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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Marco 3,20-21

Lectio: 
Sabato, 21 Gennaio, 2017
Tempo ordinario

1) Preghiera
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura
Dal Vangelo secondo Marco 3,20-21
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure mettersi a tavola per mangiare qualcosa.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”.

3) Riflessione
•  Il vangelo di oggi è molto breve. Appena due versetti. Parla di due cose: (a) della grande attività di Gesù che non gli lascia tempo nemmeno per mangiare e, (b) la reazione contraria della famiglia di Gesù, fino a pensare che era diventato pazzo. Gesù aveva problemi con la famiglia. La famiglia, a volte, aiuta ed altre volte, rende difficile il cammino. Avvenne con Gesù ed avviene con noi.
•  Marco 3,20: L’attività di Gesù. Gesù ritorna a casa. La sua casa ora è Cafarnao (Mc 2,1). Non sta più con la famiglia a Nazaret. Sapendo che Gesù sta a casa, la gente si dirige verso di lui. Ed attorno a lui si riunisce tanta gente che non trova più il tempo nemmeno di mangiare. Marco parla di nuovo del servizio prestato fino al punto di non avere tempo di mangiare in pace (Mc 6,31).
•  Marco 3,20: Conflitto con la famiglia.  Quando i parenti di Gesù seppero questo, dissero:  “E’ impazzito!” Forse, perché Gesù non seguiva più un comportamento normale. Forse perché comprometteva il nome della famiglia. Comunque, i parenti di Gesù decisero di riportarlo a Nazaret, segno questo che la relazione di Gesù con la sua famiglia si stava logorando. Ciò deve essere stato motivo di molta sofferenza sia per Gesù che per sua madre, Maria. Più avanti,  (Mc 3,31-35) Marco racconta come fu l’incontro dei parenti con Gesù. Loro giunsero alla casa dove stava. Probabilmente erano venuti da Nazaret. Da lì, fino a Cafarnao, sono  40 chilometri, sua madre era insieme a loro. Non potevano entrare in casa, perché c’era gente perfino davanti alla porta. Per questo gli mandano a dire: Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono lì fuori e ti cercano! La reazione di Gesù è stata molto decisa: Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?  Lui stesso risponde indicando la moltitudine che stava attorno: Ecco qui mia madre e i miei fratelli! Poiché tutti coloro che fanno la volontà di Dio sono mio fratello, mia sorella, mia madre! Allargò la famiglia! Gesù non permette che la famiglia lo allontani dalla missione.
•  La situazione della famiglia al tempo di Gesù. Nell’antico Israele, il clan, in pratica la grande famiglia (la comunità), costituiva la base della convivenza sociale. Costituiva la protezione delle piccole famiglie e delle persone, la garanzia del possedimento della terra, il veicolo principale della tradizione, la difesa dell’identità. Era il modo concreto che la gente di quella epoca aveva di incarnare l’amore di Dio nell’amore verso il prossimo. Difendere il clan, la comunità era lo stesso che difendere l’Alleanza. In Galilea, al tempo di Gesù, a causa del sistema romano, impiantato nei lunghi anni di governo di Erode Magno (37 aC a 4 aC) e di suo figlio Erode Antipa (4 aC a 39 dC), tutto ciò non esisteva più, o sempre meno. Il clan (comunità) si stava debilitando. Le imposte da pagare sia al governo che al tempio, l’indebitamento crescente, la mentalità individualista dell’ideologia ellenista, le frequenti minacce di repressione violenta da parte dei romani, l’obbligo di accogliere i soldati e dare loro ospitalità, i problemi sempre maggiori di sopravvivenza, tutto questo portava le famiglie a rinchiudersi in se stesse e nelle proprie necessità. Non si praticava più l’ospitalità, la condivisione, la comunione attorno al tavolo, l’accoglienza agli esclusi. Questa chiusura era rafforzata dalla religione dell’epoca. L’osservanza delle norme di purezza era il fattore che causava l’emarginazione di molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri, gente posseduta dal demonio, pubblicani, malati, mutilati, paralitici. Invece di promuovere l’accoglienza e la comunione, queste norme favorivano la separazione e l’esclusione. 
Così, sia la struttura politica, sociale ed economica, come pure l’ideologia religiosa dell’epoca, tutto cospirava a favore dell’indebolimento dei valori centrali del clan, della comunità. Orbene, affinché il regno di Dio potesse manifestarsi di nuovo nella convivenza comunitaria della gente, le persone dovevano superare i limiti stretti della piccola famiglia ed aprirsi di nuovo alla grande famiglia, alla Comunità.
Gesù ci da l’esempio. Quando i suoi parenti giungono a Cafarnao e cercano di impossessarsi di lui e di portarlo di nuovo a casa, lui reagisce. Invece di rinchiudersi nella sua piccola famiglia, lui allarga la famiglia (Mc 3,33-35). Crea comunità. Chiede la stessa cosa a tutti coloro che vogliono seguirlo. Le famiglie non possono rinchiudersi in se stesse. Gli esclusi e gli emarginati devono essere accolti, di nuovo nella convivenza e, così, sentirsi accolti da Dio (cf Lc 14,12-14). Era questo il cammino per raggiungere l’obiettivo della Legge che diceva: “Tra di voi non ci siano poveri” (Dt 15,4). Come i grandi profeti del passato, Gesù cerca di rafforzare la vita comunitaria nei villaggi della Galilea. Lui ritorna al senso profondo del clan, della famiglia, della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore di Dio nell’amore del prossimo.

4) Per un confronto personale
• La famiglia aiuta o rende difficile la tua partecipazione alla comunità cristiana? Come assumi l’impegno nella comunità cristiana?
• Cosa ci dice tutto questo circa le nostre relazioni nella famiglia e nella comunità?

5) Preghiera finale
Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra. (Sal 46)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


date | by Dr. Radut