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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 32ª Domenica del tempo ordinario (B)

Lectio: 
Domenica, 11 Novembre, 2018

Gesù, gli scribi e la vedova
La contabilità diversa del Regno di Dio
Marco 12, 38-44

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il testo del Vangelo di questa domenica presenta due fatti opposti, legati tra di essi: da un lato la critica di Gesù contro gli scribi che usavano la religione per sfruttare le vedove povere e, dall’altro, l’esempio della vedova povera che dava al Tempio perfino ciò che le era necessario. Fatto questo assai attuale, fino ad oggi!

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 12, 38-44Marco 12,38-40: La critica di Gesù contro il guadagno degli scribi
Marco 12,41-42: Gesù osserva la gente che mette l’elemosina nel tesoro del Tempio
Marco 12,43-44: Gesù rivela il valore del gesto di una povera vedova

c) Il testo:

38Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave».
41E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. 43Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
b) Cosa critica Gesù nei dottori della Legge, per cosa li loda?
c) Quali disuguaglianze sociali e religiose di quell’epoca emergono dal testo?
d) Come mai i due spiccioli della vedova possono valere di più del molto gettato dai ricchi? Osserva bene il testo e scopri quanto segue: “Perché Gesù elogia la vedova povera?”
e) Qual è il messaggio di questo testo per noi oggi?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

a) Contesto di ieri e di oggi:

Il contesto al tempo di Gesù.
Il testo di Marco 12,38-44 traccia la parte finale dell’attività di Gesù a Gerusalemme (Mc 11,1 a 12,44). Furono giornate molto intense, piene di conflitti: espulsione dei commercianti dal Tempio (Mc 11,12-26), e molte discussioni con le autorità: (Mc 11,27 a 12,12), con i farisei, con gli erodiani ed i sadducei (Mc 12,13-27) e con i dottori della legge (Mc 12,28-37). Il testo di questa domenica (Mc 12,38-44) ci presenta un’ultima parola critica di Gesù rispetto al cattivo comportamento dei dottori della legge (Mc 12,38-40) ed una parola di elogio rispetto al buon comportamento della vedova. Al termine quasi della sua attività a Gerusalemme, seduto dinanzi al tesoro dove si raccoglievano le elemosine del Tempio, Gesù chiama l’attenzione dei discepoli sul gesto di una povera vedova ed insegna loro il valore della condivisione (Mc 12,41-44).

Il contesto nel tempo di Marco.
Nei primi quaranta anni della storia della Chiesa, dagli anni 30 ai 70, le comunità cristiane erano, nella loro maggioranza, formate da gente povera (1 Cor 1,26). Poco dopo si aggiunsero anche persone più ricche, o che avevano vari problemi. Le tensioni sociali, che marcavano l’impero romano, cominciarono anche a spuntare nella vita delle comunità. Queste divisioni, per esempio, sorgevano, quando le comunità si riunivano per celebrare la cena (1Cor 11,20-22), o quando si svolgeva la riunione (Gc 2,1-4). Per questo, l’insegnamento del gesto della vedova era per loro molto attuale. Era come guardarsi allo specchio, perché Gesù paragona il comportamento dei ricchi con il comportamento dei poveri.

Il contesto oggi.
Gesù elogia una povera vedova perché sa condividere più di tutti i ricchi. Molti poveri di oggi fanno la stessa cosa. La gente dice: Il povero non lascia mai morire di fame un altro povero. Ma a volte nemmeno questo è vero. Donna Cícera, una signora povera che dalla campagna si trasferì nella periferia di una grande città, diceva: “Lì in campagna, io ero molto povera, ma avevo sempre qualche cosa da condividere con un povero che bussava alla porta. Ora che mi trovo in città, quando vedo un povero che viene a battere alla mia porta, mi nascondo per la vergogna perché non ho nulla da condividere!” Da un lato gente ricca che ha di tutto, e dall’altro gente povera che non ha quasi nulla da condividere, tranne il poco che ha.

b) Commento del testo:

Marco 12,38-40: Gesù critica i dottori della legge.
Gesù chiama l’attenzione dei discepoli sul comportamento ipocrita e approfittato di alcuni dottori della legge. “Dottori” o Scribi erano coloro che insegnavano alla gente la Legge di Dio. Ma l’insegnavano a parole, perché la testimonianza della loro vita mostrava il contrario. A loro piaceva circolare per le piazze con lunghe tuniche, ricevere il saluto della gente, occupare i primi posti nelle sinagoghe e nei luoghi d’onore dei banchetti. Ossia, erano persone che volevano sembrare gente importante. Usavano la loro scienza e la loro professione quale mezzo per salire la scala sociale ed arricchirsi, e non per servire. A loro piaceva entrare nelle case delle vedove e recitare lunghe preghiere in cambio di denaro! E Gesù termina dicendo: “Questa gente riceverà un giudizio severo!”

Marco 12,41-42: L’elemosina delle vedova.
Gesù ed i discepoli, seduti davanti al tesoro del Tempio, osservavano le persone che mettevano nel tesoro la loro elemosina. I poveri gettavano pochi centesimi, i ricchi gettavano monete di grande valore. Il tesoro del Tempio si riempiva di molto denaro. Tutti apportavano qualcosa per la manutenzione del culto, per sostenere i sacerdoti e per la conservazione del tempio stesso. Parte di questo denaro era usato per aiutare i poveri, poiché allora non c’era la previdenza sociale. I poveri dipendevano dalla carità pubblica. I poveri più bisognosi erano gli orfani e le vedove. Loro non avevano nulla. Dipendevano del tutto dalla carità degli altri. Ma pur non avendo nulla, loro si sforzavano di condividere con gli altri il poco che avevano. Così una vedova molto povera deposita la sua elemosina nel tesoro del tempio. Appena pochi centesimi!

Marco 12,43-44: Gesù mostra dove si manifesta la volontà di Dio.
Cosa vale di più: i due spiccioli della vedova o le mille monete dei ricchi? Per i discepoli, le mille monete dei ricchi erano assai più utili per fare la carità rispetto ai due spiccioli della vedova. Loro pensavano che il problema della gente potesse essere risolto con molto denaro. In occasione della moltiplicazione dei pani, loro avevano detto a Gesù: “Signore, cosa vuoi che compriamo con duecento denari per dar da mangiare a tutta questa gente?” (Mc 6,37) Infatti, per coloro che la pensano così, i due spiccioli della vedova non servono a nulla. Ma Gesù dice: “Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri”. Gesù ha criteri diversi. Richiamando l’attenzione dei discepoli sul gesto della vedova, insegna dove loro e noi dobbiamo cercare la manifestazione della volontà di Dio, cioè, nella condivisione. Se oggi condividessimo i nostri beni che Dio ha posto nell’universo a disposizione dell’umanità, non ci sarebbero né poveri né fame. Ci sarebbe sufficiente per tutti ed avanzerebbe anche per molti altri.

c) Ampliando le informazioni: Elemosina, condivisione, ricchezza

La pratica di dare elemosina era molto importante per i giudei. Era considerata una “buona opera” (Mt 6,1-4), poiché la legge del Vecchio Testamento diceva: “Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese” (Dt 15,11). Le elemosine, poste nel tesoro del tempio, sia per il culto, sia per la manutenzione del tempio stesso, sia per i bisognosi, gli orfani o le vedove, erano considerati come un’azione a Dio grata. Dare l’elemosina era una forma di condividere con gli altri, un modo di riconoscere che tutti i beni ed i doni appartengono a Dio e che noi siamo solo amministratori di questi doni, in modo che ci sia vita in abbondanza per tutti.

Fu a partire dall’Esodo che il popolo di Israele apprese l’importanza dell’elemosina, della condivisione. La camminata di quaranta anni lungo il deserto fu necessaria per superare il progetto di accumulazione che veniva dal Faraone d’Egitto e che era ben presente nella testa della gente. E’ facile uscire dal paese del Faraone. E’ difficile liberarsi dalla mentalità del Faraone. L’ideologia dei grandi è falsa ed ingannatrice. E’ stato necessario sperimentare la fame nel deserto per imparare che i beni necessari alla vita sono per tutti. E’ questo l’insegnamento della Manna: “Colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo, colui che ne aveva preso di meno non ne mancava” (Es 16,18).

Ma la tendenza all’accumulazione era continua e molto forte. E rinasce sempre nel cuore umano. Proprio in questa tendenza all’accumulazione si formarono i grandi imperi della storia dell’umanità. Il desiderio di possedere e di accumulare sta proprio nel cuore dell’ideologia di questi imperi o regni umani. Gesù mostra la conversione necessaria per entrare nel Regno di Dio. Dice al giovane ricco: “Vai, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri” (Mc 10,21). Questa stessa esigenza è ripetuta negli altri vangeli: “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma” (Lc 12,33-34; Mt 6,9-20). E aggiunge una ragione a questa esigenza: “Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.

La pratica della condivisione, dell’elemosina e della solidarietà è una delle caratteristiche che lo Spirito di Gesù, comunicatoci in Pentecoste (At 2,1-13), vuole realizzare nelle comunità. Il risultato dell’effusione dello Spirito è proprio questo: “Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli” (At 4,34-35ª; 2,44-45). Queste elemosine ricevute dagli apostoli non erano accumulate, bensì “poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno” (At 4,35b; 2,45).

L’entrata dei ricchi nella comunità cristiana, da un lato ha reso possibile l’espansione del cristianesimo, offrendo migliori condizioni al movimento missionario. Ma dall’altra l’accumulazione dei beni bloccava il movimento di solidarietà e della condivisione provocato dalla forza dello Spirito in Pentecoste. Giacomo vuole aiutare queste persone a capire il cammino sbagliato che hanno intrapreso: E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme.” (Gc 5,1-3). Per imparare il cammino del Regno, tutti hanno bisogno di diventare alunni di quella vedova povera, che condivise tutto ciò che aveva il necessario per vivere (Mc 12,41-44).

6. Preghiera di un Salmo 62 (61)

Dio è forza ed è amore

Solo in Dio riposa l'anima mia;
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme,
come muro cadente,
come recinto che crolla?
Tramano solo di precipitarlo dall'alto,
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
e maledicono nel loro cuore.

Solo in Dio riposa l'anima mia,
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo,
davanti a lui effondi il tuo cuore,
nostro rifugio è Dio.
Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini,
insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.

Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut