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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio: 13ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 2 Luglio, 2017

Rinunciare a tutto per potere seguire Gesù
"Chi ama suo padre e sua madre più di me 
non è degno di me!"
Matteo 10,37-42

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Matteo 10,37: L’amore verso Gesù deve superare l’amore verso il padre e la madre e verso i figli
Matteo 10,38: La croce forma parte della sequela di Gesù
Matteo 10,39: Saper perdere la vita per poterla possedere
Matteo 10,40-41: Gesù si identifica con il missionario e con il discepolo
Matteo 10,42: Il minor gesto fatto al minore dei minori ottiene ricompensa

b) Chiave di lettura:

Nella 13ª domenica del tempo ordinario meditiamo la parte final del Discorso sulla Missione (Mt 10,1-42). Questo discorso contiene frasi e consigli di Gesù che insegnano a svolgere la missione dell’annuncio della Buona Notizia di Dio. Gesù non inganna, ed indica con chiarezza le difficoltà che la missione comporta. Durante la lettura conviene fare attenzione a ciò che segue: “Qual’è l’esigenza fondamentale di Gesù per coloro che vanno in missione?”

c) Testo:

37Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione:

a) Quale è la parte del testo che più mi ha colpito? Perché?
b) Quali sono le raccomandazioni che questo testo ha per noi? Quale la sua esigenza fondamentale? 
c) Gesù dice: "Chi ama suo padre e sua madre più di me non è degno di me” - Come capire questa affermazione?
d) Cosa ci dice il testo sulla missione che dobbiamo svolgere come discepoli e discepole di Gesù?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

a) Contesto in cui appare il nostro testo nel Vangelo di Matteo:

Il Vangelo di Matteo organizza le parole ed i gesti di Gesù attorno a cinque grandi discorsi: (i) Matteo da 5 a 7: Il Discorso della Montagna descrive la porta di entrata nel Regno. (ii) Matteo 10: il Discorso della Missione descrive come i seguaci di Gesù devono annunciare la Buona Notizia del Regno e quali sono le difficoltà che la missione comporta. (iii) Matteo 13: il Discorso delle Parabole, per mezzo di paragoni tratti dalla vita di ogni giorno, rivela la presenza del Regno nella vita della gente. (iv) Matteo 18: il Discorso della Comunità descrive come devono vivere i cristiani insieme, in modo che la comunità sia una rivelazione del Regno. (v) Matteo 24 e 25: Il Discorso Escatologico descrive la venuta futura del Regno di Dio. Per mezzo di questo ricorso letterario, Matteo imita i cinque libri del Pentateuco, e così ci presenta la Buona Notizia del Regno come la Nuova Legge di Dio.

Nel Discorso della Missione (Mt 10,1-42), l’evangelista riunisce frasi e raccomandazioni di Gesù per illuminare la situazione difficile in cui si trovavano i giudei-cristiani verso la seconda metà del primo secolo. Vuole incoraggiarli a non desistere, malgrado le molte e gravi difficoltà che incontrano nell’annunciare la Buona Notizia ai fratelli della loro stessa razza. E’ proprio in questo periodo, gli anni ’80, che i giudei si stanno riprendendo dal disastro della distruzione di Gerusalemme, avvenuta nell’anno ’70, e cominciano a riorganizzarsi nella regione della Siria e della Galilea. Cresce la tensione tra la “Sinagoga” e la “Ecclesia”. Questa tensione, fonte di molta sofferenza e di persecuzione, fa da sfondo al Discorso della Missione e, quindi, del Vangelo di questa 13ª domenica del tempo ordinario.

b) Commento del testo:

Matteo 10,37: L’amore per Gesù deve superare l’amore per i genitori e per i figli
Gesù dice: “Chi ama suo padre e sua madre più di me non è degno di me; chi ama suo figlio e sua figlia più di me non è degno di me”. Questa stessa affermazione è presente nel Vangelo di Luca con molta più forza: “Se qualcuno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie, figli, fratelli e sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo” (Lc 14,26). Sarà che Gesù vuole disintegrare la vita familiare? Non può essere, perché in un’altra circostanza insiste nell’osservanza del quarto comandamento che obbliga di amare il padre e la madre (Mc 7,8-13; 10,17-19). Lui stesso ha obbedito ai genitori (Lc 2,51). Sembrano due affermazioni contraddittorie. Una cosa è certa: Gesù non si contraddice. Presenteremo anche un’interpretazione per indicare che le due affermazioni sono vere, senza escludersi a vicenda.

Matteo 10,38: La croce forma parte della sequela di Gesù
Gesù dice: “Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me”. Nel Vangelo di Marco Gesù dice: “Chi vuole seguirmi prenda la sua croce e mi segua!” (Mc 8,34) In quel tempo, la croce era la pena di morte che l’Impero romano infliggeva ai banditi ed agli emarginati. Prendere la croce e portarla dietro Gesù era lo stesso che accettare di essere emarginato dal sistema ingiusto dell’Impero. La croce di Gesù è la conseguenza dell’impegno liberamente assunto di rivelare la Buona Notizia che Dio è Padre e che quindi tutte le persone devono essere accettate e trattate da fratelli e sorelle. A causa di questo annuncio rivoluzionario, Gesù è stato perseguitato e non teme di dare la sua vita. Non c’è prova di amore maggiore che dare la vita per il proprio fratello.

Matteo 10,39: Saper perdere la vita per poter possederla
Questo modo di parlare era assai comune tra i primi cristiani, perché esprimeva ciò che loro stavano vivendo. Per esempio, Paolo per poter essere fedele a Gesù e guadagnarsi la vita, dovette perdere tutto ciò che aveva, una carriera, la stima della sua gente, soffrì persecuzioni. Lo stesso successe a molti cristiani. I cristiani, per essere tali, erano perseguitati. Paolo dice: “Sono crocifisso con Cristo”. “Voglio sperimentare la sua croce e la sua morte, per poter sperimentare anche la resurrezione.” “Sono crocifisso per il mondo e il mondo è crocifisso per me”. E’ il paradosso del Vangelo: L’ultimo è il primo, chi perde vince, chi tutto dà tutto conserva, chi muore vive. Guadagna la vita chi ha il coraggio di perderla. E’ una logica diversa dalla logica del sistema neoliberale che oggi governa il mondo.

Matteo 10,40-41: Gesù si identifica con il missionario e con il discepolo
Per il missionario e per il discepolo è molto importante sapere che non rimarrà mai solo. Se è fedele alla sua missione avrà la certezza che Gesù si identifica con lui (o con lei) ed attraverso Gesù il Padre viene rivelato a coloro a cui il missionario ed il discepolo annunciano la Buona Notizia. E così come Gesù rispecchiava in lui il volto del Padre, così il discepolo e la discepola devono o dovrebbero essere specchio dove la gente possa scorgere qualcosa dell’amore di Gesù.

Matteo 10,42: Il minimo gesto a favore dei piccoli rivela la presenza del Padre
Per cambiare il mondo e la convivenza umana non bastano le decisioni politiche dei grandi, nemmeno le istruzioni dei Concili e dei vescovi. E’ necessario un mutamento nella vita delle persone, nei rapporti interpersonali e comunitari, altrimenti non cambierà nulla. Per questo Gesù dà importanza ai piccoli gesti di condivisione: un bicchiere di acqua data ad un povero!

c) Approfondimento: Amare il padre e la madre, odiare il padre e la madre!

Una delle cose in cui Gesù insiste di più, con coloro che vogliono seguirlo, è quella di abbandonare il padre, la madre, la moglie, i figli, le sorelle, la casa, la terra, abbandonare tutto per amore a Lui ed al Vangelo. (Lc 18, 29; Mt 19,29; Mc 10,29). Ordina perfino di “odiare il padre, la madre, la moglie, i figli, le sorelle, i fratelli. Altrimenti non si può essere miei discepoli” (Lc 14,28). E queste esigenze non sono solo per alcuni, ma per tutti coloro che vogliono seguirlo (Lc 14,25-26.33). Come capire queste affermazioni che sembrano smantellare tutto e spezzare qualsiasi vincolo di vita familiare? Non è possibile immaginare che Gesù potesse esigere a tutti gli uomini ed a tutte le donne della Galilea di abbandonare le loro famiglie, le loro terre, i loro villaggi per seguirlo. E questo non avvenne, se non con il piccolo gruppo di seguaci. Allora, quale è il significato di queste esigenze?

