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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Domenica della Santissima Trinità (A)

Lectio: 
Domenica, 11 Giugno, 2017

"Dio infatti ha tanto amato il mondo!"
La Trinità è la migliore comunità
Giovanni 3, 16-18

1. Orazione iniziale

 Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con cui Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu gli aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato il tuo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Una chiave di lettura:

Giovanni 3, 16-18- Questi pochi versetti fanno parte di una riflessione dell'evangelista Giovanni (Gv 3,16-21), in cui spiega alle sue comunità della fine del primo secolo il significato del dialogo tra Gesù e Nicodemo (Gv 3,1-15). In questo dialogo, Nicodemo non riesce a seguire il pensiero di Gesù. E la stessa cosa accadeva alle comunità. Alcune di esse, prigioniere dei criteri del passato, non capivano la novità che Gesù aveva portato. Il nostro testo (Gv 3,16-18) è un aiuto per superare questa difficoltà.
- Anche la Chiesa ha scelto la lettura di questi tre versetti per la festa della Santissima Trinità. Ed in effetti, costituiscono una chiave importante per rivelare l'importanza del mistero del Dio Trino nella nostra vita. Nel fare la lettura, cerchiamo di tener presente nella mente e nel cuore che, in questo testo, Dio è il Padre, il Figlio è Gesù e l'amore è lo Spirito Santo. Per questo, non cerchiamo di penetrare nel mistero. Fermiamoci, facciamo silenzio ed ammiriamo!

 

b) Una divisione del testo per aiutare la lettura:

Gv 3,16: Afferma che l'amore salvifico di Dio si manifesta nel dono del Figlio
Gv 3,17: La volontà di Dio è salvare e non condannare
Gv 3,18: L'esigenza divina è avere da parte nostra il coraggio di credere in questo amore

 

c) Il testo:

16:
«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
17: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
18: Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'Unigenito Figlio di Dio.

 

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Quale punto ti è piaciuto di più o quale ti ha maggiormente colpito?
b) Guardando bene questo testo così corto, quali sono le parole chiave ricorrenti?
c) Qual'è l'esperienza centrale dell'evangelista e delle comunità, che traspare dal testo?
d) Cosa ci dice il testo sull'amore di Dio?
e) Cosa ci dice il testo su Gesù?
f) Cosa afferma il testo sul mondo?
g) Cosa mi svela il testo di me?

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

 

a) Il contesto in cui appaiono le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni:

* Nicodemo era un dottore che aveva la pretesa di conoscere le cose di Dio. Osservava Gesù con il libretto della legge di Mosè in mano per vedere se concordava con la novità annunciata da Gesù. Nella conversazione, Gesù fa percepire a Nicodemo (e a tutti noi) che l'unico modo in cui qualcuno può capire le cose di Dio è nascendo di nuovo! Oggi succede la stessa cosa. Molte volte, siamo come Nicodemo: accettiamo solo ciò che va d'accordo con le nostre idee. Il resto lo rifiutiamo considerandolo contrario alla tradizione. Ma non tutti sono così. Ci sono persone che si lasciano sorprendere dai fatti e che non hanno paura di dire: "Nasci di nuovo!"

 

* Nel raccogliere le parole di Gesù l'evangelista ha davanti agli occhi la situazione delle comunità della fine del primo secolo, ed è per loro che scrive. I dubbi di Nicodemo erano anche quelli delle comunità. E così la risposta di Gesù era anche una risposta per le comunità. Molto probabilmente, la conversazione tra Gesù e Nicodemo faceva parte della catechesi battesimale, poiché il testo dice che le persone devono rinascere dall'acqua e dallo Spirito (Gv 3,6). Nel breve commento che presentiamo, focalizzeremo le parole chiave che appaiono nel testo e che sono parole centrali nel vangelo di San Giovanni. Ci servono come chiave di lettura di tutto il vangelo.

 

b) Commento del testo:

* Giovanni 3,16: Amare è darsi per amore: La parola amore indica, innanzitutto, un'esperienza profonda di relazione tra diverse persone. Racchiude un insieme di sentimenti e valori quali l'allegria, la tristezza, la sofferenza, la crescita, la rinuncia, il dono di sé, la realizzazione, la donazione, l'impegno, la vita, la morte, ecc. Nell'AT questo insieme di valori e sentimenti viene riassunto nella parola hesed, che, nelle nostre Bibbie, generalmente, viene tradotto con carità, misericordia, fedeltà o amore.
Nel NT, Gesù rivelò questo amore di Dio nei suoi incontri con le persone. Lo rivelò con sentimenti di amicizia, di tenerezza, come, per esempio, nella sua relazione con la famiglia di Marta a Betania: "Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro". Piange dinanzi alla tomba di Lazzaro (Gv 11,5.33-36). Gesù affronta la sua missione come una manifestazione d'amore: "dopo aver amato i suoi, . . . li amò sino alla fine" (Gv 13,1). In questo amore Gesù manifesta la sua profonda identità con il Padre: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi!" (Gv 15,9). E lui ci dice: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati!" (Gv 15,12). Giovanni così definisce l'amore: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16). Per le comunità non c'era altro comandamento all'infuori di questo: "comportarsi come Gesù si è comportato" (1 Gv 2,6). Chi vive l'amore e lo manifesta nelle sue parole e nei suoi atteggiamenti, diventa Discepola Amata, Discepolo Amato.

 

* Giovanni 3,17: Amò il mondo e si donò per salvare il mondo: La parola "mondo" si trova 78 volte nel vangelo di Giovanni, e con diversi significati. In primo luogo, "mondo" può significare la terra, lo spazio abitato dagli esseri umani (Gv 11,9; 21,25) o l'universo creato (17,5.24). Qui nel nostro testo, "mondo" significa le persone che abitano questa terra, tutta l'umanità, amata da Dio, che per essa dona il suo Figlio unigenito (cf Gv 1,9; 4,42; 6,14; 8,12). Può anche significare un gruppo numeroso di persone, nel senso di "tutto il mondo" (Gv 12,19; 14,27). Ma nel Vangelo di Giovanni, "mondo" significa, soprattutto, quella parte dell'umanità che si oppone a Gesù e diventa suo "avversario" o "oppositore" (Gv 7,4.7; 8,23.26; 9,39; 12,25). Questo "mondo", contrario alla pratica liberatrice di Gesù, è dominato dall'Avversario, Satana, chiamato anche "principe del mondo" (14,30; 16,11), che perseguita ed uccide le comunità fedeli (16,33), creando una situazione di ingiustizia, di oppressione, mantenuta da coloro che sono al potere, dai dirigenti sia dell'impero che della sinagoga. Essi praticano l'ingiustizia usando a questo scopo il nome di Dio stesso (16,2). La speranza che il vangelo di Giovanni comunica alle comunità è che Gesù vincerà il principe di questo mondo (12,31). Lui è più forte del "mondo". "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (16,33)

 

* Giovanni 3,18: Il Figlio Unigenito di Dio che si dona per noi: Uno dei titoli più antichi e più belli, che i primi cristiani scelsero per descrivere la missione di Gesù è quello di "Difensore". In lingua ebraica dicevano Goêl. Questo termine indicava il parente più prossimo, il fratello più anziano, che doveva riscattare i suoi fratelli, minacciati di perdere i loro beni (cf. Lv 25,23-55). Quando all'epoca della prigionia di Babilonia, tutto il popolo, anche il parente più prossimo, perdette ogni cosa, lì Dio stesso divenne il Goêl del suo popolo. Lo riscattò dalla schiavitù. Nel Nuovo Testamento, è Gesù il figlio unigenito, il primogenito, il parente più prossimo, che divenne il nostro Goêl. Questo termine o titolo riceve traduzioni diverse: salvatore, redentore, liberatore, avvocato, fratello maggiore, consolatore, ed altre (cf. Lc 2, 11; Gv 4,42; At 5,31 ecc). Gesù assunse la difesa ed il riscatto della sua famiglia, del suo popolo. Si dette del tutto, completamente, affinché noi, suoi fratelli e sorelle, potessimo nuovamente vivere in fraternità. Fu questo il servizio che egli rese a tutti noi. Fu così che si compì la profezia di Isaia che annunciava la venuta del Messia Servo. E lui stesso diceva: "Il Figlio dell'Uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto (goêl) per molti" (Mc 10,45). Paolo esprime questa scoperta nella frase seguente: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me!" (Gl 2,20).

 

c) Il mistero della Trinità negli scritti di Giovanni:

* La fede nella Santissima Trinità è la fonte ed il destino del nostro credo. Tutto ciò che oggi affermiamo con tanta chiarezza riguardo alla Santissima Trinità lo troviamo nel Nuovo Testamento. E vi è racchiuso sotto forma di seme che venne aprendosi, lungo i secoli. Dei quattro evangelisti, Giovanni è colui che ci aiuta maggiormente a comprendere il mistero di Dio Trino.

Giovanni sottolinea l'unità profonda tra il Padre ed il Figlio. La missione del Figlio è quella di rivelare l'amore del Padre (Gv 17,6-8). Gesù arriva a proclamare: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30). Tra Gesù ed il Padre c'è un'unità così intensa che colui che vede il volto dell'uno vede anche quello dell'altro. E rivelando il Padre, Gesù comunica uno spirito nuovo "lo Spirito di Verità che procede dal Padre" (Gv 15,26). A richiesta del Figlio (Gv 14,16), il Padre invia ad ognuno di noi questo nuovo Spirito affinché rimanga con noi. Questo Spirito, che ci viene dal Padre (Gv 14,16) e dal Figlio (Gv 16,7-8), comunica la profonda unità esistente tra il Padre ed il Figlio (Gv 15,26-27). I cristiani guardavano l'unità in Dio per potere capire l'unità che doveva esistere tra di loro (Gv 13,34-35; 17,21).
Oggi diciamo: Padre, Figlio e Spirito Santo. Nell'Apocalisse si dice: Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra (Ap 1,4-5). Con questi nomi, Giovanni dice ciò che è e che le comunità pensavano e speravano nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.

Vediamo:

Il Nome del Padre: Alfa e Omega, E'-Era-Viene, Onnipotente.
Alfa e Omega. Per noi sarebbe A e Z. (cf Is 44,6; Ap 1,17). Dio è all'inizio ed alla fine della storia. Non c'è posto per un altro Dio! I cristiani non accettavano la pretesa dell'impero romano che divinizzava l'imperatore. Nulla di quanto succede nella vita può essere interpretato come una semplice fatalità, fuori della provvidenza amorosa di questo nostro Dio.
 

E', Era, Viene (Ap 1,4.8; 4,8). Il nostro Dio non è un Dio distante. E' stato con noi nel passato, è con noi nel presente, sarà con noi nel futuro. Egli conduce la storia, è dentro la storia, cammina con il popolo. Una storia di Dio è la storia del suo popolo.
Onnipotente. Era un titolo imperiale dei re dopo Alessandro Magno. Per i cristiani, il vero re è Dio. Questo titolo esprime il potere creatore con cui Dio conduce il suo popolo. Il titolo rafforza la certezza della vittoria e ci spinge a cantare, fin d'ora, la gioia del Nuovo Cielo e della Nuova Terra (Ap 21,2).

 

Il Nome del Figlio: Testimone fedele, Primogenito dei morti, Principe dei re della terra.
Testimone fedele: Testimone è lo stesso che martire. Gesù ebbe il coraggio di testimoniare la Buona Novella di Dio Padre. Fu fedele fino alla morte, e la risposta di Dio fu la risurrezione (Fl 2,9; Hb 5,7).
Primogenito tra i morti: Primogenito è come dire fratello maggiore (Cl 1,18). Gesù è il primo che risuscita. La sua vittoria sulla morte avverrà con tutti noi, suoi fratelli e sorelle!
Principe dei re della terra: Era un titolo che la propaganda ufficiale dava all'Imperatore di Roma. I cristiani davano questo titolo a Gesù. Credere in Gesù era un atto di ribellione contro l'impero e la sua ideologia.
Questi tre titoli vengono dal salmo messianico 89, dove il messia è chiamato Testimone fedele (S 89,38), Primogenito (S 89,28), l'Altissimo sui re della terra (S 89,28). I primi cristiani si ispiravano alla Bibbia per formulare la dottrina.

Il Nome dello Spirito Santo: Sette lampade, Sette occhi, Sette spiriti.
Sette Lampade: Nell'Ap 4,5, si dice che i sette spiriti sono le sette lampade di fuoco che ardono davanti al Trono di Dio. Sono sette perché rappresentano la pienezza dell'azione di Dio nel mondo. Sono lampade di fuoco, perché simbolizzano l'azione dello Spirito che illumina, disseta e purifica (At 2,1). Stanno davanti al Trono, perché sempre pronte a rispondere a qualsiasi richiesta di Dio.
 

Sette Occhi: Nell'Ap 5,6, si dice che l'Agnello ha "sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra". Che bella immagine! Basta guardare l'Agnello e, vedere lo Spirito che agisce lì dove lui guarda, poiché il suo occhio è lo Spirito. E lui guarda sempre verso di noi!
 

Sette Spiriti: I sette evocano i sette doni dello Spirito di cui parla il profeta Isaia e che andranno a riposare sul Messia (Is 11,2-3). Questa profezia si realizza in Gesù. I sette Spiriti sono, nello stesso tempo, di Dio e di Gesù. La stessa identificazione dello Spirito con Gesù appare alla fine delle sette lettere. E' Gesù che parla nella lettera, ed alla fine di ogni lettera si dice: Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Gesù parla, lo Spirito parla. E' la stessa cosa.

 

6. Salmo 63,1-9

L'anelito di Dio

O Dio, Tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.

A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto comprendere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut