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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4º Domenica di Quaresima (A)

Lectio: 
Domenica, 26 Marzo, 2017

Un cieco incontra la luce
Gli occhi si aprono convivendo con Gesù
Giovanni 9,1-41

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il testo del Vangelo di questa quarta domenica di quaresima ci invita a meditare la storia della guarigione di un cieco nato. E’ un testo ridotto, ma molto vivo. Abbiamo qui un esempio concreto di come il Quarto Vangelo rivela il senso profondo nascosto nei fatti della vita di Gesù. La storia della guarigione del cieco ci aiuta ad aprire gli occhi sull’immagine di Gesù che ognuno di noi porta in sé. Molte volte, nella nostra testa, c’è un Gesù che sembra un re glorioso, distante dalla vita del popolo! Nei Vangeli, Gesù appare come un Servo dei poveri, amico dei peccatori. L’immagine del Messia-Re, che avevano in mente i farisei ci impediva di riconoscere in Gesù il Messia-Servo. Durante la lettura, cerchiamo di prestare attenzione a due cose: (i) nel modo esperto e libero con cui il cieco reagisce davanti alle provocazioni delle autorità, e (ii) nel modo in cui lui stesso, il cieco, apre gli occhi rispetto a Gesù.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Giovanni 9,1-5: La cecità dinanzi al male che esiste nel mondo
Giovanni 9,6-7: Il segnale dell’ “Inviato di Dio” che provocherà diverse reazioni
Giovanni 9,8-13: La reazione dei vicini
Giovanni 9,14-17: La reazione dei farisei
Giovanni 9,18-23: La reazione dei genitori
Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei
Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento finale del cieco nato
Giovanni 9,39-41: Una riflessione conclusiva

c) Il testo:

Giovanni 9,1-411Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
6Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so». 13Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:
14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!».
18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».
24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». 38Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.
39Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Quale è la parte di questo testo che mi ha maggiormente colpito? Perché?
b) Dice il proverbio popolare: “Non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere!” Come appare questo nella conversazione tra il cieco ed i farisei?
c) Quali sono i titoli che Gesù riceve nel testo? Da chi li riceve? Cosa significano?
d) Quale è il titolo che più mi attira? Perché? Ossia, quale è l’immagine di Gesù che ho in testa e che porto nel cuore? Da dove viene questa immagine?
e) Come pulire gli occhi per arrivare al vero Gesù dei Vangeli?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo

a) Contesto in cui fu scritto il Vangelo di Giovanni:

Meditando la storia della guarigione del cieco, è bene ricordare il contesto delle comunità cristiane in Asia Minore verso la fine del primo secolo, per le quali è stato scritto il Vangelo di Giovanni e che si identificavano con il cieco e con la sua guarigione. Loro stesse, a causa di una visione legalista della Legge di Dio, erano cieche fin dalla nascita. Ma, come avvenne per il cieco, anche loro riuscirono a vedere la presenza di Dio nella persona di Gesù di Nazaret e si convertirono. E’ stato un processo doloroso! Nella descrizione delle tappe e dei conflitti della guarigione del cieco, l’autore del Quarto Vangelo evoca il percorso spirituale delle comunità, dalla oscurità della cecità fino alla piena luce della fede illuminata da Gesù.

b) Commento del testo:

Giovanni 9,1-5: La cecità davanti al male che esiste nel mondo
Vedendo il cieco i discepoli chiedono: “Rabbì, chi ha peccato lui o i suoi genitori perché egli nascesse cieco?” In quella epoca, un difetto fisico o una malattia era considerata un castigo di Dio. Associare i difetti fisici al peccato era un modo con cui i sacerdoti dell’Antica Alleanza mantenevano il loro potere sulla coscienza del popolo. Gesù aiuta i discepoli a correggere le loro idee: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio!” Opera di Dio è lo stesso che Segnale di Dio. Quindi, ciò che in quella epoca era segnale di assenza di Dio, sarà segnale della sua presenza luminosa in mezzo a noi. Gesù dice: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo.” Il Giorno dei segnali comincia a manifestarsi quando Gesù, “il terzo giorno” (Gv 2,1), realizza il “primo segnale” a Cana (Gv 2,11). Ma il Giorno sta per terminare. La notte sta per giungere, poiché siamo già al “settimo giorno”, il sabato, e la guarigione del cieco è già il sesto segnale (Gv 9,14). La Notte è la morte di Gesù. Il settimo segnale sarà la vittoria sulla morte nella risurrezione di Lazzaro (Gv 11). Nel vangelo di Giovanni ci sono solo sette segnali, miracoli, che annunciano il grande segnale che è la Morte e la Risurrezione di Gesù.

Giovanni 9,6-7. Il segnale di “Inviato di Gesù” che produce diverse reazioni
Gesù sputa per terra, fa del fango con la saliva, spalma il fango sugli occhi del cieco e gli chiede di lavarsi nella piscina di Siloè. L’uomo va e ritorna guarito. E’ questo il segnale! Giovanni commenta dicendo che Siloè significa inviato. Gesù è l’Inviato del Padre che realizza le opere di Dio, i segnali del Padri. Il segnale di questo ‘invio’ è che il cieco comincia a vedere.

Giovanni 9,8-13: La prima reazione: quella dei vicini
Il cieco è molto conosciuto. I vicini rimangono dubbiosi: “Sarà proprio lui? E si chiedono: “Com’è che si aprirono i suoi occhi?” Colui che prima era cieco, testimonia: “Quell’Uomo che si chiama Gesù mi ha aperto gli occhi”. Il fondamento della fede in Gesù è accettare che lui è un essere umano come noi. I vicini si chiedono: “Dov’è?” - “Non lo so!” Loro non rimangono soddisfatti con la risposta del cieco e, per chiarire il tutto, portano l’uomo dinanzi ai farisei, le autorità religiose.

Giovanni 9,14-17: La seconda reazione: quella dei farisei
Quel giorno era un sabato ed il giorno del sabato era proibito curare. Interrogato dai farisei, l’uomo racconta di nuovo tutto. Alcuni farisei, ciechi nella loro osservanza della legge, commentano: “Questo uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato!” E non riuscivano ad ammettere che Gesù potesse essere un segnale di Dio, perché guariscono il cieco un sabato. Ma altri farisei, interpellati dal segnale, rispondono: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?” Erano divisi tra loro! E chiesero al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?” E lui dà la sua testimonianza: “E’ un Profeta!”

Giovanni 9,18-23: La terza reazione: quella dei genitori
I farisei, ora chiamati giudei, non credevano che fosse stato cieco. Pensavano che si trattasse di un inganno. Per questo mandarono a chiamare i genitori e chiesero loro: “E’ questo il vostro figlio che voi dite di esser nato cieco? Come mai ora ci vede?” Con molta cautela i genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi. Chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui stesso!” La cecità dei farisei dinanzi all’evidenza della guarigione produce timore tra la gente. E colui che professava di avere fede in Gesù Messia era espulso dalla sinagoga. La conversazione con i genitori del cieco rivela la verità, ma le autorità religiose si negano ad accettarla. La loro cecità è maggiore che l’evidenza dei fatti. Loro, che tanto insistevano nell’osservanza della legge, ora non vogliono accettare la legge che dichiara valida la testimonianza di due persone (Gv 8,17).

Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei rispetto a Gesù
Chiamano di nuovo il cieco e dicono: “Dà gloria a Dio. Noi sappiamo che questo uomo è un peccatore.” In questo caso: “dare gloria a Dio” significava: “Chiedi perdono per la menzogna che hai appena detto!” Il cieco aveva detto: “E’ un profeta!” Secondo i farisei avrebbe dovuto dire: “E’ un peccatore!” Ma il cieco è intelligente. E risponde: “Se sia un peccatore non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo!” Contro questo fatto non ci sono argomenti! Di nuovo i farisei chiedono: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?” Il cieco risponde con ironia: “Ve l’ho già detto. Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?” Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Con fine ironia, di nuovo il cieco risponde: “Proprio questo è strano! Che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Dinanzi alla cecità dei farisei, cresce nel cieco la luce della fede. Lui non accetta il raziocinio dei farisei e confessa che Gesù viene dal Padre. Questa professione di fede gli causa l’espulsione dalla sinagoga. Lo stesso succedeva nelle comunità cristiane della fine del primo secolo. Colui che professava la fede in Gesù doveva rompere qualsiasi legame familiare e comunitario. Così succede anche oggi: colui o colei che decide di essere fedele a Gesù corre il pericolo di essere escluso.

Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento di fede del cieco dinanzi a Gesù
Gesù non abbandona colui per cui è perseguitato. Quando viene messo al corrente dell’espulsione, ed incontrandosi con l’uomo, lo aiuta a dare un altro passo, invitandolo ad assumere la sua fede e gli chiede: “Tu credi nel Figlio dell’Uomo?” E lui gli risponde: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?” Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Il cieco esclama: “Credo, Signore!” E gli si prostra dinanzi. L’atteggiamento di fede del cieco davanti a Gesù è di assoluta fiducia e di totale accettazione. Accetta tutto da Gesù. Ed è questa la fede che sostentava le comunità cristiane dell’Asia verso la fine del primo secolo, e che ci sostiene fino ad oggi.

Giovanni 9,39-41: Una riflessione finale
Il cieco che non vedeva, finisce vedendo meglio dei farisei. Le comunità dell’Asia Minore che prima erano cieche, scoprono la luce. I farisei che pensavano di vedere correttamente, sono più ciechi del cieco nato. Intrappolati nella vecchia osservanza, mentono quando dicono di vedere. Non c’è peggior cieco di colui che non vuole vedere!

c) Allargando la visione:

I Nomi ed i Titoli che Gesù riceve

Lungo la narrazione della guarigione del cieco, l’evangelista registra vari titoli, aggettivi e nomi, che Gesù riceve dalle più svariate persone: dai discepoli, dall’evangelista stesso, dal cieco, dai farisei, da lui stesso. Questo modo di descrivere i fatti della vita di Gesù fa parte della catechesi dell’epoca. Era una forma di aiutare le persone a chiarire le proprie idee rispetto a Gesù ed a definirsi dinanzi a lui. Ecco alcuni di questi nomi, aggettivi e titoli. L’elenco indica la crescita del cieco nella fede e come si chiarisce la sua visione.
* Rabbì (maestro) (Gv. 9,1): i discepoli
* Luce del mondo (Gv 9,5): Gesù
* Inviato (Gv 9,7): l’Evangelista
* Uomo (Gv 9,11): il cieco guarito
* Gesù: (Gv 9,11): il cieco guarito
* Non viene da Dio (Gv 9,16): alcuni farisei
* Profeta (Gv 9,17): il cieco guarito
* Cristo (Gv 9,22): il popolo
* Peccatore (Gv 9,24): alcuni farisei
* Non sappiamo di dove sia (Gv 9,31): il cieco guarito
* Religioso (Gv 9,31): il cieco guarito
* Fa la volontà di Dio (Gv 9,31): il cieco guarito
* Figlio dell’uomo (Gv 9,35): Gesù
* Signore (Gv 9,36): il cieco guarito
* Credo, Signore! (Gv 9,38): il cieco guarito

- Il Nome: “Io SONO”

Per rivelare il significato profondo della guarigione del cieco, il Quarto Vangelo ricorda la frase di Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 9,5). In diversi altri luoghi, in risposta alle domande che le persone pongono fino ad oggi rispetto a Gesù: “Chi sei tu?” (Gv 8,25) o “Chi pretendi di essere?” (Gv 8,53), il vangelo di Giovanni ripete questa stessa affermazione “IO SONO”:
* Io sono il pane di vita (Gv 6,34-48)
* Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51)
* Io sono la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5)
* Io sono la porta (Gv 10, 7.9)
* Io sono il buon pastore (Gv 10,11,25)
* Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)
* Io sono il cammino, la verità e la vita (Gv 14,6)
* Io sono la vite (Gv 15,1)
* Io sono re (Gv 18,37)
* Io sono (Gv 8,24.27.58)
Questa auto-rivelazione di Gesù raggiunge il suo culmine nella conversazione con i giudei, in cui Gesù afferma: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8,27). Il nome Io sono è lo stesso che Yavé, nome che Dio assunse nell’esodo, espressione della sua presenza liberatrice tra Gesù ed il Padre (Ex 3,15). La ripetuta affermazione IO SONO rivela la profonda identità tra Gesù ed il Padre. Il volto di Dio rifulge in Gesù di Nazaret: “Chi vede me, vede il Padre!” (Gv 14,9)

6. Preghiera: Salmo 117 (116)

Un riassunto della bibbia in una preghiera

Alleluia.
Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


date | by Dr. Radut