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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 3ª Domenica di Quaresima (B)

Lectio: 
Domenica, 4 Marzo, 2018

La purificazione del tempio
Gesù nuovo tempio
Giovanni 2, 13-25

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

2. Lettura

i) Contesto e struttura:

Il nostro brano segue immediatamente il primo segno di Gesù a Cana di Galilea (2, 1-12). Ci sono alcune espressioni e frasi che si ripetono nelle due scene e fanno pensare che l’autore abbia voluto creare un contrasto tra le due scene. A Cana, un villaggio della Galilea, durante una festa di nozze, una donna ebrea, la madre di Gesù, dimostra una fiducia incondizionata in Gesù e invita all’accoglienza della sua parola (2, 3-5). Dall’altra parte, "i Giudei" durante la celebrazione della Pasqua a Gerusalemme rifiutano di credere in Gesù e non accolgono la sua parola. A Cana Gesù fece il suo primo segno (2, 11), qui i Giudei chiedono un segno (v. 18), ma poi non accettano il segno dato loro da Gesù (2, 20).
Lo svolgimento della nostra piccola storia è molto semplice. Il v. 13 la inquadra in un contesto spaziale e temporale ben preciso e significativo: Gesù sale a Gerusalemme per la Pasqua. Il v. 14 introduce la scena che fa scattare una forte reazione da parte di Gesù. L’ azione di Gesù viene descritta nel v. 15 e motivata dallo stesso Gesù nel v. 16. L’azione e la parola di Gesù suscitano due reazioni. La prima, quella dei discepoli, è di ammirazione (v. 17); la seconda, quella dei "Giudei," è di dissenso e affronto (v. 18). Essi richiedono una spiegazione da parte di Gesù (v. 19) ma non sono aperti ad accoglierla (v. 20). A questo punto interviene il narratore per interpretare autenticamente la parola di Gesù (v. 21). "I Giudei" non possono capire il significato vero della parola di Gesù. Però anche i discepoli che lo ammirano come un profeta pieno di zelo per Dio non la possono intendere ora; solo dopo il suo compimento crederanno alla parola di Gesù (v. 22). Infine il narratore ci offre un sommario sull’accoglienza entusiasta di Gesù da parte delle folle a Gerusalemme (vv. 23-25). Eppure questa fede basata solo sui segni non entusiasma Gesù.

ii) Il testo:

13 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 15 Fatta allora una sferza di cordicella, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". 17 I discepoli si ricordarono che sta scritto:"Lo zelo per la tua casa mi divora".
Giovanni 2, 13-2518 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?" 19 Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". 20 Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?" 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durane la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. 24 Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti 25 e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

i) Sono capace di affidarmi a Dio completamente in un atto di fede o chiedo sempre dei segni?
ii) Dio mi da molti segni della sua presenza nella mia vita. Sono capace di coglierli?
iii) Mi accontento del culto esteriore o cerco di offrire a Dio il culto della mia obbedienza nella quotidianità della vita?
iv) Chi è Gesù per me? Sono conscio che solo in lui e per mezzo di lui è possibile incontrare Dio?

5. Una chiave di lettura

per coloro che volessero approfondire di più il testo

"I Giudei"

Il vangelo di Giovanni ha il carattere di un lungo dibattito sull’identità di Gesù. In questo dibattito cristologico c’è da una parte Gesù e dall’altra "i Giudei". Ma questo dibattito, più che la situazione storica al tempo di Gesù, esprime più la situazione sviluppatasi verso gli anni ottanta del primo secolo tra i seguaci di Gesù e gli ebrei che non lo avevano accettato come Figlio di Dio e Messia. Certamente, lo scontro era già iniziato durante il ministero di Gesù. Ma il divario tra i due gruppi, che etnicamente erano tutti e due costituiti da ebrei, si è fatto definitivo allorché coloro che non accettavano Gesù come Figlio di Dio e Messia, ma lo ritenevano un bestemmiatore, espulsero i seguaci di Gesù dalle sinagoghe, cioè dalla comunità di fede ebraica (vedi Gv 9, 22; 12, 42; 16, 2).
Quindi "i Giudei" che incontriamo spesso nel quarto vangelo non rappresentano il popolo ebraico. Sono dei caratteri letterari nel dibattito cristologico che si snoda in questo vangelo. Essi rappresentano non una razza, ma coloro che hanno preso una posizione chiara di rigetto assoluto di Gesù. In una lettura attualizzata del vangelo, "i Giudei" sono tutti coloro che rifiutano Gesù, sia quale sia la nazione e l’epoca a cui appartengono.

I segni

Le guarigioni e le altre azione taumaturghe di Gesù che i vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca) chiamano miracoli o prodigi, Giovanni li chiama segni. In quanto segni essi indicano qualcosa che va al di là dell’azione che si vede. Essi rivelano il mistero di Gesù. Così ad esempio la guarigione del cieco nato rivela Gesù quale luce del mondo (Gv 8, 12; 9, 1-41), la risurrezione di Lazzaro rivela che Gesù è la risurrezione e la vita (vedi Gv 11, 1-45).
Nel nostro racconto "i Giudei" chiedono un segno nel senso di una prova che autenticherebbe le parole e le azioni di Gesù. Ma nel quarto vangelo Gesù non opera segni come prove che garantiscono la fede. Una fede basata sui segni non è sufficiente. È solo una fede incipiente che può condurre alla fede vera (vedi Gv 20, 30-31), ma può anche non avere esito (vedi Gv 6, 26).
Il vangelo di Giovanni ci chiede di andare oltre i segni, di non fermarci al meraviglioso, ma di cogliere il significato più profondo di rivelazione che i segni vogliono indicare.

Gesù nuovo tempio

Il tempio di Gerusalemme era il luogo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Eppure i profeti hanno insistito incessantemente che non basta accedere al tempio e offrirvi sacrifici per essere graditi a Dio (vedi Is 1, 10-17; Ger 7, 1-28; Am 4, 4-5; 5, 21-27). Dio richiede l’obbedienza e una vita moralmente retta e giusta. Se il culto esteriore non esprime tale atteggiamento vitale è vuoto (vedi 1 Sam 15, 22). Gesù si innesta in questa tradizione profetica di purificazione del culto (vedi Zc 14, 21 e Ml 3, 1 per l’azione del futuro "Messia" in questo riguardo). I discepoli lo ammirano per questo e subito pensano che per questo suo atteggiamento dovrà pagare di persona come Geremia (vedi Ger 26, 1-15) e altri profeti.
Ma per il vangelo di Giovanni l’azione di Gesù è più di un gesto profetico di zelo per Dio. È un segno che prefigura e annuncia il grande segno della morte e risurrezione di Gesù. Più che purificazione quello che fa Gesù annuncia l’abolizione del tempio e del culto ivi celebrato perché ormai il luogo della presenza di Dio è il corpo glorificato di Gesù (vedi Gv 1, 51; 4, 23).

6. Salmo 50

Il culto che Dio vuole

Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente.
Da Sion, splendore di bellezza,
Dio rifulge.
Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.

Convoca il cielo dall’alto
e la terra al giudizio del suo popolo:
"Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno sancito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio".
Il cielo annunzi la sua giustizia,
Dio è giudice.

"Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.
Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

Sono mie tutte le bestie della foresta,
animali a migliaia sui monti.
Conosco tutti gli uccelli del cielo,
è mio ciò che si muove nella campagna.
Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.

Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?
Offri a Dio un sacrificio di lode
E sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria".

All’empio dice Dio:
"Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che detesti la disciplina
e le mie parole te le getti alle spalle?

Se vedi un ladro, corri con lui;
e degli adulteri ti fai compagno.
Abbandoni la tua bocca al male
e la tua lingua ordisce inganni.

Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
Hai fatto questo e dovrei tacere?
Forse credevi ch’io fossi come te!
Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati".

Capite questo voi che dimenticate Dio,
perché non mi adiri e nessuno vi salvi.
Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,
a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio.

7. Orazione Finale

O Padre, tu hai costituito tuo Figlio Gesù tempio nuovo della nuova e definitiva alleanza, costruito non da mani d’uomo ma dallo Spirito Santo. Fa’ che accogliendo con fede la sua parola, abitiamo in lui e possiamo così adorarti in spirito e verità. Apri i nostri occhi alle necessità dei nostri fratelli e sorelle che sono le membra del corpo di Cristo perché servendo loro diamo a te il vero culto che tu desideri. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut