Skip to Content

Beato Angelo Paoli, Padre dei poveri

Fr. Francesco M. Ciaccia, O.Carm.
paoli.jpg

Gli anni della giovinezza

Angelo Paoli nacque in un piccolo paese della Toscana, Argigliano, nel 1642 e fu battezzato col nome di Francesco, e visse la sua fanciullezza e adolescenza in una famiglia profondamente religiosa. Fin da piccolo avverti l'esigenza di condividere la gioia della fede con i suoi coetanei, apostolato che da alcuni gli valse il titolo di beghino, bigottot.

Tutta la sua adolescenza fu caratterizzata da eventi che ne segnarono la spiritualità, tra cui il dramma della morte della madre, quand'egli aveva ancora 14 anni, che lungi dal fargli sprofondare in un dolore senza via di uscita, gli permise di aprirsi ulteriormente al mistero amoroso di Dio, il Signore della vita.

La disponibilità come vocazione

All'età di 18 anni, abbracciò la vita religiosa nel Carmelo, scegliendo quest'Ordine per la sua profonda spiritualità mariana alla quale si sentiva particolarmente legato, e acquisì il nome di Angelo. All'età di 29 anni ricevette il Sacramento dell'Ordinazione presbiterale.

Nonostante mostrasse grandi attitudine agli studi, non volle conseguire più alti gradi accademici, decidendo di consacrare la sua vita religiosa, e il suo ministero presbiterale, alle necessità dell'Ordine e all'accoglienza dei poveri e degli emarginati.

Si contraddistinse per la sua grande disponibilità ai progetti del suo priore, accettando in pochi anni diversi incarichi e facendosi pellegrino tra le varie città del centro Italia. Fu maestro dei novizi a Firenze, parroco a Corniola, frazione di Empoli, successivamente a Siena, dove iniziò ii suo apostolato per i poveri, nominato insegnante di grammatica a Montecatini, fino a giungere nel Carmelo di Pisa dove riuscì a coinvolgere diversi nobili alla sua causa per i poveri. Così scrive il suo biografo: «portavano al padre Angelo elemosine cospicue, e lui faceva presto a distribuirle ai poveri: pareva che le monete gli scottassero trai polpastrelli delle dita». Tuttavia il suo itinerare non era ancora terminato, dopo pochi mesi di soggiorno a Pisa gli fu chiesto di coprire l'incarico di sacrista e organista nel convento di Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, finché nel 1687, proprio il Priore Generale chiese la sua presenza nel convento di S. Martino ai monti di Roma, rimanendovi per 33 anni fino alla fine della sua vita terrena. Sarà questa città che ammirerà stupita lo spettacolo della sua carità.

Padre dei poveri

Ministero principale del beato carmelitano nella città eterna fu una profonda attività di recupero sociale e religioso degli emarginati, soprattutto poveri e ammalati. A centinaia i mendichi si affollavano al cortile esterno del convento. Attendevano da lui nutrimento per il corpo e per lo spirito, e la Provvidenza non disattese mai le aspettative di questo piccolo frate che confidava pienamente in colui che disse: «tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt 21,22). »Infiammato dalla fede e illuminato dalla luce dello Spirito, scopri che il Signore lo chiamava a vivere, potremmo dire, una vocazione speciale, quella di essere servo dei poverina.

Tuttavia egli non era solo venerato e amato dai poveri e dai malati, ma anche dai Papi, dai Cardinali, dai principi e dai nobili romani, che beneficati da lui spiritualmente lo aiutavano con offerte generose: »diventava cosi il ponte che univa le mani del povero che chiedeva con le mani del ricco che donava»s.

Dal genio della sua carità nacque il convalescenziario, ovvero quel luogo dove poter accudire e sfamare tutti quei degenti rimessi dagli ospedali ma che tuttavia, bisognosi di cure ricostituenti non potevano ancora riprendere il lavoro, e quindi incapaci di sostenersi economicamente (per molti di loro, in genere non restava che l'accattonaggio). Dapprima cominciò a sistemare questi convalescenti in famiglie benestanti che accettavano di ospitarli per un certo numero di giorni, finché nel 1710 conseguì il suo sogno, l'albergo per i convalescenti, il primo in Italia, che ospitava i degenti gratuitamente fino al loro completo recupero.

Altro aspetto fondamentale della sua spiritualità, intrisa di profonda preghiera, amore eucaristico ed equilibrata ascesi, era il suo amore per l'umanità di Cristo, che vedeva riflessa nel volto dei poveri e dei sofferenti. Per questo motivo fissò diverse grandi croci per la città di Roma, nei luoghi più significativi della città in maniera che fossero visibili da lontano e richiamassero l'attenzione e gli affetti dei cristiani durante la loro quotidianità. Una di queste croci è quella che fissò all'interno del Colosseo», dando inizio a quel pio esercizio che è la preghiera della Via Crucis che ogni anno il Santo Padre presiede.

Mori nel 1720 »come un testimone, un profeta di speranza, un autentico segno della tenerezza di Dio nei confronti degli ultimi della terra»', e sulla pietra lapidaria incisero accanto al suo nome, quel titolo per cui era conosciuto in tutta Roma: "Padre dei poveri".

L'attualità di una testimonianza

Ogni vita vissuta coerentemente alla propria vocazione battesimale è sempre attuale, in qualunque contesto storico e sociale essa s'incarni, la santità infatti è la chiamata universale che accomuna tutti i fedeli in Cristo, indipendentemente dal proprio stato di vita».

In un mondo in cui il povero diventa sempre più misero, e il ricco continua a crescere nella propria opulenza, la testi-monianza del beato Angelo si rivela particolarmente attuale, segno della cura e della predilezione di Dio per i poveri, che tuttavia non lascia di chiamare alla conversione chi fa delle ricchezze una idolatria, e ci invita a mettere in pratica quella giustizia che prima di essere religiosa e cristiana, è umana e sociale in quanto a ogni uomo spetta di vivere una vita dignitosa' e di tutelare il proprio lavoro durante il periodo della sua malattia e della degenza.


See video