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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Giovanni 5,33-36

Lectio: 
Venerdì, 16 Dicembre, 2016

Giovanni è lampada, Gesù è luce

Preghiera

Padre, Tu hai mandato Giovanni per annunciare la venuta del tuo Figlio Gesù ed egli ha dato testimonianza con immenso amore al suo Amico e Signore. Nella pienezza dei tempi hai inviato a noi il tuo Figlio, come Salvatore ed egli ha dato testimonianza al tuo amore fino alla morte e ci ha insegnato a vivere in intima familiarità con te. Fa che anche noi possiamo accogliere con intensa gioia la Presenza di Cristo, per vivere in comunione con Lui e camminare verso di te, illuminati dalla luce del suo volto.  Questa sua luce risplenda su di noi e da noi giunga anche ai nostri fratelli e sorelle, che tu poni sul nostro cammino. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Lettura

Dal vangelo secondo Giovanni (5, 33-36)

33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità.34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

 

Meditazione

* “Voi avete inviato… il Padre mi ha mandato”. Il verbo “inviare”, “mandare” apre e chiude questo breve brano, raccogliendo e riassumendo in sé tutta la luce e la ricchezza della Parola che il Signore vuole donarci. I Giudei inviano sacerdoti e leviti da Gerusalemme per interrogare Giovanni (Gv 1, 19); inviano per carpire, per rubare la testimonianza di Giovanni e così farlo morire. Il Padre invia il suo Figlio Gesù dal suo grembo (Gv 1, 1-2) come Dono di grazia e di salvezza per tutti gli uomini.

L’inviare è azione propria del Padre; a chi è figlio, a noi, invece spetta l’accoglienza di colui che è inviato. E, in questa accoglienza, vissuta giorno dopo giorno, nasce l’esperienza di libertà e di crescita nello Spirito, grazie alla quale possiamo noi stessi diventare gli inviati, i missionari, i testimoni di Dio nel mondo. Questo è il percorso che ci sta davanti, che Gesù, con queste sue Parole, vuole farci scoprire. Lui è pronto a percorrerlo insieme a noi, come maestro, come fratello e amico, come compagno di viaggio.

* “ha dato testimonianza”. Ecco un’altra parola chiave, ripetuta più volte, con diverse espressioni, nel nostro brano: dare testimonianza; ricevere testimonianza; ho una testimonianza; testimoniano di me. Il testimone è colui che ha visto e udito e perciò può ricordare e ripetere, può affermare, può dichiarare con certezza, con chiarezza. Il termine biblico, già nell’Antico Testamento, è molto forte, perché la radice della parola testimone-testimonianza esprime un’azione che si prolunga nel tempo, o una realtà che ha la forza, in sé, di giungere “fino a”, di giungere “oltre”, al di là, fino all’eternità. Ciò che Giovanni compie, ciò che noi vediamo realizzato nella vita di Gesù e poi dei suoi discepoli, lungo tutti i secoli, è proprio questo movimento di uscita da sé, di dono incondizionato, con le parole, con le opere, con tutta la vita. Sono andati al di là, si sono gettati oltre il confine, hanno detto e ripetuto il loro sì a Dio. Non c’è stato nulla che fosse capace di bloccare la loro corsa verso il Padre e verso i fratelli.

* “Egli era la lampada”. Al centro del brano risplende l’immagine della lampada, accompagnata da parole che richiamano la luce: “arde”, “risplende”, “luce”. Gesù ci indica, così, la direzione da tenere, il punto a cui guardare. C’è una luce sicura, c’è un fuoco acceso, anche per la nostra notte (Sal 139, 12). La lampada, che sono i profeti (2 Pt 1, 19), che sono i testimoni del Cristo, la lampada che è Giovanni Battista in modo particolare, soprattutto in questo tempo di Avvento, ha il compito di condurci alla luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1, 9), quella che non tramonta (Lc 1, 78-79), quella che è la vita stessa (Gv 8, 12; 9, 5): Gesù.

E c’è un segno caratteristico, una prova certa che il Signore pone per noi: la gioia. Presso questa luce, che viene dall’alto, dal Padre, nasce la gioia. Allora non resta che guardarci dentro, che metterci con apertura e sincerità davanti a Lui, ma anche davanti a noi stessi, alla nostra vita, per vedere se troviamo i segni di questa gioia. Solo per un momento? Oppure per sempre? …

 

Alcune domande

* I passaggi del cammino di fede che il Signore ci pone davanti, specialmente in questo tempo di Avvento, sono ben chiari: da Giovanni a Cristo, dalla testimonianza al Testimone fedele e vero, dalla lampada alla luce che non tramonta, da Cristo al Padre…

Mi sento pronto per muovere i miei passi, per non rimanere fermo? Ho il desiderio, dentro di me, di camminare così, di andare veramente verso Cristo e, con Lui, verso il Padre? O preferisco, ancora una volta, lasciar perdere, aspettare tempi migliori e continuare anch’io, come i Giudei, a mandare altri per fare domande, per cercare soluzioni superficiali e sbrigative?

* Ho gli occhi aperti, ho il cuore disponibile per accogliere la testimonianza di Gesù, quella delle opere che Lui compie, quella del Padre, che ce lo rivela come Figlio, come Fratello? O sono cieco, incapace di vedere alcun segno della grazia, della misericordia, della Presenza di Dio?

* C’è, in me, la disponibilità a farmi testimone di Cristo, del Padre? O sono spaventato, o non ho voglia, o non mi sento pronto, o preferisco chiudermi, invece di aprirmi?

* C’è una luce, nella mia vita? O mi sento completamente al buio? O c’è nebbia attorno a me, nel mio cuore? La lampada della Parola è accesa, poiché il Padre ha inviato il suo Figlio, Parola viva ed eterna, nella quale Egli ci ha detto tutto. Ma io voglio ascoltare, voglio ricordare, voglio ripetere ciò che ho udito?

* Anche solo in queste poche righe emerge con forza e chiarezza il rapporto di amore che lega Gesù a suo Padre, la relazione che li unisce, che fa di loro una cosa sola. So che questo rapporto è aperto, perché il Padre invita anche me, come ogni uomo che viene in questo mondo, ad entrarvi, a rimanervi, per godere la vera gioia. Accetto l’invito? O resto fuori e, magari, come il giovane ricco, me ne vado, col cuore triste?

 

Preghiera finale

Rit. Il Signore mi ha detto: “Tu sei mio figlio”!

 

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?

Osservando la tua parola.

Con tutto il mio cuore ti cerco:

non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.

 

Ripongo nel cuore la tua promessa

per non peccare contro di te.

Benedetto sei tu, Signore:

insegnami i tuoi decreti.

 

Con le mie labbra ho raccontato

tutti i giudizi della tua bocca.

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut