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IL PROFETA ELIA E IL SILENZIO PROFETICO

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P. Carlos Mesters, O. Carm.

Nella solitudine del monte Carmelo dove vissero i primi Carmelitani regnava un grande silenzio. Non c’era chiasso se non i rumori della stessa natura che invitavano al silenzio.

La Regola raccomanda con molta insistenza il silenzio.

Il profeta Elia è l’uomo del silenzio, Padre e ispiratore del Carmelo. Per noi, Carmelitani, il silenzio profetico invoca immediatamente il profeta Elia.

Per descrivere il valore del silenzio, la Regola cita per intero due frasi del profeta Isaia: " La giustizia è coltivata nel silenzio ed è nel silenzio e nella speranza che si incontrerà la vostra forza”.

Si tratta di un silenzio che ha la sua origine nei profeti.

Il primo passo del silenzio profetico è espresso nella prima frase del profeta Isaia che dice: "La giustizia è coltivata nel silenzio”.

Questa prima frase indica il nostro sforzo attivo che tende ad ottenere un determinato risultato. Dobbiamo far tacere tutto dentro di noi, perché la realtà possa apparire pienamente per quello che è in se stessa, e non come appare, sfigurata attraverso le troppe chiacchiere, maldicenze, nel rumore del mondo o attraverso i messaggi antievangelici dei mezzi di comunicazione, dalla ideologia dominante.

La pratica del silenzio produce poco a poco lo smantellamento delle false idee: fa nascere la visione giusta delle cose, fa nascere la vera giustizia.

Coltivare il silenzio genera in noi la giustizia.

Il silenzio profetico mette il dito sulla piaga nascosta. Denuncia le strade senza uscita nelle quali stiamo camminando e che credevamo fossero cammini di vita, quando in realtà ci conducevano verso la morte.

Il profeta affronta la morte non perché gli piaccia ma perché si manifesti la vita: è il cammino della Notte Oscura, della quale parla S. Giovanni della Croce.

Il secondo passo del silenzio profetico è espresso nella seconda frase del profeta Isaia: "Nel silenzio e nella speranza c’è la vostra forza”.

La pratica del silenzio è vista come una attitudine di attesa di qualcosa che deve accadere, ma che non dipende dal nostro sforzo. Dipende da Dio.

Il silenzio prodotto in noi dal confronto con la situazione di morte, malgrado sia doloroso, è fonte di speranza. Dà la forza di poter resistere perché crediamo che dalla morte del seme di frumento caduto nella terra germinerà la vita nuova.

Canta la Notte Oscura del popolo, perché dentro di essa si intravede il sorgere della risurrezione. Questo avvenne nella vita del profeta Elia nella camminata verso il monte Horeb (1Re 19).

IL SILENZIO PROFETICO NELLA CAMMINATA DEL PROFETA ELIA: si tratta dell’esperienza mistica

L’esperienza di Dio ricostruisce la persona e gli rivela la sua missione (1Re 19,15-18) : Rinnovato dall’incontro con Dio, Elia riscopre la sua missione (1 Re 19,15-18) e si preoccupa di darle continuità, indicando Eliseo come suo successore (1Re 19,19-21).

Il silenzio profetico raccomandato dalla Regola e vissuto da Elia ha due aspetti. Il primo aspetto è frutto del nostro sforzo, del coltivare il lavoro. Esige disciplina e controllo, studio e riflessione, perché la gente possa percepire i meccanismi dell’oppressione e dell’ideologia, dei preconcetti e della propaganda. È frutto della condivisione, dello scambio di esperienze, del lavoro comunitario.

Il secondo aspetto del silenzio profetico è frutto dell’azione dello Spirito in noi. Sturato l’accesso alla fonte dal nostro sforzo attivo, l’acqua sorge da dentro di noi e inonda il nostro essere.

P. Carlos Mesters, O. Carm.



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