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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Battesimo del Signore (B)

Lectio: 
Domenica, 7 Gennaio, 2018

Immersi in Cristo, consapevoli del dono ricevuto,
inviati nel mondo Marco 1, 7-11

1. Orazione iniziale

Spirito santo che aleggiavi sulle acque della creazione e hai guidato i passi di Mosè nel deserto, vieni oggi su di noi e immergici in te, affinché ogni nostro passo e pensiero sia orientato verso il Cristo, nell’ascolto della sua Parola.
Dimora in noi, Spirito del Padre, e guidaci alla verità di noi stessi e alla conoscenza del Figlio di Dio che ci redime e ci fa essere una cosa sola con lui, affinché anche in noi il Padre possa compiacersi. Amen.

2. Il Vangelo

a) Una chiave di lettura:

Anche il Cristo, nel suo cammino umano, ha dovuto gradualmente prendere coscienza della propria identità e del compito affidatogli dal Padre dentro la storia umana.
L’evento del battesimo al Giordano segna questa presa di coscienza e proietta Gesù oltre i confini della propria terra, la Galilea, in una missione dai confini universali e in una dimensione di condivisione della condizione umana fino ad allora inimmaginabile per lui e per i suoi profeti: è Dio stesso che "scende" accanto all’uomo, pur conoscendone le debolezze, per farlo "salire" verso il Padre e dargli accesso alla comunione con Lui. Il "compiacimento" del Padre che Gesù riceve nello Spirito lo accompagnerà sempre nel cammino terreno, rendendolo costantemente consapevole dell’amore gioioso di Colui che l’ha mandato nel mondo.

Marco 1, 7-11 b) Il testo:

In quel tempo, Giovanni 7 predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

3. Uno spazio di silenzio

interno ed esterno, per aprire il cuore e dare spazio alla Parola di Dio di venire dentro di noi.

4. La Parola che ci è donata

* Il battesimo: i riti di purificazione mediante bagni o abluzioni erano abbastanza usati nell’ebraismo dell’epoca di Gesù (cfr Mc 7, 1-4), anche tra gli Esseni di Qumran, come pratica quotidiana.
La parola battesimo indica un bagno, un’immersione completa nell’acqua, e deriva dal verbo baptiz, poco usato nell’Antico Testamento greco a causa della sfumatura negativa del suo significato: immergere, sommergere, annientare (annegando o affondando nell’acqua). Quest’accezione negativa manca solo in 2Re 5, 14: la guarigione di Naaman, ottenuta mediante una serie di bagni nel Giordano praticati su ordine di Eliseo. Da qui deriva l’uso positivo delle epoche seguenti.

* Il battesimo di Giovanni: ne caratterizza tutta l’attività (tanto da divenirne il nome: cfr Mc 1, 4) e riprende le pratiche esistenti, introducendo alcune novità. Giovanni opera in un luogo imprecisato lungo il Giordano e dà il battesimo nell’acqua corrente del fiume, non in locali appositi e in acque predisposte al rito. La conversione e la penitenza da lui richieste (Mc 1, 4) mirano più al piano morale che a quello rituale (cfr Lc 3, 8) e il rito segno di tale cambiamento esistenziale (bagno e confessione dei peccati) avveniva una sola volta nella vita. Inoltre, Giovanni dice chiaramente che il suo battesimo è solo la preparazione a un evento purificatorio più radicale e direttamente connesso al giudizio finale di Dio: il "battesimo nello spirito" e "nel fuoco" (cfr Mc 1, 7-8; Mt 3, 11-12).
Il popolo della Giudea e di Gerusalemme accolse ampiamente la predicazione di Giovanni, tanto che furono in gran numero quelli che si recarono presso di lui per ottenerne il battesimo (Mc 1, 5), come narrato anche da Giuseppe Flavio: è l’ evidente realizzazione della parola profetica richiamata da Mc 1, 2-3.

* Gesù e Giovanni al Giordano: Giovanni sa bene di non essere il Messia e di essergli molto inferiore in dignità, pur essendo chiamato a prepararne la venuta, ormai imminente (Mc 1, 7-8). Tutti i vangeli riferiscono di questa sua consapevolezza, sottolineata qui dall’uso del verbo al passato per il proprio battesimo e al futuro per il battesimo del Messia. Ciò riflette la preoccupazione (tipica delle prime comunità cristiane) di mostrare la superiorità del battesimo cristiano su quello giovanneo, parimenti alla preminenza di Gesù il Cristo su Giovanni il Battista (cfr Mt 3, 14; Gv 1, 26-34).
Marco sintetizza al massimo la predicazione di Giovanni; in particolare, omette ciò che riguarda il giudizio divino finale (cfr Mc 1, 7-8; Mt 3, 10-12), allo scopo di tenere in maggior risalto la predicazione di Gesù.

* Il battesimo nello Spirito: è il battesimo escatologico già promesso dai profeti (cfr Gl 3, 1-5), collegato al fuoco del giudizio o anche sotto forma di aspersione (cfr Ez 36, 25). Gesù lo riceve subito dopo e il suo battesimo sarà origine e modello di quello dei Cristiani. Dunque, la comunità cristiana si fonda sul dono dello Spirito santo.

* Gesù venne da Nazaret: Gesù spicca in mezzo alla grande folla dei penitenti giudei (cfr Mc 1, 5), perché proviene da una zona in cui non erano giunti che gli echi della predicazione penitenziale del Battista, la Galilea (Mc 1, 9). Questa è un luogo importante per Marco: Gesù vi inizia l’attività e vi viene ben accolto; dopo la pasqua, è lì che i discepoli lo incontreranno (16, 7) e lo comprenderanno in pieno ed è da lì che essi partiranno per la missione (16, 20).
Alla luce di quanto dirà subito dopo la voce celeste, Gesù non è solo "più forte" di Giovanni, ma ha una natura molto superiore a lui. Eppure egli è sceso fra coloro che si riconoscevano peccatori, senza temere alcuna diminuzione della propria dignità (cfr Fil 2, 6-7): è "la luce che brilla nelle tenebre" (cfr Gv 1, 5).
Il secondo vangelo non riporta le motivazioni per cui Gesù va a ricevere il battesimo di penitenza, anche se l’evento è uno dei più attendibili storicamente fra quelli narrati nei vangeli: all’evangelista interessa primariamente la rivelazione divina che segue il battesimo di Gesù.

* Vide aprirsi i cieli: non è una specie di rivelazione riservata a Gesù. I cieli, letteralmente, "si squarciano", esaudendo l’invocazione di Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi» (Is 63, 19b). Si apre così, una fase del tutto nuova nella comunicazione fra Dio e gli uomini, dopo un tempo di separazione; questo nuovo rapporto si conferma e diviene definitivo con la morte redentrice di Gesù, al momento della quale "si squarciò" il velo del Tempio (cfr Mc 15, 38) come se una mano dal cielo l’avesse colpito. Del resto, la pasqua di morte e resurrezione è il "battesimo desiderato" da Gesù (cfr Lc 12, 50).

* Lo Spirito discese su di lui: Gesù "sale" dall’acqua del fiume e subito dopo, apertisi i cieli, "discende" lo Spirito e si stabilisce su di lui. Mentre è ormai finito il tempo dell’attesa dello Spirito ed è riaperta la via diretta che unisce Dio e gli uomini, Marco mostra plasticamente che è Gesù l’unico detentore dello Spirito che lo consacra Messia, lo rende pienamente cosciente di essere Dio-Figlio, lo abilita e sostiene nella missione voluta dal Padre.
Lo Spirito, secondo Marco, plana su Gesù al modo di una colomba. Questa, già nel racconto riguardante Noè, è messa in rapporto alle acque e all’opera di Dio nel mondo (cfr Gn 8, 8-12). Altrove, la colomba è utilizzata come richiamo alla fedeltà e quindi alla stabilità del dono, per la sua costanza nel ritornare al luogo da cui parte (cfr Ct 2, 14; Gv 1, 33-34): lo Spirito si ferma stabilmente su Gesù e prende possesso di lui. In quest’appunto di Marco potremmo anche leggere un rimando all’ "aleggiare dello spirito di Dio sulle acque" della creazione (Gn 1, 2): con Gesù inizia davvero una "nuova creazione" (cfr Mt 19, 38; 2Cor 5, 17; Gal 6, 15).

* Venne una voce dal cielo: con l’avvento di Gesù, si è ristabilita la comunicazione fra Dio e l’uomo. Qui non si tratta di quella che i rabbini chiamavano "figlia della voce", sostituzione incompleta della parola profetica, ma di una comunicazione diretta fra il Padre e il Figlio.

* Venne … vide discendere … si udì: ammiriamo la condiscendenza della Trinità che "si abbassa" verso gli uomini: scende al Giordano in Gesù per ricevere il battesimo come tanti peccatori, scende su Gesù nello Spirito per l’autocoscienza e la missione e scende nella voce del Padre per confermarne la figliolanza.

* "Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto": vari brani dell’Antico Testamento possono essere stati volutamente richiamati da Marco, per sottolineare almeno in allusione l’importanza e le diverse valenze delle parole celesti.
Innanzitutto, si rimanda a Isaia 42, 1: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni»: è Jhwh che presenta il suo servo fedele. Qui, però, non viene usato il titolo di "servo", bensì quello di "figlio", intrecciando il testo profetico con un salmo d’investitura regale e messianica: «Egli mi ha detto: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato"» (Sl 2, 7). L’evangelista (al pari degli altri sinottici) lascia emergere così quale sia l’identità umano - divina e la missione di Gesù.

* "Il Figlio mio prediletto": Alla luce della fede pasquale, Marco non poteva certo intendere questa rivelazione come l’adozione dell’uomo Gesù da parte di Dio. La voce dal cielo è una conferma di una speciale relazione già esistente fra Gesù e il Padre. Il titolo di Figlio di Dio è attribuito a Gesù già nel primo versetto di Marco e poi al termine della passione, nella dichiarazione del centurione: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!» (Mc 1, 1; 15, 39), ma ricorre frequentemente in varie forme (cfr 3, 11; 5, 7; 9, 7; 14, 61). Per Marco, il titolo di "Figlio di Dio" è particolarmente rilevante per la comprensione della persona di Gesù e per la piena professione della fede; è talmente importante da divenire, poi, un nome proprio attribuito a Gesù dai Cristiani, nel quale essi intendono proclamare gli elementi essenziali della propria fede in Lui (cfr Rm 1, 4): il messia re, il salvatore escatologico, l’uomo con una speciale relazione con la sfera divina, il risorto dai morti, la seconda Persona della Trinità.
Il fatto che la voce dal cielo lo dica "prediletto", "amatissimo" (come ripeterà nella trasfigurazione: 9, 7; cfr anche 12, 6) sottolinea il rapporto del tutto singolare del Padre con Gesù, tanto speciale da oscurare tutte le altre relazioni di uomini con Dio, pur privilegiate. Anche Isacco, come Gesù, è figlio "unico e prediletto" (cfr Gn 22, 2) e non gli viene risparmiata l’angoscia della morte violenta (cfr Eb 5, 7).

* "In te mi sono compiaciuto": queste parole sottolineano ancora l’elezione messianica di Gesù, frutto di una benevolenza del Padre che mostra così la sua assoluta preferenza verso il Figlio nel quale trova gioia e soddisfazione (cfr Is 42, 1), mentre, obbediente, inizia la sua missione per riportare gli uomini al Padre (cfr Mc 1, 38).

5. Alcune domande

per orientare la riflessione e l’attuazione.

- Anche Gesù, come noi, sta vivendo una fase di passaggio: lui passa dalla "vita nascosta" a quella "pubblica", noi stiamo passando dalle feste natalizie alle giornate "ordinarie". Queste sono il tempo in cui esplicare la nostra missione, che consiste nell’impegno quotidiano (spesso arduo e solitamente arido) di esprimere nella vita la coscienza che Dio Figlio è con noi quale fratello e salvatore, spendendo i doni ricevuti nel Battesimo. Sono consapevole della missione che mi è stata affidata dal Padre? Riesco a esprimerla nella vita normale o mi limito ad attendere le grandi occasioni?

- Lo Spirito rivela definitivamente e totalmente a Gesù la sua identità. Ho mai cercato di guardare me stesso (identità, talenti, pregi, difetti, condizione sociale, ecc.) alla luce dello Spirito di Colui che mi ha creato? Riesco a guardarmi dentro nella verità e senza timore dei miei "punti d’ombra"?

- Il Battesimo ci ha fatti "figli di Dio nel Figlio": il compiacimento del Padre è anche su di noi e anche noi siamo ormai i suoi "prediletti" (cfr 1Gv 2, 7; 3, 2. 21; ecc.). Sono cosciente dell’amore con il quale il Padre mi guarda e si rapporta con me? So rispondere ad esso con la semplicità e docilità di Gesù?

- Il nostro brano contiene una manifestazione della Trinità in azione: lo Spirito scende su Gesù, il Padre parla al Figlio, aprendo una nuova comunicazione con noi uomini. Com’è la mia preghiera? A chi è rivolta di solito? Mi ricordo che anch’io vivo "immerso" nella Trinità e che anche per me "i cieli sono squarciati"?

6. Salmo 20

Preghiamo il Salmo nella consapevolezza di essere prediletti da Dio e da Lui accompagnati sempre con grande tenerezza.

Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
Ti mandi l'aiuto dal suo santuario
e dall'alto di Sion ti sostenga.
Ricordi tutti i tuoi sacrifici e gradisca i tuoi olocausti.
Ti conceda secondo il tuo cuore,
faccia riuscire ogni tuo progetto.
Esulteremo per la tua vittoria,
spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio;
adempia il Signore tutte le tue domande.
Ora so che il Signore salva il suo consacrato;
gli ha risposto dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra.
Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli,
noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.
Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.
Salva il re, o Signore, rispondici, quando ti invochiamo.

7. Orazione finale

Il contesto liturgico non è indifferente per comprendere e pregare questo Vangelo. Riprendiamo, dunque, il prefazio per elevare la nostra preghiera a Dio:

«Nel Battesimo di Cristo al Giordano, o Padre,
tu hai operato segni prodigiosi
per manifestare il mistero del nuovo lavacro (il nostro battesimo):
dal cielo hai fatto udire la tua voce,
perché il mondo credesse che il tuo Verbo era in mezzo a noi;
con lo Spirito che si posava su di lui
come colomba hai consacrato il tuo Servo
con unzione sacerdotale, profetica e regale,
perché gli uomini riconoscessero in Lui il Messia,
inviato a portare ai poveri il lieto annunzio».
Concedici di ringraziarti e glorificarti
per questo dono senza misura,
per aver inviato a noi il tuo Figlio, nostro fratello e maestro.
Fa’ riposare su di noi il tuo sguardo benevolo
e concedici di darti gioia in ogni nostra azione, per tutti i secoli.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut