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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio: Luca 15,1-3.11-32

Lectio: 
Sabato, 18 Marzo, 2017

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

O Dio, che per mezzo dei sacramenti
ci rendi partecipi del tuo mistero di gloria,
guidaci attraverso le esperienze della vita,
perché possiamo giungere alla splendida luce
in cui è la tua dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.

Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.

Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.

Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.

Egli si indignò, e non voleva entrare.

Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.

Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

3) Riflessione

• Il capitolo 15 del vangelo di Luca è racchiuso nella seguente informazione: "Si avvicinarono a Gesù i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. (Lc 15,1-3). Subito Luca presenta queste tre parabole legate tra di esse dallo stesso tema: la pecora smarrita (Lc 15,4-7), la moneta persa (Lc 15,8-10), il figlio perso (Lc 15,11-32). Quest’ultima parabola costituisce il tema del vangelo di oggi.

• Luca 15,11-13: La decisione del figlio più giovane. Un uomo aveva due figli. Il più giovane chiede una parte dell’eredità che gli spetta. Il padre divide tutto tra i due e tutti e due ricevono la loro parte. Ricevere l’eredità non è un merito. É un dono gratuito. L’eredità dei doni di Dio è distribuita tra tutti gli esseri umani, sia giudei che pagani, sia cristiani che non cristiani. Tutti ricevono qualcosa dall’eredità del Padre. Ma non tutti la curano allo stesso modo. Così, il figlio più giovane parte e va lontano e sperpera la sua eredità in una vita dissipata, allontanandosi dal Padre. Al tempo di Luca, il più anziano rappresentava le comunità venute dal giudaismo, e il più giovane, le comunità venute dal paganesimo. Ed oggi chi è il più giovane ed il meno giovane?

• Luca 15,14-19: La delusione e la volontà di tornare a casa del Padre. La necessità di procurarsi il cibo fa sì che il giovane perda la sua libertà e diventi schiavo per occuparsi di porci. Riceve un trattamento peggiore dei porci. Questa era la condizione di vita di milioni di schiavi nell’impero romano al tempo di Luca. La situazione in cui si trova fa sì che il giovane ricordi come si trovava nella casa di suo padre. Fa una revisione di vita e decide di tornare a casa. Prepara perfino le parole che dirà al Padre: “Non merito di essere tuo figlio! Trattami come uno dei tuoi impiegati!” L’impiegato esegue ordini, adempie la legge della servitù. Il figlio più giovane vuole adempiere la legge, come lo volevano i farisei e gli scribi nel tempo di Gesù (Lc 15,1). Di questo i missionari dei farisei accusavano i pagani che si convertivano al Dio di Abramo (Mt 23,15). Al tempo di Luca, alcuni cristiani venuti dal giudaismo, si sottomisero al giogo della legge (Gal 1,6-10).

• Luca 15,20-24: La gioia del Padre quando incontra il figlio più giovane. La parabola dice che il figlio più giovane era ancora lontano di casa, ma il Padre lo vede, gli corre incontro e lo riempie di baci. L’impressione che ci è data da Gesù è che il Padre rimase tutto il tempo alla finestra per vedere spuntare il figlio dietro l’angolo! Secondo la nostra maniera umana di sentire e di pensare, l’allegria del Padre sembra esagerata. Non lascia nemmeno finire al figlio di dire le parole che ha in bocca. Nessuno ascolta! Il Padre non vuole che il figlio sia suo schiavo. Vuole che sia figlio! Questa è la grande Buona Novella che Gesù ci porta! Tunica nuova, sandali nuovi, anello al dito, vitello, festa! Nell’immensa gioia dell’incontro, Gesù lascia trasparire com’era grande la tristezza del Padre per la perdita del figlio. Dio era molto triste e di questo la gente si rende conto ora, vedendo l’immensa gioia del Padre per l’incontro con il figlio! E’ una gioia condivisa con tutti nella festa che fa preparare.

• Luca 15,25-28b: La reazione del figlio maggiore. Il figlio maggiore ritorna dal lavoro nel campo e trova la casa in festa. Non entra. Vuole sapere cosa succede. Quando gli viene detto il motivo della festa, si arrabbia e non vuole entrare. Rinchiuso in se stesso, pensa avere il suo diritto. Non gli piace la festa e non capisce il perché della gioia del Padre. Segno questo che non aveva molta intimità con il Padre, malgrado vivesse nella stessa casa. Infatti, se l’avesse avuta, avrebbe notato l’immensa tristezza del Padre per la perdita del figlio minore ed avrebbe capito la sua gioia per il ritorno del figlio. Chi vive molto preoccupato nell’osservanza della legge di Dio, corre il pericolo di dimenticare Dio stesso! Il figlio più giovane, pur essendo lontano da casa, sembrava conoscere il Padre meglio del figlio maggiore che viveva con lui! Perché il più giovane ebbe il coraggio di tornare a casa dal Padre, mentre il maggiore non vuole entrare più in casa del Padre! Non si rende conto che il Padre, senza di lui, perderà la gioia. Poiché anche lui, il figlio maggiore, è figlio così come il minore!

• Luca 15,28a-30: L’atteggiamento del Padre e la risposta del figlio maggiore. Il padre esce dalla casa e supplica il figlio maggiore di entrare in casa. Ma costui risponde: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.” Anche il figlio maggiore vuole festa ed allegria, ma solo con i suoi amici. Non con il fratello e nemmeno con il padre, e non chiama nemmeno fratello, suo fratello minore, bensì "questo tuo figlio", come se non fosse più suo fratello. E lui, il figlio maggiore, parla di prostitute. E’ la sua malizia che gli fa interpretare così la vita del fratello più giovane. Quante volte il fratello maggiore interpreta male la vita del fratello più giovane! Quante volte noi cattolici interpretiamo male la vita e la religione degli altri! L’atteggiamento del Padre è aperto. Lui accoglie il figlio più giovane, ma non vuole nemmeno perdere il figlio maggiore. I due fanno parte della famiglia. L’uno non può escludere l’altro!

• Luca 15,31-32: La risposta finale del Padre. Nello stesso modo, come il Padre non fece attenzione agli argomenti del figlio minore, così neanche fa attenzione a quelli del figlio maggiore e dice: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!" Il maggiore era veramente consapevole di stare sempre con il Padre e di trovare in questa presenza la ragione della sua gioia? L’espressione del Padre "Tutto ciò che è mio, è tuo!” include anche il figlio minore che è ritornato! Il maggiore non ha diritto a fare distinzioni, e se vuole essere figlio del Padre, deve accettarlo com’è e non come gli piacerebbe che il Padre fosse! La parabola non dice quale fu la risposta finale del fratello maggiore. Resta a carico del figlio maggiore, che siamo noi!

• Chi sperimenta l’irruzione gratuita e sorprendente dell’amore di Dio nella sua vita diventa gioioso e vuole comunicare questa gioia agli altri. L’azione salvatrice di Dio è fonte di gioia: “Rallegratevi con me!” (Lc 15,6.9) E da questa esperienza della gratuità di Dio nasce il senso di festa e di gioia (Lc 15,32). Al termine della parabola, il Padre chiede di essere contenti e di fare festa. La gioia è minacciata dal figlio maggiore, che non vuole entrare. Pensa di aver diritto ad una gioia solo con i suoi amici e non vuole condividere la gioia con tutti i membri della stessa famiglia umana. Rappresenta coloro che si considerano giusti ed osservanti, e pensano di non avere bisogno di conversione.

4) Per un confronto personale

• Qual è l’immagine di Dio che conservo in me fin dalla mia infanzia? E’ cambiata nel corso di questi anni? Se è cambiata, perché?

• Con quale dei due figli mi identifico: con il più giovane o con il maggiore? Perché?

5) Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


date | by Dr. Radut