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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Annunciazione del Signore

Lectio: 
Sabato, 25 Marzo, 2017
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Annunciazione del Signore
L’alleanza di Dio con l’uomo Il sì di Maria e il nostro sì
 Luca 1,26-38

1. Orazione iniziale

Padre misericordioso, manda anche a me, in questo tempo santo della preghiera e dell’ascolto della tua Parola, l’angelo santo, perché possa ricevere l’annuncio della salvezza e, aprendo il cuore, possa offrire il mio sì all’Amore. Manda su di me, ti prego, il tuo Spirito santo, quale ombra che mi avvolge, quale potenza che mi colma. Fin da adesso, o Padre, io non voglio dirti altro che il mio “Sì!”; dirti: “Eccomi, sono qui per te. Fa’ di me ciò che ti piace”. Amen.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto

Il brano dell’annunciazione ci conduce dal tempio, spazio sacro per eccellenza, alla casa, all’intimità dell’incontro personale di Dio con la sua creatura; ci conduce dentro noi stessi, nel più profondo del nostro essere e della nostra storia, là dove solo Dio può giungere e toccarci. L’annuncio della nascita di Giovanni Battista aveva dischiuso il grembo sterile di Elisabetta, sconfiggendo l’assoluta impotenza dell’uomo e trasformandola in capacità di operare insieme a Dio. L’annuncio della nascita di Gesù, invece, bussa alla porta del grembo fruttifero della “Riempita di Grazia” e attende risposta: è Dio che aspetta il nostro sì, per poter operare ogni cosa.

b) Per aiutare nella lettura del brano

Lc 1,26-27: Questi primi due versetti ci collocano nel tempo e nello spazio sacri dell’avvenimento che meditiamo e che riviviamo in noi: siamo nel sesto mese dal concepimento di Giovanni Battista e siamo a Nazareth, città della Galilea, territorio dei lontani e degli impuri. Qui è sceso Dio, per parlare a una vergine, per parlare al nostro cuore.

Ci vengono presentati i personaggi di questa vicenda sconvolgente: Gabriele, l’inviato di Dio, una giovane donna di nome Maria e il suo fidanzato Giuseppe, della casa regale di Davide. Anche noi siamo accolti in questa presenza, siamo chiamati ad entrare nel mistero.

Lc 1,28-29: Sono le primissime battute del dialogo di Dio con la sua creatura. Poche parole, appena un soffio, ma parole onnipotenti, che turbano il cuore, che mettono profondamente in discussione la vita, i piani, le attese umane. L’angelo annuncia la gioia, la grazia e la presenza di Dio; Maria rimane turbata e si domanda da dove mai possa giungere a lei tutto questo. Da dove una gioia così? Come una grazia tanto ampia da cambiare perfino l’essere?

Lc 1,30-33: Questi sono i versetti centrali del brano: è l’esplosione dell’annuncio, la manifestazione del dono di Dio, della sua onnipotenza nella vita dell’uomo. Gabriele, il forte, parla di Gesù: l’eterno re, il Salvatore, il Dio fatto bambino, l’onnipotente umile. Parla di Maria, del suo grembo, della sua vita che è stata scelta per dare ingresso e accoglienza a Dio in questo mondo e in ogni altra vita. Dio comincia, già qui, a farsi vicino, a bussare. Sta in piedi, attende, presso la porta del cuore di Maria; ma già anche qui, a casa nostra, presso il nostro cuore…

Lc 1,34: Maria, davanti alla proposta di Dio, si lascia mettere a nudo, si lascia leggere fino in fondo. Dice di sé, rivela il suo cuore, i suoi desideri. Sa che per Dio l’impossibile è realizzabile, non mette in dubbio, non indurisce il cuore e la mente, non fa calcoli; vuole solo disporsi pienamente, aprirsi, lasciarsi raggiungere da quel tocco umanamente impossibile, ma già scritto, già realizzato in Dio. Pone davanti a Lui, con un gesto di purissima povertà, la sua verginità, il suo non conoscere uomo; è una consegna piena, assoluta, traboccante fede e abbandono. È già la premessa del sì.

Lc 1,35-37: Dio, umilissimo, risponde; l’onnipotenza si piega sulla fragilità di questa donna, che siamo ognuno di noi. Il dialogo continua, l’alleanza cresce e si rafforza. Dio rivela il come, parla dello Spirito santo, della sua ombra fecondante, che non viola, non spezza, ma conserva intatta. Parla dell’esperienza umana di Elisabetta, rivela un altro impossibile divenuto possibile; quasi una garanzia, una sicurezza. E poi l’ultima parola, davanti alla quale bisogna scegliere: dire sì o dire no, credere o dubitare, sciogliersi o indurirsi, aprire la porta o chiuderla. “Nulla è impossibile a Dio”.

Lc 1,38: Questo ultimo versetto sembra racchiudere un infinito. Maria dice il suo “Eccomi”, si apre, si spalanca a Dio e avviene l’incontro, l’unione per sempre. Dio entra nell’uomo e l’uomo diventa luogo di Dio: sono le Nozze più sublimi che si possano mai realizzare su questa terra. Eppure il vangelo si chiude con una parola quasi triste, dura: Maria rimane sola, l’angelo se ne va. Resta, però, il sì detto a Dio e la sua Presenza; resta la Vita vera.

c) Il testo: Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

3. Un momento di silenzio orante

Ho letto e ascoltato le parole del vangelo, le ho trattenute sulle mie labbra e nel mio cuore, ma desidero ancora lasciarle risuonare dentro di me. Mi pongo in silenzio, cerco di fare spazio, di aprire il mio grembo per accogliere questa Presenza d’amore, che viene a me e bussa, annunciandomi gioia, grazia, alleanza, vita nuova. Ascolto il mio cuore, il mio respiro, lo spazio interiore del mio essere … Dio è qui, alla porta, e chiede asilo, proprio a me, alla mia povera vita …

4. Alcune domande

a) L’annuncio di Dio, il suo angelo, entra anche nella mia vita, davanti a me e mi parla. Sono pronto a riceverlo, a fargli spazio, ad ascoltarlo con attenzione? Chissà quante volte è già successo questo, quante volte sono stato scelto e visitato, senza che io vi facessi attenzione. Oggi, però, è diverso; lo sento che Lui è qui, che mi ha trovato, che mi sta parlando al cuore. Cosa decido di fare? Rimango o fuggo via? Mi metto le cuffie del CD player? Accendo il PC? Mando un SMS a qualcuno? Oppure apro la porta e mi siedo proprio davanti a Lui, faccia a faccia con Lui?

b) Subito ricevo un annuncio sconcertante; Dio mi parla di gioia, di grazia, di presenza. Tutte cose che io sto cercando da tanto tempo, da sempre. Chi potrà mai farmi felice veramente? Chi potrà salvarmi dalla solitudine con la sua presenza guaritrice? Mi raggiunge, come un tuono, il ricordo di tutti i miei tentativi falliti di trovare felicità. L’amore, il divertimento, lo sport a livello agonistico, la velocità, il look, l’impiego importante… Sento nell’anima l’amarezza di tutte queste illusioni. Per un po’ funzionava, poi crollava tutto. Oggi, qui, il Signore mi sta proponendo una gioia diversa, una grazia piena, una presenza assoluta. Solo Lui può fare questo, può dire queste parole con verità. Decido di fidarmi, di fare il salto sull’altra sponda, la sua? Voglio fidarmi della sua felicità, della sua presenza?

c) È bastato poco, appena un movimento del cuore, dell’essere; Lui già se ne è accorto. Già mi sta ricolmando di luce e di amore. Mi dice: “Hai trovato grazia ai miei occhi”. Dunque io piaccio a Dio? Lui mi trova piacevole, amabile? Sì, è proprio così. Perché non ci ho mai voluto credere prima? Perché non gli ho mai dato ascolto? Mi ritrovo davanti agli occhi, in questo momento, tutta la mia stoltezza e la mia cocciutaggine; credevo di dover trovare questo amore, questa accoglienza presso qualcun altro, cercavo la persona giusta per me, che, finalmente, mi facesse sentire amabile, importante, degno. Mi sbagliavo. Prima devo fare questa esperienza: sentire che io sono importante, unico, desiderabile per Dio. Mi lascio raggiungere fino in fondo da questa Parola; mi ripeto all’infinito che io ho trovato grazia presso Dio, come Maria. Grazie, Signore! Leggo Esodo 33, 12-17.

d) Ora mi viene detto che da me nascerà vita nuova, che il grembo della mia esistenza sarà fecondato e abitato, che da me uscirà Gesù. Sono cose grosse, che mi superano, mi confondono, mi fanno smarrire. Dico anch’io, insieme a Maria: “Come è possibile?”. Sento, però, che in me, questa parola, è carica di incredulità, di spavento, mentre in Lei era traboccante di disponibilità. Io ho paura, io non credo fino in fondo. Eppure il Signore Gesù vuole venire in questo mondo anche attraverso di me; vuole raggiungere i miei fratelli passando attraverso i sentieri della mia vita, del mio essere. Potrò sbarrargli la strada? Potrò respingerlo, tenerlo lontano? Potrò cancellarlo dalla mia storia, dalla mia vita? No, non posso e non voglio farlo. Signore, ti prego, aiutami! E vieni; nasci in me, nasci ancora da me!

e) Da solo non posso fare nulla, però, questo è chiaro; ho bisogno anch’io dello Spirito del Signore. La sua ombra, la sua forza, il suo fuoco scendano su di me e prendano possesso di me, di tutto ciò che sono. Mi fermo un attimo, comincio a pregare nel profondo del mio cuore, invoco e chiamo lo Spirito Santo; ripenso ad altri passi della Scrittura in cui la sua azione compare con potenza. Mi faccio come le acque primordiali, sulle quali aleggiava lo Spirito di Dio e vennero trasformate in vita rigogliosa (Gen 1,2); mi faccio come le acque del mare Rosso, che furono accarezzate dal vento di Dio per tutta la notte e alla fine si aprirono per il passaggio del popolo (Es 14,21); mi faccio come il cuore e le mani di Davide, che, sotto l’impulso dello Spirito, suonava l’arpa in modo tale da cacciare il male dall’anima di Saul (1Sam 16,23); mi faccio come il servo del Signore, sul quale discese e rimase lo Spirito di Dio (Is 61,1); mi faccio come le ossa aride disperse sulla pianura, che furono rianimate dal tocco dello Spirito (Ez 37,5); mi faccio come Maria, che si lasciò avvolgere dall’ombra dell’Amore e della misericordia e divenne madre di Gesù, madre di ogni uomo. Anch’io ripeto che nulla è impossibile per Dio; Lui può fare tutto questo, anche in me, oggi, qui.

5. Chiave di lettura

Ho pregato, ho ruminato la parola, ho cercato di essere attento alla voce d’amore del Signore, ho aperto il mio cuore. Mi sento scaldato da questa esperienza, mi sento in compagnia di Lui, non più solo. Però vorrei tentare di compiere un ulteriore passaggio; vorrei mettermi a scavare con le mani in questo tesoro della sua Parola, per trovare ancora luce, ancora gemme preziose. Metto in opera anche il mio intelletto, cerco di raccogliere materiale per la mia meditazione, per il lavoro di analisi, di ascolto. Credo che anche questo sia nutrimento buono, che mi può aiutare per la conversione. Vorrei tentare di stare più attento ad alcune parole importanti e forti che risuonano in questo brano del vangelo.

Rallègrati!

È davvero strano questo saluto di Dio alla sua creatura; sembra inspiegabile e forse senza senso. Eppure già da secoli risuonava sulle pagine delle divine Scritture e quindi anche sulle labbra del popolo ebraico. Gioisci, rallegrati, esulta! Più volte i profeti avevano ripetuto questo soffio del respiro di Dio, avevano gridato questo silenzioso battito del suo cuore per il suo popolo, il suo resto. Lo leggo in Gioele: “Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore… (2,21-23); in Sofonia: “Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna” (3,14); in Zaccaria: “Gioisci, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te, oracolo del Signore” (2,14). Lo leggo e lo riascolto, oggi, pronunciato anche sul mio cuore, sulla mia vita; anche a me viene annunciata una gioia, una felicità nuova, mai vissuta prima. Riscopro le grandi cose che il Signore ha fatto per me; sperimento la liberazione che viene dal suo perdono: io non sono più condannato, ma graziato, per sempre; vivo l’esperienza della presenza del Signore accanto a me, in me. Sì, Lui è venuto ad abitare in mezzo a noi; Lui sta di nuovo piantando la sua tenda nella terra del mio cuore, della mia esistenza. Signore, come dice il salmo, tu gioisci delle tue creature (Sal 104,31); e anch’io gioisco in te, grazie a te; la mia gioia è in te (Sal 104,34).

Il Signore è con te.

Questa parola così semplice, così luminosa, detta dall’angelo a Maria, sprigiona una forza onnipotente; mi rendo conto che basterebbe, da sola, a salvarmi la vita, a risollevarmi da qualunque caduta e abbassamento, da qualunque smarrimento. Il fatto che Lui, il mio Signore, è con me, mi tiene in vita, mi rende coraggioso, mi dà fiducia per continuare ad esserci. Se io sono, è perché Lui è con me. Chissà se anche per me può valere l’esperienza che la Scrittura racconta riguardo a Isacco, al quale è capitata la cosa più bella che si possa augurare a un uomo che crede in Dio e lo ama: un giorno venne da lui Abimelech con i suoi uomini dicendogli: “Abbiamo visto che il Signore è con te” (Gen 26,28) e chiedendo di diventare amici, di stringere alleanza. Vorrei che anche di me si potesse dire la stessa cosa; vorrei poter manifestare che il Signore davvero è con me, dentro la mia vita, nei miei desideri, nei miei affetti, nelle mie scelte e azioni; vorrei che altri potessero incontrarlo attraverso di me. Forse, per questo, è necessario che io assorba di più la sua presenza, che io mangi e beva di Lui.

Mi metto alla scuola della Scrittura, leggo e rileggo alcuni passi in cui la voce del Signore mi ripete questa verità e, mentre Lui parla, io vengo cambiato, vengo sempre più abitato. “Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò” (Gen 26,3). “Poi il Signore comunicò i suoi ordini a Giosuè, figlio di Nun, e gli disse: Sii forte e fatti animo, poiché tu introdurrai gli Israeliti nel paese, che ho giurato di dar loro, e io sarò con te” (Dt 31,23). “Combatteranno contro di te ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti” (Ger 15,20). “L'angelo del Signore apparve a Gedeone e gli disse: Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!” (Gdc 6,12). “In quella notte gli apparve il Signore e disse: Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; non temere perché io sono con te. Ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore di Abramo, mio servo” (Gen 26,24). “Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto” (Gen 28,15). “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa” (Is 41,10).

Non temere.

La Bibbia trabocca di questo annuncio pieno di tenerezza; quasi come un fiume di misericordia questa parola percorre tutti i libri sacri, dalla Genesi fino all’Apocalisse. È il Padre che ripete ai suoi figli di non avere paura, perché Lui è con loro, non li abbandona, non li dimentica, non li lascia in potere dei nemici. È come una dichiarazione d’amore che Dio fa all’uomo, a ognuno di noi; è un pegno di fedeltà che passa di mano in mano, da cuore a cuore, e giunge fino a noi. Abramo ha udito questa parola e dopo di lui suo figlio Isacco, poi i patriarchi, Mosè, Giosuè, Davide, Salomone e, insieme a loro, Geremia e tutti i profeti. Nessuno è escluso da questo abbraccio di salvezza che il Padre offre ai suoi figli, anche quelli più lontani, più ribelli. Maria sa ascoltare in profondità questa parola e sa credervi con fede piena, con assoluto abbandono; Lei ascolta e crede, accoglie e vive anche per noi. Lei è la donna forte e coraggiosa che si apre alla venuta di Dio, lasciando cadere tutte le paure, le incredulità, le chiusure. Lei ripete questo annuncio di Dio dentro la nostra vita e ci invita a credere con Lei.

Hai trovato grazia.

“Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi…”. Questa è la preghiera che sgorga più e più volte dalle labbra e dal cuore di uomini e donne che cercano rifugio presso il Signore; di loro ci è raccontato nella Scrittura, li incontriamo al bivio delle nostre stesse strade, quando non sappiamo bene dove andare, quando ci sentiamo braccati dalla solitudine o dalla tentazione, quando viviamo gli abbandoni, i tradimenti, le sconfitte pesanti delle nostre esistenze. Quando non abbiamo più nessuno e non riusciamo a ritrovare neppure noi stessi, allora anche noi, come loro, ci troviamo a pregare ripetendo quelle stesse parole: “Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi…”. Chissà quante volte le abbiamo ripetute, anche solo in silenzio. Ma oggi, qui, in questo brano evangelico così semplice, veniamo preceduti, siamo accolti in anticipo; non abbiamo più bisogno di supplicare, perché già abbiamo trovato tutto quello che da sempre stavamo cercando e molto di più. Abbiamo ricevuto gratuitamente, siamo stati colmati e ora non possiamo che traboccare.

Nulla è impossibile a Dio.

Sono giunto quasi al termine di questo percorso fortissimo di grazia e di liberazione; vengo ora raggiunto da una parola che mi scuote fin nel più profondo. La mia fede è messa al vaglio; il Signore mi prova, mi scruta, saggia il mio cuore. Ciò che l’angelo afferma qui, davanti a Maria, era già stato proclamato più volte nell’Antico Testamento; ora è raggiunta la pienezza, ora tutti gli impossibili vengono realizzati: Dio si fa uomo; il Signore diventa amico, fratello; il lontano è vicinissimo. E io, anch’io, piccolo e povero, sono fatto partecipe di questa immensità di dono, di grazia; mi viene detto che anche nella mia vita l’impossibile diventa possibile. Devo solo credere, solo dare il mio assenso. Ma questo significa lasciarmi sconquassare dalla potenza di Dio; consegnarmi a Lui, che mi cambia, mi libera, mi rinnova. Nemmeno questo è impossibile. Sì, io posso rinascere oggi, in questo momento, per grazia della sua voce che mi ha parlato, che mi ha raggiunto fino al punto più profondo del cuore. Cerco e trascrivo i passi della Scrittura che ripetono questa verità. E mentre li riscrivo, mentre li rileggo e li pronuncio adagio, mangiando ogni parola, ciò che essi dicono avviene ancora in me… Genesi 18,14; Giobbe 42,2; Geremia 32,17; Geremia 32,27; Zaccaria 8,6; Matteo 19,26; Luca 18,27.

Eccomi.

E ora non posso fuggire, né sottrarmi alla conclusione. Sapevo fin dall’inizio che proprio qui, dentro questa parola, così piccola, eppure così piena, così definitiva, Dio mi stava aspettando. L’appuntamento dell’amore, dell’alleanza fra Lui e me era fissato precisamente su questa parola, appena un soffio della voce, appena un bacio. Rimango sconvolto dalla ricchezza di presenza che sento in questo “Eccomi!”; non devo sforzarmi molto per ricordare le innumerevoli volte in cui Dio stesso per primo l’ha pronunciato, l’ha ripetuto. Lui è l’Eccomi fatto persona, fatto fedeltà assoluta, incancellabile. Dovrei solo mettermi sulla sua onda, solo trovare le sue impronte nella polvere della mia povertà, del mio deserto; dovrei solo accogliere questo suo amore infinito che non ha mai smesso di cercarmi, di starmi appresso, di camminare con me, dovunque io sia andato. L’Eccomi è già stato detto e vissuto, è già vero. Quanti prima di me e quanti anche oggi, insieme a me! No, non sono solo. Faccio ancora silenzio, mi pongo ancora in ascolto, prima di rispondere…

“Eccomi eccomi!” (Is 65,1) ripete Dio; “Eccomi, sono la serva del Signore” risponde Maria; “Ecco, io vengo per fare la tua volontà” (Sal 39,8) dice Cristo…

6. Un momento di preghiera - Salmo 138

Rit. Padre, alle tue mani consegno la mia vita.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti. Rit.

Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita. Rit.

7. Preghiera finale

Padre mio, tu sei sceso fino a me, mi hai raggiunto, mi hai toccato il cuore, mi hai parlato, promettendomi gioia, presenza, salvezza. Nella grazia dello Spirito santo, che mi ha coperto con la sua ombra, anch’io, insieme a Maria, ho potuto dirti il mio sì, l’Eccomi della mia vita per te. E ora non mi resta che la forza della tua promessa, la tua verità: “Concepirai e darai alla luce Gesù”. Signore, ecco davanti a te il grembo aperto della mia vita, del mio essere, di tutto ciò che sono e che ho: ogni cosa io pongo in te, nel tuo cuore. Tu entra, vieni, scendi ancora, ti prego e fecondami, rendimi generatore di Cristo in questo mondo. L’amore che io ricevo da te, in misura traboccante, trovi la sua pienezza e la sua verità nel raggiungere i fratelli e le sorelle che tu poni accanto a me. Il nostro incontro, o Padre, sia aperto, sia dono per tutti; sia Gesù, il Salvatore. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut