Skip to Content

"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 22ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 3 Settembre, 2017

La prima predizione sulla morte e la risurrezione di Gesù
Lo scandalo della croce
Matteo 16, 21-27

 

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

 

2. Lettura

a) Il contesto:

Mt 16, 21-27 si trova tra la confessione di Pietro (16, 13-20) e la trasfigurazione (17, 1-8) ed è intimamente legato ad esse. Gesù chiede ai dodici di dirgli chi dice la gente che egli sia e poi vuole sapere loro stessi cosa dicono. Pietro risponde, "Tu sei il messia, il Figlio del Dio vivente" (16, 16). Gesù non solo accetta questa confessione ma dice espressamente che la sua vera identità è stata rivelata a Pietro da Dio. Eppure insiste che i discepoli non devono dire a nessuno che egli è il messia. Gesù sa bene che questo titolo può essere malinteso e non vuole correre questo rischio. "Da allora" (16, 21) incomincia a spiegare gradualmente ai dodici cosa significhi essere il messia: egli è il messia sofferente che entrerà nella sua gloria attraverso la croce.
Il brano in considerazione consta di due parti. Nella prima (vv. 21-23) Gesù predice la sua morte e risurrezione e si dimostra completamente deciso a seguire il progetto di Dio su di lui malgrado le proteste di Pietro. Nella seconda parte (vv. 24-27) Gesù dimostra la conseguenza che dovrà avere sui suoi discepoli il riconoscerlo come messia sofferente. Non si diventa suo discepolo se non passando per la stessa strada.
Ma Gesù sa bene che è difficile per i dodici accettare la sua e la loro croce e per rinfrancarli da loro un'anticipazione della sua risurrezione nella trasfigurazione (17, 1-8).

b) Il testo:

21-23: Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Matteo 16, 21-2724-27: Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

 

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella riflessione personale.

a) Perché Pietro cerca di dissuadere Gesù dall’affrontare la passione?
b) Perché Gesù chiama Pietro satana?
c) Come affronti la vita, con la logica di Dio e di Gesù o con quella degli uomini e di Pietro?
d) Nella tua vita concreta di ogni giorno cosa significa perdere la vita per causa di Gesù?
e) Quali sono le tue croci e quali i tuoi "Pietro"?

 

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

"Doveva andare a Gerusalemme..."
I quattro verbi "andare", "soffrire", "venire ucciso", e "risuscitare" (v. 21) sono retti dal verbo "doveva", o forse meglio "bisognava che". È un verbo che nel Nuovo Testamento ha un preciso significato teologico. Indica che è volontà di Dio che una cosa particolare accada perché sta nel suo progetto di salvezza.
La morte di Gesù può essere vista come la conseguenza "logica" dell’atteggiamento che ha preso verso le istituzioni del suo popolo. Come ogni profeta scomodo è stato tolto di mezzo. Ma il Nuovo Testamento insiste che la sua morte (e risurrezione) faceva parte del progetto di Dio che Gesù accettò con piena libertà.

"Tu mi sei di scandalo"
Scandalo vuol dire inciampo, trappola. Scandalizzare qualcuno significa mettergli davanti degli impedimenti che lo distolgono dalla via che sta seguendo. Pietro è di scandalo per Gesù perché lo tenta a lasciare il cammino dell’obbedienza alla volontà del Padre per seguire un cammino più facile. Per questo Gesù lo assimila a satana, che all’inizio del suo ministero aveva cercato di distogliere Gesù dal seguire la propria missione, proponendogli un messianismo facile (vedi Mt 4, 1-11).

"Chi perde la propria vita la troverà"
Chi comprende bene il mistero di Gesù e la natura della sua missione comprende anche cosa significhi essere suo discepolo. Le due cose sono intimamente legate.
Gesù stesso impone tre condizioni a coloro che vogliono essere suoi discepoli: rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirlo (v. 24). Rinnegare se stesso vuol dire non centrare la vita sul proprio egoismo ma su Dio e sul suo progetto (il Regno). Questo comporta l’accettazione di avversità e la sopportazione di difficoltà. Ma Gesù stesso ci ha lasciato l’esempio di come agire in tali situazioni; basta imitarlo. Egli non compromise la sua adesione al Padre e al suo Regno e rimase fedele fino a dare la vita. Ma fu proprio in questo modo che giunse alla pienezza della vita nella risurrezione.

 

6. Salmo 40

Invocazione di aiuto da parte di uno che è rimasto fedele a Dio

Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto dalla fossa della morte,
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
Beato l’uomo che spera nel Signore
e non si volge dalla parte dei superbi,
né si volge a chi segue la menzogna.
Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio,
quali disegni in nostro favore:
nessuno a te si può paragonare.
Se li voglio annunziare e proclamare
sono troppi per essere contati.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.
Allora ho detto: "Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro di me è scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge è nel profondo del mio cuore".

Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho nascosto la tua grazia
e la tua fedeltà alla grande assemblea.

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia,
la tua fedeltà e la tua grazia
mi proteggano sempre,
poiché mi circondano mali senza numero,
le mie colpe mi opprimono
e non posso più vedere.
Sono più dei capelli del mio capo,
il mio cuore viene meno.

Dégnati, Signore, di liberarmi;
accorri, Signore, in mio aiuto.
Vergogna e confusione
per quanti cercano di togliermi la vita.
Retrocedano coperti di vergogna
quelli che mi scherniscono.

Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano,
dicano sempre: "Il Signore è grande"
quelli che bramano la tua salvezza.
Io sono povero e infelice;
di me ha cura il Signore.
Tu, mio aiuto e mia liberazione,
mio Dio, non tardare.

 

7. Orazione Finale

O Dio, le tue vie non sono le nostre vie e i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri. Nel tuo progetto di salvezza c’è posto anche per la croce. Tuo Figlio Gesù non si tirò indietro davanti ad essa, ma "si sottopose alla croce, disprezzandone l’ignominia" (Eb12, 2). L’ostilità dei suoi avversari non poté distoglierlo dalla sua ferma decisione di compiere la tua volontà e annunciare il tuo Regno, costi quel che costi.
Rafforzaci, o Padre, con il dono del tuo Spirito. Egli ci renda capaci di seguire Gesù con risolutezza e fedeltà. Ci renda suoi imitatori nel fare di Te e del tuo Regno il fulcro della nostra vita. Ci doni la forza di sopportare avversità e difficoltà perché in noi e in tutti sbocci gradualmente la vera vita.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

Ebook per Lectio Divina

Vorreste ricevere mensile Lectio Divina sul vostro Ipad / Iphone / Kindle

  Email:



Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut