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Edith Stein: In Cerca Della Verità

L'incontro con Max Scheler

La maniera che aveva Scheler di diffondere sollecitazioni geniali, pur senza approfondirle sistematicamente, aveva qualcosa di brillante e seducente. Per di più egli parlava di questioni aderenti alla realtà, che sono importanti per ognuno e che agitavano in particolare l'animo dei giovani, non come Husserl che trattava di cose astratte e fredde...

Scheler parlava con insistente efficacia, con autentica vivacità drammatica. Pronunciava le parole che gli erano particolarmente care (ad esempio, «verità pura») in modo tenero e raccolto.

Il contatto con le idee cattoliche

Non ricordo in quale anno Scheler sia rientrato nella Chiesa cattolica. Non doveva essere da molto. In ogni caso, in quel periodo, aveva molte idee cattoliche e sapeva divulgarle facendo uso della sua brillante intelligenza e abilità linguistica. Fu così che venni per la prima volta in contatto con un mondo che mi era stato fino ad allora completamente sconosciuto. Ciò non mi condusse ancora alla fede, tuttavia mi dischiuse un campo di "fenomeni" dinanzi ai quali non potevo più essere cieca.

 Una ricerca libera da pregiudizi

Ci veniva continuamente raccomandato di considerare ogni cosa con occhio libero da pregiudizi, di gettare via qualsiasi tipo di "paraocchi". I limiti dei pregiudizi razionalistici, nei quali ero cresciuta senza saperlo, caddero, e il mondo della fede comparve improvvisamente dinanzi a me.

Persone con le quali avevo rapporti quotidiani e alle quali guardavo con ammirazione, vivevano in quel mondo. Doveva perciò valere la pena al­meno di riflettervi seriamente.

Per il momento non mi occupai metodicamente di questioni religiose; ero troppo occupata in molte altre cose. Mi accontentai di accogliere in me senza opporre resistenza gli stimoli che mi venivano dall' ambiente che frequentavo e

- quasi senza accorgermene - ne fui pian piano trasformata.

I libri non servono a nulla

Per la prima volta sperimentai qualcosa che avrei sempre ritrovato nel mio lavoro: i libri non mi servivano a nulla finché non avessi chiarito la questione con un lavoro personale. Questa lotta per la chiarezza si compiva in me solo con grandi tormenti e non mi dava pace giorno e notte. Disimparai a dormire, e ci vollero molti anni prima che mi fossero di nuovo concesse notti tranquille.

Sprofondavo sempre più in un' autentica disperazione. Era la prima volta in vita mia che mi trovavo di fronte a qualcosa che non potevo ottenere con la mia volontà. Senza che lo sapessi, le massime di mia madre - «Ciò che uno vuole, lo può» e «Se uno si propone qualcosa Dio lo aiuta» - erano profondamente inculcate in me.

Spesso mi ero vantata che la mia testa fosse più dura dei muri più spessi, ed ora il mio cervello cozzava fino a farsi male, ma l'inesorabile parete non voleva cedere. Ciò mi condusse a un punto che la vita mi apparve insopportabile. Spesso dicevo a me stessa che tutto ciò non aveva senso.

 Nuovi orizzonti

Misi risolutamente da parte tutto ciò che veni­va dai libri e cominciai da principio: una ricerca obiettiva sul problema dell' intuizione secondo il metodo fenomenologico.

Oh, com'erano diverse le cose rispetto al passato! Certo, ogni mattina mi sedevo alla scrivania piena di paura. Ero come un puntino minuscolo in uno spazio infinito - da questa immensità sarebbe arrivato qualcosa che potessi afferrare? Sprofondavo indietro nella mia sedia e mi concentravo con uno sforzo doloroso su quella che era per me la questione più urgente. Dopo un poco era come se sorgesse la luce. Ero per lo meno in grado di formulare la domanda e trovavo delle vie per incalzarla. E non appena la cosa mi appariva chiara, nuove questioni si aprivano, secondo diversi aspetti «Nuovi orizzonti», era solito dire Husserl).

La via verso Dio

A Gottinga avevo un profondo rispetto per le questioni di fede e avevo conosciuto persone credenti; a volte andavo addirittura in una chiesa protestante con le amiche (la mescolanza di politica e religione che dominava nelle prediche non poteva naturalmente condurmi alla conoscenza di una fede pura e spesso mi ripugnava); ma non avevo ancora ritrovato la via verso Dio.

Venerare l'imperscrutabile verità

Spingendo la ricerca fino alle estreme conseguenze, si prende coscienza dei propri limiti: si verifica cioè una radicalizzazione che porta alla scoperta dell'ultima e più alta verità, facendoci prendere coscienza che tutto il nostro sapere non è nient'altro che un rattoppo. Allora si frantuma ogni orgoglio e si presentano due eventualità: o si affonda nella disperazione, o si accetta di venerare l'imperscrutabile verità, accogliendo nell'umiltà della fede ciò di cui l'attività della ragione non può appropriarsi.

A questo punto, alla luce della verità eterna, l'intellettuale coglie la giusta e limitata prospettiva del suo lavoro. Si rende conto che le ultime e più alte verità non vengono svelate dall'intelligenza umana e che, nei problemi più essenziali - e cioè nella vita pratica, - un semplice essere umano è in grado, sulla base di un'illuminazione che proviene dall' alto, di avere la meglio sul più grande erudito.

 In una chiesa cattolica

 Entrammo per qualche minuto nel duomo e mentre eravamo lì in rispettoso silenzio, entrò una donna con il suo cesto della spesa e si inginocchiò in un banco per una breve preghiera. Per me era una cosa del tutto nuova. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti che avevo visitato ci si recava solo per la funzione religiosa. Qui invece qualcuno era entrato nella chiesa vuota, nel mezzo delle sue occupazioni quotidiane, come per andare a un colloquio confidenziale. Non ho mai dimenticato quel fatto.

 La questione della verità

Sono molto interessata a ciò che lei dirà sulla Questio de Veritate e sul fine positivo della metafisica. Ma io ho anche un'altra idea della meta­fisica: la intendo come la comprensione della intera realtà, includente anche la verità rivelata, dunque fondata sulla filosofia e sulla teologia.

Lettera a Hedwig Conrad Martius (13.11.1932)

Per una filosofia cristiana

È arduo per noi l'andare nel buio. Ogni raggio di luce, che cada nella nostra notte come un preannunzio della luce futura, è un aiuto inestimabile per non smarrirci nel nostro cammino e anche la debole luce della ragione naturale può prestare validi servigi.

Il compito più elevato di una filosofia cristiana è proprio di preparare il cammino alla fede. Appunto per questo san Tommaso aveva nel cuore di edificare una filosofia pura sul fondamento della ragione naturale, solo così si può percorrere un tratto di strada assieme con i non credenti; se essi acconsentono a fare con noi questo tratto di strada, forse anche in seguito si faranno ulteriormente guidare al di là di quanto si proponessero nella loro intenzione originaria.

Essere finito ed Essere eterno 1,4

L'individuo che cerca

Non ho preoccupazione per il mio caro maestro. Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile.

Dio è verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no.

 Lettera a una giovane suora dal Carmelo di Colonia (23.3.1938)

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.