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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 27ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 8 Ottobre, 2017

La parabola degli operai omicida
Matteo 21,33-43

 

1. Orazione iniziale

Signore in questa domenica voglio pregarti con una delle immagini più belle dell’Antico Testamento: «non abbandonare la vigna che la tua destra ha piantato». Continua a coltivarla e ad arricchirla del tuo amore di predilezione. I frammenti della tua Parola in questa liturgia domenicale siano motivo di speranza e di consolazione. Che io possa meditarli e lasciarli cantare nel cuore, fino all’ultimo giorno della mia vita; che la mia umanità, diventi grembo fecondo in cui può germogliare la forza della tua parola.

 

2. Lettura

a) Contesto:

La parabola degli operai omicidi è racchiusa da Matteo nella cornice di altre due parabole: quella dei due figli (21,28-32) e quella del banchetto di nozze (22,1-14). Insieme le tre parabole contengono una risposta negativa: quella del figlio al padre, di alcuni contadini al padrone della vigna, di certi invitati al re che celebra le nozze del suo figlio. Le tre parabole tendono a mostrare un unico punto: si tratta di coloro che, come non hanno accolto la predicazione e il battesimo di Giovanni, ora sono unanimi nel rifiuto dell’ultimo inviato di Dio, la persona di Gesù. L’introduzione alla prima parabola di 21,28-33 è da ritenersi anche per la parabola degli operai omicidi: Giunse al tempio e mentre insegnava i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo gli si avvicinarono domandandogli: Con quale autorità agisci così? Chi ti ha dato questa autorità? É l’aristocrazia sacerdotale e quella secolare ad avvicinarsi a Gesù quando egli entra nel tempio. Sono preoccupati della popolarità di Gesù e pongono delle domande a Gesù per sapere due cose: che tipo di autorità si attribuisce nel fare quello che fa, e la provenienza di tale autorità. In realtà la seconda risolve il quesito della prima. I sommi sacerdoti e i capi del popolo esigono una prova giuridica: non si ricordano più che i profeti avevano autorità direttamente da Dio.

b) Il testo:

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: 33 « Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. 39E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
 
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Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». 41Gli rispondono: « Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo ». 42 E Gesù disse loro: « Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? 43Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un altro popolo che lo farà fruttificare.

 

3. Un momento di silenzio orante

La parola di Dio non la si può comprendere se Dio stesso non apre il cuore (At 16,14). A noi, però, compete l’ascolto che è adesione, assenso silenzio. Per non far prevalere la curiosità sull’ascolto, sosta in silenzio davanti alla Parola...

 

4. Interpretare il testo

a) Invito all’ascolto:

La parabola si apre con un invito ad ascoltare: Ascoltate un’altra parabola (v.33). Gesù sembra reclamare l’attenzione dei dirigenti del popolo per la parabola che sta per pronunciare. É un’ imperativo, «ascoltate», che non esclude un senso minaccioso (Gnilka), se si fa attenzione a come la parabola termina: «Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare» (v.43). Al contrario, ai suoi discepoli Gesù spiega la parabola del seminatore senza rimprovero (Mt 13,18).

Quale sarebbe la spiegazione di questo invito un po' minaccioso ad ascoltare? Il presupposto è da ricercarsi nelle condizioni economiche della Palestina nel 1° sec d.C.: grandi appezzamenti di terreno appartenevano ai latifondisti stranieri, i quali affittavano i terreni a gruppi di fittavoli. L’accordo di locazione prevedeva che parte del ricavato del raccolto andasse al padrone, il quale esercitava il suo diritto inviando dei fiduciari a riscuotere il dovuto. In questa situazione si può comprendere come lo stato d’animo dei contadini fosse duramente provato: vigeva un forte scoramento che talvolta sfociava nella rivolta.

Gesù nella sua parabola attinge a questa situazione concreta ma la trasporta ad uno stato di comprensione più alto: quella situazione diventa un compendio della storia di Dio col suo popolo. Per Matteo il lettore è invitato a fa una lettura simbolica della parabola: dietro il «padrone» c’è la figura di Dio; dietro la vigna, Israele.

b) La cura attenta del padrone per la sua vigna (v.33):

Innanzitutto c’è l’iniziativa di un padrone che pianta una vigna. Tale attenzione e cura viene descritta da Matteo con cinque verbi: piantò... circondò... scavò... costruì... affidò. Il padrone, dopo aver piantato la vigna, l’affida a dei fittavoli e parte lontano.

c) I diversi tentativi da parte del padrone di riscuotere i frutti della vigna (vv.34-36):

In questa seconda scena il padrone invia per due volte i servi che, incaricati dal padrone di riscuotere i frutti della vigna, sono malmenati e uccisi. Tale azione aggressiva e violenta viene evidenziata con tre verbi: bastonarono... uccisero... lapidarono... (v.35). Inviando ulteriori servi, più numerosi dei primi, e intensificando i maltrattamenti subiti, Matteo intende alludere alla storia dei profeti, anch’essi ebbero gli stessi maltrattamenti. Alcuni da ricordare: Uria viene ucciso con la spada (Ger 26,23); Geremia viene messo in ceppi (Ger 20,2); Zaccaria è lapidato (2 Cr 24,21. Una sintesi di questo particolare della storia profetica si trova in Neemia 9,26: «hanno ucciso i tuoi profeti...»

d) Per ultimo invia il figlio:

Il lettore è invitato a riconoscere nel figlio mandato per «ultimo» l’inviato ultimo di Dio di cui avere rispetto e consegnargli i frutti della vigna. É l’ultimo tentativo del padrone. L’indicazione da «ultimo» lo definisce come Messia. Non si esclude, inoltre, che questo progetto di eliminazione del figlio sia modellato su quello di un altra storia dell’AT: i fratelli di Giuseppe che dicono: «Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna!» (Gn 37,20).

Il racconto della parabola raggiunge il suo vertice drammatico con l’esito della missione del figlio: il quale viene ucciso dai fittavoli-vignagnoli nell’intento così di impossessarsi della vigna e usurpare l’eredità. Il destino di Gesù viene accostato a quello dei profeti, ma, in quanto, figlio ed erede è superiore ad essi. Tali accostamenti cristologici si possono rintracciare nella Lettera agli Ebrei, dove, però, viene mostrata la superiorità di Cristo come figlio ed erede dell’universo: «Dio, che aveva parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente... ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose...» (vv.1-2).

C’è un particolare in questa finale della parabola che non và trascurato: Matteo anteponendo il gesto, «lo cacciarono fuori dalla vigna» e facendo seguire l’altro, «l’uccisero», intende decisamente alludere alla passione di Gesù, in cui viene condotto fuori per essere crocifisso.

e) La consegna della vigna ad altri contadini (v.42-43):

La parte finale del racconto parabolico afferma la perdita del regno di Dio e la sua cessione a un altro popolo capace di portare frutti, cioè capace di una fede viva ed operante in una prassi d’amore. L’espressione «perciò vi dico... sarà tolto e sarà dato...» indica la solennità dell’azione di Dio con cui viene segnata la storia dell’antico d’Israele e quella del nuovo popolo.

 

5. Piste meditative per la prassi ecclesiale

- Il simbolo della vigna è per noi lo specchio nel quale vedere e riflettere la storia personale e comunitaria del nostro rapporto con Dio. Oggi è la chiesa questa grande vigna che il Signore coltiva con cura e che affida a noi, vignaioli (= collaboratori), con il compito di continuare la missione da lui iniziata. Certamente la proposta è grande. Tuttavia, come chiesa, siamo coscienti della tensione che esiste tra la fedeltà e l’infedeltà, tra il rifiuto e l’accoglienza che la chiesa può sperimentare. Il vangelo di questa domenica ci mostra che, nonostante le difficoltà e le apparenti fragilità, nulla può fermare l’amore di Dio per gli uomini, neppure l’eliminazione del suo Figlio, anzi questo sacrificio procura a tutti la salvezza.
- Siamo chiamati a stare con Gesù per continuare la sua missione di aiutare l’uomo ad incontrarsi con lui per essere salvato; lottare ogni giorno per contenere le forze del male che tentano di eliminare l’anelito a compiere il bene e promuovere la giustizia.
- Come Chiesa siamo chiamati a imparare, sull’esempio di Gesù, a sperimentare la contestazione e a essere capaci di sopportare le difficoltà nel nostro impegno di evangelizzazione.
- Ritieni che le prove educano il nostro cuore? E che le difficoltà possono essere uno strumento per misurare la nostra autenticità e la solidità della nostra fede?

6. Salmo 80 (79)

Il salmista esprime il desiderio di ogni uomo del contatto della mano di Dio che prepara il terreno per piantare e trapiantare la vigna prediletta.

Hai divelto una vite dall'Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare
e arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai abbattuto la sua cinta
e ogni viandante ne fa vendemmia?
La devasta il cinghiale del bosco
e se ne pasce l'animale selvatico.

Dio degli eserciti, volgiti,
guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantate
il germoglio che ti sei coltivato.

Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
Rialzaci Signore, Dio degli eserciti,
fà splendere il tuo volto
e noi saremo salvi.

 

7. Preghiera finale

Signore, quante volte l’amore è ripagato con l’ingratitudine più nera. Non c’è nulla di più distruttivo del sentirsi traditi, del vedersi presi in giro, del sapere di essere stati ingannati. Ancora più difficile è il constatare che tanti gesti di bontà, di generosità, di apertura, di tolleranza, come anche tante parole dette con sincerità e infine l’impegno a essere solidale e sincero non sono serviti a niente.
Signore, tu che hai conosciuto l’ingratitudine degli uomini. Tu che sei stato paziente con chi ti aggrediva. Tu che sei stato sempre misericordioso, mite, aiutaci a combattere la nostra inflessibile durezza verso gli altri. Anche noi ti rivolgiamo l’invocazione del salmista: «Non abbandonare la vigna che la tua destra ha piantato». La nostra preghiera, dopo questo incontro con la tua Parola, diventi una supplica sempre più penetrante così da giungere al tuo cuore: «Rialzaci Signore, mostraci il tuo volto e noi saremo salvi». Signore, abbiamo estremo bisogno della tua misericordia e finché nel nostro cuore ci sarà il desiderio e la ricerca del tuo volto, la via della salvezza è sempre aperta. Amen!

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut