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Gesù afflitto dai peccati

<p><em>S. Teresa di Gesù di Los Andes, Diario, 22-26 maggio 1919</em></p>

Durante l'orazione, Nostro Signore mi mostrò quanto avesse sofferto per noi e come fosse divenuto ostia. Mi disse che per essere ostia occorreva morire a me stessa. Un'ostia — una Carmelitana — deve mettere in croce il suo pensiero, respingere tutto ciò che non è Dio. Avere costantemente il pensiero fisso su di Lui,

i desideri rivolti verso la gloria di Dio e la santificazione dell'anima. Un'ostia non possiede volontà propria, la si trasporta dove si vuole. Un'ostia non vede, non sente, non comunica con l'esterno, ma all'interno.

In seguito mi mostrò come, malgrado la sua agonia sull'altare, le creature non l'amano, non fanno attenzione a lui. Ne ho provato pena per tutta la giornata. È una specie di martirio, poiché mi trovo spossata per amarlo come dovrei, miserabilissima e incapace di offrirgli consolazione alcuna. Di più, vedo l'ingratitudine degli uomini. Questo mi riempie di un'amarezza indicibile. Ad aumentare il mio tormento, è arrivata una lettera della mia piccola anima: m; chiede di pregare perché Nostro Signore riesca a conquista. re Miguel che è molto ammalato. Questo mi rattrista molto perché colui che offende Dio è del mio stesso sangue. Sono incapace di qualunque cosa, tanto è grande l'amore che provo e l'amarezza per i peccati. Durante la Comunione Nostro Signore mi ha detto di consolarlo. Mi si presenta ac ogni momento, come un agonizzante. È orribile!... Mi chiede di accarezzarlo, d'abbracciarlo perché ciò gli dia consolazione. L..]

Da tre giorni sono immersa nell'agonia di Nostro Signore. Ad ogni istante mi si presenta come un moribondo, il volto a terra, i capelli arrossati di sangue, gli occhi bluastri, l'aspetto tirato, pallido, livido. La sua tunica abbassata fino alla vita. Il dorso è coperto da una moltitudine di punte di piante di spillone: ho capito che sono i peccati. Sopra le scapole, vi sono due piaghe che lasciano intravedere le ossa bianche e, inchiodate sopra gli orli di queste piaghe, delle punte che penetrano fino all'osso. Sopra la spina dorsale, le punte lo fanno soffrire orribilmente. Da ogni parte il sangue cola a torrenti e inonda interamente il suolo. La Santa Vergine è in piedi accanto, piange e domanda misericordia al Padre. Vedo quest'immagine con una tale acutezza ch'essa mi provoca una specie d'agonia. Non posso piangere, ma sono interamente coperta di sudore, le mie mani si ghiacciano, il cuore mi fa male e la respirazione è ansante.

Questa visione riempie d'amarezza tutto ciò che compio e non trovo nessun piacere se non accompagnando Nostro Signore. Ma trovo più perfetto compiere tutte le mie azioni senza mostrare esteriormente la mia pena.

Non so come ringraziare Nostro Signore che mi ha resa partecipe delle sue sofferenze e che ha trovato consolazione in me peccatrice miserabile. La sola cosa che mi chiede, è di non parlare di me stessa, di vivere soltanto per Dio e per consolarlo. Che soffra in silenzio. Ma siccome a volte non ne posso più, cerco conforto presso la mia piccola Madre. Fino a quando ricercherò le creature? Non desidero morire che alla fine del mondo per vivere sempre ai piedi del tabernacolo e confortare tanto il Signore nella sua agonia.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.