S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI (1566-1607) |
o OTTO GIORNI DELLO SPIRITO SANTO [Terzo libro dei manoscritti originali] [8-16.06.1585] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: REVELATIONE E INTELLIGENTIE. 8 G[ior]ni dello Spirito Santo Libro terzo. Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palchetto II, 41 [Presentazione dalla redattora principale Suor Maria Maddalena Mori: //41// Jhs. M.a Segue il terzo Libro delle Revelatione e Intelligentie, che hebbe la Diletta Anima Sposa di Jesu Christo, Suor Maria Maddalena, figliuola di M[esser] Cammillo Pazzi, e Monaca nel nostro Monastero di Santa Maria delli Angeli da San Fridiano, nella solennità dello Spirito Santo, l'Anno MDLXXXV et per tutta l'ottava, sino alla mattina della Santissima Trinità. Nel qual tempo stette dì e notte, sempre rapita in eccesso di mente, salvo che per ispatio di circa due hore che gli fu concesso per dir l'offitio, pigliare al quanto un po di cibo, e al quanto riposo; et sette volte ricevette lo Spirito Santo, ogni mattina all'hora di terza [c. 9:00 AM], in varie specie, quando di fuoco, quando di fiume, quando di colomba, quando di colonna, et d'altro, si come di mano in mano essi ratti si vedrà, e quali andremo scrivendo il meglio che sapremo e potremo.* Però che mai si potrebbe far capace ne con lingua ne con penna chi non l'ha vista, ne dire i sua modi, e sua gesti, e le sua parole proferite con tanta gratia con tanta Maestà e con tanto bel modo pur c'ingegneremo aiutate dalla gratia del //42// Signore, scrivere il tutto rettamente, e con ogni sincerità e stiettezza, semplicemente si come l'habbiamo havuto dalla propria bocca di mentre che parlava in essi ratti. Però che come s'è detto più volte nel retro scritto Libro de Colloquij [cf. III 195.336] usa parlare sempre, hora in persona dell'eterno Padre, hora in quella del suo Sposo Verbo et hora in persona sua. Quando è stata per buon pezzo cheta, più e meno secondo ch'el' Signor la guida. L'eterno Padre gli parla sempre per l'ordinario nelle Intelligentie di grande importanza: et le più volte parla in persona sua. Hora per che meglio si possa vedere e intendere piglieremo in esso Terzo Libro questo ordine di scrivere dì per dì e notte per notte tutto quello ch'el Signore s'è degnato comunicarli, ricominciando sempre dì et notte da principio, distinto l'un dì e l'una notte dal l'altra, a modo di capitoli d'un libro. Cominceremo adunque nel nome del Signore, qual preghiamo si degni porgere il suo Divino aiuto. * Nota: in conformità con le dichiarazione delle stesse nelle Attestazioni di 20 agosto 1607 (cf.IV 300-304), in questi otto giorni hanno preso e "referito fedelmente [...] a quelle sorelle che scrivevano" le parole udite della bocca della propria Santa, le suore: Maria Pacifica del' Tovaglia, Maria Maddalena Morelli, Angelica del' Giocondo; hanno scritto, le suore: Costanza Morelli, Maria Felice Orlandini, Maria Eletta Orlandini. Suor Maria Maddalena Mori ha diretto tutto il processo della redazione finale. Sopra il metodo usato per le suore, cf. nota a II 269; sopra il fenomeno del parlare in dialgo, cf. l.c. e nota a III 195. [Il primo dì] //43// Ratti sopra l'Intelligentia di se stessa; et come il Padre eterno fu mosso a mandare lo Spirito Santo mediante il suo Unigenito Verbo, cominciato alle 17 hore, e terminato a hore 24. [Annuncio della privazione del sentimento e gusto della grazia divina Il' sabbato vigilia dello Spirito Santo, addì 8 di giugno di questo presente anno 1585, entrò questa diletta Anima (sposa di Jesu) in ratto a hore 17, come è detto, sendo ginocchioni all'altare della cappella della sala grande, dove la state stanno novitie per dire la penitentia, che appunto era uscita da confessarsi. Et fu chiamata dal' suo sposo Verbo con queste parole, che le notamo, sì come tutte le altre cose che seguiranno. ----- "Veni, Sponsa mea, riposo e stimolo del' mio Spirito". ----- Rispose essa: ---- "Ecce venio, venio cito, cito venio". ----- Et stando un pó cheta, cominciò poi a riparlare in persona di esso Verbo, in sua risposta: --- "Ma prima che entri nell'ammirabile conoscimento del mio Spirito Santo, ti vò far noto di quello che ha a esser, //44// dico un ché di te, però sta attenta. ----- "Sappi che insino al' tempo che voi costaggiù celebrate la festa della Unità mia, dove tu tanto intrinsicamente ti legasti e unisti con me, et io tanto copiosamente mi detti a te, starai unita meco in tal modo. Et se ben sempre lo Spirito mio è in te, e io, e per consequente il' Padre, non dimeno ti fò noto che sette volte in questo tempe riceverai lo Spirito Santo. "Poi voglio suttrarre da te non dico la gratia mia, ma il' sentimento di essa gratia [v. infra p. 295]. ----- "Et sappi, ma con fiducia et intrinsico contento, che questa probatione non sarà né per te né per me, sendo a me ogni cosa presente. "Sappi adunque che per cinque anni ti priverò del sentimento della gratia mia, ma non già di essa gratia che sempre sarà in te come in me stesso. "Et sappi che tal suttratione sarà per compiacimento del' Padre mio, in letitia delli Angeli e di tutti gli Spiriti beati che stanno assistenti al' throno della Trinità, per esemplo delle creature mortale, per maggior pena de' dannati, per confusione de' Demonii, per refrigerio dell'Anime del' purgatorio, et per consolatione di te stessa. ----- "Sappi ch'io vuò far teco come fa un valoroso capitano, che innanzi egli exalti un suo soldato ne fà prima di molte prove. Così io inanzi che io ti exalti avanti al' Padre mio ti vuò prima provare. "Poi ancora come fà quella madre che alleva il' suo figliuolino e lo nutrica del' latte del' suo petto; e se ben poi lo lieva da esso suo petto, non è già per questo resti d'esser suo figliuolo e che non gli porti amore, anzi più, perché può poi far con esso lui le sue operatione. Così farò io se harai il' conoscimento del' tuo non essere. "Et non ti dia spavento né terrore le gratie e doni havuti, e ancora gli presenti, né manco la probatione che ha a venire, perché harai il' medesimo //45// lume che se havessi il' sentimento della gratia, et t'ingegnerai andar sempre dreto al' mio intrinsico tiro sì come hai fatto sino a hora. "Et ti sforzerai, anzi ti comando che osservi le regole da me date nell'intrinsico, con ogni sincerità, et riprenderai con severità, dicendo sempre ogni verità. "Nell'estrinsico terrai la regola da me data sino che non te ne dò altro lume.* [* Nota: forse fu in questa occasione che il Signore l'a promesso che "gli manderebbe dua christi, cioè dua sacerdoti, uno della venerabil Compagnia e collegio di Jesu, e l'altro non intese di che professione si havessi a essere, e' quali dua christi (che così li chiama lei) havevano os ad os a quietare e consolare l'anima sua circa l'intelligentie e doni che il' Signore gli haveva comunicato, e ancora circa tutto quello che gli fussi intervenuto nel' tempo della probatione per conto delle molte e orribil tentatione" (VI, 223; cf. anche infra, p. 46)] [Promessa del dono dello Spirito Santo tutti i venerdì della probazione] "Et ancora ti dico per tuo contento, se starai attenta, che in tutte le seste ferie in sù l'hora del' mio spirare, riceverai in te lo Spirito mio, et se ben non lo sentirai, non dimeno sempre in te si riposerà [cf. V 150]. "Et si come la creatura non può vivere senza cuore, così io non potrò stare senza te ogni volta che sarà in te il' conoscimento del' tuo non essere". Rispose essa: "Sufficit mihi gratia tua" (cf. 2 Cor. 12,9). --- Segue il' Verbo il' medesimo parlare: "Ma sai, non mancheranno quelli che t'ho dati di portarti il cibo (cf. 1 Rs. 17,4). "Et tu con ogni velocità non mancherai di correr sotto quell'ombra della purità mia, dove nel tuo intrinseco non farai alcun moto né alcuna operatione fuor di essa purità, se ben senza il' sentimento della gratia. Lei sarà assistente a te e te a lei, lei in te e tu in lei; e la concupirai, la partorirai e la nutrirai non solo in te, ma ancora a quelli che concorrono con te. ----- "Et al' primo assalto piglierai essa purità; al' secondo il' mio e tuo cuore; al' terzo l'impresse nell'anima tua stigmate mia, al' quarto la corona che t'ho data delle spine; e al' quinto il' desiderio della salute delle mia creature, tua prossimi, ove andrai sotto quell'ombra e non temerai, et ne riuscirà come t'ho detto. ----- "Se ben verranno tutti quanti con grande assalto per darti terrore non harai però timore alcuno, perché sì come la loro invidia non finisce mai, così io non mancherò mai di tenere in te il' mio essere, che sono quello che //46// sono (cfr. Ex. 3,14). ----- "Sai come avverrà a te? Appunto come a' mia apostoli, li quali mentre che io ero con loro mi havevono sì con più copiosità, perché mi vedevono e mi parlavono; non dimeno al' tempo della mia passione, per timore, tutti mi abbandonorono e Pietro mi negò; ma doppo che io fu' partito da loro, che pareva fussi manco con loro, essi erano più con me, et tutti dettono la vita per me. Così avverrà a te, che se ben sarà sottratto il' sentimento della mia gratia, e parrà che io mi sia partito da te, non dimeno sarò più con te e tu con me. ----- "Dove non mancherai conferire di quello che participerai di me, che non per te ti darò. ----- "E per il' patire intrinsico, solo a me e a te noto, farai le cinque cose dette. --- "All'estrinseco concorrerai all'unione delle mie spose". ----- [Lei] "O Verbo unigenito, o incarnato et humanato Verbo, chi potrà mettere in essecutione le tua grande opere? Non dico tanto dell'estrinseche, quanto delle intrinseche. Le son piccole a te, ma a me son grande. "Chi le potrà mettere in esecutione, che son tante? ----- La mente pura, la volontà rilassata, il cuore, l'anima e il' corpo humiliato. ----- "Chi farà mai resistentia a tanti assalti? ----- Chi è transformato in te, cieco in veder sé, verace nel' parlar di te e della creatura creata da te. "Chi converserà con le creature senza dare scandolo, detrimento e impedimento all'unione dell'amor tuo? ----- E' mansueti, pacifici e patienti. In patientia vestra possidebitis animas vestras (Lc. 21,19). Sì che se poi è preso scandolo, però //47// non è dato. ----- La mansuetudine vuole essere nel' parlare, in tal modo però che non sia sciocchezza, né insipidezza. ----- Pace nel' cuore, perché guai quel cuore che è inquieto, perché non può posseder te. Patientia vuol essere in sopportare i difetti, sopportargli e coprirgli non a te ma a noi. A te si hanno a manifestare con ansiato desiderio e con dolersi teco delle offese che ti fanno le tua creature, et con le creature proccurare che sieno levati da loro i proprii difetti.---- "Chi manterrà e custodirà gli tua doni? Quelli che sono in giustitia e charità. Con la giustitia terrà quelli che gli volessino esser tolti, et con la charità gli stringerà. "Adunque mi conviene gloriare nelle tentatione e probatione (cf. Rom. 5,3) per l'agumento della tua sposa Chiesa (cf. Col. 1,24). Sì Verbo, che un membro è utile a tutto il' corpo. ----- "Dove la sposa anima è concepita e nutrita alla tua sacratissima bocca, et la sposa Chiesa è conceputa e nutrita al' tuo sacratissimo costato, et in esso costato riceve il' distillamento di tutti gli sua santi membri. "Pare qui, o Verbo, che la sposa anima habbi manco della sposa Chiesa, per esser essa sposa Chiesa in un luogo dove descende l'influsso e il' distillamento delle membra, e tanto presso al' core, come è il' tuo costato; et la sposa anima è nella bocca, dove non par che sia tanto gran distillamento. "Ma non è così, però che essendo essa in un luogo più alto e subblime, riceve quel grande influsso e distillamento dell'essentia tua, e lo riceve in un modo più intrinsico che non fa la Chiesa, sendo che la sposa Chiesa lo riceve in un modo più comune e capace a intendere a tutti, a tale ch'el' distillamento dell'uno e dell'altro viene a esser equale, perché se bene pare che a essa sposa Chiesa sia dato il' distillamento da molti membri, gli è ancora tolto il' calore da molti altri sua //48// membri; ma la sposa anima lo gusta tutto per sé. ----- "Ma toccherà hora alla sposa anima che è conceputa, nutrita e partorita alla tua bocca, a far gli effetti che si fa in essa bocca. Et sì come nella bocca vi sono i denti e le labbra, uno per laudarti e l'altro per mantenere tutto il' corpo, con le labbra si succia e attrae il' dolce e suavissimo latte, et con i denti si mangia il' pane e tutti gli altri cibi sodi; come interverà di fare alla mia povera e gloriosa anima, che gli bisognerà mandar giù di molti boccon sodi, però che si leverà sù tutti e Demonii dell'inferno, e saranno contrarii a me. Et come saranno contra a me, se io non sarò contraria a te, o Verbo? Et ancora potrebbe esser che si levassi sù qualche creatura, e facessi in modo tale che bisognassi mandar giù qualche boccon sodo e ameno, dolce e amaro. ----- Le labbra poi ancora servono per dare il' nutrimento del' corpo; et io devo bere il' dolcissimo vino che è la pura, sincera e stietta laude tua, la quale si proferisce per honorar te e si conferisce per salute del' prossimo. Et questo è il' nutrimento della sposa anima. ----- Tanto farà la sposa anima nelle tentatione e probatione per le tua creature, però che di molte non harebbono tal virtù a superarle, quanto hai dato alla sposa tua". ---- Qui per buono spatio si fermò. Di. poi ricominciò a parlare in persona dell'eterno Padre, quale al' solito la chiamò per via di vocatione. "Vieni, o sposa del' mio Unigenito, a intendere hora la causa che mi mosse a mantener la promessa che esso mio Unigenito haveva fatta alli sua apostoli di mandargli lo Spirito Santo". ----- Doppo che fu stata al' quanto senza parlare disse in //49// persona di esso eterno Padre le seguente parole: "O figliuola e sposa del' mio Verbo mi son compiaciuto in lassarti ammaestrare e instruire delli mia ammaestramenti da esso mio Verbo per la tua probatione, quale ancora io per tuo maggior contento ti vuò replicare avanti che io entri in quello a che t'ho chiamato". ----- Disse in persona sua: "O grande Dio, o puro Dio, o eterno Verbo! --- Desiderata e reprobata probatione!" ----- Parla in persona del Padre: "Ti replico che adunerò la gratia mia, procedente dalla divinità dell'unità dell'essentia mia. Et sì come al' cuore si adunano tutti i membri a pigliare il' vigore, così il' vigore della mia gratia concorrà a te più amplamente, abonderà più copiosamente, se bene senza il' sentimento di essa gratia": ---- Dice in persona sua: "O eterno Padre, sarà di contento, perché può il' morto sentire? Se ho a esser morta, non sentirò; e essendo morta s'adempirà la tua verità". ---- "Sai, figliuola, come io voglio che tu faccia, e come hanno a fare tutte quelle dalle quale io sottraggo il sentimento dalla gratia mia? Come fa la sposa che partorisce il' suo primogenito, la quale lo partorisce con timore, dolore e pena. "Questa opera di ridurre a me le creature mi è più grata che se facessi tutte le operatione che ho fatto io, e ricreassi il' cielo e la terra. Et ti dico che se l'anima s'acquistassi l'inferno, che non può essere, per ridurre a me una sola creatura, se ne glorierebbe, sendo ciò fatto solo per puro, puro, honor mio". //50// Qui si fermò di parlare per un buono spatio, ricominciando poi sopra quel che mosse lo eterno Padre a mandar lo Spirito Santo. "O puro Dio! Ricordò il' ricordante Verbo a te, Padre, la promessa fatta alli sua apostoli mediante la sua passione, con mostrarti la sua cinque piaghe. Et sendo quella del' costato a te più propinqua, più ti mosse a mandare esso Spirito Santo, sì per essere rincontro al' tuo seno, e sì ancora perché in esso costato, sendo il' suo divin cuore, vi vedevi drento quel desiderio; non che esso all'hora potessi haver desiderio, ma il' desiderio che hebbe quando promesse loro di mandarlo, che all'hora lo poteva havere sendo in terra, che come disse lui Verità infallibile, dove è il' thesoro ivi è il' cuore (cf. Mt. 6,21). "Il' thesoro del' Verbo è la creatura, et il' thesoro di te, Padre, qual' era se non il' Verbo? Ortus conclusus (Cant. 4,12). Gli era bene un orto chiuso esso suo divin Verbo, perché in esso si contenevono tutte le virtù procedente da te, Padre. Et come nell'horto stanno rinchiusi molti fiori, così in esso stavano rinchiuse essa tua virtù. Era ancora esso Verbo quella degna habitatione che teneva in sé tutti e' thesori. Quam diletta tabernacula tua (Ps. 83,2), quam dilecta caverna Sponsi mei". Si risentì dal ratto che era 24 hore, e stetre tanto che disse l'Uffitio e fece un po' di collettione, solo di pane e acqua. //51// Prima notte Ratto sopra l'Intelligentia dello Spirito Santo e quello che si debbe fare per degnamente riceverlo. Cominciato a mezz'hora di notte, e terminato presso all'otto hore. "Et erexit cornu salutis nobis, in domo David pueri sui (Lc. 1,69). In domo matris genitricis sue. Exaltabuntur cornua iusti. Et cornua peccatorum confringam (Ps. 74,11). Et erexit cornu salutis, in domo David patris sui. No, no, ma in domo genitricis matris sue". -- Doppo stette per buon pezzo cheta e molto ammirata, con faccia allegra e gioconda. Doppo disse: "Vidi videre generare ----- un hospite, e assumerlo e collocarlo in un throno alto. "Et era esso throno //52// generato, in una concordanza di nugoletta, artifitiosamente accomodato et da alcuni splendori circundato, et da un suave venticello mosso. "In sui qual throno si riposa questo nobilissimo e degnissimo hospite, et col' suo peso e leggerità si muove in tutti quei luoghi atti e preparati a riceverlo. Dalla sua frequente loquela e sommo tacere è sentito da tutti; con uno impetuoso risguardo, inmobile e mobilissimo, a tutti s'infonde. Con l'operare e col' suo non operare fa grandissime, degne e admirabile opere. Col' suo andare della ferma sua stabilità, si ferma e strugge ogni cosa. Col' suo intenso, sapiente e stolto udire, ode nulla, udendo ogni minimo ché; abbassando con un pietoso alzamento il' suo capo, et con questo suo abbassare viene a subblimare e abbassare gli abbassati.--- "Questo hospite tanto gentile e nobile non si ripora, riposandosi in ogni anima. Ardirò di dire che esso non è stabile né nel' Padre, né nel' Verbo, né in se stesso, né manco nelli Spiriti beati, né nelle creature. ----- "Non ti fermi, o Santo Spirito, nell'immobil Padre per la tua instabilità, che sendo esso tanto potente e sapiente, et tu similmente potente e sapiente, se ti fermassi in esso Padre non ti potresti comunicare alla creatura, quale è tanta bisognosa di te. Et ancora se ti fermassi nel' Verbo incarnato, non ti potresti fermare nella creatura, sendo che conosci esso Verbo d'una purità tanto immensa, d'una verità tanto eterna, d'una unità tanto inequale, che non ti potresti fermare in una cosa tanto inpura quanto è la creatura, e pur sei sempre nel' Padre, nel' Verbo, e in te stesso, et in tutti gli Spiriti beati, e nelle creature. ----- "Sei necessario //53// alla creatura per il' Sangue effuso dell'unigenito Verbo, il' quale per affetto d'amore s'è fatto necessario a essa sua creatura. Benché in ogni modo sarebbe stato come è: eccelso, inmenso, e inscrutabile, non dimeno, per affetto d'amore, in quanto all'humanità, sè fatto necessario alla sua creatura.---- "Si ferma forse questo hospite, nelli Spiriti beati? Certo no, sendo loro d'una agilità tanto immensa, d'una purità tanto simile, d'un amore tanto intrinseco, che se si riposassi in loro non si riposerebbe nella creatura tanto contraria. "Si ferma per natura questo Spirito in una comunicatione e unione del' Verbo. ----- Sei fermo nelli Angeli, non per natura, no, ma per gratia, per comunicatione e unione. ----- Ti riposi nelle creature, non già in quelle sì brutte e disforme da te, ma sì bene in quelle che si rendono atte a ricevere in loro, per comunicatione de' tua doni, la propria e stietta similitudine tua per purità. Et in quelle che ricevono in loro l'effetto del' Sangue del' Verbo, in questi tali ti riposi, che sono habitatione atte a te. Ma non ti riposi nella creatura come creatura, da sé inclinata al' peccato, ma ti riperi in lei per comunicatione, per operatione, per sapientia, per potentia, per liberalità, per benignità, per charità, per amore, per purità, e insomma per tua stessa bontà, che infondendo queste gratie nella tua creatura, la vieni a far atta a ricever te. --- "Et questo throno va circuiendo tutto l'universo, il cielo empiendo e la terra circuiendo, a guisa che fa il' sole che sta in cielo e infonde gli sua razzi in terra, tanto che questo divino Spirito è in cielo e in terra. È in cielo in se stesso e in tutti gli Spirti beati, è in terra in tutte le creature. ----- Se risguarderai il' principio del' sedente in esso throno, prima vedrai il' fine dell'eternità, che è esso //54// principio. Se vuoi risguardare l'eternità del' suo principio senza principio, vedrai il' fine. "Ma si ripesa questo divino Spirito in gente di numero numerato; ma bisogna che stieno, come gli apostoli, in unione e oration, e in timore imperfetto sì, ma buono. ----- Il' numero di dodici apostoli, numero perfetto, e gli altri anco numerati. Ma non credo che fossino solo questi a ricevere lo Spirito Santo. Ma, o quanti, o quanti senza numero numerati eran, poi doppo che essi apostoli hebbon ricevuto questo Spirito! Senza numero, certo, e anco numerati a mille, a mille.----- "Tanto ricerchi nell'anima, nella Congregatione, et insomma in tutta la Chiesa, che vi sia un numero numerato, sì come era in quelli che lo ricevettono in esso dì. Nell'anima un numero numerato di virtù; nella Congregatione una savia sapientia; nella Chiesa un numero numerato di gente. "Ricerchi nella tua Chiesa il' numero duodenario: ci sono gli ansiosi prelati, e' veraci tua christi, e' charitativi predicatori, e' miti religiosi, e' mortificati romiti, e' misericordiosi anacoriti, i valorosi combattenti per la fede, e' prudenti principi, gli obbedienti sudditi, e' retti Judici, e' patienti pupilli. ---- "Ricerchi nell'anima questo numero perfetto di dodici volendo che sieno in lei dodici dispositione, o vero virtù, per poter operare in lei la tua operatione: una intrinsica humiltà, una risegnata volontà, uua impazzita memoria, un morto intelletto, un balordo affetto, una charitativa volontà, una intrinseca mansuetudine, una perseverante patientia, una sincera mente, una fortificata giustitia, l'amor tuo e del' prossimo, che sono il' compimento della legge (cfr. Rom. 13,8-10). ----- "Poi ricerchi questo numero numerato in ogni Congregatione: primo e' tre //55// Voti, da molti promessi e da pochi osservati; una rettta dottrina, un semplice e incognito vivere; una radicata discretione; una retta giustitia; una inenarrabile, per la sua grandezza, unione; una continua laude; una forte vigilantia, una insegnita sapientia: guai a quelli a' quali essa è cognita, però che facilmente può esser tolta; una sicura solitudine; un santo silentio; una stabile, ferma, sincera, verace, retta e santa regola. "Et da tutte queste, dall'anima, dalla Chiesa e dalla Congregatione, ricerchi questo perfetto numero, ma ancora non solo questo, ma che sieno uniti in santa charità e oratione. Et di tutte queste c'è l'esperientia". ----- Qui fermò il' suo dire, facendo una faccia che pareva un angelo, giugnendo le mane insieme e mostrando con allegrezza di volere interrogare il' suo sposo Verbo, disse così: ----- "Si riposa, o Verbo, in ogni creatura, e in ogni anima?" Rispose in persona del' Verbo: "Si riposa sì, sopra la terra e sopra il' cielo. Si riposa nelle creature, ma per similitudine; si riposa nel' pellicano, si inalza nel' cervio, si allisa nell'aquila, partorisce nella semplice pecora, si diletta nella pura colomba, si lamenta con la mesta tortora, si fortifica nel forte elefante". Queste non sono animali, ma anime, che in virtù e doni hanno la similitudine di essi, sì come chi legge in altri ratti può vedere. --- Disse poi in persona sua, //56// pur interrogando esso suo Verbo: "Può in tutti infondersi, dico in ogni creatura?". Risposta: "Può, se ogni creatura havessi queste proprietà. ----- "Ma, mi sposa e colomba mia, dove il' mio divino Spirito si riposa e va inspirando gli sua doni e gratie? Rinnova quell'anima che trova disposta, e la conduce all'intendimento di me. Et quel che faccia quell'anima che intende me, non lo può penetrare se non chi ha esso dono d'intendermi. "Ma sai, sai figliuola dell'eterno e consostantial Padre, quel che priva di me e del' mio Spirito? Il' perverso amor proprio, tanto a me odibile. --- "Però vieni un poco, che ti vò mostrare come sta il' mondo tutto sommerso e annegato in esso amor proprio, et vedrai che chi con l'intelletto, chi con la memoria, chi con la volontà, et chi con tutta l'essentia dell'anima, si va summergendo in esso perverso e da me reprobato amor proprio. "Et quel che più mi dispiace è che esso habiti ancora ne' mia christi et nelle mia spose. Et dove qui non può entrare nell'estrinseco, va penetrando giù sino nell'intrinseco. Et guai, e per mille volte guai a quell'anima che vive sicuramente con questo amor proprio, et massimo quando è nell'intrinseco, che meno se ne accorge, che fa molto più danno che nell'estrinseco. "Sai quanto è differente l'intrinseco dall'estrinseco? Quanto le cose che io ho create per la creatura, dalla creatura creata per me". ----- Qui stette per al' quanto cheta, poi disse in persona sua: "Ha, ha, che se la comunicatione di tal vista fussi intesa e penetrata come è, farebbe (a dir così) gustar l'inferno! ----- O o come veggo, Verbo, le creature imbrattate da questo abbominevole amor proprio! Se me ne vuò a' tua christi come a' principali, veggo in loro, nell'estrinseco e peggio nell'intrinseco, //57// radicato esso abominevole amor proprio che per ben nutrirlo vanno cercando per mezzi humani, anzi del' Demonio, non gli benefitii tua, no, ma quelli della terra. ----- "Et che dirò delle tua spose, quale veggo esser tanto occupate da questo amor proprio, che più amano loro stesse e il' proprio volere che te, Sposo dolcissimo. ----- "Fa questo amor proprio nell'anima come quel vermicello che, col' suo sottile e continuo roder, va consumando le barbe di essa anima. ----- Et da tutte le creature lo veggo più nutrire che non fa il' fanciullo la nutrice al' suo petto. ----- "Ma chi sarà quello sì forte che possa levare la puzza dalle creature e tale abominevole lordura dalle tua anime? ----- Le farà nel' suo discendimento questo Spirito. "E che si moverà a fare? Si moverà a purificare. Prima a purificare i cuori delle creature, tanto che sendo purificati verranno poi in loro a esaltare il' Verbo che con l'amor proprio havevano abbassato, con fare il' voler del' Demonio che è contrario al' Verbo, tanto che col' medesimo vocabolo d'amor si dispregia e si esalta. ----- Varie son le vie e i modi co' quali sei stato subblimato e esaltato da' tua eletti, et che tu hai subblimato e esaltato loro. --- "O Dio buono, o buono Dio! Nome d'amore, ma un perverso odio! ----- Lo Spirito tuo lo leverà. ----- Ma non potendo entrare in quell'anima che l'ha in sé, come lo leverà?----- E e, e, bisogna ch'el' Sangue supplisca, e che nasconda e disponga essa anima acciò lo Spirito Santo possa levare esso amor proprio, che mai più ci ritorni. ----- "Sublimavit cornu Christi tui (cfr. 1 Reg. 2,10). ----- //58// Hai sublimato, o eterno, unigenito, incarnato et humanato Verbo, il' tuo Spirito Santo. "Exaltavit cornu Christi tui.-----Et esso Spirito ha poi esaltato te, tu lo hai subblimato, et lui t'ha esaltato.----- Et come t'ha esaltato? ----- Infondendosi né tua eletti, però che infondendosi esso Spirito in loro gli fa fare l'operatione di te, Verbo, di modo tale che sei tanto exaltato in loro quanto ti puoi esaltar da te, sendo diventati un altro te mediante l'infusione di esso Spirito, per unione et participatione. Ma poi, per comunicatione de' tua christi e tua dii, sei esaltato in quanti si effonde esso Spirito, che tutti gli fai christi, dii e verbi in te: Ego dixi dii estis, et filii excelsi omnes (Ps. 81,6). Non più un solo Dio ma mille, mille dii, un solo Dio in essentia e in tre Persone, ma mille, mille dii per participatione, comunione et unione". Qui si fermò per alquanto mutando parlare: "Omnes sitientes me, fluent in eo fons aquae vivae (cfr. Jo. 4,6; 7,38). ----- Ove da un distillamento di tanti aspiramenti, che sono a guisa di nugolette intorno all'essentia della Idea tua, relassati dalla tua liberalità, riassunti poi dall'amore, et venendo un suave venticello, battendo in esso, lo fa distillar giù quella suave, amena e dolce acqua dello Spirito Santo tuo. ----- "O puro Dio, quanto sei grande! Vorresti tu allagare il' tutto, ma bisognerebbe essere adelfini a voler essere allagata! --- Non bisogna, no, esser monte, ma esser giù al' piano, appiè della ripa del' monte, dove descende quel suave //59// distillamento dell'acque.----- O puro Dio, o eterno Verbo! Vorresti fare in noi un fonte d'acqua viva. Non morta, no. ----- "Se vò alle creature marine che hanno l'essere e il' sentire, le veggo pigliare il' nutrimento dall'acque di esso mare e servir poi alle creature rationale, non solo per nutrimento, ma anche per ornamento, però che abitando essi animali in mare concepiscono e partoriscono pietre pretiose delle quale se ne adornano gli huomini. Et tanto ricerchi e vuoi fare nell'anima, che hai fatto in lei questo mare di acque dove sono i pesci delle pure cogitatione, che producono molte gioie e pietre preciose di virtù, non per adornarne sé, no, ma il' Verbo. ----- "Se vò alle creature che hanno l'essere, le veggo pigliar vigore da esse acque, onde veggo quelli albori che sono presso a esse acque, sono più alti e freschi, fanno più frutti e danno più suave ombra, sendo molto frondosi e copiosi di foglie. ----- Così vuoi fare in noi, che sendo le potentie dell'anime nostre piantate e radicate in esso mare che hai fatto in noi mediante l'influentia di questo Spirito, prendendo virtù e vigore da esso, facendo grande abbondantia di frutti, e tanto si vanno estendendo per affetto d'amore che fanno amena ombra a te, Verbo, sotto la quale ti riposi, cibandoti di quelli frutti, dove poi ancor tu inviti l'anima tua sposa a riposarsi sotto l'ombra tua e gustare de' tua dolcissimi frutti a tale che può dire: Sub umbra illius quem desideraveram sedi, et fructus eius dulcis gutturi meo (Cant. 2,3), tanto che tu, Verbo, fai ombra all'anima, e essa anima a te. Tu la cibi et essa ciba te.----- "Servono ancora l'acque in nutrimento della creatura che ha l'essere, il' sentire e l'intendere. Ma a chi ti //60// compiaci che dia il' nutrimento quell'anima che ha lo Spirito tuo in sé, se non al' prossimo suo? Per affetto d'amore, all'humanità di te, Verbo incarnato, perché essa si compiace in te e tu in lei, et la fai crescere e fare dolcissimi e suavissimi frutti con gli esempli e con le parole. "Verbo, deh, non ritrar da me la virtù della tua Divinità, te ne prego, ma conservami, Signor mio, in quella innocentia che mi desti da principio. Conserva il' patto che conferisti in te per me. Conservami, ti prego, acciò io possa effunder te ne' prossimi mia, dico l'amor tuo, il' lume tuo nelle creature da te amate. Conserva te in me, et conserva ancor tutte quelle che con labore e fatica vanno camminando per le vie tue. Conserva lo Spirito Santo tuo in me, e confirma la sposa tua nella tua gratia, acciò che la possi coronar della regeneratione fatta in tutte le tue creature per condurle a te. ----- "Laudans laudabo Spiritum Sanctum. Et esso Spirito Santo influirà nel' Verbo, e il' Verbo poi influirà in me, e unirammi a sé, insieme con tutte le creature". ----- Doppo si fermò per buono spatio; e giugnendo le mane insieme, le teneva elevate con viso grandemente allegro, stando molto affisata. "Omnia in sapientia fecisti (Ps. 103,24).-----Sapientia edificavit thronum (cfr. Prov. 9,1) Altissimi, nel' qual throno si riposa il Verbo.----- Et Verbum erat apud Deum, et //61// Deus erat Verbum (Jo 1,1), ----- dove con una eterna sapientia siede sopra questo throno proferendo, anzi sforzando le creature che voglino ricevere questo dono dello Spirito Santo. "Va pulsando a tutti, va dolcemente battendo, ricercando che ognuno si disponga a ricevere esso dono. Va suavemente cantando con dolce pianto, va giubbilando piangendo, ricercando che ognuno sia disposto a ricevere esso dono. ----- "Ammiri l'intelletto, ami la volontà, intendi la memoria tal vista dello Spirito infondente nell'anima.----- Si infonde questo Spirito, procedente dal' Padre e dal' Verbo, in un modo tanto suave nell'anima che non è inteso, e per la suo grandezza da pochi stimato; et arreca nell'anima la potentia del' Padre, la sapientia del' Figliuolo. Et l'anima così potente e sapiente, si rende atta a mantenere in sé questo degno habitatore, accarezzandolo con far che esso in lei si compiaccia e non si parta".----- Si fermò qui un' altra volta, dove ricominciò con domandare il' Verbo con prego. --- "Deh, eterno Verbo, dimmi, ti prego, quale è quello impedimento che fa che questo spirante e tanto fruttificante Spirito non faccia nell'anima l'intera opera sua. Gli è pur dolce e ameno! Deh, dimmi perché da tanti pochi è conosciuto e inteso il' suo suave tiro. ----- O Verbo, deh hora che è nel tempo della liberalità del' sentimento della tua gratia, dillo, ti prego, se gli è la tua volontà". ----- Risposta del' Verbo: "Charissima mia sposa, varii sono gl' impedimenti, grandi sono gli impedimenti, //62// perché varii sono gli stati delle creature, e molte sono esse creature. "Sappi che uno impedimento a quelli che sono lontani da me, è la malitia, della quale hanno essi tanto pieno il' cuore che lo Spirito mio non si può riposare in loro. "Alcuni altri pongono l'impedimento del' proprio volere; altri non solo del' proprio volere, ma ancora del' proprio vedere e sapere, a tale che mi vogliono servire a modo loro. Vogliono il' mio Spirito, sì, ma lo vogliono in quel modo che piace a loro e quando a lor pare, e in questo modo si rendono inhabili a riceverlo. "Alcuni altri, che sono a me più propinqui, pongono un altro impedimento che non meno mi dispiace delli altri, et questo è la maladetta tepidità, però che par loro di servire a me, e non si aveggono che servono a loro stessi. Et quando par loro d'havere incominciato a servire a me, all'hora è che sono impericolosissimo stato, perché servono a me col conoscimento di loro stessi. Et a questi tali gli par di servirmi come merito di esser servito. "Ma non è cosi, perché voglio esser servito senza se stesso, con sincerità e humiltà; e bisogna che sia questa humiltà tale che sprofondi l'anima sino nel' centro della terra, perché lo Spirito mio fa come la saetta che scendendo da alto non si ferma mai sino che non si posa giù nel' centro della terra. Così lo Spirito mio non si posa se non in quell'anima che trova nel' centro della propria nihilità [cf. De dilectione Dei et proximi c. 4], tanto che nelli alti e mediochri non si ferma, ma passa da loro". ----- Di nuovo domanda: ----- "Ma deh amoroso Verbo, vorrei hora sapere quello che devo fare contro questi impedimenti, perché che gioverebbe a me havergli intesi, se non sapessi il' rimedio?" ----- Risposta: "Amantissima mia sposa, sappi che //63// contro al' primo impedimento, che è la malitia, devi pigliare una semplice intentione. Et perché non puoi imprimere essa intentione ne' cuori maligni, la prenderai tutta in te, et ne sentirai una pena intollerabile; ma sarà pena agumentativa e non aflliggitiva, sendo senza passione, perché se fossi per passione sarebbe aflliggitiva. Et offerendo poi detta pena a me, in unione delle mia, farà come il' vento che rassottiglia le nugole. Con questo tuo desiderio e pena rassottiglierà la malitia del' cuore delle mie creature. ----- "Contro al' proprio volere prenderai una morta volontà, tanto che non voglia anco me stesso se non tanto quanto è la volontà mia. Et questa tua morta volontà l'offerirai in unione della rassegnatione che io feci orando al' Padre nell'orto, et in questa rassegnatione verrai a fare come quell'ortolano che sveglie le cattive herbe del' suo orto acciò non impedischino le buone. Così tu, offerendo essa tua rassegnatione in unione della mia, verrai a svegliere al' quanto le cattive herbe de' cuori delle creature piantate nel' giardino della santa Chiesa. "Per il' proprio sapere, distruggimento della virtù e volermi servire a suo modo, prenderai un nulla volere, un nulla intendere e nulla sapere a tuo medo. Et in unione di quel desiderio che io havevo ch'el' Padre fussi honorato, me l'offerirai; et in questo modo verrai a mollificare i cuori delle mie creature, che così mollificati e mossi, si verranno a rendere atti a ricever lo Spirito mio. "Contro alla tepidità, che con sì falso giuditio fa parere all'anima servendo a se stessa di servire a me; et io ti dico, figliuola, che come si conosce di servire a me, all'hora, in quello stante, si resta di servire a me. Però piglierai contro a questa maladetta tepidità l'ardore della charità, la quale medesimamente //64// offerirai in unione di quella amorosa charità con la quale vi lassai me stesso. Et questa charità riofferta, farà a guisa del' fuoco che, scendendo già ne' lor cuori, abbrucerà essa tepidità". ----- Disse poi che fu stata un pezzo cheta, impersona sua: "O eterno Verbo, puro e grande Dio, non c'è desiderio che aggiunga, forze che possa, intelletto che intenda, volontà che apprenda quanto sia grande la venuta di un sì alto e admirabile personaggio. Però bisogna che ti ascondi in te stesso e noi asconda in te, e così si verrà in qualche modo a far la dispositione a tanto degno habitatore. Alla venuta di questo Santo Spirito s'inclinorno le faccie delli Angeli, s'inalzorno quelle de' santi padri, e con uno inestimabli medo si unirno insieme. ----- "Et l'humanità tua, o Verbo, exaltata sopra le Hierarchie, ancor lei si mosse al' venire di questo Spirito, a confirmare l'opera che haveva fatta, sì a fortificare gli apostoli e a disporre le creature a ricever la fede. ----- "Veggo te Dio, Verbo et Spirito, e intendo che vai cercando, con somma sapientia, con eterna bontà, della tua creatura, che par non habbia né gloria né compiacimento nessuno se non in essa tua creatura, e pur è tanto vile. Et questo tuo Spirito è l'amo con che vai cercando di pigliarla. ----- "Et quel cuore che riceve esso Spirito è quel rubo che vedde Moise, che arde e non consuma (cfr. Ex. 3,2-3). Con una somma purità arde di desiderio che non sia offeso Dio, et consumassi di desiderio che sia honorato, se ben non si vede consumare. ----- "Innanzi che venissi questo Santo Spirito, gli Angeli amavon sì la creatura, //65// vedendola subblimata nell'humanità del' Verbo, ma non gli havevono quella compassione che gli hebbon poi quando fu disceso questo Spirito, che, risguardando in Dio, veggon più il' nostro bisogno. ----- Ardirò di dire che non solo gli Angeli non gli havevon compassione, ma ancora lo stesso Verbo, et pure era habitato tanto con noi, per amor di quel sensitivo ch'era nelli apostoli. ---- "Ci era Maria che haveva l'amor puro. Non Giovanni, che si era riposato sul' suo petto, non Pietro che l'haveva fatto suo vigario. Ma sola, sola Maria. ----- "O grande Dio, magno et eccelso: Magnus Dominus et laudabilis nimis (Ps. 47,2). ----- Nella effusione del' Santo Spirito ricordati, anima mia, dalla emissione del' Santo Spirito, et in eterno non ti riposerai nello spirito tuo, ma ti rilasserai tutta in Dio. ----- "Viene alcuna volta questo Spirito con lampi e razzi di splendori che fa rilucere nell'anima la purità e mostra un candore ancora nel' corpo. "Ma in certe creature reluce solo interiormente, ma in altre interiormente e esteriormente, se ben non è necessario che sia nell'estrinseco. Ma non può già essere nell'estrinseco se non è nell'intrinseco, il' quale è solo quel che basta, e fa ch'el' Verbo si compiace e diletta dove habita questo Spirito ----- "E' cui influssi sono tanti e tanti, che sono infiniti questi canali che derivono a noi quaggiù. ----- "Maria ancora aspettava la venuta di esso Spirito Santo tante volte promesso, et pur l'haveva ricevuto tante volte et in quello haveva nutrito il' Verbo, per //66// dare essempio all'anima che, se bene ha ricevuto lo Spirito e vi nutrisce drento il' Verbo, di nuovo sempre con amoroso desiderio lo deve desiderare. ----- Maria stava con gli apostoli per confortargli e inanimirgli a chiederlo. ----- Ma non crederò già che Maria in questi dieci dì che stette aspettare lo Spirito Santo ne fussi priva, non lo crederò mai. Anzi crederò che a ogni momento si diffondessi in lei con nuovi doni e gratie, ancor che esteriormente non apparissi. ----- Maria, mare amplissimo, sta aspettare l'influsso e infondimento dell'inscrutabil mare. --- Dove Maria stava aspettare quell'unione di questo Spirito che haveva a ricevere, però che sendo prima ripiena di esso Spirito, ricevette lei una nuova soprabondanza di esso, che con più nuova unione l'unì a sé. ----- "Nella venuta di questo Spirito si adempì quella parola della Verità, ancora che prima fussi adempita: Cum exaltatus fuero ad terram omnia traham ad me ipsum (Jo. 12,32). Ecco che hora che è stato da terra, ha tratto non solo ogni cosa a sé, ma ha tratto ancora quello che era sopra di sé quanto all'humanità, che era lo Spirito Santo, e l'ha fatto, suggetto a essa humanità; però che esaltata che da alla destra del' Padre, essendo unita alla divinità, ha potuto comandare che venga questo Spirito, anzi è stato quello che l'ha mosso a venire perché l'haveva promesso in essa humanità, et per mezzo di essa s'haveva adempire tal promessa. Di modo che Maria si può gloriare di haver dato l'humanità a uno che sia Dio e Huomo, et nuomo tanto grande et eccellente che sta alla destra dell'eterno Padre et habbia auttorità di muovere uno che è dell'essentia delle tre //67// Persone dell'idea dell'unità della Trinità, e lo mandi a tanto vil cosa quanto è la creatura rispetto al Creatore. Et pur questo lo fa l'humanità. ----- "Pazzia della creatura che è tanto nobile, creata all'immagine di Dio in quanto all'anima! E ancora in quanto al' corpo è tanto nobile che la sua humanità, esaltata tanto nel' Verbo, siede alla destra del' Padre. Non dimeno essa creatura si avvilisce e abbassa tanto, sottoponendosi a cose tanto vile, e che più a un nichilo, che la fa diventare un altro nichilo, però che un nichilo è ben quell'anima che è in peccato mortale, quale la fa diventare tanto deforme e bruta che si può dir di lei quelle parole: Non est in ea speciem, neque decorem (cfr. Is. 53,2). --- "Esso Spirito è in sé la substantia del' Padre e la substantia del' Verbo. ----- "Maria poteva ben dire. Recogitabo omnes annos meos, non in amaritudine (cfr. Is. 38,15), no, ma in letitia e exultatione di tutti gli eletti, e in refrigerio di tutti e laboranti in via. ----- Ancor Giovanni che haveva gustato donde è, dove haveva ricevuto l'esser e donde derivava esso Spirito, lo aspettava con più desiderio et lo ricevette con più intrinseco frutto delli altri, se ben tutti lo ricevettono in un modo mirabile. Così l'anima quando ha gustato internamente Dio, molto più facilmente e internamente intende le sua operatione. ----- Sì, sì, sì". ----- Qui si risentì dal' ratto che era presso a otto hore. Et stette tanto che disse l'Hore canoniche, si comunico e udì Messa, sino che fu levato il' Signore. |
[9 giugno: domenica di Pentecoste] [Entra nella prova chiamata fossa dei leoni (lago de' leoni)] Ratto sopra l'Intelligentia dell'Evangelio corrente sopra l'operatione che fa' lo Spirito Santo nelle creature, e sopra l'Intelligentia di sé stessa. Cominciato all'undici hore e terminato alle 23 1/2. Domenica mattina, prima festa dello Spirito Santo, addì 9 di giugno, ritornò in ratto la detta diletta Anima che era, come è detto, intorno all'undici hore e stata al' solito suo per un buon pezzo cheta, cominciò poi a parlare con le sequente parole del' santo Evangelio: "Si quis diligit me, sermonem meum servabit (Jo. 14,23). ----- Pacem relinquo vobis. Pacem meam do vobis non quomodo mundus dat, ego do vobis (Jo 14,27). ----- "Hanno a custodire il' tuo sermone, sì, s'havevono a custodire. Era giusto che havessino quella possibilità che era necessaria havere per custodire una cosa di tanta importanza e valore. Havevono a custodire e' tua doni, sì, et tutte le cose procedente da te, le quale non sono altro che un certo saporoso gusto della tua sapientia e scientia. ----- "Et che si contiene in questo tuo sermone, se non un compendio, e regola nostra? Un triangolo dove si ha a riposare l'anima. Una ferma e stabilissima pietra dove si ha a edificare quell'alto e bassissimo edifitio. Un nutrimento dell'anima, però che //69// non è manco necessario la tua parola uscita da te che sia tu stesso in questo peregrinaggio, perché che ci gioverebbe la tua unione, se non havessi proferito quelle dolce parole: Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in eo (Jo. 6,56-57)? ----- "Ha, che io veggo fare a Dio come fa uno svisceratissimo padre quando vuole andare in lontan paesi, che provede a' sua figliuoli non solo da dilettarsi, sollevarsi e nutrirsi, ma ancora gli provede d'arme difensive e offensive. Tanto fa il' Verbo, che cominciò sino nella sua infantia a provedergli, non con le parole ma con l'esemplo. ----- "Cominciò poi con le sua sapiente e inscrutabile parole, et poi con le sua maravigliose e potente opere, e poi col' Sangue, a provederci arme da difendere e offendere. Qual cosa, qual creatura, qual feroce animale, qual Demonio, potrà nuocere a quell'anima che è vestita di Sangue? Qual è più forte arme defensiva che quella della croce? ----- Et che sarebbe la creatura senza il' verbo procedente da te, Verbo, dico la tuo parola? Sarebbe appunto come un pesce fuor dell'acqua, come il' soldato senza arme e come il' cacciatore senza l'uccello. ----- "Chi è contaminato dall'infedeltà ricordisi di quelle parole: che chi non crede di già è giudicato (cfr. Jo. 3,18) et di quell'altre: chi ha fede comandi a' monti che l'ubbidiranno (cfr. Mt. 17,19) e ciò che chiedranno nel' nome del' Verbo gli sarà dato: Quodcunque petieritis Patrem in nomine meo dabit vobis (Jo, 15,16). ----- "Chi è superato dall'odio del' suo fratello si ricordi di quelle parole che disse: In hoc cognoscent omnes quia discipuli mei estis: si dilettione habueritis ad invicem (Jo.13,35). Ma //70// quelli che sono stanchi delle fatiche, tornigli a mente quella altra parola: se sarete perseguitati per me in questo breve tempo, sarete poi remunerati in eterno (cfr. Mt. 5,11), mundus autem gaudebit, vos vero contristabimini, sed tristitia vestra vertetur in gaudium (Jo. 16,20). "Chi gli pare di non haver di poter fare a suo modo, ricordisi di quelle parole dette con tanta liberalità: Qui fecerit voluntate Patris mei qui in celis est, ipse meus frater, soror et mater est (Mt. 12,50). "Chi si dolessi che non gli fussi fatto il' giusto, e che sia dato il' male all'amatore del' bene et il' bene all'amatore del male, ricordisi di quelle parole: Redet unicuique secundum opera sua (cfr. Ps. 61,13). ----- "Chi non può continuare nel' bene e in far l'opere sante, si ricordi di quella parola: Qui perseveraverit usque in finem hic salvus erit (Mt.10,22). "Chi non può haver patientia nelle cose adverse, si ricordi di quell'altra: In patientia vestra possidebitis animas vestras (Lc. 21,19). "Chi stesti in dubbio quando s'ha amare il' prossimo, ricordisi di quella sententia: Diliges proximum tuum sicut te ipsum (Mt. 10,22). "Et chi gli par fatica ha essere humiliato e abbassato, gli venga a memoria quelle parole: che chi non diventerà come un parvolino, non entrerrà nel' regno de' cieli (cfr. Mt. 18,3) et di quell'altre: Qui se exaltat humiliabitur, et qui se humiliat exaltabitur (Mt. 23,12; Lc. 14,11). "Chi gli par grave di havere a servire e esser suggetto, si ricordi e gli torni in mente di quelle parole: Ego in medio vestrum sum sicut qui ministrat (Lc. 22,27)." //71// Doppo che fu stata alquanto cheta, cominciò a parlare in persona dell'eterno Padre: "O diletta e preeletta mia, non penetri, non intendi, non vedi, non gusti che le parole del' mio Verbo sono quella scala che vedde Jacob, dove descendevano e ascendevano gli Angeli, la cui summità toccava il' cielo (Gn. 28,12)? "Ma questa scala del' mio Verbo è più alta perché si posa nell'anima e arriva sino all'intrinsico mio. Et quanto più l'anima s'humilia, tanto è posta più in alto questa scala, di modo che arriva sino all'intrinsico mio. Et non andrà sola questa anima, no, per essa scala, ma sarà accompagnata da triplicata compagnia sendo tre e' personaggi che descendono e ascendono per quella. "Il' primo personaggio è il' mio Verbo, che la discese per quelle parole che io dissi a quel mio fedel servo Abraham: Per memetipsum iuravi (Gn. 22,16), et quel che segue: Multiplicabo semen tuum sicut stellas celi (Gn. 22,17). Nelle qual parole giurai di mandare esso mio Unigenito a incarnare. "L'altro fu quel nobile, bello, gratioso e dignissimo paraninpho e perché voi gli date il' nome, lo darò ancora io, dico l'Archangelo Gabbriello che portò la nuova del' discendimento di esso mio Verbo già humanato per affetto d'amore. Et questo fu il' secondo che scese giù per questa bella scala. "Il' terzo poi non fu un solo, ma mille e mille, et questi furono una infinita moltitudine di Angeli e Spiriti beati, dico di tutte le Hierarchie celeste, che sceson giù per essa scala et come dignissimi paraninphi venivon a invitare et eccitare l'anime de' fedeli a salir per //72// essa. Il' Verbo ascende e ritorna nel' mio seno per quelle parole che lui stesso disse: Ascendo af Patrem meum et Patrem vestrum, Deum meum et Deum vestrum (Jo. 20,17). ----- "Hor purché tu intenda come esso mio Verbo discese per questa scala, ti voglio dire, per tua capacità, che esso discese, dico la divinità, per quelle parole che già t'ho dette, tanto ascosamente proferite: Per memetipsum juravi, mosso dall'amore per adempire esso mio giuramento, che sendo proferito da me, che sono inscruttabile e incomprensibile, non ci era chi potessi esser capace di intendere la grandezza di esso juramento se non esso mio Verbo che è equale a me, né manco ci era chi potessi adempirlo. ----- L'anima e l'humanità sua, ascese e discese per quelle parole proferite da lui nell'istessa humanità: Exivi a Patre et veni in mundum, iterum relinquo mundum et vado ad Patrem (Jo. 16,28). Ecco, figliuola, come questo primo personaggio discese e ascese per detta scala. "Il' secondo dell'Archangelo Gabriello discese per quelle parole del' cantore dello Spirito Santo mio, della promessa fattagli da me di esso mio Verbo: De fructu ventris tui ponam super sedem tuam (Ps. 131,11). Ascese poi per quell'altre (se ben non proferite da me) dallo Spirito Santo mio, che è con meco una stessa cosa, mediante quel puro strumento di Maria: Ecce Ancilla Domini (Lc.1,38). "Il' terzo personaggio delle Hierarchie risaggono per essa scala per quelle parole che disse la mia Verità: Regnum meum non est de hoc mundo (Jo. 18,36), nelle quale //73// dimostrò che l'habitatione sua e de' sua eletti non era nel' mondo. Et però ritornando essi Angeli per essa scala, dimostravono che volevono stare nel' regno del' lor Signore. ----- "O non ti pare ch'el' mio Verbo habbi fatto una suave, bella e facile scala per condur l'anime al' suo regno, con le parole che come saette penetrano il' cuore di esse anime, e le fanno muovere e svegliare a eccitare non solo a salir loro ma ancora le altre creature? Et chi si potrà scusare di non la poter salire? Et chi mai potrà dir di non intendere le parole dette dal' mio Verbo, se non quelle che hanno il' cuore pien di superbia? ----- "Per essa sale ancora la creatura creata da me, et cammina per la via fatta dal' mio Verbo, et si conduce ancor lei per essa scala alla sua habitatione a participare della glorificatione e clarificatione, che è il loro ornamento. ----- "Parravvi forse potervi scusare se' vostri peccati meriton l'inferno? Con lo scusarvi ne meriteresti altri, e tanti! Ben disse quello che era secondo il' cuor mio: Ad escusandas escusationes in peccati (Ps. 140,4). "Parravvi forse faticoso il salire, poi che e' pueri di un anno, son corsi tanto velocemente per essa? La suavità e amenità di questa scala è tanto grande che attrae, come fa la calamita il' ferro, et se non havessi il' mio Verbo proferito mai altre parole che quelle: Ego sum via, veritas et vita (Jo. 14,6)! ----- "Sai, figliuola, come io risguardo quelli che saggono per questa scala? Gli risguardo alcuni come parvolini che quasi non muovono il' passo; alcuni poi gli risguardo come quelli che muovono il' passo, ma in ogni modo vanno molto lentamente; altri poi che //74// caminano, e altri che corrono. Ma tutti, per la mia bontà, gli risguardo con la pupilla dell'occhio mio. ----- "E' pusillanimi son que' parvolini che affatica per che muovino il' passo, perché vanno con tanto timore che non pare mi conoschino quello Dio di bontà che sono, et così che sia lor creatore e plasmatore. Et questi tali non possono veramente dire: Manus tue Domine fecerunt me et plasmaverunt me (Job 10,8; Ps.118,73), et oculi mei sempre ad Dominum (Ps. 24,15). Et non mi tengono come lor Padre, ma per giudice. ----- "Quelli poi che spiccono il' passo ma vanno molto adagio e lentemente, sono gli inconsiderati che in un tratto voglion fare un salto, e ritrovonsi adreto. Et a questi tali, se non mozzassi lor la via, anzi tagliassi lor le gambe, non si condurrebbon mai et essi non confessono la mia sapientia e non posson dire di non declinare quando alla destra e quando alla sinistra: Non declinabitis neque ad dexteram neque ad sinistram (Dt. 5,32). "Gli altri che caminano e non corrono, son quelli che camminano con charità ma non son morti, però non camminano con charità morta. Et questi tali non niegono la mia bontà, né la mia sapientia, ma sì bene la mia purità, et non posson dire quelle parole del' mio Propheta: Cor mundum crea in me Deus (Ps. 50,12), non conoscendo essa purità. Et questi solo camminano ma non corrono, però che vanno con il' conoscimento della charità sì, ma però non è morta. Et essi non niegono che io non sia Dio e che non sia verità, ma non conoscono la mia purità, a tale che niegono il' mio esser di purità che è un esser senza //75// principio e senza fine, non lo niegono con parole e desiderio, ma con l'opere non morte. ----- "Alcuni poi ci sono che corrono, ma rari, vè! Et questi son quelli che corrono morti, però che non sanno che cosa si sia Dio, né Angeli, né Santi, né creatura, né purgatorio (con sentimento), ma con intelligentia e con l'affetto. Et questi tali corrono in tutto morti, et fanno al' contrario di voi costaggiù che quanto più siate vivi tanto più correte. Et questi quanto più son morti, e stati in essa mortalità, tanto più velocemente corrono, di modo tale che si conducono al' mio seno e alla caverna del' mio Verbo, che proprio per loro l'ha fatta. Et non niegono questi la mia bontà, sapientia e purità, ma la confessono con una vera, fervente e morta confessione, et posson dire: In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum (Jo. 1,1). ----- "Tale ricerco che sia tu, anzi ti constringo e sforzo che venga a questo, et per farti acquistare questa vita morta il mio Verbo vuol suttrarre il' sentimento della mia gratia. "Et questi tali posson dire: Vivo ego iam non ego (Gal. 2,20), ma vive veramente in me la purità dell'essentia di Dio, per participatione. Et se domandassi loro che cosa è Dio, non te lo saprebbon dire, ma sentiresti cominciargli a narrare la sua grandezza e immensità né saprebbono ancor dire Dio, e la tale e la tal cosa fa il' tale e il' tale effetto, ma con una fervente confessione sempre lo confessono, ancor che a loro paia di tacerlo. ----- "Non ti par, figliuola, questa una amplissima e amena e bella scala?" ----- //76// Risposta: "Certo, sì Padre. ----- "Si quis diligit me sermonem meum servabit (Jo. 14,23). ----- Pacem meam do vobis. Pacem relinquo vobis: non comodo mundus dat, ego do vobis (Jo. 14,27)! ----- Ma quante cose si contengono in questa: Pacem meam do vobis. Non come la dà il' mondo, no, no, Verbo. "Do' la dai e a chi la dai? Donativo tanto grande, donativo tanto sicuro, donativo spirato dalle tre divine Persone. ----- Conferito dal' Verbo humanato, preso dalla creatura rigenerata, assunta e attratta dall'unità della Trinità. ----- Conferita e manifestata nella più secreta parte dell'idea tua". ----- Qui poi che fu stata al' quanto cheta e molto attenta, cominciò a parlare in persona dello eterno Padre: ----- "Fu data questa pace imparadiso nel' throno della Trinità, fra la divinità e l'humanità, fra il' Verbo e Maria, fra Maria e il' Verbo, fra il' Verbo e la creatura, fra la creatura e il' Verbo. ----- "Nel' throno della Trinità fu data. Et quando? ----- Ab eterno, non si può intendere né investigar il' principio. "È data con uno spirare del' Padre nel' Verbo, e del' Verbo nel' Padre e nello Spirito. Et fu data questa pace tra noi tre Persone divine e una in essentia, et fu una pace di spirare, nella quale fu conceputo e destinato di creare quel nobile Spirito delli puri Angeli; e non fu data questa pace solo una volta, ma più volte si dette tra di noi tre //77// divine Persone. ----- "Si dette molto più essa pace quando nel' risguardo che facemo l'una Persona nell'altra si concepì il' già concetto huomo. Et non fu essa pace di spirare ma di risguardar, nel' qual risguardo c'invaghimo tanto della grandezza e bontà di noi, che senza desiderare desideramo d'un desio immenso di comunicare questa nostra bontà. "Et non trovando chi fussi capace di poter ricevere tal comunicatione, sendo io Dio comunicabile per me stesso, deliberammo di creare il' già concetto huomo a nostra immagine e similitudine, mostrando in ciò il' maggiore amore che potessi mostrare con dargli essa nostra immagine e similitudine, non havendo fatto ciò in nessuna dell'altre creature. "E così fu creata una nuova trinità acciò ancora in essa si potessi dare questa pace. E sì come la prima fu data nel' throno della Trinità, così questa seconda fu data nel' seno mio e nell'intrinseco del' mio Verbo humanato inanzi che si humanassi, e nel' cuore di esso Verbo, che era humanato, inanzi che la creatura fussi creata nell'essentia di essa Trinità. "Era ben giusto che si mostrassi sì ampia via a questa nuova trinità, creata per ire a fruire la Trinità increata. Et essa via era necessario che l'insegnassi un gran personaggio, et l'insegnassi più con opere che con le parole, acciò che ciascuno potessi camminare per essa liberamente. "Onde essa Trinità increata si mosse a mandare quel degno personaggio del' mio Verbo, una di noi tre divine Persone, a mostrargli e a insegnargli essa via, et esso insegnò a questa trinità creata della creatura e' modi che haveva a tenere per camminare in essa via con tante sua dolce et amene parole. Et non solo con le parole, ma molto più con l'opere, andandovi lui innanzi acciò voi lo seguitassi mediante l'opere più che con le parole; e non solo gli //78// bastò insegnarvela, che ancora esso stesso si fece via dicendo esso: Ego sum via (Jo. 14,6). "Et il' tutto ha fatto perché essa trinità creata, potessi andare a fruire la Trinità increata, che solo per questo fu creata la creatura. ----- "Fu data poi la pace tra il' Verbo e Maria non con ispirare, né con risguardo come l'altre dua, ma con compiacimento; però che risguardando la Trinità in Maria, tanto si compiacque in lei ch'el' mio Verbo si mosse a venire ha incarnare in lei, et da se stesso prese l'humanità, operando ancora lo Spirito Santo et la virtù di me, Padre, che obbunbrò Maria. "Et questo fa il' frutto del' cuore del' Verbo humanato inanzi si humanassi, però che stando esso nel' mio seno, compiacendosi in se stesso, concepì in esso suo cuore esso mio Verbo humanato, inanzi che si humanassi, uno sviscerato amore di compiacersi nella creatura creata procedente da esso compiacimento di se stesso. ----- "Et fu tale e tanto esso amore di compiacimento verso la creatura, che lo fece scordare del' tutto di se stesso, dico dell'esser della suo grandezza, di modo che, senza deliberarsi, si deliberò di voler ricreare essa creatura, tornandola a quel primo stato d'innocentia e purità nel quale io prima l'havevo creata. "Et vedendo essa non essere atta per la già persa purità e innocentia, et per il' peccato havere in modo debilitato il' libero arbitrio, e non si poteva da sé aiutare, maggiormente riscaldato da questo amore, si mosse a voler fare quest' opera dell'incarnatione. "Et ancora che esso amore fussi sempre stato ab eterno in somma pienezza nel' cuor di esso mio Verbo, non dimeno, nella resolutione di volere adempire esso compiacimento di //79// humanarsi, crebbe tanto che soprabondando traboccò di fuori con un distillamento di superfluentia descendente in Maria. ----- "Et per darne una similitudine e fartene più capace, fece il cuor di esso mio Verbo sì come un vasello pieno di pretioso licore, che mettendolo al' sole, pel' gran calore che sente, comincia a ribollire et quanto va crescendo più il' calore che sente, tanto più rinforza, a tale che crescendo e soprabondando, la pienezza sua trabocca di fuori, et se lo tocchi all'hora maggiormente soprabonda e versa. "Tanto avvenne al' cuore di esso mio Verbo, che sendo mosso da se stesso a incarnarsi (ancor che ab eterno nell'idea della Trinità fussi incarnato), mediante esso amore di compiacimento, che in quell'instante riscaldò tanto esso vasello del' cuore del' mio Verbo facendolo di modo soprabondare quella sua pienezza che, traboccando di fuori il' suo distillamento, s'infuse in Maria et attraendo dal' suo cuore de' sua purissimi sangui, formò e organizzò di essi, nel' suo virgineo ventre, quel sacratissimo corpo, quale assumendo esso mio Verbo, in uno istante fu fatta la incarnatione e fu unita la deità con l'humanità, et così fu data la pace tra il' Verbo e Maria. ----- "Rende poi Maria questa pace al' Verbo". [Anima] ----- "O, non so, non intendo come Maria potessi render questa pace al' Verbo, che creassi quel che era increato, e dessi l'essere a quel che dà l'essere a tutte le cose. "O Maria, per la tua purità gli rendesti questa pace. La purità è la fonte d'ogni essere. E questa pace non è di spirare né di risguardare, né di quel tanto poco conosciuto e amato compiacimento, ma di un respirare che fece Maria nel' //79// Verbo. "Et che fai con questo respirare, che non puoi creare gli Spiriti angelici perché di già erano creati da quello che è maggior di te? Non puoi crear l'huomo, che era ancor lui creato. "O dunque, in che modo puoi render questa pace al' Verbo? ----- Rende Maria essa pace al' Verbo ricreando l'Increato, dando compimento e restaurando la natura angelica, e ricreando la già creata e plasmata creatura. Rese la pace al Verbo ricreando l'Increato. "Et come? Nel' respirare che fa nell'idea di te, Padre, proferendo quelle parole: Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum Verbum tuum (Lc. 1,38), nelle qual parole fece quel respiramento, acconsentendo al' voler della S.ma Trinità, conformando la volontà sua con quella di essa, per la qual conformità fu fatta l'incarnatione in lei dell'eterno Verbo, e in questo modo rese Maria essa pace al' Verbo. "Gliene rese ancor Maria ricreando l'Increato, togliendogli il' suo essere, e rendendogli il' suo essere. ----- "Gli tolse il' suo essere, per modo di dire, facendolo diventare di Dio huomo, ancor che esso fussi sempre Dio e huomo, huomo e Dio. ----- "Gli rese il' suo essere, con dare a esso Verbo un essere che esso potessi patire, sendo esso impassibile; per il' qual patire venne a ricreare la creatura già creata et la fece diventare un altro Dio per participatione e unione; per la quale unione essa creatura divenne atta che tutta la Trinità potessi del' continuo riposarsi in lei et far con seco la sua mansione, et così essa similmente riposarsi nell'essentia della deità per unione di charità e d'amore. "Et in questo modo rese ancor Maria la pace al' Verbo, però che mediante lei fu dato il' complimento a quell'amore di compiacimento, generato nel' cuore di esso //80// Verbo stando nel' seno di te, Padre, procedente dal compiacimento di se stesso, sendo la creatura divenuta con seco una stessa cosa, sì come esso tuo Verbo disse. Ego sum vitis et vos palmites (Jo. 15,5). Et fu data questa pace nel' Sacratissimo ventre di Maria". ----- [Padre] "Charissima mia figliuola, concorse e consequentemente dette ancora Maria quella pace che fu data nell'essentia dell'idea mia, che fu di spirare, nella qual pace fu destinato di creare gli Angeli; e perché lei non poteva creare la natura angelica, quale di già era stata creata da me, increato e inscrutabile Dio, gli dette e conferì la sua restauratione. "Et fece compìto l'aspirante desiderio che essi Angeli havevano della dilatatione della gloria e honor mio, havendo conosciuto nell'essentia dell'idea mia quanto fussi degno di gloria e honore, ancor che per me stesso non havessi di bisogno, sendo da me stesso e per me stesso glorioso. Fu restaurata essa natura angelica mediante la restauratione dell'huomo fatta da esso mio Verbo per mezzo di quell'essere che ricevette da Maria, che fu l'humanità. "Fu poi ancor compìto il' desiderio di essi Angeli per mezzo di Maria, però che vedendo essi la creatura, mediante l'incarnatione e patir del' Verbo in quell'humanità assunta da Maria, rendersi grandemente atta a glorificarmi e honorarmi, ne fecion gran festa, vedendo adempirsi esso lor desiderio della dilatatione della gloria mia, et maggiormente dandosi l'un l'altro la pace per l'unione che fece all'hora la natura angelica con la natura humana, d'onde da indi in poi gli huomini si sono domandati Angeli, et essi Angeli portano singulare amore alli //82// huomini e reverentia. "E' tenuto per gran dono che Dio gli habbia dati per guardia e custodia di essi huomini; et però nella natività di esso mio Verbo lu sentito cantare in terra da essi Angeli quel bel canto: Gloria in excelsis Deo et in terra pax (cfr. Lc. 2,14), dove che facendosi all'hora una perfetta unione fra essa natura angelica e humana, scontrandosi insieme gli huomini e gli Angeli, si detton la pace l'un l'altro con grande allegrezza. "Et tutto fu per mezzo di Maria. "Et non fece qui fine questa pace, ma molto maggiormente se la detton poi quando esso mio Verbo se ne ritornò al' cielo con l'humanità, con gran trionfo e gloria, conducendo seco quelle benedette anime de' santi padri, primo frutto dell'acquisto che haveva fatto esso mio Verbo humanato mediante questa incarnatione, natività e patir suo, a' quali subito con somma liberalità fu dato loro la glorificatione e unione mia, che era il' frutto dell'humanità di esso mio Verbo, dove ne venne a seguire una maggiore, anzi perfetta dilatatione della gloria e honor mio, dalla cui dilatatione ne redundò in essi Angeli una maggior gloria ancor che sempre innanzi fussino stati sommamente gloriosi, et ancora una maggior glorificatione con la deità mia. Onde essi con nuovo giubilo e festa, unendosi con quelle Anime già fatte beate e gloriose, si dettono insieme una pace di somma pienezza, di perfetta letitia, contento e gaudio inenarrabile. "Et la volsono ancor participare costaggiù in terra con quelli che erano le primitie del' mio Verbo, apparendo loro in vestimento bianco, non solo per manifestatione del' gaudio e letitia loro, ma ancora per segno di dimostratione di quella //83// bianchezza e purità nella quale era ritornata la creatura per la restitutione fattagli dal' mio Verbo dello stato dell'innocentia nella qual prima essa era stata creata. Et sì come nel' principio di questa pace si fecion sentire alli huomini con quel canto di letitia, così nel' fine et compimento di essa pace si mostrorno loro in quel vestimento bianco di gaudio e letitia. "E ogni volta che un' anima viene in paradiso e si converte un peccatore, si rinuova questo gaudio e questa letitia a essi Angeli (cf. Lc. 15,10), vedendo di mano in mano il' frutto del' Verbo humanato, nella qual letitia e gaudio si danno nuovamente la pace l'un l'altro. ----- "Dette ancor Maria, anzi concorse e consequentemente dette quella pace che fu data tra le tre divine Persone, che fu di risguardo, nella quale fu concetto il' già concetto huomo, e creato una nuova trinità. "Et non potendo essa creare la già creata creatura, la rese atta mediante l'esser dell'humanità che essa dette al' Verbo alla vision di Dio, dico a poter fruire essa visione e sua glorificatione. E gli dette il' dono dell'immortalità, che se bene prima essa creatura haveva l'inmortalità, era non dimeno peggio che mortalità però che se il' Verbo non havessi assunto l'humanità di Maria, per mezzo della quale fu fatta atta la creatura di poter ricevere la vision mia, nella qual visione consiste la sua beatitudine, dalla qual beatitudine esse ne vien fatta immortale, la qual immortalità se ben l'haveva come detto è per il' peccato era non dimeno divenuta molto miserabile, di tal modo che desiderava in un certo modo non haverla, vedendo esser priva per sempre di essa beatifica visione mia se l'mio Verbo per mezzo di Maria non gnene rendeva. "Et così fu ancora per mezzo di Maria ricreata la già creata e plasmata creatura nel' modo detto et si //84// mostrò maggior amore in ricrearla e rendergli lo stato della purità e innocentia, che non fu in haverla creata in esso essere così puro e innocente, del' quale se ben vedevo essa con offendermi si doveva privare, non dimeno però non l'haveva fatto. "Ma in essa sua ricreatione havendo di già offeso grandemente la deità mia, et privandosi di essa purità e innocentia per il' peccato commesso, non haveva modo alcuno di rihaverla né di rappacificarsi con noi. Et ancora più che sendo divenuta essa creatura tanto tenebrosa per la già persa innocentia e peccato commesso, per la gran cecità sua non vedeva la miseria nella quale essa si ritrovava, di modo che non si curava né cercava di uscirne. "Onde fu necessario che tutta la Trinità si movessi, senza esser mossa da essa creatura, e anzi sendogli contraria. Et però l'amore fu solo quello che mosse a far noto alla creatura il' bene che gli haveva a fare il' mio Verbo venendo in terra, et darne lume con le figure e profetie date a' patriarci e profeti antichi e le promese fatte loro, le quale se ben erano in figura innanzi che esso venissi, non dimeno per la venuta sua si havevono ha adempire in verità. "Et tutto si faceva acciò che essa creatura si movessi a desiderare e chiedere esso Verbo, non sendo conveniente che esso fussi dato senza essere almeno chiesto e desiderato. "Et però fu maggior cosa la redentione che la creatione, conciosiaché non solo si rese in quella a essa creatura lo esser dell'innocentia che di già haveva perso, ma ancora gli fu conferito molti doni. Et fu maggior ancora quanto alla deità, sendoci necessario adoperare maggior amore, sì per esser di già stata offesa; et ancora per non si muovere la creatura a chiedergli la pace. Onde essa da se stessa, mossa solo dal' puro amore suo, //85// fece questa pace mediante il' Verbo che volse humanarsi in Maria. "Fu conferito ancora a essa creatura molti doni, et prima che fatta capace della deità mia e della mia visione, nella quale consiste ogni sua beatitudine. La glorificatione, la fruitione e comunicatione di me e di tutti e' mia beni. "Et il' maggior di tutti questi doni fu dargli la divinità mia in esso mio Verbo e farnela partecipe, nel' qual dono esaltai tanto l'humanità, che non solo la condussi al' cielo acciò fruissi la vision mia e fussi glorificata, ma la condussi ancora nel' throno della Trinità e nel' seno mio, collocandola alla mia destra, dandogli in esso mio Verbo ogni potestà in cielo e in terra, tanto che l'humanità vostra divenne una delle tre persone della Trinità e fu esaltata in esso Verbo in gran gloria e grandezza. "Et sendo participante la creatura, per l'unione fatta con esso Verbo, di ciò ch'è in esso, venne ancora a essere participante di tutto il' suo honore, esaltatione, gloria e grandezza; e ciascuno più o meno partecipa di essa grandezza, gloria e esaltatione del' Verbo et alla visione, fruitione e comunication mia, secondo che più o meno sono stati e' sua meriti. "Et similmente ciascuno tanto più intende dell'essentia della divinità mia, quanto più conserva quella purità e innocentia che essa ricevè nel' santo battesimo, la quale gli fu resa dal' mio Verbo mediante Maria nella recreatione che fece della creatura, a tale che essa creatura più partecipa e più intende (se più si può dire) dell'essentia di essa mia divinità, deità, del' mio essere eterno, senza fine, et di quell'unione che fece il' Verbo con l'humanità, quale a voi mortali è occulta e incognita, dico il' modo come la fu fatta, che non fanno gli Angeli però che sendo creati essi Angeli in somma purità, subito furno confirmati in //86// gratia e non hanno havuto a durar fatica e patire per mantenerla. Ma la creatura, se bene è creata pura sì come essi Angeli, non dimeno gli è bisognato grandemente affaticarsi e patire per mantenerla e conservarsi in essa, onde è ben conveniente che essa più partecipi e intenda, sendosi più affaticata "Et tutti essi doni e gratie gli ha havuti e conseguiti mediante Maria, sendo lei stata mezzana di questa recreatione fatta dal' mio Verbo. "Però che se bene innanzi che esso assumessi di Maria l'humanità, et patissi e morissi in essa, vi volevo dare la gloria, sì, e se Adamo non peccava, vi harei menato in paradiso, sì; et il' Verbo si sarebbe incarnato, sì; ma non sarebbe stato trionfatore, ma glorificatore. Et la gloria che vi harei data sarebbe stata imparte da voi, sendo che vi caresti mantenuti in quella purità nella quale io vi creai. "Ma se bene haresti havuto essa gloria e fruito la visione della deità mia, insieme con la comunicatione e altri doni appartenenti a essa gloria, non di meno non gli haresti havuti in tanta grandezza e con quella capacità e intelligentia come gli havete havuti poi ch'el' Verbo à sparso il' Sangue, havendo abbellito e adornato più l'anime vostre che non erano in prima, le ha rese più atte a essa mia unione, e mosso me a mostrare a voi maggiore amore, dandovi più amplamente a vedere e fruire me sì come sono. Et tanto sarebbe stato differente quella gloria che vi harei data, se esso mio Verbo non si fussi humanato, da questa che vi dò hora, quanto è differente la creatura da me. "Dunque, charissima mia sposa del' mio Unigenito, vedi quanto Maria sia stata giovevole alla creatura per //87// haver resa questa pace al' Verbo, mediante la quale n'è venuto in voi tanti beni. Et havendo ancora essa concorso con la Trinità eterna, conseguentemente ha cooperato a tutte quelle pace che ab eterno sono state date dalla deità mia. "Et la prima come è detto, che fu di spirare, fu data nel' throno della Trinità nell'idea mia, nella quale fu destinato di creare quel nobile spirito dell'Angelo, alla qual pace concorrendo ancor Maria, se bene non potette far l'opera che in essa fu fatta di creare essi Angeli, concorse non dimeno e cooperò di modo che fu restaurato il' numero loro mediante l'essere che essa dette al' Verbo, e compìto l'aspirante desiderio loro dell'honor mio, per il' che la natura angelica molto maggiormente fu nobilitata e ingrandita. "Concorse ancor Maria a quella pace che fu di risguardo, la quale fu data tra noi tre divine Persone nel' risguardare che io feci nel' Verbo e il' Verbo in me e nello Spirito Santo, donde fu creata quella nuova trinità dell'huomo. "Et non potendo Maria creare esso huomo già da noi creato, cooperò con noi di ricrearlo mediante l'incarnatione che fece esso mio Verbo in lei. Et consequentemente concorse e dette essa pace rendendo la creatura atta a ricevere la mia beatifica visione e sua glorificatione, nella quale ci si concluse drento quella pace di compiacimento che fu data nel' mio seno et nell'intrinseco del' mio humanato Verbo inanzi che si humanassi, e nel' cuore di esso Verbo. Et fu quella che dette a lei, e che essa gli rese con quel respirare che fece dicendo: Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum Verbum tuum (Lc. 1,38), conformando la volontà sua con quella //88// della deità mia. Et fu detta pace che Maria rese al' Verbo di respirare, la qual pace fu resa e data nel' suo sacratissimo ventre, onde in essa e per essa Maria, furono concluse tutte queste pace et fatto fu di tutte una sol pace: Pacem meam do vobis, pacem relinquo vobis (Jo. 14,27), disse il' mio Verbo". ----- Et qui si fermò di parlare per al' quanto. Di poi disse in persona sua: "Doppoi, questo eterno, assunto e humanato Verbo dette la pace alla creatura. ----- Et che pace è questa, o Verbo? Pace di unione, la quale unione fa diventare la creatura un Dio per participatione, et Dio huomo per amore. ----- Questa pace d'unione data dal' Verbo alla creatura, la rende atta a ricever la creatione, ricreatione e glorificatione. "Ardirò di dire che è stata maggiore l'operatione che ha fatta Maria in quella del Verbo, che quella che fa il' Verbo con la creatura, perché Maria unì Dio all'huomo, e il' Verbo unisce l'huomo a sé et è maggior cosa unir l'altezza alla bassezza che la bassezza all'altezza. "Fu ancora maggiore l'opera che fece Maria, perché non poteva fare che Dio facessi a suo modo se non si inclinava da se stesso e per se stesso. Ma el' Verbo può ben fare che la creatura facci la suo volontà, anzi nessuno può resistere a essa sua volontà, ma non lo vuol fare perché l'ha creata libera. "Et fu maggiore l'unione che fece Maria perché se essa non havessi fatto prima questa unione, esso Verbo non harebbe poi fatta quest'altra unione con //89// l'huomo, dalla quale unione di Maria fu pacificato l'huomo con Dio e reso atto a ricevere la vision di esso Dio e la gloria ab eterno statagli preparata. "Et da questa unione di Maria ne nacque poi essa pace di unione che dà Dio alla creatura, et essa unione ci rende atti a ricevere la comunicatione della deità con noi sua creature et tanti suoi doni e gratie quanto esso ci conferisce; che pure tanto si estese in questa sua comunicatione con noi, che non solo gli bastò havere assunto l'humanità nostra e in essa havere peregrinato quaggiù con noi trentatre anni, e haverci dato il' pretiosissimo Sangue suo in redentione, che ancora fece più lassandoci se stesso nel' Santissimo Sacramento per esser con noi sino alla consumatione de' secoli (cfr. Mt. 28,20), come esso disse, et perché potessimo far con lui essa unione ogni volta che volevomo. "O unione alta e subblime, quanto sei degna et inexcogitabile a noi, se bene con noi fatta e da noi presa in quel modo che possiamo esser capaci, concorrendoci però dal' canto nostro la dispositione! Et questa è la pace che dà Dio alla creatura. Pace d'unione! O unione, o unione! ----- "Pacem meam do vobis (Jo. 14,27). Ce la dà, ma non come dà il' mondo, perché la pace che dà il' mondo la dà con diletti, con ricchezze e con piaceri, et questa non è vera pace, perché pigliando essa conduce poi a una continua guerra. Ma la pace che dà il' Verbo è al' contrario, però che in questo mondo è di affanni, tribulatione e persecutione, ma poi conduce a una quieta e tranquilla pace. ----- "Pace; e che cosa è pace? Una tranquillità di cuore. Et chi ha questa pace vive sicuro, e d'ogni cosa si quieta in Dio. ----- //90// "Rende poi la creatura la pace al' suo Creatore, ma che pace è questa? Non l'intendo io. Quella di Maria l'intendevo un poco, ma questa non l'intendo punto. Non so in che modo possa rendere la creatura la pace al' suo Creatore. "Et che pace è questa? ----- Pace di lode e ringratiamento. "Nella pace che il' Verbo dette alla creatura ne participò l'intrinseco e l'estrinseco di essa creatura. All'intrinseco, cioè all'anima, fu dato la sua dote, unione, fruitione e l'altre. All'esteriore, cioè al' corpo, rese l'immortalità e l'altre. "Così vuole e ricerca che la pace che gli rende l'huomo, gliene renda con l'intrinsico e con l'estrinseco. "All'estrinseco s'appartiene la lode che si fa con la bocca, e non solo vuole che lo laudiamo con la bocca, ma che accompagniamo a essa il' cuore. Vuole che lo laudiamo di laude pura e bella, perché non est speciosa laus in ore peccator (Sir. 15,9), et tanto più lo ricerca da noi che siamo obbligate a dire e' divini Offitii, perché dicendolo solo con la bocca, senza attentione di mente, non solo non sodisfacciamo all'obligo, ma offendiamo esso Dio perché facciamo credere a' prossimi di laudarlo puramente, il' cuor nostro è dilungi da lui. ----- "Ricerca ancora esso Dio dalla suo creatura il' ringratiamento, che è una cosa che s'appartiene più all'intrinsico del' cuore che all'estrinseco; il' quale ringratiamento procede dall'amor che s'ha a Dio e dal' conoscimento de' doni et gratie ricevute da esso Dio, e ci rende atti a ricevere in maggiore abbondantia di essi doni e gratie dalla somma liberalità dell'increato Verbo. Et la prima che concorse a esso ringratiamento fu Maria, che lo ringratiò e magnificò sì altamente quando la //91// disse e proferì, mossa dallo Spirito Santo, quel bello e divino cantico: Magnificat anima mea Dominum (Lc.1,46). "E questa è la pace che rende la creatura al' suo Creatore di lode e ringratiamento, et tal pace ricerca gli renda ogni creatura". ----- Qui si fermò per alquanto spatio, ricominciando poi a parlare in persona dell'eterno Padre, che al' proposito di questa pace gli replicò la sua probatione, confortandola e dandogli più avvisi, come si vedrà nel' subsequente scritto. "Figliuola e sposa del' mio Unigenito, ti replico che torni sempre al' principio del' tuo conoscimento, dico del' tuo non essere, perché se esso persevererà in te, sta pur sicura che sempre sarai unita a me et tutte queste pace saranno in te, se bene ti parrà essere in continua guerra, perché, come t'ho detto altre volte, in questa probatione che farò di te, usciranno fuora molti leoni, e verranno contro di te battendoti e dandoti pena. Et non solo nell'esteriore, ma ancora cercheranno con ogni lor forza entrare nel' tuo interno, se bene da me non sarà permesso sendo in te la medesima gratia che è di presente. "Et quanto più essi ti faranno forza, tanto maggiormente soprabonderà in te la mia gratia, ancor che senza sentimento o gusto alcuno di essa. "Et se essi vorranno suggerire alla tuo mente con darti ad intendere che questi doni non sieno da me, et se le creature ancor loro ti daranno spavento con dire che non sien vere, permettendolo io, sta pur //92// sempre ferma e stabile in me, non havendo timore delle cose passate, ne' ti fermare nelle presente, et non andare investigando le future. "Et se di molte ti potrebbono stimare per questa mia probatione manco unita a me e di manco perfettione che per il tempo passato, non sarà così. Anzi o mia charissima figliuola, essa probatione sarà segno chiaro e manifesto della certezza de' gran doni e gratie da me a te dati, dico della mia liberalità, e sarà essa probatione via et più chiaro e vero modo di condurti a maggior perfettione. "Sarai attorniata da grandissime battaglie, dalla destra e dalla sinistra, a tale che non saprai dove ti voltare, e talvolta stimerai che io non sia in te. Ma sappi che sempre starò con te purché t'ingegni con gran diligentia di andar sempre dreto al' mio intrinsico tiro, sì come hai fatto sino ad hora; et ancor che l'habbi fatto con grande studio, ti bisognerà non dimeno farlo con molto maggiore perché durerai maggior fatica a intenderlo e conoscerlo. "Quanto all'estrinseco, terrai la regola da me data in sino a tanto che non te ne dò nuovo lume, mettendo sopra tutto in opera la mia operatione". Risposta sua: "Che eterno Padre, sufficit mihi gratia tua (cfr 2 Cor. 12,9). Et se sarà meco il' tuo Verbo chi potrà contradire? Batteranno questa scorza, e se ne andranno nell'intrinseco. Se vorranno dar pena la daranno, ma non potranno però inquietare. Et se diranno che non sia, quieterò ogni cosa nel' tuo essere. Se mi metteranno nell'inferno, me ne andrò in cielo; et se in cielo, me ne andrò nell'inferno. Et se bene nell'eccesso mio dixi: non movebor in aeternum (Ps. 29,2), non dimeno in questa //93// brevità e lunghezza di tempo, surgendo su molte battaglie, so che harò da fare. "Ma che rimedio potrò pigliare, o Padre?" ----- Risposta: "Piglierai, o figliuola, il tanto a te replicato conoscimento del' tuo non essere. Te lo replico, e te lo replicherò e in tal tempo ti parrà stato breve questo mio replicare. "Fò a te come faceva la mia Verità alli suoi apostoli predicendo loro cose che dovevano loro avvenire e quanto havevano a patire, acciò che si preparassino al' tutto sapendolo inanzi. Et così dico a te tutto che ti debbe avvenire acciò che sapendolo ti prepari, e non ti paia poi tanto grave. "Sai come interverrà a te? Appunto come a quella sposa che ha per suo sposo un potente ricco e gran signore, e che un mendicante lo volessi avvelenare, dimmi che gli potrebbe fare di nocimento, che se pure lo pigliassi, esso suo sposo ha tanti rimedii contro a essi che poco o non punto gli potrebbe nuocere? ----- [Riprende in persona sua] "Pacem meam do vobis, pacem reliquo vobis. Non turbetur cor vestrum neque formidet, audistis quia ego dixi vobis: vado et venio ad vos (Jo. 14,27-28). ----- "Dice così il' Verbo perché vuol mandare lo Spirito suo. ----- "Questo Spirito è di consolatione, ma tu sei, o Santo, quella fonte segnata, quel rubo ardente, la colomba che uscì dell'archa di Noè, quella verga e le tavole della legge, et quella forte colonna. ----- "Tu sei quella colomba che esce dell'archa (cf. Gn. 8,11) dell'humanità del' Verbo. Questa colomba è lo Spirito spirante che havendosi a riposare in cose sì vile quanto è l'humanità nostra, //94// bisogna che passi per l'humanità del' Verbo. "Et dove si posa? In sù l'ulivo, e piglia alcuni rami di esso e gli porta nell'archa. Questo ulivo sono i cuori misericordiosi, non d'una certa misericordia, no, no, ma d'una certa mansuetudine più intrinseca che estrinseca. "Et essa colomba piglia e' frutti di esso ulivo che sono di lume e di nutrimento. ----- "E' rami di questo ulivo sono: uno la verità, un altro la misericordia, l'altro la giustitia e altro la prudentia. "Le grosse e belle ulive sono le anime sante che si riposano su' rami di esse virtù e tirano l'altre anime a Dio. "Vien poi la colombina dello Spirito Santo, e piglia essi rami, e gli conduce e riduce nell'archa, la quale non è come quella di Noè ma ha un certo ché di similitudine. "Questa è l'archa dell'humanità del' Verbo, nella quale la colomba dello Spirito Santo porta essi rami e quivi gli colloca, et di poi gli pianta nella Chiesa, dove gli fa fruttificare. "Non già che la colomba di esso Spirito stia sempre quivi, perché non ha luoco fermo, ma si riposa nell'essentia dell'idea dell'individua Trinità, e alcuna volta nelli Angeli et in quel benigno ballo delli Spiriti beati che stanno intorno alla S.ma Trinità. "Questo sacrato Spirito, per non trovare altro nome più degno, è quel rubo ardente che arde e non consuma (cf. Ex. 3,2). "Tanto facesti alli apostoli che non a guisa di colomba, ma in forma di fuoco te gli donasti molto ardente. Perché come fuoco, e non come colomba e altro? Perché havevono a consumare un certo ché d'infedeltà e timore che era in loro, et quel che hoggi tanto è nella Chiesa, dico un certo ché di tepidità. "Io con desiderio lo desidero (cf. Lc. 22,15), senza desiderarlo, come colomba e come rubo; ma non lo vuò desiderare, perché non voglio havere alcun desiderio. Ardirò di dire, anzi dirò che se non me lo dessi in //95// nessun modo vorrei esser contenta. "È ancora il' fuoco lucido. Così disse il' Verbo che loro havevono a essere la luce del' mondo e la lucerna posta sopra il' candelliere che fa lume a tutti (cfr. Mt. 5,14-15; Lc. 11,33). Et ancora che havevono a esser la città posta sopra e' mon |