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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Giovanni 1,35-42

Lectio: 
Mercoledì, 4 Gennaio, 2017

La chiamata dei primi discepoli 

Preghiera

O Padre, Tu che sei Dio onnipotente e misericordioso, accogli la preghiera di noi tuoi figli; il Salvatore che tu hai mandato, luce nuova all'orizzonte del mondo, sorga ancora e risplenda su tutta la nostra vita. Egli è Dio...  

Lettura

Dal vangelo secondo Giovanni (1, 35-42)

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 

Meditazione

* Nel primo capitolo del suo Vangelo, Giovanni ci conduce attraverso una specie di viaggio temporale, lungo una settimana, scandito dal ripetersi, per tre volte, dell’espressione “il giorno dopo” (vv. 29, 35 e 43). Il nostro brano ci pone nel secondo di questi momenti, quello centrale e quindi quello più importante, caratterizzato dal passaggio fisico e spirituale dei primi discepoli da Giovanni a Gesù. E’ il “giorno dopo” dell’incontro, della scelta, della sequela. 

* La nostra scena è attraversata e resa viva da uno scambio molto intenso di sguardi: da Giovanni a Gesù (v. 35); da Gesù ai due discepoli (v. 38); dai discepoli a Gesù (vv. 38-39); e infine è di nuovo Gesù che rivolge a noi il suo sguardo, nella persona di Pietro (v. 42).

L’evangelista utilizza verbi diversi tra loro, ma tutti carichi di sfumature, di intensità; non si tratta di sguardi superficiali, distratti, fuggevoli, ma piuttosto di contatti profondi, intensi, che partono dal cuore, dall’anima. E’ così che Gesù, il Signore, guarda ai suoi discepoli e a noi; è così che, a nostra volta, dovremmo imparare a guardare Lui. In particolare è bello il verbo che apre e chiude il brano, “fissare lo sguardo”, che significa, alla lettera “guardare dentro”. 

* Gesù  sta camminando lungo il mare, lungo le rive della nostra vita; è così che Giovanni lo fotografa, lo fissa, usando il verbo al participio per dirci che, in fondo, Gesù, ancora oggi sta passando accanto a noi, come in quel giorno. Anche la nostra vita può essere visitata e attraversata da Lui; la nostra terra può accogliere le impronte dei suoi passi. 

* Forse il centro del brano sta precisamente nel movimento di Gesù; dapprima Egli cammina, poi si volta e si ferma, con lo sguardo, col cuore, sulla vita dei due discepoli. Gesù “si volta”, cioè cambia, si adatta, lascia la sua condizione di prima e ne assume un’altra. Gesù qui ci viene rivelato come Dio incarnato, Dio sceso in mezzo a noi, fatto uomo. Si è voltato dal seno del Padre e si è rivolto verso di noi. 

* E’ bello vedere come il Signore ci coinvolga nei suoi movimenti, nella sua stessa vita; Egli, infatti, invita i due discepoli a “venire e vedere”. Non si può stare fermi, quando si è incontrato il Signore; la sua presenza ci mette in movimento, ci fa alzare dalle nostre vecchie posizioni e ci fa correre. Proviamo a raccogliere tutti i verbi riferiti ai discepoli in questo brano: “seguirono” (v. 37); “lo seguivano” (v. 38); “andarono… videro… rimasero con Lui” (v. 39). 

* La prima parte del brano si chiude con l’esperienza bellissima dei primi due discepoli che rimangono con Gesù; l’hanno seguito, sono entrati in casa sua e si sono fermati presso di Lui. E’ il percorso di salvezza, di felicità vera, che viene offerto anche a noi. Basta solo accettare di rimanere, di stare fermi, saldi, decisi, innamorati, senza più volgersi di qua e di là, verso l’uno o l’altro maestro del momento, l’uno o l’altro amore nuovo della vita. Perché quando c’è Gesù, il Signore, quando si è stati invitati da Lui, davvero non manca più nulla. 

Alcune domande

* La scansione temporale di questa parte del Vangelo, con i suoi “il giorno dopo” ci fa capire che il Signore non è una realtà astratta e distante, ma Lui entra nei nostri giorni, nei nostri anni che passano, nella nostra esistenza concreta. Mi sento disposto ad aprire a Lui il mio tempo, a condividere con Lui la mia vita? Sono pronto a consegnare nelle sue mani il mio presente, il mio futuro, perché sia Lui a guidare ogni mio “giorno dopo”?

* I discepoli compiono un bellissimo cammino spirituale, evidenziato dai verbi “udirono, seguirono, videro, rimasero”. Non voglio, anch’io, iniziare questa bella avventura con Gesù? Ho le orecchie aperte per udire, per ascoltare in profondità e così poter dare anch’io la mia risposta positiva all’Amore del Padre che vuole raggiungermi? Sento nascere in me la gioia di poter cominciare un cammino nuovo, camminando dietro a Gesù? E poi, ho gli occhi del cuore spalancati per iniziare a vedere veramente ciò che mi accade dentro e attorno e per riconoscere in ogni avvenimento la presenza del Signore?

* Pietro riceve un nome nuovo da Gesù; la sua vita viene completamente trasformata. Me la sento, oggi, di consegnare al Padre il mio nome, la mia vita, la mia persona tutta, così com’è, perché Lui possa di nuovo generarmi come figlio, come figlia, chiamandomi col nome che Lui, nel suo Amore infinito, ha pensato per me?  

Preghiera finale

Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché  tu sei con me.

                                    (dal Salmo 23)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut