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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Natale del Signore (B)

Lectio: 
Lunedì, 25 Dicembre, 2017

La nascita di Gesù
Luca 2, 1-20

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

2. Lettura

a) Il contesto:

Il brano evangelico che ci viene proposto oggi fa parte del così detto vangelo dell’infanzia lucano che copre i primi due capitoli del terzo vangelo. Si tratta di un vangelo dell’infanzia. Quindi l’interesse primario dell’autore non è quello di informarci, di fornirci i dettagli storici della nascita di Gesù, bensì di annunciare la buona novella della nascita del Messia promesso. Il bambino Gesù è già visto come il Signore così come veniva proclamato nella predicazione apostolica. Come i primi due capitoli degli Atti degli Apostoli servono da transizione dal tempo di Gesù al tempo della Chiesa, così i primi due capitoli del vangelo di Luca servono da transizione dall’Antico al Nuovo Testamento. Le citazioni e allusioni all’Antico Testamento sono continue. I personaggi, quali Zaccaria ed Elisabetta, Simeone e Anna, Giuseppe e soprattutto Maria, sono i rappresentanti della spiritualità dei poveri del Signore che caratterizza l’ultimo periodo dell’Antico Testamento. Tutti quanti e particolarmente Maria si rallegrano per l’arrivo della salvezza nella quale avevano tanto sperato. Luca divide il suo vangelo dell’infanzia in sette scene: l’annunzio della nascita di Giovanni Battista (1, 5-25), l’annunzio della nascita di Gesù (1, 26-38), la visita di Maria a Elisabetta (1, 39-56), la nascita di Giovanni Battista (1, 57-80), la nascita di Gesù (2, 1-21), la presentazione di Gesù al tempio (2, 22-40), e Gesù tra i dottori nel tempio (2, 41-52). Molti studiosi sono del parere che Luca intendeva mettere in parallelo Gesù e il Battista per dimostrare la superiorità di Gesù su Giovanni, l’ultimo profeta. Con la nascita di Gesù iniziano i tempi nuovi verso i quali tutto l’Antico Testamento era orientato.

b) Il testo:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Luca 2, 1-20C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) C’è posto per Gesù nella mia vita?
b) Quali segni mi sta offrendo Dio della sua presenza?
c) Come reagisco di fronte ad essi?
d) Gesù è nato per portare gioia e pace. Quanto caratterizzano la mia vita questi doni?
e) Sono portatore di gioia e di pace per gli altri?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto.

  • "Non c’era posto per loro"

Gesù nasce in estrema povertà. Non si tratta solo dell’indigenza materiale della sua famiglia. C’è molto di più. Nasce lontano dal villaggio dove risiedono i suoi genitori, lontano dall’affetto dei famigliari e amici, lontano dalla comodità che poteva offrire la casa paterna, anche se povera. Nasce tra stranieri che non si curano di lui e non gli offrono che una mangiatoia dove nascere.

C’è qui il grande mistero dell’incarnazione. Paolo dirà che "da ricco che era, (Gesù) si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8, 9). Il prologo del vangelo di Giovanni attesta che pur essendo colui per mezzo del quale il mondo fu fatto, Gesù, il Verbo fatto carne, "venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto" (Gv 1,11). È questo il dramma che segna tutta la vita di Gesù raggiungendo il suo culmine nel rifiuto assoluto di lui nel processo davanti a Pilato (vedi Gv 18, 28-19, 16). È in ultima analisi il dramma di Dio che si rivela e si offre continuamente all’umanità e viene tante volte rifiutato.

  • Un segno da decifrare

Bisogna anche dire però che non era facile per i suoi contemporanei riconoscere Gesù. Non è mai facile per nessuno, nemmeno oggi, riconoscerlo per quello che egli è veramente. Solo una rivelazione da parte di Dio ci può svelare il suo mistero (vedi ad esempio Gv 5, 37; 6, 45). Nel racconto della sua nascita, lo scopo dell’annuncio angelico è proprio quello di rivelarne il mistero.

Il nostro testo infatti è composto da tre parti. Nei vv. 1-7 abbiamo il fatto della nascita di Gesù in un contesto ben determinato. È la nascita di un bambino come tanti altri. I vv. 8-14 ci riferiscono l’annuncio da parte di un angelo e la visione di angeli che cantano. È la rivelazione da parte di Dio (vedi v. 15) che ci fa scoprire nel "segno" di "un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (v. 12) "il salvatore, Cristo Signore" (v. 11). Nell’ultima parte (vv. 15-20) troviamo varie reazioni di fronte alla rivelazione del mistero. Il segno che Dio offre, quando viene accolto umilmente, segna il punto di partenza del cammino di fede verso colui che si rivela.

  • Come decifrare il segno e accogliere Gesù

Il nostro testo ci presenta tre reazioni di fronte al mistero di Gesù.

Ci sono innanzitutto i pastori. Essi sono caratterizzati da vari verbi di attesa/ricerca e scoperta: "vegliavano di notte facendo la guardia" (v. 8); "andiamo a vedere..." (v. 15); "andarono senz’indugio e trovarono..." (v. 16). I pastori furono aperti alla rivelazione del mistero. L’hanno accolta con semplicità credendovi (vedi vv. 15 e 20) e sono divenuti testimoni di ciò che fu loro rivelato (vedi v. 17). Ci sono poi "quelli che udirono" ciò che i pastori riferirono riguardo a Gesù (v. 16). Essi si stupiscono, incapaci di cogliere il vero significato dell’evento compiutosi tra di loro. Infine c’è la reazione di Maria. L’evangelista vuole contrastare la sua reazione con quella di "quelli che udirono". Infatti la introduce con la frase "da parte sua" (v. 19). Come loro, Maria non ha udito l’annuncio dell’angelo e non ha visto il coro angelico, ma ha soltanto udito la testimonianza dei pastori. Eppure lei la coglie. Certo, aveva avuto un annuncio angelico indirizzato proprio a lei all’inizio di questa vicenda (1, 26-38). L’angelo le aveva parlato del figlio che doveva nascere da lei come del Figlio dell’Altissimo che doveva regnare per sempre (vedi 1, 32 e 35). Ma gli ultimi fatti, la sua nascita in quelle circostanze, poteva mettere in dubbio la sua parola. Ora vengono questi pastori e di nuovo dicono cose grandi di suo figlio. Maria serba tutto nel suo cuore, le parole dell’angelo, le parole dei pastori, i fatti accaduti e cerca di metterle insieme per capire chi è questo figlio che Dio le ha donato, quale sia la missione di lui e come c’entra lei in tutto questo. Maria è una donna contemplativa che tiene aperti gli occhi e le orecchie per non perdere nulla. Poi, serba e medita tutto nel silenzio del suo cuore contemplativo. Vergine dell’ascolto, Maria è capace di cogliere la parola che Dio le rivolge nella quotidianità della sua vita.

Solo chi ha l’ansia di ricerca dei pastori e il cuore contemplativo di Maria sarà capace di decifrare i segni della presenza e degli interventi di Dio nella vita e di accogliere Gesù nella casa della propria esistenza.

6. Salmo 98


Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;
con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

7. Orazione finale

O Piccolo Bambino! Mio unico tesoro, mi abbandono ai tuoi Capricci Divini. Altra gioia non voglio che quella di farti sorridere. Imprimi in me le tue grazie e le tue virtù infantili, affinché nel giorno della mia nascita al Cielo, gli angeli e i santi le riconoscono nella tua piccola sposa.

(S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, preghiera n. 14)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut