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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 27ª Domenica del tempo ordinario (B)

Lectio: 
Domenica, 7 Ottobre, 2018 - 08

Sul divorzio e i bambini
Eguaglianza della moglie e del marito
Marco 10,1-16

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Nel testo della liturgia che ci si presenta, Gesù ci dà consigli a proposito della relazione tra moglie e marito e tra le madri e i bambini. A quel tempo molta gente era esclusa ed emarginata. Per esempio, nella relazione tra marito e moglie esisteva il maschilismo. La moglie non poteva partecipare, non aveva eguaglianza di diritto tra i due. Nella relazione con i bambini, i più “piccoli”, esisteva uno “scandalo” che era la causa della perdita della fede di molti di essi (Marco 9,42). Nella relazione tra marito e moglie, Gesù comandò il massimo dell’eguaglianza. Nella relazione tra le madri e i bambini, egli comandò la massima accoglienza e tenerezza.

b) Una divisione del testo per facilitare la lettura:

Marco 10,1: Indicazione geografica;
Marco 10,2: La domanda dei farisei sul divorzio;
Marco 10,3-9: Discussione tra Gesù e i farisei sul divorzio;
Marco 10,10-12: Conversazione tra Gesù e i discepoli sul divorzio;
Marco 10,13-16: Gesù comanda accoglienza e tenerezza tra le madri e i bambini.

c) Il testo:

1 Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare. 2 E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». 3 Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4 Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». 5 Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi Marco 10,1-16questa norma. 6 Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; 7 per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. 8 Sicché non sono più due, ma una sola carne. 9 L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». 10 Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: 11 «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; 12 se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
13 Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. 14 Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». 16 E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Qual’è il punto che le piacque di più o che maggiormente richiamò la sua attenzione?
b) Qual’è la situazione della moglie che appare nel testo?
c) Come Gesù desiderava che fosse la situazione tra il marito e la moglie?
d) Qual’è la preoccupazione delle madri che portano i bambini davanti a Gesù?
e) Qual’è la reazione di Gesù?
f) Che insegnamento di vita si apprende dai bambini?

5. Una chiave di lettura

per coloro che volessero approfondire di più il testo

a) Commento

Marco 10,1: Indicazione geografica
L’autore del Vangelo di Marco ha l’abitudine di situare l’evento con dettagli o brevi informazioni geografiche, all’interno della narrazione stessa. Inoltre, per colui che ascolta una lunga narrazione senza aver il libro in mano, tali informazioni geografiche aiutano nella comprensione di lettura. Sono come punti di riferimento che sostengono il filo della narrazione. E’ molto comune in Marco trovare informazioni quali: “Gesù insegnava” (Marco 1,22.39;2,2.13; 4,1; 6,2.6.34).

Marco 10,1-2: La domanda dei farisei sul divorzio
La domanda è maliziosa. Mette Gesù alla prova: “E’ lecito al marito ripudiare sua moglie?” Segno che Gesù aveva un opinione diversa, al contrario dei farisei che non gli fanno domande su questo tema. Non chiedono se è lecito alla moglie ripudiare il marito. Ciò non gli passava per la testa. Segno chiaro di una forte dominazione maschile e di emarginazione della moglie nella convivenza sociale di quell’epoca.

Marco 10,3-9: La risposta di Gesù: il marito non può ripudiare la moglie.
Invece di rispondere, Gesù domanda: “Che cosa dice la Legge di Mosé?” La legge permetteva al marito di scrivere una lettera di divorzio e ripudiare la moglie (Dt 24,1). Tale permesso rivela del maschilismo. Il marito poteva ripudiare la moglie, però la moglie non aveva lo stesso diritto. Gesù spiega che Mosé agì così a causa della durezza di cuore della gente, però l’intenzione di Dio era un’altra quando creò l’essere umano. Gesù si rifà al progetto del Creatore (Gn 21,27 e Gn 2,24) e nega al marito il diritto di ripudiare la moglie. Stabilisce in terra il diritto del marito di fronte alla moglie e ordina il massimo dell’uguaglianza.

Marco 10,10-12: Uguaglianza tra marito e moglie.
In casa, i discepoli gli fanno domande su questo stesso tema del divorzio. Gesù trae le conclusioni e riafferma la uguaglianza di diritti e doveri tra il marito e la moglie. Il vangelo di Matteo (cf. Mt 19,10-12) spiega una domanda dei discepoli sul questo tema. Essi dicono: “Se tale è la condizione del marito rispetto alla moglie, non conviene sposarsi”. Preferiscono non sposarsi, che sposarsi senza il privilegio di comandare la moglie. Gesù và in fondo alla questione. Propone tre casi in cui una persona non può sposarsi: (1) impotenza, (2) castrazione e (3) a causa del Regno. Comunque, non sposarsi perché qualcuno non vuol perdere il predominio sulla moglie, questo è inammissibile nella nuova Legge dell’amore! Sia il matrimonio come il celibato, devono essere al servizio del Regno e non al servizio di interessi egoistici. Nessuno dei due può essere motivo di mantenere il predominio maschilista del marito sulla moglie. Gesù propone un nuovo tipo di relazione tra i due. Non è permesso al matrimonio che il marito comandi sulla moglie, o viceversa.

Marco 10,13: I discepoli impediscono alle madri di avvicinarsi con i loro bambini.
Alcune persone portarono dei bambini perché Gesù li accarezzasse. I discepoli cercarono di impedirlo. Perché lo impediscono? Il testo non lo specifica. Secondo le usanze rituali dell’epoca, i bambini piccoli con le madri, vivevano in uno stato quasi permanente di impurezza legale. Gesù diventerebbe impuro se li toccasse! Probabilmente i discepoli impediscono a Gesù di toccarli per non diventare impuro.

Marco 10,14-16: Gesù riprende i discepoli e accoglie i bambini.
La reazione di Gesù insegna il contrario: “Lasciate che i bambini vengano a me. Non lo impedite!” Egli abbraccia i bambini, li accoglie e pone le mani sopra di loro. Quando si tratta di accogliere una persona e promuovere la fraternità, a Gesù non interessano le leggi di purezza di base, non ha paura di trasgredirle. Il suo gesto ci insegna: “Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso!” Che cosa significa questa frase? 1) Un bambino riceve tutto dal padre. Egli non merita ciò che riceve, fino a che vive dell’amore gratuito. 2) I padri ricevono i figli come un dono di Dio e li trattano con cura. La preoccupazione dei padri non è quella di avere il predominio sui figli, ma di amarli ed educarli perché si realizzino!

b) Ampliando le informazioni per poter comprender il testo

Gesù accoglie e difende la vita dei piccoli

Gesù insiste varie volte sull’accoglienza che si deve dare ai piccoli, ai bambini. “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Marco 9.37). Chi dà un bicchiere di acqua a uno di questi piccoli, non perderà la sua ricompensa (Matteo 10,42). Egli chiese di non disprezzare i piccoli (Matteo 18,10). Nel giudizio finale i giusti saranno ricevuti per ciò che diedero da mangiare a “uno di questi più piccoli” (Matteo 25,40).

Nei vangeli, l’espressione “piccoli” (in greco di dice elachistoi, mikroi o nepioi). A volte indica “bambino”, altre volte i settori esclusi dalla società. Discernere non è facile. Alcune volte, ciò che è “piccolo” nel vangelo è “bambino”, e non altro. Il bambino appartiene alla categoria dei “piccoli”, degli esclusi. Detto questo, non è facile discernere ciò che proviene dal tempo di Gesù e ciò che proviene dalle comunità da cui è stato scritto nei vangeli. Considerando questo, ciò che risulta è il contesto di esclusione che regnava nell’epoca e l’immagine che esisteva di Gesù nelle prime comunità: Gesù si mette dalla parte dei piccoli, degli esclusi, e assume la loro difesa. É impressionante quando si vede tutto ciò che Gesù fece in difesa della vita dei bambini, dei piccoli:

Accogliere e non scandalizzarsi. E’ una delle parole di Gesù più dure contro quelli che causano scandalo ai piccoli, o sia, che sia motivo per i piccoli di non credere più in Dio. Per questi, sarebbe meglio avere una pietra di molino attaccata al collo e di gettarsi nel fondo del mare (Marco 9,42; Luca 17,2; Matteo 18,6).

Accogliere e toccare. Le madri con i bambini in braccio si avvicinarono a Gesù per chiedere una benedizione. Gli apostoli gli chiedono di spostarsi. Toccare significa contrarre impurezza! Gesù non si scomoda come loro. Corregge i discepoli e accoglie le madri e i loro bambini. Li tocca e li abbraccia. “Lasciate che i bambini vengano a me, non lo impedite!” (Marco 10,13-16; Matteo 19, 13-15).

Identificarsi con i piccoli. Gesù si identifica con i bambini. Chi raccoglie un bambino, “accoglie me” (Marco 9,37). “Tutto ciò che farete a uno di questi piccoli, lo avrete fatto a me” (Matteo 25,40).

Tornare bambino. Gesù chiede che i discepoli tornino bambini e accettino il Regno come un bambino. Senza questo, è impossibile entrare nel Regno di Dio (Marco 10,15; Matteo 18,3; Luca 9,46-48). Fate che il bambino sia il professore degli adulti! Il che non era normale. Siamo abituati al contrario.

Difendere il diritto di chi grida. Quando Gesù entrò nel tempio e rovesciò i tavoli dei cambiavalute, erano i bambini che gridavano. “Osanna al figlio di Davide!” (Matteo 21,15). Criticato dai capi sacerdoti e dagli scribi, Gesù li difende e in loro difesa cita le Scritture (Mt 21,16).

Ringraziare per il Regno presente nei bambini. L’allegria di Gesù è grande quando sente che i bambini, i piccoli, hanno compreso le cose del Regno che sono state annunciate alle genti. “Ti rendo grazie Padre!” (Mt 11,25-26). Gesù riconosce che i piccoli comprendono meglio le cose del Regno dai dottori!

Accogliere e curare. Sono molti i bambini che Egli accoglie, cura o risuscita: la figlia di Giairo di 12 anni (Mc 5,41-42), la figlia della donna sirio-fenicia (Mc 7,29-30), il figlio della vedova di Naim (Lc 7,14-15), il piccolo epilettico (Mc 9,25-26), il figlio del Centurione (Lc 7,9-10), il figlio del funzionario reale (Gv 4,50), il piccolo dei cinque pani e dei pesci (Gv 6,9).

Il contesto in cui troviamo il nostro testo dentro il Vangelo di Marco

Il nostro testo (Mc 10,1-16) fa parte di una lunga istruzione di Gesù ai discepoli (Mc 8,27 sino a 10,45). All’inizio di tale istruzione, Marco situa la guarigione del cieco anonimo di Betsàida in Galilea (Mc 8,22-26); alla fine, la guarigione del cieco Bartimèo di Gerico in Giudea (Mc 10,46-52). Le due guarigioni sono simboliche di ciò che accadrà fra Gesù e i discepoli. Anche i discepoli erano ciechi poiché “avevano occhi ma non vedevano” (Mc 8,18). Dovevano recuperare la vista; dovevano abbandonare l’ideologia che gli impediva di veder chiaro; dovevano accettare Gesù come Egli era e non come volevano che fosse. Questa lunga istruzione ha come obiettivo di curare la cecità dei discepoli. E’ come una piccola guida, una specie di catechismo, con le frasi dello stesso Gesù. Il seguente grafico illustra lo schema di istruzione:

Cura di un cieco 8,22-26
1° annuncio 8,27-38
Insegnamento ai discepoli sul Servo Messia 9,1-29
2° annuncio 9,30-37
Insegnamento ai discepoli sulla conversione 9,38 sino a 10,31
3° annuncio 10,32-45
Cura del cieco Bartimèo 10,46-52

Come si può vedere nel grafico, l’insegnamento è costituito da tre annunci della Passione: Mc 8,27-38; 9,30-37; 10,32-45. Tra il primo e il secondo abbiamo una serie di insegnamenti per aiutarci a comprendere che Gesù è il Messia Servo (Mc 9,1-29). Tra il secondo e il terzo, una serie di insegnamenti che chiariscono quale è la conversione che va fatta ai diversi livelli della vita che accettino Gesù come Messia Servo (Mc 9,38 sino a 10,31). L’unione degli insegnamenti ha come sfondo la marcia dalla Galilea sino a Gerusalemme. Dall’inizio fino alla fine di questa lunga istruzione, Marco dice che Gesù è in cammino fino a Gerusalemme (Mc 8,27; 9,30.33; 10,1.17.32), dove troverà la croce.

Ognuno dei tre annunci della Passione è accompagnato dai gesti e dalle parole di incomprensione da parte dei discepoli (Mc 8,32; 9,32-34; 10,32-37), e dalle parole di orientamento da parte di Gesù, che commentano la mancanza di comprensione dei discepoli e insegna loro come devono comportarsi (Mc 8,34-38; 9,35-37; 10,35-45). La piena comprensione dell’insegnamento di Gesù non si ottiene con la sola istruzione teorica, senza un compromesso pratico, camminando con Egli al camino del servizio, dalla Galilea sino a Gerusalemme. A quelli che desiderano mantenere l’idea di Pietro, questa è quella di un Messia glorioso senza croce (Mc 8,32-33), non capirà niente, tantomeno arriverà ad avere l’attitudine autentica del discepolo veritiero. Continuerà cieco, vedendo la gente come alberi (Mc 8,24). Senza croce è impossibile capire chi è Gesù e cosa significhi seguire Gesù. Il cammino dell’inseguimento è un cammino di consegna, di abbandono, di servizio, di disponibilità di accettazione del conflitto, sapendo che ci sarà una resurrezione. La croce non è un incidente casuale, fino ad un certo punto di questo cammino. E’ un mondo organizzato a partire dall’egoismo, l’amore e il servizio possono solo esistere crocifissi! Colui che fa della propria vita un servizio per gli altri, scomoda quelli che vivono aggrappati ai privilegi, e soffre.

6. Salmo 23 (23)

Il Signore è mio Pastore, salendo al Calvario

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut