S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI

 (1566-1607) 

LA PROBATIONE

[Quarto libro dei manoscritti originali]

[Prima parte: 16.06.1585-12.06.1590]

Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata:

Probatione (prima parte).
Ed. p. Giuliano Agresti, in: Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Tutte le opere [...] dai manoscritti originali. A cura del Prof. Fulvio Nardoni. Vol. V. Firenze: Centro Internazionale del Libro 1965.

Indice generale


Libro quarto della probatione
Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palchetto II, 42


[Presentazione dalla redattora, Suor Maria Pacifica del Tovaglia]

//31// Al' nome di Jesu Christo crocifisso e di Maria dolcissima

Segue hora il' quarto libro, nel' quale io, Suor Maria Pacifica del' Tovaglia, per conmessione della R. da Madre Suor Vangelista del' Giocondo, al' presente maestra di noi, novitie, scriverrò con l'aiuto del' Signore quello che occorrerà alla diletta sposa di Jesu e nostra cara sorella Suor Maria Maddalena de' Pazzi nel' tempo della probatione che il' Signore vuol far con lei per cinque anni continui, come gli ha dimostro e molto chiaro apparisce nel' libro de' Colloquii e delle [Revelatione e] Intelligentie, scritti dalla R.da Madre Suor Maria Maddalena Mori.


[1585]
-
[Primo anno della probazione]


//31// Dico adunque nel' nome del' Signore come addì 16 di giugno 1585, che era la festa della S.ma Trinità, essendo stata la diletta anima sopranominata per tutta l'ottava dello Spirito Santo del' continuo rapita in spirito e notte e giorno, la notte poi che seguiva la detta solennità della S.ma Trinità, a 7 hore, si risentì dal' ratto, mettendo un grandissimo e cordial sospiro, fremendo in se stessa.

Et questo fece per la pena che sentì l'anima sua, //32// però che in quel punto il' suo sposo Verbo sottrasse da lei il' sentimento e gusto della gratia sua, come gli haveva predetto inanzi, e lassolla nel' lago de' leoni [sic: "lacus leonum": Dn. 14,30 Vulgata; it. "fossa dei leoni"] a similitudine di Daniel, dico circondata da moltitudine di Demoni e afflitta dalle lor grande e orribil tentatione.

[cf. S. Teresa d'Avila, 6 Moradas 1,11-14; S. Giovanni della Croce, 2 Noche oscura 1,1;6,1-7,4;8,1s; 9,3-9; 23,4-10]


[Distruzione del primo manoscritto riferente alla probatione]

Avanti che passi più in lungo nello scrivere, voglio avertire che chi legge il' principio di questo libro non si maravigli se non seguiranno le cose ordinatamente, e non si scriverrà il' dì o il' mese che accadde quella o quell'altra cosa a questa benedetta Anima (come veramente si converrebbe, massimo nel' principio della sua probatione), perché non è restato che tal cosa non si fussi fatta.

Ma come è piaciuto a Dio (pensiamo noi), [il 1587] venne un giorno alle mane a lei stessa e' quaderni dove era scritto [da Suor Costanza Morelli: Summarium 147] ordinatamente tutto quello che gli era occorso il' primo anno della sua probatione e ancora buona parte del' secondo [cioè, fine al 14 giugno 1587 (cf. infra, p. 41), eccetto il periodo della Renovatione della Chiesa, che costituisce il quinto libro]. Onde essa, conosciuto che erono cose appartenente a lei, senza leggergli altrimenti, gli gettò ascosamente tutti nel' fuoco e gli arse.

Et secondo che potemo ritrar da lei, non fece questo perché sentissi in se alcuno movimento di superbia o vanagloria, havendo lei stessa più volte detto a me che tanto sente di se nel' sentir leggere e' proprii ratti e intelligentie che il' Signore gli ha comunicato (havendogli havuti a sentire tal volta per obbedientia del' padre spirituale, acciò vedessi se vi era errore alcuno), come se sentissi leggere qual si voglia altro libro spirituale. Ma sì bene fece un tal atto parendogli giusto ché, essendogli venute tal cose alle mane e non havendo obbedientia che in ciò la legassi, fussi l'obligo suo il' farlo, ricordandosi anco in su quella occasione di una persona spirituale e amante Dio che haveva fatto un atto simile.

Ma sendogli imposto da' superiori //33// che non facessi più tal cosa, dal' hora in qua non ha mai tocc[at]o [a] nulla.

Et per essere occorso questo caso ben tre anni doppo che erono state scritte, non ho hora a memoria la particularità. Però scriverrò la sustantia (ben che imperfettamente) di quel che occorse a questa benedetta Anima il' primo e secondo anno della sua probatione.


[Sommario: le cinque principali tentazione
corrispondenti a cinque doni singolari]

Et tornando dove di sopra lassai, dico come rimase il' dì della sopradetta sollenità circundata da grandissime tentatione e afflitione d'animo.

E sì come haveva ricevuto cinque particulari doni da Jesu, cioè il' suo amoroso cuore [III 359s], come si legge ancora di Santa Catherina da Siena, l'anello [ib. 20; cf. I 181s; V 130ss], la corona di spine [III 75-78; cf. I 237s], l'impressione delle sante stigmate interiormente nell'anima [II 331s; cf. I 212], et il' dono della participatione della purità dell'esser di Dio in quella sublimità e grandezza che ne può ricevere una creatura mortale [III 408s]; così ancora per volontà del' Signore haveva cinque grandissime tentationi contro a' cinque sopradetti doni [cf. p. 123: tentatione di fede, di superbia, contro la purità, di disperazione, di gola], le quali l'affliggevano e tormentavono grandemente.

Era ancora afflitta e pativa assai per dua horribili viste che del' continuo haveva avanti alli occhi della mente, cioè la vista de' Demoni e delle offese fatte a Dio, e bene spesso ancora vedeva e' Demoni con l'occhio corporale [sic: interpretazione ingenua di Suor Pacifica, corretta dalla propria Santa; v. p. 73]. E per sua maggior pena sentiva con li orecchi le spaventose grida e urla e enorme bestemmie dette sì da' Demoni come ancora dalle creature in offesa di Dio; e qualche volta gli occupavono l'udito in tal modo che durava fatica a intender noi altre quando gli parlavamo, a tale che questa benedetta Anima stava in un continuo martirio per il' patire interiore e ancora esteriore, il' quale non mancava, però che permesse ancora Iddio che fussi aflitta nel' suo corpo da' Demoni, onde bene spesso la gettavono giù per le scale, la battevano per terra, e tal //34// volta a guisa di vipere velenose se gli avvoggevono alle carne mordendola con gran pena sua, in modo tale che da tutte le bande era circundata di aflitione, pene e travagli.

Il' patire interiore era continuo, ma l'esteriore era a tempi e particularmente e' giorni solenni e festivi e la sera quando haveva andare a riposarsi, che di molte volte stava sino alle 4 e 5 hore di notte in tal patire. Et sì come in tali giorni e tempi era prima dal' Signore più visitata e tirata in eccesso di mente, dove gustava e intendeva altissimi secreti, così poi per il' contrario in tali tempi e giorni più pativa.

[Rimedi contro le tentazioni]

Usava e' rimedi alle tentatione conformi a quelli che si legge havere usato e' Santi. E particularmente un giorno, esendo grandemente aflitta e assalita dalla tentatione contro la purità, fece un atto simile a quello di San Benedetto, però che andò nella stanza dove si tiene le legne e scelse tra la stipa delle spine e sterpi molto pungenti e, fattone un buon fascio, se n'andò in un luogo secreto, e quivi spogliata de' suo panni, nuda si gettò e si rivoltò molto bene tra esse spine per mortificare la carne e vincer la tentatione suggeritagli dal' Demonio [8 settembre 1587; cf. p. 113s]. Fu poi libera da essa tentatione, nel' successo del' tempo, dalla Vergine S.ma in un modo simile a quello di San Thommaso d'Aquino, come si vedrà al' luogo suo [17 settembre 1587; cf.  p. 114].

Usava ancora per tale tentatione disciplinarsi aspramente [come S. Caterina da Siena] e altre cose simile. Per il' che havendogli una volta la madre maestra trovato un' aspra cintura che haveva fatta da se stessa con certi ferri appuntati per tenere sopra la nuda carne, gniene tolse, parendogli che la sua gentile e delicata complessione non potessi regger tal cosa, e gli impose che senza sua licentia né quello //35// né altro mai facessi. Onde essa, come obbediente, da quel tempo innanzi mai fece simili atti di mortificatione e penitentia senza obbedientia e consiglio suo.


[1586]
-
[Secondo anno della probazione]


[20 luglio - ottobre: "Renovatione della Chiesa": cf. VII 43-122]

Havendo passato questa benedetta Anima il' primo anno della sua probatione in tante afflitione interiore e esteriore, come brevemente si è narrato, benché non si sia detto alla metà di quello che lei patì, nel' simil modo passò il' secondo.

Ma in questo tempo gli occorse una cosa notabile, et fu che essendo il' dì di Santa Margherita, addì 20 di luglio 1586, in choro con l'altre suore a dire il' divino Offitio, di mentre che salmeggiava, fu in un subito rapita in spirito con nostra gran maraviglia, sendo che era stata più d'un anno senza havere di queste estasi e union con Dio, havendola il' Signore lassata senza il' sentimento e gusto della suo gratia per questi cinque anni della probatione.

Ma come ci conferì poi lei, questo non fu ratto di consolatione e gusto, ma sì bene d'afflitione e dolore, però che in esso intese come il' Signore voleva, per insino a ottobre prossimo avenire, allentare un poco la sua probatione, cioè le tentatione e continue battaglie che haveva col' Demonio, e dargli di queste unione con lui per fargli intendere in esse quello che già gli haveva cominciato a mostrare avanti che entrassi in essa probatione, cioè l'opera della renovatione della Chiesa e particularmente de' religiosi, che esso gli mostra voler fare, mostrandogli ancora come ha eletto lei in aiuto a tal opera.

Onde in questo tempo sopradetto spesso era rapita in spirito sopra tale intendimento e per la medesima causa stette quattro dì e quattro notte del' continuo [11-15 agosto: cf. VII 43-54], eccetto il' tempo che diceva l'Uffitio divino e mangiava un po' di pane e beeva un po' di accqua al' suo ordinario, che era per breve spatio.

//36// Scrisse ancora in astratione alcune lettere [dodici] sopra tal materia (a similitudine di Santa Catherina da Siena) al Sommo Pontefice, alla congregatione de' Cardinali, al' nostro R. mo e Ill. mo Cardinale e Arcivescovo di Firenze, al' collegio de' R. di Padri della Compagnia di Jesu, a quelli di San Francesco di Paula e a quelli di San Domenico, e ad altri pochi servi di Dio e religiosi privati [v. Renovatione della Chiesa (appendice a questo quarto libro): VII 55-122].

Ma questi ratti non gli erono di gusto e contento (come disopra è detto), anzi d'afflitione, perché non vorrebbe il' Signore la manifestassi alle creature, ma desidera starsene ascosa e ritirata. Et se bene ha un ardentissimo continuo desiderio della salute dell'anime, non dimeno aspira di aiutarle ascosamente e non in questi modi apparenti, quando il' Signore se ne compiacessi. E più volentieri mille volte il' giorno darebbe la vita (se fussi possibile), come spesso diceva, in aiuto loro, che havere queste intelligentie e fare una minima cosa apparente alle creature.

Stava ancora con grande afflitione per il' gran timore che haveva di non essere ingannata dal' Demonio (come sempre ha in tutte le sua cose, massimo ne' ratti e intelligentie che il' Signore gli comunica).


[25 agosto: comincia l'inedia per quindici giorni,
come segno dell'autenticità dei estasi]

Onde il' benignissimo Jesu, per consolarla circa di questo, tirò una mattina essa sua diletta Sposa in astratione di mente doppo che fu comunicata, cioè alli 25 d'agosto 1586, e dissegli come voleva dargli un segno mediante il' quale lei e ancora tutte noi potessimo conoscere che non era ingannata, ma che veramente era lui quello che gli dimostrava tal cosa, dico l'opera della renovatione della Chiesa.

Il' segno haveva a esser questo: che voleva stessi quindici dì, cioè insino alli 8 di settembre che era la solennità della natività della Vergine S.ma, senza //37// pigliar cibo materiale di nessuna sorte, eccetto la domenica e dua giovedì che vi correvano in mezzo.

E così stette tutti que' di senza pigliare alcun cibo materiale, ma solo si pasceva del' S.mo Sacramento, che lo riceveva ogni mattina. Il' giovedì, da sera all'hora che il'Signore fece la cena, mangiava al'solito suo un po' di pane e beeva un po' di vino, e la domenica qualche cosellina da quaresima, al'suo ordinario.

[1 settembre]

Et havendo la domenica che correva in mezzo alli detti 15 dì, che era il'primo dì di settembre, desinato, se n'andò nell'oratorio di novitiato, dove stette da 5 hore con pene e tormenti grandissimi datogli da' Demoni, e fra l'altre gli pareva di essere a membro a membro tutta tagliata e segata. E questo si vedeva pe' gesti che faceva, però che spesso si toccava o il' capo o le braccia o il' petto o piedi, stringendosi molto forte e rammaricandosi che era una compassione a vederla e sentirla; e stava a diacere su'r'un saccone, spesso dicendo come S. to Antonio [abbate] quando era battuto da' Demoni, cioè:

Signor mio, dove sei tu? [cf. S. Atanasio di Alessandria, Vita Antonii 10].

Finalmente, sendo stata da cinque buone hore, come è detto, in tante pene e dolori, ne fu dal' Signore libera.

Et stata circa una mezz' hora, fu rapita in spirito, nel' qual ratto intese molte cose circa la detta opera. E fra l'altre come il' Signore voleva che lei stessa facessi nota tal opera all'Ill. mo e R. mo Cardinale e Arcivescovo nostro di Firenze, havendo a venire qui al'nostro monasterio a fare la nuova priora.

Et ancora in detto ratto [lei] ricercò il' Signore perché eleggessi lei a dar lume di tal opera, sendo che si conosceva la più vile di tutte le creature e al' tutto inabile a dar aiuto a tal cosa.

Al' che il' Signore gli rispose: perché si compiaceva così per tre doni particulari che esso haveva infuso in lei sino di mentre che stava nel' ventre di suo madre (cf. Jer. 1,5; Gal. 1,15).

Il' primo fu //38// un eccessivo desiderio e ardentissimo zelo della salute dell'anime.

Il' secondo, un amoroso e continuo desiderio di unirsi con lui nel' S.mo Sacramento.

Il terzo, il' desiderio di mantenersi pura e vergine, e rilegarsi con lui mediante il' vincolo della santa religione (e' quali tre doni si son visti e veggonsi del' continuo essere in lei da chi la conversa) [cf. Breve ragguaglio: I 71].

Soli Deo honor et gloria in saecula saeculorum (1 Tim. 1,17).


[29 settembre: l'incontro con l'Arcivescovo di Firenze,
Card. Alessandro de' Medici]
[Fine dei quindici giorni d'inedia]

Addì 28 del' detto mese di settembre 1586, che era la vigilia di San Michele Archangelo, fu per breve spatio rapita in spirito e intese come il' Signore voleva che il' dì sequente parlassi al' R. mo e Ill. mo Cardinale Arcivescovo nostro di Firenze sopra l'opera della renovatione della Chiesa, come di sopra è detto, dovendo venir qui al' nostro monasterio a fare la nuova priora. La qual cosa lei ci conferì [ai superiori] con gran dolore e pena, sendo che, come altrove è detto, non vorrebbe havere a far queste cose.

E ancor noi, veramente, questo non haremo voluto, temendo che sua R. ma e Ill. ma Signoria non havessi qualche affanno e turbatione. Onde si fece quel che fu possibile perché non havessi a seguire; e fra l'altre il' nostro r. do p. confessoro haveva dato ordine che lei non andassi a dare il' suo voto dell'eletione della m. priora, per levare l'occasione.

Ma perché non est consilium, non est sapientia, non est prudentia contra Dominum (Prov. 21,30), e non è chi possa far resistentia alla sua volontà, piacque a sua divina Maiestà che andandosi la mattina della stessa solennità delli Angeli [29 settembre, occasione prevista nelle Costituzioni per le nuove elezioni] a comunicare, rimase rapita in spirito tanto presto che con gran //39// fatica scese gli scaglioni della finestrella della S.ma Comunione. E si fermò quivi alla grata di capitolo, dove si haveva a posare il' R. mo e Ill. mo Cardinale. E tanto fu fermata e stabilita in quel luogo che non fu mai possibile poterla levare, ancor che si usassi in ciò grandissima diligentia [immobilità estatica]. E stette così inmobile undici hore continue, cioè dall'undici hore della mattina (alla qual hora si comunicò) sino a hore 22 della sera.

Et in tale astratione parlò al' R. mo e Ill. mo Cardinale in persona dell'eterno Padre (come altre volte ha fatto e si può vedere ne' sua ratti e intelligentie), notificandogli come era la volontà di Dio che esso concorressi all'opera della renovatione della Chiesa e massimo alla riforma de' religiosi; e circa questo gli disse molte e molte cose, però che durò una buona mezza hora ha parlargli.

Le qual cose tutte udì sua R. ma e Ill. ma Signoria e a ciascuna poi gli rispose con grandissima humanità e benignità. E fra l'altre gli disse che ancor lui teneva gran desiderio di tal riforma de' religiosi, ma per molte cause non gli pareva poterla fare, e massimo per non trovare dispositione nelle creature e per non havere punto d'aiuto dal' braccio secolare.

Et così, finito che gli hebbe di parlare, si procedette all'eletione della nuova priora; e di mentre si cantava il' Veni creator Spiritus essa si risenù dal' ratto e andò come tutte l'altre a dare il' suo voto.

Fatta l'eletione, il' R. mo e Ill. mo Cardinale gli volse parlare a solo, dove l'interrogò di nuovo molto familiarmente circa quello che poco innanzi essa in astratione gli haveva detto, esaminandola ancora e ricercandola di molte cose //40// appartenente alla vita sua, le quale lei gli conferì con gran confidentia, acciò come capo e superior suo potessi conoscere se era ingannata.

E fra l'altre gli disse quello che gli era occorso pochi giorni in anzi, cioè come era stata quindici dì ne' quali haveva mangiato solo 3 volte, la qual cosa sentendo suo R. ma e Ill. ma Signoria gli proibì il' farla più per l'avenire e comandogli che non passassi mai alcun giorno senza prender cibo, dandogli ancora altri avisi e regole.

Et finalmente rimase molto edificato e sodisfatto del' suo parlare, sì come riferì poi alla R. da Madre Priora suor Vangelista del' Giocondo, nuovamente eletta, e all'altre madre che esso parlò,* dicendo che aveva trovato gran fondamento e prudentia in lei e che veramente conosceva la suo massa esser buona, e parlò ancor con loro assai bene a lungo sopra di lei, interrogandole del' suo procedere, vita e conversatione. E per gratia del'Signore rimase benissimo sodisfatto, e lassò noi molto contente e quiete con la sua santa beneditione.


Nota: In questa occasione "predisse all'Illustrissimo signor Cardinale e arcivescovo di Firenze che egli sarebbe sommo pontefice et lo seppi il medesimo giorno che detta Suor Maria Maddalena gli ne predisse, havendolo egli stesso ridetto alla Madre Suor Vangelista, che fu in quel giorno con la sua assistenza eletta priora di questo monastero; e poi mi trovai presente quando l'anno 1596, passando detto cardinale dal nostro monastero per la volta di Francia come legato di Clemente ottavo, essendo ella in ratto et sentendo lo strepito delle carrozze et comitiva, disse: 'Questo Cristo (che così ella chiamava i sacerdoti) ha di presente grand'honore et anco arriverà al supremo, ma poco li durerà et quando vorrà abbracciare la sua gloria gli sparirà', come s'è poi visto avverato da tutti" (Maria Pacifica del Tovaglia, in: Summarium actionum, virtutum et miraculorum servae Dei Mariae Magdalenae de Pazzis Ordinis Carmelitarum, ex processu remissoriali desumptorum. Ed. p. Ludovico Saggi. Roma: Institutum Carmelitanum 1965, 162). Infatti Alessandro de' Medici [n. 1535, figlio di Ottavio Medici e Francesca] fu eletto Papa il 1 aprile 1605, con il nome di Leone XI, e morì il 26 dello stesso mese.


[Uscita di noviziato, comincia il giovannato,
ancora sotto la direzione di Suor Vangelista del Giocondo]

Mutati poi che furno [il 29 settembre 1586] tutti gli altri uffitii secondo gli ordini nostri, Suor Maria Maddalena uscì di novitiato [il 30 settembre e fu fatta foresteraia minore] e andò in giovanato sotto la maestra delle giovane [Suor Maria Felice].

Ma per particulare illuminatione del' Signore la r. da m. priora [Suor Vangelista del Giocondo] non lassò la sua protetione che sino all'hora haveva tenuta sendo stata maestra di novitie, perché sì come gli haveva dato grande aiuto il' primo anno della sua probatione in novitiato, così voleva il' Signore che l'aiutassi per l'avenire, sendo che gli conferiva spetiale inluminatione per aiuto e conforto suo in quelle //41// gran tentatione. Et ancora il' p[adre] confessoro si contentò, anzi conmesse a detta r. da m. priora che seguitassi di tener cura di lei come haveva fatto sino all'hora, se bene era in giovanato sotto la maestra delle giovane.

Onde Suor Maria Maddalena per trovare gran conformità di spirito con lei, con ogni confidentia e sicurtà, se ne andava per consiglio e conforto a essa, perché doppo Iddio era il' maggiore aiuto che havessi nel' suo grande esilio e patire interiore e esteriore, come si vedrà nel' seguito.


[Ottobre: dubbie sopra i estasi della "Renovatione della Chiesa.
È consolata dal Signore]

Doppo non troppi giorni, sendo un dì questa benedetta Anima alquanto afflitta e mesta per conto dell'intelligentia havuta dal' Signore dell'opera della renovatione della Chiesa, temendo non essere stata ingannata perché non vedeva adempirla come bramava per il' desiderio che ha della salute dell'anime, fu dal' Signore consolata con dirgli che considerassi l'Apocalipsi del' suo diletto Apostolo, dove dice in certi luoghi: Cito veniet (cf. Apoc. 11,14), presto verrà, e pure di molte cose hanno ancora a venire. E questo fa il' Signore (sì come intese), perché a esso tutti e' tempi son presenti, e ancora molte volte ritarda le sua operatione per la poca dispositione delle creature, come intese far questa. Et così con questa intelligentia rimase consolata, rimettendo il' tutto al' beneplacito divino.


[1587]
-
[Terzo anno della probazione]


[Visioni intellettuali e immaginarie del purgatorio]

[14 giugno 1587: morte del fratello Alamanno de' Pazzi]

Da questo dì sino alli 14 del' mese di giugno 1587 prossimo avenire, stette questa benedetta Anima nel' solito suo patire interiore e esteriore come imparte si è narrato disopra, senza che gli occorressi cosa particulare.

Ma il' sopradetto dì, essendo ita in choro a fare //42// oratione per l'anima di un suo fratello [Alamanno de' Pazzi] che era passato della presente vita l'istessa mattina a 8 hore, stata che fu quivi per breve spatio, fu rapita in spirito e fugli mostro l'anima del' detto suo fratello, quale essa vedeva essere in purgatorio in gran pene. Onde per compassione e insieme spavento di quelle atroce pene, spesso sospirava e metteva grande urla con pianto e gemito.

Di poi, così in astratione, cominciò a parlare con detta anima in tal guisa: -----

"O poverino! Ma beato te. O gloriosa e penosa anima ch'è la tua! ----- O, le son grande, e pur si sopportono. --- E io credevo bene che tu n'havessi più. --- O chi le penetrassi! ----- Deh, non mi ti accostare. ----- Quando eri quaggiù non volevi udir me, e hora vuoi che io oda te? ---- Poverino, che vorresti da me?

(Qui stette un buon pochetto senza parlare e si contò parecchi volte le dita. Di poi disse:) -----

"O se le faranno, se t'hanno generato! Breve e lungo sarà il' tempo. ----- O infinita bontà e misericordia di Dio, che piccola cosa e' rimunera. ----- O quel che l'ha salvato, Dio mio! ----- O misericordioso Dio, grande è la tua liberalità che rimunera una cosa tanto minima! Che non dispregiava quello che molti dispregiono (voleva dire e' poveri), ancor che venissi da natura. Beato a chi non ritira le mani sua da' poverelli tua, o Iddio mio! ----- Grande è la misericordia, grande è la purità di Dio! -----

Qui contò con le dita 107 volte, e si comprese che essa anima gli chiese che si comunicassi tante volte per lei, onde essa disse:

//43// "Io lo posso havere ogni mattina. ----- O quanto si durerà a scancellare, poverino! Ma beata me se venissi dove sei tu. O, se tutte le creature non andassino più giù, beate loro! ----- Io havevo ragione a desiderare che uscissi di queste miserie.

"O Dio di bontà somma, infinita è la tua misericordia! E pur vero che tu ami le tua creature! Più desideri di tirarlo a te, dico alla laude tua, che lui di venire. ----- Tu sei quello che l'hai ha liberare, e quello stesso che vuoi esser pregato. -----

"Alleggerisci la pena, o giusto e misericordioso Dio, di quello che parvolino qualche volta lodò te. O quanto ti è grata la laude de' parvoli, perché laudono puramente te, ancor che non conoschino la bontà tua, ma non hanno ancora offeso te. Però la laude de' parvoli ti è più grata che tutta la laude che ti dieno le creature in vita sua. -----

"O quanto piccola cosa ci dispone a ricever la salute! ----- Remuneri ogni minima cosa, e tale che non stimeremo mai. Ma è bene vero che punirai ancora tal cosa che non penserei mai e forse quel che a me par virtù. O Dio mio, inestimabili e' giuditii tua! -----

"O misericordioso Dio, risguarda l'inmagine tua e fagli misericordia. ----- O giustissimo Dio, se non ha operato quel che ti è grato, non ha però dispregiato chi ha operato quel che è piacente a te. È vero che ha operato contro a te, ma non ha però lodato né detto che sia bene l'operar contro te. ----- È vero che insieme meco non ha mai lodato la bontà tua, ma conosceva che l'harebbe havuta a lodare. -----

"Risguarda, o liberalissimo Dio, quello che camminò con semplicità. O quanto è meglio a chi non serve te perfettamente, camminare non ingnorantemente ma sì //44// bene semplicemente! Ma se l'havessi lassato star più di qua, harebbe perso la semplicità, o giusto e misericordioso Dio". -----

Qui fece un bellissimo prego a Jesu per la detta anima. Di poi disse il' salmo: Laudate Dominum omnes gentes (Ps. 116); Laudate pueri Dominum (Ps. 112); e Laudate Dominum de caeli (Ps. 148) con la Requiem [ex lit. Brev. Rom., in off. defunctorum].

Doppo si risentì dal' ratto.


La sera [14 giugno] poi, al' tardi, stando essa molto mesta e sospirando cordialissimamente, e vedendola io star così mesta, gli domandai quel che haveva (però che meco, ancor che non lo meriti, ha gran sicurtà e molto familiarmente mi comunica le sua cose). Essa mi rispose che desiderava di parlare un poco alla m. priora.

Per il' che subito la menai a sua reverentia, dove giunta che fu proroppe in un grandissimo pianto. E inmaginandoci noi che si ricordassi di quelle pene nelle quale haveva visto l'anima del' suo fratello, la r. da m. priora la cominciò a confortare dicendogli che santi sacrifitii e suffragii lo liberebbon presto. Lei cominciò a' dire:

O, le son le gran pene (replicandolo più e più volte), mai le harei stimate se non havessi avuto un poco di lume!

E simil cose diceva della grandezza di esse pene. Ma passato alquanto spatio si quietò, e noi l'interrogamo di alcune cose circa il' ratto che haveva havuto il' dì medesimo.

E prima gli dicemo come ci pareva //45// havere inteso che esso suo fratello si fussi salvato per la sua semplicità, e altre cose come si vede nelle sua parole dette in astratione. E essa ci rispose con la sua solita humiltà e mansuetudine:

"È vero, perché camminava stiettamente e senza malitia e ancora l'aiutato assai (diceva lei) che quando era piccoletto dava di molte limosine, a tale che spesso nostra madre l'haveva a gridare. E in questo ultimo esso s'è conformato al' voler di Dio e morto volentieri".

Doppo questo gli domandamo quel che volevano dire que' numeri che haveva conti. Ci rispose che erano alcune cose che lei e sua genitori havevono a fare in aiuto della detta anima del' suo fratello. Et prima intese havere a digiunare quaranta dì per lui e comunicarsi 107 volte. 12 volte similmente intese haversi a comunicare suo padre per lui. 30 suo madre, e 7 il' suo fratel maggiore, per supplire a quel che haveva mancato lui di ricever questo S.mo Sacramento. Intese ancora come si doveva far dire 20 Messe della passione di Jesu per supplire a quel che lui haveva mancato in obbedire e' genitori sua, e 10 dello Spirito Santo in supplimento de' peccati che conosceva di fare. E ci disse ancora certe altre cose che haveva a dire a detti sua genitori, e particularmente che si guardassino di non tenere odio con quelli che per praticar seco gli fussino stati causa di male esemplo, perché gli sarebbe di pena, e altre cose simile.

E diceva alla m. priora:

"Parvegli che io possa dire queste cose a nostra madre [carnale]? Ditemelo liberamente, che quando non vi paressi, non ne sentirei pena se non tanto quanto mi pare che potessino essere in alleviamento di pena a detta anima".

Lei gli rispose che le poteva dire e se ne contentava, però che eron tutte cose che si conformavono con la Santa Scrittura. Del' che essa //46// rimase molto consolata, ma bene molto atterrata dalla vista di esse pene. ----


Il' dì sequente [15 giugno], che era lunedì stava molto ammirata e mesta in faccia, spesso sospirando e chiamando Jesu e le sua parole non erono quasi d'altro che della grandezza delle pene del' purgatorio.

E circa 18 hore sendo con tutte l'altre suore in sala a lavorare, cominciò a piangere molto amaramente.

E durato che hebbe per spatio d'un quarto d'hora, si quietò e rimase rapita in spirito, tirandola il' Signore di nuovo a mostrargli l'atrocità di dette pene, per il' che lei fremeva in se stessa e metteva sospiri molti grandi, e pareva che si consumassi.

E parlava con Dio dicendogli che non gli dava il' cuore di vivere in terra e conversare con le creature con tal vista. Onde esso Dio, che conosce la nostra fragilità, gli mitigò tal vista mostrandogli ancora la gloria che seguita doppo la pena. All'hora lei alzò gli occhi al' cielo e tutta si rallegrò, dicendo alcune belle cose di essa gloria. E in ultimo disse:

"Non vo' già chiamar più esse pene atroce, ma sì bene gloriose poiché conducono a tanta gloria".

E altre simil cose. E stata che fu per spatio di una buona hora, si risentì dal' ratto.


[Visione intellectuale dell'anima del fratello nel purgatorio]

Martedì, addì 16 di detto mese di giugno 1587, sendo questa benedetta Anima la sera al' tardi nell'orto con di molte altre monache che scamatava, stata che vi fu alquanto, si partì con gran velocità da esse.

E maravigliandoci noi che si partissi inanzi che fussi finito quello esercitio, sendo lei sempre per l'ordinario la prima e l'ultima a tutte le cose, guardamo così destramente dove andava e vedemo che, discostata che fu alquanto da noi, rimase rapita in spirito, e era appunto //47// sonato le 24 hore.

E come referì poi alla r. da m. priora e a me, vedeva l'anima del' suo fratello alla quale era abreviato il' tempo che doveva stare in purgatorio per l'Uffitio che si era fatto la mattina per lui, nel' quale si era offerto tante volte quel gran sacrifitio del' Corpo e Sangue di Jesu, e intendeva come quelle benedette anime son libere mediante esso Sangue, assumendole esso di quel luogo e tirandole alla gloria del' paradiso. Per il' che lei offeriva esso Sangue per detta anima e vedeva che mediante essa offerta Jesu gli concedeva in sua libertà per quello spatio di tempo essa anima. Onde essa esteriormente con atti e gesti delle mane mostrò di haverla, e mostravala a Jesu e alla Vergine S.ma raccomandandola loro caldissimamente.

Et domandandogli noi fuor del' ratto se in quel tempo che teneva quell'anima essa pativa, ci rispose che non era in tutto libera dalle pene, ma haveva qualche poco di refrigerio; come sarebbe se vedessi uno nel' fuoco e che lo sollevassi da quel fuoco, ma che però non lo cavassi: esso sentirebbe il' caldo ma non abrucerebbe. Così interveniva a essa, che era sollevata da quelle pene, ma non però cavata affatto.

Disse ancor qui in ratto di molte belle cose della virtù del' Sangue di Jesu e ancora quanto si doverrebbe aiutar quell'anime che sono in estremis, profferendo queste parole: -----

"O quanto Iddio mio, haremo a pregare per quelle povere anime che stanno per venire a goder te o vero separarsi per sempre da te! Ardirò di dire che, secondo la proportione che vi può essere, ti sieno in un certo modo tanto grate tal //48// preghiere, quanto furno all'eterno Padre le sette parole che tu, Verbo incarnato, profferisti in croce".

[Viaggio immaginaro per il purgatorio,
accompagnata del suo angelo custode]

Qui stette un buon pochetto senza parlare molto amirata, doppo disse:

"Io non me ne curo; ma poiché tu vuoi, lo circuirò tutto. Ma chi verrà meco? ----- L'Angel mio custode, è?".

Diceva del' purgatorio, che Jesu gli voleva mostrare tutte le pene che patiscono quelle benedette anime.

Però si partì del' luogo dove era che era appunto sonato l'un' hora, e circuì tutto l'orto, che è pur grande, durando per spatio di dua hore, però che si fermava a ogni 6 o 7 braccia in circa a intendere e vedere le particulare pene di ciascun vitio, come sotto si dirà.

E entrando in detto viaggio, ita che fu dua o tre passi, cominciò forte a tremare battendo le mane insieme, travagliandosi assai nel' volto, con far le carne palide e interriate e andando curva e rannicchiata, come quando uno ha una gran paura. E in questo principio andava un poco e poi si ritirava, faccendo segni di spavento e timore che a vederla gettava grandissimo terrore.

E come ci disse poi, si ritirava tanto perché gli pareva di havere a esser tormentata ancor lei entrando in quel luogo, massimo in questo principio.

E domandandogli noi fuor del' ratto se in verità haveva patito nessuna di quelle pene, ci rispose che non haveva patito se non come farebbe uno che vedessi un altro patire grandemente, che vedendolo patirebbe in se stesso per la compassione.

"Così io, diceva lei, pativo per veder loro tanto patire, ma non era già chi sentissi esse pene, perché non credo che una creatura mortale fussi possibile che le sostenessi".

//49// Ma ritornando hora al' seguito del' suo viaggio, dico che andava così tremando e temendo che ancor noi, che eramo con lei, faceva grandemente temere. E andava dicendo con voce compassionevole e mesta queste parole:

"Pietà, pietà, misericordia. O Sangue, descendi e libera queste anime! Poverine vo' patite pur tanto e state sì contente".

E si fermava, come è detto, a ogni tanto spatio a vedere le pene de' vitii particulari. Ma in questo principio dice che non discerneva per qua' vitii e' patissino, né manco la particularità delle pene tanto erono grande, ma sì bene vedeva gran quantità di fuoco e diaccio, per dire nel' modo nostro,

"però che non so trovar vocaboli (diceva lei) da esplicare esse pene, ma ciò che dico mi par dire bugia".

Quando fu ita un pezzo, cominciò a pregar Jesu che gli mandassi aiuto oltra al' suo Angel custode che di già gli haveva dato, però che erono tanto grande le pene e orribile la vista de' Demoni, che haveva grandissimo spavento. E intendemo che gli dette Santa Catherina da Siena sua grandissima devota (e la chiama la sua sorellina), onde lei vedendola diceva:

"O Catherina vieni, vieni, aiutami chiedere misericordia per queste povere animine e offerire il' Sangue del' tuo e mio Sposo per loro".

Spesso mostrava di vedere aspetti di Demoni molto brutti e orribili, e diceva:

"Ardirò di dire, Iddio mio, che essi sieno brutti quanto tu sei bello!" ----

Gli domandamo fuor del' ratto se quell'anime son tormentate da Demoni. Ci disse di no, ma che hanno bene grandissima pena per havere del' continuo essa orrenda e spaventosa vista de' Demoni, e ancora alcuna volta Iddio permette che qual'ch'una di esse per meritare maggior pena sia tormentata da essi tanto quanto //50// è il' voler suo, come gli pareva di vedere che facessino a alcune di esse anime. -----

Et voltandosi lei a quelle benedette anime, diceva:

"O poverine! Voi sopportate tante crudel pene e siate sì contente e allegre. Ma voi conoscete la volontà di Dio e che presto havete a ire a godere la sua beatifica visione".

E mostrando pure la grandezza di quelle pene disse una volta fra l'altre:

"Tutte le pene che hanno patito tutti e' martiri, sono come uno ameno giardino appetto a quelle che patite voi. Ma beata a me che io non andassi più giù, penose ma gloriose anime che son le vostre!" -----

E' primi che noi intendemo che lei conoscessi furno e' religiosi, però che ita che fu un gran pezzo, e fermatosi a ogni tanto spatio come habbiam detto si fermò e messe un gran sospiro, e con segni e gesti di grande ammiratione, e alta voce disse:

"O Dio buono, de' religiosi, è?"

senza dire la particularità delle lor pene, come per il' seguito si vedrà che disse a di molti altri. -----

Qui cominciò a chiedere di nuovo aiuto, e si intese che Jesu gli dette Santo Angelo [da Trapani] martire dell'Ordine nostro carmelitano, ancor lui suo particulare devoto, e ci avedemo che la messono in mezzo Santa Catherina e il' detto Santo, pigliandola per la mano, faccendo lei l'atto con le mane come quando si piglia alcuno, e così andava maravigliandosi assai che quelle benedette anime stessino sì contente e allegre fra sì crudele e aspre pene.

Ita che fu alquanto gli fu mostro gli ingnoranti e quelli che sono morti piccoli, e vedeva che pativono //51// poco appetto agli altri, sendo solo nel' fuoco e diaccio senza altre pene. Vedeva che ciascuna di quelle anime haveva il' suo Angelo custode appresso di se, dalla cui presentia ricevevono gran refrigerio e conforto, sì come per la vista de' Demoni hanno gran pena. E è quel luogo, sì come ci ha referito lei, tenebroso e oscurissimo, ma dalla chiarezza e splendore delli Angeli vi ridonda un certo ché di lume, dal' quale esse anime sono molto consolate.

Andava cercando dell'anima del' suo fratello [Alamanno], e ce ne avedevamo però che spesso quando si fermava diceva: -----

"O dove è la mia animella? La non è qui tra questi?"

E havendolo trovato si rallegrò e con gran festa gli disse, faccendo però segni di gran compassione:

"Poverino, tu patisci pur tanto, e sei sì allegro? Tu abbruci e sei contento? Ma beato e felice te, e gloriose pene che ti hanno a condurre a sì grande e inenarrabil gloria, e beata a me se non andrò più giù."

E rabruscandosi alquando disse:

"O dove è il' tuo Angelo?"

E risguardando meglio, lo vidde un poco da lontano. Vedeva ancora un' anima (non conoscendo però chi si fussi) alla quale il' suo Angelino faceva molte carezze, e maravigliandosi disse:

"Vedi quante carezze fa quell'Angelo alla sua anima? O, perché lei l'amò in questo mondo, e chi più l'ama e l'ubbidisce, più refrigerio riceverà da lui in questo luogo."

Diceva ancora all'anima del' suo fratello:

"Tu stai bene appetto agli altri, che patisci poco. Pensavo bene che tu n'havessi più. Se ben sei nel' fuoco, non hai quelle gran pene come alcuni altri".

Che come ci disse poi, in quel luogo dove era lui non vi era particularità di pene ma solo fuoco e diaccio. E stata che fu alquanto quivi, si partì da lui //52// dicendogli:

"Horsù, rimani costì a finire di purgare le tua colpe".

E ita che fu parecchi passi, si fermò all'ordinario, e in questo luogo fece segni di grande stupore e maraviglia per la orribilità sì de' Demoni come delle pene che vi vedeva, però che appressandosi cominciò a dire con voce spaventosa:

"O che luogo orrendo è questo, pieno di Demoni sì spaventosi e brutti, le pene sì crudele e intollerabile? Chi son mai questi che son tormentati sì aspramente?"

E vedeva che oltra all'altre pene erono passati con ferri da un canto all'altro e infilzati, e poi erono trebbiati e sminuzzati con coltelli molto crudeli e aspri. Ma raccontandoci poi lei queste cose fuor del' ratto diceva:

"Vedete, ciò che io dico mi par dir bugia, che non saprei trovar vocaboli da esplicarle, sendo del' tutto incapace, se Dio non le dimostrassi sotto queste similitudine, e vi dico che vi rimango drento ammirata ogni volta che me ne ricordo. E non lo penetro come all'hora, che se io lo penetrassi non sarebbe possibile che io vivessi. E in somma non si possono intendere in che modo le si sieno. Intenderenle quando noi le proverremo, altrimenti no."

Et intese che questi sì crudelmente tormentati erano gli ipocriti e erano molto presso all'inferno. E dice che quelli che sono più presso all'inferno participano di quelli strepiti e romori, stridor di denti e confusione che è laggiù; il' che non è per tutto il' purgatorio, ma solo in que' luoghi che son più presso all'inferno come è detto.

Stette poco in questo luogo e si partì, andando parecchi passi all'ordinario, e poi si fermò a intender le pene de' disobbedienti, quali vedeva essere agravati da un peso intollerabilissimo, e ancora erano lapidati, attriti e trebbiati come quelli di sopra.

//53// Andò poi agli impatienti; e questi erano da un continuo consumamento finiti, e di nuovo tornavono a vivere e poi a finire, e così facevono del' continuo. Erano ancora torti e avvolti come faremo noi a spremere qual che cosa per cavarne il' sugo e tutti pativono la pena del' fuoco e del' diaccio.

Era cosa mirabile a vedere con che diligentia e attentione essa risguardava quelle pene, chinando il' capo talvolta sino in terra, e si spenzolava alle palangole delle vite guardando molto di quà e di là fra esse vite, ristringendosi spesso nelle spalle, con gran compassione di quelle povere anime.

E fra l'altre, sendo qui alli impatienti, era appunto ferma da un rosaio e metteva il' capo dove il' rosaio era più chiuso, che pareva a' nostri occhi la s'havessi tutta a pugnere e conciarsi male. Ma non era così, che essendo in quell'atto si vede che Dio ha particulare protetione di lei, e n'habbiamo visto l'esperientia parecchi volte.

Gli domandamo poi fuor del ratto per che conto la guardava in que' luoghi con tanta fatica: pareva a noi che la facessi come quando si cerca d'una cosa e non si trova, che si guarda con molta diligentia. Ci rispose che non sentiva di muoversi, ma che il' corpo concorreva all'operatione dell'anima, però che tal volta vedeva come da lontano (cioè incapace a lei) tormentare quell'anime, e non intendeva in che modo né che pene le patissino. Però inalzava e elevava il' suo intelletto per intenderle e esserne capace, e veniva ancora a far quel segno esteriore col' corpo.

Cominciò qui di nuovo a chiamare aiuto, e invocava il' padre Santo Agostino, suo grandissimo devoto, e intendemo che ancor lui venne in sua compagnia. -----

Hora tornando alla vista che haveva delle pene di esse anime, gli fu mostro e' bugiardi, a' quali //54// appressandosi cominciò forte a dire:

"Ancor loro sono presso all'inferno e sono tormentati grandemente in bocca".

E vedeva che gli era messo giù per la gola del' piombo strutto, pareva a lei, e continuamente ardevano e tremavano. -----

Vedde poi quelli che havevono peccato per fragilità, e disse:

"O, io pensavo che questi fussino dalli ignoranti, e patiscon poco loro appetto agli altri, ma e' poverini sono pure ancor loro nel' fuoco".

Fugli poi mostro gli avari, a' quali disse:

"Questi son satii di tutte le pene e tormenti perché in terra non si satiorno mai della roba; e che era poi altro che un poco di terra?"

E voltandosi a Santa Catherina disse

 "O Catherina, muoviti un poco a compassione di loro! Tu amavi pur tanto e' prossimi tua quando eri in questo mondo, e hora par che e' non te ne incresca, ma perché conosci così esser la volontà di Dio. Vedi come e' poverini sono circundati e devorati da serpe, scarpioni, botte e serpenti!".

Ve n'à ancora che erono a modo di piombo stutti e consumati, e di poi ritornavono interi e erano dati alle bestie, e così erono crudelmente tormentati.

E andando più oltre ne vedde certi altri, e disse con nausea:

"Questi sono in un luogo pieno di tutte le sorte di sporcitie che si possono mai trovare. I, che luogo inmondo è questo?"

E vedeva che erono rinvolti in una cosa molto sozza e inmonda, come sarebbe a dire a modo nostro, fango e simil cose. Gli era ancora cavato gli occhi e pativono assai in questo membro; e questi tali erono gli inmondi e impuri, da i quali si partì presto presto, come dire fuggendo.

Doppo questi gli fu mostro e' superbi e ambitiosi; e di mentre che andava si voltò a S. ta Catherina, e gli disse:

"O Catherina, dove mi meni tu in questa tenebrosa notte? Che luogo oscuro è mai questo? Dove //55// gli habitatori di esso sono circundati da Demoni, serviti da Demoni, honorati da Demoni, perché tanto cercorno l'ambitione e l'honore in questo mondo".

Vedeva ancora che erano battuti e percossi (come diremo noi per terra) molto crudelmente.

Si partì poi di quivi e andò all'ordinario parecchi passi, e poi si fermò. E vedde gli ingrati e disse:

"O qui, Iddio mio, verrò io perché l'ingratitudine secca il' fonte della pietà".

Gli vedeva in un grandissimo e profondissimo caos, dove erono sommersi e annegati (pareva a lei) in un lago di piombo strutto, pece e simil cose, oltre alla pena del' fuoco e del' diaccio che, come è detto, hanno tutti. Gli fu poi mostro alcuni che non hanno havuto vitii particulari, ma hanno participato di tutti. Così in purgatorio participano di tutte le pene, ma non già in quella grandezza e asprezza come quelli che hanno vitii particulari. -----

Così qui finì di vedere e intendere le pene dell'anime del' purgatorio, con girare e circuire tutto l'orto, durando per spatio di dua hore come si disse nel' principio. Tanto che era appunto 3 hore di notte quando uscì del' orto dove, uscita che fu, si fermò quivi drento a l'uscio. E stando pure in ratto disse di molte cose, delle quale ne noterò alcune, e fra l'altre come chiese gratia a Jesu che non gli mostrassi più quelle pene tanto grande che non gli dava il' cuore di sostenere tal vista, e soggiunse parlando con Dio: -----

"Deh, dimmi, o Sposo mio, poiché vuoi in questa sera io ti chiami per questo dolce nome di Sposo e ti degni si familiarmente parlar meco. Deh dimmi, dico, perché m' hai dato tal vista hora, che mai per il' tempo passato non ho havuto tal lume né penetratola in questo modo? -----

(E stata un poco soggiunse):

"O perché hai voluto satisfare al' desiderio mio (e tal desiderio era di sapere se il' suo fratello era //56// salvo)? E perché in generale si faccia più ferventemente oratione per loro, e ancora perché io conosca maggiormente la tua purità e odii quel che odiava qui la tua sposa Catherina, cioè il' peccato, e ami la virtù".

E qui gli fu data di nuovo per un pochino in sua libertà l'anima del' suo fratello, faccendo lei il' medesimo atto che fece nel' principio; e per le parole che lei profferiva si intendeva che Jesu gli voleva mostrar la gloria che darebbe a essa anima quando la menassi a godere. Per il' che lei diceva:

"Io non mi curo di vederla, mi basta che esso la conseguisca. E ch'è a me veder la gloria d'un anima sola? Se le vuoi liberar tutte, mostramela che io ne sono molto ben contenta. Deh, sì, Sposo mio, libera tutte esse benedette anime tirandole alla perfetta lode tua!"

E mostrandogli Jesu il' tempo che voleva stare a glorificare essa anima, disse:

"Signor mio, sia quando a te piace, e beato a lui che sarà ben presto. E se bene son grande le pene, non però son condegne alla futura, inenarrabile e incompreensibil gloria che ci hai preparata (cf. Rom. 8,18). E ti dico, Iddio mio, che mai te l'harei offerto imparticulare se non fussi (o se non è, almanco mi è stato dato ad intendere) che io gli sono più obligata; e da hora inanzi non me ne vo' più ricordare in modo che passi el' cuor mio, ma lo vo' lassar tutto alla tua bontà e misericordia". -----

Poi stata alquanto cheta, intendeva che non si può far cosa più giovevole all'anime del' purgatorio che ricevere il' S.mo Sacramento per loro. Per il' che venendogli in mente che la mattina si haveva a comunicare disse:

"Che preparatione si potrebbe fare, o Sposo mio, per venire in qualche parte degnamente a te?"

E stata //57// alquanto soggiunse:

"Spogliarsi in tutto e per tutto di se stessa e vestirsi di te e andarvi con pura, retta e sincera intentione. E guai a chi vi va con altra intentione che per honorar te o per salute dell'anima sua". ---

Disse ancora molte altre cose, e particularmente ringratiò Jesu della sua e nostra vocatione, mostrando la grandezza e dignità sua, pregandolo che ne volessi far capace e darlo ad intendere a chi non l'intendeva. E così offerendo di nuovo il' Sangue dello svenato Agnello per l'anime del' purgatorio, si destò dal' ratto che era tre hore e mezzo, e andossi a riposare.

E del' tutto sia gloria e honore al' sommo Dio, largitore d'ogni gratia.



[Annichilazione della volontà. In ratto prega la Priora che l'aiuti
a levar da lei la volontà propria]

Addì 27 [sic: 28!] di detto mese di giugno 1587, che era domenica e la vigilia de' gloriosi apostoli San Pietro e San Paulo, sendo la sera al' tardi a' piedi di una finestra e ragionando meco familiarmente, dicendomi come desiderava che Jesu gli togliessi la volontà perché conosceva con la sua vivacità che offendeva esso amoroso Jesu, e dicendo queste e simil parole, rimase rapta con li occhi elevati al' cielo, mostrandogli Jesu di quanto danno sia all'anima e offesa sua la propia volontà nelle creature, e particularmente a noi religiosi che di già gliene habbiamo data mediante il' voto dell'obbedientia.

E così gli mostrò Jesu che non voleva lei havessi e trovassi la sua volontà in nessuna cosa tanto interiore quanto esteriore.

E havendo intese e ancora parlato forte molte cose sopra tal materia, si rizzò da sedere pigliando la m. priora per mano che gli era al lato, e come volse il' Signore, perché quivi erano assai monache, andò nel' oratorio delle novitie dove, entrate tutt'a dua, essa fece un bellissimo prego alla Vergine che sta quivi in detto oratorio (alla quale //58// lei ha particular devotione e ha ricevuto e riceve molte gratie da lei) consegnandosegli e pregandola che così come lei l'haveva condotta alla santa religione nel' suo habitacolo, gli volessi ancor dar gratia che intendessi il' volere di Dio e lo mettessi in esecutione. v. immagine

E di poi voltandosi alla r. da m. priora (faccendo pure tutte queste cose in ratto) la pregò con grande affetto e efficacia, tenendola molto stretta per la mano, che gli volessi essere, anzi doveva essergli in aiuto a levar da lei la sua volontà, con provarla mediante la virtù del' obbedientia. E finito che hebbe si gettò in terra prostrandosi a modo di venia, e così fece sino in tre volte e poi si destò dal' ratto più presto mesta che altro. -----


Et così si stette il' lunedì sequente [29 giugno] molto afflitta per l'interna cognitione di se stessa, e ancora per quel timore che spesso gli dà noia, cioè che queste cose non sieno una sua fantasia, e di non essere ingannata. Il' qual timore è segno manifesto che le sieno da Dio, non si fidando lei mai di se stessa, ma sempre rimettendosi al' parere de' sua superiori.


[Mandato della povertà "all'apostolica": 7 agosto 1587 - 9 giugno 1590 (cf. pp. 84.230)]

Il' martedì sequente che eramo a 30 di detto mese di giugno [Commemoratio S. Pauli, apostoli], sendo insieme con tutte l'altre in sala a lavorare, fu rapita in estasi e in un subito con gran veementia fu gettata in terra  bocconi a modo di venia, cascando a piombo con gran romore (cf. Act. 9,4) senza farsi però male veruno, dove stette per spatio d'un' hora.

E gli pareva che il' Signore fussi irato verso di lei (se però si può dire) per far lei resistentia al' voler suo, mostrandogli esso le opere grande che doveva fare e come voleva che lei venissi a una perfetione particulare, non solo interiore ma ancora mostrar segni esteriori, come di sotto si narrerà, al' che lei faceva molta resistentia, come è detto, per esser molto humile //59// e secreta di se stessa, che nell'interiore patirebbe e farebbe qual si voglia cosa, ma come Jesu vuole che la venga all'esteriore, qui trova la sua volontà e gran diffficultà, e però Jesu gli da tante percosse e si mostra irato seco perché vuole che la gli dia la sua volontà in tutto e per tutto, non volendo che la voglia o non voglia cosa nessuna.

E come ci ha detto lei, non gli dà questo lume solo hora, ma cominciò a mostrargli questa perfetione particulare a che la chiama sino tre anni fa, cioè la mattina che lei s'unì seco mediante la santa professione, che fu la prima volta che se gli comunicassi in tal modo di questi ratti e estasi.

E in tal mattina, secondo quel che habbiamo compreso, il' Signore gli mostrò tutto il' seguito della vita sua, ma lei non ci ha mai atteso (come quella che non va drieto a queste cose) ma sì bene si è sempre ingegniata e si ingegna del' continuo di seguire la comunità quanto gli è possibile, fuggendo la singularità.

Et però (come è detto) l'amoroso Jesu gli fa patire hora questa gran pena, cioè di mostrarsi irato seco che, come ci disse in' questa mattina, gli pareva che esso volessi ritrarre a se tutti e' doni che gli ha dati, e perfino che lei non si è conformata con la sua divina volontà e acconsentito a' suo volere, sempre se gli è mostro così.


Et però sendo il' medesimo dì [30 giugno] doppo desinare in giovanato che cuciva, fu rapita di nuovo in estasi e subito gettata a terra come la mattina.

Dove intese cose simile a il' ratto passato che gli davono afflitione pure di lei stessa, e come il' Signore ricercava da lei questa annegatione e risegnatione della sua volontà in lui.

E domandandogli essa perché ricercava in maggior grado questa virtù da lei che in noi altre, gli disse [Jesu] (se bene lo referì a noi con gran fatica sendo cosa di lei stessa) che tutte insieme con lei eramo monete di bronzo, ma che voleva //60// far lei d'oro per poter spenderla in maggior prezzo e decorarla della sua inmagine.

E non solo questo, però che tutte le creature l'hanno (sendo ciascuno creato all'inmagine e similitudine di Dio), ma ancora decorarla dell'insegne e arme sua a similitudine di qualche moneta che oltra all'inmagine dell' re o principe hanno ancora scolpito in loro l'arme sua.

E detta arme che vuole scolpire in lei è le sua virtù, e particularmente quelle che ci mostrò nella sua passione che furno queste tre, cioè: dispregio, fatica e contrarietà, nelle quale intese haversi a esercitare e esser provata da sua superiori.

Disse ancora alla r. da m. priora alcune cose che Jesu ricercava da lei, e particularmente che la proccurassi che le fanciulle erano accettate qui e havevano a venire nell'habitacol di Maria andassino semplicemente e senza vanità, e simile altre cose. E stette questo dì assai contenta e lieta.


Il' dì sequente che era il' primo di luglio e la vigilia della visitazione della Vergine SS.ma, sendo in sala con tutte l'altre sorelle a lavorare, presso a Vespro si rizzò dal' lavoro per andare in choro, ma non vi si potette condurre, però che fu trovata in un luogo presso al' choro, rapita in estasi, gettata a terra con le braccia in croce come l'altre volte dette di sopra.

Dove vedeva ancora Iddio essere irato seco. E a similitudine di San Paulo diceva:

"Signore, che vuoi tu che io faccia?" (cf. Act. 9,6),

però che non intendeva la particularità di quello che lui ricercava da lei. E però soggiugneva:

"Comanda quello che ti compiaci, che ogni cosa farò, purché e' tua risplendenti occhi risguardin me e non più sia el' volto tuo irato sopra //61// di me",

e simile altre parole di conformità con la volontà di Dio.

E stata che fu un' hora in questa astratione ritornò in se, e parlò alquanto con la m. priora, la quale l'esortò a risegnerarsi e conformarsi in tutto e per tutto col' divino volere, e a mettere in opera quello che esso Dio ricercava da lei.


E di mentre che la m. priora gli parlava, essa affissò gli occhi a una Vergine che era in quella stanza e fu di nuovo rapita in estasi [1 giuglio].

E stata alquanto disse con un volto molto allegro e bello: -----

"O Maria, pur veggo gli purissimi e risplendenti occhi del' mio Sposo che risguardon me, e non più il' volto suo irato verso di me. Ma dè dimmi, o Iddio mio, che cosa ho io operato in sì brevissimo spatio di tempo che ho meritato questo?"

E doppo un poco rispondendo a se stessa disse: -----

"Conformità di volontà",

però che s'era conformata con la volontà di Dio in tutto quello che a lui piacessi. E non vedeva più Iddio irato (se però si può dire che fussi irato), anzi tutto benigno e misericordioso, e però parlando con lui gli diceva: -----

"Che hai fatto, Iddio mio, di tante mia offese che hor hora mi mostravi? Non le tener nascoste in te ma consumale nel' tuo amore per sempre, acciò non me le habbia a mostrar più, che mi sarebbe maggior pena".

Non starò a raccontare le molte e belle cose che lei parlò in questo ratto, né manco e' maravigliosi gesti e atti che lei fece, che sarebbe cosa impossibile darlo ad intendere con parole a chi non vede e ode co' propii occhi e orecchi; e non solo di questo ma di tutti gli altri, che scrivendogli io mi par più presto, come in verità è, annichilargli e annulargli che mostrargli e esaltargli.

Ma scriverrò succintamente e brevemente qualche cosa di //62// quel che fece in detto ratto che quello che parlò, però che parlò quasi sempre latino e molto piano che si durava gran fatica a intendere. -----

Hora tornando donde mi sono partita, dico che stata che fu alquanto in quel luogo dove fu rapita in estasi, si partì e andò in choro alla cappella della Vergine.

E essendo le grate dell'altare serrate, le aperse, e così levò certi candellieri e altre cose che erano in su l'altare, con tanta destrezza e gratia che era una cosa mirabile a vederla.

Di poi salì in su l'altare della Vergine [dove non si celebrava la messa], e con gesti e parole molto belle e dilettevole pregava la Vergine S.ma gli volessi dare il' suo figliuolin Jesu.

E consumato alquanto spatio di tempo in detto prego, prese nelle sua braccia un' inmagine di Jesu piccolino, e cavandogli certi ornamenti che haveva, disse queste parole: -----

"Ti voglio nudo, Jesu mio, che non ti potrei con le tua infinite virtù e perfetione. Voglio la tua humanità nuda, nuda".

E così andò con quella inmagine in tutti a tre que' luogi dove Jesu se gli era mostro irato, offerendo il' Verbo divino all'eterno Padre insieme cor un' opera particulare fatta da esso Verbo nell'humanità, come si vedrà, per renderlo placato verso di lei e acciò non gli mostrassi più il' volto suo irato.

Faccendo adunque nel' primo luogo un bellissimo gesto, cioè elevando a poco a poco il' bambin Jesu che teneva nelle braccia (come fa il' sacerdote quando eleva la Sacratissima ostia) in segno dell'offerta che faceva, disse la sequente parole al' Padre eterno: -----

"Offero tibi sancte Pater Filium tuum, quem ab eterno genuisti, et mihi in terra dedisti".

Di poi offerse quella grand' opera e segno di eccessivo amore che ci mostrò il' Verbo quando ci lassò se stesso nel' S.mo Sacramento, e disse molte belle parole sopra queste offerte.

//63// Partendosi di quivi andò nel' secondo luogo, e per la via diceva queste e simil parole, cioè:

"Vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus (Gal. 2,20). Dilectus meus candidus et rubicundus (Cant. 5,10). Dilectus meus mihi et ego illi (Cant. 2,16)".

E giunta al' luogo si fermò, e quivi fece il' medesimo gesto con il' bambin Jesu che haveva fatto di sopra, dicendo queste parole: -----

"Offero tibi eterne Pater Filium tuum quem ab eterno in sinu tenuisti, et in sapientia tua generasti et propter miseriam meam et misericordiam tuam in terram misisti".

Di poi offerse le parole che esso Verbo predicò nel' mondo, dicendo come sono ancor esse cibo dell'anima, e che non mancheranno mai come haveva detto lui: Coelum et terra transibunt, verba autem mea non preteribunt (Mt. 24,35).

Et partendosi di quivi, andò nel' terzo luogo, cioè in quella stanza che si era trovata il' dì medesimo in ratto, dove fece il' medesimo atto che haveva fatto nelli altri luoghi, e offerendo il' Verbo al' Padre disse:

"Offero tibi Filium tuum quem post rexurrectionem suam ad te attraxisti et ad dexteram tuam collocasti, ubi se in nobis glorificavit, et nos in se".

E offerse la passione e Sangue di esso Verbo, dicendo molte cose sopra essa.

Doppo partendosi di quivi, se ne ritornò in choro, e risalì in su l'altare come stava prima, e voltandosi verso le suore (ché erano tutte congregate quivi) intendemmo che voleva andassimo a baciare quel Bambino che teneva in braccio. Però andammo a una a una a baciarlo; e lei porgeva a chi il' capo, a chi li occhi, a alcune il' petto e //64// le mane, e ad altre e' piedi, secondo che era inluminata.

Intese in questo ratto come il' suo fratello, che la vedde a' dì passati nelle pene del' purgatorio, andrebbe in paradiso questa futura solennità della natività della Vergine SS.ma; e ancora intese come Jesu voleva stare senza dargli di questi ratti e estasi in sino alla sua natività, il' che intendendo lei disse a Jesu: -----

"Non solo sino alla natività, ma tutto il' tempo della vita mia".

Ci disse bene che se pure in questo mezzo havessi alcuno di questi tiramenti, sarebbe per intercessione della Vergine S.ma, per dargli lume di qualche cosa, e non per gustare dolcezza alcuna.

Anzi intese che haveva a crescere la probatione interiore e esteriore.

Et così havendo fatto lunghi colloquii con la Vergine S.ma delle sua grandezze e eccellentie, con dargli bellissime salutatione e fatto proposito di non mai più contradire alla volontà di Dio, domandandogli gratia di non mai più vedere il' volto suo irato in vita sua, si risentì dal' ratto nel' quale era stata tre hore buone. -----

Parlò poi alla m. priora a lungo, dicendogli con grande humiltà e summissione come haveva inteso che Jesu voleva che lei e il' p. confessoro la provassino particularmente insino alla natività in queste dua virtù, cioè nel'humiltà e obbedientia, a similitudine di que' gran Santi che provavono e' lor discepoli, faccendogli fare sì grande e di molte volte quasi impossibili cose.

"Non che io (diceva lei) mi voglia assimigliare a' Santi, che non son degna di nominargli; ma perché Jesu vorrebbe che io acquistassi queste virtù, havendo esse a essere il' testimonio della vita mia".

E così la pregò assai lo volessi fare, e lo dicessi ancora al' p. confessoro. -----


[Miracolo: guarigione di Suor Fede Pucci]

//65// Si stette le detta Anima il' giovedì sequente senza havere cosa nessuna. Ma sendo il' venerdì [3 luglio 1587] insieme con l'altre suore a lavorare, in un subito fu rapita in spirito e stata un pochetto quivi ferma, si partì e andò nell'oratorio delle novitie alla lor Vergine, e adorata che l'hebbe la prese nelle sue braccia e andò con detta Vergine così in ratto a visitare una inferma che stava molto male [Suor Fede Pucci], haveva dolori grandissimi e intensissimi per tutta la vita e in tutti e' membri, a tale che per l'acerbità di essi dolori se gli ritiravono e' nervi e enfiavagli tutto il' corpo e non poteva muoversi punto di letto. Era stata per dette pene e dolori 30 dì che haveva dormito poco o non punto, e similmente non poteva mangiare cosa nessuna, finalmente pativa tanto che a lei pareva non poter più.

Onde il' Signore gli mandò questa benedetta creatura, la quale giunta che fu quivi, fece il' segno della croce sopra di lei con quella Vergine che teneva nelle sua braccia. Di poi fece un poco oratione, doppo la quale si partì da lei con dire queste parole: -----

"Sia fatta la tua volontà, Iddio mio!" -----

Mirabil potentia di Dio, che in un subito cessorno e' dolori a quella inferma e disenfiogli el' corpo e partissi da lei ogni infirmità! E così riebbe il' sonno e la voglia del' mangiare, e in pochi giorni le forze e perfetta sanità per gratia del' Signore e oratione di questa sua Serva. -----

Nella fine poi di questo ratto parlò alla m. priora e dissegli tre cose in particulare che la Vergine S.ma ricercava da lei: prima, che osservassi e facessi osservare a tutte le sua figliuole ogni minima cosa della nostra regola; seconda, che la gli fussi in aiuto al levar da lei la propria volontà; e terza, che gli fussi ancora in aiuto //66// a accquistare la virtù dell'humiltà e il' dispregio di se stessa.

Finito che hebbe di parlargli, riportò quella Vergine nel' oratorio delle novitie, e quivi si risentì dal' ratto e ritornò con l'altre in sala a lavorare, sendo stata in detta astratione dua buone hore.

E del' tutto sia honore e gloria al' nostro grande Dio largitore d'ogni gratia. -----


[La povertà evangelica "all'apostolica"]

La domenica sequente, che eramo a' cinque di detto mese di luglio, vedemmo una cosa di grande ammiratione e consideratione, come si potrà vedere per quel poco che io scriverrò secondo che il' Signore mi concederà gratia.

Dico adunque che avendo detto dì, cioè domenica sopradetta, questa nostra cara sorella e sposa diletta di Jesu Suor Maria Maddalena servito alle sorelle a mensa, però che sempre si ingegna occuparsi in qualche opera di charità e humile e santo esercitio. Finito che hebbe di fare la charità alle sorelle come ho detto, se n'andò nel' dormitorio delle giovane che è il' luogo dove lei dorme per essere ancora sotto la custodia della maestra delle giovane, e quivi fu trovata dalle sua compagne prostrata in terra col' libro de' Vangeli in mano, rapita in spirito.

Dove stata che fu alquanto in tal modo e parlato alcune parole, si rizzò in piedi e così, con gratia e gravità, si cavò le calze e scarpette che haveva in piede, rimanendo col' piede nudo sopra la terra. Levò poi del' suo altarino così di drento come di fuora tutto quello che vi haveva ancor che fussino poche cose, come sarebbe qualche quadro e tavolina di santi libri e cose simili. Finalmente non vi lassò altro che il' Crocifisso.

Di poi andò il' suo letto, d'in sul' quale levò via le lenzuola, la coltrice insieme col' primaccio, non vi lassando se non e' sacconi e la materasse, e in luogo di primaccio un asse, di modo //67// che noi rimanevamo stupite e ammirate non sapendo quel che Iddio volessi fare mediante questa sua creatura.

E lei non parlava punto mentre che faceva queste cose, come talvolta suol fare.

Partissi poi di quel luogo così scalza come ho detto e col' libro de' Vangeli in mano, che mai lo lassò ancor che facessi tutte le cose sopradette, e andò alli armarii dove stanno tutte le tonache delle sorelle e prese la più usata e topposa che vi fussi, e similmente uno scapulare, a andossene in una stanza che non si habita, dove si spogliò la sua tonaca e scapulare e vestissi quella così cattiva e stracciata. E per essere in tutto e per tutto semplice e abietta, tagliò insino la fibbia della cintola (la quale era d'osso bianco, come tutte tenghiamo) e fecevi un nodo, e perché la stessi vi messe un fuscello.

E fece questo atto con tanta gratia, destrezza e gravità, sì come tutte l'altre cose, che è impossibile a crederlo e darlo ad intendere a chi non vede con gli occhi propii.

E finito che ebbe di spogliarsi e vestirsi come abbian detto, s'inginocchiò e con grande affetto disse tutto il' Te Deum laudamus. ----

Di poi fece un fardellino della sua tonacha, scapulare, e portollo in camera della m. priora; e se n'andò in choro della Vergine, dove salì in su l'altare [dove non si celebrava la messa] e scrisse con lettera "P" parte in grembo alla Vergine (havendo prima tolto di camera della camarlinga il' calamaio, foglio e penna) come lei faceva professione di servare insino alla morte obbedientia, castità e povertà in quel modo che Dio in quel punto gli faceva intendere.

Fece ancora detta professione forte, però metterò qui la sustantia delle parole che lei disse. E furno in questa forma, cioè:

"Io Suor Maria Maddalena fo professione e prometto //68// a Dio, alla sua purissima Madre Vergine Maria, a S. to Angelo, a S. ta Catherina e al' serafico Francesco, insieme con tutta la corte celestiale, obbedientia, castità e povertà nel modo che in questo punto Iddio mi fa intendere e conoscere, con proposito fermo di non mai lassarla se non ho vero lume e certezza che lui voglia, sì come hora intendo veramente che lui è quel che vuole chi osseni tal povertà, confidandomi nel' suo aiuto e misericordia. E fò tal professione in manu puritatis Marie".

Et in mentre che fece tal professione tenne sempre le sua mane in quelle della Vergine S.ma [come si fossi una professione religiosa nelle mani della superiora].

Disse poi molte cose sopra tal povertà, e fra l'altre proferì questa:

"O, se mi sarà detto che trovi regola nuova, posso rispondere che non è novità; ma fare perfetta la regola, però che tutte arebbono a esser così, se non in effetto almanco per affetto".

Disse ancora:

"Iddio mio, veggo il' ministro tuo e le spose tua stare con gran timore, ma se vogliono vedere se è inganno, risguardino quello che gli hai dato per natura (e voleva dir di lei), e come e in quanta sensualità sia stata nutrita, e quanto aborrisca la singularità".

