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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4ª Domenica d’Avvento (B)

Lectio: 
Domenica, 24 Dicembre, 2017

L’Annunciazione
Luca 1,26-38

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua alla nostra sete.
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio
finché l’alba,
avvolgendoci della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.

LECTIO

a) Il testo: Lc 1,26-38

Luca 1,26-3826 Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 34 Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35 Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio”. 38 Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

b) Momento di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

MEDITATIO

a) Domande:

- Nel sesto mese: i miei occhi vede gli angeli con cui Dio viene a visitarmi?
- Non temere: i nostri turbamenti nascono da paure e angosce oppure dalla percezione di un mistero che ci sovrasta e ci coinvolge personalmente?
- Nulla è impossibile a Dio: Generare è opera di Dio; accogliere, compito dell’uomo. Rendo possibile nella mia vita il concepimento di una vita che viene dallo Spirito di Dio?

b) Chiave di lettura:

v. 26-27. Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Nel sesto mese. Un tempo definito per chi ha letto la pagina precedente, l’incontro dell’angelo Gabriele con Zaccaria nel tempio. Ma per Maria, ignara, questo sesto mese è il suo “oggi”. Come per lei anche in noi c’è un oggi che è unico, il luogo dell’invito a entrare in un progetto pensato per noi. Ma quest’oggi non è isolato, è legato ai tempi di altri, ognuno unico e irripetibile, un oggi da incastonare accanto agli altri oggi fino a che la Parola di Dio non si compia. È molto lineare il percorso della grazia. C’è un soggetto ed è Dio. Un termine di riferimento: una vergine. Un tramite: l’angelo Gabriele. Un tempo: il sesto mese. Un luogo: una città della Galilea. Tutto ha un nome: la città si chiama Nazaret. La vergine: Maria. L’uomo cui è promessa: Giuseppe. Tutto ha una collocazione storica ben precisa. Il sesto mese è quello della gravidanza di Elisabetta. La vergine è promessa sposa. Giuseppe è della casa di Davide. Dio non si introduce mai a caso, entra in parametri già esistenti, che sono quelli umani, tracciati da persone che hanno un nome.

v. 28. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.
La parola evangelica: entrando da lei, può celare due significati. Uno: entrando nella sua casa. L’altro: entrando in lei. Allora Maria l’angelo lo ha visto oppure no? Lo ha visto e lo ha ascoltato. E questo è vero, perché poi tutto si avvera. Lo ha visto con quali occhi? Quelli del corpo o quelli del suo spirito? Il mistero dell’incontro tra l’uomo e Dio non si può spiegare. Avviene e basta. È un incontro che lascia il segno, e qui sta la grandezza dell’evento. La piena di grazia non ha che gli occhi dello spirito, quindi per lei esiste un solo sguardo, quello dello spirito, lo sguardo trasparente del cuore puro che può vedere Dio senza morire.

v. 29. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
Il turbamento di Maria è lecito. La percezione del suo essere, seppure intessuto di grazia, non le consente di discriminare giudizi tra sé e gli altri, quindi lei non sa di essere piena di grazia, per lei è naturale essere come è, aderire al bene sempre e comunque, a quell’attrazione interiore che la solleva in alto.

v. 30. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Il timore di Maria è il trasalire dei piccoli che si sorprendano di essere oggetto di premura da parte di qualcuno di importante. E se questo qualcuno è Dio, quanto grande può essere il timore? Tanto da avvertire tutta la propria piccolezza e che tutto ciò che si possiede è per dono gratuito di amore.

v. 31. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Il progetto divino si svela. Concepire, dare alla luce, chiamarlo. Il Salvatore è già lì, nelle parole dell’angelo. Quale meraviglia! Secoli e secoli di attesa si ritrovano in poche sillabe: Gesù.

v. 32-33. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.
Quando il Signore si accosta all’uomo per chiamarlo a rendersi partecipe dei suoi pensieri di redenzione, si dice interamente. Ciò che resta oscura è la modalità della cooperazione umana. Perché all’uomo resta la libertà di concretizzare ciò che è il compimento del suo pensiero. Si parte da qui: un figlio “imprevisto”. Si arriva qui: il Figlio dell’Altissimo, che siederà sul trono di Davide, e regnerà in eterno. Questi sono i mezzi: la tua persona. Ora sta a te diventare protagonista.

v. 34. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”.
E Maria chiede all’angelo il come si realizzerà la volontà di Dio. Non dubita di Dio, sa che la Parola pronunciata da Dio è sempre possibile. Il come riguarda lei, ciò che lei sarà chiamata ad essere. È certa che il suo desiderio e proposito di non “conoscere uomo” resterà tale, perché Dio non annulla i disegni dei suoi figli, tracciati dai loro desideri più autentici. Sa che quel suo disegno sarà a servizio di quel progetto appena ascoltato. Ma non riesce a capire come avverrà. E allora chiede, semplicemente chiede, per compiere esattamente ciò che le è chiesto.

v. 35. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
L’angelo le spiega. Maria dovrà semplicemente accogliere: perché sarà lo Spirito a scendere in lei, l’Altissimo a stendere la sua ombra, e il Santo nascerà.

vv. 36-37. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio.
L’esperienza di Elisabetta, riferita dall’angelo a Maria, non è altro che un’occasione di raccordo con la storia. Maria doveva sapere di Elisabetta, perché entrambe stavano preparando la strada al compimento delle promesse di Israele. Giovanni la voce, Gesù lo Sposo. Il progetto è lo stesso.

v. 38. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.
La risposta di Maria è essenziale: Eccomi. L’attenzione alla Parola pronunciata su di lei è talmente grande che può sentirsi unicamente “serva”: strumento utile alla realizzazione concreta del volere del Padre. Avvenga di me: … un sì tutt’altro che passivo, un sì consapevole della grandezza del coinvolgimento, un sì talmente grembo da diventare fecondo del volto di Dio in tratti umani.

c) Riflessione:

Ecce ancilla Domini; fiat mihi secundum verbum tuum! Ecco… Quale parola più essenziale e carica di vita? Non ci sono parole che si addicano all’uomo quanto questo star lì, vigili, a trattenere il respiro per non lasciar andare nulla di quanto il mistero sta partecipando di Sé. Avvenga… la scelta di Dio è degna di accoglienza, ma richiede il silenzio profondo di tutto il proprio essere: avvenga di me... Maria sa di non essere protagonista, ma serva della volontà divina; appartiene a quella schiera di servi che Gesù chiamerà amici: un servo non sa quello che fa il suo padrone. E invece chi è amico sì. Tutto quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. L’ombra dello Spirito che stende la tenda della presenza su una creatura tanto bella per la sua disponibilità sussurrerà i segreti arcani dell’Eterno. E il tempo che continuerà ad andare per tracciare sempre nuovi percorsi di grazia diventerà colmo fino a trasbordare quando il Figlio di Dio vedrà la luce di uno spazio infinitamente piccolo per la sua potenza, lo spazio del limite e della contingenza. Maria, prima culla della Parola ineffabile, primo abbraccio della luce veniente, non possiede altro tesoro che la sua umiltà: cavità che raccoglie pienezza, piccolezza che chiama infinito, limite amato che richiede abbraccio di infinito.

ORATIO

1 Samuele 2,1-10:

Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
Non c'è santo come il Signore,
non c'è rocca come il nostro Dio.
L'arco dei forti s'è spezzato,
ma i deboli sono rivestiti di vigore.
Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra;
darà forza al suo re ed eleverà la potenza del suo Messia.

CONTEMPLATIO

Signore, che il soffio lieve del silenzio, quale vento di grazia, porti via tutte le voci e i rumori che via via mi allontanano dal cuore del mio esistere. La scia luminosa del tuo passaggio inebri del tuo profumo l’aria in cui vivo abitualmente perché non cerchi che te. E quando le sillabe ruminate della Scrittura, insieme agli eventi portati come memoria di incontro, diventeranno fibre della mia carne, il mondo ti vedrà ancora, vedrà il tuo volto nei lineamenti della carne che io ti darò. I confini del mio esserci racconteranno i prodigi della tua potenza, se non tenterò inutilmente di fuggirli o allargarli, ma li amerò come definizione della mia unicità umana. Arriverò allora a pensare le tue parole, a parlare le tue parole, ad agire le tue parole, perché, non fuggendo più me stesso, ti avrò incontrato dove eri: nelle profondità del mio limite umano, nella mia interiorità e solitudine esistenziale, lì dove amore donato genera amore dono e crea ponti di comunione.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut