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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Tutti i fedeli defunti

Lectio: 
Giovedì, 2 Novembre, 2017
Il pane della vita
 
1. LECTIO
 
a) Orazione iniziale
Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti perché rivivano (Ez 37, 9); vieni Spirito Santo, soffia nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra anima, affinché diventiamo in Cristo una creazione nuova, primizia della vita eterna. Amen.
 
b) Lettura del vangelo: Giovanni 6,37-40
 
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
 
c) Momenti di silenzio orante
 
perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.
 
2. MEDITATIO
 
a) Chiave di lettura
 
Nel vangelo di Giovanni, il punto di vista fondamentale su Gesù e la sua missione è che il Verbo fatto carne viene mandato dal Padre nel mondo a darci la vita e a salvare ciò che era perduto. Il mondo da parte sua rifiuta il Verbo incarnato. Il Prologo del vangelo ci presenta questo pensiero (Gv 1,1-18), che successivamente l’evangelista continuerà ad elaborare nel racconto evangelico. Anche i vangeli sinottici, a loro modo, annunciano questa novella. Si pensi alle parabole della pecora smarrita e della dramma perduta (Lc 15,1-10); oppure alla dichiarazione: non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori (Mc 2,17).
 
Tale linea di pensiero la troviamo anche in questo brano: Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 6,38). Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna (Gv 6,40). Parole chiavi del vangelo di Giovanni sono: vedere e credere. Vedere, implica e significa automaticamente credere nel Figlio mandato dal Padre. Con questo atteggiamento di fede il credente possiede già la vita eterna. Nel vangelo di Giovanni, la salvezza del mondo si compie già nella prima venuta di Cristo tramite l’incarnazione e con la risurrezione di colui che si lascia elevare sulla croce. Il secondo ritorno di Cristo nell’ultimo giorno sarà un completamento di questo mistero della salvezza.
 
Il brano del vangelo di oggi è tratto dalla sessione che parla del ministero di Gesù (Gv 1-12). Il testo ci porta nella Galilea, al tempo di Pasqua, la seconda del testo giovanneo: Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea... Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei (Gv 6,1,4). Una grande folla lo seguiva (Gv 6,2) e Gesù, vedendo le folle dietro a lui, moltiplica i pani. La folla lo vuole proclamare re, ma Gesù fugge e si ritira sulla montagna tutto solo (Gv 6,15). Dopo una breve pausa che ci fa contemplare il Signore che cammina sulle acque (Gv 6,16-21), il racconto prosegue il giorno dopo (Gv 6,22), con la folla che continua ad aspettare e a cercare Gesù. Segue poi il discorso sul pane della vita e l’ammonimento di Gesù a procurare il cibo che rimane per sempre (Gv 6,27). Gesù definisce se stesso come il pane della vita, facendo riferimento alla manna data al popolo da Dio tramite Mosè, come una figura del vero pane che scende dal cielo e dà la vita al mondo (Gv 6,30-36). Ecco l’ambito in cui risuonano le parole di Gesù che stiamo ascoltando nella nostra Lectio (Gv 6,37-40). In questo contesto troviamo poi una nuova opposizione e un nuovo rifiuto della rivelazione di Cristo come pane della vita (Gv 6,41-66).
 
Le parole di Gesù su colui che va a lui, fanno eco all’invito di Dio perché si partecipi ai beni del banchetto dell’alleanza (Is 55,1-3). Gesù non respinge quelli che vanno a lui ma dà loro la vita eterna. La sua missione è infatti di cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19,27). Questo ci ricorda il racconto dell’incontro di Gesù con la Samaritana vicino al pozzo di Giacobbe (Gv 4,1-42). Gesù non respinge la Samaritana, ma incomincia un dialogo ‘pastorale' con la donna che viene al pozzo per l’acqua materiale e lì trova l’uomo, il profeta e il Messia che le promette l’acqua della vita eterna (Gv 4,13-15). Abbiamo nel racconto la stessa struttura: da una parte la gente cerca il pane materiale e d’altra parte, invece, si fa, da parte di Gesù, tutto un discorso spirituale sul pane della vita. Anche la testimonianza di Gesù che mangia il pane della volontà di Dio (Gv 4,34) riecheggia ciò che il Maestro insegna in questo brano evangelico (Gv 6,38).
 
Nell’ultima cena Gesù riprende ancora tutto questo discorso nel capitolo 17. È lui che dà la vita eterna (Gv 17,2), conserva e custodisce tutti coloro che il Padre gli ha dato. Di questi nessuno è andato perduto tranne il figlio della perdizione (Gv 17,12-13).
 
b) Alcune domande
 
per orientare la meditazione e l’attualizzazione.
- Il Verbo fatto carne viene mandato dal Padre nel mondo a darci la vita, ma il mondo rifiuta il Verbo incarnato. Accetto nella mia vita il Verbo divino che dà la vita eterna? Come?
- “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38). In Gesù si vede l’obbedienza alla volontà del Padre. Interiorizzo questa virtù nella mia vita per viverla quotidianamente?
- Chiunque vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna (Gv 6,40). Chi è Gesù per me? Cerco di vederlo con gli occhi della fede, ascoltando le sue parole, contemplando il suo modo di essere? Che cosa significa per me la vita eterna?
 
3. ORATIO
 
a) Salmo 23
 
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
 
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
 
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
 
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
 
b) Preghiera finale
 
O Dio, che alla mensa della tua parola e del pane della vita ci nutri per farci crescere nell’amore. Donaci di accogliere il tuo messaggio nel nostro cuore per divenire nel mondo lievito e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
4. CONTEMPLATIO
 
La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,17).

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut