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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Domenica di Pentecoste (B)

Lectio: 
Domenica, 20 Maggio, 2018

La testimonianza dello Spirito santo
e la testimonianza dei discepoli
Giovanni 15, 26-27. 16, 12-15

1. Orazione iniziale

Quando verrà il Consolatore, o Padre mio? Quando mi raggiungerà il tuo Spirito di verità? Il Signore Gesù ce lo ha promesso, ha detto che lo avrebbe mandato dal tuo grembo fino a noi. Padre, spalanca allora il tuo cuore e invialo dai cieli santi, dalle tue alte dimore! Non tardare più, ma adempi la promessa antica; salvaci oggi, per sempre! Apri e libera il tuo Amore per noi, perché anch’io sia aperto e liberato da te, in te. Questa tua Parola di oggi sia il luogo santo del nostro incontro, sia la stanza nuziale per l’immersione in te, o Trinità Amore! Vieni in me e io in te; abita in me e io in te. Rimani, Padre! Rimani o Figlio Gesù Cristo! Rimani per sempre, Spirito Consolatore, non lasciarmi più! Amen.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto:

I pochi versetti che la liturgia ci offre oggi per la meditazione appartengono al grande discorso di addio rivolto da Gesù ai suoi discepoli prima della Passione, che Giovanni estende da 13, 31 fino alla fine del cap. 17. Qui Gesù comincia a parlare delle conseguenze inevitabili della sequela e della scelta di fede e amore per Lui; il discepolo deve essere pronto a soffrire persecuzione da parte del mondo. Ma in questa lotta, in questo dolore, c’è una Consolazione, c’è un Difensore, un Avvocato che testimonia per noi e ci salva: il dono dello Spirito illumina la vicenda umana del discepolo e la ricolma di speranza viva. Egli è inviato per farci comprendere il mistero di Cristo e per renderci partecipi di esso.

b) Per aiutare nella lettura del brano:

15, 26-27: Gesù annuncia l’invio dello Spirito santo, quale Consolatore, quale Avvocato difensore; sarà Lui ad agire nel processo accusatorio che il mondo intenta contro i discepoli di Cristo. Sarà Lui a renderli forti nella persecuzione. Lo Spirito rende testimonianza al mondo riguardo al Signore Gesù; egli difende il Cristo, contestato, accusato, rifiutato. Ma è necessaria anche la testimonianza dei discepoli; lo Spirito deve servirsi di loro per proclamare con potenza il Signore Gesù in questo mondo. E’ la bellezza della nostra vita trasformata in testimonianza d’amore e fedeltà a Cristo.
16, 12: Gesù pone i suoi discepoli – e quindi anche noi – di fronte alla loro condizione di povertà, di incapacità, per la quale non è loro dato di comprendere molto né delle parole di Gesù, né delle parole della Scrittura. La sua verità è ancora un peso, che non possono ricevere, sollevare e portare.
16, 13-15: In questi ultimi versetti, la Parola di Gesù rivela ai discepoli quale sarà l’azione del suo Spirito nei loro confronti. Sarà Lui a guidarli in tutta la verità, cioè farà loro comprendere il mistero di Gesù in tutta la sua portata, nella totalità della sua verità. Egli guiderà, rivelerà, annuncerà, illuminerà, portando a noi discepoli le parole stesse del Padre. E così saremo condotti nell’incontro con Dio; per grazia saremo resi capaci di comprendere le profondità del Padre e del Figlio.

c) Il testo:

Giovanni 15, 26-27. 16, 12-1515, 26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
16, 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.

3. Un momento di silenzio orante

Ho letto il brano, ho cercato di comprendere la sua struttura, di afferrare le parole di Gesù, di entrare in contatto con le presenze che qui mi vengono offerte. Ora mi fermo, mi soffermo. Cerco di aprire ancora di più il mio cuore, la mia mente, tutto il mio essere, perché questo incontro con il santo evangelo di Gesù sia incontro d’amore, d’amicizia vera, di trasformazione. Faccio silenzio. Ripeto solo: “Vieni Spirito santo”. Di tanto in tanto, posso intervallare questo spazio di silenzio e ascolto, cantando sottovoce queste parole: “Manda il tuo Spirito e rinnova la terra”. Mi faccio terra silenziosa, terra in attesa…

4. Alcune domande

Adesso mi lascio scrutare dallo sguardo del Padre, mi lascio raggiungere dalla Presenza viva del Figlio, mi lascio avvolgere dal fuoco purificatore dello Spirito santo. Davanti alla Parola del Signore non voglio fuggire, né nascondermi; anzi, desidero mostrarmi a Lui in tutta verità, così come sono, povero, malato, bisognoso del suo aiuto, della guarigione che può venire solo da Lui. Lascio che la sua voce mi raggiunga; lascio che Lui mi interroghi.

a) “Quando verrà il Paraclito”. Gesù mi pone subito di fronte a una realtà ben precisa; Lui apre davanti a me un tempo nuovo, un tempo diverso e mi dice che c’è un’attesa nella mia vita. Sta per arrivare il Paraclito, lo Spirito santo. Non so se ci sia mai stato veramente spazio, in me, per questa attesa santa, amorosa. Mi chiedo, davanti a questo vangelo, se io abbia mai pensato a questo dono preparato per me; se mi sia mai reso conto che il Signore si prende cura di me, tanto da volermi mandare il suo Spirito, che è consolazione. Mi pesa, in questo momento di grazia, la mia distrazione, la mia leggerezza, la mia chiusura. Perché, Signore, io ti ho sempre atteso così poco, perché così fragile, così ipocrita è stata la mia attenzione per te? Tu mandi Qualcuno a cercarmi e io nemmeno me ne accorgo, nemmeno mostro di interessarmi. Perdonami, Signore, Amico fedele, Amico vero!

b) “Anche voi mi renderete testimonianza”. Afferma questo, Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli di allora e di oggi; parla con Pietro, Giacomo, Giovanni, con Nicodemo, Giuseppe di Arimatea, con Maddalena, Marta, Lazzaro; parla con Stefano, Paolo, Lorenzo… parla ancora oggi, qui, a casa mia. Parla proprio a me e mi dice: “Anche tu mi renderai testimonianza”. Signore, mi spavento e tremo! So che la testimonianza è sofferenza, è martirio… Preferisco restare chiuso in camera, correre via sullo scooter, fare viaggi lontani, andare a Messa, magari cantare nel coro, frequentare il gruppo lectio, ma poi scappo via. Ho paura, tu lo sai. Perché perdere la faccia davanti a tutti: ai miei compagni di scuola, di università, di squadra, ai miei amici, che mi invitano ad uscire con loro? Perché questa grande fatica? Non posso essere cristiano lo stesso? Mi sento messo in crisi da questa tua Parola così semplice, eppure così sconvolgente; vorrei quasi chiudere la Bibbia e andarmene via. Cerco di resistere, Signore; aiutami tu! Torno a leggere, ripetendo le tue parole. Vado fino in fondo e trovo: “perché siete stati con me fin dal principio”. Signore, tu mi ferisci il cuore, tu strappi il velo della mia cecità e menzogna! Davvero, anch’io ti ho conosciuto fin da principio, come dice san Giovanni (1 Gv 2, 13); da sempre tu mi conosci e mi ami. Mi tornano in mente quelle volte che a Messa io ti ho ascoltato, ti ho accolto, ho amato e gioito della tua Parola, che era fin dal principio. Sì, è vero: anch’io sono con te fin dal principio, come i tuoi discepoli. Tu sei il mio principio e la mia fine; tu sei l’intera mia esistenza! Come faccio, Signore, a non testimoniare? Come posso continuare a tacere così? No, io parlerò di te, Amico e racconterò che tu sei l’Amore vero, che sei la felicità! Vieni con me, o Gesù, non lasciarmi solo e sarò tuo testimone in questo mondo.

c) “Vi guiderà alla verità tutta intera”. Un’altra parola impegnativa. Lo Spirito è inviato per guidarmi. Non so se mi sento abbastanza docile, pronto, disponibile, aperto. Devo lasciarmi prendere per mano, condurre dove non so, dove non vorrei, dove non mi sarei mai immaginato di dover andare. Ho sempre programmato a puntino i miei spostamenti, le mie decisioni di cambiare; me la sono sempre cavata bene da solo. E adesso, Signore, tu mi dici che un Altro mi guiderà. Non è una scelta facile, te lo confesso. Però voglio provare, voglio accoglierti, o Tu, che sei l’Amore. Depongo davanti a te la mia autosufficienza, la mia convinzione testarda di bastare a me stesso, di far bene da solo, di capire dove devo andare. Mi spoglio, o Gesù, della mia veste di gloria, getto via il mio mantello e ti seguo. Mi lascio afferrare dal tuo Spirito. Mi condurrà nel deserto, come ha fatto con te (cf. Lc 4, 1)? Aprirà la mia vita, come ha aperto il grembo della vergine Maria (Lc 1, 35)? Mi investirà, come già ha fatto con Pietro, con gli altri, con quanti credevano alla predicazione, come ci è narrato negli Atti degli apostoli? Non so cosa mi accadrà, ma voglio dirti di sì. Mi impegno, oggi, qui, a lasciarmi condurre, accompagnare, guidare dal tuo Spirito. Faccio alleanza con lo Spirito santo, in questa Pentecoste. Lo scrivo sul mio diario, o sulla Bibbia, mentre tu, o mio Dio, lo stai scrivendo sul mio cuore. Da oggi sono un uomo nuovo! Grazie, Padre mio.

5. Una chiave di lettura

Con la forza che mi è stata data dall’incontro con Gesù, torno a leggere il brano evangelico. Lo ripercorro, cercando di scorgere una pista precisa, il solco tracciato per me, perché possa giungere alla vera luce. Mi sembra di poter individuare un cammino in tre tappe, tre incontri, tre grandi rivelazioni, che sono tre doni immensi, inestimabili, al cui confronto l’oro è come un po’ di sabbia e come fango. I doni di Gesù sono questi: il Paraclito, la testimonianza, il Padre.
Chiedo, in questo momento, la grazia di poterli accogliere nel mio spirito, nella mia vita.

* Lo Spirito santo Paraclito

In un primo momento questo termine può suonare un po’ strano; mi confonde, mi disorienta. So che è una parola greca abbastanza diffusa, già dall’antichità, un po’ in tutto il mondo mediterraneo. San Giovanni l’ha usata anche poco più sopra, dicendo: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14, 16) e rivelando che lo Spirito viene a consolare, a rimanere accanto, a difendere e proteggere. Qui, però, in questo versetto, sembra emergere una sfumatura diversa: lo Spirito si presenta a noi come l’Avvocato, cioè colui che si fa accanto a noi nel giudizio, nelle accuse, nel tribunale della persecuzione. Lo sappiamo, tutta la storia, anche quella dei nostri giorni, porta nel suo cuore l’accusa, il disprezzo, la condanna per il Signore Gesù e per quanti lo amano. E’ storia quotidiana di tutti. Al banco degli accusati, accanto a Gesù, sediamo anche noi. Ma non da soli. Abbiamo un Avvocato. Lo Spirito del Signore viene e agisce in giudizio a nostro favore: fa dei discorsi, rende testimonianza, cerca di convincere e di provare. E’ immensa la sua opera in mezzo a noi, per noi. Presso il Padre, nostro Avvocato è Gesù, come scrive Giovanni nella sua prima lettera (1 Gv 2, 1); ma presso il mondo, nostro Avvocato è lo Spirito, che egli manda a noi dal Padre. Non dobbiamo preparare prima la nostra difesa (Lc 21, 14), pensando di poterci discolpare da soli, ma dobbiamo fare spazio al soffio dello Spirito santo dentro di noi, lasciare che sia lui a parlare, a dire, a provare. Anche Paolo ha dovuto fare questa esperienza dura; lo scrive nella sua prima lettera a Timoteo: “Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato” (2 Tim 4, 16). E davvero è così: non c’è difesa per noi, non innocenza, liberazione, scarcerazione vera, se non nel rapporto intimo con lo Spirito del Signore. Egli viene mandato a noi, affinché ci lasciamo prendere dalla sua presenza, come in un abbraccio, come in rapporto intimo e intenso di amicizia, di confidenza, abbandono e amore.

* La testimonianza

Comincio a comprendere, continuando ad accogliere le parole di questo vangelo nel mio cuore, che il rapporto di noi discepoli con lo Spirito santo ha lo scopo di renderci capaci di dare la nostra testimonianza su Gesù. Noi veniamo uniti inscindibilmente con lo Spirito santo, veniamo afferrati da Lui, presi nel suo fuoco, che è l’Amore reciproco del Padre e del Figlio, per diventare anche noi luminosi, anche noi fonti d’amore in questo mondo.
Rendere testimonianza significa attestare con chiarezza, dandone le prove. Per primo è lo Spirito a fare ciò, continuamente, in ogni luogo, in ogni tempo; con potenza egli opera, in noi e attorno a noi. E’ Lui che muove i cuori, che cambia i nostri pensieri alteri e induriti, che riavvicina, riconcilia, spinge al perdono, all’unione; è ancora Lui che guarisce l’anima, la psiche, il corpo e il cuore malati. E Lui che insegna, ammaestra e rende docili, rende saggi i semplici, i poveri, i puri. Rende testimonianza del Signore Gesù, il Salvatore, attraverso tutte queste sue operazioni, lievi tocchi d’amore e di comunione sulle nostre terre desolate e riarse. Lui attesta del Crocifisso, del Sofferente per amore; grida riguardo al Risorto, che ha sconfitto e calpestato la morte per sempre; testimonia del Vivente, del Glorificato, di Colui che è con noi fino alla fine dei tempi. Ecco, questa è la testimonianza. Lo Spirito la introduce nel nostro mondo, la porta fino a noi; non possiamo restare indifferenti, continuare a sonnecchiare, a scegliere un po’ qui, un po’ là. E’ Lui la verità. E di verità ce n’è una sola: quella di Dio, il Figlio suo Gesù Cristo. Siamo chiamati a testimoniare tutto questo, cioè a porre, a impegnare la nostra vita per amore di questa verità. Testimoniare è diventare martiri, per amore. Non da soli; non per forza nostra, per sapienza nostra. “Anche voi mi renderete testimonianza”, dice Gesù. Ma la nostra testimonianza può sussistere solamente dentro la testimonianza dello Spirito santo; non sono testimonianze parallele, ma vite fuse insieme: quella dello Spirito e la nostra. Questo accade davanti agli infiniti tribunali del mondo, ogni giorno. La nostra vita, allora, diventa luogo sacro, quasi santuario, della testimonianza al Signore Gesù. Non importa compiere grandi imprese, dimostrare sapienza e intelligenza, attirare folle di gente; no, basta una cosa sola: dire al mondo che il Signore è vivo, che è qui, in mezzo a noi e annunciare la sua misericordia, il suo infinito amore.

* Il Padre

Il contatto con lo Spirito santo, il lasciarci abbracciare e invadere da Lui, ci porta al Signore Gesù; ci conduce fino al suo cuore, fino alla sorgente del suo amore. E da lì noi giungiamo al Padre, noi riceviamo il Padre. Non avevamo nulla, nulla abbiamo potuto portare con noi, venendo in questo mondo ed ora, ecco, siamo stracolmi di doni! Impossibile contenerli tutti. Occorre lasciarli traboccare, lasciarli fluire al di fuori, verso i fratelli e le sorelle che ci è dato di incontrare, o anche solo di sfiorare appena, per brevissime esperienza di vita.
Lo Spirito parla di Gesù e usa le parole del Padre; egli ripete a noi ciò che ode nel grembo del Padre. E’ il Padre la sua dimora, la sua casa; venendo a noi, lo Spirito porta con sé l’impronta, il sigillo di quella dimora, di quel luogo di comunione infinita, che è il seno del Padre. E noi capiamo bene che quella è la nostra casa; riconosciamo il luogo della nostra origine e del nostro fine. Riscopriamo, ricevendo lo Spirito di Gesù, che anche noi veniamo dal Padre, che da Lui nasciamo e in Lui viviamo. Se cerchiamo noi stessi, se vogliamo ritrovare la via, il senso del nostro vivere qui, tutto questo sta scritto nelle parole che lo Spirito pronuncia per noi, dentro di noi, riguardo a noi. Occorre davvero un grande silenzio per poterle ascoltare, per comprenderle. Occorre ritornare a casa, ripensare finalmente a nostro Padre e dire, dentro di noi: “Sì, basta ormai! Troppo tempo ho vagato lontano, già mi sono perso… Tornerò da mio Padre”. Vedo quante meraviglie può operare lo Spirito della verità, che il mio Signore Gesù Cristo manda a me dal Padre. Non sarà Pentecoste, se non mi lascerò prendere da Lui, portare con Lui fino al grembo del Padre, dove già mi attende il Cristo, dove già arde per me il fuoco dello Spirito santo.

6. Un momento di preghiera

Ecco, questo è forse il momento più bello della lectio, è come raggiungere la vetta e poter contemplare da quassù tutto il paesaggio della salita compiuta; è poter riposare nella pace del cuore, nella gioia per i doni ricevuti e per gli impegni presi, in questo nuovo inizio di vita. Mi faccio aiutare dalle parole di un salmo:

Salmo 68 (La tenerezza del Padre è la dimora del povero)

Rit. Abbà Padre, sono tuo figlio!

Signore, io innalzo a te la mia preghiera,
nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.

Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.
Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.

Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie!
Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.
Perché Dio salverà Sion, ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.

7. Preghiera finale

Grazie, o Padre, per la venuta del Consolatore, dell’Avvocato; grazie per la sua testimonianza su Gesù nel mondo e in me, nella mia vita. Grazie, perché è Lui che mi rende capace di ricevere e di portare il peso glorioso del tuo Figlio e mio Signore. Grazie, perché egli mi guida nella verità, mi consegna alla verità tutta intera e mi rivela le parole che Tu stesso pronunci. Grazie, Padre mio, perché nella tua bontà e tenerezza tu mi hai raggiunto, oggi e mi hai attirato a te, mi hai fatto entrare nella casa del tuo cuore; mi hai immerso nel fuoco d’amore trinitario, dove tu e il Figlio Gesù siete una cosa sola nel bacio infinito dello Spirito santo. Qui sono anch’io e per questo la mia gioia è traboccante. Ti prego, Padre, fa’ che io doni a tutti questa gioia, nella testimonianza amorosa di Gesù salvatore, in ogni giorno della mia vita. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut