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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 3ª Domenica del tempo ordinario (B)

Lectio: 
Domenica, 21 Gennaio, 2018

L’inizio e la chiamata dei primi discepoli
Marco 1,14-20

1. Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua alla nostra sete.
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere l’eco del Silenzio
finché l’alba,
avvolgendoci della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.

2. Lectio

Marco 1,14-20 14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
16 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

3. Momento di silenzio orante

perché la voce del Verbo risuoni in noi.

4. Meditatio

Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) È compiuto il tempo, è vicino il regno: crediamo di essere noi terra di Galilea e che il vangelo di Dio sia predicato alla nostra vita?
b) Gesù passa: in quale mare stiamo gettando le nostre reti?
c) Seguitemi… e subito lo seguirono: c’è un subito nel nostro quotidiano andare oppure la nostra parola d’ordine è: aspetta un attimo?
d) Sulla barca, riassettavano le reti: quanti squarci nel nostro pescare? E quale barca abitiamo? La nostra oppure ancora quella delle nostre radici passate?
e) Li chiamò: il nostro nome sulle labbra del Signore Gesù. Echeggia in noi la sua voce come voce che conduce lontano dal nostro mare?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto. Ci troviamo di fronte al genere letterario di racconti di vocazione nel quale dapprima si indica la condizione di vita della persona interpellata da Dio, quindi segue la chiamata espressa con parole o azioni simboliche, infine si ha la sequela che comporta l’abbandono dell’attività inizialmente presentata. La narrazione in oggetto rimanda il pensiero alla chiamata di Eliseo da parte di Elia (1 Re, 19,19-21) e a quella di Amos (Am 7,15). La dipendenza da un modello biblico tipico non esclude la realtà sostanzialmente storica del racconto evangelico. La chiamata a coppie sottolinea un preciso intento teologico sotteso al vangelo marciano: si tratta della prassi missionaria dei discepoli che saranno inviati a due a due (Mc 6,7). La dinamica del regno è in linea con il progetto originario della creazione quando il Signore disse, pensando ad Adamo: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile» (Gn 2,18). Nella predicazione l’uno darà testimonianza all’altro come dice la Scrittura: «… sulla parola di due o tre testimoni» (cfr Mt 18,16; Dt 19,15).

v. 14. Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio. La predicazione di Gesù, iniziata in Galilea, ha per oggetto il vangelo -"buona notizia"- dell’iniziativa di Dio verso il suo popolo, l’instaurazione del regno. La predicazione degli apostoli che dalla Galilea giungerà fino agli estremi confini della terra avrà per oggetto il vangelo - "buona notizia"- del Cristo Parola che ha vinto la morte per far risplendere la gloria di Dio.

v. 15. Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al vangelo. Il tempo dell’attesa (kairòs) è compiuto, è arrivato il momento decisivo: Dio sta per inaugurare il suo regno. Il Battista apparteneva al tempo della preparazione e ha ultimato il suo compito: è stato arrestato e messo a tacere, Gesù appartiene al tempo dell’attuazione del regno. È un fatto presente che richiede da parte dell’uomo una collaborazione: Convertitevi. La vicinanza del regno indica proprio questo spazio di libertà che chi ascolta l’annuncio può coprire volgendosi a Cristo oppure aumentare ignorando o rifiutando la buona notizia. Un regno vicino a tutti, presente per chi lo voglia. Conversione, fede e sequela sono diverse facce di una medesima realtà: è l’appello rivolto all’uomo a seguire Gesù che è tempo compiuto, regno di Dio, buona notizia.

v. 16. Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea… il mare di Galilea è lo scenario della prima fase del ministero di Gesù. Lago incassato tra le montagne, a 208 metri sotto il livello del mare, lungo 21 km, largo 11. Estesa di acqua dalla forma di cetra, rappresentava una fonte di guadagno per la sua abbondanza di pesce. Sulle rive di questo lago Gesù vide: è uno sguardo che coinvolge e determina una scelta di vita diversa da quella che quotidianamente si presenta su queste rive fatte di pescatori, di barche, di reti, di pesci. Simone e Andrea, due fratelli. La solidarietà del vincolo affettivo fa da fondamento a quel nuovo vincolo di fede che rende fratelli al di là dei legami di famiglia. Due fratelli che hanno un nome. Dio chiama per nome in virtù di quella identità di somiglianza con il Nome eterno che fa di ogni uomo uno specchio di somiglianza.

v. 17. «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». La sequela è determinata da un ordine ben preciso. Non è un invito, è un imperativo. La parola di Dio creatrice, invece che chiamare la luce e le altre creature dal nulla, chiama la sua immagine a partecipare alla nuova creazione. La sequela non scaturisce da una decisione autonoma e personale, ma dall’incontro con la persona di Gesù e dalla sua chiamata. È un evento di grazia, non una scelta dell’uomo. Gesù non attende una libera decisione, ma chiama con autorità divina come Dio chiamava i profeti nell’Antico Testamento. Non i discepoli scelgono il maestro come avveniva per i rabbi del tempo, ma il maestro sceglie i discepoli quali depositari non di una dottrina o di un insegnamento ma dell’eredità di Dio. La chiamata comporta l’abbandono dei familiari, della professione, un cambiamento totale dell’esistenza per una adesione di vita che non ammette spazi personali. I discepoli sono uomini del regno. La chiamata a diventare discepoli di Gesù è una "chiamata escatologica".

v. 18. E subito, lasciate le reti, lo seguirono. La risposta è immediata. Una risposta che strappa i legami più forti. Il verbo usato per indicare la sequela è akolouthèin, un termine biblico per indicare l’atto del servo che accompagna il padrone per prestargli un servizio. È un seguire materiale, un letterale "andar dietro". Riferito ai discepoli, esprime la partecipazione piena alla vita di Gesù e alla sua causa.

v. 19-20. Andando un poco oltre, vide Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello… li chiamò. Il verbo chiamare: kalein è un altro termine tipico della sequela. Si aggiunge qualche elemento in più rispetto alla prima coppia: la figura del padre e dei garzoni. Il padre ha un nome anche lui. Il fatto che venga privato dei suoi due figli gli conferisce una dignità unica. Rimane solo con i garzoni che sostituiranno i figli. La solitudine di chi resta non è mai una solitudine sconsiderata.

Riflessione: Giovanni fu arrestato e Gesù va in Galilea. Due percorsi a servizio dell’unico Signore. Il tempo è compiuto. Quel tempo che l’uomo non riesce ad afferrare e a possedere si compie e chiede un cambiamento di rotta. Il tempo del mare, di reti che pescano altrove. L’uomo è chiamato a non lasciare nulla di ciò che è. La sua identità rimane, cambia semplicemente l’oggetto del suo agire. Non più pesci, ma uomini. Non più un rapporto di avere con creature inferiori, ma un rapporto alla pari con creature della stessa dignità. Nuove reti da riassettare, le reti di una pesca più faticosa: sono le reti della predicazione che verranno gettate nel cuore degli uomini durante la notte del dolore e del non senso. Quella parola come una chiave apre a nuovi orizzonti: Seguitemi. Non si va da soli in questa nuova avventura. I legami non si rompono. I fratelli diventano più fratelli, condivideranno ancora l’esistenza amara del guadagnarsi il pane, non più cercando per sé ma donando ad altri. Il mare, simbolo di tutto ciò che non si può controllare, è lì con il movimento familiare e tranquillo delle acque che si infrangono a dire il suo: Andate. Gesù, un uomo tra i tanti è quel Dio che si accosta sulle rive del mare, un Dio che passa nella vita umana. Un Dio che vede con occhi di uomo, un Dio che parla con forza nuova: Seguitemi. E quegli uomini che erano pescatori, subito lasciano e vanno. Vanno a pescare in altro mare, il mare della terra ferma, il mare dei villaggi, il mare del tempio, il mare delle strade. Vanno al richiamo di uno sguardo che chiama, uno sguardo capace di convincere a lasciare tutto, non solo la barca, il mare, le reti, ma anche il padre, la propria storia, i propri affetti, l’origine del proprio esistere.
Amici che di sera si affidavano alle onde del mare di Galilea lasciano il loro angolo di sicurezza per mari lontani. È un’amicizia antica che parte, senza sapere ancora per dove, ma con in cuore il calore di una voce e di uno sguardo: Seguitemi.

6. Oratio - Salmo 86 (85)

Le genti che hai plasmato, Signore Dio,
verranno ad adorare il tuo volto,
riconosceranno la gloria del tuo Nome,
perché tu solo sei grande e fai prodigi.
Insegnami, Signore, la tua strada,
potrò camminare nella tua verità,
donami un cuore unificato
che abbia timore del tuo Nome.

Ti ringrazio, Signore mio Dio, con tutto il cuore,
darò gloria al tuo nome sempre,
è grande il tuo amore per me,
fa’ di me un segno di bontà.

7. Contemplatio

Signore, nel tuo tempo la mia attesa si compie. Tu, il Veniente, che continui ad andare sulle rive di quella vita umana che come un lago a forma di cetra segna silenziosamente lo scandire delle sue ore, passi e vedi, chiami… Ti riconoscerò quando mi sentirò chiamare per nome e ti seguirò come un viandante che prende il bastone del cammino per inoltrarsi nei sentieri dell’amicizia e dell’incontro, lì dove il cuore sconfina nell’Assoluto di Dio, per essere una fiamma accesa nel buio della ricerca umana, un calore che si espande lì dove il vento gelido del male distrugge e distoglie dagli orizzonti della verità e della bellezza. So che senza di te nulla pescherò nella notte della mia solitudine e della mia delusione. Le reti si spezzeranno quando tu mi strapperai alle acque amare delle mie fatiche e mi donerai a me stesso trasfigurato di perdono, ricevuto e donato a piene mani. Allora narrerò il tuo nome ai miei fratelli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut