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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 29ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 22 Ottobre, 2017

Tributo a Cesare
Quando l’ipocrisia prepara una trappola
alle persone oneste
Matteo 22,15-21

 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Matteo 22,15-17: La domanda dei farisei e degli erodiani
Matteo 22,18-21: Risposta di Gesù

b) Chiave di lettura:

Gesù giunge dalla Galilea per la festa annuale della Pasqua a Gerusalemme. Entrando in città è acclamato dalla gente (Mt 21,1-11). Entra subito nel tempio da dove caccia i venditori (Mt 21,12-16). Anche se risiede a Gerusalemme, Gesù passa le notti fuori dalla città e ritorna poi al mattino, (Mt 21,17). La situazione è molto tesa. A Gerusalemme nella discussione con le autorità, i capi dei sacerdoti, gli anziani e i farisei, Gesù esprime il suo pensiero in parabole (Mt 21,23 a 22,14). Vorrebbero prenderlo ma hanno paura (Mt 21,45-46). Il vangelo di questa domenica sul tributo a Cesare (Mt 22,15-21) si colloca in questo insieme di conflitti di Gesù con le autorità.

c) Il Testo:

15Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. 17Dicci dunque il tuo parere: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». 21Gli risposero:Matteo 22,15-21 «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto del testo che più ti ha colpito? Perché?
b) Quali sono i gruppi di potere che preparano una trappola contro Gesù? Quale tipo di trappola?
c) Cosa fece Gesù per liberarsi dalla trappola dei potenti?
d) Che senso ha oggi la frase: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”?

 

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

a) Contesto in cui si presenta il nostro testo nel Vangelo di Matteo:

Como dicevamo, il contesto del Vangelo di questa 29° Domenica comune è il dibattito tra Gesù e le autorità. Comincia con la discussione con i sacerdoti e gli anziani sull’autorità di Gesù (Mt 21,23-27). Dopo viene la parabola dei due figli, in cui Gesù denuncia l’ipocrisia di alcuni gruppi (Mt 21,28-32). Seguono due parabole, dei vignaioli assassini (Mt 21,33-46) e degli invitati che non vogliono partecipare al banchetto nuziale (Mt 22,1-14). Ora qui nel nostro testo (Mt 22,15-22) appaiono i farisei e gli erodiani per preparare una trappola. Gli pongono domande sul tributo da pagare ai romani. Era un assunto polemico che divideva l’opinione pubblica. Volevano a tutti i costi accusare Gesù e, così, diminuire la sua influenza sulla gente. Subito i sadducei cominciano a porre la domanda sulla risurrezione dei morti, un altro tema polemico, causa di dissenso tra sadducei e farisei (Mt 22,23-33). Tutto termina con la discussione attorno al mandamento più grande (Mt 22,34-40) ed al messia figlio di Davide (Mt 22,41-45).

Come Gesù, anche i cristiani delle comunità cristiane della Siria e della Palestina, per le quali Matteo scriveva il suo vangelo, erano accusati ed interrogati dalle autorità, dai gruppi o dai vicini che si sentivano a disagio per la loro testimonianza. Leggendo questi episodi di conflitti con le autorità si sentivano confortati e prendevano coraggio per continuare il cammino.

b) Commento del testo:

Matteo 22,15-17: Una domanda dei farisei e degli erodiani
Farisei ed erodiani erano i leaders locali non appoggiati dal popolo in Galilea. Avevano deciso da tempo di uccidere Gesù (Mt 12,14; Mc 3,6). Ora, per ordine dei sacerdoti e degli anziani, vogliono sapere da Gesù se è a favore o contro il pagamento del tributo ai romani. Domanda fatta apposta, piena di malizia! Sotto l’apparenza di fedeltà alla legge di Dio, cercano motivi per accusarlo. Se Gesù dicesse: “Devi pagare!” potrebbero accusarlo, insieme alla popolazione, di essere amico dei romani. Se lui dicesse: “Non devi pagare!” potrebbero accusarlo, con le autorità romane, di essere un sovversivo. Una strada senza uscita!

Matteo 22,18-21a: La risposta di Gesù: mostrami la moneta
Gesù si rende conto dell’ipocrisia. Nella sua risposta, non perde tempo in discussioni inutili, e va direttamente al nucleo della domanda: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?” Loro rispondono: “Di Cesare!”

Matteo 22,21b: Conclusione di Gesù
Gesù ne trae la conclusione: “Allora, rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!”. Di fatto, riconoscevano già l’autorità di Cesare. Stavano già dando a Cesare quello che era di Cesare, poiché usavano le sue monete per comprare e vendere e perfino per pagare il tributo al Tempio! Di conseguenza, la domanda era inutile. Perché chiedere una cosa, la cui risposta è già evidente nella pratica? Loro che per la domanda fingevano di essere servi di Dio, stavano dimenticando la cosa più importante: dimenticavano di dare a Dio ciò che era di Dio! A Gesù interessa che “diano a Dio quello che è di Dio”, cioè, che restituiscano il popolo che si era allontanato per loro colpa da Dio, perché con i loro insegnamenti bloccavano al popolo l’entrata del Regno (Mt 23,13). Altri dicono: “Date a Dio quello che è di Dio”, cioè praticate la giustizia e l’onestà secondo le esigenze della Legge di Dio, perché a causa della vostra ipocrisia state negando a Dio quello che gli è dovuto. I discepoli e le discepole, devono rendersi conto di questo! Poiché era l’ipocrisia di questi farisei ed erodiani che stava accecando i loro occhi! (Mc 8,15).

c) Approfondimento: Imposte, tributi, tasse e decimi:

Al tempo di Gesù, il popolo della Palestina pagava moltissime imposte, tasse, tributi, multe, contribuzioni, offriva donativi, decimi. Secondo i calcoli fatti da studiosi, la metà delle entrate familiari erano destinate a pagare le imposte. Ecco un elenco per avere un’idea di tutto ciò che la popolazione pagava in imposte:

* Imposte Dirette sulle proprietà e sulle persone fisiche:
Imposta sulla proprietà (tributum soli). I fiscali del governo verificavano l’entità delle proprietà, della produzione e del numero di schiavi e fissavano la quantità da pagare. Periodicamente, c’erano nuove fiscalizzazioni mediante censimenti.
Imposta sulle persone (tributum capitis). Per i ceti poveri, senza terra. Includeva sia le donne che gli uomini, tra i 12 ed i 65 anni. Un’imposta sulla forza del lavoro: il 20% del reddito di ogni individuo era per l’imposta.

* Imposta Indiretta su varie transazioni:
Corona d’oro: Originalmente, si trattava di un dono all’imperatore, ma diventava un’imposta obbligatoria. Veniva pagata in occasioni speciali, quali per esempio le feste o le visite dell’imperatore.
Imposta sul sale: Il sale era monopolio dell’imperatore. Il tributo riguardava il sale per uso commerciale. Per esempio, il sale usato dai pescatori per salare il pesce. Ecco da dove viene la parola “salario”.
Imposta sulla compravendita: Per ogni transazione commerciale si pagava l’1%. Era i fiscali che raccoglievano questi soldi. Nella compra di uno schiavo, per esempio, esigevano il 2%.
Imposta per svolgere una professione: Per fare qualsiasi cosa c’era bisogno di una licenza. Per esempio, un calzolaio della città di Palmira pagava un denaro al mese. Ed un denaro era l’equivalente al salario di una giornata. Perfino le prostitute dovevano pagare.
Imposta sull’uso di cose di pubblica utilità: L’imperatore Vespasiano introdusse l’imposto per poter usare i bagni pubblici a Roma. Lui diceva “Il denaro non ha odore!”

* Altre tasse ed obblighi:
Pedaggio: Si trattava di un’imposta sulla circolazione delle merci, chiesto dai pubblicani. Si pagava il pedaggio sulle strade. Nei punti fiscali c’erano soldati che obbligavano a pagare coloro che non volevano farlo.
Lavoro forzato: Tutti potevano essere obbligati a rendere qualche servizio allo Stato durante cinque anni, senza essere remunerati. Fu così che Simone fu obbligato a portare la croce di Gesù.
Sussidio speciale per l’esercito: La popolazione era obbligata ad offrire ospitalità ai soldati. E bisognava pagare una certa quantità di denaro in alimenti per il sostento delle truppe.

* Imposta per il Tempio e per il Culto:
Shekalim: Era l’imposta per la manutenzione del Tempio.
Decimo: Era l’imposta per la manutenzione dei sacerdoti. “Decimo” significa la decima parte!
Primizie: Era l’imposta per la manutenzione del culto. “Primizie” ossia i primi frutti di tutti i prodotti del campo.

 

6. Salmo 12

Contro le labbra bugiarde

Salvami, Signore! Non c'è più un uomo fedele;
è scomparsa la fedeltà tra i figli dell'uomo.
Si dicono menzogne l'uno all'altro,
labbra bugiarde parlano con cuore doppio.
Recida il Signore le labbra bugiarde,
la lingua che dice parole arroganti,
quanti dicono: «Per la nostra lingua siamo forti,
ci difendiamo con le nostre labbra:
chi sarà nostro padrone?».
«Per l'oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,
io sorgerò - dice il Signore -
metterò in salvo chi è disprezzato».
I detti del Signore sono puri,
argento raffinato nel crogiuolo,
purificato nel fuoco sette volte.
Tu, o Signore, ci custodirai,
ci guarderai da questa gente per sempre.
Mentre gli empi si aggirano intorno,
emergono i peggiori tra gli uomini.

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut