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San Elia Chavara

di P. Marco Cabula

Non è mai semplice sintetizzare in poche pagine tutta la vita di un uomo, se poi l’indagine arriva a toccare una vita come quella del primo santo indiano, allora l’impresa diventa davvero ardua.

Spesso pensiamo all’Indiacome aunaterraanoi lontana, nello spazio e nella cultura. Una terra certo ricca di storia, di miti: di insegnamenti sapienziali che trascendono il tempo... ma anche una terra in cui convivono insieme mille contrasti. Un paese immenso -è il settimo paese al mondo per estensione geografica- e il secondo più popolato, con 1.276.267.000 abitanti.

Eppure in questa terra ci sono tradizioni cristiane antichissime che addirittura risalgono alla tradizione apostolica.

Una terra che più volte abbiamo ricordato nella nostra rivista proprio per la profonda devo zione a Gesù Bambino. Infatti i santuari più grandi di questa nazione sono dedicati proprio al Piccolo Re. Ricordiamo fra tutti quello di Bangalore (nel quartiere Viveknagar). E sempre nello stato di Karnataka troviamo la devozione di Gesù Bambino a Mangalore (quartiere Bikar- nakatte) e a Mysore, città che conta addirittura due santuari di riti differenti. Nel nord il culto trova sede soprattutto a Nashik -nello stato di Mumbai- e nello stato di Andrapradesh (anche qui, nella città di Hyderabad, troviamo ben due- santuari!). Nel sud dell’India ricordiamo ancora città come Tiruppur nello stato del Tamilnadu, Chulliyana e Puranjan nel Kerala. E non credo sia una casualità se tra i primi santi Indiani, ben due (S. Ciriaco Elia Chavara e Santa Eufrasia Eluvathingal) siano entrambi legati alla spiritualità dell’Ordine Carmelitano, in cui il culto del Santo Bambino si è sviluppato. È proprio in nome di questo legame che questo Santo -Ciriaco Elia Chavara è diventato un fondatore, una pietra miliare destinata a tracciare il sentiero del Cielo a molte anime. «Perché vi addolorate? Ogni uomo, chiunque esso sia, deve andarsene un giorno o l’altro. Per me, l’ora è giunta... Da quando i miei santi genitori mi hanno insegnato ad invocare sovente i sacri nomi di Gesù, Maria e Giuseppe, il loro patrocinio mi ha continuamente protetto e sento che, con l’aiuto di Dio, non ho mai perso la grazia santificante ricevuta nel battesimo. Non siate dunque né sconsolati né turbati dalla mia partenza. Sottomettetevi pienamente e di tutto cuore alla santa Volontà di Dio. Dio è altamente ed infinitamente misericordioso... Che regni qui fra tutti voi una carità perfetta. [...] Se agirete in questo modo, procurerete a Dio la gloria ed alle anime la salvezza, e la nostra Congregazione rimarrà perfettamente prospera». Scriveva così Padre Ciriaco Elia della Sacra Famiglia rivolgendosi proprio ai suoi confratelli: era il 2 gennaio 1871, vigilia della sua morte. Era nato l’8 febbraio 1805, nel villaggio di Kainakary, nel Kerala. Secondo l’usanza, il bambino è chiamato Ciriaco come suo padre e viene consacrato alla Santissima Vergine l’8 settembre seguente, festa della Natività di Maria, nel Santuario di Nostra Signora di Vechour. Sarà però la mamma, Maria, a legare indissolubilmente quel suo nome alla Vergine. Ciriaco stesso in una lettera di molti anni dopo ricorderà: «Mia madre mi insegnò varie preghiere che mi faceva recitare, inginocchiato al suo fianco, nelle prime ore della notte». Il cristianesimo in India risale all’epoca degli Apostoli. Una tradizione riferisce che l’Apostolo san Tommaso, arrivato nel Kerala, sulla costa ovest dell’India del Sud, verso l’anno 52, evangelizzò il paese fino al suo martirio, il 3 luglio 72, a Mylapore, sulla costa est. La sua tomba è conservata a Madras, città della costa orientale. Le comunità che egli fondò sono ancora fiorenti ed i loro membri sono chiamati «i cristiani di San Tommaso». Fino al XVI secolo, la liturgia di tali Comunità Cristiane si celebrava secondo il solo rito siromalabarico, rito orientale giunto da Antiochia di Siria (oggi situata in Turchia). Antiochia è, insieme ad Alessandria, una delle due grandi sedi orientali d’origine apostolica, che hanno visto riconosciuta la loro autorità patriarcale fin dal Concilio di Nicea (325). Il rito siromalabarico è dunque antichissimo; viene celebrato in lingua siriaca. Differisce dal rito latino nella forma degli ornamenti liturgici, nel calendario delle feste e dei digiuni, nelle cerimonie dei sacramenti, ecc... Al loro arrivo in India, nel XVI secolo, i Portoghesi vi introdussero la liturgia romana (detta latina). Da allora, i due riti, quello latino e quello siromalabarico, coesistono. Fin dalla sua più tenera infanzia, Ciriaco Chavara si rivela molto pio ed eccezionalmente intelligente. Dai cinque agli undici anni, frequenta la scuola ma la sua più grande ambizione è quella di assistere e servire la Santa Messa. Così quando il bambino ha poco più di undici anni, Padre Tommaso Pa- lackal, discernendo in lui i segni di vocazione, lo conduce al Seminario di Pallipuram, dove è Direttore e, nel 1817, il giovane viene sottoposto alla tonsura clericale. Poco dopo, i genitori e suo fratello muoiono. Gli zii vogliono fargli abbandonare la via del sacerdozio, perché si occupi degli interessi dei suoi, in particolare di quelli della bambina lasciata da suo fratello. Ma dopo aver provveduto all’educazione della nipote, Ciriaco riprende gli studi in Seminario. Uno dei suoi compagni scriverà di lui: «conduceva una vita esemplare imperniata di sincero Amore di Dio, di dolcezza, di umiltà, di obbedienza e di amor fraterno; tutti i compagni lo ammiravano e gli volevano bene». Gli anni passano in fretta e il giovane si reca con due compagni nel Seminario centrale di Verapoly, dove studierà il latino ed il portoghese e dove verrà ordinato Sacerdote a 24 anni, il 29 novembre 1829, dal Vicario apostolico locale, Monsignor Stabilini.

Una chiamata nella chiamata!

Ma come spesso avviene quando il Signore chiama, è davvero Lui che prende le redini della nostra vita.

E il nostro “compito” altro non è se non quel lo di renderci disponibili a seguirLo dove Lui vuole per realizzare in pienezza quel disegno più grande che Lui desidera nella nostra vita e soprattutto attraverso la nostra vita... È così che arriva agli orecchi del giovane sacerdote la notizia che due eminenti sacerdoti, noti al giovane per il loro talento e la loro santità, stanno esaminando la possibilità di ritirarsi nella solitudine per vivere come gli eremiti di una volta. Sono P. Perukkara e lo stesso P. Palackal, già suo formatore in seminario. Monsignor Stabilini verifica attentamente la proposta e alla fine suggerisce loro di fondare un istituto religioso indigeno. Ciriaco, affascinato anch’egli dallo stesso ideale, si unisce ad essi, con l’approvazione del Vescovo. L’11 maggio 1831 vien posta la prima pietra del Convento di Mannanam, dedicato a San Giuseppe. Sarà, questa, l’origine dell’attuale congregazione maschile CMI che in pochi anni arriverà a contare 3000 membri.

Qualche sacerdote ed alcuni seminaristi entrano a far parte della nascente Comunità. Si fonda addirittura un nuovo Seminario annesso al Convento che per oltre mezzo secolo prowederà alle necessità dei Cristiani siromalabarici del Kerala, integrando una formazione precedente dei sacerdoti troppo rudimentale che portava con sé una seria mancanza di istruzione dei fedeli. Il successore di Mons. Stabilini, Mons. Baccinelli, apprezzò molto l’iniziativa di Padre Ciriaco e volle che non soltanto a Manna- nam, ma anche negli altri monasteri dell’Istituto fossero istituiti dei Seminari. Determinante fu in quegli anni -siamo dopo il 1860- l’incontro con Padre Leopoldo Beccaro. Il Padre Carmelitano, nativo di Grognardo (AL), era partito dal Convento del Monte Carmelo di Loano (SV). Il suo nome è particolarmente caro ai devoti di Gesù Bambino, perché alcuni anni dopo sarà lui a fondare sulle alture della cittadina ligure, dando così “il via” a quello che da lì a pochi anni più tardi diventerà uno dei più importanti Santuari al mondo: quello di Gesù Bambino di Praga. I due si incontrano e, da subito, percepiscono la profonda vita spirituale che li anima e da lì in avanti li caratterizzerà in un apostolato davvero unico! Nel 1844 Padre Ciriaco viene incaricato dal Vicario apostolico di Verapoly di esaminare tutto il clero del suo rito: ammissione alle ordinazioni, poteri di confessare e di predicare. Lo stesso anno, desiderando pubblicare opere cattoliche in malayalam (lingua del paese), fa fabbricare un torchio da stampa di legno. Grazie a questa macchina, oggi fuori uso ma piamente conservata, vengono pubblicate numerose opere religiose, ed anche una rivista mensile -Il Fiore del Convento dei Carmelitani- e il quotidiano Deepika. Poiché i cattolici del Malabar in quel tempo non disponevano neppure di una scuola pubblica, il Santo, in vista degli studi superiori, istituì a Mannanam una scuoia e l'affidò a un induista chiedendogli che fosse frequentata anche dai Seminaristi. Nel Malabar in quel tempo non esistevano istituti religiosi femminili che si occupassero della formazione della gioventù. Dopo un tentativo fallito nel 1860, sempre d’accordo con i suoi confratelli e ormai in intima collaborazione con il P. Leopoldo Beccaro, suo confessore, fondò nel 1866 a Koonammavu un monastero per le Terziarie Carmelitane con lo scopo di dedicarsi all’istruzione e all’educazione della gioventù femminile. Nel 1846, essendo deceduti i due primi fondatori della comunità maschile, Padre Chavara diventa superiore. Pur consacrando una gran parte della loro vita alla contemplazione, i Padri dell’Istituto di Mannanam predicano, secondo il desiderio del Vicario apostolico, ritiri spirituali e missioni parrocchiali. Anche Padre Ciriaco percorre quasi tutte le chiese del Kerala per quest’apostolato. Così la nuova Comunità, associando la vita apostolica alle osservanze monastiche, si costituisce e si afferma come un centro vivo dell’edificazione del popolo cristiano.

Forte di una intensa vita spirituale, l’Istituto si sviluppa al punto di essere eretto a Congregazione, la «Congregazione dei Servi di Maria Immacolata del Monte Carmelo», più nota con il nome di «Carmelitani Scalzi del Terz’Ordine», l’8 dicembre 1855, primo anniversario della promulgazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Quando Padre Chavara era ancora vivo, oltre al Convento di Mannanam, furono fondate sette altre case della nuova Congregazione. La seconda in particolare fu proprio a Koonammavu vicino al primo Convento CMC.

Un Vescovo del loro rito

Ma una prova si annuncia e sarà poi lo stesso Padre Leopoldo, ormai direttore spirituale di P. Ciriaco Elia, a raccontarla in una nota che ancora oggi si legge nell’Ufficio delle letture proprio del Santo.

Nel maggio del 1861 arriva nel Kerala il vescovo Tommaso Rocos, inviato dal Patriarca Caldeo di Bagdad per informarsi in merito alla situazione della Chiesa Cattolica siromalabarica del paese. Infatti, fino alla fine del XVI secolo, i “Cristiani di san Tommaso” erano governati da prelati Caldei della Mesopotamia. Poi, sotto l’influsso dei Portoghesi, sono succeduti loro prelati latini. Nel 1858 un conflitto nasce fra il nuovo Vicario apostolico di rito latino del Kerala, Monsignor Baccinelli, e certi sacerdoti siromalabarici. Questi ultimi, scontenti, fanno appello al Patriaca Caldeo Giuseppe VI Audo, che chiede a Roma l’autorizzazione di ordinare un vescovo per i Siromalabarici. La risposta è negativa, ma il Patriarca consacra ugualmente Monsignor Rocos, poi si reca a Roma, nella speranza di averla vinta. Bisogna inoltre dire che il patriarca Caldeo era stato sospettato di nestorianesimo...

Arrivato nel Kerala, Monsignor Rocos si applica a persuadere i Cattolici della regolarità della sua missione, affermando che il Patriarca Caldeo era stato incaricato di consacrarlo dalla Santa Sede, perché si prendesse cura delle loro Comunità Cristiane. Le sue fallaci pretese turbano i fedeli e sono fonte di gravi divisioni: ben presto, la maggioranza dei parrocchiani siro malabarici si separa dal suo legittimo pastore, di rito latino, il Vicario apostolico di Verapoly, per porsi sotto l’autorità del Vescovo intruso. Infatti fedeli e sacerdoti sono felicissimi di accogliere un Vescovo del loro rito, cosa che auspicavano da molto tempo, e fanno del loro meglio per assecondare le intenzioni e le azioni di Monsignor Rocos. Su 154 parrocchie siromala-bariche, 86 si schierano totalmente dalla parte del Vescovo Rocos, e 30 parzialmente; solo 38 rimangono fedeli all’autorità legittima. Certo, non sempre è facile capire questo punto della storia... sappiamo però che i frati di Padre Cha- vara non aderiscono a quest’inizio di scisma. Monsignor Rocos prova allora ad accattivarsi Padre Ciriaco e gli propone la Consacrazione Episcopale, ma l’umile sacerdote risponde che vuol salvare la propria anima e non esser comprato per diventare Vescovo. Dal canto suo, il Vicario apostolico di Verapoly si affida a Padre Ciriaco, nominandolo Vicario generale per i Siromalabarici, con poteri straordinari, allo scopo di por rimedio alla situazione. Vorrebbe ad- dirittura farlo nominare Vescovo da Roma, ma tale desiderio non si realizzerà. Padre Chavara invia al Papa una supplica per chiedergli di fissare ai Siromalabarici una linea di condotta da seguire. La risposta, in data 5 settembre 1861, indica chiaramente che il Vescovo Rocos si è recato nel Kerala, malgrado il divieto della Sede Apostolica. D’altronde, qualche giorno dopo, il patriarca Giuseppe VI Audo scrive lui stesso da Roma a Monsignor Rocos, per chiedergli di tornare in Mesopotamia.

Padre Chavara e gli altri sacerdoti della sua Congregazione si mettono all’opera e vanno di parrocchia in parrocchia per sventare le pretese di Rocos e per riportare i fedeli all’obbedienza al vero Pastore: il Vicario apostolico di Verapoly. Poi, ricorrendo al proprio talento ed al proprio tatto, Padre Ciriaco convince il vescovo intruso a lasciare il paese ed ottiene dal Vicario apostolico che gli fornisca il denaro necessario per pagarsi il viaggio di ritorno. Così, in capo ad un anno, tutte le parrocchie dissidenti, strappate ad un tal disastroso scisma, tornano sotto la giurisdizione del loro Vescovo legittimo. Monsignor Rocos, che era stato scomunicato dal Vicario apostolico, finirà lui pure col sottomettersi ed ottenere il suo perdono. Papa Pio IX testimonierà in una lettera indirizzata a Padre Ciriaco Chavara la sua vivissima soddisfazione, per aver risparmiato alla Chiesa il grave danno che rappresenta uno scisma. Essendo «rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetta» (CCO n. 2089), lo scisma sembra essere, in effetti, secondo San Tommaso d’Aqui- no, il massimo dei peccati contro il prossimo 11-11,39, 2 ad 3)-

Assoluta fedeltà

Se Padre Chavara seppe condurre a buon fine quest’azione di riconciliazione, come pure le altre opere che intraprese, fu certamente grazie alla sua prudenza, ai suoi doni eccezionali, all’efficacia della sua eloquenza, ma molto più ancora alla santità della sua vita. Tutti coloro che lo conobbero furono colpiti dalla sua profonda umiltà, dalla sua straordinaria carità e dalla sua obbedienza filiale ai suoi superiori. Era assolutamente fedele alla Chiesa cattolica ed al Papa. Deplorava, con le lacrime agli occhi, le prove e le persecuzioni patite dalla Chiesa e dal Santo Padre. Ardeva altresì dal desiderio di far risplendere ovunque la luce del Vangelo per insediare la Chiesa voluta da Cristo.

«È la nostra sacra missione, -diceva Papa Giovanni Paolo II ai cristiani del Kerala-, quella di costruire l’unica Chiesa voluta da Cristo nella preghiera sacerdotale: Che siano tutti una cosa sola (Giov. 17,21). Nel senso più profondo, l’unità della Chiesa è un dono del Padre attraverso Cristo, la fonte ed il centro della comunione ecclesiale. È Cristo che ci fa partecipi del suo Spirito, e lo Spirito vivifica tutto il corpo, lo unifica e lo anima. Quest’u-nità interna si esprime meravigliosamente attraverso le parole dell’Apostolo: Vi è un solo Corpo ed un solo Spirito, come vi è una sola speranza al termine della chiamata che avete ricevuto; un solo Signore, un’unica fede, un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, che agisce attraverso tutti, che è in tutti (Ef. 4, 4-6). Meravigliose parole ispirate! In realtà, queste parole proclamano la missione della Chiesa in ogni tempo e in ogni generazione. Il sacro dovere della Chiesa è quello di conservare quest’unità, che altro non è se non pienezza di fedeltà al proprio Signore. E deve sforzarsi di restaurare tale unità, là dove essa è stata indebolita o offuscata». (Omelia del 7 febbraio 1986).

Padre Ciriaco si consacra con tutte le sue forze all’apostolato della misericordia e della riconciliazione, per l’eterna salvezza delle anime. In un’opera intitolata: “Il testamento di un buon padre”, compone una specie di canto per esaltare l’amore fraterno. «I giorni in cui non abbiamo reso servizio a nessuno, non sono da annoverare fra i giorni utili della nostra vita». Quando imperversano malattie contagiose, molti sacerdoti si tengono a distanza. Padre Ciriaco, invece, è sempre pronto a visitare gli infermi, a confortarli e ad amministrare loro i sacramenti. Fonda una casa per accogliere gli indigenti e curarsi di essi. Tuttavia, pratica la carità soprattutto nei riguardi di coloro dai quali riceve solo ingiurie o ingratitudine, non serbando loro alcun rancore, ma amandoli di un amore affatto particolare e considerandoli come suoi benefattori.

Un aspetto angelico

Nel 1866, corrispondendo ad un desiderio del suo Vicario apostolico, Padre Chavara fonda insieme a Padre Leopoldo Beccaro un Convento di Carmelitane di rito siromalabarico, origine della «Congregazione della Madre del Monte Carmelo», che conta oggi più di 6000 Suore. Oggi servono la chiesa portando la loro testimonianza non solo in India, ma anche in Africa e persino in Europa ormai anch’essa annoverata fra le terre di missione!. Dal 2010 le Suore di questa Congregazione servono e animano il Santuario di Gesù Bambino in Arenzano, fondato proprio da P. Leopoldo una volta tornato dal Kerala quasi 150 anni prima...

Proprio quest’ultimo nel 1870 scriverà in una lettera destinata a dei fratelli Carmelitani di Maria Immacolata: “se quella cristianità si vede ora così bene istruita nei suoi doveri, meglio attaccata alla religione e più obbediente agli ordini del Vicario Apostolico, è dovuto, a detta di tutti, all’infaticabile zelo di queste persone e di questi religiosi...

Ma torniamo a Padre Ciriaco: uomo d’azione, apostolo instancabile e prima di tutto un uomo di preghiera, pieno dello Spirito Santo! Davvero la preghiera alimenta la sua vita, e le sue opere, stampate o manoscritte, manifestano la sua unione con Dio. Durante i periodi di meditazione comunitaria, è talmente assorto nella sua conversazione con Dio che dimentica l’ora.

Chiede alla sua Comunità, oltre alla recita quotidiana del rosario, di onorare le sacre piaghe di Nostro Signore, i dolori di Maria, le gioie e le prove di San Giuseppe.

Passa la maggior parte del suo tempo libero davanti al Santissimo. Quando è immerso in un’intensa contemplazione davanti al tabernacolo, il viso gli si trasfigura e assume un aspetto angelico. Nelle case del suo Istituto fa esporre il Santissimo durante l’ottava del Corpus Domini. Instaura nel Kerala la pratica delle Quarantore: in ricordo delle quarant’ore circa che trascorsero dopo la morte di Gesù sulla Croce, fino alla sua Risurrezione, il Santissimo viene esposto per quarant’ore consecutive; prediche speciali ed un insieme di pratiche devote dispongono i fedeli ad adorare con maggior fervore il loro divino Maestro nel Sacramento del suo amore, e a riparare le offese che gli sono fatte. 

Questa pratica, istituita nel 1534 da un Frate Cappuccino per reagire di fronte agli attacchi dei protestanti contro l’Eucaristia, ha abitualmente luogo durante i tre giorni che precedono immediatamente la Quaresima, giorni di carnevale in cui il consorzio umano si abbandona troppo sovente a divertimenti peccaminosi. Grazie a Padre Chavara la pratica delle Quarantore si estende alle chiese importanti e a tutte le comunità religiose del paese. La grande devozione di Padre Ciriaco Elia per il Santissimo farà sì che sarà chiamato «l’apostolo dell’Eucaristia».

Nel suo zelo per il culto divino si applica anche alla revisione dei libri liturgici, per arrivare ad una certa uniformità nelle diverse chiese di rito siromalabarico. Scrive di proprio pugno, con gran precisione, il testo integrale di un ufficio del breviario semplificato, di facile recitazione, destinato ai sacerdoti e lo fa pubblicare, come pure le rubriche della Messa cantata e dei Vespri solenni. Contribuisce così alla rivalutazione del rito siromalabarico, non senza l’accordo di Roma, perché, come scriverà Pio XII, «la regolamentazione della liturgia sacra dipende totalmente dalla valutazione della Sede Apostolica e dalla di lei volontà». Infatti, «poiché la liturgia sacra viene compiuta prima di tutto dai sacerdoti a nome della Chiesa, il suo ordinamento, la sua regolamentazione e la sua forma non possono non dipendere dall’autorità della Chiesa» (Enciclica Mediator Dei, 20 novembre 1947).

Unità ed armonia

A partire dal 1869 lo stato generale di Padre Ciriaco, che soffre di dolori reumatici, si deteriora in modo allarmante. Il 2 gennaio 1871, comprendendo che la fine è prossima, riceve gli ultimi sacramenti da P. Leopoldo, suo confessore e direttore spirituale. I membri della sua comunità, riuniti attorno a lui, chiedono un’ultima benedizione che egli dà loro pronunciando ogni parola in modo calmo e chiaro.

Poi rimane raccolto in preghiera.

Il 3 gennaio, verso le 7.30, rende l’anima a Dio. In occasione della beatificazione di Padre Ciriaco Elia Chavara, Papa Giovanni Paolo II diceva: «Nessuna causa apostolica era più cara al cuore di quest’uomo di fede, di quella dell’unità e dell’armonia all’interno della Chiesa. Era come se avesse sempre presente allo spirito la preghiera di Gesù, la notte precedente il sacrificio della Croce: Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano an- ch’essi in noi una cosa sola (Giov. 17, 21). Oggi la Chiesa ricorda solennemente, con amore e gratitudine, tutti i suoi sforzi in vista di resistere alle minacce di disunione e per incoraggiare il clero e i fedeli a mantenere l’unità con la Sede di Pietro e la Chiesa universale.

Il suo successo in questo, come in tutte le sue numerose imprese, è dovuto senza alcun dubbio alla carità intensa ed alla preghiera che hanno caratterizzato la sua vita quotidiana, la sua comunione intima con Cristo e il suo amore per la Chiesa in quanto Corpo Visibile di Cristo in terra» (8febbraio 1986).

Fu canonizzato da Papa Francesco il 23 novembre 2014 insieme a Santa Eufrasia Eluvathingal. Entrambi sono attualmente gli ultimi due santi riconosciuti dalla Chiesa del cristianesimo in India.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.