Martedì - Tempo ordinario
1) Preghiera
Dio onnipotente ed eterno,
guida i nostri atti secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco 3,31-35
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo
mandarono a chiamare.
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi
fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”.
Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo
sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i
miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e
madre”.
3) Riflessione
• La famiglia di Gesù. I parenti giungono alla casa
dove si trovava Gesù. Probabilmente vengono da Nazaret. Di lì fino a Cafarnao
c’è una distanza di 40 chilometri. Anche sua madre viene insieme a loro. Non
entrano, ma mandano un messaggio: Tua madre, i tuoi fratelli e le tue
sorelle sono là fuori e ti cercano! La reazione di Gesù è chiara: Chi è
mia madre, chi sono i miei fratelli? E lui stesso risponde girando lo
sguardo verso la moltitudine che sta attorno: Ecco mia madre e i miei
fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre! Per capire bene il significato di questa risposta conviene guardare la situazione
della famiglia al tempo di Gesù.
• Nell’antico Israele, il clan, cioè, la grande famiglia (la
comunità), era la base della convivenza sociale. Era la protezione delle
famiglie e delle persone, la garanzia del possesso della terra, il veicolo principale
della tradizione, la difesa dell’identità. Era il modo concreto da parte della
gente di quella epoca di incarnare l’amore di Dio e l’amore verso il
prossimo. Difendere il clan era lo stesso che difendere l’Alleanza.
• Nella Galilea del tempo di Gesù, a causa del sistema
impiantato durante i lunghi governi di Erode Magno (37 a.C. a 4 a.C.) e di suo
figlio Erode Antipa (4 a.C. a 39 d.C.), il clan (la comunità) si stava
debilitando. Le imposte da pagare, sia al governo che al tempio, i debiti in
aumento, la mentalità individualista dell’ideologia ellenistica, le frequenti
minacce di repressione violenta da parte dei romani e l’obbligo di accogliere i
soldati e dare loro ospitalità, i problemi sempre più grandi di sopravvivenza,
tutto questo spingeva le famiglie a rinchiudersi in se stesse e pensare alle
proprie necessità. Questa chiusura si vedeva rafforzata dalla religione
dell’epoca. Per esempio, chi dedicava la sua eredità al Tempio poteva lasciare
i suoi genitori senza aiuto. Ciò indeboliva il quarto comandamento che era la
spina dorsale del clan (Mc 7,8-13). Oltre a questo, l’osservanza delle norme di
purezza era un fattore di emarginazione per molte persone: donne, bambini,
samaritani, stranieri, lebbrosi, indemoniati, pubblicani, malati, mutilati,
paraplegici.
• E così, la preoccupazione con i problemi della propria famiglia
impediva alle persone di riunirsi in comunità. Ora, affinché potesse
manifestarsi il Regno di Dio nella convivenza comunitaria della gente, le
persone dovevano superare i limiti stretti della piccola famiglia ed aprirsi di
nuovo alla grande famiglia, alla Comunità. Gesù dette l’esempio. Quando la sua
famiglia cercò di impossessarsi di lui, reagì ed allargò la famiglia: “Chi è
mia madre, chi sono i miei fratelli? E lui stesso dette la risposta girando
lo sguardo verso la moltitudine: Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi
compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre! (Mc
3,33-35). Creò comunità.
• Gesù chiedeva lo stesso a tutti coloro che volevano
seguirlo. Le famiglie non potevano rinchiudersi in se stesse. Gli esclusi e gli
emarginati dovevano essere accolti nella convivenza e così sentirsi accolti da
Dio (cf Lc 14,12-14). Questo era il cammino per raggiungere l’obiettivo della
Legge che diceva: “Non vi sarà alcun bisognoso tra di voi” (Dt 15,4). Come i
grandi profeti del passato, Gesù cerca di consolidare la vita comunitaria nei
villaggi della Galilea. Riprende il senso profondo del clan, della famiglia,
della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore verso Dio e
verso il prossimo.
4) Per un confronto personale
• Vivere la fede nella comunità. Che posto ha e che influsso
ha la comunità nel mio modo di vivere la fede?
• Oggi, nella grande città, la massificazione promuove
l’individualismo che è contrario alla vita in comunità. Cosa sto facendo per
combattere questo male?
5) Preghiera finale
Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio. (Sal 39)
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