svenato Agnello, Christo Jesu. Sovvenga a tutti di quella parola che disse il Verbo //56// che darebbe la vision sua a puri di cuore; beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt (Mt. 5,8); massimo voi che havete il nome di quelli puri spiriti, e eterni appetto alla creatura. La purità non può stare dove non si procede con rettitudine e verità. Non si voglin privare e puri di cuore della vision tua per un risguardo del volto irato di uno, se bene in dignità. E sappi vostra Reverentia, charissimo Padre in Christo Jesu, che la purità non è altro che non havere pur un pensiero, un desiderio, una minima intentione contro la rettitudine e sincerità. E però bisogna camminar sempre con ogni stiettezza, e dir la verità. E facci che non sia manco l'opere che il nome angelico. E proceda co' sua padri e fratelli che concorreranno a essa opera, con quella sapientia e prudentia che Dio gli ha data. Sovvengagli ancora le parole dell'innamorato Paulo che si gloriava di esser separato da Dio e esser tenuto pazzo per dir la verità, che gliene ricordo; e proceda con la dottrina che ha, facci che questa sia la prima offerta che faccia nel sacrificio della santa Messa, che lo frequenta, e non tema poi se troverrà qualche contrarietà, mettendosi innanzi lo svenato Agnello. E se gli verrà occasione nell'avvisare il suo christo e dirgli la verità, di vedere in lui muovere la potentia irascibile, ricordigli con dolcezza quelle parole del vergineo Giovanni che chi si crede esser senza peccato s'inganna (cf. 1 Jo. 1,8); non temendo però di dirgli la verità sempre, né gli scoprendo però a un tratto tutti gli errori in che esso //57// si trova che danno sì grande impedimento a tale opera. Dhe, vestasi il mio Padre di quello che ha lasciato per noi la vesta e spoglia, dico lo svenato Agnello! Dhe vestasi, dhe vestasi, dhe vestasi! E non tema di dir la verità, non manchi in lui il zelo di chi fa professione di seguire. Non si raffreddi in lui il fervore de primi immitatori della verità, e consideri bene l'opera di Dio. Ricordisi del santissimo Moise che per una sola transgressione non si condusse in terra di promissione. A dunque non regni in lui, né in quelli a chi sarà concesso questo lume, negligentia in questa opera tanto grata a Dio quanto è grato Dio a se stesso. Ma veggo nel mio r.do Padre venire un timore di tutta la sua congregatione, e però tace. Non che non habbi tal conoscimento dell'error suo e bontà di Dio, ma manca in lui la confidentia. E che rimedio à pigliare di tal timore, se bene n'ha alcune cagione? Pigli per aiuto, di quelli di chi à timore, dico de sua medesimi padri, ma di quelli che sono più fondati nel zelo del loro innamorato Padre. Pigli per consiglio di quelli che conosce esser già ammaestrati dalla somma verità, più illuminati. Dhe, non mi trovi scuse il mio Padre! dhe, non mi trovi scuse! Perdonimi il grado che tiene di quel gran Sacrifitio che offerisce. Non piacciono le scuse a Dio, non le vuole, non l'accetta; però non si scusi, ma mettasi innanzi e risguardi lo svenato Agnello in croce, dove vedeva il suo eterno Padre dis' honorato, e per questo non ritardò dall'opera ma la seguì, havendone a riuscire maggior honore di esso eterno Padre. Così interverrà in questa opera, che se ben parrà venga in dis' honore della //58// sua Religione, non sarà dis' honore ma alquanta confusione, della quale ne risulterà poi maggior honor di Dio e di essa Religione. Non s'adormenti, non s'intepidisca, non venga a negligentia e non dispregi e non giudichi le parole dello svenato Agnello, se ben proferite da quella che è cagion d'ogni ingnorantia. E ricordisi e ben consideri quelle parole che esso legge nel discorrere che fa nel giardino delle Sacre Scritture, che quello che sta nel throno sempre fa cose nuove: Ecce nova facio omnia (Apoc. 21,5). Se ben questa opera è proceduta e procede dall'antica e nuova Sapientia, proferita da chi lui si compiace, ricordisi che Dio fa tal cose nuove ogni volta che tal cose sono sopra la terra, come sono hoggi le molte iniquità e infiniti peccati. Ricordisi ancora, e ben penetri, quelle parole che forse a questa hora nel Mattutino debbe haver detto per la debolezza del suo corpo: Calicem Domini biberunt et amici Dei facti sunt. Non prima dice amici che beuto il calice, ma prima beuto il calicei e poi amici. Non mi faccia scuse il mio Padre, non mi faccia scuse con dire: io non sono apostolo, non gli paia gran cosa che io lo faccia simile alli apostoli che so che non è; ma so bene che ha la medesima potestà di ministrare e dare il Sangue dello svenato Agnello come gli apostoli, per virtù del qual Sangue tutto quello che legherà e sciorrà in terra promette la mia Verità che sarà sciolto e legato in cielo: Quodcumque ligaveris super terram erit ligatum et in caelis: et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in celis (Mt. 16,19). O bontà, o bontà, o bontà della mia Verità! //59// Non gli harebbe dato Dio tal grado di gratia se non havessi voluto servirsi di lui a disporre con la parola il cuore del suo Christo a far tal opera. Dhe, penetri il Sangue e faccia sì che esso Christo si disponga. O, se Christo in cielo si contenta di sciorre e legare tutto quello che voi legate e sciogliete in terra, o come non si contenterà il Christo suo di riunire in terra a esso Christo in cielo le sua spose? Anzi credo, se fussi possibile, n'andrebbe cercando come la sposa dello Sposo se conoscessi quanto gli è grata tal opera. Se bene tiene il mio Padre serrate le pretiose gioie nel suo petto, contentisi di conferirle, mostrarle e darle ancora a sua fratelli e figliuoli. E se possiede in sé la pretiosissima e riccha povertà, contentisi di comunicare la sua ricchezza agli altri simili a se per vocatione, però che tutta questa opera che s'à da fare si contiene in quelle parole: Vos qui reliquistis omnia et secuti estis me, centuplum accipietis et vitam eternam possidebitis (cf. Mt. 19,28 s). Voi lo sapete meglio di me per dottrina, ma il Verbo si contenta che io lo dica a voi. Che ci promette? Dhe, attendete: che ci promette il mio Christo? Che ci promette? Non la gloria humana, che è vanità e non è nulla. Non le ricchezze, che non possono satiare l'appetito nostro, ma con Paulo si hanno a reputare come sterco (cf. Fil. 3,8), ma dice: cento per uno (cf. Mc. 10,30). Uno non è nulla; ma cento è numero compìto, col quale si può numerare in infinito. Quando il Verbo disse di dare cento per uno, volse dire per quel cento la comunication della vision sua; e anche quell'uno non vuol lasciare il mio Verbo. Se ben a lui non è nulla, a noi è qualcosa; e è questo //60// uno le cose terrene che posseggono in questo mondo, quale ci sono in aiuto a condurci a possedere que beni eterni e quel cento compìto di essa visione. Dhe noti, dhe noti che non dice habebunt ma possidebunt; dunque havere e possedere non è una cosa medesima. O, se io ho una cosa nelle mane, non la posseggo io. Dhe, noti questo il mio Padre. La cosa che io posseggo è sottoposta a me e non mi può esser tolta; ma la cosa che io ho alcuna volta nelle mia mane è equale a me, perche può esser mia per haverla acquistata, e può esser d'altri, e mi puo esser tolta; le cose equale sono e premi, li quali premi li possiamo perdere e acquistare, esser nostri e non nostri, secondo che operiamo e non operiamo, e secondo che Dio si compiace dargli o non dargli alla creatura. La cosa che si possiede, è vita eterna, e che è la vita eterna se non tu, vera Vita, che ti sei fatto sotto di noi, e non puoi fare che non ti possediamo? Ti possediamo, ti possediamo, sì, perché sei nostro; né ti possiamo perdere se non vogliamo, sendoti sottoposto a noi. E se perdessimo te, vera Vita, saremo privi del paradiso quale ci ha aperto col tuo Sangue, o innamorato, svenato e inchiovellato Agnello! Mi son trattenuta con la Charità vostra, dilatandomi in alcune cose. Ma ritorniamo hora al primo principio della mia Verità. Stievi bene in mente quelle parole che disse essa prima Verità, che si conoscerebbe se fussimo sua amici, dhe, ditemi, a che? Alla dilettione (cf. Jo. 13,35). E che maggior dilettione può essere che metter la vita pel prossimo? E se non è maggior dilettione che questa, non //61// è anche maggior opera che aiutare ritornare le creature a Dio. Ancora vi vuò dare un altro sprone, e poi ritornar con voi al primo principio. Voglio, anzi la Verità vuole fare a voi come si fa a parvolini che hanno bisogno del latte e come si fa a servi troppo timorosi che si promette loro il premio. Ricordatevi che la Verità disse che chi lo confesserebbe dinanzi agli huomini lo confesserebbe essa Verità dinanzi al suo Padre e agli Angeli sua (cf. Mt. 10,32; Lc. 12,8), e pel contrario chi non lo confesserebbe, e basta. Permanga nel ministro del mio Verbo la verità, e sempre conferisca e referisca verità della Verità. Mi raccomando strettamente alle sante oratione di V. R.tia con domandargli humilmente la santa beneditione. Amoroso mio JESU, increata Sapientia, dolce Verità, tranquillo Amore, JESU, JESU, JESU. Del nostro monasterio di Santa Maria degli Angeli presso a San Fridiano, il dì 25 di luglio 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo S.or M.a Maddalena de' Pazzi //62// [II] Al' Nome del' Antica e Nuova Verità Al' Sommo Pontefice et Vicario di Christo in terra Papa Sisto [V]. [non fu spedita!] La inutile ancilla del' antica e nuova Verità, constretta dal' amoroso e svenato Agnello e humanato Verbo, vostra indegna figliuola e serva de Servi di Jesu Christo. Incitata dallo Spirito Santo, constretta e mossa da esso humanato Verbo, vi priega e sforza (per dir così) in virtù del Sangue di esso humanato Verbo, con le viscere del' anima sua, a volere intendere quel che lui ricerca da voi, suo Vicario, per mezzo di me tanto ingnorante creatura, e indegna sposa e serva sua, quale è che rinuovi la sua sposa Chiesa, data a lui in cura e custodia. Et non vuole il Capo nostro Christo Jesu che pigliate questa volontà e opera sua mossa da creatura, ma dal creatore e sommo monarcha del' universo. Et deve sapere che non gli mancherà gli aiutori e cooperatori all'opera di Dio, e vostri sudditi e ministri del Sangue, e quali sono: la dolce Compagnia del dolce nome di Jesu, e seguitatori del gran patriacha e predicatore Domenico. Gli altri saranno e poverelli e nuovamente fioriti nella vostra e nostra Chiesa, imitatori del //63// glorioso Francesco de Paula, e quali ha eletti e preeletti la dolce bontà e benignità di Dio per ridurre a sé le sua pecorelle, per mezzo di voi suo Pastore fedelissimo. Et non conosco possa far questo se non imita il vero pastore Verbo incarnato, el quale disse che il vero pastore mette la vita per le sua pecorelle, e il mercennario non fa così (cf. Jo. 10,11s). Et disse ancora l'antica e nuova Verità, il cui credo sia sempre dinanzi a gl' occhi vostri, che il vero pastore si conosce all'opere che fa. E ben lo manifestò il glorioso campione Pietro apostolo, che non era mercenario né lupo rapace, il quale tanto prontamente si affaticò e nel suo fine pose la vita per il suo capo Christo, il quale deve la Santità Vostra in ogni sua attione cercar d'imitare. Che se bene non harà a metter la propria vita e sangue, non deve essere che il medesimo desiderio non regni in lui, che non sarà di troppa minor fatica, charissimo Padre (che prontamente a spargere il sangue, che prontamente a spargere il sangue, che prontamente a spargere il sangue, lo dico) a ridur tante smarrite pecorelle e del'uno e del'altro sesso (a me di intrinsichissimo dolore e a voi, sì come credo, di non manco pena) consecrati e consecrate à lui. La qual opera è a me in desiderio, e a voi in potestà e volere, e all'eterno Dio in volontà che si faccia, el quale muova e spiri voi a mettere in esecutione tal opera; la qual opera non deve esser presa con negligentia e con dubbio, ma come in verità è la volontà di Dio, e siamo giunti al determinato tempo. E la stessa Verità sa che io non mentisco. E la importanza di tal opera è di tal qualità quale è il Sangue di cui voi tenete le chiave, e pensa la inutile e miserabile //64// serva sua che bene intenda e penetri di quanta importanza sia il Sangue di Christo. Hora, il metterla in essecutione sta nella volontà vostra, che non posso e non voglio credere che non ci sia, massimo che so havete la potestà di farlo sovvenendomi alla mente di quelle parole che disse la somma Verità al suo primo Vicario Pietro e a voi suo Successore, che vi dava tale e quale auttorità che ciò che voi legherete e sciorrete in terra, sarà sciolto e legato in cielo (cf. Mt. 16,19), della quale si deve la Santità Vostra in tal opera con somma prudentia servirsi e mostrarla, non mancando però punto in lei la pia misericordia, pigliando il amo del dolcissimo Verbo humanato, dico del S.mo Sacramento e parola sua. He mai vogli tener serrato il fonte della pietà standogli sempre impronto le chiave che tiene per dare a sudditi e ministri sua il Sangue della dolce Verità (considerando pur sempre a chi lo dà), acciò che anchor essi lo possino con ogni liberalità dispensare agli altri. E, di gratia, non ne sia punto avaro, sì come non fu la dolce clementia del' eterno Padre in darci il suo Verbo e il Verbo in darci el suo Sangue, il quale in su legno della croce ce lo dette tutto. Non meno invito la Santità Vostra a servare e osservare il modo che gli profferirò, il quale è che mettiate in consideratione a essi religiosi e religiose consecrati a Dio, il prezzo di tal Sangue e l'obligatione che hanno preso sopra di loro nella professione e voti fatti; et così ancora la potestà che havete in darne e privarne. Et perdonatemi, Santissimo Padre, se uso con voi troppa prosuntione, che sono sforzata per il zelo del mio Sposo e prima Verità. //65// Dhe sì, dhe sì, dhe sì, fate conoscere il prezzo di questo Sangue! Et non posso però tenere di non manifestare quello che intendo, che hoggi a molti è ascoso e a voi deve esser noto per il grado e potestà che tenete, dico del grande e indissolubil nodo che essi religiosi fanno con Dio in essa loro professione, el quale hoggi nella santa Chiesa e vostra chara sposa (come credo) tanto poco osservato, e massimo la santa povertà. Et quello che è peggio, (ardirò di dire), ancorché minima, dico fra Dio e voi suo Vicario, che tale ignorantia è quasi in tutti e principali membri di voi suo Capo. E rimanga nel' intrinsico della vostra conscientia, la qual cosa potete molto ben conoscere nel trattar che fate co, sudditi vostri, vedendo di che conditione essi sieno, il che è a me d'intrinsico dolore e lo profferisco fra Dio e voi. L'altro è la santa obedientia, tanto solennemente fattone professione e voto nelle mane de vostri ministri e nostri superiori. Dei' altro non dubito, che se la Santità Vostra farà osservare li dua principali, questo sarà da chi si troverrà in tale stato charissimamente abbracciato. So che bene è noto, sì al Vicario suo in terra, molto più che a me misera miserabile, di quanta importanza sieno le promesse fatte a lui, ma l'ignorantia che regna in tanti e tante che hanno fatto tal giuramento, mi fanno dire tale parole alla Santità Vostra. Esclama grandemente hoggi el Sangue dello svenato Agnello dinanzi al Padre suo misericordia e vendetta per li consecrati sua christi e ribelle spose, il quale invita voi suo Vicario, al'imitatione sua, a spogliarsi tutto di sé e di tutte le cose che sono sotto Dio. Attendete, attendete, S.mo Padre, a tal imitatione, dico a spogliarvi tutto di voi stesso e vestirvi di lui, come ben disse il consorte di cui voi tenete //66// il luogo che ci spogliassimo di noi e ci vestissimo di Christo: Induimini Dominum Jesum Christum (Rom. 13,14), sì come esso svenato Agnello in sul legno della croce vi dette esempio sdimenticatosi (per modo di dire) in tutto di sé e del suo nobilissimo essere, dando la vita, il Sangue, l'honore e le ricchezze (le quale non volse mai possedere) per le sua pecorelle delle quale voi dovete tenere somma custodia. Dhe miri, dhe miri, dhe miri la Santità vostra lo svenato Agnello in croce. Dhe sì, dhe sì, inviti e sua sudditi, e a noi padri e superiori, doppo di lui, a esser coaiutori a tal opera. Non avvisa e non ricerca la dolce Verità che si faccia tal renovatione in una città sola o in un castello, ma in tutto l'universo, perché tutto l'universo è dato sotto il suo potere. Ci sono in ogni città e luogo quelli che tengono doppo voi il luogo vostro che potranno mettere e far mettere in esecutione il comandamento vostro e il voler di Dio. Dhe non tema, dhe non tema la Santità vostra, dhe non tema a far tal comandamento, dolcissimo Padre e Vicario dello svenato e innamorato Agnello Christo Jesu! E se sentissi di patire e trovarsi in penuria, vadia al petto della sua sposa, che lo nutrirrà abbondantemente. Et pigli per sua nutrice la dolce charità, la quale non solo lo conforterà e darà nutrimento e fortezza, ma farà che Dio sarà in lui come dice il dolce Giovanni: chi sta in charità Dio sarà in lui, e lui in Dio (cf. 1 Jo. 4,16). Sovengagli ancora quel che dice l'altro innamorato di Paulo: che chi Dio ha eletto, dà ancora il potere di operare. Non dubito punto che se starete al petto della vostra dolce sposa, e //67// abbraccierete la santa charità, non mancherete di mettere in effetto la grande e grata opera di Dio. Hora havendo compìto il voler di Dio, stando pur nella medesima unione col mio Sposo, non posso ancora mancare di fargli noto come son costretta da esso mio sposo Verbo, dolce Verità, con vostra voluntà e licentia, di scrivere alli sunominatii Collegii, dico della Compagnia e Collegio di Jesu, del patriarcha San Domenico e della Confraternità di San Francesco di Paula. Bramando di far tutto secondo il beneplacito della Santità vostra, humilmente prostrata alli sua piè sacri, gli domando licentia di poterlo fare, e ancora per altre volte quando mi occorressi a far ciò per la medesima causa, sperando non habbi a esser punto in detrimento della vostra dolce sposa Chiesa, massimo quando s'intenderà che quella dia orecchio a tal opera; non mancando ancora di farlo col buono intendimento dell'ill.mo Cardinale Padre nostro Arcivescovo, parendo a Vostra Santità, che qui in questa città tiene il luogo suo, con farlo consapevole del tutto. Domando a quella perdono di tutto quello che ci fussi di superfluo alla spiratione e volontà di Dio; e quando paressi a quella che questa non fussi la volontà di Dio, gne ne domando la condegna penitentia. Et tenendo che sia, gli dico che, con Paulo apostolo, son preparata a esser separata da Dio purché vegga compìta l'opera di Dio (cf. Rom. 9,3). E come inutile ancilla, gli domando la santa benedittione. Permanga sempre nella Santità vostra la dolce //68// Verità e increata Sapientia. Jesus, Maria stien sempre ne nostri cuori. Di Firenze, del nostro monasterio di Santa Maria delli Angeli presso a San Fridiano, il dì 27 di luglio 1586. L'humile Ancilla del' humanato Verbo: Suor Maria Maddalena de' Pazzi //69// [III] Al' Nome dell'Antica e Nuova Verità Al' R.mo Padre [Nicolò Fabbrini: cf. VI 223-225] e Rettore della Compagnia del Dolce Nome di JESU com tutti i Padri, e fratelli a lui sudditi. Meraviglierassi assai la charità vostra del' inusitati versi a voi dati, massimo del contenuto in essi. Ma è l'ancilla dell'innamorato e svenato Agnello, constretta dall'antica e nuova Verità, (e per dir così) quasi sforzata, sforzata dico, a farvi noto la grande, fruttuosa e grata opera di Dio che è la rennovatione della santa Chiesa che Dio s'è compiaciuto a me, misera sopra tutti miserabile, far noto, acciò lo possa far noto a voi e a tutti quelli che ha eletti per aiutori e cooperatori a tal opera, che hora è venuto il tempo che vuole si faccia. Et non solo deve esser noto a voi costì presenti, ma a tutto il vostro Collegio e Compagnia, e a dua altre Compagnie. Hora perché sappiate quel che voi di presente dovete fare per adempire il voler di Dio, vi dico che è andiate disponendo il principal capo qui della città nostra, il R.mo Cardinale Arcivescovo. Et se paressi a vostra Reverentia che io non mi havessi a impacciare di tal opera, vi ricordo le parole dell'innamorato Paulo, che Dio elegge le cose inferme a fare le sua opere grande (cf. 1 Cor. 1,27). //70// Et che più gli posso dire? Che acciò fare son costretta dall'eterno Verbo. Et però prego e constringo voi da parte di esso Verbo JESU CHRISTO crocifisso, che non vogliate pigliare tal opera con negligentia ma nel modo a voi più possibile, e vi sforziate haver tal possibilità vedendo di disporre il R.mo Padre nostro Cardinale, e ancor che trovassi in esso qualche contraditione, non debbe mancare vostra R.tia, con ogni studio e sollecitudine, di farlo, ricordandosi di quelle parole che disse l'Apostolo che non son condegne le passione di questo tempo alla futura gloria (cf. Rom. 8,18), et non coronabitur nisi qui legittime certaverit (2 Tim. 2,5). Hora aviso quella di quel che deve fare circa a tal opera con il detto R.mo Cardinale ogni volta che se gli porgerà occasione, non mancando ancora di cercare tal occasione. Vegga di dargli a conoscere l'ignorantia nella quale si trovano le sua pecorelle, massimo in quelli e quelle consecrati a Dio mediante e tre voti fatti nella lor professione, da molti promessi e da rari osservati. E noti che non gli dico questo da me, ma da parte dell'infallibil Verità, pregandola ancora che si offerisca pronta e parata insieme con tutti quelli del Collegio a tal opera. Né paia a vostra Reverentia di far minor opera di quella che fanno gli altri padri e fratelli nell'Indie convertendo tante anime infedele a Dio, con donargli e decorargli col pretioso Sangue di JESU, che se si guardassi e considerassi, non è di minor prezzo e valore il ritrovare una gioia già persa che trovarne una di nuovo. E ricordisi di quel che disse il dolce JESU nelle sua sante //71// parole, che il padre di famiglia ammazzò il vitel grasso e sagginato per il figliuolo lontano da sé, e non per quello che era presso di sé (cf. Lc. 15,27-30). Dhe espongasi il mio R.do Padre a por la vita e tutto il suo potere in aiutare tal opera, come credo (anzi vuò tener per certo ne sia molto desideroso). Et ben consideri e ponsi nel pericolo che sta chi assai promette e poco osserva; et vogli esser vero imitator degli apostoli e quali non si contentorno di conoscere e possedere Dio solo per loro, ma desiderorno e si sforzorno di farlo conoscere a gli altri, non si potendo fare opera più grata a Dio che ridurre le creature a lui, imperò che non gli possiamo far servitio se non ne nostri prossimi. Et di nuovo vi dico che l'eterno e humanato Verbo v'ha eletti coaiutori all'opera sopra detta, e dice a voi quel che disse già a sua eletti apostoli: Elegi vos ut eatis et fructum afferatis (Jo. 15,16). Non mancherà ancora vostra Reverentia, Padre charissimo, di far fare oratione per questa santa opera a tutti quelli che sono qui presenti, e di farlo ancora sapere a tutto il Collegio delli altri padri e fratelli della Compagnia di JESU. Scusimila se gli paressi la mia essere stata presuntione, non mi sendo mossa da me ma sforzata dallo svenato e inchiovellato Verbo, e metta in esecutione l'opera. E la prego di cuore faccia oratione per me, misera miserabile, che possa portare il peso che la dolce Verità si compiace porre sopra le mia debole spalle, piacendogli darmi la sua beneditione. Permanga nella ineffabile e infallibile Verità, e //72// increata sapientia e bontà dello Spirito Santo. JESUS. JESUS. Amor. Del nostro monasterio di Santa Maria delli Angeli, presso a San Fridiano, il dì 27 di luglio 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo Suor Maria Maddalena de' Pazzi //73// [IV] Al' nome dell'Antica e Nuova Verità Molto R.do Padre Guardiano con gli altri Padri della Confraternità di San Francesco de Paula Salute. La indegna e inutile serva de Minimi servi dell'innamorato Verbo scrive li presenti versi alle Charità vostre, de quali non si maraviglieranno, sendo che sono per dimostrargli la grande impresa che si trova hoggi da fare nella santa Chiesa, alla quale siate stati eletti aiutori e cooperatori, ordinati e predestinati ab eterno nella mente del nostro Sposo e universal creatore Christo JESU. Dico ad aiutar disporre le creature per la rinovatione della santa Chiesa, la quale esso vuole che si faccia, e hora è venutó el determinato tempo. E si deve cominciare dagli religiosi e religiose consecrati a lui, con fare che osservino e voti principali che hanno promesso nella loro professione, et a far noto e dare aviso a voi e ad altri di tal volere di Dio. Son constretta dal charissimo e dolcissimo JESU CHRISTO, di chi so che siete desiderosi di servire e mettere in opera la sua a noi tanto salutifera volontà. Et deve sapere, Padre Guardiano, vostra Reverentia, che ha a cercare occasione e proccurare in tutti que modi all'ei possibile, insieme con gli altri a essa suggetti, di seguire //74// la spiratione divina; e con parole cerchi quanto può dar a conoscere e fare intendere che e religiosi e religiose hanno a osservare e lor tre voti, come ho detto, con fargli vedere l'ingnorantia e il pericolo in cui essi si trovano, profferendosi e offendendosi in tutto quello che bisognassi in tale opera, insieme co sudditi sua. Et non voglin mancare dar meno aiuto con le parole che essi si faccino con l'esemplo. Sovvengagli ancora quelle parole de l'innamorato Paulo quando dice Quis infirmatur et ego non infirmor (2 Cor. 11,29), e che dice e'esorta a pianger con chi piange e rallegrarsi con chi si rallegra (cf. Rom. 2,15). O, se noi habbiamo a far questo! Quanto più se noi godiamo Dio, dico per partecipatione, e osserviamo le promesse a lui fatte habbiamo a infermarci con gli infermi, condescendendo alle loro infirmità; non mantenendogli nelle infirmità, ma sì bene fargli conoscere esse infirmità. Dhe sì, dhe sì, veda di farlo il mio charissimo Padre. Dhe vestasi, dhe vestasi della prima Verità; e non vogli sopportare di veder tante pecorelle smarrite e dare in fronto di rapacissimi lupi dell'inferno, ma porgagli aiuto con tutte le cose a lui possibile, dico in manifestargli e santissimi Sacramenti e verbo di Dio, con tutto quello che fussi occortente in detta opera, acciò non possin dire: Hominem non habeo (Jo. 5,7). E quando pure per questo havessi a patire qualcosa, gli debbe bastare di non patir come reo per offendere Dio né per fare ingiustitia (cf. Rom. 1,18), come dice l'apostolo San Paulo. Et si deve ricordare che non si può servire a Dio e a Mammona (Lc. 16,13). E amando voi //75// il dolcissimo, amorosissimo e eterno Verbo, non vi doviate contentare a esser soli a amarlo, perché il vero amatore non si contenta esser solo a amare il suo amante, ma desidera farlo conoscere a tutte le creature. Et non deve parer fatica al mio R.do Padre di uscire de sua santi esercitii, però che non parve fatica all'amoroso Verbo di uscite dell'inscrutabil seno del suo eterno Padre e venire a incarnarsi quaggiù per noi, ma faccia sì che possa dire col suo capo CHRISTO che il suo cibo era di fare la volontà del Padre (Jo. 4,34) che come disse il glorioso Giovanni che la luce è venuta nel mondo e le tenebre non l'hanno conosciuta (Jo. 1,5). Et se siete nuovi e odoriferi frutti nel bello e fruttuoso giardino della santa Chiesa, vogliate anco concorrere alla nuova opera del Verbo. O eterno Verbo, o eterno Verbo, non mirasti ad altro quando fusti inchiovellato in sul durissimo legno della croce che a condurre e ridurre le creature a te. Dicesti: sitio (Jo. 19,28), dimostrando non solo haver sete delle presente ma ancora di quelle che havevono a venire. Patisti sete, o Dio dolce, patisti sete o Dio buono e tutto amoroso, patisti sete di tal Renovatione. O come potrà essere che chi si cava la sete del proprio Sangue dell'eterno Verbo, non cavi a esso la sete che ha della sua creature? Dhe voglia, dhe voglia, come figliuolo di Dio, concorrere a rimetter la pace ne cuori separati da Dio! Et se mi domandassi quanto questo sarà grato a Dio, gli dico che se havessi lingue angeliche non potre' narrarlo; ma voi che drento lo provate, credo meglio di me potresti //76// dirlo. Beati pacifici quoniam filii Dei vocabuntur (Mt. 5,9). Dhe vogliate far sì che tutti si possin chiamare figliuoli di Dio, perché la gloria nostra è di condurre e ridurre l'anime a Dio. Dhe non vogliate privar voi di tal gloria, Dio di tal honore, e l'anime di tal salute. Dhe non vogliate, Padre charissimo, usar negligentia. Arda, arda nel vostro petto la charità in far conoscere la pretiosa gioia della povertà, dico in farlo conoscere a quelli che n'hanno fatto professione. Dhe voglia far sì che non si habbia adempire quella parola che disse la prima Verità, che surgeranno nel dì del tremendo giuditio quelli di Ninive e condenneranno questi tali che non hanno voluto intendere la volontà di Dio in osservare la lor professione e voti a lui promessi: Surgent viri Ninivite in judicio cum generatio ista, et condemnabunt eam (Lc. 11,32). Di nuovo gli dico che non vogli pigliare nulla procedente da creatura nessuna, ma dal sommo Creatore. Et faccia sì che stia sempre assistente al suo cuore tal desiderio et mandi del continuo preghi a Dio che si degni metter presto in esecutione tal opera, che è la volontà dell'infallibile, dell'infallibile, dell'infallibile Verità e increata Sapientia. Diemi la sua beneditione. JESU, crocifisso Amore, crocifiggaci con sé. JESU. JESU. JESU. Del nostro monasterio di Santa Maria degli Angeli presso a San Fridiano, il dì 28 di luglio 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo Suor Maria Maddalena de' Pazzi |
Al' R.mo Padre Cardinale et Arcivescovo nostro [Alessandro de' Medici] La sua humile ancilla, constretta dal Sangue dello svenato Agnello di cui voi tenete le chiave in tanta abbondanza in terra, per consumarsi più che non fa la cera al fuoco, non può e non deve far resistentia a tanta bontà di Dio. Però s'è mossa, superando la natura, le forze e il volere, per incitar voi a voler venire un' altra volta a intendere il voler di Dio. Charissimo, charissimo, charissimo a me, anzi al voler di Dio desideratissimo Padre, vi prego, anzi vi sforza, e è lo svenato Agnello, che non patisca, che non patisca più l'orecchie dell'eterna Sapientia e i preghi delle sue creature, non solo di queste qui presente, ma ancora fuor della città, che chieggon misericordia per la sposa Chiesa. Dhe rimiri e risguardi quanto lo Agnello immaculato l'ama di particulare amore, volendogli fare intendere il suo volere e servirsi di lui a così grande opera. E lui lo sfuggie! Dhe non pigli, dhe non pigli queste parole da creatura alcuna, ma dall'istesso Dio, ma dall'istesso Dio! Dhe non vogli credere e non gli caschi //78// nella mente che la luna si vogli fare equale né maggior del sole, perché come la Reverentia vostra sa, gli huomini si servono e del lume della luna e di quel del sole, massimo si servon di quel della luna nel tempo della notte. Tanto fa hora quel che si chiamò tante volte Figliuol dell'huomo, che si compiace di servirsi per alquanto del lume della luna, massimo per hora in questo tempo che siamo nelle tenebre. E come sapete, per servirsi del piccol lume della luna non vien per questo in dispregio el lume e chiarezza del sole; ma anzi vien, per la piccolezza del lume suo, a manifestare maggiormente la grandezza del lume e chiarezza del sole. Et non vogli tanto riposarsi nelle cose che procedon da Dio che lasci di metter in esecutione quel che ricerca da lui esso Dio. E ricordisi che esso Dio quando era quaggiù con noi disse che le vuolpe e gli uccelli hanno dove fare il nido, e il Figliuolo dell'homo non ha dove posare il suo capo (cf. Mt. 8,20; Lc. 9,58). Non vuo stare in questa a narrarvi il voler di Dio, ma vi prego e sforzo a voler venire a intendere il voler di Dio. E ricordisi che l'increata Sapientia, Vita vitale, dolce e amabile, Vita per la cui vita tutte le cose vivono, senza la cui tutte si riducono in niente, et quello che à dato l'essere a tutte le cose e ancora a voi, si vuole servire di questo vile instrumento a farvi intendere la volontà di Dio, e vi prego e sforzo a voler venire inanzi passi il giorno di Maria, a voler venire a intendere la volontà di Dio. Non vi costringo a voler venire più che vi vogliate, ma non la mettere in oblivione, ancor che non fussi momento di tempo che non fussi fruttuoso. E quando non venga, sappia che non sarà di turbatione più che di contento, ancor che sempre ci fussi grata la venuta //79// sua, dico dell'altre; ancor che a me il ritardar suo sia di gran pena per il desiderio che ho di fargli noto il voler di Dio, sendo del continuo da esso amoroso e svenato Agnello sforzata a ciò fare. Dhe non vogli pigliare che quel che io gli dico sieno parole e consigli di creature, come gli ho detto, però che nulla gli dico come da me né come da altri mossa, ma solo, solo, come sforzata da CHRISTO crocifisso. Dhe venga, dhe venga a chiarirsi ormai della verità e a intendere il voler di Dio, e vedere se procede tal cose da esso Dio o dall'avversario suo. Et gli dico: ancor che ci trovassi la contrarietà sua, sento non dimeno nell'intrinsico mio che tal sia il voler di Dio, et parmi essere sforzata dall'istesso Dio a credere che ciò sia la stessa verità. E ancor che esso di ciò volessi far probatione, sappi che desidero venga a farla, tenendo ancora che essa probatione sia permission di Dio. Ma guardi in tal probatione di non passare l'ordini di esso Dio, che son preparata a sopportare ogni sorte di morte che quella sapessi trovare, purché esso venga a chiarirsi della verità e intendere il voler di Dio. E poi, creda o non creda che sia da Dio o sia illusione, non mi recherà n;e pena né contento, purché vegga che esso metta in esecution l'opera la quale mi trovo tanto essere sforzata a fargli noto. So bene che sendogli porta e profferita una cosa di tanta importanza da una sì vil creatura, e tanto indifferente, non sarà morta in lui la potentia irascibile. Venga hormai, e vegga che non si v'a con simulatione e doppiezza, e che questo non è desiderio che proceda da me né da altra creatura. Et proceda esso in che modo gli piace, o con dolcezza o con asprezza, con giustitia o con misericordia, con ilarità o con severità, con amore o con timore, in che modo e' vuole, dico con me e di me, non //80// però con l'altre, che pure che io vegga che vogliate intendere il voler di Dio e metterlo in essecutione, quando patissi le pene dell'inferno mi sarebbe paradiso, e mettendosi in oblivione tal volere, il paradiso mi sarebbe inferno. E ha da sapere vostra Signoria ill.ma che tutto quel che io gli dirò narrandogli il voler di Dio, che non sarà mosso da me né da altra creatura, che mi mancherebbon le forze e il sapere, sendo tal cose tanto contrarie e quasi abominevole alla natura mia. Ma tutto procedente, ma tutto procedente, ma tutto procedente da Dio, stessa Verità, la cui Verità sa che io non mentisco e che dico la verità; e essa Verità, scrutator de cuori, chieggo in testimonio di tutti e pensieri, parole e attione che ho fatto e farò in tal opera. Horsù, vuò far fine con voi, che mai farei fine, per non lo impedire dagli altri sua negotii apparenti a lui di molto maggiore importanza di questo. Ma Dio sa, ma Dio sa se sono, però che tale opera è di tal qualità quanto si sia altra opera grande fatta da esso Dio. JESU dolce, JESU amore, JESU dolce, JESU Amore. Del nostro monasterio di Santa Maria degli Angeli presso a San Fridiano, il dì 30 di luglio 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo S.or M.a Maddalena de' Pazzi //81// [VI] Al' Nome del' Antica e nuova Verità Al R.do P. Pietro [Blanca] della Compagnia del suave nome di Jesu. La vostra indegna figliuola, nel Sangue dello svenato Agnello del quale esso tanto gustevolmente, prudentemente e continuamente se ne va cibando, dice salute. Et mossa dall'antica e nuova Verità, Dio incomprehensibile, a farvi noto una cosa che vi darà maraviglia e ammiratione, per conoscere imparte la vostra indegna figliuola havendogli dato per alquanto tempo il latte contrario alla eletione alla cui Dio vuole che al presente cammini. Ma ha da sapere che dua son le cause che mi muovono, anzi Dio muove: una è perché vostra Reverentia si truova in una delle elette Compagnie; l'altra per potere testificare e giustificare dinanzi al Vicario di Christo in terra, che non penso gli sien men grati che si fussino al Vicario passato, quanto tal cosa sia contraria alla natura mia, e così in ogni altro luogo, perché sarà dato fede alla parola sua per sapere che ha notitia della viltà mia e della mia natura. Ma inanzi gli facci noto la grande e grata opera di //82// Dio, da me presa non con manco pena che conoscere quanto la sia fruttuosa, gli vuò levare una oppenione, la quale credo che potrebbe havere il mio charissimo Padre, massimo havendomene dato cenno quando mi haveva in custodia. Et è questa: che quando la misericordia di Dio gli piacque di servirsi di vostra Reverentia a condurmi nel tabernacolo suo e sotto il manto del' intemerata Vergine, haveva openione, dico, che in tal luogo si andassi drieto a certe cose, nella quale eletione mi truovo di presente io. Quale mi metteva per cose pericolose [cf. Breve ragguaglio: I 85], che non manco mi son messe hora dalle mia charissime madre e sorelle . Et così ancora in chi ho posto in custodia l'anima mia, non dico che solo me le metta per pericolose, come ho detto del' altre mia madre, ma è lontanissimo; non ch' esso le dispregiassi quando conoscessi che tal cose fussino da Dio, ma non le cerca e non vuole sien cerche da altri. Et per favellare con sicurtà con la Charità vostra, come il padre col figliuolo e il figliuolo col padre, gli voglio scoprire un secreto. Dico che quando mi domandasti favellandoci insieme, poi che sono alla Religione, se havevo alcun dubbio, mi venne nella mente questo che sono sforzata dalla dolce Verità a farvi noto hora; ma per non volere dar orecchio e sotterrare affatto tal inluminatione che havevo, gliene tenni ascosa. Ma hora mi truovo sforzata di notificargliene per timore di non offendere Dio, havendone domandato a chi me ne poteva dar consiglio; onde può vedere vostra Reverentia che non è cosa presa in fervor di spirito, sendo stata molto ben ruminata e pensata lungo tempo. E ha da sapere che insino da piccolina hebbi questo lume e sempre è cresciuto, ancor che mai non gli ho voluto dar orecchio. Et gli voglio ancora ricordare quello che disse a //83// me, che se tutte l'anime fussin state come me, darebbon poco che fare a quelli che tengono il luogo che all'hora voi tenevi a me e a tutti quelli che ministrono e S.mi Sacramenti, anzi scacciato tal illuminatione da me; il che penso mi dicessi perché conoscevi quanto io attendevo poco all'interne illuminatione. E vi dico che se all'hora vi attendevo poco, che manco vi ho atteso poi. Ma multiplicando Dio e sua doni tanto grandi e apparenti (che così sono sforzata a chiamargli), non ho potuto sfuggirgli, che come sapete non è alcuno che possi far resistentia a Dio e al suo volere. Massimo sovenendomi hora che sono lontana da me e con me quelle parole di chi era secondo il cuor di Dio, domandando chi eron quelli che habitavono nel tabernacolo suo, lo Spirito Santo rispondendo e profferite da se stesso disse: quelli che eron retti di cuore e operavono la giustitia (Sl. 35,11). Et non si ferma qui, ma va più oltre. O David non ti fermi qui, ma v'hai più oltre. Qui loquitur. Qui loquitur. Qui loquitur. Non ti basta che sien retti di cuore, né parlin verità in loro stessi, ma non vuoi che habbino ancora dolo alcuno nelle lor parole: Qui loquitur veritatem in corde suo, qui non egit dolum in lingua sua (Sl. 14,3). Quello che parla verità col cuore e con la bocca col suo Dio. Et essendo io con l'increata Sapientia, non posso mentire; da me sì, perché omnis homo mendax (Sl. 115,11). Horsù, horsù, horsù, che il dolce Jesu non vuole chi metta più parole in mezzo con voi per sodisfattione della miseria mia e per farvi intender la verità, ma vuole che io cominci a farvi noto l'opera sua. Dico che quello //84// che Dio vuole vi facci noto e fa intendere a me, dico fa intendere a me, è questo: che è venuto il determinato tempo, ab eterno predestinato nella mente di Dio e lungo tempo stato in desiderio de servi sua passati e presenti, che si rinuovi la sua sposa Chiesa. Charissimo, charissimo, charissimo Padre, penetri, penetri, penetri, dhe penetri, dhe penetri, che mille volte vorrei dir: penetri quello che gli ho detto, ch' è venuto il determinato tempo che Dio vuole rinovare la sua Chiesa mediante il suo Vicario e sua ministri. Ma si maraviglierà, ma si maraviglierà e ancor io mi maraviglierei, e giustamente si potrà maravigliare che Dio voglia rivelare tal cosa a una sì vile, ignorante e sconoscente creatura qual son io, ma ricordisi che Dio vuole che si vegga che lui è quello che opera, perché se la rivelassi a uno che havessi sapientia e qualche potere, non si conoscerebbe in tutto l'opera da Dio, ma la vuole rivelare a un suo vile vermicello qual son io, perché vuole si vegga più quanto è grande la sua bontà in questa opera sua. Ma dhe guardi, ma dhe guardi che Dio eleggendo Maria di tanta gran perfettione di purità che non è capace a noi, dhe guardi, dico, a chi l'ha dette poi in custodia: a uno di così poca estimatione e credito, a tale ch' era poi detto per dispregio al nostro Christo che era figliuolo d'un legniaiuolo; e non fu fatto questo senza misterio, perché se havessi havuto uno sapiente e conosciuto di gran santità, si sarebbe tenuto che le gran virtù e santità di Maria procedessino in parte dalla santità della custodia sua. Ma non fu così. Non dico però che Joseph non fussi santissimo come invero fu, se ben non di quella perfetta illuminatione e santità di Maria; e vedetelo che dubitò di essa e gli cascò in mente di lasciarla, tanto che la purità, l'humiltà e la modestia di //85// Maria non procedeva dalla santità di Joseph, ma la santità di Joseph procedeva imparte dalla santità di Maria. Tanto fa hora il nostro Dio per manifestare la grande opera sua; et che più, quando il Verbo elesse e sua chari apostoli, elesse la maggior parte de più vili e, per dir così, quasi insensate creature, massimo quello di cui voi tenete il nome, che lo fece poi suo Vicario doppo di sé. Et per tornare a Maria, quando il Verbo eterno s'incarnò in lei, l'elesse vergine per mostrare quanto elegge e mezzi contrari; e quanto più son contrarii e mezzi, più perfetto è il fine. Ma hora, per tornare a quello che dicevo e non fare tanti mezzi con voi, dico che Dio vuole, che Dio vuole che si rinuovi la sua sposa Chiesa per mezzo del suo vicario e de sua ministri, de quali uno siete voi. E mi sforza a farlo intendere al Vicario di Christo in terra e a tre elette Congregatione, delle quale una è la Compagnia e Collegio vostro, et vi priego e sforzo a unirvi con quelli del glorioso padre san Domenico, lasciando andare qualunche openione che fussi fra voi, però che non si deve lasciare per certe minime cose di seguir quelle che sono maggiore e di più importanza, dico l'honor di Dio e salute del' anime. Et il principio di tal renovatione ha procedere da ministri e christi sua, che così gli chiamava la serafica Catherina. O mio charissimo Padre, dico che tal renovatione ha procedere da quelli che ministrono il medesimo Sangue che ministrate voi e dalle disunite spose sua, che hanno promesso e medesimi voti che voi e io. Però vi priego a far penetrare con la parola vostra al sommo Pontefice Sisto di che importanza sieno tal promesse fatte e non osservate, di che so che voi siate capace, havendomi voi avisato; di che pericolo sia farsi in un luogo che in //86// comunità non si osservi essi voti. Però vi prego, anzi vi prega quello che vi muove e prega voi, che preghiate lui a far penetrare al Sommo Pontefice l'importanza delle promesse fatte, e concorrere alle altre elette Compagnie e essere aiutore e cooperatore in tal opera e voler di Dio. Et che gioverebbe quello che fanno e vostri padri e fratelli in condurre tante anime a Dio, se si perdessino quelle che conoscono Dio e si pascono del suo proprio Corpo e Sangue? O Sposo mio, verità infallibile, sapientia increata, Dio eterno, bontà ineffabile, Dio eguale e ineguale, o incoequale equalità! Equale al Padre perche sei Dio, incoequale perché sei huomo; equale al' huomo perché sei huomo, incoequale perché sei Dio. O incoequale equalità, ti sei fatto huomo per dare el Sangue tuo a esso huomo. O humanato Verbo e svenato Agnello, hai dato el Sangue per l'huomo, dico per la tua sposa Chiesa. Dhe, fa sì che questo Sangue penetri el cuore del mio charissimo Padre, ministro di esso Sangue, acciò che riofferendo esso Sangue e cibandosene del continuo, possa dare a conoscere e far penetrare la virtù di esso! O se il sangue delle creature inrationale nel Testamento Vecchio, offerto da altre creature, haveva virtù di purificare e mondificare in parte, quanto più questo che non è Sangue di pura creatura ma di Dio e huomo, harà virtù di purificare e cuori e far penetrare tal opera, però che tal opera ha a procedere e farsi in virtù di esso Sangue. Et come dice lo innamorato di Paulo che il Sangue è quello che interpella per noi apresso al Padre (cf. Heb. 7,25), e il Sangue è quello per il quale viene a noi ogni bene, esso Sangue è la scala e la via che ci conduce al paradiso. El //87// Verbo ci fece questa via col Sangue, la quale da molti è stata seguitata; e se voi non harete a metter per tal opera il Sangue, non dovete mancare di affaticarvi in tutto quel che potete acciò che tal opera si metta in esecutione. Si enim sanguis hircorum et taurorum, [et cinis vitulae aspersus inquinatos sanctificat ad emundationem carnis: quanto magis sanguis Christi, qui per Spiritum sanctum semetipsum obtulit immaculatum Deo,] emundabit conscientiam nostram ab operibus mortuis ad serviendum Deo viventi (Heb. 9,13-14), o quanto, o quanto haveva queste parole nel cuore quello di cui voi tenete il nome, se bene non l'haveva dette lui. L'haveva dette il suo consorte Paulo, il quale lui amava tanto; così dovete far voi a risguardare quella viva pietra Christo Jesu, e tutte l'opere vostre havete a fare e fermare sopra essa pietra. Et di Paulo havete a pigliare quella virtù che lui amava e esaltava tanto e si sforzava imprimere ne' cuori delle creature e fargniene conoscere, dico la charità della quale esso diceva: Quis nos separabit a charitate Christi, tribulatio an angustia ecc. Certus sum, quia neque mors, neque vita, neque angeli, neque principatus, neque potestates, neque virtutes, neque creatura alia poterit nos separare a chritate Dei, que est in Christo Jesu Domino nostro (Rom. 8,35-38). O Pietro, o Paulo, o Pietro, son certa che se piglierete per vostra nutrice questa dolce charità, saranno rette, stiette e verace tutte le parole e secondo il voler di Dio, e potrete dire come disse quello che era secondo il cuor di Dio: Eructavit cor meum, eructavit cor meum verbum bonum, dico, dico, dico ego opera mea Regi (Sl. 44,2). Et sappi la Reverentia vostra in che modo vorrei potessi dire in tal opera: eructavit cor meum verbum bonum: che cibandosi e nutrendosi lui del continuo del //88// Sangue dello svenato Agnello, ne ha pigliare in tanta abondantia e nutrirsene in tal modo che l'ha poi a eructar fuora e nutrirne gli altri, però che eruttare, come so sapete, non vuol dire altro che mandar fuora una soprabondanza di quello che s'ha in sé. Verbum bonum, verbum, havete a mandar fuora il verbo della parola di Dio, perché poco vi gioverebbe a dar buono esemplo con la vita, havendovi Dio eletto che aiutate tal opera col verbo di Dio e per render testimonio della verità. Bonum, ma verbo buono, che sia parola retta e verace, profferita con ogni sincerità, senza rispetto humano. E gli vò dare questo avviso; che inanzi profferisca il verbo, sempre vadi ben considerando quel che lo muove a dirlo, se è solo, solo, solo per honor di Dio, e affissi l'occhio in Christo crocifisso, che esso lo illuminerà in che modo deve profferire questo verbo, né mai voglia profferir parola senza prima haver fatto tal risguardo, che così sempre gli verrà profferito il verbo sincero e retto. E se mi domandassi il mio charissimo Padre, chi è quello che muove a dirgli tal parole e fargli noto questa opera, gli dico che non è motione di creatura, no; ne la pigli come procedente da spirito infervorato, no, da uno amore impatiente, no, da uno indiscreto zelo dell'honor di Dio, no, ma solo, solo, da Dio. E l'istesso Dio lo dice e vuole che vi fermiate nella mente che è lui, e lui stesso ve lo dice. Et sapete come mi par che faccia il nostro clementissimo Dio in verso di noi? Che habbia suscitato una stella, come scrisse una volta il suo apostolo san Pietro, che suscitava in mezzo di loro un lume: Quasi lucerne lucenti in caliginoso loco, donec dies illucescat, et lucifer oriatur in cordibus vestris (2 Ped. 1,19). Tanto vorrebbe fussi //89// hora il suo Vicario e sua ministri; e così come alla stella non si gli può opporre cosa alcuna che impedisca il suo lume e splendore, e se bene alcuna volta le nugole se gli oppongono, non per questo fanno che la stella non abbia in sé il suo lume e splendore, tanto vorrebbe che fussino e sua ministri, ripieni di tanto lume e ornati di tante virtù che rendessino il lume a tutta la Chiesa. Il che non c'è, ma rimanga in voi; e se pur c'è, è in pochi, e quelli son perseguitati. Non bisogna, ancora, che si lascino opporre nugola alcuna di creature, amatore di loro stesse, che pur ce n'è in abondanza. Dhe, charissimo Padre, non vogliate guardare a nulla né a rispetto di creatura alcuna; e ancora quando havessi a metter la vita, e dirò più, che quando fussi possibile, che so che non è, havessi andar nel'inferno per aiutare e veder compito tal opera, non ve ne haresti a discostare. Ma se vi havessi a far noto tutto quello che la bontà di Dio fa noto a me, non so qual tempo ne qual' hora potessi pigliare, massimo non potendo voi udirmi con le propie orecchie e io dirvele con la viva voce. Ma pur bisogna e sono sforzata a dirvi ancor questo: che quando harete fatto penetrare al Sommo Pontefice di che importanza sia e voti fatti da religiosi, e non osservati, vorrei gli dicessi non come avviso, né per avvisarlo, ma per amorosa e con amorosa charità, che ponessi principale studio e cura nella sua Compagnia e religione che hoggi si truova nel maggior precipitio e rilassatione che nessun che ce ne sia. Et di nuovo vi dico che non dovete pigliare tal cosa mossa da creatura e leggerità alcuna, ma dal' istesso Dio, che mi costringe a farlo noto, al quale non posso e non devo, non posso e non devo, non posso e non devo far resistentia. E l'istesso Dio ve lo dice, e vuol che vi //90// fermiate nella mente che è lui che vuol che si faccia tal opera. Et con questa, se non sarò impedita, ve ne manderò un' altra che la diate al Vicario di Christo in terra. E voi chieggo in testimonio della verità per sapere, che sapete meglio di me, quanto sia contraria la natura mia a tal cosa che sempre l'ho sfuggita e, in un modo di dire, havuta in abominatione, sì per timore di non offendere Dio come per essere stata allevata contraria a questo. E vi ho da dire, ancor che imparte credo lo conoscessi, che mai ho trovato in me volontà, neppure un minimo desiderio che aderisca a tal cose; e se mai ne fui discosto, hora ne son tanto lontana che di molte volte per la inconformità della volontà ho paura di non of?endere Dio. Pur per la salute che ci trovo drento del' anime, e continuo stimolo che ho di non offendere Dio, mi vò conformando a esso suo volere; e per la continua forza che me ne fa Dio, sono stata forzata a farlo manifesto. Et chi vi dica la verità, la stessa Verità chieggo in testimonio, e essa Verità sa che io non mentisco. Et con questa fine priego il mio charissimo Padre che vogli seguire quello che si chiama Via, Verità e Vita; e gli domando la santa benedittione, con pregarlo, ancor che tenga non bisogni ricordargnene, che facci e facci fare particulare oratione per me, misera sopra tutti miserabile, che intenda il voler di Dio, e inteso lo metta in esecutione, se ben con mia gran pena. O sapientia eterna, o bontà infinita, verità infallibile, scrutator de cuori, Dio eterno, fa penetrar tu che puoi, sai e vuoi! O amoroso e svenato Agnello, Christo crocifisso, dhe fa sì che s'adempisca in noi quel che tu dicesti: Qui sequitur me, non ambulat in tenebris, sed //91// habebit lumen vite (Jo. 8,12). O lume indeficiente, dal quale procedon tutti e lumi! O luce, per la quale fu fatto la luce, senza la quale ogni cosa è tenebre, con la quale ogni cosa è luce, illumina, illumina, dhe illumina, e fa penetrare la volontà tua a tutti gli aiutori e cooperatori che hai eletti in tal opera. Jesu, Jesu amore, Jesu, transformaci e conformaci a te. Increata sapientia, Verbo eterno, dolce verità, tranquillo amore, Jesus, Jesus amor. Del nostro monasterio di Santa Maria delli Angeli, presso a San Fridiano, il dí primo d'agosto 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo Suor M.a Maddalena de' Pazzi //92// [VII] Al' Nome del' Antica e nuova Verità All Ill.mi Cardinali che si truovon presenti alla Sede Apostolica. [non fu spedita!] L'humile ancilla dello svenato Agnello e humanato Verbo, Christo crocifisso, sforzata dalla dolce Verità e Unità della S.ma Trinità, e in particulare dal suo amoroso Sposo, dico che è sforzata, e attendin che dico sforzata, a fargli noto una cosa non men grata a Dio che utile alle creature, la quale è che vuol rinovare la sua sposa Chiesa mediante voi ministri e principal membri di essa Chiesa. Però vi fo noto come al presente è venuto il preciso e preordinato tempo che si deve fare tal renovatione, la qual penso vi habbia di già fatto noto il Sommo Pontefice e Vicario di Christo in terra. Onde vi invito da parte della dolce Verità, non dico con lingua humana, ma se potessi con lingue angeliche v'inviterei, a concorrere a una tanto grande e' grata opera, la quale, per esser voi nel grado che siete, credo che grandemente penetriate l'utilità sua. E non voglin le Signorie vostre ill.me stimare cosa nessuna come da creatura, ma la debbon pigliar da Dio, come invero è. La chiarezza di questo ve lo manifesta //93// l'utile fin suo, se bene il principio gli parrà dificultoso, come certo è. Però che bisogna che in tutto si spoglino d'ogni comodo terreno e d'ogni rispetto di creatura, ancor che poche sien sopra di loro; e bisogna che seguino il Vicario di Christo che tiene il luogo del glorioso apostol Pietro e gli sieno obedientissimi, sì come erono gli altri apostoli a lui, che non eron men desiderosi della salute de popoli e del genere humano che si fussi il glorioso Pietro. Et se mi dicessi che essi eron stati alla scuola di Christo quando era in terra, gli dico che vi sono ancor essi, perché del continuo trattono il suo Corpo e Sangue; e se ancora a questo mi trovassino scusa, gli dico che risguardino quelli che hanno tenuto il luogo di essi. Risguardino il glorioso padre san Buonaventura, il tanto dotto e sapiente san Hieronimo, e quello che ne tempi nostri presenti ha lasciato tanto esemplo di santità e voi meglio di me lo sapete, però che deve pure haver parlato e conversato con voi, dico del beatissimo Cardinal Buonromeo. Dhe voglin ricordarsi e beatissimi Padri della dignità e autorità che gli ha dato Christo crocifisso in aiutare al presente l'opera che hanno intesa, e intenderanno che Dio vuol che si faccia. Et bisogna che sien membri sani se voglion poter aiutare il Vicario di Christo in terra sì come conviene. O che devon sapere come alcuna volta per essere e membri infermi, el capo resta di fare la sua operatione, e altra volta e membri si riposano per essere il capo infermo; ma non deve essere e non vò creder che sia infermo né il capo né i membri. Vorrei che essi facessino l'ufitio di quelli utilissimi membri delle mane, li quali operano e porgano il cibo; così vorrei che facessino e mia beatissimi Padri, che operassino in questa opera tutto quello che Dio gli inspirerà //94// e moverà a fare, et poi porgessino il cibo al capo, perché alcuna volta nel porgerlo provocono il capo a cibarsene con tutto il corpo. O che vorrei fussino membri utilissimi della santa Chiesa in porgere il cibo al capo nostro Vicario di Christo. Et il cibo che gli hanno a porgere è che lo provochino a metter in esecution l'opera, per dir così, da Dio tanto desiderata, del qual cibo si debbe cibare esso, non dovendo essere altro il suo cibo che fare la volontà di Dio. Et ne piglieranno ancora nutrimento tutti gli altri membri, a tale che si farà un corpo sano e intero e non ci sarà occasione di piangere le infirmità. E questo deve essere la gloria nostra, di condurre le anime a Dio. Dhe vogliate, dhe vogliate haver tal gloria; non già che vi habbiate a muovere a operare principalmente per questo, no, ma solo per fare la volontà di Dio. Et vogliate adempire quel che disse David: Sacerdotes tui induantur iustitiam, et sancti tui esultent (Sl. 131,9). Voi, voi havete a esser quelli che havete a indurre. O, o, che io habbia a dire questa parola: indurre, perché non c'è, o dolce Verità, la santa giustitia nella santa Chiesa, la cui giustitia se ci fussi ci sarebbe l'union tua; ma c'è una giustitia piena d'ogni ingiustitia. O eterno Verbo, non c'è questa giustitia, ma solo si attende a quelle cose che tornono in honor delle creature, e quelle che tornono in honor di Dio si fa vista di non le vedere sotto colore di misericordia, la qual misericordia non è misericordia, ma è una inmisericordia che conduce l'anime nel' ultimo precipitio del' inferno. Dhe voglin far sì co' prossimi loro, membri di Christo' con una tal misericordia che Dio non l'habbia a chiamar inmisericordia. Tirin con l'amore, si, ma in tal modo che //95// i voti fatti a Dio non sieno in tutto messi in oblivione, perché il medesimo David dice: vovete et reddite (Sl. 75,12). Dhe non si voglin cibare di carne e di sangue, perché la dolce Verità disse a Pietro, suo Vicario, di cui il Sommo Pontefice tiene il luogo: caro et sanguis non revelavit tibi (Mt. 16,17); ma sì ben si cibino del Corpo e Sangue di Christo, e del cibo ancora del' anime smarrite, il qual cibo devono andare a pigliare in su la mensa della croce, dove vedranno che lo svenato Agnello e humanato Verbo, come inebriato della salute del' anime, consumò tutto se stesso e dettesi al' opprobriosa morte della croce. O che non dubito se staranno a tal mensa e affisseranno gli occhi a Christo crocifisso, molto volentieri piglieranno questo cibo e non temeranno di patire per condurre e ridurre l'anime a esso. Dhe non voglino, dhe non voglino farsi maggiore del lor capo Christo, il quale disse che il discepolo non deve essere maggiore del suo maestro, né il servo del signore (cf. Mt. 10,24). Ricordinsi ancora di quel che disse lo innam?orato Paulo, che noi non siamo debitori alla carne, no, ma allo spirito e secondo lo spirito doviamo vivere, perché chi vive secondo la carne, muore (cf. Rom. 8,12). Dhe mirino a che Spirito siamo debitori: siamo debitori allo Spirito di bontà, procedente dal' eterno Padre e dal' increata sapientia, Verbo divino, che se bene sono tre Persone è uno Dio in essentia. Et siamo debitori, ma quale è questo debito? Prima, di render noi a Dio, e poi di ridurre e prossimi nostri, giusto el nostro potere, a lui. Esso ha dato se stesso a noi //96// e dato tutto el suo Sangue per ricomperar noi. Che deve dunque far la creatura, debitora di questo Sangue, altro che ridurre l'anime ricomperate con esso Sangue? Dhe risguardino, dhe risguardino, che dico che Dio ha dato il suo Unigenito, e l'Unigenito ha dato tutto il Sangue per le creature. Come potranno fare quelli che si cibon di esso Sangue e possonne cibare gli altri, che non conduchino a lui l'anime ricomperate con esso Sangue? Come potranno sopportare che un' anima decorata col Sangue di Dio vadia in perditione e sia privata di esso Dio? Non dubito punto che se saranno spogliati in tutto di loro e vestiti della dolce Verità, seguiranno le pedate sua, le quale furno solo, solo per ridurre la smarrita pecorella e porsela dove, Dio mio, dove Dio mio? Sopra le propie spalle. Devono ancor loro pigliare la smarrita pecorella di tante anirne e porsela sopra le propie spalle; e in che modo se la debbon posare essi sopra le propie spalle? Pigliare le fatiche loro e cibarsene, e cibar le pecorelle delle lor propie fatiche, dico col verbo di Dio e con l'esemplo della vita loro. Et se hanno tal desiderio, come vò presumermi che habbino di tal opera, di riunire e consecrati sua christi, di quelli propriamente dico che son congregati nelle religione, e delle disunite spose sua; et si essi hanno desiderio che osservino e voti loro e si spoglino di tutte le cose che sono sotto Dio, bisogna che se ne spoglin prima loro, movendo più l'esemplo che le parole, perché come disse la prima Verità, Verbo humanato, non basta dire: Domine, Domine (Mt. 7,21), no, che non è suffitiente. O innamorinsi un poco e venghino in sete, in zelo, //97// in desiderio di ridurre queste pecorelle, per chiamarle così, anime redente col pretioso Sangue dello svenato Agnello, e riunire questi membri al suo capo Christo, acciò che possin cantare con David: Filii servorum tuorum sedebunt super sedem tuam (Sl. 131,12). Dhe, dhe, beatissimi Padri, ricomperati ancot voi con quel pretiosissimo Sangue e condotti a tal dignità, che potete a ogni vostra posta, per dir così, cibarvene; dhe, dhe, possa in voi questo Sangue in tal modo che conduciate alla somma perfettione questa tanto importante opera di ridurre tante anime smarrite, decorate di questo pretiosissimo Sangue sparso dallo svenato Agnello e humanato Verbo e mio charissimo sposo. Vi voglio ancor dire che non siate soli in tal opera, ma havete di molti coaiutori e in particulare tre elette Compagnie, tanto zelose del' honor di Dio e salute del' anime che deve esser la gloria e fin vostro, le quale forse vi saranno state fatte note. Dhe, non vi mettete inanzi le fatiche ma il premio, che vi dico sarà grande, et sievi sempre in mente quel che dice l'innamorato Paulo' che di un solo è il palio se ben molti corrono (cf. 1 Cor. 9,24), e il palio vostro à essere il ridurre l'anime a Dio. Però correte, correte; e per qual via havete a correre? Per la via della charità, però che tal opera si ha tutta a fare e condurre per amore e con amore; e in tal modo procedendo, con amore si condurrà la tanto grande e grata opera di Dio, e si riunirà e riformerà il bello e formoso corpo della santa Chiesa. Et vi dico che tal parole non l'havete a pigliare pr? cedente da creatura nessuna, come vi dissi di sopra, ma //98// dal' istesso Dio, prima Verità, perché lui è quello che vuole si riunisca tutti e sua chari membri a lui suo Capo. E tal opera non è mossa da creatura ma dall'istesso Dio; e ve lo replico perché ve lo fermiate bene in mente, e la bocca della Verità ve lo dice, nella qual Verità priegho che sempre permanghiate. Jesu, dolce amore, transformaci in te e transforma te in noi, acciò che così transformati e uniti in te possiamo adempire perfettamente la volontà tua. Et vi priego mi diate la vostra santa benedittione, nella quale possa agumentare nel lume e orare per tante creature decorate col pretioso Sangue del' amoroso Verbo. Così priego voi a orare senza intermissione Jesu, Jesu, Jesu amore. Del nostro monasterio di santa Maria delli Angeli presso a san Fridiano, il dì 3 d'agosto 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo Suor M.a Maddalena de' Pazzi //99// [VIII] Al' Nome del' Antica e nuova Verità Alla R.da M.re S.or Veronica [Lapparelli, O.C.] a Cortona La vostra in CHRISTO Jesu figliuola ad immagine dello eterno et incomprensibile Dio, inutile più che creatura nessuna che sia sotto Dio, sforzata da Christo crocifisso, impazzito e innamorato delle sua creature, a farvi noto la sua volontà et un desiderio che è nell'intrinsico vostro, ancor da voi forse non conosciuto. Non vò dire a quella che creda sia da Dio, ma penso gioirà per il contento che sia venuto sì felice tempo; ma ben penoso a chi gli ha dar principio. Ma che è questo che vi ha far cosi gioire? Altro che la renovatione della sposa Chiesa; ma c'è bisogno ancora de vostri sospiri e fatiche. Dhe faccian sì, dhe faccian sì che veggiamo una volta ben cultivato il giardino della santa Chiesa! Andianlo annaffiando col Sangue di Christo crocifisso, e mandian giù la rugiada delle lacrime sparse per il continuo desiderio di ridurre l'anime a lui, acciò con la sposa possian dire allo Sposo che venga nell'orto e pigli e frutti sua: veniat Dilectum meum in //100// ortum suum et comedas fructum pomorum suorum (Cant. 5,1). Questo è quell'orto nel quale il Verbo eterno, dolce Sposo nostro, desidera venire e collocarsi, et quivi dare distribuire e comunicare infinite gratie all'anime nostre, acciò che in quel tremendo dì del giuditio possian comparire inanzi all'eterno Padre addorne di virtù, acciò non habbia a dire a noi come alle vergine stolte: nescio vos (Mt. 25,12). Venendo il Verbo eterno in terra e incarnandosi, adattò la terra pigliando carne di Maria che era di terra; et in tutta la suo vita andò seminando vaghi fiori e piante delle sua dolce parole e suavi comandamenti, come disse lui che il suo giogo è suave e il peso lieve (cf. Mt. 11,29). Ah, che se penetrassino questo e religiosi, tanto allontanati da lui per mettere in oblivione i voti che hanno promesso, osserverebbon la povertà, l'obedientia e l'altre promesse fatte. Ma è che le contraddicono alla parola della Verità e mostron che i sola comandamenti sieno impossibili a osservare perché non penetron la dolcezza e suavità che si trova in essi. Se penetrassino quanto che è lieve il peso di Dio, lo piglierebbon con sommo desiderio. Il peso che ci dà Dio non è altro che l'osservanza de sua comandamenti, li quali tutti consistono in amare; ma loro si fanno un peso grave e insopportabile perché non par loro potergli osservare, e scambiono l'amore perché, in cambio di amare Dio, amano lor medesimi. Non possono stare insieme questi dua amori tanto contrari, l'amor di Dio e quel di se stesso, sendo differenti l'un dall'altro quanto è il diaccio dal fuoco. Ma fa bene in noi l'amor di Dio quel che fa il fuoco al diaccio, //101// che lo fa risolvere in acqua; et così noi aprendo la porta del cuor nostro all'amor di Dio, esso risolve in noi ogni amor proprio, ma bisogna apriano la porta. Piantò l'amoroso Verbo la vite in questo giardino quando andando alla passione ci lassò se stesso, come disse poi a sua apostoli: ego sum vitis vera et Pater meus agricola est; ego sum vitis vera et vos palmites, qui manet in me et ego in eo (o Dio mio che fa?), hic fert fructum multum (Jo. 15,1-5). Andiamoci inebriando del vino che fruttifica questa dolce vite; stiamo sotto la sua ombra dove piglieremo riposo e saremo liberati da nimici e difesi da ogni sole del maladetto rispetto humano che, a guisa di sole, ci va diseccando ogni dono e gratia che Dio ci comunica e vorrebbe comunicare. Piantò e frutti e dette compimento a questo giardino in croce, anzi dette forza a tutti i Sacramenti in virtù del Sangue, che a guisa di frutti ci vanno nutrendo parte che stiamo in questa vita per condurci al nostro vero fine, Dio eterno principio che non ha mai conosciuto principio, antica e nuova Verità. In principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum (Jo. 1,1). Son molti in questo giardino che si cibono de cibi di esso, ma son pochi quelli che vogliono inmitare l'Auttore di essi. Son molti quelli che pigliono l'obbligo di trattare e frutti di esso, dico e SS.mi Sacramenti; ma pochi quelli che voglino affaticarsi a seminare, mietere e cultivare esso giardino mediante il Verbo di Dio. Molti sono che arrecono puzza e fetore al giardino col desiderio di posseder le cose create da Dio e fare in tutto la loro maladetta volontà, et cibonsi di terra, privandosi //102// della visione e fruitione di Dio; e ciberannosi poi sempre del cibo dell'eterna dannatione. Non vorremo forse haver lo stimolo; ma lo innamorato di Paulo diceva che haveva lo stimolo della carne che era contrario a quel dello Spirito (cf. 2 Cor. 12,7). O, se lui che era a tanta perfetione haveva tale stimolo, quanto più noi che non siamo a tal perfetione habbiamo havere esso stimolo; ma non già acconsentire a quello che esso stimolo ci invita. Dhe faccian sì, o mia charissima Madre, che siamo vere nutrice nella Chiesa di Dio, e stieci sempre in mente quel che disse David: Melius est modicum iusto super divitias peccatorum multas (cf. Ps. 36,16), elegi abiectus esse in domo Dei mei, magis quam habitare in tabernaculis peccatorum (Sl. 83,11). Et quando ci bisognassi levar la bocca dalle mammelle del nostro dolce Sposo per ridur l'anime a lui, lo dobbian fare, perché è ben giusto che i più forti lascino il latte per darlo a più parvolini di mano in mano, e cibarsi di pane, alcune volte ben duro e secco. Ma c'è un vasello dove si può intignere, dico che c'è il Corpo del nostro humanato Verbo pieno d'innumerabile piaghe, dove ci possiamo ascondere e attrarre ogni dolcezza. Dhe faccian sì, dhe faccian sì che conduchiamo tanti e tante consecrati a lu?i, al suo petto, che possino una volta gustar di Dio: gustate et videte quoniam suavis est Dominus (Sl. 33,9) (ma a chi Iddio mio?) a chi ti teme. O sì, che il principio della sapientia è il timore (cf. Ps. 110,10); et queste dua virtù che mancono a loro, cioè il timore e amore, hanno a essere a guisa di dua l'ami per ridurgli e condurgli a //103// Dio, perché tutti non si parton da Dio per timore e tutti non ritornono a lui per timore. Non si parton per timore di perder le cose transitorie o il favore delle creature, e non ritornono a lui per timore di patire le pene dell'inferno. Tutti non si parton da Dio per amore di lor medesimi, e non ritornono a lui per amor di honorarlo, ma per timore di non patire le pene dell'inferno. Et ancor che questa via non sia perfetta, è da contentarsene, purché ritornino per qualche via al vero vivere religioso. Alcuna volta le nutrice pigliono i parvolini in su le proprie braccia: a questo invito la mia charissima Madre in Christo Jesu, non solo à condurre i parvolini al costato dello svenato Agnello, ma alcuna volta a pigliargli sopra le proprie braccia, offerendo tutte le sua operatione per adempire tal opera e voler di Dio. Et la prego ancora che facci fare oratione a tutte le sua reverende madre e sorelle per tal opera è volere, e volere, e volere di Dio; e nella sua intrinsica unione gli piaccia offerir me, misera miserabile serva sua. Permanga ne suavi e castissimi abbracciamenti del nostro amorosissimo Sposo e increata Sapientia; piaccia a esso amorosissimo Sposo Christo Jesu darci gratia che ci spogliamo tutte di noi e vestiamoci di lui. La prego mi dia la sua beneditione. JESU, JESU, JESU. Del nostro monasterio Santa Maria delli Angeli in Borgo San Friano, il dì 4 d'agosto 1586. L'humile Ancilla dell'humanato Verbo S.or M.a Maddalena de' Pazzi |