In quanto alla natura, ha una natura tutto al contrario dell'atto che fece in questo dì (se bene per virtù della gratia la va del' continuo mortificando), cioè che come ci ha poi detto lei, ama per natura la grandezza, e le cose non frascose ma sì bene ricche e belle, e ritrae in questo da suo padre e sua madre.

Ma come ho detto, la gratia ha ben superato tanto in lei la natura che è la più semplice, humile e abietta che sia fra noi, e il' simile tutte le sua cose; e ancora si ingegna con l'esempio e con le parole mettere detta semplicità e abietione in noi.

Quanto //69// poi alla seconda cosa, cioè dell'esser avvezza e nutrita dilicatamente, lo sappiamo verissimo però che nella casa sua paterna non si vive così comunemente, ma honoratamente e dilicatamente; e molto più lo facevono a lei e' sua genitori per essere loro unica figliuola delle femine e di complessione molto gentile.

Ma Dio permetteva questo perché havessi a risplendere poi maggiormente la sua potentia in lei, come è hora in verità, che tiene vita tutta al contrario, mangiando solo pane e accqua del' continuo, dormendo pochissimo e, quel che è più, che si affatica al' pari o vero a vantaggio di ciascuna sorella senza mostrar mai stracchezza o lassezza veruna, tanto che in questo si può vedere che è Dio quel che opera in lei e non la natura né altro inganno.

Se risguardiamo poi se lei ama la singularità, questo veramente non è in lei, anzi ne è lontanissima e l'abborrisce grandemente.

Ma perché Iddio l'ha eletta a operare opere particulare e singulare, così non vuole che ancora nell'esteriore sia comune; e quanto più lei fugge detta singularità, tanto più Iddio ve la chiama e tira. Et per tutte queste cose si può conoscere che l'opera che lei ha fatto in questo dì e ancora tutte l'altre, non sono inganno ma sì bene volontà di Dio e motivo suo.

Per tornare hora donde ci siamo partite dico che detto dì, detto che ebbe molte cose, unì poi tutti e' sua sentimenti a quelli della Vergine Maria, pregandola la tenessi sempre in lei e l'aiutassi a caminar perfettamente nella via mostragli da Dio.

E così scese d'in su l'altare e ritornò in quell'luogo dove fu rapita in estasi e disse:

Agimus tibi gratias.

Di poi si destò dal' ratto e pregò la m. priora che gli volessi dare tutto quell'aiuto che la poteva a fare che l'andassi in quel modo, cioè scalza e cor una tonacha //70// sola, perché gli pareva che così fussi la volontà di Dio. All'hora lei gli rispose che perfino alla sera che ci haveva a venire il' p. confessoro si contentava che stessi, ma che poi lo conferirebbe a lui e che la credessi che quello che lui disponeva così fussi la volontà di Dio.


[La prova dell'obbedienza]

[cf. S. Teresa d'Avila, 6 Moradas 1,8-11; 3,11]

Però venendo la sera il' p. confessoro, la m. priora gli disse, pure presente Suor Maria Maddalena, questa opera che lei haveva fatto e come pareva che fussi la volontà di Dio che lei andassi in quel modo vestita, a similitudine di San Francesco. Per il' che lui subito gli comandò che si calzassi e si cavassi la tonacha e scapulare che haveva, e rimettesisi la sua. Alle quale parole lei subito obbedì.

Proroppe ben poi in un amarissimo pianto, e la cagione era non perché lei non havessi andare a quel modo humile e abietta, che l'haveva charo per esser come l'altre, ma per paura di non offendere Dio e di non essere stata ingannata per non haver trovato conforme il padre. Ma si quietò presto, per esser tanto usa di rilassarsi in Dio.


Et ancora la mattina sequente [6 luglio] esso Dio la consolò.

Però che sendo comunicata subito fu rapita in estasi e intese da Jesu che non era stata ingannata, ma che lui l'haveva voluta provare come fece ad Abraam, e che gli era stato grato quell'obbedientia che haveva fatto come se havessi messo in esecutione l'opera; e non haveva da temere perché sì come lui stesso fu quello che comandò ad Abraam che gli sacrificassi il' suo figliuolo, così poi lui stesso fu quello che non volse (cf. Gn. 22,1-12).

Tanto intese haver fatto Iddio con lei, che era stato quello gli haveva comandato e mostro che usassi quella povertà tanta stretta, e ancora quello che per mezzo del suo ministro non haveva voluto. Per la qual vista lei rimase molto consolata.


//71// Il' martedì sequente, a dì 7 [luglio], Jesu ci volle mostrare per mezzo di detta Anima la gran virtù dell'obbedientia perché sendo il' dì, doppo desinare, in giovanato che cuciva, fu rapita in estasi.

E stata che fu alquanto a sedere dove era, sì parti così in estasi e andò dove stanno e' panni delle suore, e tolse un camiciotto che è il' più cattivo e stinto che ci sia, havendo ben prima fatto assai resistentia a Jesu innanzi che si partissi per andar per esso, per non disubbidire il' padre il' quale gli haveva detto che stessi co' sua panni. Ma pur poi disse a Jesu:

"Horsù, hor chi son teco i' ubbidirò te. Quando i' sarò laggiù, i' obbidirò loro."

Andò poi per lo scapulare di una conversa; et la m. priora che era con lei gli disse:

"Suor Maria Maddalena, per obbedientia datemi cotesti panni e non vi spogliate."

Fu gran cosa che in un subito, come se fussi stata in se gliene lasciò, e haveva essa m. priora provato prima a volergliene torre semplicemente, senza dire per obbedientia, e non haveva mai potuto, però che quando è a questo modo rapita, fuor di se, è tanto inmobile, ferma e stabile che non è possibile muovergli pure un dito.

Ma facendogli Iddio sentire quella parola: per obbedientia, per virtù di essa e perché è avezza a obidire, ancora che non fussi libera di se, obedì; e così stata poi alquanto, si risentì dal' ratto. -----


[Il martirio dei dubbi: cf. S. Teresa de Avila, 6 Moradas 1,8-10]

La domenica seguente [12 luglio] fu molto aflitta per una grave tentatione che ebbe.

E era che il' Demonio gli metteva in mente e gli faceva parere che tutti e' doni e revelatione che essa ha ricevuto da Dio fussin state illusione e sua fantasia; e tanto chiaro gli faceva parer questo che, come ci ha detto poi, se all'hora ci fussi stato il' p. confessoro se ne sarebbe confessata come grave //72// peccato e offesa di Dio.

Ma sendo passato il' giorno a questo modo aflitta e venuta l'hora d'andarsi a riposare, Iddio la volse provare non solo con la tentatione interiore ma ancora esteriormente nel corpo suo, però che in quello che si spogliava per andarsi a riposare, cominciò a starnutire e tossire e vennegli (per opera del Demonio concedendogli all'hora Iddio tal potestà) una grande strettezza di petto e di gola, di modo che non poteva rispirare e stava gran pezzi per volta senza raccor l'alito, havendo fatto il' viso tranfigurato che non pareva lei.

E per il' gran patire che faceva, gli pareva all'hora all'hora havere a morire sentendosi, come dire, mancare; e il' meglio che poteva diceva (se bene con grandissima fatica per non potere raccor l'alito né scolpire le parole):

I' dico chi muoio! I' affogo! Aiutatemi voi! Non me lo credete?

E noi gli rispondevamo confortandola che non havessi paura, ma che si confidassi che il' Demonio non haveva potestà se non tanta quanta gli concedeva Jesu, e aspergevamo l'accqua benedetta, dicendo Salmi e Hinni, e segnandola con le reliquie.

E per ogni volta che noi la segnavamo e rinforzavamo l'oratione, si vedeva che cresceva il' suo patire.

Et per il' veemente patire interiore, gli uscì fuora per tutto il' corpo certe cocciuole molto grosse.

E stette in queste pene circa 3 hore.

Di poi si quietò passando bene tutto il' resto della notte con pochissimo dormire.

Ma la mattina si levò che non haveva niente, né le cucciuole che gli erano uscite fuora la sera né altro, andando a fare e' sua soliti esercitii senza mostrare stracchezza veruna.

Stette bene da 2 o 3 dì col' viso gonfiato e transfigurato che non pareva lei, per il' gran patire che haveva fatto.


[Confessione  generale a Dio e combatte con il demonio]

//73// La domenica degli 19 del' detto mese di luglio, desinato che ebbe, se n'andò in certe stanze che abbiamo che non si abitano, nella più remota che vi sia, dove fu tirata da Jesu a una gran vista della cognitione di se e, a guisa di S. to Agostino nelle sua Confessione, confessava a Dio tutte le offese che conosceva havergli mai fatto.

Finito che ebbe di fare la detta confessione, standola noi a sentire, cominciò havere una gran guerra col' Demonio, per la continua vista che ha di esso Demonio.

Ma in questo dì l'ebbe molto maggiore che il' solito, e gli pareva che a modo di una gran bestia gli venissi contro per devorarla. Però non restava di pigliar sassi molto grossi che erano in quella stanza, e con grande impeto gettargniene con dire:

"Partiti da me, bestiaccia, e non mi ti appressare. I' dico che nel' nome di Jesu ti parti da me",

replicando più volte queste e simil parole.

E era una compassione a vederla, però che si ritirava e, come dire, si niscondeva, come si fa quando si ha qualche gran paura, facendo pure tutte queste cose in ratto. E quando haveva combattuto un pezzo si voltava a Jesu dicendogli qualche cosa, e poi di nuovo tornava a scacciare il' Demonio.

E stette in tal combattimento circa 2 hore. Poi si destò dal' ratto molto lassa e stanca per l'orribile vista del' Demonio.


[Parla delle sue visioni intellettuali del demonio]

Et poiché ci torna a proposito, diremo come sendo lei fuor del' ratto gli habbiamo domandato se la continua vista che ha del Demonio è con l'occhio corporale. Del' che lei ci ha risposto che no, ma che lo vede sempre senza partirsegli mai con l'occhio della mente, come (per similitudine) fa una creatura quando vede qualche cosa con l'occhio corporale che gli rimane quella cosa nella mente tanto espressa che gli pare, //74// ancor che non la vegga corporalmente, sempre vederla.

Tanto interviene a lei della vista del' Demonio, che di continuo con l'occhio della mente ha tal vista senza partirsegli mai, volendo Iddio che la patisca in tal modo.