L’esigenza di abbandonare la famiglia, se collocata all’interno del contesto sociale dell’epoca, rivela un altro significato, ben più fondamentale e più attuale. L’invasione della Palestina nel 64 prima di Cristo con l’imposizione del tributo, una politica pro Roma del governo di Erode (35 al 3 avanti Cristo) e di suo figlio Erode Antipa (3 prima fino a 37 dopo Cristo), portò ad un impoverimento progressivo e ad un disimpegno crescente. Mediante la politica di Erode, appoggiata dall’Impero romano, l’ideologia dell’ellenismo penetra nella convivenza quotidiana aumentando l’individualismo. Tutto questo fa disintegrare la grande famiglia, il clan, la comunità. La piccola famiglia, obbligata dalla necessità, comincia a chiudersi in se stessa e non riesce a mettere in pratica la legge. Inoltre la pratica della purezza rituale portava a disprezzare e ad escludere le persone e le famiglie che vivevano nell’impurezza legale. Il contesto economico, sociale, politico e religioso favoriva quindi la chiusura delle famiglie su di sé ed indeboliva il clan. La preoccupazione per i problemi della propria famiglia impediva alle persone di unirsi in comunità. Impediva al clan di realizzare l’obiettivo per cui era stato creato, offrire cioè una vera e propria protezione alle famiglie ed alle persone, preservare l’identità, difendere la terra, impedire l’esclusione ed accogliere gli esclusi ed i poveri, e così rivelare il volto di Dio. Ora, affinché il Regno potesse manifestarsi, di nuovo, nella convivenza, era necessario rompere questo circolo vizioso. Le persone dovevano superare gli stretti limiti della piccola famiglia per aprirsi alla grande famiglia, per aprirsi alla Comunità. E’ questo il contesto che fa da sfondo alle parole pronunciate da Gesù.

Gesù stesso dà l’esempio. Quando la sua famiglia cercò di appoderarsi di lui, reagisce e dice: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” E guardandosi attorno dice: “Ecco mia madre, ecco i miei fratelli! Chiunque fa la volontà del padre mio, costui è mia fratello, mia sorella, mia madre” (Mc 3,33-35). Allargò la famiglia. Creò comunità. Le persone che lui attraeva e chiamava erano i poveri, gli esclusi (Lc 4,18; Mt 11,25). Lui chiedeva la stessa cosa a tutti coloro che volevano seguirlo. Gli esclusi e gli emarginati dovevano essere accolti, di nuovo, nella convivenza, e così sentirsi accolti da Dio (cf Lc 14,12-14). Era questo il cammino per raggiungere l’obiettivo della Legge che diceva: “Tra di voi non possono esserci poveri” (Dt 15,4).

Gesù cerca di cambiare il processo di disintegrazione del clan, della comunità. Come i grandi profeti del passato, cerca di consolidare la vita comunitaria nei villaggi della Galilea. Riprende il senso profondo del clan, della famiglia, della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore di Dio nell’amore del prossimo. Per questo chiede a chi vuole essere suo discepolo o discepola di abbandonare il padre, la madre, la moglie, il fratello, la sorella, la casa, tutto! Devono perdere la vita per poterla possedere! Lui se ne fa il garante: “In verità, in verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna” (Mc 10,29-30). Veramente, chi ha il coraggio di rompere il circolo ristretto della sua famiglia, incontrerà di nuovo, nel clan, nella comunità, cento volte tutto quanto ha abbandonato: fratello, sorella, madre, figlio, terra! Gesù fa ciò che la gente aspettava nei tempi messianici: ricondurre il cuore dei genitori verso i figli, e dei figli verso i genitori, ricostruire il clan, rifare il tessuto sociale.

6. Salmo 19,8-15

La legge del Signore è perfetta

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.
Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.
Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

 

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut