S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI (1566-1607) |
[Quarto libro dei manoscritti originali] [Seconda parte: 23.08.1590-30.10.1600] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: PROBATIONE (SECONDA PARTE). Libro quarto della probatione Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palchetto II, 42 [1590] [Rivelazione sopra lo stato d'una conserella, che ora si è emendata] //11// Habbiamo una delle nostre sorelle [forse Suor Antonia Bellini, †1621; cf. II 89; III 81-84] la quale è stata già molt'anni assai difettuosa per non saper far resistentia e vincere la tentatione [il vizio del vino] che continuamente il' Demonio va suggerendo alle creature; e essendo stata molte volte avisata, consigliata e aiutata secondo il' bisogno dell'anima sua da il' nostro p. confessore e da molte di queste madre, non dimeno va perseverando nelle sua cattive inclinatione con non piccol dispiacere di chi ha cura dell'anima sua. E la nostra Suor Maria Maddalena, per l'ansioso desiderio che ha della salute dell'anime e ardente charità del' prossimo, ne porta ancor lei grandissima pena e alla [= la ha] aiutata in più modi, e continuamente con l'oratione la va aiutando e aspirando a Dio per la salute e quiete dell'anima sua, e ancora ha patito nel' suo corpo dolori e pene in particulare per lei, havendole chieste al' Signore. Finalmente, per venire alla conclusione di quel che hora io voglio dire, dico che giovedì che era la vigilia di San Bartholomeo apostolo, addì 23 d'agosto il' medesimo anno, cioè 1590, uscendo da mensa questa benedetta Anima, il' Signore la tirò al' solito in eccesso di mente, se ben per breve spatio, e mostragli una cosa molto spaventosa e che gli dette grandissima afflitione //12// e dolore, cioè vedde come il' Demonio teneva abracciata molto stretta la sopradetta suora. Per il' che comprese lei esser cascata in qualche cosa d'importanza e che la m. priora haveva parecchi dì tralassato di dargli gli aiuti che è solita darli; e così questa benedetta Anima riferì il' tutto alla m. maestra. E parlando poi la m. maestra con la m. priora di tal cosa, trovò come era vero che essa m. priora era stata parecchi dì che non haveva parlato alla sopradetta suora, ma che se ne sentiva bene un continuo stimolo. E però faccendola chiamare li parlò allungo e trovò come per suggestione diabolica essa era cascata in certi difetti assai di importanza, e l'avisò e corresse secondo il' bisogno dell'anima sua. E così si vedde esser vero tutto quello che haveva visto e inteso la sopradetta benedetta Anima, a laude e gloria del' nostro Signore che si compiace revelare e' sua secreti a' parvoli e humili di cuore (cf. Mt. 11,25). Questa sorella, per gratia del' Signore e dell'oratione di questa nostra benedetta Figliuola, si è emendata e vive molto quieta nella santa religione, non essendo gravosa a' superiori come per il' tempo adrieto. Sia ringratiato il' Signore sempre. [Morte della sua madre. Rivelazione e visione intellettuale Il' dì seguente [24 agosto] che era la festa del' glorioso San Bartholomeo apostolo, la sopradetta Suor Maria Maddalena era in choro e faceva oratione per suo madre [Maddalena Maria Buondelmonte] la quale era in agonia, e in questo hebbe le nuove come essa era passata della presente vita. E quando gli fu dato questa nuova dalla m. maestra lacrimò alquanto, e dissegli: "Io lo credevo bene che la fussi morta". E questo disse perché appunto fra le 14 e le 15 hore, che fu l'hora che la spirò, si sentì tutta travagliare e commuover drento, e sentì un gran motivo di inginocchiarsi //13// e dire Requiem eternam per l'anima sua, ma dice si ritenne per trovarsi in un luogo dove erono di molte monache. E quel che è più, subito che l'intese la sua infirmità disse che la morrebbe, e venendoci tal volta qual'chuno a dargli nuove come la stava meglio e che speravono havessi a riaver la sanità, lei sempre disse che non lo credeva, ma sì bene teneva che havessi andar in quell' luogo dove è perfetta vita, senza havere a gustar mai morte; e così è stato. Hora per tornare al' sopradetto dì quando ebbe le nuove della morte di suo madre, dico che in su l'hora di Vespro, dicendo il' Salmista per l'anima sua, fu rapita in estasi e vidde l'anima della sopradetta suo madre nelle pene del' purgatorio molto allegra e contenta; e vedeva certi fanciullini che gli levavono il' fuoco d'intorno, e le lacrime di certe poverine che piagnevono la sua morte gli davono gran refrigerio in quelle pene. E' fanciullini che gli levavono il' fuoco, intese essere quelli a' quali lei con le sua parole haveva insegnato e inviato nella via di Dio, perché essa non tanto soveniva e faceva charità a' sua prossimi esteriormente, quanto ancora si ingegniava di aiutar l'anime, che è di maggior importantia, insegniando e amaestrando gli ignoranti sì con le parole come con gli esempli. Le lacrime poi che gli davono refrigerio erono di quelle persone che essa era usata fare delle limosine, che per quella intrinsica charità che la muoveva a far tal limosine, il' Signore permetteva che insino le lacrime di quelle persone gli dessino refrigerio nelle pene del' purgatorio. Stata che fu alquanto ragionando con suo madre, gli fu tolta di vista, e in un subito se gli rappresentò il' suo Angelo custode, il' quale fece con lei un lungo colloquio raccontandogli e' meriti di suo madre e la gloria //14// che il' Signore gli haveva preparata in paradiso, la quale intese esser di gran lunga molto maggiore che non si sarebbe inmaginata, particularmente per le grand'opere di charità che in vita haveva fatte, non tanto appartenente all'esteriore, quanto all'interiore e salute dell'anime. Et questo è verisimile, perché sappiamo che lei è ita in ufitio parecchi volte col' suo sposo, e nei luoghi dove è ita ha fatto opere di gran charità e edificatione de' popoli, come è provedere che vi si frequentassi e' S.mi Sacramenti e che non vi mancassi mai il' verbo di Dio, ma particularmente la quaresima, e l'avento fatto fabricare delle compagnie e fra l'altre quella de' rosario, con insegnare il' modo e l'ordine di dire il' detto rosario, e le processione come usono fare e' padri di San Domenico, edificato spedali per raccettare e' poverini, e molte altre opere segnalate e rare, a tale che quando si partiva di quelle città doleva a tutti grandemente. Hora per tornare al' mio proposito dico che quando il' suo Angelo custode gli hebbe racconto parte della gloria che presto haveva a godere, lei gli disse che non si curava di havere nulla di suo madre eccetto che tre cose: la prima, la sua gran rettitudine; la seconda, la sua saggia prudentia; e la terza, la sua tollerantia e patientia con la quale si vedeva esser sempre in un medesimo modo tanto nelle prosperità quanto nelle aversità. Fatto che hebbe queste tre petitione al' sopradetto Angelo, stette alquanto e poi si risentì dal' ratto. --- Deo gratias. [Visione della sua madre nella gloria] Venerdì addì 7 di settembre 1590, che era la vigilia della natività della Vergine S.ma e faceva appunto //15// 15 dì che la sua honoranda madre era passata della vita presente alla futura, fu tirata di nuovo dal' suo Signore a intendere come essa la mattina, appunto in su l'hora che la spirò, era ita in paradiso, et la vidde tutta gloriosa essere in fra que' Santi che godono quell'esser giusto di Dio, per esser lei stata tanta giusta e retta in questo mondo. Di poi vedeva come essa affissava e' sua occhi nel' costato del' Verbo e quivi si fermava perché quando morì possedeva Dio in atto di charità. Similmente vedde come e' sua devoti havevano portato l'anima sua in paradiso a guisa di aquila, e Santa Catherina da Siena in fra gli altri l'adornò (per dire e' nostri vocaboli) d'un vestimento di sangue, Santa Agnesina di varii fiori, e San Giovanni Batista gli messe la corona in testa, della qual cosa lei molto si maravigliò. Onde stando pure in ratto proferì queste parole, cioè: ---- "In che modo e per qual causa è posto sopra del' vostro capo l'aureola, poiché non siate stata vergine né manco siate collocata in fra quelle che hanno avuto desiderio di tal verginità? Perché non havesti mai desiderio, ma vi contentasti nello stato e vocatione che esso vi haveva posto, e molto piacevi a Dio per questa vostra conformità di volontà". --- Qui stette alquanto senza parlare, e intese che haveva meritato la corona per il' gran patire che in questo mondo haveva fatto, non tanto apparente e esteriore quanto interiore, per conto di certe cause che hebbe a travagliare e trattare. Vedde poi come la Vergine S.ma l'adornava col' suo latte perché in questo mondo haveva tenuto il' suo nome con tanta reverentia e devotione, e insieme ancora utilità e frutto. ----- Doppo che fu stata alquanto mirando la sua bellezza e gloria, essa sua madre li dette 3 ricordi, e poi si //16// gli fu tolta di vista. Il primo: che fussi sempre humile, secondo: obedientissima, terzo e ultimo: che fussi prudente, cioè adoperassi la prudentia, che il' Signore gniene haveva concessa questa virtù. E d'ogni cosa sia laude, honore e gloria al' dator d'ogni dono e gratia. [Visione intellettuale di Suor Alessandra Guiducci nel paradiso] Domenica addì 23 del' sopradetto mese di settembre, la sera al' tardi, fu tirata al' suo solito in eccesso di mente, nella quale astratione vidde l'anima di una delle nostre sorelle [Suor Alessandra Guiducci] andare in paradiso, la quale era passata della presente vita alli 15 del' sopradetto, tanto che era stata in purgatorio appunto nove dì. Et intese esser tre le cause principale per le quale haveva havuto a stare in quelle pene. La prima, perché quando era giovane, per esser molto ingegnosa e attiva di mane, faceva di molte coselline; e per esser tanto di quella ragione, ancora e' giorni di festa faceva qualche trescuola, e ancora che fussin minime le cose che faceva, non dimeno ne haveva havuto a patire perché non era astretta da necessità alcuna a farle. La seconda, che essendo lei di età e madre antica nella religione, haveva mancato qualche volta per certi rispetti che haveva in sé di avisare e' sua superiori di quel tanto che il' Signore la inluminava per bene e utile della santa religione. La terza, per essere stata un poco troppo studiosa e sollecita circa e' sua parenti che haveva lasciato nel' secolo, non havendo quella lontananza che si ricercherebbe alla professione e vocation nostra; e ancor che tal cosa procedessi assai dalla sua natura tanto amorevole, non dimeno possian conoscere in questo quanto si richiede a noi religiose esser morte al' mondo, e quando venghiamo alla religione far conto che per noi non sia altri che il' Signore e tutti e' Santi, come hanno fatto alcuni perfetti religiosi che etiam non //17// hanno voluto vedere e' loro genitori e propii parenti. Ma perché ogniuno, oltra a difetti che sempre [non] si manca, ha ancora qualche buona parte, però assai n'habbian viste risplendere in questa nostra madre e sorella. Ma fra l'altre intese questa benedetta Anima essere state tre particulare quelle che gli havevono abreviato le pene del' purgatorio. La prima, il' zelo che haveva della purità e semplicità della religione; la seconda, la sua gran charità che veramente regnava in lei con gran perfetione, e non solo l'haveva in sé ma desiderava e cercava giusto il' suo potere che la fussi in ciascuna; e la 3ª, perché la cavava d'ogni cosa bene. Intese ancora come essa haveva havuta gran merito per essersi affaticata tant' anni in reggere il' choro circa del' canto, però che era cantora; e per haverlo lei fatto con gran zelo dell'honor di Dio, vedde che in purgatorio haveva havuto questo refrigerio: che non haveva sentito l'orrende bestemie de' Demoni. ----- La vedeva adunque andarsene verso il' cielo nel' mezzo del' suo Angelo custode e di San Miniato martire, che gli era tocco in quell'anno per sorte; e per il' contento che haveva in vedere quell'anima gloriosa e tanto bella, pareva si liquefacessi. E se bene sappiamo che in un attimo l'anime pervengono in quella gloria, non dimeno permetteva il' Signore che per suo maggior contento, essa anima fussi elevata adagio adagio, acciò che meglio la potessi risguardare e contemplare. Vedde poi que' dolci abbracciamenti che la faceva con lo sposo Jesu amor nostro, e come da esso ricevette l'anello, onde si struggeva di desiderio che il' suo corpo ormai si dissolvessi e l'anima potessi esser con Christo (cf. Phil. 1,23). Doppo vidde come essa anima offerse a Jesu e alla Vergine S.ma tutte le monache a una a una, e particularmente quelle che //18// nella sua infirmità gli havevono fatto la santa charità di aiutarla e servirla ne' sua bisogna. La qual cosa vedeva esser molto grata a Dio, cioè servire gli infermi per puro amor di Dio. Et doppo che fu stata per spatio d'una hora e mezzo in questa astratione, ritornò a' sensi. Et del' tutto sia laude e gloria alla S.ma Trinità. Da questo giorno sopranominato, cioè 23 di settembre 1590, insino alli 2 di giugno del' anno sequente 1591 non ho scritto cosa nessuna per non ci essere occorso cosa particulare, se non simile alle sopradette. [1591] [28 aprile: v. infra, pp. 20-24] [Pentecoste. Premonizioni e avvisi] Hora questo dì 2 di giugno, che era la solenne pasqua dello Spirito Santo nella quale è solita sempre ricevere lo Spirito Santo, all'hora solita delli altri anni, che è fra le 14 e le 15 hore, ricevette il' medesimo dono e ancora hebbe lume dal' Signore in che modo doveva passare il' presente anno, e quel che più ricercava da lei, sì come sempre in questa solennità è solita haver nuovo lume circa la vita sua interiore e esteriore. Intese adunque che il' Signore ricercava che andassi del' continuo dreto a quello intrisico tiro e vocatione che da esso è chiamata, guidandosi però sempre con la santa obedientia e tenendo in se stessa il' conoscimento del' suo non essere, e in particulare seguitassi di zelare con gran desiderio l'honor di Dio e salute dell'anime, e l'aumento della perfetione in tutte noi, e in particulare della povertà e semplicità della religione, e esercitassi la charità intrinsica e estrinsica verso il' suo prossimo. [Inedia: nuova mittigazione nel cibo; cf. p. 230] Quanto a l'esteriore della vita sua intese havere a tenere il' medesimo ordine, cioè: mangiar pane e bere accqua tutti e' dì della settimana, eccetto il' giovedì che bee del' //19// vino in memoria del' Corpo e Sangue di Jesu lassatoci da lui in quel giorno, e il' martedì fa il' simile per obedientia della m. priora. La domenica insin qui ha mangiato cibi quadragesimali, ma per l'avenire mangierà di tutto quello che mangeremo noi, dico solo la domenica e le feste principale, havendo di questo più volte pregato il' Signore perché portava pena che se gli havessi a fare e provedere que' cibi particulari e singulari da l'altre. E se bene ancora li altri dì è singulare nel' mangiare, non vi sente tanta pena perché non vi va studio né solecitudine alcuna nel' suo cibo, sendo solo pane e accqua. E di tutto quel che è stato e sarà, sia honore e gloria a Dio. [Nuovo carnet] //20// JHS. M.a [Visioni profetiche sopra i confessori e il Monastero] Andando noi del' continuo considerando le intelligentie e inluminatione che il' Signore si è compiaciuto comunicare a questa nostra dilettissima sorella Suor Maria Maddalena de Pazzi, veggiamo per gratia di Dio che quelle cose quale essa ha inteso havere a essere in tempo futuro, si sono verificate e vanno verificando, come scriverremo qui sotto di alcune che già tre anni sono vedemo apertamente verificare. [Parentesi] Dico adunque come questa benedetta Anima, l'anno del' Signore 1584 [1585] addì 23 di marzo, hebbe una vista sopra quello che doveva intervenire al' nostro monasterio nel' tempo della beata memoria del' nostro rev.do p. conffessoro messer Agostino Campi da Pontremoli (come si può vedere nel' libro de' Colloqui [II 257-261]). Il' quale gli fu mostro all'hora come in forma di un ortolano che s'affaticava molto, massimamente per tre dì e tre notte in cultivare un suo bellissimo giardino (che era il' nostro monasterio); ma al' fine di questi tre dì e tre notte, quali intese esser tre anni, vedde che portava un gran pericolo della vita, //21// ma non intese già risolutamente havessi a morire, ma sì bene che porterebbe un pericolo grandissimo. Ma il' frutto e l'oratione che da noi si facessino, harebbon potuto allungare il' tempo predetto. Et così fu, però che in capo a' detti tre anni hebbe una infirmità grandissima della quale credemo havessi a perire, e portò ancora altri pericoli di importantia. Pure, per gratia e misericordia di Dio, lo riavemo sano e salvo, e visse poi 4 anni, cioè insino alli 5 dì di luglio 1591 [cf. p. 25]. Haveva ancora inteso come nel' tempo della morte di detto nostro r.do padre molte di noi si getterebbono in terra e declinerebbono alquanto da quello spirito, fervore e charità che eramo nutrite, ma che poi con l'aiuto delle più perfette e fondate, e altri aiuti che in quel tempo il' Signore ci porgerebbe, si rileverebbono e fiorirebbe il' giardino della nostra religione in virtù e perfetione molto più che prima; delle qual cose non è caduta una in terra. Intese ancora che ci sarebbe proposto in detto tempo dua confessori che non sarebbono il' caso per questo luogo, però che uno veniva per guastare questo bel giardino, tanto ben cultivato (che lei vedeva essere il' nostro monasterio); e l'altro, se bene era buono per sé, era non dimeno insuffitiente per noi. Nel' medesimo tempo, o poco doppo, vedde e intese che ci sarebbono proposte dua fanciulle per monache che verrebon per guastare l'osservantia e il' nostro semplice vivere, ma che del' tutto saremo libere per il' lume che il' Signore si compiacerebbe comunicare a' superiori. Et tanto intervenne sì delle fanciulle come de' conffessori, che si durò una gran fatica liberarsi da dua sacerdoti che ci erono offerti per il' nostro spirituale governo, e massimamente da quello che veramente per se stesso, e per quello che il' Signore si //22// serve di lui, è di gran perfetione, ma non era a proposito per noi. Ma doppo molte tribulatione e fatiche, finalmente con la gratia di Dio, fummo libere da tutte le suddette cose, e particularmente mediante il' lume che esso comunicò a questa benedetta Anima, però che in quel tempo che il' detto nostro r.do padre era infermo a morte, fu rapita molte volte in eccesso di mente, dove vedeva e' pericoli che ci soprastavono, intendendo consequentemente e havendo lume di quello che si doveva fare. Il' che conferiva poi a' superiori con ogni humiltà, sendogli da essi imposto che ciò facessi. Et fra l'altre, addì 28 d'aprile del' detto anno 1591, che era la seconda domenica doppo pasqua di resurrexi, fu rapita in estasi sopra l'Evangelio corrente che in detta domenica si legge, quel del' pastore, cioè: Ego sum pastor bonus (Jo. 11,14), ecc. sopra il' quale hebbe bellissime intelligentie, le quale non havendo noi scritte all'hora per certi impedimenti, ci sono hora uscite dalla memoria. Però diremo solo quello che essa intese sopra la materia che trattiamo hora, sendo più necessarie, e come in detto ratto il' Signore gli concesse una gratia spetiale. Et fu che mostrandogli esso Dio come voleva cavare della presente vita il' detto nostro r.do padre nella futura solennità dell'ammirabile ascensione [23 maggio] e menarlo a godere l'eterna gloria, essa benedetta Anima cominciò a lacrimare e grandemente a supplicare sua divina maiestà che ce lo volessi concedere almeno sino alla solennità dell'Assunta della Vergine S.ma. Finalmente, doppo molti preghi, gli fu promesso dal' Signore che se //23// bene non arrivassi a detta solennità come lei domandava, viverebbe non dimeno tanto quanto fussi necessario per l'utilità, quiete e pace di questo luogo. Et così fu, però che essendo passata la pasqua dello Spirito Santo [2 giugno], nelle feste della quale esso nostro padre hebbe l'olio santo e pensamo che andassi al' altra vita, il' che se era portavamo pericolo (e quasi lo vedevamo certo) di non havere a dare l'anime nostre al' governo a quello che noi sapevamo e conoscevamo per il' lume comunicato a questa nostra Sorella che non era il' caso per questo luogo, se ben pareva e era giudicato suffitientissimo. Ma il' Signore, che invano non fa le sua promesse, miracolosamente fece che il' detto nostro r.do padre, ancor che fussi quasi giunto all'estremo punto della vita sua, migliorò e si riebbe in modo tale che ci conffessò tutte quante e ci comunicamo poi per la solennità del' Corpus Domini [13 giugno]. Et per questa via fummo libere da quel pericolo che, se ciò non era, risolutamente incorrevamo. E così s'adempi quel che il' Signore haveva promesso a questa benedetta Anima, che viverebbe tanto quanto era necessario per noi, però che vedemo espressamente che sino a che non fu quiete alcune cose che ci molestavono, il' Signore non lo cavò della presente vita. Hebbe ancora in detto ratto la sequente vista. Cioè: vedeva tre cuori che erono radicati in questo luogo, ma non ce ne rimaneva se non uno, nel' quale vedeva che il' Signore infondeva e distillava una suave e dolce rugiada che lo faceva molto fecondo. Questi tre cuori intese che erono di tre r.di sacerdoti, dua de' quali portavono affetione e amavono il' nostro monasterio nel' Signore, per essere intrinsichi del' detto nostro r.do padre conffessoro; e l'altro, che era quel che rimaneva, ci portava affetione per haverci una volta conffessate per //24// straordinario, per conmessione del' ill.mo e r.mo Cardinale. Non che essa all'hora intendessi espressamente che fussi questo che noi diciamo, ma l'habbiamo poi conghietturato, perché essa intese all'hora che quel cuore che rimaneva solo tra que' tre, radicato in questo luogo, era di un sacerdote che ci haveva a esser dato per governatore doppo la morte del' sopradetto padre. E essendo poi successo che è stato questo medesimo, cioè il' r.do p. messer Francesco Benvenuti, canonico e penitentiere del' Duomo, che già ci haveva conffessate per straordinario, come è detto, possian dire risolutamente che fussi esso. La rugiada che essa vedeva infonder dal' Signore in detto cuore, era la gratia divina e lume che esso Dio gli comunicava, con la quale haveva a nutrire abbondantemente ciascuna e aiutare l'anime nostre ancor non date al' suo governo. Et di tal cosa essa Anima si maravigliava assai, godendosi della divina providentia che con tale arte e tanto amore andassi comunicando e' sua doni e gratie a esso per noi, avanti che se ne havessi a servire e senza che lui se ne accorgessi o vero l'intendessi. E noi habbiam poi esperimentato, e del' continuo esperimentiamo, il' frutto di tal rugiada per l'aiuto che il' Signore si compiace dare all'anime nostre per mezzo di sua reverentia, del' che sia honore e gloria a esso Dio, largitore d'ogni bene. Un' altra volta essendo rapita in spirito hebbe una vista circa questa medesima materia, cioè vedeva come il' Signore tra molti sua sacerdoti ne sceglieva e eleggeva dua in particulare per questo nostro habitacolo, uno de' quali cavava delle selve, e l'altro del' mezzo delle //25// gente, e tutt'a dua teneva pe' capelli. E vedde che prima posò qui nel' nostro collegio quello che cavava del' mezzo delle gente significando che prima doveva havere il' governo dell'anime nostre; e l'altro vedde posare dal' Signore in un luogo dove faceva molto frutto nelle sua creature per consenarlo quivi sino a che fussi el' tempo nel' quale dar lo voleva a questo luogo [il P. Vincenzo Puccini, sucessore del Benvenuti]. Il' che, gratia di Dio, si è verificato, però che quel sacerdote cavato dal' Signore del' mezzo delle gente e prima dato a noi, si vede chiaro essere (sì come ci ha detto questa benedetta Anima) il' sopradetto messer Francesco Benvenuti [†13.11.1605], scelto e eletto da Dio in fra tanti di questa città, e oltra gli altri carichi e obligli che gli ha nella chiesa cattedrale, datogli la cura dell'anime nostre per sola providentia divina. Intese ancora come questi due padri havevono a pascere e nutrire l'anime nostre e la nostra religione secondo lo spirito che hoggi fiorisce nella Compagnia e collegio de' r.di padri di Jesu, per essere stati tutt' a dua ne' loro seminari e ivi preso il' latte della loro dottrina e esempli. La qual cosa di questo padre che al' presente habbiamo, si è tanto verificata che ciascuna di noi l'ha visto chiaro e tocco con mano. Speriamo ancora si habbia a verificare dell'altro con il' successo del' tempo, mediante il' favor di Dio che conduce a perfetione tutte l'opere sua. 29 giugno: guarigione di Suor Benigna Orlandini; v. infra p. 256 [Morte del padre Agostino Campi] Venne finalmente il' tempo che al' Signor piaccque cavar della presente vita il' detto nostro r.do padre conffessoro, messer Agostino Campi da Pontremoli, cioè addì 5 di luglio del' detto anno 1591, colmo di meriti, per premiarlo delle sua fatiche. E noi, per misericordia sua, non lassò orfane, però che il' medesimo dì l'Ill.mo //26// e R.mo Cardinale Arcivescovo nostro di Firenze [Alessandro Medici] ci mandò una lettera scritta di sua propia mano, dicendosi in essa come ci dava per governatore e conffessoro sino a che non trovava altro suggetto il' sopranominato messer Francesco Benvenuti, canonico e penitentiere del' Duomo, per cui mandò la sua lettera. E questo fu in venerdì. E l'altro dì, che era sabbato [06.07.1591], ci venne a conffessare, e ha perseverato e persevera sino a hora in tener questo carico da se stesso con grandissima sodisfatione di tutte. E nel' tempo che noi temevamo di non rimanere quasi che abbandonate, il' Signore ci favorì in modo che, conffessiamo, non haremo saputo domandar tanto quanto ci dette, e bene adempì le promesse fatte già a questa nostra sorella Suor Maria Maddalena de Pazzi, che doppo la morte di esso nostro r.do p. messer Agostino, il' giardino della nostra religione (se bene in quello patirebbe qualche detrimento) fiorirebbe poi e fruttificherebbe molto più di prima. Et sì come il' giardino materiale non può fruttificare se non ha l'ortolano che del' continuo lo vadia cultivando e custodendo, così il' sopradetto non sarebbe stato se non havessimo havuto padre atto a tal governo. Onde sendoci mandato esso senza che pure cor un pensiero ce lo fussimo potuto inmaginare non che con parole domandarlo, si vedde chiaro che fu il' Signore che fece questa opera, havendolo eletto ab eterno per l'aumento della perfetione di questo luogo, come si vedrà per il' seguito del' nostro scrivere. [Visione intellettuale del Campi nella gloria] La domenica sequente al' sabbato, che già eramo cominciate a conffessare dal' detto padre, cioè addì 7 del' detto mese di luglio, sendo Suor Maria Maddalena in eccesso di mente, gli fu mostro l'anima del' nostro //27// messer Agostino che era passato all'altra vita il' venerdì passato, come è detto, la quale era nella celeste Hierusalem in gran gloria, adorno di una stola rossa perché, oltra gli altri meriti che vedeva havere, intendeva che esso participava della gloria e premio de' martiri per queste tre cose. Prima, per l'infirmità che haveva sopportate; seconda, per una persecutione che egli hebbe, la quale suffrì con gran constantia e patientia; terza, finalmente, per l'ardente desiderio che in vita haveva havuto di patire effettualmente il' martirio. Gli pareva poi vedere che essa gloriosa anima parlassi al' successor suo, al' nuovo padre che già havevamo, dicendogli queste parole: "Io mi sono molto affaticato in cultivare quella vigna e giardino (cioè il' nostro habitacolo). Hora tocca a voi". E voltandosi alla S.ma Trinità gniene offeriva, supplicando sua divina maiestà che gli volessi dare l'abbondantia della sua gratia acciò potessi, mediante quella, fruttificare nell'anime nostre. E parevagli vedere che il' detto padre che già era in gloria, in un modo di dire, si sviscerassi per dare a questo altro padre l'amore e charità che in Jesu Christo portava all'anime nostre, e quell'ardente desiderio che haveva sempre havuto della nostra perfetione. Et bene habbian poi visto e esperimentato che esso padre ricevette quello svisceramento di charità, amore e desiderio della nostra perfetione, donatogli per gratia divina. Anzi in quello stesso punto conghietturamo, però che ci fu poi referito da una sua penitente come in quell'hora stessa che questa benedetta anima vedeva e intendeva le sopradette cose, essa haveva parlato a lungo con sua Reverentia, e era restata stupita dell'amore con che gli haveva parlato di noi e di quello che haveva in animo di fare per l'aumento della nostra perfetione, e che voleva seguire il' //28// modo del' padre passato, massimo nelle continue conffessione e comunione, non ostante che havessi tanti altri carichi e oblighi. E molte altre cose ritrasse quella persona da sua reverentia, le quale questa nostra Sorella in quella medesima hora haveva tutte intese. Il' che ci fu di gran contento, pigliandolo per nuovo testimonio, oltra gli altri molti che ci ha dato Dio, come è esso che opera in lei, al' quale sia honore e gloria. [Rivelazione profetica sopra il Monastero e l'opera del Benvenuti] Essendo questa benedetta Anima la prima domenica [1] di settembre del' detto anno 1591 in oratione, fu rapita in estasi e hebbe una bella intelligentia e vista sopra la nostra religione e quello che doveva operare in aiuto di essa questo nuovo padre dell'anime nostre, messer Francesco Benvenuti, sì come segue. Vedeva un bellissimo giardino, nel' cui mezzo era piantato un nobile e risplendente albero, pieno di molti e varii frutti, però che alcuni erono piccoli, altri maggiori, alcuni acerbi, altri non erono acerbi né anco in tutto maturi, e alcuni erono molto belli e stagionati, e' quali stillavono la lor dolcezza alli altri, ma era ritenuta tal dolcezza da alcune tele di ragni che eron in detto albero. Vedeva poi entrare per la porta di detto giardino un ortolano cor una zappa e croce in spalla, e una carniera con di molti cofanini ripieni di varii semi, e' quali semina nel' terreno di detto giardino con gran diligentia e amore. Il' giardino intese essere il' nostro habitacolo; l'albero piantato nel' mezzo con quella varietà di frutti, la perfetione di ciascuna, la quale intese esser differente, //29// però che alcune erono piccoli pomi, cioè manchevole di quelle virtù che ricerca la perfetione della religione, altre erono pomi acerbi per non si lassar perfetionare dalla disciplina della religione, altre finalmente erono pomi molto belli, stagionati e gustevoli per l'habito e continuo esercitio delle vere e reale virtù e union con Dio, le quale stillavono la dolcezza delle lor parole e esempli all'altre. Ma era ritenuto il' lor distillamento da alcune imperfetione che vedeva all'hora erono in fra di noi, significate per quelle tele di ragni che erono in su quel' albero. L'ortolano che entrava con la zappa e croce in spalla in detto giardino intese essere il' sopradetto messer Francesco, che di nuovo con il' peso dell'anime nostre entrava a cultivare il' nostro habitacolo. Il' seme che seminava era la sua dottrina, consigli e avertimenti che dava e era per dare a ciascuna in generale e in particulare, secondo il' bisogno. Intendeva ancora che quelle tele di ragni, cioè quelle imperfetione che ero fra di noi, davono gran disgusto a questo ortolano, e se non si levavon via (come disse poi lei alla r.da m. priora), dubitava non impedissino quello ardente e ansioso desiderio della nostra perfetione che haveva questo padre, e che per non trovare esso riscontro in noi non se gli havessi, in un modo di dire, a romper le braccia. Vedeva poi in detto giardino dua circuiti di edifitii, uno che era molto spatioso e largo ma poco alto; l'altro più stretto, ma bene molto più alto. Il' primo circuito era quello che haveva edificato spiritualmente in questo luogo il' padre passato, che era largo e spatioso per li molti anni che haveva tenuto il' governo dell'anime nostre, ma poco alto perché sua reverentia haveva havuto a fare gran parte del' fondamento, cioè introdurci molte //30// cose apartenente all'obbligo della religione, tanto che non haveva potuto attendere con quello studio alla sublimità della perfetione interna, massimo nel' generale, però che come vedeva questa Anima haveva edificato in questo dispersamente. L'altro circuito era quello che doveva edificare questo altro nuovo padre, il' quale non era tanto grande in larghezza, per non havere a vivere tanti anni nel' nostro spiritual governo (secondo che intendeva lei), ma bene molto più alto per haverci a condurre, con l'aiuto del' Signore, a una maggior perfetione, se da noi non verrà l'impedimento. Vedeva ancora che esso congregava insieme quello che l'altro haveva edificato dispersamente, et ci introduceva tutte in una cantina generale, acciò ci inebriassimo del' vino della giocondità; e ancora ciascuna poi introduceva in una cantina particulare. La cantina generale è la perfetta osservantia de' tre voti, nel' che intendeva che esso metterebbe ogni studio perché da noi fussimo osservati ad unguem (come è stato). E la particular cantina è che ancora sua reverentia darebbe grand' aiuto a ciascuna per potersi condurre a quella particular e interna vocatione che l'amoroso sposo Jesu ne chiama. Vedeva poi un monte tanto alto che non ne scorgeva la sommità, significato per il' monte della perfetione verso il' quale ci inviava il' detto padre. E camminando noi per esso, ne vedeva alcune che andavono con gran velocità per esser molto leggieri, e senza impedimenti, altre andavono un poco più adagio e si trattenevono alquanto per la via. Alcune erono fatte cadere da il' vento delle propie passione, e altre erono tirate al' basso da il' peso de' loro vestimenti, quali intendeva //31// essere e' cattivi habiti. E queste che cadevono eron prese dal' detto padre nelle braccia, e con grande amore rimesse sopra del' monte mediante lo spirituale aiuto suo. Hora piaccia al' Signore darci gratia che tutte ci conduchiamo alla sommità di esso monte e ci vagliamo de' doni e gratie che esso per suo bontà ci comunica. [Visione del Monastero assediato dai demoni] Non molti giorni doppo questo [settembre], essendo un' altra volta la detta Anima rapita in spirito, vedde come e' Demoni havevon fatto conghiura insieme di voler conturbare e atterrare questo nostro habitacolo. E sì come l'amoroso nostro Dio cresceva verso di noi li sua doni e gratie e le spirituale comodità di amarlo, così essi volevono crescer l'odio verso di noi e le loro tentatione, per impedire particularmente il' frutto che doveva fare in noi il' nostro r.do padre spirituale nuovamente datoci dal' Signore. Onde per questo vedeva che molti di loro si erono ritirati e accomodati in tutte le stanze e luoghi del' nostro convento, eccetto in capitolo, che non vi possono entrare per l'humiliatione che ivi si fanno, come fu mostro anco a San Domenico. E gli vedeva stare in tutti gli altri luoghi provisti di molte tentatione per farci sdrucciolare in esse. Alcuni ne vedeva nel' luogo dove ci comunichiamo e udiamo il' verbo di Dio, e quivi mettevano di molte tende, cioè cercavono di offuscare l'intelletto e riempiere e' cuori nostri di van pensieri acciò non conoscessimo la grand'unione che in quell'atto si fa con Dio, e vi andassimo a caso perché non facessi frutto in noi. E ancora tentavono fortemente che ci privassimo di esso S.mo Sacramento, e se alcuna acconsentiva facevono gran feste, e si burlavono di esse. Ne vedde poi altri in sala dell'lavoro che tentavono le suore lavorassino con torpore e negligentia e non //32// havessino zelo di aiutare la povertà della religione, e quando perdevono il' tempo parlando inutilmente, si ponevono nel' mezzo di quella stanza e facevano un ballo tutti insieme per il' contento di essere stati da noi uditi. In refettorio ne vedeva una gran quantità, e particularmente ne stava uno in su l'uscio, come quello che fu dimostro a San Macchario, il' quale come le sorelle entravono, dava loro a fiutare di molte ampolle; e di poi mentre che stavono a mensa alcuni tentavono che si stessi inmortificate e non si badassi alla letione, altri che mangiando e' cibi che può dare la povertà della religione havessino a esser di nocimento alla sanità del' corpo; altri facevon parere ad alcune di haver manco e peggior vivande dell'altre sorelle faccendole cadere in mormoratione nel' loro cuore, e ad altre che gli paressi poco quel che dava la religione faccendogli ricordare delle ricchezze lassate al' secolo e desiderare gli abondanti e delicati cibi che ivi harebbon potuti havere; e se alcuna acconsentiva a questa tentatione, essi pigliavono il' suo cuore e ne facevono alla palla e quel che volevono. Vedeva poi stare un Demonio nella stanza dove si radunono le sorelle per andare in choro, refettorio e sala del' lavoro; e perché quivi si tien silentio, si sforzava farlo rompere, e quando se gli acconsentiva, si poneva a sonare e cantare con gran festa. Ne vedde poi ancora similmente stare in dormitorio tentando del' silentio, e in tutti gli altri luoghi, per fare accquisto e qualche preda. E quando per il' convento si mormorava e si parlava otiosamente e senza utilità, gli vedeva far gran festa e burlarsi di noi. In ultimo poi vedde che se bene erono molti e molti e' Demoni che ci tentavono e proccuravono sviarci dalla via della //33// perfetione, il' doppio più erono li Angeli che il' grande Dio e Sposo nostro ci mandava in aiuto, acciò combattendo restassimo vincitrice. Un' altra volta vedde che quando il' nostro r.do padre governatore e conffessoro picchiava la porta del' nostro monasterio per venirci a conffessare o predicare, un Demonio faceva cenno a molti altri che entrassin drento, de' quali alcuni havevono ufffitio di farci pigliare le parole che sua reverentia ci diceva e la perfetione che ci insegniava come cose diffficile a operare, altri di farcele udire a caso e senza considerarle, altri finalmente che le pigliassimo con dispregio e non ne facessimo conto alcuno. Ma ancor qui vedde gli Angeli essere in nostro aiuto. Gli fu mostro una volta dal' Signore come e' Demoni avversari nostri non potevono far nocimento al' nostro r.do padre perché andava sempre nel' mezzo di San Francesco e di Santa Catherina da Siena, per esser sua grandissimi devoti, e da essi era difeso con l'arme che tenevono in mano: cioè San Francesco la croce, e Santa Catherina il' pretioso Sangue di Jesu e la corona di spine. Intese ancora come detta Santa Catherina haveva impetrato dal' Signore che il' detto padre messer Francesco Benvenuti ci fussi dato per governatore e conffessoro, sì per la salute e perfetione di ciascuna di noi, come ancora per havere a essere particularmente in grande aiuto a lei stessa e a quello che Iddio haveva operato, operava e doveva operare in lei; la qual cosa si è grandemente adempita come tutte habbian visto. Il' medesimo anno 1591, intorno a pasqua di Natale, il' Signore gli mostrò un' altra volta il' giardino della nostra religione, quale per la diligentia del' agricultore //34// andava molto fruttificando, e le piante e frutti di esso eron vaghe e belle, ma che solo bisognava avertire che esse non abbassassino e' rami loro alla terra, acciò non fussin rosi da' bruchi, se bene anche a questo il' diligente agricultore poneva rimedio, però che con l'ardente fuoco della charità e zelo della salute dell'anime, dava morte e levava via e' detti animaletti. Disse poi in ratto le sequente cose sopra il' nostro r.do padre: "Se io havessi a dipingere l'agricultore di questo nostro giardino, non lo farei già nell'habito che porta, ma sì bene come andavono già e' profeti. Chi li vedde lo sa. Et perché e' desiderii sua si fermono in luogo stabile, gli farei e' crini nazzareni; gli porrei nella mano destra una sfera e, in cambio di quelli dua puntolini che vi sono, vi metterei la cognitione di se stesso e di Dio; e per la palletta che sta nel' mezzo, un Christo crocifisso; et per li segni che dimostrono e movimenti del' sole che sono intorno intorno alla sfera, vi porrei tutte le virtù virtuale, che questo è quello che va filosofando. "Nella mano sinistra gli metterei un libro, el' quale fussi ripieno di vaghi fiori e saporosi frutti delle sententie e auttorità de' sacri dottori, insieme con le Pistole di San Paulo, nelle quale tante volte è nominato il' mellifluo nome di Jesu, el' qual lui desidera s'imprima nel' cuor suo e di tutte l'altre creature. Et non credo punto ingannarmi in conoscere l'intimo desiderio del' cuor suo, che credo non sia altro che la salute delle creature". Doppo questo offerse al' Signore sua reverentia e tutte noi. Di poi si risentì dal' ratto. [1592] [Nuovo carnet] //35// Al' nome di Jesu Christo crocifisso e di Maria dolcissima [La perfezione della religione] Addì 9 di marzo 1591 [1592] Suor Maria Maddalena andò in ratto, e stette hore dua, nel' qual ratto hebbe una bella intelligentia sopra la perfetione della religione, la quale per gloria e honor di Dio e utilità delle anime nostre scriverremo qui disotto in quel modo che sapremo e potremo. Vedeva una colonna di porfido bellissimo, la cui grossezza era tale che 10 huomini non l'harebbono potuta abbracciare. Si posava sopra di una basa di finissimo oro alquanto coperta, e in su tutti a quattro e' canti haveva un canale. Nella colonna erano connesse molte pretiosissime pietre di varie sorte e colori; e similmente quattro grandi e lucidissimi specchi, e molti altri sotto questi alquanto più piccoletti. Era legato alla colonna tre bellissime fune: una d'oro, l'altra vermiglia e l'ultima d'argento, le quale tenevano in mano gran moltitudine di nazzareni che seguitavono detta colonna. Ci era un nocchiero col' suo coaiutore il' quale con un braccio abbracciava la colonna e con l'altro teneva le 3 fune elevate in alto acciò che e' nazzareni le potessero vedere, //36// e il' coaiutore le porgeva loro: non tutte a tre a un otta, ma quando una e quando una altra, se ben ciascuno in particulare tutte a tre le deve havere. Similmente mostravono a' nazzareni alcuni di quelli specchi, ma però mentre che camminavono, senza fargli fermare. Alla sommità della colonna stava il' re di questi nazzareni, con le sua mane posate sopra la colonna acciò essa andassi pari, senza ondeggiare. Medesimamente nella sommità della colonna si posava uno stile di christallo, il' quale arrivava sopra di una fonte. Era guidata questa colonna da una risplendente stella, la quale fissava uno de' sua razzi sopra di essa sino a tanto che arrivassi nella città di Hierusalem dove si haveva a fermare. Accompagnavano ancora del' continuo la colonna sette bellissimi albori sopra e' quali si riposavono molti augelletti che con il' loro dolce canto davono gran diletto a' nazzareni ne' lor viaggio. Alcuni di questi nazzareni saettavono quella bella colonna, ma per essere essa di porfido che è fortissimo non la incavavono, ma solo spuntavono alcune di quelle belle pietre pretiose che connesse erano in essa. Alcuni altri cercavono di svoggere quelle 3 dignissime fune, e altri di macularle e bruttarle. Fra questi nazzareni ve ne era uno che haveva una campanina in mano e del' continuo la sonava, e particularmente quando gli altri si volevono addormentare; ben vener' altri che havevono la campanina, ma non la sonavono. Per dichiarare hora le sopradette cose, sì come da essa Suor Maria Maddalena habbiamo inteso, diciamo che la colonna significa la nostra religione; la basa d'oro sopra la quale si posa, denota come essa è fondata in charità; per quello che è alquanto coperta, dimostra come veramente si vede in essa regola che e' santi padri //37// che l'ordinorno hebbon più l'occhio alla perfetione interiore che alla penitentia e cose esteriore. E' 4 canali che sono in su quattro canti della basa e scaturiscono diversi liquori, sono 4 gran doni, benefitii o vero gusti che si trovono nella religione. Il' primo canale scaturisce ottimo vino; e questo è l'unione con Dio perché la religione è il' più atto e comodo luogo per unirsi a Dio che qual si voglia altro, e essa unione fa che l'anima diventa ebria dell'amor divino e fassi una stessa cosa col' amoroso sposo Jesu. Il' secondo canale scaturisce acqua, la quale significa che e' religiosi participano in un modo più particulare e continuo di tutti e' beni della santa madre Chiesa che non fanno e' secolari, perché hanno più comodità di stare in gratia di Dio, che è quella che ci fa partecipi di essi beni della Chiesa; e a questo canale beono quelle che hanno zelo della giustitia. Il' terzo canale scaturisce olio; e questo è che il' vero religioso diventa un altro Dio in terra per participatione, perché gusta e prova in se stesso di quella pace che gustò il' Verbo incarnato in terra, onde sì come al' Verbo era gloria il' patire, anzi altro non aspirava e per questo s'incarnò, così il' perfetto religioso piglia per sua gloria il' patire e l'esser dispregiato, e però se gli sopraviene tentatione, tribulatione o persecutione, non riceve turbatione alcuna né gli toggono la quiete e pace interna perché di già l'ha prese per sua gloria e altro non desidera e brama. Il' quarto e ultimo canale scaturisce odorifero balsamo, che ci dimostra il' quarto dono che si trova nella religione che è consigli e aiuti che ci son dati da' superiori, e questo balsamo non unge se non quelli che son morti a loro stessi sì come il' balsamo materiale //38// ordinariamente non s'adopra se non a corpi morti. E' vivi alcuna volta ben ancor loro usano di esso balsamo ungendosi con quello alcun membro, ma non già tutto il' corpo come e' morti. Così interviene nella religione, che chi non è morto a ogni suo propio volere, vedere e intendere non si serve con frutto delli aiuti e consigli che gli son dati da' superiori, perché crede di molte volte più a se stesso che a quelli. Le varie pietre pretiose che sono connesse nella colonna sono le molte e varie virtù che risplendono nella nostra regola e constitutione. E' quattro specchi principali, sono e' quattro principali Santi della nostra religione, cioè: Sant' Eliseo, Sant' Angelo [da Sicilia], Santo Alberto [da Trapani] e San Cirillo [di Constantinopoli]; e gli altri più piccoli sono gli altri Santi e anime beate del' nostro Ordine, e massimo quelle che sono state in questo luogo tenendo vita perfetta e santa. Le tre fune che legano la colonna sono e' tre voti: quella d'oro l'obedientia, la vermiglia la povertà, e quella d'argento la castità. E' nazzareni che le tengano in mano siamo tutte noi che habbiamo promesso al' Signore e fatto voto solenne nella santa professione di osservare le tre sopra dette cose. Il' nocchiero di questi nazzareni, che con un braccio abbraccia la colonna e con l'altro tien sospeso in alto le tre fune, è la prelata che di tempo in tempo ci regge, la qual deve in tutto quello che ha da fare, trattare e ordinare, tener sempre la regola in mano, cioè far sì che tutto quel che lei comanda che si faccia, sia secondo la nostra santa regola e constitutione, e non discrepar punto da quella. Di poi deve con l'esemplo mostrare alle suddite l'osservantia de' tre voti. Il' coaiutore del' nocchiero, che porge le fune a' nazzareni, è la m. soppriora, la qual deve essere in aiuto //39// alla prelata a far che tutte le suore osservino le promesse fatte. Non ha porger però tutte a tre le fune a un tratto a ciascuna, ma quando una e quando un' altra; cioè che se bene essentialmente ciascuna è obligata a osservare tutti a tre e' voti, non dimeno essa deve esercitare le suddite quando nell'osservantia di uno e quando in uno altro, perché se in tutti a tre attualmente a un tempo le volessi esercitare, non farebbe secondo che richiede la charità e compassione che si debbe usare. Ma gli bisogna havere gratia e lume di Dio in saper molto bene conoscere le nature, complessione e spiriti di ciascuna, e secondo il' bisogno di quelle esercitarle, come sarebbe: in tempo di infirmità bisogna che ritiri la fune della povertà in quanto all'attuale esercitazione e li porga quella della obedientia perché all'hora è tempo di pigliar conforto e riposo; così alle giovane e incipiente, che non sono stabilite nella via della perfetione, similmente deve porgere quella dell'obedientia, e così di tempo in tempo, secondo che vede esser necessario. Ma ciascuna poi per se stessa deve essere osservatrice di tutti a tre e' voti. Hanno ancora le superiore mostrare alle suddite quelli specchi che sono nella colonna, ma di mentre camminano, senza farle fermare: cioè incitarle alla inmitatione delle vite de' santi, ma però senza impedirgli quella interna vocatione alla quale Iddio le chiama.Il' re di questi nazzareni che sta con le mane posate sopra la colonna acciò essa vadia pari, è il' padre spirituale, il' qual deve del' continuo star vigilante e far che osserviamo perfettamente la regola. Lo stile di christallo che è nella sommità della colonna e si posa ancora sopra di una fonte che gli è a canto, significa la dottrina che è inclusa nella regola, //40// la quale non tira ad altro che all'unione con Dio significata per la rotondità dello stile. Si posa sopra della fonte che è il' S.mo Sacramento, essendo esso il' più certo e efficace mezzo per unirsi a Dio che qual si voglia altro. La stella che guida essa colonna è la Vergine S.ma, nostra madre e protettrice, sotto la quale è intitolata la nostra regola, che con la sua particular protetione e gratia ci aiuta condurre alla superna Hierusalem, dove finalmente ci habbiamo a condurre se saremo perfette osservatrice di essa nostra santa regola e costitutione. E' sette alberi che accompagnano questa colonna sono e' 7 doni dello Spirito Santo. Gli augelli che fanno sì dolci canti sopra essi alberi, sono e' frutti di esso Spirito Santo. Quelli nazzareni che saettano la colonna sono quelle che biasimano e mormorono della regola e constitutione, parendogli che sia o troppo austera o non così ordinata secondo il' lor parere, e non penetrano la grandezza di spirito e perfetione che sta nascosta in essa regola e constitutioni. E queste tale se ben saettano con queste imperfetione la regola, non la posson però offendere perché non gli posson levare quella grandezza di perfetione che in essa si contiene, ma spuntano alcune di quelle pietre che nella colonna sono connesse, perché essendo sentite mormorare e biasimar la regola dalle persone imperfette e che non sono così stabile nel' bene, vengono a mettere ancora a loro tal concetto, e così dal' canto loro toggono alquanto di bellezza alle virtù e perfetione che essa nostra regola ci insegna e obliga ad osservare. Quell'altra sorte di nazzareni che cercavano di svoggere e disfare quelle belle fune, son quelle che volontariamente non osservano e' tre voti e sfuggono di fare gli esercitii e fatiche della religione. //41// Quelli altri poi che maculano e bruttano esse dignissime fune, son quelle che non osservano con perfetione le promesse che hanno fatto al' Signore, che se gli è comandato che faccino qualche obedientia non la fanno con prontezza d'animo, con semplicità, allegrezza, humiltà e altre conditione che ricerca essa obedientia. Il' voto della povertà maculano quando non si contentano della povertà della religione, e desiderano di havere più di quello che gli è concesso, e non si gloriano della penuria e patire per amor di Christo crocifisso. Il' voto della castità maculano e bruttano quelle che non custodiscono il' lor cuore, e' lor pensieri e desiderii, le lor parole e tutti e' sentimenti, come ricerca la perfetione di questo voto. Quelli nazzareni che hanno quelle campanine in mano e non le suonano, son quelle che hanno la cognitione di Dio ma non se ne servono in aiuto de' prossimi. Quel che la sonava intedemo che era lei stessa, cioè Suor Maria Maddalena (se bene non ce lo volse dire), che facilmente si può conghietturare essendo essa tanto desiderosa e bramosa di aiutare e' prossimi, che qual si voglia cosa lasserebbe per far questo. Intese ancora come questi nazzareni nel' camminar che facevono drieto a questa colonna, per il' viaggio sentivon cantare quello uccello che si chiama cuculio, molti de' quali per non gli piacere quel canto passavon via come sordi senza starlo a udire. Quest' uccello significa la disciplina della religione, che quanto alla parte sensitiva e carnale non dà diletto, sì come il' canto di quello uccello non è dilettevole all'udito; ma non bisogna fare il' sordo, anzi fare in modo di venire a tal perfetione che quel che dispiace al' senso ci sia gloria e diletto, e con lo spirito superar la carne e sensualità. //42// Vedde poi come il' re di questi nazzareni talvolta voggeva le mane verso il' cielo acciò ricevendo della rugiada potessi poi bagnarne e' capi de' sua nazzareni. Quest' è il' nostro r.do padre conffessoro, che elevando le potentie dall'anima sua in Dio, esso Dio gliene riempie di gratia lume e virtù, e esso poi con le predicatione, esortatione e santi avisi le comunica a noi, inviandoci per la via della perfetione; ma bisogna tenere e' capi scoperti a voler sentire questa rugiada, cioè tener la mente monda e netta da pensieri vani e inutili. Intese poi come per questo viaggio della perfetione bisogna andare la notte col' capo alto e gli occhi al' cielo, e il' giorno col' capo basso e gli occhi a terra. Cioè che quando l'anima si trova nella notte delle tribulatione, tentatione e persecutione, deve ricorrere a Dio per aiuto e confidarsi solo in lui, posando, tenendo e fermando tutti e' sua pensieri, desiderii, e affetti in esso Dio. Nel' giorno poi, cioè nel' tempo di prosperità e che non ha da patire, deve humiliarsi, abbassarsi e annichilarsi tanto che conosca sé non essere e reputarsi indegna che Dio la sostenga sopra la terra. E ancora per quel chinar del' capo s'intende il' compatire e condescendere alle varie nature e qualità delle creature. Disse ancora come questi nazzareni dovevono fare spesso per questo viaggio come il' lor re, cioè vogger le mane verso il' cielo per ricever della rugiada e con quella rinfrescarsi, perché mentre stiamo in questa misera vita e camminiamo alla celeste e beata, doverremo elevar la nostra anima in Dio per continua meditatione e contemplatione, nella quale l'intelletto s'inlumina e la volontà s'infiamma e accende tutta d'amor divino, il' quale è quello che rinfresca l'anima dal' caldo della sensualità e falla volare per la via della perfetione, faccendogli //43// dolce e suave qualsivoglia amaritudine che gli occorra gustare per amore del' suo amoroso sposo Christo crocifisso. Questo è quel tanto che di questa astratione habbiamo cavato da Suor Maria Maddalena, la quale doppo che fu stata hore 2, come è detto di sopra, si risentì dal' ratto e andò a sua soliti esercitii. E del' tutto sia honore e gloria all'altissimo nostro Iddio. Amen. |
La domenica dell'ulivo, addì 22 di marzo 1591 [1592] andò in ratto e, in esso eccesso di mente, invitò le suore a fare una procissione a inmitatione di quella che feciono gli Hebrei al' Signore in tal dì. E così si cominciò la processione in sala delle monache, havendo ciascuna il' suo ulivo benedetto in mano, e si girò tutto l'orto dicendo il' Salmo: Beati inmaculati in via (Sl. 118,1), e a ogni verso si diceva queste parole: Benedictus qui venit in nomine Domini: osanna in excelsis (Mt. 21,9; cf. Sl. 117,26). E essa venne con tutte l'altre a processione, stando pur sempre in ratto. Giunte che fumo nell'oratorio delle novitie, dove si terminò essa processione, vedde come la Vergine S.ma faceva un manipolo di tutte le parole e passi, insieme con il' desiderio e affetto che havevamo havuto di honorar Jesu, per potergnene offerire quando facessimo qual cosa che offendessi e' sua purissimi occhi. Di poi intese la comunicatione che il' Signore voleva far con noi insino alla consumatione de' secoli, cioè e' doni e gratie che ci voleva dare, quale furno 9 particulare, se però faremo 9 cose che esso ricerca da noi, quale intendemo da lei in esso ratto, però che parlò. Onde le scriverremo qui con le //44// sua propie parole. E prima cominciò così, dicendo la prima cosa: "1. Se noi persevereremo in eleggere e' superiori di tempo in tempo senza haver l'occhio a chi per età e ordine della religione toccassi, né manco alla volontà e desiderio di alcuna creatura, ma solo solo alla pura inluminatione e spiratione divina, esso darà l'assistentia dello Spirito Santo a chi governa. 2. Se in ogni diluvio di tribulatione noi alzeremo le mane a Dio, esso ci porgerà il' suo aiuto come fece a Noe. 3. Se noi haremo in odio il' mondo, il' nostro Iddio ci custodirà come il' collegio de' sua apostoli doppo che ne fu prevaricato Giuda. Essi furno lume di tutto il' mondo mediante la predicatione del' santo Evangelio: In omnem terra (Sl. 18,5) ecc., e noi saremo d'aiuto alle creature appresso alla S.ma Trinità con le nostre oratione e intercessione. Essi furno fornace ardente di amore e charità, e però: Ibant gaudentes a conspettu principis (cf. Act. 5,41) ecc., e noi piglieremo per gloria nostra il' patire e l'esser dispegiate. 4. Se noi ameremo come diletta sposa, chara amica e dolce sorella la santa povertà, esso non ci lasserà mancare alcuna cosa necessaria. 5. Se l'occhio nostro odierà il' suo contrario, cioè ogni minima cosa che possa maculare il' candor della purità, esso con l'occhio interno ci farà vedere, gustare e penetrare la sua grandezza, bontà e amore, come ha fatto a' Santi, e faracci partecipe de' sua secreti lassandoci riposare sopra del' suo petto come il' puro Giovanni. 6. Se noi internamente, intensamente, giustamente //45// e santamente ameremo il' nostro prossimo, esso starà sempre con noi sacramentalmente; e se mai mai manchassi, lui stesso declinerebbe del' trono suo nelle bocche e petti nostri. 7. Se noi eleveremo sopra di noi e' nostri occhi a fare le sua volontà, esso farà la nostra (per modo di dire) come fece quella del' suo eterno Padre peregrinando in terra. 8. Se noi ci compiaceremo di camminare sopra l'acque delle tribulatione e calcare le spine delle tentatione, lo Sposo nostro si compiacerà di camminare, discorrere e ambulare per il' nostro collegio come fa il' diletto sposo nel' suo più amato thalamo. 9. E durerà a farci questi doni e gratie quanto dureranno le carne sopra la terra, se lassando noi la carne, cioè morendo e passando di questa vita, quelle che hanno lume di tale cose e zelano l'osservantia e perfetione della religione, lasseranno in un certo modo per testamento a quelle che rimangono questo lume di osservare le sopradette cose, insieme con tutte l'altre che appartengono all'osservantia e perfetione della religione, faccendo quanto possono dal' canto loro che sempre ci sia chi habbia tali desiderii e aspiri a tal perfetione. Et qui sta il' fatto, o Iddio mio, che quelle a chi tu dai il' lume sieno comunicative, perché poco è buona quella virtù che non aspira d'esser comunicativa". Dette che hebbe queste cose, stette per buono spatio di tempo cheta, e poi si risentì dal' ratto che era appunto 20 hore. [L'incarnazione. Premonizioni] Il' mercoledì santo, addì 25 [marzo] detto 1592, che era la festa della Nuntiata, stette in ratto circa 7 o 8 hore continue, e ci avedemo che si stette meditando e //46// contemplando questo gran misterio dell'incarnatione; e ancora intese quel che doveva fare l'anno presente, come è solita fare ogni anno per questa solennità. Poi nella fine quasi del' ratto si dovette ricordare come il' venerdì e sabato santo non potrebbe ricevere Jesu sacramentalmente, secondo l'ordinario della santa Chiesa, però cominciò a parlare col' Signore dicendo: "Non ti vo' chiedere, o Iddio mio, che tu venga in me sacramentalmente poiché la tua Chiesa ordina così, ma ben ti chieggo la cognitione di me e di te, perché se io harò queste, so che io ti amerò. E se io harò l'amor tuo come farai a non ti unire a me, essendo esso amore propio quel che fa unir l'anima a te? E se io ricevessi te sacramentalmente senza questo amore, passeresti e non ti fermeresti nell'anima mia". E stata alquanto disse: "Che devo fare, o Verbo, in quel dì e in que' dì che io non ti posso ricever sacramentalmente? "1. Raddoppiar la cognitione. "2. Multiplicar l'oratione. "3. Più ferventemente e sottilmente esaminar la conscientia mia, e haver contritione de' mia peccati e imperfetione. "4. Più spesso elevar la mente mia in te. "5. Esser più sobria nelle parole. "6. Più circunspetta nelle tentatione. "7. Più timorosa in ogni mio atto e operatione. "8. Più affabile nella conversatione con proposito di sopportare patientemente ogni qualunque cosa a me contraria. "9. Et finalmente, per conclusione e compimento di tutte l'altre cose, più pronta all'obedientia de' superiori, equali e inferiori. E se tu fai la volontà delli //47// obedienti, come dici pur di fare, dunque se io sarò obediente e ti pregherrò che ti unisca a me, tu farai la mia volontà e così sarò unita a te. ----- "I' vò a ricever te per honorar te, per unirmi a te, per refrigerio dell'Anime del' purgatorio e per far memoria della tua passione in quel S.mo Sacramento. ----- Si non potrò in que' dì far questa memoria, passerò a quella che poco, poco doppo facesti nell'orto: Non mea voluntas (Lc. 22,42), ecc. Posso ancora dar refrigerio all'Anime del' purgatorio con far qualche atto di charità dicendo Salmi e faccendo offerta a te del' tuo Sangue". Doppo che hebbe dette le sopradette cose, stette alquanto senza parlare. Di poi disse: "Ancor dua, e poi son finiti". ---- Voleva dire che Jesu l'haveva a tuffare ancor dua volte nel' suo costato e poi eran finiti, cioè sette tuffi che Jesu gli haveva promesso voler dare all'anima sua nel' suo costato per purificarla nel' suo Sangue acciò in tal modo si rendessi atta a ricevere un dono che esso gli voleva comunicare; ma non gli disse che dono né manco quando gniene voleva dare.E così stata che fu alquanto senza parlare, si risentì dal' ratto che era quasi l'hora di andare a dir Mattutino come è consueto la settimana santa. [2ª rappresentazione della passione: cf. II 381-420] Il' giovedì santo, addì 26 di marzo 1592, doppo che fu comunicata, fu rapita in estasi e in essa astratione parlò poche parole, le qual furno sopra la grandezza del' S.mo Sacramento, del' amore che il' Signore ci mostra in esso, e de' frutti e effetti che produce nell'anima. Intese poi che il' dono il' quale il' suo amor Jesu gli haveva promesso la mattina passata, era che gli voleva comunicare //48// la participatione della sua passione come fece già sette anni sono, cioè nel' 1585 [18 e 19 aprile], come si può vedere nel' libro de' Colloquii [cf. II 381-420] dove è scritto tutto quello che fece e disse in quel ratto della passione. E intendendo questo la benedetta anima dal' Signore, lo pregò instantemente che non gli volessi dare tal dono apparente a tutte noi come fu l'altra volta, perché andava corporalmente da luogo a luogo e faceva tutti gli atti e gesti che eron fatti fare a Jesu nella suo passione, per li quali si comprendeva benissimo tutti e' misterii di essa passione, onde diceva: "O dolcissimo e amorosissimo mio Sposo, se ti compiaci farmi questo gran dono che io sia partecipe de' dolori della tua passione, ti prego che sia fra te e me, e non apparisca alle creature. Patisca pure il' corpo quanto ti piace purché stia fermo e non faccia gli atti esteriori". E molte altre parole simile. Ma finalmente vedendo che il' Signore non si compiaceva fargli tal gratia, acconsentì al' suo santo volere, e in tutto e per tutto si rilassò in quello, ma bene lo pregò che la lassassi alquanto. E così doppo un poco si risentì; e stette fuor di ratto sino a hore 18. Il' dì [26 marzo, giovedì santo] doppo desinare, essendo nell'oratorio delle novitie e dicendo Mattutino, quando giunse al' Salmo: Laudate Dominum de caelis (Sl. 148,1) rimase ratta, e era appunto 18 hore, l'hora nella quale si tiene che il' Signore andassi a visitare la sua Madre S.ma. E stata che fu alquanto cheta, al' solito suo, cominciò poi a parlare. E le prime parole che disse furno queste: "Ecco il' fedel servo di Abraam che va cercando sposa per il' suo figliuolo Isaac. Trovala al' fonte, e egli dato bere da //49// essa (cf. Gn. 24,10-27). ----- Questo è il' mio Sposo che cerca di dare tutto l'human genere al' suo eterno Padre. Trova Maria che col' consentimento che gli dà che patisca la passione, viene a trovar quella sposa che cercava per offerire all'eterno Padre". ----- Doppo un' altro poco disse: "Gli dette bere Maria per la conformità che hebbe con la divina volontà che era che patissi. ----- O che dolce fonte fu questa che andò refitiando l'angustia della passione che già cominciava nel' Verbo!" Detto questo, si partì dell'oratorio e andò nello scrittoio della camarlinga, che a lei era la casa della Vergine; e in tutto il' seguito di questa passione andò nelle medesime stanze e luoghi che l'altra volta che il' Signore gniene comunicò, come si può vedere nel' libro de' Colloquii [cf. III 381-420], dove è scritto tutto quello che fece e disse in esso ratto della passione, sì come ancora scriverremo qui il' seguito di questo ratto presente il' meglio che sapremo, perché non è possibile scrivere tutto quello che habbian visto, essendo stata cosa mirabile l'havergli visto fare tanti gesti e atti esteriori col' corpo, di ammiratione e compassione, per li quali e per le parole che profferiva, si comprendeva benessimo tutti e' misteri della passione di Jesu e le pene che per noi sofrì in essa passione, delle quale essa Anima era partecipe e in parte le sentiva nel' suo corpo, e con la mente ancora le meditava e contemplava e compativa al' suo sposo Jesu. Hora tornando al' proposito, dico che subito giunta in esso scrittoio si inginocchiò, e con grande amore e //50// compassione risguardò la Vergine S.ma, ci inmaginamo noi, perché fece appunto un atto come quando si risguarda una persona con grande affetto e compassione. E stata alquanto in tal modo molto assorta e ammirata cominciò a parlare; e parlava quando con Jesu, quando con la Vergine e quando con se stessa. E faceva intervallo da una volta all'altra, il' che dimostrerremo in quelli spatii che lasseremo. E le prime parole che disse, che noi scrivessimo, furno queste (perché nel' principio che cominciò a parlare si perse alcune cose essendo da lei solo una monacha, che l'altre erano tutte congregate alla lavanda de' piedi che si usa fare in tal dì del' giovedì santo) cioè: "Ecco congiunto il' sole e la luna: il' sole per far più splendida la luna in questa notte tanto oscura della passione. --- "Di tre eccessi tratta hoggi il' Verbo con Maria. Il' primo è eccesso d'amore, secondo: eccesso di passione, terzo: eccesso di capacità delle cose celeste. ----- Che farai Maria? Che farai, o Christo? Sempre hai conferito gratia e melodia a' sua orecchi, e lei ha partorito amore a te. E hoggi si tratta di quel sublime eccesso di passione, ma passione d'amore. ----- Tre amori ti fecion parlare di questo eccesso di passione a Maria. Il' primo, l'amor che avevi a Maria per la conformità che haveva con l'humanità tua, essendo concetta inmaculata e tu per virtù dello Spirito Santo. Secondo, l'amore che portavi al' tuo eterno Padre. Il' terzo fu quel santo e puro amore che portavi alli Angeli. ----- Ma perché per l'amore che portavi alli Angeli, se non perché Maria haveva spetiale participatione della purità delli Angeli sopra tutti gli eletti? ----- "Tre passione haveva Maria. Si conformava Maria alla volontà tua, o Verbo, ma pativa passione di quella //51// passione che haveva a ridondare nella humanità tua come tu dicesti: Spiritus quidem promptus (Mt. 26,41) ecc, e questa è la prima passione. 2ª passione, per il' lume che haveva della grandezza della tua divinità perché vedeva che essa divinità alquanto, alquanto si haveva a sottrarre dalla tua humanità. La terza passione era passione di compassione: compassione agli apostoli, a Maria Maddalena e a tutto il' genere humano; compassione ancora a quella humanità che da lei havevi attratta. E per levargli quella passione gli conferisti la tua gloriosa resurretione, con grandezze che narrar non si possono. ---- E conferisti passione a Maria. ----- "Che facevi, Maria, quando volevi andare avanti nelle tua domande? ----- Delle prime cose che trattasti con Maria mi inmagino, o mio Verbo, che fussi quella sviscerata charità, che procedeva dal' tuo puro essere, che portavi a tutto il' genere humano plasmato e formato dalle tua pure e santissime mane all'inmagine del' Padre con l'inmagine di te, Figlio, e insieme dello Spirito Santo, che tanti havevono a esser privi di questa tua sviscerata charità. ----- Il' compiacimento dell'humanità e divinità facevono un vincolo e legavono insieme tutto il' genere humano alla S.ma Trinità. ----- Et qui gli manifestasti l'esser tuo, che non è altro che amore e charità, e non trovasti vaso più atto e habitacolo più a proposito che Maria, dove potessi distillare il' liquore che era in alma tua. Non si conveniva lo manifestassi alli Angeli, perché haveva a esser noto a tutto il' mondo. "Perché non ti andavi condolendo col' tuo eterno Padre che t'haveva messo addosso il' pondo e peso di tal //52// passione? ----- Per dua ragione non si condolse col' suo eterno Padre: una è perché di sua pura volontà gli haveva posto sopra le spalle il' pondo di essa passione; l'altra per l'equalità che esso Verbo haveva col' divino essere del' suo eterno Padre. ---- Perché non facesti o eterno Verbo un poco di colloquio con lo Spirito Santo per virtù del' quale era concetta tua humanità? ----- Perché non ti condolesti con le tre divine Persone, delle quale una eri tu, ma ti andasti condolendo con chi era inferiore a te? Non mi maraviglio dunque se non ti fu di giovamento. ----- Ma il' tuo non fu un condolerti, ma una narratione. ----- "Doppo di haver narrato la tua interna charità, narrasti la tua interna e eterna retributione che volevi dare a tutte le creature in particulare, secondo il' frutto che ciascuna riceveva di essa passione. ---- Crederrò io che mancassi di narrargli e comunicargli quella deificatione che dovevi dare all'anima nostra mediante tal passione, perché ogni don tuo, ogni gratia tua, conrispondendo noi a essi, ci fa diventare dei per participatione e, che più, la tua passione col' vestimento del' tuo Sangue è tanto potente che possiamo come Jacob ingannare il' tuo eterno Padre; non che esso non ci conosca, ma esso Sangue, in modo dire, l'accieca, ---- e esso vestimento di Sangue mediante i flagelli getta odore, col' quale odore si adornano l'anime, e così rimane ingannato. ---- "Moltiplicando il' tuo colloquio, o Sposo mio, mi inmagino li andassi conferendo come li tua flagelli, tua spine, tua chiovi dovevano rendere all'anime quella visione, compreensione e comunicatione della S.ma Trinità. ----- Quel che importi questa visione, comprensione e comunicatione dell'incircunscritta Trinità, capir non si può e saper non è concesso. ----- E se //53// diletto fussi mancato in cielo, davi cognitione a Maria di che contento doveva essere la tua humanità all'eterno Padre, alli Angeli e all'Anime beate. ----- "Ma riflettendo sempre quel che di presente patir dovevi, si liquefaceva il' cuor di Maria e distillava fuora lacrime d'amore. ----- Non posso finire di contemplare quel colloquio di capacità dell'altezza del' cielo che dovevi narrare a Maria, il' diletto che riceverebbono le vergine inmitatore sua e di tua humanità quando in cielo dovevon seguitare te, Agnello humanato e inchiovellato in croce e, stando quaggiù in terra, sarebbon venute col' Sangue inebriate a impazzir d'amore ponendo in te quel' amore che harebbon potuto porre a chi fussi contrario a te. ----- E questo diletto doveva essere alquanto, alquanto di sussidio e alleviamento, per dir così, alla passione che dovevi patire. --- "E che dirò delle tua sante piaghe? Esse dovevono essere a guisa di quel' arco che dette Dio in segno a Noè che mai più addurrebbe l'accque del' diluvio sopra la terra. E tale saranno le piaghe di te, Verbo, in fra l'eterno Padre e l'human genere che non solo placheranno le nostre colpe, ma ancora faranno sì che non sarà più chiamato Dio di vendette ma Dio di misericordia e amore. ----- O che gaudio doveva essere quel di Maria vedendo che quel Sangue che di lei haveva preso il' Verbo doveva essere stola di tutti gli eletti! ---- "Ma caliamo a quello che è noto e capace a ogni intelletto e facile a ogni inmaginatione, che gli dovesti narrare ogni atto e ogni minima passione che doveva patire la tua santa humanità. Si generava in Maria gran compassione vedendo la tua humanità tanto delicata, bella e ben complessionata havere a morire. ----- Quante parole tu li dicevi di passione, tanti coltelli //54// erono che li passavono il' suo cuore. Fermisi adunque l'affetto! ---- Le potentie tue, o Maria, furno a guisa di tre canali che mandorno al' cuore del' tuo Figlio quelle amorose parole. ---- Fu ripieno il' tuo cuore di amaritudine per compassione del' tuo Figlio, però dalla bocca tua procedevono parole tutte piene di compassione". Qui si inginocchiò vedendo inginocchiare Jesu e la Vergine Maria, e cominciare a intenerirsi, onde disse: "Cominciono l'interiore e dell'uno e del' altra a commuoversi per mandar giù pioggia di lacrime. Doverranno esser bastante a rinfrescare ogni nostra passione, perché le son di tanta virtù e efficacia che le dureranno infino alla consumatione del' secolo. ----- Chi non sorriderebbe di tal contrasto, se ben mi harei più presto muovere a lacrime, che uno è Dio e huomo e l'altra è la più giusta e la più santa che sia mai stata, sia al' presente e habbia a essere per l'avenire, e pur cade in lor passione? ----- Come casca passione in quello che con una goccia della gratia sua leva ogni passione che può essere?" Dette queste parole, cominciò a lacrimare e fremere in se stessa vedendo piangere Jesu e la Vergine Maria, e seguiva di dire: --- "Si intenerisce le viscere della Madre e il' cuor del' Figlio, comincia pure a mandar altri a dar principio a suo passione, e in somma ogni cosa è più d'ammirare e affliggere il' mio cuore che d'aprir la bocca per narrarle. ---- Dove vedrò io andare il' decoro e bellezza tua, o Iddio mio? ----- E quella ancora che è tanto bella, //55// dico Maria, santa, pulchra ut luna (Cant. 6,9), ecc? Le lacrime irrigheranno i sua occhi e squallideranno la sua faccia. ----- Come rimarrai, Maria; come ti partirai, Verbo, da chi ti ha generato? Ma l'amore ti fa condurre a dare un precipuo segno d'amore per il' quale eri venuto in terra". Qui vedeva che il' Figlio chiedeva la beneditione alla Madre e la Madre al' Figlio, e però diceva: "Si deve prendere quella tanto copiosa beneditione. ---- El' Figlio la chiede alla Madre, e la Madre al' Figlio. ---- Gli darai, o Verbo, quella beneditione che dette all'alma tua il' tuo eterno Padre quando la infuse in quel tanto bene organizzato corpicino nel' ventre di Maria, --- e in questa beneditione gli farai quella promessa che fece Dio ad Abram che il' seme suo multiplicherà come le stelle del' cielo. ---- Dove infondi, o Verbo, in quella beneditione che dai a Maria tutte le gratie, tutti e' doni, e li darai ancora tutte le beneditione che dette l'eterno Padre a tutti e' giusti del' Testamento Vecchio, insieme con quella che dette Isaac al' suo figliuolo Jacob". Vedeva la Vergine che quasi mancava per il' dolore della partita del' suo figliuolo, e disse: "Non mi maraviglio che ti manchi quasi e' sentimenti, o Maria!" E rizzossi di ginocchioni dicendo queste parole con gran compassione: "Pur rimani, o Maria". E subito si partì di quivi che era 22 hore, e //56// andò in una stanza grande, su alto, stando pure in ratto, che in questo ratto della passione se bene andava da luogo a luogo non si risentì dalle 18 hore del' giovedì insino alle 18 del' venerdì. E così, giunta che fu in quella stanza che a lei veniva a essere il' cenacolo dove Jesu fece la cena, si pose ginocchioni e stette per gran pezzo cheta molto assorta e ammirata. Di poi disse queste parole: "Prima facesti la cena, ci lavasti e' piedi e ci donasti te stesso". ----- Poi soggiunse queste altre parole parlando a Jesu: --- "Quando io ti vedrò che lavi e' piedi, ti voglio aiutare ancor io".Dette che hebbe queste parole, stette per buon pezzo senza parlare. Di poi vedendo Jesu e gli apostoli che si ponevono a mensa per far la cena, si rizzò di quel luogo dove era ginocchioni, e andò alquanti passi più là, e stando ritta disse queste parole: "Imparte che mangiavi l'agnello stavi ritti (cf. Ex. 12,1-20). ---- Mi par vedervi mangiare: fine, fine si deve dare a questa legge e principio a un' altra. L'agnello sarai tu, Verbo, ben bene arrostito, che presto sarai preso e morto in croce. ----- Bisogna mangiarti tutto (come l'agnello che figurava te), perché non si può servire a Dio e a mammona. ----- Ogni cosa si deve digrumare perché non solo si deve credere nel' capo della tua divinità, ma ancora e' piedi della tua humanità. O non ti piglio io tutto Dio e tutto huomo? ---- Non furno amare a te quelle lattughe agreste, ma ben ti furno //57// amare quelle consideratione che havevi de' perfidi Giudei, quali vedevi che si fermavono nelle cose legale e non sapevono passare avanti. ---- Si deve mangiare con festinatione e l'apostol dice che ti dovian servire con spirito fervente in ogni nostra operatione (cf. Rom. 12,11). ---- O benedetto Christo, quanto varii erono e' tuo pensieri da quelli delli apostoli! Quando gli harebbono a esser pieni di compassione, gli stanno a pensare chi di loro ha da essere il' maggiore (cf. Lc. 22,24). --- Poveri apostoli! Eri pure in carne come noi, ma perché havevi a sciorre e' nostri nodi, se non havessi prima provato, troppo presto gli haresti voluti tagliare. ----- Se io vi fussi stata presente a tal domanda harei risposto che quello che più havessi amato il' mio Sposo, e non quelli a cui discendevono tali pensieri. ----- Gli dai una risposta facile e difficile, difficile alla natura ma facile perché pochi voglion superare altri in essa virtù dell'humiltà. ---- Sempre in opere e parole hai mostrato, o Iddio mio, quanto l'humiltà ti diletta. ----- Sapesti ben pensare, o Philippo, come s'haveva a fare a satiare tanta multitudine, e hor non sai trovar rimedio a questi pensieri? E pure havevi sentito dire al' tuo Maestro e mio Sposo: discite a me (Mt. 11,29), ecc.". ---- Dette le soprascritte cose, cominciò a vedere il' suo diletto amor Jesu prepararsi per lavare e' piedi de' sua apostoli; onde essa, sì come haveva detto poco innanzi, gli andò a aiurare, ritirandosi così da una banda di quella stanza, dove lei vedeva li apostoli a sedere. E inginocchiatasi in terra, cominciò a fare gli /58// atti esteriori come se propio lavassi e' piedi, con tanta gran destrezza e amore che dava gran consolatione e ammiratione a noi che la vedevamo. E i medesimi atti fece 12 volte, nominando tutti a' 12 gli apostoli, secondo che scriverremo qui disotto. E il' primo fece S. Pietro. San Pietro "Tu nieghi di esser lavato. Pian, piano, Pietro, ti sarà troppo dura quella parola: che non harai parte seco" (cf. Jo. 13,8). Quasi a tutti gli apostoli disse qual cosa, di modo che noi conoscevomo di mano in mano chi lei lava. Doppo San Pietro andò a Sant' Andrea, e disse: "Non ti ardirai, o Andrea benedetto, a dir cosa alcuna" San Giovanni "O puro Giovanni, tu sei il' diletto, ----- i' non ci vorrei havere a trovare quel Giuda!" ----- San Thommaso A San Thommaso non disse cosa alcuna, ma bene lo risguardò con una faccia molto lieta e gioconda. San Jacopo "Tu sei un di quelli che volevi haver la parte nel' regno. ---- Pur lo sopportate che Iddio, il' vostro Maestro, vi lavi e' piedi. Ma havete sentito quel che ha //59// detto a Pietro: non vi volete privare di tal parte, sì che se cercavi di stare uno alla destra e l'altro alla sinistra". San Filippo "Tu sei il' mio Filippo. Credo che tu amassi il' mio Dio in sincerità e purità di cuore". Qui giunse a Giuda, dove tutta si turbò e cominciò a lacrimare e fremere in se stessa dicendo: "E, tu sarai quello che tradirai il' mio Christo". San Jacopo "O Jacobo benedetto, noi discendiamo da un maladetto a un benedetto!" San Bartholomeo "Tu ti lasserai scorticare, non che lavare. Eri bello di volto tu". San Matteo "A, sei quello che subito che il' Signore ti chiamò, lo seguitasti". San Simone "Ancor io vo' pigliar l'accqua e buttarla sopra e' tua piedi. Non th' ò mai sentito nominare nel' Evangelio che tu parlassi o dicessi nulla, i' Simone santo!" ----- San Taddeo "O già, sei il' duodecimo! ---- Non dovevi essere di que' della turba, l'aria tua non lo mostra". --- Finito che hebbe di lavare e baciare e' piedi a tutti li apostoli, ritornò a mensa, cioè in quel //60// luogo che haveva visto far la cena a Jesu, e giunta quivi disse: "O qui si deve far altro, e mangiare altro cibo. ----- Anche Giuda lo prenderà. ----- Et pur gli fai noto che un di loro ti tradirà. O mio Christo, o mio Sposo, o vita mia, o abbisso di charità, o fonte di pietà! ---- Hoc est enim corpus meum (Mt. 26,2 p) dice il' mio Christo. ---- Purché mel dia! ---- Dhe, dallo ancora a tutte le spose di questo habitacolo. ----- Se aprirranno le bocche dell'affetto, ti gli darai con grand'amore; se non sentiranno col' senso corporeo, non da noi a basta gli dia te stesso. ---- O benignità, o humanità del' mio Christo, anche a lui l'ha dato!" ----- Qui ci avedemo che il' Signore la comunicò, perché disse il Confiteor, Domine non sum digna, ecc., e aperse la bocca come propio quando si comunica, e stette un buon pezzo senza parlare godendosi il' suo Dio mutuamente. Doppo disse a S. Giovanni: "O Giovanni, che farai?" E vedendolo riposare in sul' petto di Jesu, si reclinò ancor lei in su quel divinissimo petto, e parlando a San Giovanni disse: "Et qui gustasti. In principio erat Verbum (Jo. 1,1), ecc. A me mi basterebbe gustare Verbum caro factum est (Jo. 1,14)". --- E stata alquanto disse quest' altre parole: ---- "O //61// altitudo sapientiae et scientiae Dei, quam incompreensibilia sunt iudicia eius et investigabiles viae eius (Rom. 11,33)." Sopra le quale parole disse tante le belle, alte e divine cose, e tanto fitto e all'avviata che non si potette scrivere pure una parola; e parve bene che attraessi da quello amorosissimo petto di que' divini secreti, a guisa di San Giovanni evangelista. Di poi si rizzò su, perché haveva fatto l'atto esteriore ancora col' capo, e cominciò a parlare sopra il' Santissimo Sacramento. E le prime parole furno queste: "In memoria di tua passione si deve far questo. ---- O che memoria? O che memoria? Felice anime, gusterebbono il' paradiso in terra se tal memoria havessino: Hoc facite in meam comemorationem (Lc. 22,19), ----- Et di che non beranno, o mio Verbo amore, de' genimini delle vite insino a che il' Figliuol dell'huomo non resuscita da morte (cf. Mc. 14,25). Tu sei la vita, che di qui a poco dicesti: Ego sum via, veritas et vita (Jo. 14,6). ----- Et noi qual pensiamo sia questo vino? Per noi sarà il' Sangue tuo, che non t'habbiamo a ricevere in sin che non sei resuscitato; ben lo puoi dire a noi in questa sera". ---- Parla così con Jesu perché sapeva non s'haveva a comunicare insino alla mattina di pasqua, secondo il' comune ordine della santa Chiesa. Seguita a parlare, e dice: "Ma non si può ancora havere il' tuo Sangue insin che non sei resuscitato, perché con che frutto ti può //62// ricever quell'anima che non t'ha prima conosciuto appassionato, morto, sepolto e resuscitato? ----- Che utilità apporta a quell'anima che non considera che sei passo, sepolto e resuscitato per lei, con desiderio di inmitarti? ---- Doviamo sì stare in penitentia nel' tempo che sei morto a noi per il' peccato, in sin che non sei resuscitato restituendoci a gratia". Si partì di quel luogo che a lei era il' cenacolo all'un hora di notte, e andò in una stanza quivi vicina che veniva a esser quella casa presso all'orto, dove si tiene che Jesu andassi e finissi il' sermone a' sua apostoli e in ultimo fece quella bella oratione al' Padre eterno, come scrive San Giovanni nel' suo Evangelio; sopra la quale oratione essa anima si fermò e disse molte belle cose delle quale habbiamo raccolto quel poco che habbian potuto. Stata adunque alquanto con le mane e occhi elevati al' cielo senza parlare, cominciò poi in questo modo: ----- "Sublevatis oculis Jesus in caelum dixit: Pater venit hora clarifica Filium tuum (Jo. 17,1), ecc. sino a quelle parole: et nunc clarifica me, tu, Pater apud temetipsum claritate quam habui priusquam mundus fieret apud te (Jo. 17,5). ---- Andando questo divin Verbo, mio amoroso Sposo, a noi totalmente inscrutabile e incompreensibile che solo si comprende da se stesso, andando dico per sumer suo passione e nostra redentione, ----- trovandosi vicino a agonizzar di suo morte e me ricreare per l'eccellentia di suo essere e suo cognitione, esclama al' Padre: //63// clarifica me Pater claritate quam habui priusquam mundus heret apud te. ----- Gli chiedi, o mio humanato Verbo, quella clarificatione che havesti avanti che il' mondo fussi. ----- "Tre clarificatione mi fai intendere havesti innanzi la creatione del' mondo. ----- "Fusti clarificato standotene tu nel' seno del' Pradre e in compiacimento del' tuo divinissimo essere, rimirando in te stesso ti innamorasti del' tuo essere comunicativo, e in esso compiacimento ti andasti comunicando creando que' tanto eccellenti e puri Spiriti angelici perché godessino esso tuo inscrutabile essere e que' divinissimi compiacimenti che sono fra il' Padre e te, Verbo, e lo Spiriro Santo, ripullulando continuamente esso Spirito Santo nel' Padre, nel' Verbo e in se stesso essi divini compiacimenti. ----- Et volendo Lucifero, ancor che fussi tanto nobil creatura assomigliarsi a te, Verbo divino consustantiale al' Padre, dicendo in fra se medesimo: in coelum conscendam super astra Dei exaltabo solium meum sedebo in monte testamenti, in lateribus aquilonis; ascendam super altitudinem nubium similis ero altissimo (cf. Is. 14,13) --- Ti innamorasti, o eterno Padre, del' tuo Unigenito e unico Verbo, solo capace di te stesso; e in atto d'amore, compiacendoti in lui stesso, in esso tuo compiacimento precipitasti Lucifero nell'inferno e eruttasti una inescogitabile clarificatione a esso tuo divin Verbo, fermando in tua deità di compiacere a esso Verbo che si incarnassi. Il' quale, essendo venuto la pienezza de' tempi si incarnò, e doppo di havere peregrinato 33 anni quaggiù con noi, questo mio Sposo e tua verità, andandosene alla passione va rammemorando a' sua humanità essa clarificatione e te la va chiedendo con dire: clarifica me Pater, ecc. ----- O mio Christo, vai chiedendo quella clarificatione che havesti avanti che il' mondo fussi. Quale //64// è questa clarificatione, se non quella che ricevesti standotene nel' sen paterno, mediante la condennatione che fece l'eterno Padre con te, Verbo e lo Spirito Santo, precipitando Lucifero con tutti e' sua coaderenti nel' baratro infernale, manifestando agli altri Spiriti angelici la consustanzialità, equalità e unità di te, Verbo, con esso Padre e Spirito Santo. La cui manifestatione gli fece capaci (quanto gli fu concesso da te) del' tuo eccellentissimo e divinissimo essere a tale che s'humiliorno e sottoposonsi ad adorarti, amarti e obbedirti, compiacendosi che volessi crear l'huomo e che tu, infallibil verità, ti volessi incarnare, humiliandosi ancora e tenendo per giustissima e degna d'adoratione ogni tua opera. ----- Et per questo capacito nella mia mente che sia clarificatione, perché Lucifero si innalzò e volsesi fare simile a te: per cagion tua si innalzò e per te cadde, tu ti incarnasti e fusti clarificato. ----- Adunque tu chiedi, o Verbo divino, che quella clarificatione che havesti in deità tua stando nel' sen paterno, ti sia data ritornando con l'humanità alla destra sua. ----- "La seconda clarificatione che intendo havesti, o divin Verbo, inanzi la creatione del' mondo, fu che l'eterno Padre si compiaccque in sé e in te, e tu in lui e nello Spirito Santo, di creare questa gran macchina del' mondo, per crearci drento la creatura a sua inmagine e similitudine; e perché a te era presente ogni cosa come se all'hora fussi, prevedevi ancora che ci dovevi venire ad habitare drento tu mediante l'humanità che dovevi pigliare. ---- Et fu grande quest |