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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Marco 9,38-40

Lectio: 
Mercoledì, 23 Maggio, 2018

Tempo ordinario

1) Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere
ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 9,38-40
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri”. Ma Gesù disse: “Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi”.

 

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi narra un esempio assai bello ed attuale della pedagogia di Gesù. Ci mostra come lui aiutava i suoi discepoli a percepire e a superare il “lievito dei farisei e di Erode”.
• Marco 9,38-40: La mentalità della chiusura: “non era dei nostri”. Qualcuno che non era della comunità usava il nome di Gesù per scacciare i demoni. Giovanni, il discepolo, vede e proibisce: Glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri. A nome della comunità lui impedisce che l’altro possa fare una buona azione! Pensa che, essendo discepolo, possa avere il monopolio su Gesù e, per questo, vuole proibire che gli altri usino il nome di Gesù per fare il bene. Era la mentalità chiusa e antica del “Popolo eletto, Popolo separato!” Gesù risponde: " Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi”. (Mc 9,40). Difficilmente si riesce a incontrare un’affermazione più ecumenica di questa affermazione di Gesù. Per Gesù, ciò che importa non è se la persona fa o meno parte della comunità, ma se fa o meno il bene che la comunità deve fare.
Un ritratto di Gesù, formatore dei suoi discepoli. Gesù, il Maestro, è l’asse, il centro e il modello di formazione data ai discepoli. Per i suoi atteggiamenti, lui è una mostra del Regno, incarna l’amore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30; Lc 15,11-32). Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Gesù marcava la sua presenza nella vita dei discepoli e delle discepole, preparandoli alla vita e alla missione. Era il suo modo di dare una forma umana all’esperienza che lui stesso aveva di Dio Padre. Ecco un ritratto di Gesù formatore dei suoi discepoli:
- li coinvolge nella missione (Mc 6,7;Lc 9,1-2;10,1),
- tornando, rivede con loro quanto hanno vissuto (Lc 10,17-20),
- li corregge quando sbagliano e vogliono essere i primi (Mc 9,33-35;10,14-15)
- aspetta il momento opportuno per correggerli (Lc 9,46-48; Mc 10,14-15).
- li aiuta a discernere (Mc 9,28-29),
- li interpella quando sono lenti (Mc 4,13;8,14-21),
- li prepara per il conflitto (Gv 16,33; Mt 10,17-25),
- ordina loro di osservare la realtà (Mc 8,27-29; Gv 4,35;Mt 16,1-3),
- riflette con loro sulle questioni del momento (Lc 13,1-5),
- li confronta con i bisogni della gente (Gv 6,5),
- insegna loro che i bisogni della gente sono al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12),
- si riunisce da solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34;7,17;9,30-31;10,10;13,3),
- sa ascoltare, anche quando il dialogo è difficile, (Gv 4,7-42).
- li aiuta ad accettarsi (Lc 22,32).
- è esigente e chiede loro di lasciare tutto per amore di lui (Mc 10,17-31).
- è severo con l’ipocrisia (Lc 11,37-53).
- pone più domande che risposte (Mc 8,17-21).
- è deciso e non si lascia deviare dal cammino (Mc 8,33; Lc 9,54).
- li prepara per il conflitto e la persecuzione (Mt 10,16-25).
• La formazione non era, in primo luogo, trasmissione di verità da ricordare, ma la comunicazione della nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Gesù per i discepoli e le discepole. La comunità stessa che si formava attorno a Gesù era l’espressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere uno sguardo diverso, atteggiamenti diversi. Faceva nascere in loro una nuova coscienza riguardo alla missione e al rispetto verso se stessi. Li aiutava a mettersi dalla parte degli esclusi. E poco dopo produceva la "conversione" come conseguenza dell’accettazione della Buona Novella (Mc 1,15).

 

4) Per un confronto personale

• Cosa significa oggi, nel 21 secolo, per me, l’affermazione di Gesù che dice: Chi non è contro di noi, è per noi?”
• Come avviene oggi la formazione di Gesù nella mia vita?

 

5) Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut