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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio: Luca 10,1-9

Lectio: 
Giovedì, 18 Ottobre, 2018
Tempo ordinario
 
1) Preghiera
O Dio, Padre di eterna misericordia,
fa' che convertano a te i nostri cuori,
perché nella ricerca dell'unico bene necessario
e nelle opere di carità fraterna
siamo sempre consacrati alla tua lode.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
 
2) Lettura
Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio."
 
3) Riflessione
• Nel tempo di Gesù c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere. Per esempio, Giovanni Battista, i farisei ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Ma c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, andavano già prevenuti. Pensavano che non potevano mangiare ciò che la gente offriva loro, perché il cibo non era sempre ritualmente “puro”. Per questo, portavano borsa e denaro per potersi occupare del proprio cibo. Così invece di aiutare a superare le divisioni, queste osservanze della Legge della purezza indebolivano ancor più il vissuto dei valori comunitari.
• La proposta di Gesù è diversa. Lui cerca di riscattare i valori comunitari che erano soffocati, e cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, un segno del Regno di Dio. E’ ciò che ci viene detto dal vangelo di oggi che descrive l’invio dei 72 discepoli:
• Luca 10,1: La Missione. Gesù manda i discepoli nei luoghi dove anche lui deve andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è padrone della Buona Novella. Gesù manda i discepoli due a due. Ciò favorisce l’aiuto reciproco, poiché la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità, meglio che una sola.
• Luca 10,2-3: La Corresponsabilità. Il primo compito è quello di pregare affinché Dio mandi operai. Qualunque discepolo e discepola deve sentirsi responsabile della missione. Per questo deve pregare il Padre di mandare operai per continuare la missione. Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Poiché il sistema in cui vivevano ed in cui vivono era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità vive. La Missione per cui Gesù manda i 72 discepoli cerca di riscattare quattro valori comunitari:
- Luca 10,4-6: L’ospitalità. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non possono portare nulla, né borsa, né sandali. Solo possono e devono portare la pace. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace, mostra che ha fiducia nella gente. Pensa che sarà ricevuto, e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica il discepolo critica le leggi dell’esclusione e riscatta l’antico valore dell’ospitalità. Non salutare nessuno lungo la strada significa, probabilmente, che non si deve perder tempo in cose che non appartengono alla missione.
- Luca 10,7: La Condivisione. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè, devono convivere in modo stabile, partecipare alla vita ed al lavoro della gente del luogo e vivere di ciò che ricevono in cambio, perché l’operaio è degno della sua mercede. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione. Così, per mezzo di questa nuova pratica, riscattano una vecchia tradizione della gente, criticano la cultura di accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano ed annunciava un nuovo modello di convivenza.
- Luca 10,8: La Comunione attorno al tavolo. I discepoli devono mangiare ciò che la gente offre loro. Non possono vivere separati, mangiando il proprio cibo. Ciò significa che devono accettare la comunione e non possono vivere separati, e mangiare il loro cibo. Ciò significa che devono accettare di sedersi attorno alla tavola con gli altri. In questo contatto con gli altri non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo in questo modo, criticano le leggi vigenti della purezza ed annunciano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio.
- Luca 10,9a: L’Accoglienza agli esclusi. I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Mt 10,8). Ciò significa che devono accogliere nella comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica la società che esclude ed indica soluzioni concrete.
• Luca 10,9b: La Venuta del Regno. Se tutte queste esigenze vengono rispettate, i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è giunto! Poiché il Regno è un nuovo modo di vivere e convivere partendo dalla Buona Novella che Gesù è venuto a rivelarci: Dio è Padre e per questo siamo tutti fratelli e sorelle. In primo luogo, educare per il Regno significa: insegnare un nuovo modo di vivere e di convivere, un nuovo modo di agire e pensare.
 
4) Per un confronto personale
• Perché tutti questi atteggiamenti raccomandati da Gesù sono segni della venuta del Regno di Dio?
• Come realizzare oggi ciò che Gesù chiede: “non portare borsa”, “non andare di casa in casa”, “non salutare nessuno lungo la strada ”, annunciare il Regno?
 
5) Preghiera finale
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice. (Sal 18)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut