S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI (1566-1607) |
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I QUARANTA GIORNI [Primo libro dei manoscritti originali] [27.05-15.08.1584] Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata: I quaranta giorni.Ed. p. Ermanno del SS. Sacramento [Ermanno Ancilli], in: Santa Maria Maddalena de Pazzi, Tutte le opere [...] dai manoscritti originali. A cura del Prof. Fulvio Nardoni. Vol. I. Firenze: Centro Internazionale del Libro 1960, 95-261 Libro de' Quaranta giorni. Arch. Mon. Careggi, Serie I, Palch. II, 44 [Presentazione da Suor Maria Maddalena Mori (1532-19.12.1596), //95// Yu [Jesu] M[aria]a Molto Reverendo e Ca[rissimo]mo Padre [Agostino Campi] Salute Havendo per gratia del Signore con mia gran consolatione e contento, fornito di far l'obedientia, impostami da Vostra Reverentia [cf. p. 241], di seguitare a riscrivere quelle così belle e util cose che Suor Veronica [Alessandri] per impedimento [di malattia: v. infra p. 104] non poté seguire di scrivere, le quale in questo nostro tempo s'è degnato il Signore per sua infinita bontà comunicare in astratione di mente alla nostra sopradiletta Suor Maria Maddalena,* figlia di Messer Cammillo Pazzi, Novitia, ve le mando acciò possiate rivedere se c'è difetto nessuno, e ricorreggerlo, imputando il tutto che trovate di male alla mia inconsideratione e ignorantia, la quale è nota a Vostra Reverentia quanta sia grande, però mi scuserete, pregando il Signore che mi perdoni et mi dia gratia di far frutto di questa bella occasione che mi se porta di poter conoscere le miseratione grande di esso Signore in comunicarsi sì mirabilmente alle sue creature, a quelle dico massimamente che si rendono atte a poter ricever egli sua doni e gratie. Et con questa fine, humilmente gli domando la santa beneditione e me li raccomando. Dal nostro Monastero di Santa Maria dell'Angeli da San Fridiano, il dì X d'ottobre 1584. D.V.R. *Nota (1): Origine dei manoscritti Sopra l'origine dei manoscritti, cf. infra p. 241 e il testimone della maestra delle novizie, Suor Evangelista del Giocondo: "il Padre Messer Agostino Campi, nostro confessoro, havendo da me et dall'altre monache inteso li spessi estasi che haveva Suor Maria Maddalena dopo che ella hebbe fatto la Professione, che fu dell'anno 1584, li commesse et li fece commettere a me che, per obbdedienza, referissi tutto ciò che in vita sua et particularmente ne i rapti gl'ocorreva et che da Dio intendeva et gl'era revelato[...]. "Et quando io disse a Suor Maria Maddalena tal commessione che io havevo havuto dal Padre et gli comandai per obbedienza che tutte le predette cose conferissi meco et con detta suor Maria Maddalena Mori, cominciò dirottamente a piangere, dolendosi di havere a essere stimata et reputata [per] quello che teneva non essere [degno di stima e reputazione, cioè, i estasi]. Ma perché era obedientissima, [...] se bene si sentiva gran' repugnanza, particularmente quando haveva a scoprire cose che denotassino sue virtù, ad ogni modo con molta humiltà (se bene con lacrime) il tutti sempre ci referì. Sì che non passava estasi nè gli occorreva cosa alcuna che ella non ci conferissi et dicessi. "Et detta suor Maria Maddalena Mori et io lo scrivevamo, se bene io scrissi poche cose perché, essendo molto occupata nelli offizi del Monasterio, non potevo attendere a scrivere, non havendo anco gran pratica nello scrivere. Ma detti commessione a suor Maria Pacifica del Tovaglia che le scrivessi lei, facendole referire alla sua presenza a detta suor Maria Pacifica del Tovaglia, per esser compagna di detta Suor Maria Maddalena et stare sempre seco, scriveva et notava non solo quello che detta suor Maria Maddalena ci referiva esserli seguito, ma ancora quello che essa operava et vedeva che gl'occorreva di continuo et particularmente stava assistente a' rapti et scriveva quello che in essi detta suor Maria Maddalena diceva." (Processus fabricatis Florentiae super vita et miraculis multum Reverendae Matris Sororis Magdalenae de Pazzis, monialis professae Ordinis Carmelitarum Observantium [1614]. Arch. Segreto Vaticano, SS. Rituum Congregationis, Processus 767, ff. 128s) La confidente abituale e prima redattora del manoscritto de "I quaranta giorni", è però la nominata Suor Veronica Alessandri, la quale, comunque non scrivesse dopo il 31 maggio, perché amalatta, continua a essere la interlocutora di S. Maria Maddalena de' Pazzi in questo primo periodo (cf. I 141.190.214.221.224.227.229.235.238.255). Dopo 31 maggio è anche presente Suor Maria Maddalena Mori che scrive quello che la santa dice a Suor Veronica. I commentari e "note" esplicative del manoscritto sono di Suor Maria Maddalena Mori, che gli a scritti una volta cha ha chiarito i suoi dubbi con la mistica stessa. //97// Al nome di Jesu Christo e di Maria dolce P(rim)a. La mattina della S.ma Trinità [27 maggio 1584, professione religiosa 'in articulo mortis'] havendo fatta la mia Professione, mi sentì tutta astratta da i sentimenti corporali e tirata a conoscere e penetrare il legame e l'unione che io havevo fatto con Dio. Et mi pareva vedere d'esser legata alla S.ma Trinità con tre vincoli, o vero legami, e' quali erano e' tre Voti che io havevo promessi nella mia Professione. E il primo legame era il voto della castità, col quale ero legata e congiunta all'eterno Padre essendo egli la stessa Purità. E questa Purità vedevo essere [uno] de più stretti legami e unione che fare [potessi] l'anima con Dio per quella conformità che l'Anima ha con esso Dio essendo pura. E mi pareva in tal modo essere unita a Dio e si stretta legata con lui, che mai, mai mi pareva possibile potermi separare da Dio, se già io non fussi caduta in Peccato di Carne. Ma per gli altri peccati non si sarebbe il legame della purità sciolto, ma si bene macchiato e allungato tanto, che quasi sarebbe parso sciolto. E vedevo questo legame essere di tanta pretiosità che nè la grandezza del legame, nè l'unione che l'anima fa con Dio, no' si potrebbe mai esprimere con lingua humana. //98// Di poi mi vedevo esser legata e congiunta allo Sposo Jesu col voto dell'obedientia. E questo ancora mi pareva che fussi un legame tanto grande, che mai si potrebbe pensare. E vedendo io la pretiosità e la grandezza e utilità di questa virtù, tutta mi dolevo della poca conoscentia che io havevo dell'utilità di questa s.ma virtù, la quale fa l'anima conformea a Jesu, essendo egli stato tanto obediente. E vedevo che se le creature potessino conoscere la grandezza e utilità che apporta questa virtù all'anima, si sottoporrebbono a ogni creatura, ben che minima. E mi pareva vedere che di questa virtù ne fussi bisogno particolarmente in Noviziato e che dalle Novitie non fussi conosciuto di quanto valore è questa virtù. Poi allo Spirito Santo ero legata col voto della povertà. Non però che l'anima si abbia conformità, essendo lo Spirito Santo pieno di tutti e' tesori e ricchezze celesti. Ma intendevo essere in quel modo che Jesu disse nel Evangelio: Beati pauperes spiritu (Mat. 5, 3) e beate a quel anime che conoscono e sanno ricevere e conservare in loro delle ricchezze e' tesori di esso Spirito. [Il dono della purità di Maria] Di poi, havendo io la vigilia della S.ma Trinità offerto il mio Cuore a Jesu, conobbi per questo effetto che egli l'haveva accettato: perché in questa mattina vedevo Jesu che me lo rendeva e con esso insieme mi dette la purità della Vergine Maria, la quale vedevo esser tanta grande, che mai lo potrei esprimere. E doppo questo Jesu dolcemente //99// accarezzandomi come una novella Sposa, mi univa tutta a se, e mi serrò nel suo Costato, nel quale trovavo un suavissimo riposo. Poi mi pareva che il Signore togliessi da me la mia Volontà e tutti e' mia Desiderii; di modo che nulla posso volere, o desiderare, se non quello che vuole esso Signore; e vedevo la mia volontà essere tanto conforme, e unita alla Volontà di Dio, che di me non posso volere nulla. Benché Dannata egli mi volessi, ancor io sarei contenta; e non mi curo più ne di Morire, ne di Guarire, ma solo voglio quello, che è la Volontà di Dio [v. infra p. 182]. [La confermazione in grazia: cf. II 423] Ultimamente mi pareva che Jesu, e tutta la S.ma Trinità mi promettesse che io non cascherei, e non farei mai Peccato Mortale, e di questo n'hebbi grandissimo Contento, di modo che per la dolcezza, e contento che in me sentivo, ero sforzata a piangere. 2.a Lunedì mattina [28 maggio] essendo comunicata, e considerando io quelle Parole di Jesu, Nemo venit ad Patrem, nisi per me (Jo. 14,6), mi pareva veder Jesu, a modo di un ponte (non sapendo io darli altra similitudine) e che nessuno si potessi salvare, se non passava per questo Ponte, cioè, per mezzo de' sua Comandamenti, e della sua Vita, e Passione. Poi mi pareva vedere la S.ma Trinità tutta Amorosa verso le Creature; ma le Creature vedevo che non conoscevono questo Amore, e non mettevono tutto il loro sttudio in Amare puramente Dio, e vedevo che Dio col medesimo Amore ha creato l'Anima d'un Infedele, col quale creò l'Anima della sua Madre S.ma, se non che la Vergine cooperò a quella gratia, e l'andava sempre agumentando, e crescendo in se; e gli //100// Infedeli se ne fanno indegni. Et vedevo quel Amore tanto grande, e smisurato, che mai, mai Creatura alcuna lo potrebbe capire; anzi mi pare che non lo possi intendere pure un poco se non chi lo gusta. E vedendo io tanto grande Amore, era sforzata a gridare: Amore, Amore con tanto l'impeto, e vehementia, che ancora con la Bocca esteriormente lo dicevo. Et se havessi potuto sarei correndo andata per tutto il Mondo gridando Amore, Amore. Ma risguardando io, e vedendo che le Creature attendevon sì poco a questo Amore, non potevo fare che io non sentissi una Pena grandissima di modo che ancora corporalmente piangevo, e mene dolevo assai. 3.a Martedì mattina [29 maggio] essendo Comunicata andavo discorrendo le tre Potenze del Anima. E vedevo che l'Intelletto delle Creature, il quale è creato da Dio, per intendere, e cercare Dio, e le cose sua, vedevo che tutto si volgeva, a intendere, e cercare le cose terrene di questo Mondo. E poi considerando la Memoria creata per ricordarsi de benefitii di Dio, della Passione del Signore, e de Sua Doni, e gratie, ancor essa attendeva, a ricordarsi di cose nocive all'Anima. Di poi ancora la Volontà, creata per essere unita, e conforme alla Volontà di Dio, la vedevo tanto essere discosto da quella, e cercare, e volere le cose di questo mondo, e essere tanto rinvolta nella Terra, che io non potendo sofferire, che nelle creature fussi tanta cecità, e ingratitudine, con impeto d'Amore gridavo: Non più terra non più terra, ma tu solo basti, che sei maggior della terra, replicando queste parole più volte, e dicendole ancora exteriormente. Poi vedevo Jesu alla Destra dello // 101// eterno Padre tutto bello, e amoroso, e haveva le sua Cinque Piaghe a modo di cinque bellissimi Thalami, o vero camere, tutte piene di preziosissime Gioie, maxime quella del S.mo Costato, e in tutte vi era d'ogni sorte di gente, ma quella del Costato mi pareva che fussi fatta solo per le sua Spose, che sian noi Religiose. Et vedevo di quelle Creature, chi entrava, e chi usciva di que' Thalami; chi si adornava di quelle belle Gioie, e chi stava ferma; e io essendo nel Costato nel quale vedevo essere tutte queste Monache e di molte altre Spose di Jesu le quale vedevo si addornavono di quelle Gioie, e si facevono tutte belle. Ma io no' ne pigliavo nè mi addornavo con esse, ma stavo quivi riposandomi nello Sposo molto suavemente; e voltandomi poi, a Jesu dicevo: O Jesu mio, Amor mio, perché ancor io no' piglio di queste Gioie, e non me ne addorno come queste altre tuo Spose? All'hora mi sentì in me essere detto: Sai perché? Perché non sei ancora capace. Di poi, io raccomandai tutte le Creature, a Jesu particolarmente una, della quale non hebbi troppo buona Sperantia, e in me ne sentì un poco dolore, e d'amaritudine. 4.a Mercoledì, addì 30 di Maggio 1584 Essendo Comunicata consideravo quelle Parole del Salmista: Omnia in sapientia tu fecisti (Ps. 103, 24). E mi pareva che il Padre eterno facessi ogni cosa con la sua Sapientia, la quale vedevo essere il suo Figliuolo, cioè che il Padre eterno operassi per mezzo del Figliuolo, e che nella S.ma Trinità fussi la Perfetione di tutte le cose infinitamente, ma una sola cosa vi mancava [nel suo essere], e questa era l'humanità. E però //102// mandando il Padre eterno Jesu, a incarnarsi, venne per mezzo della sua Sapienza, a perfetionare, e fare che nella S.ma Trinità vi fussi ancora quello che prima non vi era. E conoscendo l'Anima quante cose operava Dio nella sua Sapienza, per solo benefitio delle Creature, non havendo esso di ciò bisogno alcuno, e vedendo quanto poco le Creature conoscono questi benefitii, e quanto poco amano Dio, ne sentivo per il gran dolore una pena quasi insupportabile, e ero sforzata di dire: O Dolce Dio l'è pur grande la malitia del'huomo. O Amore, perché tanta cecità?. E ciò dicevo con tanta la pena, e impeto che ancora con la bocca exteriormente lo dicevo. E questo mi fu dato a conoscere, considerando io quelle parole: Omnia in Sapientia tu fecisti. All'hora l'Anima mia conoscendo questi benefitii di Dio, rivoltandosi essa al medesimo Dio tutta lieta diceva: Et in bonitate tua sperabo (Ps. 12, 6). Dico che vedevo esser si grande la sua bontà verso di noi, che io ponevo tutta la mia sperantia in lui che è la stessa bontà, vedendo quanto egli haveva fatto per le Creature, mediante la sua Sapientia, cioè Jesu, e la sua infinita bontà, replicando spesso quelle parole: Et in bonitate tua sperabo. E raccomandando poi le Creature a Jesu, finì questa consideratione sì come sono solita. 5.a Giovedì, addì, 31 di Maggio 1584 Quando fui Comunicata, consideravo quelle Parole di Jesu: Ego vivo propter Patrem (Jo. 6,5). E vedevo che per tre cose Jesu viveva per il Padre: prima per conformità di Volontà col Padre; della Seconda non me ne son mai potuta //103// ricordare; la Terza era per equalità col Padre. La Prima dico che era per conformità di Volontà perché lui solo, è perfettamente conforme con la Volontà del Padre. Et vedevo che l'Anima ancor lei poteva essere unita, à Dio, e vivere per Dio, perché amando essa Dio, puramente, viene per quello Amore, a essere conforme alla Volontà di Dio, e fare tutte le sua Opere in Dio, e per Dio, e ancora lo stesso vivere è per Dio. Il simile era della seconda della quale io non mi ricordo. Ma la terza che era per equalità, essendo egli solo equale al Padre, io non sapevo in che modo l'Anima poteva in questa esser conforme, a Dio, non potendo essere equale a Dio, se non lo stesso Figliuol di Dio. E stando così intesi che l'Anima ancor lei poteva essere conforme, e vivere per Dio in Dio; non però perfettamente come il Figliuolo di Dio ma dico in questo modo: che essendo l'Anima pura, e Amando Dio puramente, e Dio essendo lo stesso Amor Puro, e Amando esso l'Anima purissimamente, e essa riamando Dio, viene per quel Amor puro, a essere equale per participatione, a esso Dio; non già in tutto non potendo, se non Dio, amar se stesso puramente. Poi vedevo Jesu alla Destra del Eterno Padre, a modo d'un grandissimo Pelago, o vero Mare d'acqua, che di continuo traboccava ne' Cuori de Peccatori, acciocché si venissino, a indolcire, e mollificare, e lasciando il Peccato si risegnassino tutti in Dio. Ma vedevo essere tanto grande la malitia, e superbia delle Creature, che a modo di ardentissimo Fuoco subito consumava quel acqua, che per modo nessuno non lo potevo sopportare. //104// Il simile era di tutti gli altri Vitii, ma de Superbi particolarmente. Poi vedevo dal Costato di Jesu anzi nel Cuore, una grandissima Fornace d'Amore, che di continuo mandava saette e razzi infuocati ne' Cuori de' sua eletti. E tanto era la grandezza, e pretiosità di quel Anima, e l'Amore che Dio infondeva in lei, e essa cooperando a esso Amore, riamava Dio d'Amor puro, e per questo essa era posta in tanta grandezza appresso a Dio, che mai mai ve lo saprei esprimere o dare ad intendere in modo alcuno. Poi io raccomandai le Creature, a Jesu particolarmente il Padre, e come son solita fare ogni mattina. [Nota: finisce qui la trascrizione degli estasi per mano di Suor Veronica Alessandri (1566-1586), che proprio in questo giorno raccoglie al letto, costretta della malattia che la vittimarà il 31.7.1586 (cf. Vestizioni, professioni, morti, 1568-1627. Arch. Monastero di Careggi, Serie III, Pal. I, 32, f. 14). Incomincia perciò adesso la trascritione per mano di Suor Maria Maddalena Mori. Evidente è nel manoscritto la differenza della calligrafia] //104// 6.a Venerdì, addì primo di Giugno 1584, dopo la S.ma Comunione considerando io quelle parole di Jesu: Omnia traham ad me ipsum (Jo. 12, 32), vedevo che Jesu no' haveva detto di tirare a se quello che conteneva ogni cosa; perché harebbe detto di se stesso, essendo lui quello che contiene in se ogni cosa; ma disse ogni cosa solamente, e assolutamente. Et mi pareva vedere, che in questo ogni cosa il Signore havessi ancora tirato a se la Colpa nostra, non potendo in lui essere la pena, dico quanto alla Divinità. Ma che tirando a se la colpa haveva cancellato la pena, patendo in se, e sopportando tanto per noi. Et l'Anima mia all'hora tutta si liquefaceva per amore; ne mai vi saprei exprimere quello che qui gustai //105// dell'amor di Dio. Poi mi pareva di veder Jesu in Croce tutto mal concio, proprio come quando era sul Monte Calvario, e per tutto gettava Sangue. Et vedevo quelle gocciole del Sangue essere a modo di lingue, che chiamavono le creature, a ricevere esso Sangue, ma pochissimi vedevo erano quelli che lo ricevevano. Et questo interiormente mi dava una pena grandissima, et dicevo a Jesu: Signor mio, come è possibile, che la creatura sia tanto ignorante, e anche tanto ingrata? Poi vedevo quell'anime che ricevevano questo Sangue. Mi pareva che esso Sangue facessi in loro questi tre effetti, cioè che gli Aspirassi, Spirassi, e Respirassi. Prima dico che egli faceva che l'Anima Aspirassi, cioè desiderassi di unirsi con Dio, lasciando e' peccati, e spogliandosi in tutto de' suo Vizii e difetti. Poi che egli Spirassi, cioè aprissi e illuminassi gli occhi interiori, dando a quell'Anima la Cognitione di Dio, e di se stessa. Terza che egli Respirassi, cioè che detta Anima fussi fatta riposo di Dio, et che esso Dio si riposassi in lei con grandissimo diletto, e amenità, et vedevo che in cambio l'Anima si havessi a riposare in Dio con suave diletto, prima esso Dio si riposava in lei. Vedevo similmente ancor poi Jesu con la Corona di spine in testa, e mi pareva che detta Corona, si come il Sangue, facessi ancor lei tre effetti. Primo che la Passassi, [secondo che la] Trapassassi, e [terzo che la] Profondassi. Che la passassi il Capo di Jesu, per esser, le spine si lunghe e si acute. Poi che ella Trapassassi il Padre eterno in cielo. Non già che Dio, cioè la Divinità, possa patire, ma per quell'Amore che l'Padre eterno porta al suo Figliuolo, e sapendo e vedendo quanto Jesu pativa per le Creature et quanta ingratitudine esse gli harebbono reso, per quello affetto d'amore, gli veniva a nausea la tanta duritia de' cuori //106// delle creature. Et in questo modo quella corona veniva a Trapassare il Padre. La terza che la Profondassi. Et questa profondatione, mi pareva che fussi la grande humiltà di Jesu; e ancora che detta Corona lo profondassi, e abissassi tanto che quando spirò su la Croce gli fu forza di abbassare il Capo. Et mi pareva che con quella inclinatione che Jesu fece, havessi, quanto è dal canto suo, sotterrato e suggellato il peccato in terra. Et vedendo io il grande amor di Dio verso le Creature; et poi per il contrario, la ingratitudine delle creature verso Dio, ne sentivo tanto il gran dolore che mi pareva quasi di mancare. Andando io poi il di in Coro al S.mo Sacramento, sendo quivi un bel Crocifisso, dicevo a quello cinque Pater nostri e cinque Ave Marie, e mi pareva che Jesu a ogni Pater nostro e Ave Maria che havevo detto mettessi ogni volta, in una delle sua Piaghe un Fiore d'oro bellissimo, mostrando haverne gran diletto, e che gli fussi molto grato, onde io ne hebbi grandissimo contento. 7.a Sabbato, addì 2 di Giugno Essendo Comunicata, consideravo quelle parole chel Padre comunicandomi, mi haveva dette, cioè: et vocavit Dominus Samuel (1 Sam. 3, 4) che si erano lette la notte alle letione del primo notturno del Mattutino. Et mi pareva vedere, che Jesu in duo modi chiamava a se le Creature. Prima, e' sua Eletti li chiamava con le spiratione internamente, e' quelli operando bene rispondevano a Jesu, se bene non tutti. Poi quelli che sono imperfetti, esso gli chiama exteriormente mediante le predicatione, Confessione, exortatione, //107// tribulatione, o prosperità. Ma pochissimi erano quelli che gli rispondessimo; e questo mi dava afflitione, et questa consideratione mi fu levata in un subito. Et mi pareva vedere la Virgine S.ma stare in paradiso alla destra di Jesu, e sorridendo essa mi pareva che la mi dicessi: E tu non tieni conto del dono che ricevesti la mattina che ti velasti. Et questo era la Purità della Vergine che Jesu mi haveva data [cf. supra p. 98]. Et vedevo la Vergine tanta bella che no' ve lo saprei exprimere, et mi pareva che per la sua perfetione, non già desiderio, non potendo in paradiso essere il desiderio, ma per perfetione, harebbe, se potuto havessi, accresciuto la grandezza, e gloria del Figliuolo. Vedevo ancora che la Vergine haveva magnificato Dio mentre che era in questo mondo in più modi, ma particolarmente in cinque. Prima lo magnificò come Signore nella Incarnatione, quando disse humiliandosi; Ecce ancilla Domini (Lc. 1, 38); abbassandosi come farebbe un servo al suo signore. Secondo: lo magnificò nella Circumcisione, come Padre, obedendolo. Terzo: lo Magnificò nella passione, servandoli la Fede come a sposo, che in quel tempo nessuno l'haveva interamente. Quarto: lo magnificò come Figliuolo nella Resurretione, aspettandolo con quell'amore, e con quella Letitia che farebbe una Madre il suo Figliuolo. Quinto: lo magnificò nella venuta dello Spirito Santo come Redentore. Se bene Jesu ci haveva Redenti in su legno della Croce, non però ancora era pubblicata e predicata per il mondo, sendo gli Apostoli paurosi, e molto timidi in anzi la venuta di esso Spirito Santo, no' gli havendo ancora ripieni di se. E questo [Spirito] fu il Fine, e il suggello (cf. 2 Cor. 1,22) della nostra Redentione. //108// Poi vedevo che dal petto della Vergine Maria usciva dua Fontane, una di Latte, e l'altra di Sangue. Et quella di Latte si posava sopra tutte quell'anime beate del Paradiso, et faceva in loro questo effetto, cioè che gli faceva più capaci dell'Unione che è tra la Divinità e humanità di Jesu. Et quella di Sangue si spandeva sopra tutte le Creature; ma pochissimi erano quelli che lo ricevevano. E ciò mi dava un dolore intensissimo, di vedere tanta ingratitudine, e malitia nel cuore delle creature. Et per questo ero sforzata a dire ancora exteriormente: Non più, non più Signore, no' più, non mi mostrare la lor malitia, perché no' posso sopportare di vedere tanta ingratitudine. Vedevo ancor poi che quel Sangue si versava sopra tutti e Religiosi, e particolarmente sopra le Monache di questo Monastero, et tutte lo ricevevano, ma chi ne faceva Frutto e chi no', perché ci era di quelle che lo ricevevano con tanta Tepidità e poco Amore che in loro non faceva Frutto alcuno. All'hora io le raccomandai a Jesu, e così tutte le altre Creature, e particolarmente quattro peccatori che sapevo ne hanno bisogno. In questo mentre vedevo la Vergine Maria che haveva tanta la gloria, gratia, e bellezza nella suo bocca che mai no' lo potrei con modo alcuno exprimere, ne manco dare ad intendere. Et mi pareva che questo fussi per quelle profonde parole che lei disse nell'Incarnatione: Ecce Ancilla domini (Lc. 1, 38). Et tanta era la grandezza di questa gloria che haveva nella sua bocca che a me pareva, se Dio no' fussi stato in Paradiso, che lei sola con quella gloria gratia, e bellezza, sarebbe stata bastante a darne a tutti, //109// e' Santi pienamente; però che sola lei mi pareva fussi un Paradiso, pienissimo di ogni gloria, bellezza e amenità. Et seguitando pure di raccomandare que' quattro peccatori, pregavo particolarmente per una persona e sentì in me un grandissimo dolore, che mi pareva intendere quella non havessi vero pentimento di un difetto che haveva fatto, e se bene n'haveva qualche pentimento, gli mancava poi l'havere confidentia in Dio, che pareva quasi si volessi disperare. Et questo mi dava al cuore tanto dolore, che lo sentivo ancora esteriormente, e mi dolevo assai col Signore, pregandolo no' mi mostrassi più altro, che per il dolore mi pareva quasi mancare. 8.a Domenica, addì 3 di Giugno 1554 stando nella Consideratione del Vangelio corrente: Homo quidam fecit Cenam Magnam (Lc. 14, 16), mi pareva intendere che tutto quello che Jesu haveva insegnato nel Santo Evangelio, e detto con la sua santa bocca, tutto lo haveva insegnato e detto per lo sviscerato amore che ci porta. Ma particolarmente questa parabola del Vangelo d'hoggi, la quale mi fu data a conoscere in dua modi, che uno è per i secolari, e l'altro per li Religiosi. Vedevo che Jesu manda a invitare tutte le creature per li sua servi, cioè per li quattro Evangelisti. E tutti erano invitati alla Mensa del S.mo Sacramento. Et quelli primi che ricusorno l'invito che dissono haver comperato la Villa, sono quelli che attendono alle Ricchezze, e cose di questo mondo. Li secondi che dissono no' potere andare per haver a provare i Buoi, no' mi ricordo di quello che io c'intesi. Li terzi che havevano preso la sposa, sono quelli che //110// attendono alle sensualità, e carnalità, e si stanno sempre involti nelle cose del senso come Animali. Vedevo poi quelli ciechi e zoppi che furno chiamati alla cena, e intendevo che sono quelli che vanno al S.mo Sacramento i quali solamente sono buoni, ma per ancora no' sono nella via della perfetione. Et quelli delle piazze e siepe, sono questi no' solamente buoni, ma sono nella via della perfetione, però che camminando per li luoghi pubblici sono dalla plebe disprezzati, e tenuti vili, dico da quelli che non hanno spirito, et questo s'intende per li secolari. Vedevo poi che Jesu mandava a invitare ancora i Religiosi per li sua servi, cioè per le spiratione dello Spirito Santo, no' che lo Spirito Santo sia servo essendo Equale al Padre e al Figliuolo, ma mediante le spiratione che egli da alle creature, viene a fare l'ufitio del servo. Et così intendevo che Jesu chiamava alla sua Cena i Religiosi per le spiratione dello Spirito Santo. Et quelli primi che non volsono accettare l'invito per havere comperato la Villa, sono quelli Religiosi che sempre vogliono fare la propria voluntà, e non osservono il Voto della santa obedientia. Li secondi, dico quelli che comprano i Buoi, son quelli che no' custodiscono i cinque sentimenti, ma a modo di cinque sfrenati paia di Buoi si cavano tutte le lor voglie, e rompono il Voto della santa Castità. E terzi che pigliono la Moglie, sono li proprietari Religiosi, che havendo preso la proprietà per loro moglie, no' osservono straccio del Voto della Povertà. Et ricordandomi all'hora io di que' Monasteri che non sono osservanti gli raccomandai a Jesu. Vedevo poi che quelli ciechi e zoppi che erano stati constretti a entrare alla cena, sono quelli Religiosi che osservano la loro Regola, ma non sono ancora alla Perfetione. Et quelli altri che erano nelle piazze e siepe, sono que Religiosi più perfetti, che stanno solitari e attendono alle sante oratione, a digiuni, e alle //111// Penitentie, e vivono ritirati, e si stanno nelle loro Celle in Silentio, ma uscendo poi fuora sono questi tali tenuti pazzi, e da molti uccellati. Et tutti questi che vedevo essere invitati, così Religiosi come secolari, intendevo che non solo erano chiamati alla Mensa del Santissimo Sacramento, ma ancora a quella de' Beati (cf. Apoc. 19,9) che è la Visione di Dio. Ma perché mentre che noi siamo quaggiù mortali, non possiamo vedere Dio, mi pareva che Jesu si tirassi al suo Costato tutti quelli secolari e Religiosi che andavono a questa Mensa, et quivi gli cibassi, e nutrissi di Sangue. Et non solo gli cibassi e nutrissi, ma ancora gli vestissi, come figliuoli del medesimo Sangue, di modo che io gli vedevo tutti cibati e vestiti di Sangue, et questo era per il grande amore che l'Signore ha alle sua Creature. Dopo vedevo Jesu tutto amoroso e del suo Costato usciva un bellissimo Legame il quale haveva tre Capi. E Jesu mi legò con detti legami alla S.ma Trinità, dico Padre, Figliuolo e Spirito Santo, e così a se stesso, e non impediva però questo che io no' vedessi la S.ma Trinità alla quale io ero legata. Messe poi Jesu una Pietra Bellissima al suo S.mo Costato che era di colore Pagonazzo, acciocché io non potessi uscirne, e che non attribuissi a me nulla di bene, ma il tutto a Dio. Et questo ancora no' m'impediva quella Vista. E per esser l'ottava della mia Professione e Velatione intendevo che Jesu mi haveva a quel modo di nuovo rilegata a se. Facendosi poi in detta mattina una solenne Processione col S.mo Sacramento dalle Monache per esser nell'Ottava del //112// Corpus Domini, si posò in quella stantia dove io ero malata. Et di mentre che si cantava una bella Lauda, mi parve che Jesu venissi a me tutto pieno d'amore, e faccendomi dolcemente Festa, mi dette suavemente la Santa Pace con un dolce Bacio, tanto che io ne hebbi grandissimo contento. 9.a Lunedì, addì 4 di Giugno Comunicata che fui, vedevo Jesu, e mi pareva dicessi a me: Horsù, Sposa mia, ecco che io mi sono dato tutto a te. Voglio hora che tu ti unisca tutta a me. E subito egli accarezzandomi, tutta mi univa a se con grandissimo amore, di tal modo che io rimasi tutta assorta nella grandezza dell'amor di Dio. Et mi fu dato in quello a conoscere la grandezza di quelle Parole dell'Apocalisse: Vincenti dabo manna absconditum, et nomen novum (Apoc. 2, 17). Et intendevo che Vincenti erano coloro che vincevono il Demonio, il Mondo, e loro stessi, e gli era data la Manna [n]ascosta del Santissimo Sacramento, nascosto a' superbi, no' già alli humili che sono loro; nascosto ancora sotto quelli accidenti del hostia a tutti noi. È nascosto a' superbi, che facendo Jesu passaggio in loro, son privi del gusto della suavità e dolcezza di esso Sacramento, et così del Frutto che n'harebbono a cavare. Vedevo poi Jesu stare alla Destra del Padre nella suo gloria; et del suo petto usciva un Licore, e Manna bianchissima, dolcissima, e suave che intendevo era la sua gratia Santissima, la quale era nascosta a superbi affatto; perché non potevano essi, per la loro superbia, havere la gratia di Dio. Et vedevo poi che quelle anime che ricevevano detto Licore della gratia di Jesu, erano in modo fortificate e havevano tale //113// constantia, che se una sola di queste anime con tal gratia fussi tentata da tutti e' Demoni del Inferno, anzi che tutte le Creature se fussi possibile diventassino demoni incarnati per tentare, e molestare detta Anima, tanta è la Fortezza, e constantia sua, mediante essa gratia di Dio che è in lei, che mai acconsentirebbe di cadere in peccato per non offendere quella Maestà Divina. Intendevo ancora che una sola Anima che ricevessi detta gratia, veniva, se possibile fusse, a dare maggior contento a Dio perché in questo s'adempiva la volontà sua che vorrebbe dare la suo gratia a tutte le creature quanto è dal canto suo. Et ancora di tale effetto vedevo che i Santi ne havevano grandissimo contento e allegrezza, vedendo che la volontà di Dio, era messa in essecutione. Similmente vedevo le anime del Purgatorio haverne grandissimo contento per vedere che quell'anime che ricevevano tal Licore e gratia, non ponevano quello ostacolo che loro havevano posto mentre che vivevono in questo Mondo, per il che loro sono in Purgatorio, e tanto era il contento loro, che quasi gli alleggeriva le Pene. Poi per quel nome nuovo vedevo che tutti li Santi havevano un nome nuovo, il qual nome era scritto nel Libro della Vita, et questo libro mi pareva che fussi l'humanità Santa di Jesu, e erano questi nomi stampati col Sangue di Jesu che è l'Agnello, et era di tanta grandezza questo nome appresso Dio, che mai mai si potrebbe explicare. Verbi gratia: noi chiamiamo le Vergine per la loro Purità Vergine, no' sapendo per altro modo esplicare quella Virtù, ma poi appresso Dio hanno un nome nuovo di maggior grandezza, e pretiosità; la qual grandezza solo Dio la sa, e vede. E il simile è de' Martiri, delli Dottori, e di tutti gli altri Santi che sono in Paradiso. //114// 10.a Martedì, addì 5 di Giugno Comunicata che fui consideravo quelle parole del salmista: Bonitatem fecisti cum servo tuo Domine, secundum verbum tuum (Ps. 118, 65). Et vedevo quelli effetti della gran bontà di Dio; et mi pareva che Dio havessi dimostrato questa gran Bontà per mezzo del suo Verbo, il quale vedevo essere in dua modi; cioè il verbo, che vuol dire la parola, e ancora s'intende per questo nome Verbo, l'Unigenito Figliuolo di Dio. Per quel Verbo adunque, et per quelle parole, e promesse che Dio aveva fatte a' Patriarci, e a' Santi del Testamento Vecchio, si vedeva e manifestava la sua gran Bontà per effetti; ma maggiormente si manifestò quando egli mandò il Verbo Eterno, a incarnarsi per redimere la creatura. Et mi pareva intendere che il Padre eterno havessi più amato in un certo modo la creatura che il proprio Figliuolo, havendo dato per la stessa creatura l'Unigenito Figliuol suo a tante pene e tormenti, solo per innalzare noi a tanta grandezza di gloria, e che potessimo diventare per gratia uno altro Dio, dico per participatione, non potendo essere per natura se no' lui solo. Et qui mi profondavo, e immergevo tanto nella consideratione della sua gran Bontà, e amore verso di noi che rimanevo astratta. Ma poi faccendo un gran salto dall'amore alla Giustitia, mi pareva vedere quello che Jesu disse nell'Evangelio: Venit cum potestate magna et maiestate (Mt. 24, 30). Et si si grande e magna vedevo essere, in quella humanità Santa, quella Potestà, che mai con lingua si potrebbe explicare. Et similmente la Maiestà con la quale e' veniva a giudicare il mondo, che no' //115// solamente li santi, già gloriosi in Paradiso, ma ancora la stessa Vergine Madre sua stava con timore, però reverentiale in anzi a quello. Et vedendo la giusta giustitia, sopra gli peccatori no' si ardiva per la gran reverentia di quella tremenda Maiestà, a pregar per loro lo stesso Figliuol suo. Et vedevo che a Santi ogni cosa cooperava loro in bene (cf. Rm 8,28), e tornava loro in gloria, ma però stavano ancor loro con quel timore reverentiale sino chel Signore no' gli haveva detto quelle parole: Venite benedicti Patris mei (Mt. 25, 34). Et similmente vedevo poi a cattivi ogni cosa cooperare in male, e tornava loro in pena e tormento, ma no' erono tanti pieni di confusione come quando Jesu diceva: Ite maledicti in ignem aeternum (Mt. 25, 41). Vedevo ancora che il Padre eterno haveva a dir così, suttratto a se la Divinità sua, dando alla Santa humanità di Jesu tutta la Potestà, e habilità di poter giudicare. Però che così come al tempo della Passione fu abbandonato quanto al sentimento dalla Divinità, non potendo in se patire la pena, quale tutta rimase a quella Santa Humanità, così havendo Jesu, per la sua Passione et morte patita in quella sua Santa humanità, redento la Creatura, che pagò la Colpa nostra in essa humanità con tanto patire, il Padre eterno darà la Potestà a quella, acciocché egli possa salvare, e dannare quelli che a lui pare, e si contenta. All'hora vedendo io tanta ignorantia nelle Creature, e tanta cecità che non pensavano al fin loro, ne sentivo una pena grandissima. Et cominciai a pregar Jesu, se gli era però la sua Volontà, che mi facessi patire per li peccati di tutte le creature, quantunque tutto l'inferno havessi a venire sopra di me, non me ne sarei curata, essendo //116// come ho detto, con la sua gratia, e voluntà, pure che tutti fussino salvi. Et mi pareva che Jesu sorridendo di me mi dicessi così: Tu sai bene che tu non hai havere volontà nè desiderio alcuno, se no' di amar me per me, et voglio che fuor di me, non vogli nè possi voler nulla, se non quello che io voglio, e che la mia volontà. Però bada a vivere, e sta preparata a tutto quello che io ho ordinato, e che è la mia Volontà. Io però non restavo di pregarlo che volessi salvare tutte le Creature, ma intendevo che non era possibile, per la loro cecità e ingratitudine. //116// 11.a Mercoledì, addì 6 di Giugno Essendo comunicata mi pareva di veder Jesu tutto amoroso che mi diccessi: O sposa mia, perché credi tu che io mi voglia unire così spesso con teco? Et subito senti che mi uni a se, e mi pareva intendere che per tre cose Jesu univa l'Anima mia a se. La prima perché essendo unita l'Anima a Jesu viene havere più sicurtà con seco, e essergli più familiare. La seconda, per fortificare essa Anima contro a ogni sorte di Tentatione. La terza perché la sia più accetta al Padre eterno, e che più gli piaccia, havendo detto Jesu nell'Evangelio: "ogni cosa che voi chiederete al Padre nel nome mio voi l'otterrete" (cf. Jo. 14, 14). Onde essendo l'Anima unita con Jesu, viene non solo a ottenere le gratie dal Padre eterno, ma ancora ha essergli grata, e piacerli assai. Et per questa cagione, mi pareva che Jesu mi unissi a se si spesso nel Santissimo Sacramento. Poi entrai in un Giardino grandissimo tutto bello, e Ameno, il quale vedevo essere dentro al Costato di Jesu. Nel quale Dignissimo Giardino vedevo essere gli Angeli di tutte le Monache di questo Monastero, et quello //117// ancora del Padre Confessoro. Et mi parevano tutti molto belli, ma no' conoscevo di qual Monacha fussino in particolare se no' quello del Padre, e il mio. Et tutti vedevo che legavano una Grillanda di Fiori, ciascuno alla suo Monacha; et vedevo qualch'una di quelle Grillande tutte bianche, et qualch'una tutte rosse, e chi di un colore e chi d'un altro, e ve ne era ancora qualch'una di più colori, secondo le Virtù di quella Monacha di chi era la Grillanda, et legavano quelli Angeli dette Grillande con un Filo di oro, che intendevo era la Charità delle Monache. Ma ben vedevo che v'era otto o dieci di quelli Angeli che si stavano, e no' legavano le loro Grillande, se bene havevano i Fiori, et pareva aspettassino un poco di Filo per legarle. All'hora Jesu mi diceva: Vedi se quelle Monache non haranno Charità, mai quelli loro Angeli legheranno le loro Grillande, no' havendo Filo, dico la Charità. Et que' Fiori gliene serberò per fiorirle, e addornarle, ma non haranno altrimenti Grillando. Poi vedevo che qualch'uno di quelli Angeli haveva una Verghettina in mano, sopra la quale legava e Fiori. Et qual ch'uno l'haveva d'oro, e chi bianca, chi verde, e chi d'altro colore. Et questa Verghetta intendevo essere il fondamento che havevano fatto quelle Suore sino da principio in quella Virtù che significavono quei Fiori in particolare. Et di quelli Angeli, ve ne era qualch'uno che l'haveva apunto cominciata a legare, e facevano molto adagio, e composto; et queste eron quelle che havevano a vivere buondato. Et di quelli ven era che si studiavano un poco più e quasi eron fatte mezze, et queste intendevo che havevono a viver manco, et qualch'uno ve ne era che havendo legato un Fiore, lo scioglieva, tornava in drieto, e questo veniva per difetto di quelle Monache che non perseveravano in quelle Virtù che havevano cominciato. Ancora vedevo il mio Angelino che faceva presto presto, //118// e l'haveva legata più di mezza, e per questo intendevo havevo, a viver poco. Ma però io no' desidero, nè morte, nè vita, ma che solo sia fatta in me e di me la volontà di Dio. Vedevo ancor poi quella del Padre Confessoro, la quale no' era una Grillanda di Fiori come l'altre, ma una Corona d'oro bellissima per la Charità che egli usava verso l'anime nostre, in affaticarsi tanto per la Salute nostra, et era tutta piena di bellissime Gioie, e vedevo che era finita. Ma Jesu mi disse: Questa Corona no' è ancora tanto addorna quanto io voglio che la sia. Et però vedevo che il suo Angelino vi metteva tuttavia delle gioie qualch'una per addornarla, e qualch'una per abbellirla, et qualche volta accresceva a dette gioie un lustro bellissimo. Io poi vedevo che in questo Giardino vi era quattro vie. La prima via arrivava al Cuore di Jesu, e al fine di questa Via, dico nel Cuore di Jesu, vi era una Fonte Bellissima l'acqua della quale intendevo che faceva dua effetti nelle Creature, cioè, che rinfrescava, e riscaldava. Prima rinfrescava quelli che sono riscaldati dal Fuoco della superbia, et ancora riscaldava quelli che sono Tiepidi, e gli faceva tutti Ferventi nell'amor di Dio, e nel suo servitio. La seconda via si partiva dal Cuore di Jesu, e vedevo arrivava sino alla sua mano destra, alla quale l'Anima vi si conduceva per Fede. Terza via si partiva pure ancor questa da esso Cuore di Jesu, e arrivava sino alla mano sinistra, e in questa si andava per Giustitia, cioè che la Creatura desiderava la Giustitia di Dio havessi il suo luogo, e ancora di far Giustitia di tutti gli suo peccati e difetti, e di tutte le sua imperfetione. La quarta via da esso Cuore di Jesu arrivava alla sua santa bocca, et questa intendevo era la Visione di Dio per la quale no' può camminare l'Anima //119// dimentre che è in questo mondo. Et tutte queste vie vedevo esser coperte di sopra, e da' lati dalla Santissima Humanità di Jesu. La prima era coperta dal suo Sacrato petto, e le dua di mezzo dalle sua Sante braccia. La quarta dalla Gola di Jesu. Et poi vedevo il suo santo Capo tutto pieno di buchi, a modo di stanzine, e rilucevano tanto che parevano specchi, erano i buchi che gli fece la Corona di Spine. Et questo intendevo era acciocché le creature si specchiassino nel loro Capo Christo, sendo loro e' membri. Et subito le cominciai a raccomandare a Jesu, e particolarmente quella persona che di sopra dissi, della quale non hebbi quel dolore dell'altra volta, però che intesi la cominciava a riconoscere il suo errore, e peccato, e se ne pentiva. Raccomandai ancora il Padre, et così l'Arcivescovo e Suor [N.] a Jesu, come sono solita di fare ogni mattina in particolare. 12.a Giovedì, addì 7 di Giugno 1584 Comunicata che fui, mi fermai a considerare quelle parole di Jesu: Desiderio desideravi hoc pasca manducare vobiscum (Lc. 22, 15). Et mi pareva vedere che Jesu ci havessi lassato se stesso acciocché noi potessimo più strettamente unirci con esso seco di mentre che stavamo in questo mondo, et che con quello amore col quale s'era incarnato, con quel medesimo si fussi mosso a lasciarci se stesso nel Santissimo Sacramento. Et così intendevo che innanzi s'incarnassi haveva prima risguardato l'Anima nostra, e così in se stesso, e vedendo quella esser fatta da esso all'immagine e similitudine sua, et ancora che altri che lui no' sapeva, //120// nè poteva conoscere la Pretiosità e la bellezza sua; et come quella stava in grandissimo pericolo per il peccato commesso, e amandola d'uno amore infinito; per esso amore si mosse a compassione, e la venne a redimere e salvare, mediante essa sua Incarnatione, sendo essa il principio dell'amore che poi ci mostrò morendo in Croce. Similmente intendevo che di mentre esso Amor Jesu conversava con noi in questo mondo risguardando egli in se stesso, dico nell'Humanità sua, et conoscendo per se, e in se la Fragilità maggiormente nell'assunta Humanità nostra, et amando egli noi con quel medesimo Amor di prima, volle rimediare no' solo all'Anima, ma ancora al corpo, dando se stesso a mangiare ancora corporalmente a noi, per cibare e fortificare, e l'una e l'altro in se stesso. O che Amore! Et mi pareva in quello vedere che Jesu si unissi all'Anima Sposa sua con strettissima unione, mettendo il suo Capo sopra quello di essa Sposa, e così gli occhi sua, sopra quelli di lei, la Bocca sua, sopra quella della Sposa, et così le mane e i Piedi, e finalmente tutti li altri sua membri, tanto che la sposa diveniva una cosa medesima con lui, voleva tutto quello che voleva lo Sposo, vedeva tutto quello che era nello Sposo, gustava tutto quello che gustava lo Sposo, faceva l'opere dello Sposo, et desiderava tutto quello che desiderava lo Sposo, e fuor di lui nulla. Vuole Dio che in questo modo l'Anima si unisca a lui, e lui unirsi con esso lei. Et havendo l'Anima il Capo suo, sopra quello di Jesu, no' può volere altro, se no' unirsi con Dio, e che Dio si unisca a lei. Et viene in questo modo a volere sempre quello che vuole Dio. Dio vede tutto se stesso in se stesso, e solo lui, e capace di se stesso. Et vede //121// se stesso in tutte le creature, etiam in quelle che non hanno sentimento, che, e in loro per Virtù facendole operare e fruttificare. Così l'Anima havendo gli occhi sopra quelli di Jesu, vede se stessa in Dio, e vede Dio in tutte le cose. Vede ancora la sua incapacità, e per questa conosce e vede che lui solo è capace di se stesso, e in questo modo l'Anima viene a vedere quello che vede Dio. Gusta Dio, e assapora tutte le cose in bene, e delli stessi difetti ne cava bene. Et così havendo l'Anima la suo bocca sopra la bocca di Jesu, ancor lei gusta, e a sapora tutte le cose in bene, e medesimamente delli stessi difetti ne cava bene, onde vedendo fare un difetto a una creatura no' lo sa pigliare se non in bene, e in questo modo essa gusta quello che gusta Dio. Opera Dio ogni cosa con Sapientia, e Potentia, anzi lui da la Sapientia, e la Potentia a tutte le creature. E l'Anima essendo unita a Dio, et havendo le Man sua sopra quelle di Jesu, ancor lei fa le sua opere con Sapientia e Potentia. Con Sapientia dico che la si guarda da tutte quelle cose che gli sono nocive, e che dispiacciono a Dio; con Potentia ancora, perché l'Anima innamorata di Dio, gli par potere ogni cosa, quantunque impossibile, e quando bisognassi si metterebbe fra le Spade e nelle Fiamme, tanto gli par potere ogni cosa. E in questo modo ella viene a operare come Dio. Desidera Dio che tutte le creature si salvino, non già che con desiderio egli lo desideri, perché in lui non è desiderio, ma dico così per meglio esplicarlo. Et l'Anima havendo congiunti gli suo piedi con quelli di Jesu, desidera che tutte le creature amino Dio, e che tutte si salvino. Di modo che io vedevo che l'Anima per //122// la conformatione, e participatione che haveva con Dio, diventa ancor lei un altro Dio per gratia, no' potendo essere per natura infinitamente se non lo stesso Dio. Cominciai a raccomandare tutte le creature, e particolarmente que' quattro peccatori che sono solita, e intendevo che quella persona Jesu la voleva per via d'oratione fatte per lei dalle suo creature, e mi pareva che me lo dicessi. Et poi gli raccomandai il Padre, e imparticolare [N.]. 13.a Venerdì, addì 8 di Giugno, quando io fui Comunicata, essendo astratta da Sentimenti, mi parve udire che Jesu mi dicessi: Vieni Figliolina mia Chara, e vedi el Re Salomone Coronato (cf. Cant 3,11). Et subito lo viddi quivi da me coronato di spine, e tutto mal concio, et gli ministri Giudei appunto li portavano la Croce in spalla per condurlo al Monte Calvario. Et andando egli io io seguitavo, e mentre andavo seco, consideravo l'opera iniqua di Giuda che dava la morte a quello che a tutti da Vita, col suo iniquo Tradimento. Et per il gran dolore che io sentivo di tanta ingiusta opera, ero sforzata a dire, gridando forte: Traditore, traditore. Et intanto arrivando Jesu al Monte Calvario, vedevo che lo volevano conficcare in Croce. Et io cominciai a gridare, dicendo: Traditoracci, voi meriteresti di esser Crocifissi. Et cominciando loro a conficcargli, e piedi, intendevo che non solamente fu confitto su la Croce Jesu da Giudei al tempo della suo Passione, ma che ancora, è confitto hoggi dalla malitia de Christiani, che vivono //123// malitiosamente, e fintamente. Vedevo poi che tutti e' superbi conficcavano la Mano destra di Jesu, con la loro superbia, et la Mano sinistra vedevo esser confitta da tutti gli avari con la loro Avaritia. Et per il contrario vedevo che e' piedi di Jesu, erano sconfitti da quelli che servono a Dio con semplicità, e con stiettezza. La mano destra gli era sconfitta, da quelli che sono veramente humili; et gli era sconfitta ancora la Mano sinistra da quelli che sono liberali, e quali, no' havendo sustantie temporali, fanno la Charità dello Spirituale. Quando Jesu fu dalli Ministri confitto su la Croce non arrivando le sua Sante Mani alli buchi, che havevano fatto i Giudei alla detta Croce, bisognò che con gran forza li stirassino le braccia e le mani per conficcarlo con li chiovi, onde l'ossa del suo Sacrato Petto si disgiunsero di sieme all'hora tutte. Et intendevo che questo Jesu volse che fussi per unirsi alla Creattura, così come s'era disgiunto dalle sua delitie, dove egli stava nel seno del suo Padre eterno, dico per presentia non già per essentia, quando egli s'incarnò. All'hora Jesu mi disse che io dicessi al Padre che dicessi alle Monache che stessino unite insieme, et che se loro non lo facessino, esso si disgiungerebbe ancor lui da loro per l'avvenire, ma che più sarebbono punite queste d'hora, per haver loro più comodità di far bene, et ancora che le s'havessino compassione l'una l'altra, e considerassino più e' difetti loro stessi che quelli dell'altra, acciocché lui no' si havessi a disunire da loro. Mi pareva che di questa Unione n'havessino bisogno ancora le Novitie, ma particolarmente intendevo che le Novitie erono poco considerate, e mi pareva che le facessimo le cose, a caso, e massimo il ricevere il //124// S.mo Sacramento. Poi vedevo tutte le piaghe di Jesu che erano, a modo di specchi, acciocché le creature si potessino specchiare in lui. Et stando Jesu in Croce, lo sentivo gridare e dire: Quis sitit, veniat ad me et bibat (Jo. 7, 37). Et vedevo che l'acqua havevono, a bere usciva de membri di Jesu, e di tutto il suo Corpo, et a modo di pioggia veniva ne cuori delle Creature. E intendevo questa acqua era la sua gratia. Et mi pareva che così come quando e' piove la terra riceve quell'acqua, e poi venendo il sole riscaldandola co' suo razzi, viene essa a germugliare e fare i Frutti. Così mi pareva, che Jesu facessi a quelli che ricevevono tale acqua, che aprendosi poi il suo Costato, vedevo che a guisa di sole mandava razzi alle suo creature del suo santo Amore, dico in que cuori che havevano ricevuto quell'acqua, e riscaldandogli gli faceva germugliare, e produrre Frutti suavissimi di buon opere. Et vedevo che quelli che si accostavono alla Croce, e che ricevevano detta acqua, erano quelli che desideravano di far bene, e ancora secondo le lor Forze lo facevano. Vedevo ancor poi di quelli che stavano a' pie del Monte, e ne ricevevano poca. E questi intendevo erano quelli che hanno desiderio di far bene, ma però se ne stanno, e non operano altrimenti. Similmente vedevo di quelli che stavano discosto, e non ne ricevevano punta, e questi erano quelli che no' operano il bene, e anche no' hanno il desiderio, e quello stimolo che harebbono havere. Et io vedendo questo gli raccomandai a Jesu. Et così ancora tutte l'altre creature, il Padre, e quelli che soglio ogni mattina. //125// 14.a Sabbato, addì 9 di Giugno Essendo Comunicata, vedevo Jesu tutto pieno d'amore, il quale mi diceva: Veni, columba mea, in foraminibus petrae, in caverna maceriae (Cant. 2,10.14). Et gli rispondevo: "Jesu, amore mio, io da me non vi so entrare". Et Jesu mi disse: "Horsù, io spirerò, et respirerò, dico che spirerò mandando, a te il mio alito, et poi respirando, lo tirerò a me, et insieme con quello tirerò te in me". Et così spirando in me egli il suave alito suo, tutto amoroso, e poi respirando tirando l'alito a se, con quello tirò anche in se stesso me, chiudendomi drento di se, con la porta del suo Costato. Et parlandomi, mi diceva: "Io ho ancora tirata a me la Vergine Maria, in questo modo come hora ho tirato te, cioè che spirando in lei la Divinità mia, quando io, Verbo, mi incarnai in lei, et poi respirando quando ero ritornato, e salito in cielo, la tirai all'hora a me". Et detto che Jesu hebbe questo, veddi un Tempio bellissimo; et mi pareva che fussi quello che si dice Templum Salomonis, cioè che la Vergine Maria fussi questo Tempio, dico il Tempio del vero Salomone Jesu. Et mi pareva intendere che il pavimento di questo Tempio, fussi l'humiltà di essa Vergine, massimo quando la disse Ecce ancilla Domini (Lc. 1,38). Et le quattro mura erano le quattro Virtù Cardinale che erano in lei, dico Giustitia, Fortezza, Temperantia e Prudentia. Et massimamente le esercitò al tempo della Passione di esso suo Figliuolo Jesu. Dico prima la Giustitia lasciando che il suo Figliuolo tanto puro e Innocente, facessi sopra di se la giustitia de nostri peccati, et questo fu il primo muro. Esercitò ancora la Virtù della Fortezza, stando forte, a tutte le sorte //126// d'ingiurie che erono fatte, no' solamente al suo Figliuolo, ma ancora a lei. Et medesimamente stando forte nella Fede, conservandola interamente, e constantemente. Et questo era il secondo muro di questo Tempio. Il Terzo era la Virtù della Temperantia. Però, che se bene alla Vergine doleva grandissimamente il Figliuolo, e che piangessi e sospirassi amaramente, no' dimeno faceva però il tutto con grandissima Modestia, e gravità, temperando il gran dolore con la certezza della sua Resurretione. Il Quarto muro poi mi pareva che fussi la Virtù della sua Prudentia, la quale la Vergine la esercitò non solo al tempo della Passione, ma in tutta la sua Vita, facendo ogni sua opera molto Prudentemente. Poi il palco di questo Tempio mi pareva che fussi la suo mente elevata e il suo Intelletto illuminato, dico della Vergine Maria. Vi era ancora l'Altare, e questo intendevo era la Volontà di essa Vergine. Et la Tovaglia di detto Altare la sua purissima Virginità. Et il Ciborio dove sta Jesu, il Cuore della Vergine. Vedevo in anzi a detto Altare sette Lampade accese, che intendevo erano e' sette doni dello Spirito Santo, e' quali tutti erano in lei perfettamente. Et in su detto Altare vi erano dodici Candellieri bellissimi, e' quali intendevo erano gli dodici Frutti dello Spirito che erano in essa Vergine. Mi pareva poi vedere la Vergine in paradiso, vestita di Colore celeste, come quello che noi diciamo di matti, ma assai più bello, et questo era il suo Mantellino, il quale lei teneva aperto, e sotto quello vedevo che vi entravano tutte queste Monache, ma qualch'una vedevo che ne usciva, ma presto poi vi ritornavano. Vi vedevo ancora il Padre Confessoro che era dalle ginocchia della Vergine, così mezzo fuori del Mantellino. Et io ero adirimpetto, a lui dimodo che tutta e due vedevamo la Vergine Maria in viso, ma quelle che erano sotto il Mantellino //127// la drento, non la vedevano in Viso come noi dua. Vedevo che ci era ancora delle Monache delli altri Monasterii, ma pochissime ne entrava sotto il Mantellino di essa Vergine, et mi pareva che particolarmente per duo cose le restassino fuora. Prima perché le non osservavano il Voto della Castità, che havevano promesso a Dio; seconda per il peccato della Proprietà contro al Voto che hanno fatto della Povertà. Et io vedendo questo cominciai con grande vehementia, e ardore d'amore, a raccomandare alla Vergine tutti e' Religiosi, e Religiose che non sono osservante. Et poi al solito mio raccomandai tutte le creature, e imparticolare il Padre Confessoro. 15.a Domenica, addì X di Giugno [Gesù le preleva il cuore, per purificarlo nell'amor puro. Per il processo, che solo finirà il 15 maggio dell'ano seguinte, cf. II 218; III 310s.359s] Dopo che hebbi ricevuta la S.ma Comunione, vedevo Jesu tutto amore, il quale dolcemente mi diceva: Filia mea, praebe mihi cor tuum (Prov. 23, 26). Et subito mi tolse il cuore, e se lo messe drento nel suo Cuore. E mi disse parlandomi con grandissimo Amore: "Figliolina mia, io non ti voglio rendere questo cuore, sino che non è tutto puro puro e pieno d'Amor Puro, acciocché il dì del tuo giuditio particolare, presentandolo io al mio eterno Padre, egli lo habbia a ricevere, e accettare, e che gli sia grato grandemente per vedere dove io lo tengo, et ancora tutti, e Santi ne faranno grandissima Festa e allegrezza, come sai diletta mia che hoggi [III dom. post Pent.] si legge nel Vangelo [Lc. 15,1-10]. Che io, che sono Dio, e tutti gli mia Santi, insieme con gli Angeli facciamo tanta Festa, e Tripudio d'una sola Anima di un peccatore convertito, e che torna a vera penitentia. "Et sai Figliolina mia, in che modo, lo fo Festa di quest Anima, e me ne //128// rallegro? Perché gli è tanto sviscerato l'Amore che io porto a una sola Anima che per farla tornare a me, io priverei tutti, e' mia Eletti del gusto che hanno in me; ma no' già dico della gratia. Et se possibile fussi ne priverei ancora gli Santi stessi, per darlo tutto, a un anima sola. Ma questo non è possibile, nè necessario. "Et ancora sai in che modo Colombina mia io amo e mi rallegro di quell'anime che tornano a me? Come tu faresti se havessi un membro del tuo corpo infermo, che mediante le Medicine quello tornassi in sanità, tu te ne rallegreresti, e ne faresti molta Festa, e lo ameresti più che gli altri membri, per essere stato quello infermo, e poi tornato sano. Non è per questo che tu non amassi più grandemente que membri che non hanno mai havuto male, ma di questo ne faresti più Festa, e ne mostreresti più contento. Così fo io sendo l'anima inferma nel peccato, quando ritorna a penitentia, e si risana". Et soggiunse Jesu, dicendo: "Sai ancora sposina mia in che modo? Come farebbe un huomo che havessi dua veste bianche, una delle quale fussi macchiata, e lavandola egli, se ne andassi la macchia in tutto. Non credi tu che n'harebbe un contento, e una allegrezza grande, per vedere che la può adoperare, e servirsene? Nè per questo è che egli non ami, e si metta più volentieri quella Vesta la quale non è mai stata macchiata. Certo si che egli di questa ne fa più festa, e più se ne allegra. Et così, no' altrimenti fo io, che se bene mi allegro, e fo gran Festa di una Anima d'un peccatore che torni a penitentia, la quale è macchiata da si brutta macchia, quale è il peccato. "Non dimeno, no' resta per questa che io no' usi più volentieri quelle che non hanno havuto mai // 129// macchia alcuna di peccato. Quell'anime che lavano le macchie de lor peccati con l'acqua della penitentia, per questo le vengo ha amare e farne più Festa; ma quelle altre, no' sendosi mai macchiate, credi pure che io le tengo più Chare, ne fo più Festa, e molto maggiormente più le amo. "Intendi Figliolina mia, quello che hora ti dico per farti di questo più capace: lo fo appunto come farebbe un Padre che havessi duo Figliuoli, uno de quali per qualche mal fatto fussi messo in Prigione; et volendo egli uscirne, che le guardie no' sappino in che modo, bisogna che gli sia porto da qualcuno una scala di Fune, la quale è necessario attaccare da pie e da capo, a dua Arpioni, acciocché la stia tirata. Et appoggiandola al Muro sale per essa, et in questo modo scampa da quel pericolo della Prigione, ingannando le Guardie di essa Prigione. Così proprio fo io a quell'Anima che è nella Prigionia del peccato, porgendoli la scala, acciocché possa uscire del pericolo, e scampare dal peccato. "Et sai che la Scala a duoi bracciuoli, dove s'appoggia quello che la sale. Et questi sono, uno la cognitione della grandezza di Dio e l'altro della suo Bontà, li quali io do alla Anima peccatrice, acciocché conoscendo la grandezza mia, e la mia Bontà smisurata habbia Sperantia che io la riceverò tornando a me. "Sono gli scaglioni di questa scala le Virtù mia, per le quale salendo l'Anima ne ha da dubitare della sua salute. "Li dua Arpioni, da capo e da piedi, dove s'attacca la Scala, sono: quelli da piede l'humiltà interiore, e esteriore, quelli da Capo, l'amore, e il timore mio Filiale. "Et il muro dove s'appoggia questa scala, è la Santa Croce. "Et salendo l'Anima sopra questa Scala, fraudolentemente inganna le guardie della Prigione (cf. Cant. 3,4), che sono e' demoni dell'inferno. "Ancora Colombina mia, Sposina mia Cara, //130// per mostrarti in quanti modi io tiri la Creatura a me, per il mio grande amore, ti dirò ancor questo. "Che io fo come farebbe un Padre che havessi un Figliuolo, il quale havendo a ire imperegrinaggio, discosto dalla Patria sua, et sapendo il Padre, il quale ha fatto altra volta questo viaggio, che ci sono per la strada di gran Fosse coperte con l'herba verde, et ancora di molti altri pericoli, onde il Figliuolo non lo sapendo, vi può cadere drento, et morirsi. Perció non potendo il Padre lasciare la Patria, e andar con seco, che fa? "Manda uno de suo servi in sua compagnia, et lo avvisa molto bene di tutti gli pericoli che sono in detto viaggio, ma non sendo il servo camminato mai per detto viaggio, non sa i pericoli come il Padrone, non dimeno per l'amore che porta a esso Padrone, gli basta che lui solamente gliene accenni, andando con detto Figliuolo confidentemente. "Manda il Padre ancora con questo suo Figliuolo, un suo Fratello, o amico, il quale ha fatto questo viaggio, di modo che se il Figliuolo, no' si getta in quelle Fosse da se stesso, essendo si bene custodito, e havvertito, no' può in modo alcuno cadervi; et se pure, come ho detto, e vi si getta volontariamente, si trova il meschino laggiù molto addolorato, e mesto, no' havendo modo alcuno di uscirne. "Ma quel servo buono quando pur vede che il poveretto è caduto laggiù, per l'amor grande che porta al suo Padrone, no' può fare che no' lo aiuti, e fa ogni sforzo di cavarlo della Fossa, e liberarlo da quel gran pericolo. "A tal modo fo io Figliolina mia, all'Anima che continuamente ha, a camminare per il viaggio di questo mondo misero discosto dalla Patria sua che è il Paradiso. "Et non sapendo la povera Anima, e pericoli che sono in questo mondo, e le buche grande coperte dall'Erba Verde dell'apparenza //131// delle cose mondane, facilmente non andando avvertita vi cascherebbe drento. Ma io che sono stato in questo Viaggio, e durato per trenta tre anni a camminare per quello, so molto bene i pericoli che ci sono, ma non sendo conveniente che più lassi la Patria mia per andar con lei personalmente, come Padre amorevolissimo, mando seco un mio servo Fedele, e molto buono, avvisandolo de pericoli che sono in questo mondo. "Et questo è l'Angelo Custode che io ho dato, a tutte le Creature, il quale per l'Amore, obedientia, e Reverentia che mi porta, intende a un tratto la volontà mia, e quello che io gli voglio imporre, e va molto allegramente alla custodia di questa mia diletta Anima. "Et ancora acciocché la vadia più sicura, gli do in compagnia uno de' mia Fratelli, o vero amico, il quale sendo stato ancor lui come me per questo viaggio, sa benissimo tutti gli pericoli che ci sono. "Et questo Fratello, o amico sono i mia Santi, e' quali sono bene stati in questo mondo, camminando per grandissimi pericoli, e gli hanno con l'aiuto e gratia mia tutti passati. Onde io ne do spesso uno a guardia di qualche Anima che da se non se l'è Eletto, perché n'he molte che si eleggono un Santo particolare per loro devoto. "Et andando questa Anima tanto bene provvista di guardie, e avvisata de pericoli, se non vuole di propria volontà, non può cadere in quelle buche, e Fosse de' peccati. Et se pure ella vi cade, si trova la Meschina in quel profondo molto miserabile, no' sapendo, e non potendo trovare modo alcuno di uscirne. "Ma il servo che è seco, dico l'Angelo Custode che io gli ho dato, per l'Amore che mi porta, fa ogni forza in tutte le vie, e modi che e' può di cavare questa Anima del peccato, di quel gran Profondo tanto //132// pericoloso che lo conduce alla eterna morte, aiutandola con le Spiratione che di continuo gli dà". All'hora vedendo io quanto il Signore ama queste sue creature, e in quanti modi cerca di tirarle a se cominciai, a raccomandarle tutte a Jesu. Et particolarmente gli chiedevo la solita persona, e mi pareva Jesu no' mi volessi esaudire. Et seguitando pure io di raccomandarla dicevo: Deh Jesu mio, datemela, Amor mio le pure ancor lei vostra creatura. All'hora Jesu me la dette; ma mediante l'oratione delle Monache. 16.a Lunedì, addì XI di Giugno Poi che fui comunicata, considerando quelle parole del Salmista: Lucerna pedibus meis, Verbum tuum et lumen semitis meis (Ps. 118, 105) mi pareva di intendere che Jesu fussi quella Lucerna che viene in noi, sua eletti acciocché con questo lume, che è lui stesso, possiamo cercare di quella Margherita pretiosa (cf. Mt. 13,45s) che si legge nel santo Evangelio [di ieri], che è persa [sic: cf. Lc. 15,8-10], la quale, è l'Anima peccatrice. Che Jesu vuole ne cerchiamo, e la ritroviamo in dua modi. Prima mediante il Lume che è in noi; et poi per l'oratione che habbiamo, a fare per lei, e exortandola ancora per la Santa Charità, a uscire del peccato. E in questo modo porgendogli aiuto, la vegniamo ogni volta che per le oratione facciamo per lei, e per le sante esortatione, a ritrovare, come quella Margherita persa. Vedevo che Jesu poi ancora come vero Pastore era venuto da se in questo mondo a cercare della pecora smarrita [cf. Lc. 15,3-7], dico l'Anima peccatrice, lasciando in cielo le Novantanove che sono li Nove Chori delli Angeli Santi. //133// Et havendola ritrovata, vedevo che se la metteva su la spalla, portandola seco molto allegramente. Onde io stetti per un pezzo assorta in quello infinito amore col quale, e' venne a cercare di questa pecorina smarrita. Poi pregavo Jesu che mi dessi qualche segno di non essere ingannata, havendo di ciò gran timore. Et Jesu mi disse: "O, se io ti mostro l'Amore che io porto alle creature, e quello che fo, e ho fatto per loro, in che modo pensi tu che questo sia inganno? Ma acciocché tu non habbi haver si gran timore, io ti do questo per segno: che ogni volta che tu trovi in te il desiderio di no' offendermi, tien per certo che tu non sei ingannata. Et di più quando tu fussi ingannata, io lo darei a conoscere al Padre". Et io, per gratia di Dio, sento in me essere questo desiderio di non offendere Dio, nè in questo, nè in altra cosa. Solo lo vorrei amare, e unirmi con seco. [Primo dei quatro eccessi d'amore: In questo medesimo dì gli venne dua volte un impeto tanto grande d'amore, che pareva all'hora all'hora havessi a scoppiare. Et hebbe in quel punto una vista mirabilissima dell'amor puro. Che vedeva Dio tutto puro in se stesso, Amar se stesso d'amor puro e infinito. Et amar la creatura, ancora di Amor puro e infinito. Et vedeva in un tratto, tutto quello che Dio ha operato per la creatura tanto vile e bassa, di modo che era sforzata di gridare forte, esteriormente, che era sentita dalle persone, e dire: "Amore Amore, O Dio, che ami la creatura d'amor Puro. O Dio d'amore. O Dio d'amore". Et vedendo le creature tanto ingrate di tanto amore, scoppiava per il dolor grande che ne sentiva, gridando e dicendo: //134// "Signore non più amore, non più amore. "È troppo, Signore, il tuo amore che hai verso le creature. Non, è già troppo no', alla tuo grandezza. Ma, è troppo alla creatura, si vile e bassa. "Perché Signore dai a me tanto amore che sono si indegna e bassa? C'è pur dell'altre tue creature, e par che io ci sia sola? Comunica Signor mio, questo tuo amore all'altre tue creature. Hor sù lo dai, Amor mio, lo dai, sì, ma vedi bene, che, e' traditori no' lo vogliono. "O Jesu mio, chi v'ha condotto su questa Croce, se non l'Amore?". Haveva in mano un Crocifisso e a quello parlava, vedendo altro con gli occhi della mente che quello guardava esteriormente in quello che haveva in mano. Tenne in questo di sempre gli occhi fissi alli sua santi Piedi vedendo in essi scolpito la Malitia grande delle Creature. Et diceva: "Amor mio chi v'ha confitto, e' vostri santi Piedi, se non la Malitia della creatura? "Ben Jesu mio, mi facesti vedere il Venerdì passato [cf. supra p. 106], quella che con tanto martirio hora provo. Che quelli che vivono malitiosamente conficcano, e' vostri Santi Piedi. "Hoimè! Perché Jesu mio, non sono io hora, come te veggo stare in su questa Croce? Se pure almeno Jesu mio, tu no' fussi nudo, in su questa Croce, intanto obbrobrio per tuo maggiore scherno. "Horsù, Amore, hai voluto così tu! L'Amore, l'Amore, è stato quello che t'ha fatto impazzire. Et sei impazzito per questa creatura tanto ingrata. O, cecità, o, malitia dell'huomo, a tanto Amore. Nissuno, nissuno, c'è che ami il mio Amore. "O, Amor mio, quando ti possederò io? Quando mi unirò con teco perfettamente? Quando ti amerò io infinitamente? Satiabor, satiabor, cum apparuerit gloria tua (Ps. 16, 15). "Jesu mio, no' più amore, ché io non ne posso //135// più, et se più me ne vuoi dare: dammene quanto tu vuoi. Ma dammi le forze da sopportarlo. "O Vergine Santa, come facevi tu a starvi? Che lo vedevi, et era tuo Figliuolo, e era ancora Dio. Et sapevi che faceva questo per l'amore che egli ha alla creatura. "Come facevi, dico, a starvi, che tu non e scoppiassi di dolore? Se io che non lo veggo scoppio, e finisco per il gran dolore... "Horsù, Jesu mio, che bene me lo mostrasti, il Sabbato passato, che quella era temperata in tutte le cose". Et voltandosi alle Monache che quivi erano, porgendo loro il Crocifisso che teneva in mano, diceva loro: "Amatelo, Amatelo, el mio Jesu, Amatelo voi, poichè nessuno no' l'ama", replicando questo più volte, e dicendo parole tutte amorose e in sieme piene di compassione, le quale io no' saprei exprimere, ne esplicare. Et in questo dì deto sopportò una pena grandissima interiormente, e ancora esteriormente, piangendo e dolendosi molto perché vedeva l'Amore non era amato ne conosciuto, per la malitia delle creature. |
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17.a Martedì, 12 di Giugno Essendo la mattina comunicata, consideravo quelle parole: Et delitiae meae esse cum filiis hominum (Prov. 8, 31). Et intendevo che le delitie di Dio erano lo starsi con li figliuoli dell'huomini, cioè che gran diletto prende Dio nello stare nell'anime che //136// sono pure, e che l'amano di puro Amore, onde le chiama le suo delitie. Et mi fermai un poco a considerare e vedere il diletto grande che esso Dio trovava nell'anime, ma maggiormente mi fermai a gustare l'Amore grande che gli porta, il quale mai mai per modo alcuno ve lo potrei esprimere ne manco dire. [Secondo dei quatro eccessi (overo primo incendio) d'amore: la piaga del Costato di Gesù; v. p. 137.153] In tal dì gli venne un impeto tanto grande d'amore che pareva impazzita, et durò per tre hore continue che cominciò alle 18, e durò sino alle 21 hora. Et fu tanto grande questa vehementia che fu forzata levarsi del letto, del quale uscendo prese in mano un Crocifisso piccoletto che tiene al suo Altarino, e cominciò a correre per la Camera gridando forte, Amore, amore, amore. E faceva un certo bel riso tanto dolce e allegro che era una consolatione a sentirla. E ancora dava gran terrore, quel suo gridare Amore, amore, ma non già spavento. Si posava al quanto con li occhi fissi al detto Crocifisso, parendo in grande eccesso di mente. E poi si rizzava di nuovo, abbracciandolo, e, fortemente stringendoselo al petto, con grande impeto di nuovo diceva: Amore, Amore, amore. Mai resterò di chiamarti Amore. Amore no' amato ne conosciuto da nessuno, O Amor mio, Giubilo del mio Cuore, tu sei Amore. Si posava un poco, e poi ricominciava: Amore, amore, Tu ridi, tu piangi, tu stridi e taci, Amore! Et voltandosi a chi era quivi diceva: Non lo sapete voi? O, Jesu mio Amore, Pazzo d'Amore, Pazzo d'amore, dico che sei. O, Jesu mio. //137// O, Amore tu sei tutto amabile, e giocondo amore! Antica e nuova Verità. Amore, amore, tu sei recreativo, Tu sei confortativo, Amore! Amore, amore tu sei amativo, e unitivo amore! Amore tu sei pena, e refrigerio, Amore tu sei Fatica e riposo, morte, e vita sei, Amore! O, Amore, che non è in te? Che non è in te, Amore? Amore, amore, tu sei saggio, e giocondo. Alto e profondo amore. Amore amore, Tu sei admirabile, in espugnabile, in excogitabile, incomprehensibile sei Amore! In questo dì, essa stette sempre fissa al Costato della Immagine di quel Crocifisso che teneva in mano, havendo maggiormente gli occhi interiori fissi a quel vero, e ameno riposo di esso Costato di Jesu, vedendo in quello tutte le creature, come in uno specchio. Ma particolarmente vi vedeva le Spose di Jesu che sono le Monache, e gli pareva che quel Thalamo fussi fatto solo per esse Vergine Spose di Jesu, si come il Mercoledì dopo la S.ma Trinità haveva visto. Et diceva che, appunto in quel hora vedeva essere in quel Costato tutte le Monache di questo Convento, vedeva che ve ne era ancora di quelle delli altri Monasteri, ma pochissime, et di molte ne usciva. Vedeva ancora che gli Angeli, quali erano in quel Costato, come in uno Amenissimo Giardino, a corre de' Fiori, si come haveva visto il passato Mercoledì, che in quel punto ne raccoglievano tanti, tanti, e ci diceva: Hora hora, in questo punto ne' raccolgono tanti tanti, per fare quelle belle Grillande. E massimo, vedeva che si faceva la sua dal suo Angelino. Disse appresso che vedeva tutte queste Monache sotto il Manto di Maria Vergine. Et che guai, guai, a quelle che n'uscivono. Soggiunse ancora che: //138// "Guai, a quelle Religiose che rompono tutta tre, e' Voti che hanno fatto a Dio, e massimo quello della obedientia. Però, che rompendo solamente que dua, cioè la Castità e la Povertà, esso amore havendo le braccia stese, e tanto allungate in su la Croce, può pigliare essi ligami, e agevolmente riunirli insieme. Ma rompendo quello della obedientia insieme con li altri dua, non c'è nessuno che gli possa rilegare, se no' l'Amore mosso da se stesso. Può ben Maria, può ben Maria, Maria Madre nostra ricoprirci sotto 'l suo Manto, ma non già li può rilegare. L'Amore l'amore solo può. Amore, Amore Tu sei ancora quel Vincolo che leghi l'anima con Dio strettissimamente; ma guai, guai, a quelle creature che rompono questo legame! Perché non c'è, non c'è, Amore, chi lo possa rilegare, se non tu Amore. Il Padre teco, lo Spirito Santo teco. Ma tu Amore, che hai patito la pena, sei quello che lo hai rilegato. Maria, Maria Madre nostra, può bene mostrarti il Petto, col quale ti allattò, e costringere te Amore, che lo vogli rilegare. O, Amor puro. Puro Amore. O, Unità della S.ma Trinità. O Sapientia del Padre. O Benignità dello Spirito Santo. O, Amor mio, Jesu mio. Pazzo d'Amor sei, Jesu mio. Quando, Amor mio, mi unirò con teco? Amore. Antica, e nuova Verità. Amore, Amore, so che vuoi che l'Anima ritorni, a te pura, come da te uscì, Amore. Et quando vedi, Amore, che essa vivendo più s'imbratta per il peccato, gli tagli la via, e la mandi a purgare per amore. Amore, Amore, ti veggo ferito per amore. Cava per amore quella Lancia della Piaga tua che ti ha ferito per Amore, acciocché possa venire, et piover giù quell'acqua che è la drento della tuo gratia, e del tuo Amore. Amore, Amore: piovila sopra i cuori delle creature tue, create per amore. Amore, //139// amore, ben questi Piedi ieri mi dettono tanta pena, e martirio, per non ti vedere amare dalle creature, ma hoggi lungi da me, lungi da me il dolore, e la pena, et sia tutto come è Amore, dilettevole e giocondo, Amore! O, Amore mi fai giubilare il cuore, Amore! Et essendogli domandato da uno sua Compagna detta Suor Veronica [Alessandri], quando essa durerebbe così, rispose: Amore si contenta tenermi in questo modo in sino a quel' hora che esso Amore finì in Croce di mostrare il suo amore per amor della creatura creata per amore [cioè, le 15:00 PM; cf. infra]. Et domani il mio amor vuole che dall'hore 15 [cf. infra p. 142] sino a tanto che esso Amore fu elevato in Croce per amore [cf. infra p. 153], tutto quel tempo dico che esso Amore si contenta che io suo creatura creata per amore, languisca d'amore. Et ancora il mio Amor vuole chel dì, di poi che sarà Giovedì, io suo creatura creata per amore, cominci a languire d'Amore intorno alle dua hore di notte [cf. infra p. 156], e duri sino a quel hora del Venerdì, che esso Amore fu elevato in Croce [v. infra p. 178]. Il che, credo, sarà con grandissima pena e dolore. Nè l'harò sempre esteriore, nè sempre interiore, ma farò a parte quando l'uno e quando l'altro. Et noi tenendo gran cura di questo, vedemmo il tutto seguire come essa haveva dello. Disse ancora: Il mio Amor vuole che così come egli finì presto la suo Passione in quanto alla pena esteriore, così io finisca presto in quanto a questa vehementia d'Amore che hora ho esteriormente. Ma non già vuole il mio Amore che finisca nello interiore, che sempre sempre ci vuole stare, e non mi lascerà mai il mio Amore. Et venuto l'hore vent'una quando haveva detto che finirebbe [v. supra], innanzi che sonassino, pose la bocca al Costato //140// di Jesu, dico di quel Crocifisso che sempre haveva tenuto in mano, dicendo: Hor sù hora egli entra tutto nell'anima mia, et il corpo no' ha haver più. Et si posò fermandosi in modo che pareva fussi assorta, e tutta fuora de sentimenti corporali. E stette così per alquanto spatio. Poi si riebbe, e ritornò come non havessi mai havuto cosa nessuna, che ci pareva una maraviglia. 18.a Mercoledì, addì 13 di Giugno Poi che fui comunicata considerando quelle parole del Salmista: Cor meum et caro mea exultaverunt [sic: exultavit] in Deum vivum (Ps. 83,3), in porticum Salomonis (cf. Act. 3,11). Mi pareva prima di veder Jesu alla Destra del Padre tutto amoroso, et che gli occhi sua fussino tanto belli, che mai saprei esprimere, nè dirvi la lor bellezza. Et vedevo che col suo sguardo elli tirava, a se tutte le creature, dico, quelle che guardavano lui con li occhi interiori, e che cooperavano alla gratia di quello sguardo. Qui mi venne in anzi San Pietro quando negò Jesu che poi risguardandolo esso con que suo Divini Occhi tanto belli, e penetranti, subito egli riconobbe il suo peccato, e se ne pentì (cf. Lc. 22,61). Et pel' contrario quelli che crocifissono Jesu, nella suo Passione, che lo schernivano, e sbeffano, mai in quel tempo lo risguardorno, se non con li occhi a traverso, per l'odio grande che gli portavano, però che se l'havessino guardato con buono occhio, mai mai sarebbono restati di no' essere attratti dalla suo bellezza, e dal suave sguardo di essi occhi //141// Divini. Poi tornando a quel verso che di sopra è già detto, il quale lo dice l'Anima: Cor meum et caro mea exultaverunt in porticum Salomonis, mi pareva vedere che la nostra carne, e il nostro cuore si rallegrassi, e facessi Festa nell'humanità di Jesu, la quale vedevo essere a modo di una Loggia, o, vero portico, che lo nomino così perché voi m intendiate, ma no' già che fussi in fatto un portico, o una Loggia, basta che gli era un luogo di spasso, e di ricreatione. Et vedevo che la nostra carne faceva festa, e exultava nell'humanità di Jesu per duo cose. La prima perché l'era exaltata, sublimata, e agrandita mediante essa humanità di Jesu, perché havendo il Verbo eterno preso carne humana, l'haveva exaltata, e agrandita mettendola alla Destra del suo eterno Padre. Secondo exultava per la incorruttibilità che essa, a havere in Paradiso, però che all'hora sarà immortale, incorruttibile, eterna, e equale alla humanità di Jesu. Il nostro Cuore mi pare ancora che egli exultassi e facessi Festa per duo cose. La prima per il riposo che esso dava a Jesu in se, seconda per li influssi della gratia che esso riceve da Dio. Mi pareva poi per il contrario che Jesu dicessi quel verso lui all'anime nostre: Cor meum et caro mea exultaverunt in te. Cioè, mi pareva che l'humanità di Jesu esultassi in noi in un modo, per esser l'Anima nostra, fatta alla sua immagine, e similitudine, et il suo cuore esultassi in un altro ancor lui per ritrovare il suo riposo in noi. Poi al solito raccomandai a Jesu tutte le creature, particolarmente il Padre e voi, Suor Veronica. [Terzo dei quatro eccessi (overo secondo incendio) d'amore: la piaga della mano destra di Gesù; v. p. 146.153] //142// In questo dì mentre che parlava alla sopradetta Suor Veronica suo compagna, sendo presso alle 15 hore [v. p. 139] gli disse: Io comincio a impazzire, e non posso più stare in questo letto. Di gratia lasciatemi levare. E ritenendola Suor Veronica che la non si levassi per non vi essere l'Infermiere, essa si cominciò a rivolgere per il Letto, e no' si poteva fermare punto, per la gran Forza gli faceva l'Amore. E giungendo l'infermiere, le pregava sforzandole la lascissino levare. Et dicendo loro per la sua importunità che si levassi, a pena glielo havevon detto che essa saltando fuor del Letto, corse verso un Altarino che quivi era, et togliendo il suo Crocifisso, lo sconficcò di Croce, e abbracciandolo stretto, cominciò, a correre in sù en giù per la Camera dicendo: Amore, amore; Amore no' amato, ne conosciuto da nessuno. Et pigliando quella suo Compagnia, per la mano gli diceva: Venite, venite, a correre meco, aiutatemi, a chiamar l'amore. Soggiugnendo: Gridate forte, e sì forte, forte, voi dite troppo piano, non siete sentita. Et cominciando lei a gridar forte diceva: Amore, amore, amore; non mi satierò mai di chiamarti Amore. O, Amore. Cor meum et caro mea exultaverunt(cf. Ps. 83,3) in te, Amor mio. Et correndo di nuovo per la Camera, stringendosi al petto, il suo Jesu che teneva in mano, andava gridando //143// Amore, amore, e spesse volte faceva il più bel riso, con un giubilo che era una consolatione a sentirla. Et fermandosi poi alquanto di nuovo replicava: Amore, Amore. O Amore dammi tanta voce che chiamando te Amore, io sia sentita dal Oriente in sino al occidente, e da tutte le parte del mondo, etiam nell'inferno, acciocché da tutti tu sia conosciuto e amato, Amore. Amore, Amore, Tu sei forte, e potente amore. Amore, amore tu solo penetri, e trapassi; rompi e vinci tutte le cose. Amore, amore. Tu se cielo e terra, Fuoco et Aria, Sangue e Acqua. O Amore tu sei Dio e huomo, Amore e odio, Gioia di nobiltà Divina, Antiqua, e nuova Verità. O Amore no' amato, ne conosciuto. Ma pure una, una ne veggo che ha havuto questo amore. Et essendogli domandato chi l'era, essa disse: La Madre Suor Maria [Bagnesi] è quella che ha conosciuto il mio Amore. O, Amore fa che tutte le creature amino te amore. Ma Amor mio più presto dico, vorrei che da nessuno fussi amato, che essere amato come sei tanto poco. Et quel poco ancora così mescolato da quel pestifero veleno dell'amor proprio; perché non possono stare insieme l'Amor tuo, e il proprio amore. Sono contrarii, sono contrarii. No' no'. Tu solo, tu solo, Amore. Et non altro, Amore. O Amore, Amore. Et chi mai, e chi mai potrebbe pensare, o dire la tua grandezza? Tu sei infinito e eterno, incommutabile, incomprehensibile. Amore tu sei inscrutabile... Che cosa vuol dire inscrutabile? Chi lo sa, chi lo sa, chi lo sa, prego che lo dica a me, che di questo ne sono ignorante. //144// Et essendo quivi presente il Padre Confessoro [Agostino Campi], si volse verso lui dicendo: Voi forse, voi forse, me lo saprete dire. Et rispondendo quello che l'era tanta gran cosa, non si poteva intendere. All'hora lei sorridendo disse: È tanto credo, e tanto credo, Amore. E stando così un poco cheta, sempre con li occhi fissi al quel Crocifisso che hav |