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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 30ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 29 Ottobre, 2017

Il comandamento più grande
Amare Dio è uguale ad amare il prossimo
Matteo 22,34-40

 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Nel Vangelo di questa 30ª Domenica del Tempo Ordinario i farisei vogliono sapere da Gesù qual'è il comandamento più grande della legge. In quel tempo, tra i giudei, si discuteva molto su questo tema. Si trattava di una questione polemica. Anche oggi molte persone vogliono sapere cosa definisce una persona come un buon cristiano. Alcuni dicono che ciò consiste in essere battezzati, pregare ed andare a messa la domenica. Altri dicono che consiste in praticare la giustizia e vivere la fraternità. Ognuno ha la propria opinione. Secondo te, cos'è la cosa più importante nella religione e nella vita Matteo 22,34-40della Chiesa? Durante la lettura del testo, cerca di prestare molta attenzione al modo in cui Gesù risponde a questa domanda.

b) Il Testo:

34 Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 37 Gli rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Quale punto di questo testo ti è piaciuto di più o cosa ti ha colpito di più? Perché?
b) Chi erano i farisei in quel tempo? Chi sono i farisei oggi?
c) Come poteva mettere Gesù alla prova la domanda rivoltagli dai farisei?
d) Quale rapporto esiste tra il primo ed il secondo comandamento?
e) Perché l'amore verso Dio e verso il prossimo costituisce il riassunto della legge e dei profeti?

 

5. Per coloro che desiderano approfondire il tema

a) Contesto in cui questo testo appare nel Vangelo di Matteo:

Si tratta di una delle molte discussioni di Gesù con le autorità religiose di quell'epoca. Questa volta con i farisei. Prima, i farisei avevano cercato di screditare Gesù tra la popolazione spargendo su di lui la calunnia secondo cui era posseduto dai demoni che cacciava in nome di Belzebù (Mt 12,24). Ora, a Gerusalemme, loro entrano di nuovo in discussione con Gesù attorno all'interpretazione della legge di Dio.

b) Commento del testo:

Matteo 22,34-36: Una domanda dei farisei
Prima, per mettere Gesù alla prova, i sadducei avevano fatto una domanda sulla fede nella risurrezione, ma furono duramente ripresi da Gesù (Mt 22,23-33). Ora sono i farisei che passano all'attacco. Farisei e sadducei erano nemici gli uni degli altri, ma diventano amici nella critica contro Gesù. I farisei si riuniscono ed uno di loro diventa porta parola con una domanda di chiarimento: "Maestro, qual'è il più grande comandamento della legge?" In quel tempo i giudei avevano una quantità enorme di norme, costumi e leggi, grandi e piccole, per regolamentare l'osservanza dei Dieci Comandamenti. Una discussione attorno a due comandamenti della legge di Dio era un punto molto discusso tra i farisei. Alcuni dicevano: "Tutte le leggi hanno lo stesso valore, siano grandi che piccole, perché tutte vengono da Dio. Non ci compete introdurre distinzioni nelle cose di Dio". Altri dicevano: "Alcune leggi sono più importanti di altre e, per questo, obbligano di più!" I farisei vogliono sapere qual'è l'opinione di Gesù su questo tema polemico.

Matteo 22,37-40: La risposta di Gesù
Gesù risponde citando alcune parole della Bibbia: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente!" (cf Dt 6,4-5). Al tempo di Gesù, i giudei che si consideravano pii recitavano questa frase tre volte al giorno: la mattina, a mezzogiorno e la sera. Era una preghiera assai conosciuta tra loro, come lo è oggi per noi il Padre Nostro. E Gesù cita di nuovo il Vecchio Testamento: "Questo è il più grande o il primo comandamento. Il secondo è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lev 19,18). E conclude: "Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti". Detto con altre parole, è questa la porta per arrivare a Dio ed al prossimo. Non ce n'è un'altra. La più grande tentazione dell'essere umano è quella di voler separare questi due amori, perché così la povertà degli altri non metterebbe a disagio la loro coscienza.

c) Approfondimento:

i) Farisei:

La parola farisei significa separato, poiché il loro modo rigido di osservare la legge di Dio li separava dagli altri. Tra di loro si chiamavano compagni, poiché formavano comunità, il cui ideale era quello di osservare in tutto e per tutto le norme e tutti i comandamenti della legge di Dio. La testimonianza di vita della maggioranza di loro costituiva una testimonianza per il popolo, perché vivevano del proprio lavoro e dedicavano molte ore del giorno alla studio ed alla meditazione della legge di Dio. Ma avevano qualcosa di molto negativo: cercavano la loro sicurezza non in Dio, bensì nell'osservanza rigorosa della Legge di Dio. Avevano più fiducia in ciò che loro stessi facevano per Dio che in ciò che Dio faceva per loro. Avevano perso la nozione della gratuità che è la sorgente ed il frutto dell'amore. Dinanzi a questo falso atteggiamento verso Dio, Gesù reagisce con fermezza ed insiste sulla pratica dell'amore che relativizza l'osservanza della legge e del suo vero significato. In un'epoca di mutamenti e di insicurezza, come lo è oggi la nostra, ritorna sempre la stessa tentazione di cercare la sicurezza davanti a Dio, non nella bontà di Dio per noi, bensì nell'osservanza rigorosa della Legge. Se cadiamo in questa tentazione, meritiamo la stessa critica da parte di Gesù.

ii) Parallelo tra Marco e Matteo:

Nel Vangelo di Marco è un dottore della legge che rivolge la domanda (Mc 12,32-33). Dopo aver ascoltato la risposta da Gesù, il dottore concorda con Lui e trae la seguente conclusione: "Si, amare Dio ed il prossimo è molto più importante di tutti gli olocausti e di tutti i sacrifici". Ossia, il comandamento dell'amore è il più importante tra i comandamenti legati al culto ed ai sacrifici del Tempio e dell'osservanza esterna. Questa affermazione era già presente nel Vecchio Testamento fin dai tempi del profeta Osea (Os 6,6; Sal 40,6-8; Sal 51,16-17). Oggi diciamo che la pratica dell'amore è più importante dalle novene, dalle promesse, dai digiuni, dalle preghiere e dalle processioni. Gesù conferma la conclusione a cui arriva il dottore della legge e dice: "Tu non sei lontano dal Regno!" Il Regno di Dio consiste in questo: riconoscere che l'amore di Dio è uguale all'amore per il prossimo. Non si arriva a Dio senza il dono di se stessi al prossimo!

iii) Il Comandamento più grande:

Il comandamento più grande o il primo comandamento è questo: "Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Mc 12,30; Mt 22,37). Nella misura in cui il popolo di Dio, lungo i secoli, ha approfondito il significato di questo amore, si è reso conto che l'amore di Dio sarà reale e vero solo se diventa concreto nell'amore verso il prossimo. E' per questo che il secondo comandamento è simile al primo (Mt 22,39; Mc 12,31). "Se qualcuno dice: "Amo Dio ma odia suo fratello, è un mentitore" (1Gv 4,20). "Tutta la legge ed i profeti dipendono da questi due comandamenti" (Mt 22,40). In questa identificazione dei due amori ha avuto luogo un'evoluzione divisa in tre tappe:

1ª Tappa: "Prossimo" è il parente della stessa razza
Il Vecchio Testamento insegnava già l'obbligo di "amare il prossimo come se stessi!" (Lv 19,18). In quel tempo, la parola prossimo era sinonimo di parente. Si sentivano obbligati ad amare tutti coloro che facevano parte della stessa famiglia, dello stesso clan, dello stesso popolo. Per quanto riguardava gli stranieri, cioè coloro che non appartenevano al popolo ebreo, il libro del Deuteronomio diceva: "Potrai esigere il prestito dallo straniero, ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo fratello, lo lascerai cadere (parente, prossimo)!" (Dt 15,3).

2ª Tappa: "Prossimo" è colui a cui mi avvicino o che si avvicina a me
Il concetto di prossimo si è esteso. E nel tempo di Gesù ci fu tutta una discussione attorno a "chi è il mio prossimo?" Alcuni dottori della legge pensavano che si doveva estendere il concetto di prossimo oltre i limiti della razza. Ma altri non volevano saperne di questo. Allora un dottore rivolse a Gesù questa domanda polemica: "Chi è il mio prossimo?" Gesù rispose con la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,29-37), in cui il prossimo non è il parente o l'amico, bensì tutti coloro che si avvicinano a noi, indipendentemente dalla religione, dal colore, dalla razza, dal sesso o dalla lingua! Tu devi amarlo!

3ª Tappa: La misura dell'amore verso il "prossimo" è amare come Gesù ci ha amati
Gesù aveva detto al dottore della legge: "Non sei lontano dal Regno!" (Mc 12,34). Il dottore era già vicino, perché infatti, il Regno consiste nell'unire l'amore di Dio con l'amore verso il prossimo, come aveva affermato solennemente un dottore davanti a Gesù (Mc 12,33). Ma per poter entrare nel Regno doveva fare un passo in più. Nel Vecchio Testamento, il criterio dell'amore verso il prossimo era il seguente: "ama il tuo prossimo come te stesso". Gesù espande il criterio e dice: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi! Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!" (Gv 15,12-13). Ora, nel Nuovo Testamento, il criterio sarà: "Amare il prossimo come Gesù ci ha amato!". Gesù ha interpretato il senso esatto della Parola di Dio e ha indicato il cammino per una convivenza più giusta e più fraterna.

 

6. Salmo 62

Solo in Dio riposa l'anima mia

Solo in Dio riposa l'anima mia;
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme,
come muro cadente,
come recinto che crolla?
Tramano solo di precipitarlo dall'alto,
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
e maledicono nel loro cuore.

Solo in Dio riposa l'anima mia,
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo,
davanti a lui effondi il tuo cuore,
nostro rifugio è Dio.
Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini,
insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.

Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut