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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Marco 11,27-33

Lectio: 
Sabato, 2 Giugno, 2018

Preghiera

Signore, Padre buono e misericordioso, Tu hai mandato dal Cielo il tuo Figlio Gesù, per rivelare a noi l’autorità e la dolcezza del tuo Amore. Manda ancora su di noi il tuo Spirito Santo, come discese su Cristo dopo il Battesimo nelle acque del Giordano e mentre si aprono i cieli e risuona la tua voce di salvezza: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”, i nostri cuori non discutano, né si chiudano,ma in piena fiducia possano accogliere la tua luce e il tuo abbraccio di Padre, oggi e sempre. Amen.

Lettura

Dal Vangelo secondo Marco (11, 27-33)

27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 32Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Meditazione

* “Con quale autorità?”. La parola “autorità” è centrale in questo breve brano e racchiude il segreto del cammino di fede e di crescita spirituale che possiamo compiere, se ci lasciamo guidare dalla Parola, nella meditazione di questo Vangelo. La domanda provocatoria rivolta a Gesù dai suoi avversari fa capire subito quanta distanza ci sia tra Lui e loro ed è per questo che non può esserci una risposta. “Autorità” risuona sulla bocca dei sacerdoti e degli scribi come “potere”, “forza”, “dominio”, “capacità di imporre leggi e giudicare”. Ma per Gesù “autorità” è un’altra cosa, come possiamo comprendere se teniamo presente che nella lingua ebraica questa parola viene da una radice che significa anche “farsi simile a”. Infatti Gesù mette subito in chiaro qual è l’orizzonte in cui Lui si muove, in cui cammina (v. 27) e in cui vuole condurre anche noi: quello della somiglianza col Padre, quello del rapporto d’amore con Lui, come tra Padre e figlio. Non è un caso che Egli subito nomini il battesimo di Giovanni…

* “Il battesimo di Giovanni…”. Gesù ci conduce subito con chiarezza al punto di partenza, alla fonte, là dove possiamo ritrovare veramente noi stessi, nell’incontro con Dio. Sulle rive del fiume Giordano, dove Lui ha ricevuto il Battesimo, è preparato anche il nostro posto, perché, come Lui, scendiamo nell’acqua, nel fuoco dell’Amore e ci lasciamo segnare col Sigillo dello Spirito santo, ci lasciamo raggiungere e raccogliere e visitare da queste parole: “Tu sei il mio Figlio, l’amato” (Mc , 11). Gesù ci dice che non esiste altra autorità, altra grandezza o ricchezza che questa.

* “Dal cielo o dagli uomini?”. Vogliamo stare con Dio o con gli uomini, seguire Lui o loro, entrare nella luce dei Cieli aperti (Mc 1, 10) o rimanere nel buio della nostra solitudine?

* “Rispondetemi”. E’ bellissima questa parola di Gesù, ripetuta con forza per due volte (vv. 29 e 30). Lui chiede una scelta precisa, una decisione chiara, sincera, autentica fino in fondo. Il verbo “rispondere”, in greco, vuole esprimere proprio questo atteggiamento, questa capacità di fare distinzione, di separare bene le cose. Il Signore vuole invitarci ad entrare nel profondo di noi stessi per lasciarci attraversare dalle sue Parole e così, in questo rapporto forte con Lui, imparare sempre più a tirar fuori da noi stessi le decisioni importanti della nostra vita o anche solo delle nostre giornate.

Ma c’è ancora qualcosa in più in questo verbo così semplice e così bello. La radice ebraica esprime, allo stesso tempo, la risposta, ma anche la miseria, la povertà, l’afflizione, l’umiltà. Cioè non può esserci vera risposta, se non nell’umiltà, se non nell’ascolto. Gesù sta chiedendo ai sacerdoti e agli scribi, ma anche a noi, di entrare in questa dimensione di vita, in questa attitudine dell’anima: il farci umili davanti a Lui, il riconoscere la nostra povertà, il nostro bisogno di Lui, perché solo questa può essere la vera risposta alle sue domande.

* Discutevano fra loro”. Un altro verbo importante, che ci aiuta a capire un po’ meglio il nostro mondo interiore. Questo discutere, infatti, è un “parlare attraverso”, così come intuiamo da una traduzione letterale del verbo greco usato da Marco. Queste persone, che incontriamo nel brano, sono spaccate dentro, sono attraversate da una ferita; non sono tutte d’un pezzo davanti a Gesù. Parlano tra di loro, portando insieme diverse ragioni e considerazioni; invece di entrare in quel rapporto e in quel dialogo col Padre che è stato inaugurato con il Battesimo di Gesù, rimangono fuori, a distanza, come il figlio della parabola, che rifiuta di entrare al banchetto dell’amore (cfr. Lc 15, 28). Anche loro non credono alla Parola del Padre, che ancora una volta ripete: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1, 11) e continuano a cercare e a volere la forza dell’autorità e del potere piuttosto che la debolezza dell’amore.

Alcune domande

* Il Signore mi insegna che la sua autorità, anche nella mia esistenza, non è dominio, né forza di oppressione, ma è amore, è capacità di farsi simile, di farsi vicino. Desidero accogliere questa autorità di Gesù nella mia vita, desidero entrare veramente in questo rapporto di somiglianza con Lui. Sono pronto a fare i passi che questa scelta comporta? Sono deciso a seguire questo percorso fino in fondo?

* Forse, accostandomi a questo Vangelo, non mi sarei aspettato di venire riportato all’episodio del Battesimo e a quell’esperienza così fondamentale e fontale del rapporto con Dio Padre. Invece, ancora una volta, il Signore ha voluto rivelarmi il suo amore così immenso, che non indietreggia davanti a nessuna fatica, a nessun ostacolo pur di raggiungermi. Ma il mio cuore com’è, in questo momento, davanti a Lui? Riesco a sentire la voce del Padre che mi parla e mi chiama “figlio”, pronunciando il mio nome? Riesco ad accogliere questa sua dichiarazione d’amore? Mi fido, Gli credo, mi consegno a Lui? Scelgo il Cielo o ancora la terra?

* Non posso pensare di uscire da questa meditazione senza aver dato la mia risposta. Gesù me lo chiede espressamente; quel “Rispondetemi” è rivolto anche a me, oggi. Ho imparato che non può esserci una versa risposta senza un vero ascolto e il vero ascolto può nascere solo dall’umiltà… Sono questi i passi che desidero fare? Oppure voglio continuare a rispondere solo spinto dalle mie convinzioni, dai miei vecchi modi di pensare e di sentire, dalla mia saccenteria e autosufficienza?

* Un’ultima cosa. Se guardo al mio cuore, mi vedo forse un po’ diviso anch’io, come gli avversari di Gesù? C’è una ferita che mi attraversa e non i permette di essere tutto d’un pezzo come cristiano, come amico di Cristo, come suo discepolo? Cosa c’è, nella mia vita, che mi spezza dentro, che mi divide da Lui?

Preghiera finale

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice.
I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.
Il timore del Signore è puro, rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti,
più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

(Salmo 18, 8-11)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut