Skip to Content

"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 26ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 1 Ottobre, 2017

La parabola dei due figli
Disobbedienza obbediente e obbedienza disobbediente!
Matteo 21,28-32

 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Una chiave di lettura:

Gesù racconta un fatto molto comune nella vita di famiglia. Un figlio dice al padre: "Vado!", ma poi non va. E un altro figlio dice: "Non vado!", ma poi va. Gesù chiede agli uditori di prestare attenzione e di dare un parere. Per questo, durante la lettura, prestiamo attenzione per scoprire il punto esatto sul quale Gesù vuole richiamare la nostra attenzione.

Matteo 21,28-32b) Una divisione del testo per aiutare nella lettura:

Mt 21,28-31ª : Il paragone in se stesso
Mt 21,31b-32: L’applicazione del paragone

c) Il testo:

28-31a: "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo gli disse: "Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna". Questi rispose: "Sì, signore!". Ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Dicono: "L'ultimo".
31b-32: E Gesù disse loro: "In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E’ venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli".

 

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Quale punto di questa storia dei due figli ha richiamato di più l’ attenzione? E perché?
b) Chi sono gli uditori ai quali Gesù si rivolge? Quale è il motivo che lo ha portato a proporre questa parabola?
c) Qual’ è il punto centrale che Gesù sottolinea nell’atteggiamento dei due figli?
d) Quale tipo di obbedienza Gesù raccomanda attraverso questa parabola?
e) In che cosa consiste esattamente la precedenza delle prostitute e dei pubblicani rispetto ai sacerdoti e agli anziani?
f) E io, dove mi colloco: tra le prostitute e i peccatori o tra i sacerdoti e gli anziani?

 

5. Una chiave di lettura

per coloro che volessero approfondire di più il tema.

a) Il contesto nel quale il vangelo di Matteo conserva queste parole di Gesù (Matteo: capitoli 18 - 23):

* Il contesto del Vangelo di Matteo nel quale si trova questa parabola è quello della tensione e del pericolo. Dopo il Discorso della comunità (Mt 18, 1-35), Gesù si allontana dalla Galilea, attraversa il Giordano e inizia il suo ultimo viaggio verso Gerusalemme (Mt 19, 1). Molto prima egli aveva detto che doveva andare a Gerusalemme per essere arrestato e ucciso e poi risuscitare (Mt 16, 21; 17, 22-23). Ora è dunque giunto il momento di salire fino alla Capitale e di affrontare la prigione e la morte (Mt 20, 17-19).

* Arrivando a Gerusalemme, Gesù diviene motivo di conflitto. Da un lato il popolo che lo accoglie con giubilo (Mt 21, 1-11). Perfino i bambini lo acclamano quando, con un gesto profetico, espelle i venditori dal tempio e guarisce i ciechi e gli zoppi (Mt 21, 12-15). Dall’altro lato i sacerdoti e i dottori che lo criticano. Essi chiedono che comandi ai bambini di chiudere la bocca (Mt 21, 15-16). La situazione era tanto tesa, che Gesù dovette passare la notte fuori della città (Mt 21,17; cfr Gv 11, 53-54). Ma il giorno dopo di buon’ora egli già ritorna e, sulla strada che porta al tempio, maledice un fico, simbolo della città di Gerusalemme: albero senza frutto, solo con foglie (Mt 21, 18-22). E poi entra nel tempio e comincia a insegnare al popolo.

* Mentre sta parlando al popolo arrivano le autorità per discutere con lui, e Gesù le affronta, una per una (Mt 21, 33-22,45): i sommi sacerdoti e gli anziani (Mt 21, 23), i farisei (Mt 21, 45; 22, 41), i discepoli dei farisei e degli erodiani (Mt 22, 16), i sadducei (Mt 22, 23), i dottori della legge (Mt 22, 35). Alla fine Gesù fa una lunga e durissima denuncia contro gli scribi e i farisei (Mt 23, 1-36) e una breve e tragica accusa contro Gerusalemme, la città che non si converte (Mt 23, 37-39). E’ in questo contesto carico di tensione e pericoloso che Gesù pronuncia la parabola dei due figli che stiamo meditando.

b) Commento delle parole di Gesù riportate da Matteo:

Matteo 21,28-30: Un esempio preso dalla vita familiare

* Che ve ne pare? La domanda è provocatoria. Gesù chiede agli uditori di fare attenzione e di dare una risposta. Nel contesto nel quale si trova la parabola, gli uditori invitati a dire l’opinione sono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo (Mt 21, 23). Sono gli stessi che, per paura del popolo, non avevano voluto rispondere alla domanda sull’origine di Giovanni Battista: se veniva dal cielo o dalla terra (Mt 21, 24-27). Gli stessi poi cercheranno un modo per arrestarlo (Mt 21, 45-46).

* Un uomo aveva due figli. Gesù racconta il caso di un padre di famiglia che disse al primo figlio: "Figlio, vai oggi a lavorare nella vigna". Il giovane rispose: "Ci vado", ma poi non ci andò. Il padre disse la stessa cosa al secondo figlio. Questi rispose: "Non ci vado!", ma poi ci andò. Gli ascoltatori, anche loro padri di famiglia, dovevano conoscere questo fatto per esperienza propria.

* Quale dei due ha fatto la volontà del padre? Qui Gesù termina la parabola esplicitando la domanda iniziale. La risposta dei sacerdoti e degli anziani viene subito: Il secondo! La risposta giunge rapidamente, perché si trattava di una situazione familiare ben nota ed evidente, vissuta da loro stessi nella propria famiglia e, molto probabilmente, praticata da tutti loro (e anche tutti noi) quando erano giovani. Così, nella realtà, la risposta era un giudizio non sopra i due figli della parabola, ma anche sopra loro stessi. Rispondendo il secondo, essi davano un giudizio sopra i loro stessi atteggiamenti. Poiché, in passato, tante volte avevano detto al padre: "Non ci vado!", ma poi sotto la pressione dell’ambiente o del rimorso finivano per fare quello che il padre chiedeva. Nella risposta essi si mostrano come se fossero figli obbedienti.

* Ora, è esattamente in questo che consiste la funzione o "il tranello" della parabola: portare gli ascoltatori a sentirsi coinvolti nella storia, perché, usando come criterio la loro propria esperienza di vita, facciano un giudizio di valore di fronte alla storia raccontata nella parabola. Questo giudizio funzionerà subito come chiave per applicare la parabola alla realtà. Lo stesso procedimento didattico si verifica nelle parabole della vigna (Mt 21, 41-46) e dei due debitori (Lc 7, 40-46).

Matteo 21,31-32: L’applicazione della parabola

* In verità vi dico che pubblicani e prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio! Usando come chiave la risposta data dagli stessi sacerdoti e anziani, Gesù applica la parabola al silenzio peccaminoso dei suoi uditori di fronte al messaggio di Giovanni Battista. La risposta che avevano dato diventa la sentenza della loro stessa condanna. In linea con questa sentenza i pubblicani e le prostitute sono quelli che, inizialmente, avevano detto no al padre e che, in seguito, avevano finito per fare la volontà del Padre, perché avevano ricevuto e accettato il messaggio di Giovanni Battista, come proveniente da Dio. Mentre loro, i sacerdoti e gli anziani, sono quelli che, inizialmente, avevano detto si al padre, ma non avevano fatto quello che il padre chiedeva, perché non vollero accettare il messaggio di Giovanni Battista, neppure davanti a tanta gente che lo accettava come messaggero di Dio.

* Così, per mezzo della parabola, Gesù inverte tutto: quelli che erano considerati trasgressori della Legge e condannati per questo, erano in verità quelli che avevano obbedito a Dio e tentavano di percorrere il cammino della giustizia; mentre quelli che si consideravano obbedienti alla legge di Dio, erano in verità quelli che disobbedivano a Dio.

* Il motivo di questo giudizio così severo da parte di Gesù sta nel fatto che le autorità religiose, sacerdoti e anziani, non volevano credere che Giovanni Battista fosse venuto da parte di Dio. I pubblicani e le prostitute, invece, l’avevano creduto. Questo significa che per Gesù lo sguardo contemplativo – cioè la capacità di riconoscere la presenza attiva di Dio nelle persone e nelle cose della vita - non c’era nei sacerdoti e nemmeno nei capi, ma nelle persone che erano disprezzate come peccatori e impuri. Si può capire perché queste autorità decisero di prendere e uccidere Gesù, infatti "ascoltando queste parabole, capirono che era di loro che Gesù parlava" (Mt 21, 45-46).

* Chi volesse applicare questa parabola oggi, provocherebbe, probabilmente, la stessa rabbia che Gesù provocò con la sua conclusione. Oggi succede lo stesso. Prostitute, peccatori, poveri, ignoranti, donne, bambini, laici, laiche, operai, indios, negri, carcerati, omosessuali, aidetici, ubriachi, drogati, divorziati, sacerdoti sposati, eretici, atei, operaie, ragazze madri, disoccupati, analfabeti, malati, cioè tutte le categorie delle persone che sono di solito emarginate, come non facenti parte del circuito religioso, queste persone, tante volte, hanno uno sguardo più attento per percepire il cammino della giustizia di quanto non riusciamo noi che viviamo tutto il giorno nella chiesa e facciamo parte della gerarchia religiosa. Per il fatto che una persona appartiene a una gerarchia religiosa non per questo possiede lo sguardo puro che le permette di percepire le cose di Dio nella vita.

Illuminando le parole di Gesù

* Una nuova maniera di insegnare al popolo e di parlare di Dio.
Gesù non era una persona che aveva studiato (Gv 7,15). Non aveva frequentato, come l’apostolo Paolo (At 23, 3), la scuola superiore di Gerusalemme. Egli veniva dall’interno, da Nazareth, un piccolo paese della Galilea. Ora, arrivando a Gerusalemme, senza chiedere permesso alle autorità, questo falegname della Galilea aveva cominciato a insegnare al popolo sulla piazza del tempio! Diceva cose nuove. Parlava in modo diverso, divino!
Il popolo era impressionato del modo di insegnare di Gesù: "Un nuova dottrina! Insegnata con autorità! Differente dagli scribi!" (Mc 1, 22.27). Insegnare era quello che per lo più Gesù faceva, era la sua abitudine. Molte volte gli evangelisti dicono che Gesù insegnava. Se non sempre dicono quale era il contenuto dell’insegnamento, non è perché non avessero interesse al contenuto, ma perché il contenuto traspare non solo dalle sue parole, ma anche nei gesti e nella stessa maniera di comportarsi con il popolo. Il contenuto mai è slegato dalla persona che lo comunica. La bontà e l’amore che traspaiono nei suoi gesti e nella sua maniera di stare con gli altri sono parte del contenuto. Sono come la "tempera": contenuto buono senza bontà è come latte sparso.

* L’insegnamento per mezzo di parabole
Gesù usava insegnare soprattutto attraverso le parabole. Aveva una capacità straordinaria di trovare paragoni per spiegare le cose di Dio, che non sono tanto evidenti, attraverso cose semplici ed evidenti della vita che il popolo conosceva ed esperimentava nella sua lotta quotidiana per sopravvivere. Questo suppone due cose: stare dentro alle cose della vita e stare dentro le cose di Dio, del Regno di Dio.
Di solito Gesù non spiega le parabole, ma dice: "Chi ha orecchi per udire, ascolti!" Ossia: "Ecco, avete udito! Ora cercare di capire!". Per esempio, l’agricoltore che ascolta la parabola del seme, dice: "La semente gettata nel terreno, io so che cos’è! Ma Gesù ha detto che questo ha a che fare con il Regno di Dio. Che vorrà mai dire?". E da qui si possono immaginare le lunghe conversazioni e le discussioni del popolo. Un volta un vescovo domandò nella comunità: "Gesù disse che dobbiamo essere come sale. A che cosa serve il sale?". Discussero e, alla fine, la comunità trovò più di dieci finalità per il sale! Di qui applicarono tutto questo alla vita della comunità e scoprirono che essere sale è difficile ed esigente. La parabola funzionò!
In alcune parabole succedono cose che di solito non accadono nella vita. Per esempio, quando mai si è visto un pastore di cento pecore abbandonare le novantanove per andare a cercare l’unica che si era perduta? (Lc 15,4). Quando si è visto un padre accogliere in festa il figlio dissoluto, senza dire nemmeno una parola di rimprovero? (Lc 15, 20-24). Dove si è visto un samaritano essere migliore di un levita o di un sacerdote? (Lc 10, 29-37). Così la parabola provoca a pensare. Porta la persona a coinvolgersi nella storia e a riflettere su se stessa a partire dalla propria esperienza di vita e a confrontarla con Dio. Fa sì che la nostra esperienza ci porti a scoprire che Dio è presente nella ferialità della nostra vita. La parabola è una forma partecipativa di insegnare, di educare. Non dà tutto già in piccoli pezzi. Non fa sapere, ma sollecita a scoprire. La parabola cambia gli occhi, fa diventare contemplativa la persona, scrutatrice della realtà. Qui sta la novità dell’insegnamento delle parabole di Gesù, a differenza dei dottori che insegnavano che Dio si manifestava solo nell’osservanza della legge. Per Gesù, "Il Regno di Dio non è frutto di osservanza. Il Regno di Dio è in mezzo a voi!" (Lc 17, 21).

 

6. Salmo 121

Lo sguardo contemplativo scopre la presenza di Dio nella vita

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
che ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno,
il custode d’Israele.
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male,
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri
da ora e per sempre!

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto capire meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Ebook per Lectio Divina

Vorreste ricevere mensile Lectio Divina sul vostro Ipad / Iphone / Kindle

  Email:



Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut