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    N. 5 - SETTEMBRE - OTTOBRE 1999

    Edizione italiana 
     
     

    CONGREGAZIONE GENERALE
    24 agosto - 3 settembre 1999
    Bamberg

    "LA MISSIONE DEL CARMELO PER IL
    TERZO MILLENNIO"
     
     

    SOMMARIO

    CONGREGAZIONE GENERALE 1999: CRONACA

    ELENCO DEI PARTECIPANTI

    DISCORSO INTRODUTTIVO DEL PRIORE GENERALE

    RELAZIONE DEL CONSIGLIERE GENERALE PER 
    L'EVANGELIZZAZIONE

    RELAZIONE DEL CONSIGLIERE GENERALE PER
    LA GIUSTIZIA E LA PACE

    RELAZIONE DEL CONSIGLIERE GENERALE PER 
    L'AMERICA LATINA

    RELAZIONE DEL CONSIGLIERE GENERALE PER 
    LA FORMAZIONE

    UNO SGUARDO AL SECOLO CHE TRAMONTA. DIMENSIONE SOCIALE, ECCLESIALE, CARMELITANA, NELLA PROSPETTIVA DI CONVERSIONE DEL GIUBILEO

    APERTI AL FUTURO DI DIO
     


     



     

    CONGREGAZIONE GENERALE 1999
    CRONACA


    La Congregazione Generale di questo sessennio si è svolta dal 24 agosto al 3 settembre 1999 nel convento carmelitano di Bamberg in Germania. Hanno partecipato una sessantina di religiosi rappresentanti di tutte le Province, i Commissariati Generali / Provinciali e le Delegazioni Generali dell'Ordine.

    Martedì, 24 agosto

    Dopo la preghiera del mattino, alle ore 10.00, i partecipanti alla Congregazione si sono radunati nell'aula principale dove il P. Christian Körner, priore della casa, ha indirizzato ai convocati il benvenuto a nome della comunità locale e della Provincia. Il Priore Generale, P. Joseph Chalmers, ha risposto ringraziando la Provincia della Germania Superiore per l'accoglienza a questa Congregazione. Inoltre ha salutato tutti i presenti, incluso P. Ulrich Dobbmam, Definitore Generale e rappresentante dei Carmelitani Scalzi. Il P. Ulrich, a nome del Preposito Generale OCD, ha ringraziato l'assemblea per l'invito e ha augurato a tutti i presenti un proficuo lavoro per tutto l'Ordine. Seguiva una breve presentazione di tutti i partecipanti.

    Poi il Priore Generale ha fatto seguito il suo discorso introduttivo, sottolineando dieci argomenti principali: Fedeltà creativa, Vocazioni, Formazione, Cultura, Finanze, Famiglia Carmelitana, Comunicazioni sociali, Giustizia e Pace, L'organizzazione dell'Ordine, La missione.

    Verso le 11.45 ha preso parola il Segretario Generale, P. Tarsicio Gotay, presentando all'assemblea il programma generale, l'orario quotidiano e i moderatori. Dopo una breve discussione i partecipanti hanno approvato sia l'Ordine del giorno e l'orario con piccole modifiche. L'orario di massima era: ore 7.30 preghiera del mattino, 8.00 colazione, 9.00 prima sessione, 11.00 seconda sessione, 12.30 pranzo e siesta, 15.00 terza sessione, 17.00 eucaristia, 18.00 cena, 19.00 preghiera della sera / lectio divina e riposo. Come moderatori sono stati nominati i PP. Carlo Cicconetti (Ita), Mario Esposito (SEL) e Antonio Silvio da Costa Junior (Flum).

    La terza sessione del pomeriggio è stata dedicata ai lavori in sette gruppi linguistici. Ogni gruppo aveva l'impegno di esaminare la relazione del Priore Generale e di proporre altre tematiche per l'Ordine non affrontate. I risultati dei gruppi sono stati comunicati dai segretari in assemblea generale durante la seconda parte della terza sessione.

    La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica e un barbecue nel cortile del convento.

    Mercoledì, 25 agosto

    Il moderatore del giorno, P. C. Cicconetti, ha dato inizio al programma invitando i membri del Consiglio Generale a comunicare la loro relazione. Durante la prima sessione hanno preso parola:
    - P. Anthony Scerri, con la sua relazione sull'evangelizzazione in Africa, Asia e Australia;
    - P. Míceál O'Neill, presentando la realtà dell'Ordine nel settore della Giustizia e Pace;
    - P. Alexander Vella, comunicando le date di varie attività nel campo della Formazione;
    - P. Wilmar Santin, sulla realtà dell'Ordine in America Latina.
    La seconda sessione del mattino è stata dedicata ai lavori in gruppi linguistici. I partecipanti sono stati invitati a discutere le relazioni dei Consiglieri Generali. Il loro feedback è stato comunicato dai segretari dei gruppi durante la terza sessione del pomeriggio.

    A seguito l'elezione all'episcopato del P. Lucio Renna, durante il giorno il Priore Generale ha comunicato ai presenti che il Consiglio Generale ha nominato Procuratore Generale dell'Ordine il P. Josef Jancar, religioso della Delegazione Generale Boemia e Moravia (attualmente al CISA, specializzando in Diritto Canonico), e il P. Tarsicio Gotay (Arag-Por) Delegato Generale per il Laicato Carmelitano.

    Giovedì, 26 agosto

    Il P. M. Esposito, moderatore, dopo aver salutato i presenti, ha comunicato alcuni avvisi e un messaggio d'augurio proveniente dalla Delegazione Generale "Tito Brandsma" della Colombia. Poi, ha invitato i Provinciali, Commissari e Delegati a illustrare brevemente la realtà del loro territorio, includendo le risposte alle seguenti domande:
    - Quali sono i tre principali punti forti nella vita e nell'apostolato dei Carmelitani dove abiti?
    - Quali sono i tre punti deboli più noti?
    - Quali sono le tre cose più importanti che aiuterebbero a migliorare la presenza dei Carmelitani e il lavoro che realizzano ed a renderli più incisivi?

    Per facilitare sia la comunicazione e la discussione, i territori dove sono presenti i Carmelitani sono stati raggruppati secondo sette aree geografiche. Dopo la comunicazione da ogni gruppo, i partecipanti alla Congregazione Generale hanno avuto il tempo opportuno per chiedere o aggiungere ulteriori spiegazioni. Durante le tre sessioni del giorno è stata comunicata la realtà dei seguenti territori: Prov. Germania Superiore, Prov. Germania Inferiore, Prov. Polacca, Del. Gen. della Boemia e Moravia, Prov. Olandese, Prov. Britannica, Prov. Irlandese, Comm. Prov. dello Zimbabwe (Hib), Prov. Catalana (& Venezuela), Prov. Castigliana, Prov. Arago-Valentina, Prov. Betica, Comm. Gen. del Portogallo, Del. Gen. della Francia, Prov. Italiana, Comm. Prov. del Congo (Ita), Prov. Napoletana, Comm. Gen. "La Vergine Bruna", Prov. Maltese (& Bolivia, Italia), Prov. Americana PCM (& Perù, Messico). Alla fine della terza sessione, poiché il tempo a disposizione era scaduto, è stato deciso di continuare con le presentazioni il giorno seguente.

    Venerdì, 27 agosto

    Il moderatore del giorno, P. M. Esposito, ha dato inizio ai lavori del giorno con la continuazione delle presentazioni da parte dei Provinciali e Commissari sulla realtà dell'Ordine nei loro territori. Durante le due sessioni del mattino è stata completata l'informazione alle seguente aree: Prov. americana di S. Elia (& Trinidad, Vietnam), Comm. Prov. delle Antille (Arag), Comm. Prov. della Venezuela (Baet), Del. Gen. "Tito Brandsma" della Colombia, Prov. di Rio de Janeiro, Prov. di Pernambuco (& Mozambico), Comm. Prov. di Paranà (GerS), Comm. Prov. dell'India (GerS), Comm. Prov. delle Filippine (Neer), Prov. Indonesiana, Prov. Australiana.

    Durante la terza sessione del pomeriggio, P. Alexander Vella ha tenuto una conferenza sulla Lectio Divina, durante la quale ha presentato il suo sviluppo dall'inizio della Chiesa fino ad oggi e il suo marco incisivo sulla Regola e sulla vita carmelitana. Oltre alla spiegazione del metodo tradizionale da parte del conferenziere, i partecipanti hanno avuto l'occasione di chiedere chiarificazione e di comunicare la loro esperienza della Lectio Divina.

    La celebrazione eucaristica, in suffragio dei religiosi defunti, è stata molto significativa. Al momento dell'offertorio, ogni Consigliere Generale ha invitato i membri della propria regione a ricordare i nomi dei religiosi defunti che erano impegnati in quella regione.

    Sabato, 28 agosto

    Il P. A. Silvio da Costa Junior, moderatore, dopo aver intonato il Flos Carmeli e comunicato alcuni avvisi, ha invitato il P. Nicola Barbarello (Neap) di presentare all'assemblea il Sig. Salvatore Schirone, un Terziario Carmelitano di Bari (Italia), relatore del giorno. Nel suo discorso, "Uno sguardo al secolo che tramonta. Dimensione sociale, ecclesiale, carmelitana, nella prospettiva di conversione del Giubileo", il Sig. Schirone ha parlato su tre argomenti: (a) Una sintesi del Secolo, (b) La postmodernità, Dio, la storia e la Chiesa, (c) La Chiesa e il Carmelo all'alba del Terzo Millennio. Appena finito i presenti hanno potuto commentare e chiedere chiarificazioni sulla presentazione.

    La seconda sessione del giorno è stata lasciata libera per eventuali visite alla città. Durante la terza sessione del pomeriggio, i membri della Congregazione Generale, si sono suddivisi in sette gruppi per rispondere ad alcune domande presentate dal relatore del mattino. Poi in aula hanno comunicato le loro risposte.

    Domenica, 29 agosto

    E' un giorno di riposo. Alle 9.00 del mattino, dopo la preghiera e la colazione, la maggior parte dei membri della Congregazione hanno partecipato ad una escursione, guidata dal P. Christian Körner, la quale includeva una vista al campo di concentramento di Dachau e una visita al convento carmelitano di Straubing.



    I partecipanti sono arrivati a Dachau verso le 11.30. A mezzogiorno hanno celebrato l'eucaristia, ricordando i beati Tito Brandsma e Ilarione Januszewski, due Carmelitani che hanno sofferto il martirio a Dachau. L'atto penitenziale della Messa è stato celebrato nella cappella principale del campo mentre la proclamazione della Parola e l'Eucaristia nel Carmelo del Preziosissimo Sangue delle monache Carmelitane Scalze (fondato nel 1964) che si trova ai confini del campo di concentramento. Dopo la celebrazione, le monache hanno accolto il gruppo nel loro parlatorio, composto da varie stanze, dove hanno consumato il pranzo a sacco. Fino alle 15.00 i partecipanti hanno potuto visitare il museo, le due baracche ancora in piedi, il crematorio ed altri luoghi commemorativi.

    Da Dachau i partecipanti sono partiti per Straubing dove i Carmelitani hanno un grande convento e una grande chiesa di stile barocco, molto ricca di opere d'arte e d'immagini di santi carmelitani. La comunità, composta da cinque frati, ha accolto il gruppo internazionale con molta gioia e grande ospitalità. Un religioso della comunità ha accompagnato i presenti per la visita guidata della chiesa e del convento, mostrando le opere più prestigiose della casa. Prima della loro partenza da Straubing, la comunità ha offerto al gruppo la cena in un ristorante locale. Il rientro a Bamberg è stato verso le 23.00.

    Lunedì, 30 agosto

    Il P. C. Cicconetti, moderatore, dopo aver letto un messaggio d'augurio inviato dai Laici Carmelitani della Provincia Italiana riuniti a Sassone, ha avviato i lavori del giorno invitando il P. Pere Soler, Economo Generale, a presentare la sua relazione sul finanziamento dei lavori di ristrutturazione del Centro Internazionale Sant'Alberto e della Curia Generalizia. Appena conclusa la relazione, il resto della prima sessione e quella successiva sono stati dedicati alle domande, chiarificazioni e proposte.

    La terza sessione del pomeriggio è stata lasciata libera per gli incontri della Regione Asia e della Regione America Latina. Il resto del giorno si è svolto secondo il programma.

    Martedì, 31 agosto

    Le sessioni del mattino sono state dedicate alla relazione intitolata "Aperti al futuro di Dio" di Fr. Günter Benker (GerS), un religioso giovane dell'Ordine. Nella sua presentazione Fr. Günter ha affermato la tesi che il nostro Ordine avrà futuro soltanto se rispetterà il passato e accetterà la realtà così come è e vivrà una fraternità contemplativa in mezzo alla gente della società moderna. Dopo la presentazione, il moderatore del giorno, P. M. Esposito, ha invitato l'assemblea ad esprimersi circa la relazione, che è risultata molto attuale.

    Per la sessione pomeridiana i partecipanti sono stati invitati a riprendere il lavoro in gruppi e riflettere su quanto comunicato in questi giorni e per individuare tre o quattro argomenti significativi da affrontare nel prossimo Capitolo Generale.

    Mercoledì, 1 settembre

    La mattina è stata dedicata alla relazione del P. Alexander Vella, Consigliere Generale per la Formazione, circa la nuova Ratio Institutionis Vitae Carmelitanae. Il moderatore del giorno, P. A. S. da Costa Junior, ha informato i presenti che il tempo a disposizione per questo argomento doveva essere diviso in tre parti di un'ora ciascuna per: (a) La relazione di P. A. Vella, (b) Il lavoro in gruppi sull'ultima bozza della RIVC, (c) La relazioni dei gruppi ed altre proposte dall'assemblea.

    Nel pomeriggio i partecipanti si sono incontrati nell'aula alle 15.00 per ulteriori comunicazioni da parte del P. P. Soler, Economo Generale.

    Dopo la terza sessione i membri della Congregazione, accompagnati dal P. Richard Winter, Provinciale (GerS), si sono recati al santuario di Viezehnheiligen dedicato a quattordici santi, dove alle 18.00 hanno celebrato l'eucaristia e poi cenato in un ristorante vicino.

    Giovedì, 2 settembre

    Ha moderato i lavori del mattino il P. C. Cicconetti, il quale dopo aver dato alcuni avvisi, ha invitato il P. Vincenzo Mosca (Neap) a parlare della Domus Carmelitana, che sarà inaugurata il 25 settembre 1999. Poi i segretari dei gruppi riuniti il Martedì pomeriggio hanno comunicato le loro riflessioni sui temi che devono essere affrontati dal Capitolo Generale 2001. Inoltre i presenti hanno avuto la possibilità di suggerire il luogo e il tempo dello stesso.

    I medesimi argomenti per il Capitolo Generale sono stati ripresi durante la terza sessione del pomeriggio. Una volta esauriti gli interventi dei presenti, hanno preso parola il P. A. S. da Costa Junior e il P. Joseph Chalmers, Priore Generale. Il P. Antonio ha parlato del "Progetto Isidoro Bakanja" iniziato dalla Provincia di Rio de Janeiro a favore dei senza tetto. Il Priore Generale ha comunicato varie iniziative che il Consiglio Generale ha in programma per il futuro:
    * Nel 750° anniversario dello Scapolare (nel 2001), un'occasione per approfondire la spiritualità del Carmelo, sono previsti:
    - un simposio per esperti in mariologia che sarà tenuto nel settembre del prossimo anno;
    - una lettera dal Priore Generale O.Carm. e dal Preposito Generale OCD insieme indirizzata a tutti i membri della Famiglia Carmelitana;
    - un incontro dei Consigli Generali O.Carm - OCD a Aylesford che si terrà il prossimo maggio.
    * La pubblicazione di un libretto in varie lingue che da uno sguardo generale su tutti i componenti della Famiglia Carmelitana.
    * In occasione della ristrutturazione e del suo centenario, il 9 ottobre 1999 si terrà la benedizione del Centro Internazionale Sant'Alberto, Roma.

    La sessione si è conclusa verso le 16.00, permettendo così ai membri della Congregazione Generale di disporre questo tempo per rispondere ai vari questionari.


    Venerdì, 3 settembre

    Ha moderato l'ultime due sessioni del mattino il P. M. Esposito. Durante questo tempo, i partecipanti della Congregazione Generale hanno revisionato e votato a favore di due proposte e un decreto:
    = Proposta n. 1: La divisione uguale delle spese dei viaggi al Capitolo Generale.
    = Proposta n. 2: La formazione di una piccola commissione per il finanziamento del Consiglio Generale.
    = Decreto: Il finanziamento dei lavori alla Curia Generalizia e al Centro Internazionale Sant'Alberto.

    A conclusione della Congregazione, il P. Joseph Chalmers, Priore Generale, dopo aver dato un breve resoconto di tutti i lavori svolti in questi giorni e alle sfide che l'Ordine deve affrontare nel nuovo millennio, ha rivolto il suo saluto finale e i suoi ringraziamenti al P. Richard Winter, Provinciale, e P. Christian Körner della Provincia Germania Superiore per l'accoglienza e l'ospitalità manifestata, ai traduttori, ai membri del segretariato, agli incaricati della liturgia, ai moderatori e a tutti i partecipanti che durante queste settimane hanno mostrato un grande senso di unità e con la loro partecipazione hanno contribuito in vari modi al successo di questo incontro.

    La Congregazione Generale si è conclusa alle 17.00 con la celebrazione eucaristica presieduta dal Priore Generale. 


    Anthony Cilia, Direttore CITOC




     

    ELENCO DEI PARTECIPANTI
     

    Gremiales
     
    Rev.mus P. Joseph Chalmers,
    P. Gaspar Mondéjar,
    P. Anthony Scerri,
    P. Míceál O'Neill,
    P. Wilmar Santin,
    P. Alexander Vella,
    P. Pere Soler i Anglada,
    P. Carlo Cicconetti,
    P. Tjeu Timmermans,
    P. Robert Kelly,
    P. Richard Winter,
    P. Luis Gallardo,
    P. Nicola Barbarello,
    P. Rafael Leiva,
    P. Piotr Spiller,
    P. Antonio Silvio da Costa Junior,
    P. Joâo José Costa,
    P. Leo McCarthy,
    P. Amadeo Zammit,
    P. Mario Esposito,
    P. David Hofman,
    P. Manuel Bonilla,
    P. Heribertus Heru Purwanto,
    P. Anton Beemsterboer,
    P. Piet Wijngaard,
    P. Juan de Dios Sanz,
    P. Luigi Nasta,
    P. Henrique Martins,
    P. John Welch,
    P. Bernhard Bauerle,
    P. William Harry,
    P. Ivaní Pinheiro,
    P. John McGrath,
    P. Eddie Albino,
    P. Tomás Ciscar,
    P. Manuel Sánchez León,
    P. Thomas M. Kizhakemury,
    P. Jean Marie D'Undji,
    P. Jan Fatka,
    P. Hugh Canavan,
    P. Gianfranco Tuveri,
    Prior Generalis
    Vices-Prior Generalis
    Consiliarius Generalis
    Consiliarius Generalis
    Consiliarius Generalis
    Consiliarius Generalis
    Oeconomus Generalis
    Prior Provincialis Italiae
    Prior Provincialis Neerlandiae
    Prior Provincialis Hiberniae
    Prior Provincialis Germaniae Superioris
    Prior Provincialis Arago-Valentinae
    Prior Provincialis Neapolitanae
    Prior Provincialis Baeticae
    Prior Provincialis Poloniae
    Procurator Prioris Provincialis Fluminis Januarii
    Prior Provincialis Pernambucanae
    Prior Provincialis Americae PCM
    Prior Provincialis Melitae
    Prior Provincialis Americae S. Eliae
    Procurator Prioris Provincialis Australiae
    Prior Provincialis Catalauniae
    Prior Provincialis Indonesiae
    Prioris Provincialis Germaniae Inferioris
    Prior Provincialis Britanniae Maioris
    Prior Provincialis Castellae
    Commissarius Generalis "La Bruna"
    Commissarius Generalis Lusitaniae
    Commissarius Provincialis Americae PCM
    Commissarius Provincialis Americae PCM
    Commissarius Provincialis Americae PCM
    Procurator Commissari Provincialis Paranae
    Commissarius Provincialis Zimbabuae
    Commissarius Provincialis Philippinarum
    Commissarius Provincialis Antillarum
    Commissarius Provincialis Venetiolae (Baet)
    Commissarius Provincialis Indiae
    Commissarius Provincialis RD Congolensis
    Delegatus Generalis Bohemiae et Moraviae
    Delegatus Generalis Colombiae
    Delegatus Generalis Galliae

    Periti
     
    P. Tomás León, 
    P. Francis Kemsley, 
    Fr. Pat Mullins, 
    P. Martin Segers,
    P. Christian Körner, 
    P. Vincenzo Mosca,
    P. Cees Bartels,
    P. Rogerio De Lima,
    Provinciae Baeticae
    Provinciae Britanniae Maioris
    Provinciae Hiberniae
    Provinciae Germaniae Inferioris
    Provinciae Germaniae Superioris
    Provinciae Neapolitanae
    Provinciae Neerlandiae
    Provinciae Pernambucanae

    Secretariatus
     
    P. Tarsicio Gotay,
    P. José Maldonado,
    Fr. Roberto Russo,
    P. Anthony Cilia,
    P. Attard Mark,
    P. Redemptus Valabek,
    Miguel Norbert Ubarri,
    Secretarius Generalis
    Secretariatui addictus
    Secretariatui addictus
    Director CITOC
    Interpres
    Interpres
    Interpres

    Liturgiae addictus

       P. Godehard Wegner (GerS)

    Convitati

       Fr. Günter Benker (GerS)
       Salvatore Schirone (TOC)
     



     

    DISCORSO INTRODUTTIVO DEL
    PRIORE GENERALE
     

    Mancano due anni al prossimo Capitolo Generale - il primo del nuovo millennio e, secondo l'articolo 272 delle Costituzioni, il Priore Generale deve tenere una relazione sullo stato spirituale e temporale dell'Ordine. Nell'ultimo Capitolo Generale del 1995, fu chiesto al neoeletto Consiglio Generale di preparare un programma globale per il sessennio seguente. Questo programma si fece e si discusse al Consiglio delle Province di Lisieux in 1997. Spetterà al Capitolo Generale valutare il lavoro del Consiglio Generale e determinare fino a che punto il mandato fu eseguito. In questa Congregazione Generale io vorrei delineare la mia visione delle sfide che l'Ordine affronta all'inizio del nuovo millennio. La sfida è una realtà ambigua. Ad alcuni può sembrare un problema; io invece credo che la sfida sia un'occasione dataci da Dio per esercitare la fedeltà creativa. Questa relazione è una preparazione remota per il Capitolo Generale. Forse da questa Congregazione Generale potranno venire fuori delle proposte concrete per il prossimo capitolo.

    1. Fedeltà Creativa

    La sfida principale che affrontiamo come individui e come un Ordine è sempre lo stesso. Siamo chiamati ad essere costantemente fedeli al carisma che Dio ci diede per la Chiesa e per il mondo. Essere fedeli non vuol dire necessariamente ripetere il passato. I tempi cambiano e noi dobbiamo aggiornare il nostro modo di vivere e di presentare il carisma affinché sia uno strumento efficace d'evangelizzazione in una nuova epoca. Non è che cambiamo il carisma, ma piuttosto il modo in cui è presentato. L'aumentiamo e l'arricchiamo dal modo in cui lo viviamo oggi.

    Dio parla a noi in modi diversi. Uno di questi modi si percepisce nei cambiamenti culturali che il mondo d'oggi subisce. Non possiamo dirci fedeli a Dio se non studiamo le Sacre Scritture, ma allo stesso tempo non possiamo dirci fedeli se non ascoltiamo ciò che Dio ci sta dicendo dal cuore del mondo.

    Dobbiamo essere creativamente fedeli. Dobbiamo trovare nuovi modi di incarnare il nostro carisma che corrispondono alle nuove urgenze che emergono dalle culture in cui viviamo. Dobbiamo anche fare attenzione alla questione d'inculturazione. La via carmelitana troverà nuove espressioni secondo le culture in cui è stata piantata. Alcune delle nostre "missioni" tradizionali sono mature ed i missionari stanno responsabilizzando i giovani frati indigeni. Questo può essere un processo doloroso per tutti - ma è come il parto perché verrà fuori nuova vita. I valori carmelitani fondamentali rimangono gli stessi, ma come s'incarnano può e deve essere diverso secondo le culture e le circostanze.

    Tutti gli uomini e donne consacrati "devono continuare a specchiarsi in ogni epoca, alimentando nella

    preghiera una profonda comunione di sentimenti con Lui (cfr. Fil 2,5-11), affinché tutta la loro vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta l'azione apostolica sia compenetrata di contemplazione" (VC 9). Non c'è dubbio che agli occhi della maggior parte della gente il Carmelo significa preghiera, contemplazione e vita interiore. I Carmelitani fanno diverse cose ed è una delle nostre forze, ma in tutte queste opere apostoliche bisogna esprimere la nostra spiritualità. Siamo anche chiamati alla comunità e al lavoro apostolico in mezzo al popolo. La stragrande maggioranza dei nostri conventi sono parrocchie. Questa è stata una scelta libera o costretta dagli eventi? Vogliamo noi, come Ordine, fare una scelta di direzione per quanto riguarda il nostro slancio apostolico principale? E' chiaro che il lavoro che svolgiamo influisce sul modo in cui incarniamo il carisma. E' questa una questione che andrà lasciata completamente alle Province o dovrà il Capitolo Generale esprimere qualche principio o dare qualche direttiva? Bastano i principi degli art. 91-116 delle Costituzioni sulla missione apostolica del Carmelo o ci vuole qualcosa di più?

    2. Vocazioni

    La situazione vocazionale è drammaticamente diversa nelle varie regioni dell'Ordine. Le Province dell'Europa occidentale, degli Stati Uniti e dell'Australia non hanno più le vocazioni del passato. Malgrado gli sforzi degli animatori vocazionali la situazione è cambiata almeno per il momento. Molte delle Province bene fondate hanno dovuto affrontare la chiusura di vari conventi. Questo può essere un processo doloroso, ma è assolutamente necessario sfrondare i rami perché altri possano germogliare. Se non chiudiamo certi conventi quando è necessario, significherà che i frati soffriranno: dovranno fare sempre più per incontrare le urgenze e di conseguenza la vita comunitaria soffrirà.

    Altre regioni dell'Ordine hanno attualmente un'abbondanza di vocazioni. Come sempre bisogna esercitare il discernimento nella selezione dei candidati. L'esperienza amara ci ha insegnato che un problema di personalità trascurato nel periodo della formazione diventerà un problema molto più grande nel futuro. Io non credo che sia una buona idea accogliere qualunque persona che bussi alla porta. Il discernimento è necessario. Gesù scelse i suoi collaboratori e suggerì ad altri la loro vera vocazione (cfr. Luca 8,38). E ciò nonostante non tutti i discepoli scelti da Cristo sono stati fedeli alla loro vocazione.

    Io credo che le parole di Vita Consecrata (n. 64) vanno ricordate in questo contesto ". . . . .se la fioritura vocazionale che si manifesta in varie parti del mondo giustifica ottimismo e speranza, la scarsità in altre regioni non deve indurre né allo scoraggiamento, né alla tentazione di facili e improvvidi reclutamenti."

    Sia la mancanza di vocazioni in alcune parti del mondo, sia l'abbondanza in altre si presenta con una sfida. In questa situazione che cos'è che Dio ci sta dicendo come un Ordine? E da questa Congregazione Generale c'è qualche risposta che vogliamo dare?

    3. Formazione

    Più tardi in questo convegno avremo l'occasione di studiare insieme la nuova Ratio Institutionis Vitae Carmelitanae (RIVC), e voi avrete la possibilità di esprimere un parere. Io credo che sia molto valido. Abbiamo anche buone Costituzioni. Ora abbiamo molte più fonti carmelitane a nostra disposizione che nel passato. C'è stato un enorme progresso nel campo della ricerca e della pubblicazione. Ovviamente il lavoro della formazione non si limita alla lettura di testi per quanto questi siano buoni. Nella nuova RIVC troviamo una buona teoria della formazione a tutti i livelli - ma che quale è la realtà delle nostre Province? Non è che naturale difendere il nostro proprio terreno - ma io vi supplico di essere onesti, almeno con voi stessi. Se la formazione nella vostra Provincia o Commissariato è perfetta potete saltare la prossima sezione. Se, invece, sapete che la situazione non è perfetta, che cosa avete intenzione di farne e che cosa possiamo fare noi come Ordine?

    Prima di tutto, per che cosa stiamo formando le persone? Ovviamente formiamo le persone a diventare buoni Carmelitani, ma questa è una realtà molto complessa. Non possiamo essere buoni Carmelitani se non siamo buoni esseri umani. Ci sono alcune abilità umane di base necessarie per rendere la vita in società sopportabile. Se queste abilità non si sono imparate in famiglia devono essere insegnate proprio all'inizio della formazione. Ci sono diversi elementi di cui bisogna tenere conto nel processo della formazione. Ci sono il livello umano, il livello intellettuale e il livello spirituale. Ovviamente questi elementi si influiscono a vicenda. Questi elementi vanno coltivati lungo tutta la vita. Sono come uno sgabello a tre gambe. Se una gamba non è equilibrata tutto lo sgabello è squilibrato. E' possibile trovare una persona intellettualmente brillante che però agisce come un bambino quando le cose non vanno secondo i suoi desideri. Ci sono altri, invece, che denigrano la vita intellettuale. L'optimum sarebbe che tutti e tre degli elementi si sviluppassero in armonia.

    Nessuno è perfetto, si capisce, però si può sperare che tutti noi stiamo facendo un cammino spirituale. Questo cammino ci chiede molto, perché siamo chiamati a passare per il deserto dove siamo purificati e dove arriviamo alla maturità in Cristo. E' grande la tentazione di abbandonare il difficile cammino ed accontentarci della mediocrità. Nel documento Vita Consecrata, il Papa ci indica l'importanza delle varie fasi del processo formativo. Scrive che negli anni intermediari la vita può diventare monotona e ci può venire la tentazione di perdere coraggio perché i risultati sembrano pochi (VC 70). Ogni Provincia perde frati dopo la professione solenne e dopo l'ordinazione - c'è qualcosa che possiamo fare per rimediare questa situazione? E' inevitabile o c'è qualche problema nella formazione che possiamo risolvere?

    In Vita Consecrata il Papa dice, "I formatori perciò devono conoscere bene il cammino della ricerca di Dio affinché possano accompagnare altri nello stesso cammino" (VC 68). Coloro che capiscono qualcosa del cammino della ricerca di Dio sanno bene che ci sono momenti di scoraggiamento e delusione, momenti in cui ci sentiamo come il profeta Elia seduto sotto l'albero senza il desiderio di continuare. A causa delle molte possibilità offerte oggi, non è raro che un individuo abbandoni la vita consacrata o il sacerdozio quando incontra il buio. Magari l'individuo spera in questa maniera di scappare dal buio. E può darsi che per un po' di tempo riesca a fare proprio questo - che riempia il vuoto con nuove cose e nuove relazioni, ma in realtà porta con se i suoi problemi e prima o poi li incontrerà di nuovo in un'altra forma. Io credo che sia d'importanza vitale che nel processo di formazione che dovrebbe durare per tutta la vita d'un Carmelitano, diventiamo consapevoli del fatto che il buio, la delusione e lo scoraggiamento sono tappe normali del cammino e non necessariamente indicazioni di abbandono della vita consacrata.

    Uno degli effetti del processo iniziale di formazione è di aiutare ciascuno a scoprire da se stesso che la vita carmelitana non è il suo cammino a Dio. In un mondo ideale questo si scoprirebbe prima del noviziato - però non viviamo in un mondo ideale e forse è soltanto dopo aver vissuto la nostra vita per qualche anno che si scopre che Dio sta chiamando l'individuo altrove.

    Abbiamo un profondo influsso su quelli che vengono da noi, ed anche se non continuano a camminare insieme con noi, abbiamo il sacro dovere di dare ai nostri candidati la migliore formazione possibile. Questo vuol dire trovare formatori ideali, il che vuol dire scegliere e formare bene queste persone. Ogni Provinciale ed ogni Consiglio deve considerare e preoccuparsi di tanti valori, ma uno dei più importanti deve essere la formazione. La formazione di formatori è più importante che mantenere tutti i nostri impegni apostolici?

    Nel concetto di formazione bisogna controbilanciare vari valori. Io ho avuto tutta la mia formazione iniziale dopo il noviziato al Centro Internazionale Sant'Alberto (CISA) in Roma. Il sistema non era perfetto però credo che lì io abbia imparato molto - e non soltanto nel senso intellettuale. Certo ho incontrato molti Carmelitani che non avrei mai incontrato se non fossi stato a Roma. Ho avuto anche l'occasione di imparare e parlare altre lingue. Ora sembra che la maggior parte delle Province preferiscano fare quasi tutta la formazione iniziale in Provincia. Certamente questo è l'espressione di un valore - ma non è l'unico valore che esiste. Non vuol sempre dire che qualcuno sta ricevendo la formazione nella propria cultura perché in diverse Province ci sono frati di diversa cultura in formazione. Siamo membri di una fraternità internazionale e oggigiorno sentiamo molto del villaggio globale. Questi elementi, come influiscono sulla nostra politica di formazione? Facciamo abbastanza per promuovere l'internazionalità dell'Ordine? Se no, che altro possiamo fare?

    Dalle mie visite alle comunità carmelitane del mondo, e dai miei colloqui con i frati, so bene che ci sono molti problemi nella formazione. C'è una seria mancanza di formatori. Questo vuol dire che alle volte a persone poco adatte vengono dati compiti importanti nel processo formativo - o altri sono presi dal lavoro preferito per riempire una lacuna. Una cosa innegabile che ci confronta è la necessità che le Province e i Commissariati lavorino insieme nella formazione per il bene dei candidati. Sono ben consapevole delle difficoltà della formazione collaborativa e che le esperienze del passato non sono sempre state felici. Sono anche consapevole che ogni Provincia ha una sua cultura e che quando due Province cercano di lavorare insieme - anche nello stesso paese - ci possono essere seri contrasti di cultura. Proprio a causa di questi problemi ho suggerito varie volte un altro metodo di formazione collaborativa. Se una vera formazione collaborativa non è possibile, non è possibile che una Provincia abbia un noviziato o uno studentato aperto a candidati di altre Province? Questo già esiste in una o due regioni ma forse sarebbe il caso di farlo anche in altre. Rimane il noviziato o lo studentato di una Provincia, ma la sua impostazione sarà rispettata dalle altre Province che vi mandano candidati. Sono questioni che vanno discusse a livello locale, ma forse questa Congregazione può anche fare dei suggerimenti.


    4. Cultura

    Al Capitolo Generale di 1995 si formulò una politica culturale. Quando arrivò il momento di metterla in pratica alcune difficoltà divennero evidenti. Prima di tutto c'era la difficoltà di capire il significato della parola "cultura" come la usava il Capitolo Generale. Poi c'era la difficoltà di capire il compito del "Delegato di Cultura" proposto dal capitolo - come distinguere il suo lavoro da quello dell'Institutum Carmelitanum, o del Consigliere Generale responsabile per la Regione.

    Il Consiglio Generale prese la decisione di nominare come Delegato di Cultura, P. Paul Lennon (Hib); il suo compito sarebbe di promuovere gli studi superiori nell'Ordine. Per vari motivi non si fece molto. E' importante, si capisce, che i Provinciali promuovano gli studi superiori nelle loro Province e Commissariati. Io mi chiedo - che altro possiamo o dobbiamo fare per quanto riguarda questa questione?

    E l'Institutum Carmelitanum a Roma - quale sarà il suo avvenire? Ci sarà sempre un numero sufficiente di frati Carmelitani qualificati per continuare il lavoro dell'Istituto? Gli sviluppi continui nel campo delle comunicazioni globali - che effetto avranno sull'Istituto? Che pensate di un "Istituto virtuale", cioè i membri possono vivere in diverse parti del mondo ma comunichino e creano programmi insieme Regolarmente? Questo può riuscire? E come? Che pensate di unire i nostri sforzi agli altri istituti carmelitani del mondo e creare una biblioteca carmelitana su Internet? E' importantissimo che sia dato il tempo e la possibilità di fare le ricerche ai quei frati che ne siano competenti. Il lavoro pastorale è importante, ma lo è anche la ricerca accademica. Dobbiamo dare il nostro appoggio a quelli che sono in grado di fare queste ricerche. Se il loro lavoro si svolge all'interno della propria Provincia ci dev'essere qualche protezione affinché non siano sopraffatti da altri impegni.

    5. Finanze

    Più tardi in questa riunione ci sarà una relazione sulle finanze dell'Ordine e sul lavoro fatto al palazzo della Curia Generalizia e al CISA. A questo punto io vorrei proporre alcune questioni per discussione. Come tutte gli Ordini il nostro sta cambiando: le Province nel mondo sviluppato sono in declino e allo stesso tempo c'è un forte aumento di vocazioni nelle regioni sottosviluppate del mondo. In pratica questo vuol dire che nel futuro ci sarà molto meno denaro per finanziare i nostri progetti. Cominciamo adesso a considerare le possibilità eventuali prima che siamo forzati a fare decisioni in fretta?

    E' possibile trovare un mezzo per fare la Curia Generalizia economicamente più indipendente delle Province? Succede spesso che il Consiglio Generale scelga frati per certe cariche per il solo motivo che sono già presenti a Roma e così si fa qualche risparmio. Altre volte abbiamo deciso di non fare qualcosa utile solo per evitare le spese. Speriamo che quando i debiti del rinnovato CISA saranno pagati la situazione economica della Curia Generalizia sarà migliore. Nel passato il Piano Finanziario è stato un tentativo di rendere la Curia più indipendente - ma il piano non è risuscito a creare le entrate anticipate. Vale la pena di considerare la creazione di un Ufficio di Sviluppo per la Curia Generalizia? Come potrebbe funzionare? Questo significherebbe un cambiamento nelle regole della Commissione Economica Generale che ha il compito di dare consiglio tecnico all'Economo Generale? Sarebbe possibile dare a questa stessa Commissione il compito di cercare fondi per il lavoro dell'Ordine dal settore commerciale o da fonti filantropiche? Alcune Province hanno già qualcosa come un ufficio di sviluppo. Se ci fosse un entità simile per la Curia Generalizia sarebbe una intrusione nella raccolta di fondi delle Province?

    6. Famiglia Carmelitana

    Sono sicuro che tutti noi, dalla propria esperienza, siamo convinti delle parole del documento postsinodale Vita Consecrata - "la partecipazione di laici comporta spesso profonde e inattese percezioni di certi aspetti del carisma; queste percezioni possono portarci a una interpretazione più spirituale del carisma e darci indicazioni per nuove attività apostoliche" (VC 55).

    In questi ultimi anni la Famiglia Carmelitana è cresciuta e sviluppata moltissimo con nuovi membri e nuovi gruppi. Ci sono nuovi modi di capire le relazioni tra i vari componenti dell'Ordine. Questi sviluppi ci arricchiscono tutti. Al Capitolo Generale di 1995 si è espresso il desiderio di definire con più precisione chi sono i membri della Famiglia Carmelitana. Troviamo una definizione molto larga di questa nostra Famiglia Carmelitana nell'art. 28 delle Costituzioni.

    Credo che non possiamo e magari non vogliamo dare una definizione stretta alla Famiglia Carmelitana in questo momento. Ci sono, però, alcune questioni che vanno affrontate nel futuro, tra le quali la posizione del tradizionale Terz'Ordine in mezzo alla Famiglia. In alcune località è fiorente mentre invece in altre non ci sono membri. Cos'è per noi l'importanza del Terz'Ordine in mezzo alla Famiglia Carmelitana? Alcuni preferiscono la frase "Laici Carmelitani". Stiamo parlando qui della stessa cosa?

    C'è anche la questione della Regola del Terz'Ordine. La Santa Sede approvò l'attuale legislazione in 1976 per un periodo di tempo limitato. Dobbiamo presentare legislazione aggiornata. Che cosa dovremo presentare? In alcune Province la Regola di Sant'Alberto è l'ispirazione preferita del Terz'Ordine e l'attuale Regola dei terziari serve come Costituzioni - cioè applica la legislazione Albertina alla vita laica. Per altri questo è un errore serio. I rappresentanti del Terz'Ordine furono interpellati su questo in una riunione a Fatima (settembre 1998) e le questioni saranno di nuovo presentate alla riunione dei Laici Carmelitani in Sassone (aprile 2000). Un testo è già stato inviato ai direttori del Terz'Ordine affinché loro possono darlo ad alcuni gruppi per studio e per commento. Questo testo è basato sull'attuale Regola del Terz'Ordine con alcune modifiche proposte dalla commissione per i Laici Carmelitani. E' necessario che ci sia una sola Regola per tutti o è possibile avere due gruppi - uno che segue la Regola di Sant'Alberto e usa l'attuale legislazione come Costituzioni e un altro gruppo che segue la Regola del Terz'Ordine com'è sempre stata con alcune modifiche basate su documenti moderni?

    7. Comunicazioni sociali

    E' chiaro che il campo delle comunicazioni sociali è in fase di rapido sviluppo. Alcune nostre Province hanno pubblicazioni eccellenti e hanno anche home pages su Internet che attirano molta attenzione. Come sapete anche la Curia Generalizia ha una sua home page. Nel 1998 abbiamo nominato P. Henk Hoekstra (Neer) come Delegato Generale per le Comunicazioni Sociali. Egli ha proposto un corso su questa materia ed è stato presentato durante il corso di formazione permanente in gennaio 1999. In CITOC 1999, numero 2, si può leggere il messaggio del gruppo che ha frequentato il corso. Hanno fatto una serie di suggerimenti che elenco qui e che possono diventare la base di una discussione ulteriore:

    Che altro possiamo fare come un Ordine nel campo delle Comunicazioni Sociali? Come possiamo usare meglio questi mezzi moderni per il bene di tutto l'Ordine e per la nostra missione nella chiesa e nel mondo?

    8. Giustizia e Pace

    Come una fraternità contemplativa al servizio del popolo di Dio dobbiamo prendere a cuore le parole di Vita Consecrata - il Cristo che s'incontra nella contemplazione, è lo stesso Cristo che vive e soffre nei poveri (VC 82). Nello stesso paragrafo si parla dell'opzione per i poveri come inerente nella stessa struttura dell'amore vissuto in Cristo. "Coloro tuttavia che vogliono seguire il Signore più da vicino, imitando i suoi atteggiamenti, non possono non sentirsene coinvolti in modo tutto particolare. La sincerità della loro risposta all'amore di Cristo li conduce a vivere da poveri e ad abbracciare la causa dei poveri." (VC 82).

    Come frati abbiamo fatto questa scelta per i poveri - ma che significa in pratica? Quale effetto avrà questa scelta sulle nostre strutture e su come svolgiamo la nostra missione?

    Credo che ci sia un problema con questo nel nostro Ordine. In molti luoghi è una questione esaurita che non sembra avere più vita. Quelli che si sono impegnati a lavorare nel campo di Giustizia e Pace sono spesso isolati. Altri membri della Provincia insistono, e con ragione, che lavorano anche loro per e con i poveri. Ci sono infatti molte opere meravigliose che si svolgono nell'Ordine per aiutare i poveri e gli emarginati. Ma io credo che la giustizia e la pace vanno al di là del semplice lavorare per i poveri. Ci pongono delle domande: Perché ci sono tanti poveri non solo nei paesi sottosviluppati ma anche nei paesi ricchi? Perché il numero dei senza tetto aumenta inesorabilmente nelle nostre città?

    Non siamo noi che evangelizziamo i poveri - ma noi che abbiamo bisogno di essere evangelizzati dai poveri. Io credo che il Vangelo abbia un aspetto diverso considerato dal punto di vista dei poveri. Che cos'è il futuro della promozione di pace e giustizia per l'Ordine intero e per la struttura del Consiglio Generale?

    9. L'Organizzazione dell'Ordine

    Sotto questo capo vorrei iniziare una riflessione sulle strutture future dell'Ordine. In quelle zone dove mancano le vocazioni, non sarebbe l'ora di considerare la possibilità di amalgamazione? Abbiamo l'esempio della nuova Provincia Italiana. L'unificazione è un processo delicato che richiede la preparazione e la comprensione. Io non credo che questo processo è qualcosa da fare in extremis; abbiamo bisogno di un piano che guarda al futuro - come usare le nostre risorse nel modo migliore per il bene della missione dell'Ordine come tale e più importante per il bene del Regno.

    In alcune parti del mondo la struttura delle regioni sembra funzionare bene mentre invece in altre parti non tanto bene. Dobbiamo ripensare questa struttura? Avete dei suggerimenti?

    Dobbiamo anche riflettere sulla struttura del Consiglio Generale. Questo gruppo è eletto dal Capitolo Generale per servire tutto l'Ordine. Vorrei mettere in discussione il funzionamento concreto del Consiglio Generale come viene descritto nelle Costituzioni. Sotto il capo di "Finanze" ho accennato ad alcune questioni che l'Ordine deve affrontare per quanto riguarda il finanziamento del lavoro del Consiglio Generale. Credo che la struttura del Consiglio Generale va esaminata dal punto di vista economico. E' molto facile per un Capitolo Generale determinare che ci vogliono diverse commissioni internazionali - ma qualcuno deve pur pagare le spese. Anche il numero dei membri del consiglio ha delle implicazioni economiche. Posso affermare categoricamente che il Consiglio Generale è molto prudente nelle spese cosicché il costo dello stile di governo descritto nelle Costituzioni corrisponde a quello che è stato presentato nel rendiconto annuale. Può l'Ordine continuare a supportare queste spese? Vuole l'Ordine continuare a supportarle? E' questo lo stile e la struttura di governo generale di cui l'Ordine ha bisogno ora e nel futuro? Potremo fare alcune proposte sulla struttura del Consiglio Generale per la considerazione del Capitolo Generale?

    10. La Missione

    "Chi ama Dio, Padre di tutti, non può non amare i suoi simili, nei quali riconosce altrettanti fratelli e sorelle. Proprio per questo egli non può restare indifferente di fronte alla constatazione che molti di loro non conoscono la piena manifestazione dell'amore di Dio in Cristo. Nasce di qui, in obbedienza al mandato di Cristo, lo slancio missionario 'ad gentes'" (VC 77).

    L'Ordine ha sempre avuto uno slancio missionario; i Carmelitani hanno predicato il vangelo e hanno piantato l'Ordine in molte nuove terre. Negli anni più recenti vediamo una nuova apertura missionaria. Abbiamo fondato missioni in Mozambico e in Trinidad e stiamo iniziando un processo in Vietnam che porterà ad una futura fondazione con forti radici. Le prossime fondazioni che speriamo di fare sono in Kenya, Burkina Faso e Romania. Altri luoghi ci invitano - Lituania, Ungheria, Russia, Liberia, Camerun e Cina. Per fare fondazioni in quei paesi abbiamo bisogno di frati che siano disposti o ad andare in quei luoghi o a dedicare il tempo e lo sforzo ad una nuova fondazione. Anche le Province devono essere disposte ad assumere la responsabilità per questi nuovi slanci missionari.

    Una questione che noi, come Ordine, dobbiamo affrontare è come condividere i valori carmelitani con quelle culture in cui non siamo ancora presenti. La Provincia della Germania Superiore ha affrontato questo problema trent'anni fa quando decise di fare una fondazione in India. Non era possibile inviare frati tedeschi a vivere in India e perciò hanno scelto candidati idonei in India e li hanno portati in Germania dove hanno ricevuto una formazione carmelitana e hanno fatto tutti i loro studi. Allora tornarono in India come responsabili per la fondazione del nostro Ordine in quel paese.

    L'esperimento della Provincia di Germania Superiore è stato un modello per altri esperimenti nel passato più recente. La situazione politica nel Vietnam è tale che stranieri non sono ammessi come missionari. Per il lavoro della Famiglia Missionaria "Donum Dei", abbiamo una ventina di candidati all'Ordine. E' apparso al Consiglio Generale e ad altri come un invito da Dio; grazie alla Provincia americana di Sant'Elia e alla Regione Asiatica, abbiamo risposto all'invito.

    Nel caso di Vietnam, e anche in altri paesi, c'è un altro elemento. Le Province più antiche non hanno più i frati da inviare all'estero per creare una comunità di formazione. Noi del Consiglio Generale abbiamo pensato di coinvolgere più di una Provincia nel progetto. Una Provincia invierà i frati mentre un'altra Provincia assumerà gli obblighi economici - com'è il caso nel Mozambico. Un'altra possibilità è che due o più Province collaboreranno nella stessa missione inviando frati per lavorare insieme.

    C'è anche il caso dove non è possibile inviare frati a un paese dove vogliamo andare o dove ci sono candidati. Due casi vengono in mente. Il primo è Lituania dove abbiamo recentemente ricevuto l'invito di tornare con la promessa di riavere qualsiasi delle nostre chiese. Il secondo caso è il Camerun. Per mezzo del lavoro della Famiglia Missionaria "Donum Dei" abbiamo diversi candidati. I nostri fratelli della Repubblica Democratica del Congo, malgrado la loro situazione difficile, hanno generosamente offerto di prendere parte nella selezione e nella formazione di questi candidati. Altri casi simili esistono. La questione che io vorrei proporre alla vostra riflessione e a quella del Capitolo Generale è il seguente: quale dovrebbe essere la nostra risposta a casi come questi? Varie Province hanno accolto frati da altre culture per la formazione e poi li hanno rimandato nei loro paesi per fondare lì il Carmelo. Ovviamente ci sono delle difficoltà con quest'approccio. E' questo la migliore soluzione per l'Ordine? Ci sono altri possibili approcci? Qual è il desiderio dell'Ordine per quanto riguarda la fondazione dell'Ordine in paesi e culture in cui finora non siamo stati presenti? Io non pretendo che qui in questa Congregazione possiamo trovare risposte chiare a questi interrogativi - ma forse possiamo almeno formulare delle questioni e delle proposte per la considerazione del Capitolo Generale.

    Conclusione

    E' la mia speranza che questa Congregazione Generale sarà una preparazione fertile per il Capitolo Generale. Ci sono molte sfide da affrontare - ma queste sfide ci offrono la possibilità di essere creativamente fedeli alla nostra vocazione di una fraternità contemplativa al servizio del popolo di Dio. Cerchiamo insieme risposte a queste sfide. Cristo, che ci invita a seguirlo, è con noi. "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome - ecco io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). 


    Joseph Chalmers, Priore Generale




     

    RELAZIONE DEL
    CONSIGLIERE GENERALE PER
    L'EVANGELIZZAZIONE
     

    Introduzione

    Come figli dell'umanità e figli del nostro tempo, siamo stati maggiormente influenzati da Freud, Jung e dalla psicologia moderna. Risultato di questa influenza e della lunga storia della filosofia greco-romana, e ci siamo rinchiusi in noi stessi e siamo stati assorbiti dal nostro individualismo, creando l'illusione che siamo il centro di tutto, sul livello individuale, comunitario, nazionale ed anche come specie. Ma come figli di Dio, noi Carmelitani siamo figli dei profeti, fratelli della Beata Vergine Maria, in ossequio a Gesù Cristo al servizio degli altri e per dare testimonianza alla salvezza universale che Gesù Cristo portò all'umanità con la sua croce e risurrezione. Dunque, per noi Carmelitani, non c'è né ebreo né greco, non ci sono confini o frontiere, né Carmelitano australiano ne italiano, indiano, congolese o brasiliano. E così Cristo diviene il centro di tutto, su un livello individuale, comunitario, nazionale e di Ordine.

    Dalla nostra ultima riunione a Lisieux in settembre 1997, sono avvenute molte cose nella Regione dell'Africa, Asia e Australia.

    I. Africa

    Burkina Faso: In luglio del 1998, il P. Eugene Kabore (Baet) ed io stesso ci siamo riuniti con il Vescovo Anselme Sanon di Bobo Dioulasso, il quale ci diede il benvenuto e ci aiutò a trovare un luogo adeguato per la nuova fondazione. Abbiamo fatto le nostre raccomandazioni alla Provincia Betica e la Provincia prese la decisione di iniziare la fondazione in dicembre del 1999 con due fratelli della Burkina, uno spagnolo ed un italiano.

    A Burkina Faso ci sono due comunità di Famiglia Missionaria "Donum Dei" a Ouagadougou ed a Bobo Dioulasso. Abbiamo un debito di gratitudine con loro per le nostre vocazioni da Burkina Faso.

    Camerun: In luglio 1998, il P. Carlo Cicconetti (Ita), Provinciale, il P. Jean-Marie D'Undji, Commissario Provinciale del Congo ed io stesso ci siamo riuniti a Butembo, Repubblica Democratica del Congo, per discutere il futuro delle vocazioni per l'Ordine a Camerun. Con grande generosità il Commissariato del Congo accettò la responsabilità per la formazione di vocazioni camerunesi per farle ritornare con il tempo in Camerun. Si decise anche che i formatori provenienti dal Congo sarebbero andati in Camerun, una o due volte all'anno, per riunirsi con i giovani per aiutarli a discernere la loro vocazione prima di trasferirli al Congo. Nonostante la guerra nel Congo e con grande sacrificio, il P. Jean-Marie ha visitato recentemente il Camerun per iniziare il piano. La Provincia Italiana è già impegnata con il Congo, Colombia e con la Romania, tanto finanziariamente come personalmente. Di conseguenza sarà necessario trovare un'altra Provincia per collaborare con il Congo a questo progetto. Ho abbordato una Provincia. La questione è in fase di analisi.

    A M'Balmayo, Camerun, c'è una comunità della Famiglia Missionaria "Donum Dei" ed è grazie a questa comunità che abbiamo molti giovani interessati all'Ordine.

    Repubblica Democratica del Congo: Il Congo è in guerra ed è immerso in un disastro economico e politico. Tuttavia, i Carmelitani presenti stanno bene e sono in crescita. Ricordiamo nell'orazione e con profondo dolore l'assassinio di Fr. Jean-Floribert Mandro Kamaragi da parte di ladri e sembra che siano stati anche motivati politicamente. Ci congratuliamo con i nostri fratelli del Congo per il progresso che stanno realizzando.

    Nel Congo c'è una nuova comunità delle Hermanas de la Virgen María del Monte Carmelo.

    Kenya: Nairobi è un centro di studi avanzati ed il Kenya è un'area che merita la nostra attenzione missionaria. Il Consiglio Generale decise che dovremmo investigare la possibilità di creare lì una fondazione. Ho abbordato la Provincia della Germania Superiore ed il Commissariato Provinciale dell'India ed i fratelli del Commissariato hanno accettato generosamente di inviare missionari in Kenya. Abbiamo anche studenti del Kenya nelle nostre Province di Catalogna e Arago-Valentina. Insieme al P. Manuel Bonilla, Provinciale di Catalogna, abbiamo visitato il Kenya nel giugno scorso. Abbiamo ottenuto una grande quantità d'informazione utile. In questa occasione, qui a Bamberg, spero di avere una riunione con i Provinciali della Germania Superiore, Catalogna, Arago-Valentina e con il Commissario Provinciale dell'India per discutere più a fondo il futuro della missione in Kenya.

    Le monache di clausura di Utrera (Spagna) stabiliranno una fondazione nella diocesi di Machakos, Kenya, nel prossimo ottobre. Quattro monache keniote e tre spagnole formeranno la comunità. Questa sarà la nostra prima fondazione di monache carmelitane in Africa.

    C'è anche una comunità di Famiglia Missionaria "Donum Dei" a Nairobi.

    Abbiamo circa 400 membri del Terz'Ordine sotto la direzione pastorale del P. Joseph De Marie, Padre della Consolata, che ha realizzato il suo apostolato negli ultimi 35 anni. Ha ottenuto l'autorizzazione dell'allora Priore Generale, P. Kilian Healey, ed il permesso dei suoi superiori per portare a termine questo apostolato. Per la sua età avanzata sta aspettando l'arrivo dei nostri fratelli dell'Ordine per affidare loro la cura di terziari.

    Liberia: Abbiamo alcune vocazioni in Liberia grazie alle Suore Carmelitane del Corpus Christi che avevano lì una casa e che dalla dichiarazione della guerra sono ritornate negli Stati Uniti. L'idea di pianificazione per l'istituzione di una fondazione è ancora in fase molto iniziale.

    Mozambico: Nella nostra ultima riunione a Lisieux (1997), ho comunicato che stavamo pianificando una fondazione in Mozambico. Questa fondazione si è realizzata in agosto 1998 quando vennero assegnati Fr. Amilton Vidotto ed P. Severino de Freitas Castro della Provincia di Pernambuco dall'arcivescovo di Beira alla missione di Gorongoza. Da allora, il P. Telesforo Machado (Pern), si unì a questi due fratelli. I Fratelli De La Salle hanno costruito una nuova scuola nella missione. I nostri fratelli hanno realizzato ampie riparazioni nella loro residenza e quattro case per professori. Hanno acquistato anche un veicolo fuori strada con trazione nelle quattro ruote per visitare le stazioni lontane dalla missione e spostarsi attraverso strade molto accidentate. Necessitano ancora di molto aiuto finanziario per riparare la chiesa, due case con vitto ed una cucina per la scuola dei bambini che vengono da lontano ed un regime di internato nella missione. Grande riconoscimento e ringraziamento alla Provincia di Pernambuco per le risorse umane, alla Provincia d'Irlanda per il suo grande appoggio morale e finanziario, al Commissariato Provinciale dello Zimbabwe per la sua cura dei fratelli in Mozambico e per il grande appoggio morale delle Province di Gran Britannia e PCM e del Commissariato Generale del Portogallo per l'assistenza finanziaria molto necessaria.

    In Mozambico abbiamo anche quattro comunità delle Hermanas Carmelitas del Sagrado Corazón de Jesús con le quali abbiamo anche un debito di gratitudine per le vocazioni al nostro Ordine.

    Tanzania: Il nostro primo fratello dalla Tanzania, P. Paul Kaigalura (Brun), che ha fatto la professione solenne quest'anno a Napoli, sarà ordinato sacerdote il 12 settembre 1999. Ci sono altri cinque fratelli della Tanzania nel Commissariato Generale "La Vergine Bruna". Siamo orgogliosi del Commissariato che, nonostante sia molto piccolo, ha un autentico spirito missionario ed è preparato per fare grandi sacrifici per le missioni.

    In Tanzania abbiamo anche le Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù che hanno avuto un ruolo decisivo nella promozione delle vocazioni e nel processo di discernimento di queste vocazioni.



    Zimbabwe: Come nel Congo, il Commissariato dello Zimbabwe ha un rafforzamento progressivo. I nostri fratelli hanno costruito una nuova ala alla casa di studi per alloggiare il numero sempre in aumento di studenti. Le nostre grazie a Dio ed a i fratelli per il grande lavoro realizzato nello Zimbabwe.

    Nello Zimbabwe abbiamo le Serve della Nostra Signora del Monte Carmelo (HOLMC), una Congregazione carmelitana fondata dal Vescovo Donal Lamont (Hib). Hanno circa 100 religiose professe e 20 missioni. Lavorano strettamente con i nostri fratelli.

    Ruanda: Abbiamo bisogno di tenere presenti nelle nostre orazioni le nostre Hermanas de la Virgen María del Monte Carmelo che hanno una casa in Ruanda e vivono sotto una grande pressione a causa della guerra tra Hutu e Tutsi. Con la loro testimonianza annunciano l'amore evangelico in mezzo all'odio.

    II. Asia

    Cina: La razza cinese costituisce più della quinta parte della popolazione mondiale. La Cina Continentale, Taiwan, Hong Kong e Singapore sono i principali centri della popolazione cinese anche se naturalmente, ci sono grandi o piccole comunità cinesi in molti paesi del mondo. Per questo motivo, in gennaio e febbraio scorso ho realizzato una visita a questi quattro paesi. (cfr. CITOC 1999, p. 47-49).

    India, Indonesia, Filippine: Ho riunito questi tre paesi perché tutto quello che posso dire su di loro è che stanno realizzando un eccellente lavoro pastorale e vocazionale che promettono molto bene per l'Ordine.

    Il Commissariato Provinciale dell'India ha due nuove comunità, una a Kerala e l'altra nel Nord dell'India. In India abbiamo anche tre case dell'Istituto di Nostra Signora del Carmelo.

    La Provincia Indonesiana ha iniziato la fondazione di una comunità a Timor Orientale. In Indonesia ci sono due monasteri di monache di clausura carmelitane. Le Hermanas de la Virgen María del Monte Carmelo hanno varie case a Timor Orientale, Java Orientale e Jakarta. Lì ci sono Putri Karmel e Carmelitae Sancti Eliae, due Congregazioni fondate dal P. Johanes Indrakusuma (Indo), e stanno cercando di ottenere affiliazione all'Ordine. Il Terz'Ordine Carmelitano è anch'esso forte ed in aumento in Indonesia.

    Nelle Filippine abbiamo cinque monasteri di monache carmelitane. Ci sono anche due case delle Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù, tre della Congregazione della nostra Signora del Monte Carmelo, nove delle Suore Carmelitane della Nostra Signora ed una della Famiglia Missionaria "Donum Dei". Il Terz'Ordine è grande e si trova in una situazione di grande sviluppo nelle Filippine.

    Vietnam: Nella nostra ultima riunione a Lisieux (1997), il progetto del Vietnam era ancora un progetto per il futuro. Ora è già una realtà. La Provincia americana di S. Elia ha assunto la responsabilità per il progetto con la collaborazione delle Province dell'Indonesia e dell'Australia.

    Attualmente ci sono quattro studenti vietnamiti negli Stati Uniti per la loro formazione iniziale e molti altri in attesa in Vietnam.

    III. Australia

    La Provincia Australiana ha stabilito due comunità di formazione e ha nominato un direttore delle vocazioni a tempo pieno. Questo è stato possibile con la chiusura della parrocchia di Pennington, nell'arcidiocesi di Adelaide, che abbiamo curato per quasi un secolo. Tuttavia, esiste un senso di ottimismo e di speranza per il futuro della Provincia. 


    Anthony Scerri, Consigliere Generale




     

    RELAZIONE DEL
    CONSIGLIERE GENERALE PER
    LA GIUSTIZIA E LA PACE
     

    1. Lettera alle Province

    Nel 1996, abbiamo mandato una lettera a tutte le Province chiedendo di nominare promotori di Giustizia e Pace in quelle Province che ancora non l'avevano fatto. Alle altre Province abbiamo chiesto semplicemente di darci i nomi dei loro promotori. In seguito a questa lettera ci sarebbe contatto con i membri della commissione internazionale per organizzare qualche specie di addestramento per i promotori nominati. Questa lettera ha ottenuto una risposta notevole dalle Province. In alcune delle Province sono stati nominati nuovi promotori, in altre, i promotori attuali sono stati riconfermati e con i promotori di varie Province c'è stato un contatto con la commissione internazionale. Questo lavoro di contatto deve ancora continuare.

    2. Opere della Commissione Internazionale

    La Commissione Internazionale ha avuto vari incontri: a Dordrecht nel 1996, a Madrid nel 1997 e a Roma 1999. La riunione di Dordrecht è stata dedicata a una lettura dei risultati del Capitolo Generale del 1995. Fu pubblicato un documento breve. Nella riunione del 1997 la commissione ha lavorato sul progetto di stabilire promotori in tutte le Province. La riunione di quest'anno, 1999, è cominciata con una riunione della Commissione Generale per il Carisma e la Spiritualità. Dopo uno scambio profondo tra le due commissioni sul modo in cui comprendono il Carisma e il modo in cui cercano di servire l'Ordine, la commissione di Giustizia e Pace ha lavorato su due proposte importanti: un NGO (Organizzazione Non Governativa) Carmelitana presso le Nazioni Unite e un corso di formazione per promotori di Giustizia e Pace. Inoltre la commissione ha presentato dei suggerimenti per il rinnovamento della RIVC e ha dato gli ultimi ritocchi a un articolo sulla Giustizia e Pace per il futuro Direttorio Spirituale. La commissione vede come suo obiettivo maggiore aiutare nella formazione i membri dell'Ordine e della Famiglia Carmelitana, per quanto riguarda lo sviluppo del nostro impegno in quest'area. La commissione qualche volta risponde a richieste dirette di aiuto da membri dell'Ordine. Il Bollettino Tito Brandsma si è verificato uno strumento utile per la comunicazione.

    3. Situazione nelle Province

    America Latina. La parrocchia di Los Rosales (Caracas) ha aperto negli ultimi anni un centro sociale che offre molteplici servizi ai poveri. I fratelli in Colombia continuano a lavorare per la giustizia attraverso le missioni rurali e le comunità di base. In Brasile recentemente una commissione di Giustizia e Pace della Famiglia Carmelitana è stata formata come frutto del lavoro del INTERCAB. Alcuni Carmelitani sono coinvolti nella lotta per la terra in Brasile.

    Asia. L'interesse per la Giustizia e la Pace rimane alto nelle Filippine, in relazione al programma di formazione e il coinvolgimento dei frati con le organizzazioni locali. Ultimamente c'è stato un capovolgimento in Indonesia. La Chiesa e quindi i Carmelitani stanno assumendo posizioni nuove nel sostenere più apertamente la gente nella lotta contro la corruzione e la dittatura. In India il lavoro non è ancora incominciato ma c'è interesse perché abbia inizio.

    In Australia la Provincia ha nominato un promotore nuovo con un interesse speciale per la spiritualità di Giustizia e Pace.

    In America del Nord, la commissione della Provincia del PCM che ha una storia lunga ha continuato a sostenere progetti in tutto il mondo attraverso il CCF (Fondo della Carità) e il CDF (Fondo per lo sviluppo). La relazione data al recente Capitolo Provinciale contiene orientamenti forti per il futuro. La Provincia di S. Elia mantiene la sua Commissione per la Spiritualità e la Giustizia.

    In Europa del Nord la commissione della Provincia di Olanda continua a prendere un interesse nelle aree di salute, immigranti ecc. La commissione organizza giorni di studio per i membri della Provincia. Due di questi hanno avuto luogo recentemente, uno sul tema "Dove cerchiamo noi la faccia di Dio? Stiamo guardando qualche volta nei luoghi sbagliati?" Il secondo ha avuto come tema principale la situazione di immigranti, con la proposta difficile di non accettarne alcuno più. La commissione si incontra cinque o sei volte all'anno. In Irlanda una commissione nuova è stata nominata qualche tempo fa, nominata la "Commissione per la consapevolezza sociale". Questa commissione ha già organizzato due giorni di studio importanti, ha preso parte nella campagna contro il debito internazionale e la moratoria della pena di morte. Ha delle buone prospettive davanti. Le due Province tedesche hanno una commissione congiunta. Questa commissione ha organizzato un progetto che manda giovani volontari nei paesi poveri del Sud per dargli un'esperienza sulla quale devono riflettere e lavorare. In Britannia la commissione è stata riconfermata dal recente capitolo Provinciale, come gruppo che aiuterà il resto della Provincia a conoscere l'esperienza di ingiustizia che ogni frate ha, a riflettere su di essa e trovare modi per affrontarla.

    In Europa Mediterranea la commissione della Regione Iberica continua ad essere molto attiva, insieme con la NGO dei giovani e le opere della parrocchia di Saragossa che continua a offrire un esempio chiaro nell'area di prendersi cura dei poveri nell'ambito urbano. In Malta, la Provincia ha nominato una commissione e vari membri della Provincia hanno preso parte in una serie di riunioni sul tema della prospettiva carmelitana sulla Giustizia e Pace. In Italia, la Provincia italiana ha nominato un nuovo promotore. Le iniziative della parrocchia di Torrespaccata e dei cappellani nell'Ospedale Sandro Pertini (Roma) sono solo due esempi del lavoro che si sta facendo. Nel Carmine Maggiore la mensa e il centro sociale continuano a servire numerosi immigrati e poveri locali.. Il comitato Romano della Famiglia Carmelitana continua a riunirsi ed a riflettere sull'esperienza di ognuno dei suoi membri. Questi incontri vanno avanti da sette anni.

    La situazione in Africa è difficile da valutare. In Zimbabwe la Chiesa ha una storia di impegno molto nota in questioni di Giustizia e Pace. Des Clarke che per molti anni coordinava il lavori di Giustizia e Pace dei frati in Zimbabwe è morto qualche mese fa all'età di 75 anni. Trovare un successore non sarà facile. Nella RD del Congo la situazione è critica. La violenza alla porta ha reso in nostri confratelli molto sensibile ai problemi. Dopo il ritiro di P. Joseph Abad (Aust), è stato difficile trovare un rappresentante africano per la Commissione Internazionale.



    4. NGO Carmelitana presso le Nazioni Unite

    L'ONU offre agli ordini religiosi oggi la possibilità di essere in contatto coi problemi maggiori che concernono il nostro mondo e fare sì che la loro voce e la loro esperienza siano sentite laddove gli affari delle nazioni vengono dibattuti. Ci sono già circa quaranta congregazioni religiose che ora sono riconosciute come NGO presso le Nazioni Unite. Queste NGO possono contribuire agli studi e ai dibattiti che si fanno nelle sedi principali dell'ONU, a New York ed a Ginevra. L'ONU accoglie la partecipazione degli Ordini religiosi, vedendo in loro degli organismi che sostengono i suoi obbiettivi. Gli Ordini a loro volta hanno la possibilità di avere un influsso sull'elaborazione di questi obbiettivi.

    Proposta . . . . . . . . . .

    5. Corso di Formazione Permanente

    Per promuovere l'addestramento di promotori di Giustizia e Pace nelle Province è ritenuto necessario avere un corso simile ai corsi di formazione internazionale organizzati dall'Ordine. Si propone quanto segue: un corso che dura tre settimane, mirato a esplorare il lavoro della Giustizia e Pace da una prospettiva carmelitana. Consisterà di un studio delle situazioni attuali, le Sacre Scritture, il carisma carmelitano e l'insegnamento sociale della Chiesa cattolica. Il corso avrà 60 posti, e sarà aperto a tutta la Famiglia Carmelitana. Avrà luogo in Aylesford nel 2001. Daremo avviso al più presto possibile circa il programma e il costo del corso.

    6. Manuale per promotori di Giustizia e Pace

    Negli ultimi anni, un gruppo di promotori di Giustizia e Pace da una varie Congregazioni religiose (i Carmelitani inclusi) ha prodotto un manuale per aiutare nell'addestramento di promotori nelle varie parti del mondo. Il manuale (di 200 pagina, misura A4) è stato ben ricevuto, da quanto possiamo giudicare a questo punto. È pubblicato in inglese, spagnolo, francese e italiano. Si parla anche di una edizione tedesca che potrebbe uscire in un prossimo futuro. Nelle Filippine i Claretiani hanno pubblicato una versione del testo, in forma di libro attraente.

    In conclusione desidero ringraziare i membri dell'Ordine che hanno servito e coloro che continuano a servire nella Commissione Internazionale, i Provinciali ed i Commissari, che hanno mostrato il loro interesse e hanno sostenuto questo lavoro, e i membri del Consiglio Generale, che continuano a considerare questo lavoro come una priorità. 


    Míceál O'Neill, Consigliere Generale




     

    RELAZIONE DEL
    CONSIGLIERE GENERALE PER
    L'AMERICA LATINA
     

    1. Premessa

    Per capire l'attuale lavoro svolto in America Latina, si deve ricordare la riunione dei superiori carmelitani della Famiglia Carmelitana in America Latina realizzata nel settembre del 1990 in Jacarepaguá - Rio de Janeiro (Brasile). In quella occasione si decise che le attività sarebbero state svolte a livello di Famiglia Carmelitana e che si doveva dare enfasi alla formazione, soprattutto nella preparazione e nelle capacità dei formatori.

    P. Domingo Fragoso (Flum), come Consigliere Generale, organizzò due corsi per formatori. Questi corsi saranno chiamati FOCAL (Formatori Carmelitani dell'America Latina). Tanto nella preparazione come nello svolgimento egli ebbe aiuto e partecipazione di suore. Il primo FOCAL fu realizzato a Rio de Janeiro nel 1992. La sua durata fu di 40 giorni. Il secondo FOCAL fu realizzato in Caracas nel 1994 con la durata di 35 giorni. A questo FOCAL parteciparono anche alcuni studenti.

    2. Riunione dei Superiori - Camocim 1996

    Nel settembre del 1996 fu realizzata un'altra riunione dei Superiori carmelitani dell'America Latina, questa volta a Camocim de Sào Felix, nel Nordest Brasile. Lì si decise di continuare con la realizzazione dei FOCAL e che si doveva costituire una équipe di coordinamento della Famiglia Carmelitana in America Latina. Questa équipe doveva essere formata da quattro persone scelte dal Consigliere Generale. P. Wilmar invitò P. Carlos Mesters, P. Josué Ghizoni, Sr. Marlene Frinhani (Superiora Generale delle Irmas Carmelitas da Divina Providencia) e Sr. Josefina Baraldi (Provinciale delle Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù). Scelse solo Carmelitani del Brasile per motivi economici, dal momento che non c'è un fondo per pagare i viaggi da un paese all'altro e tutti coloro che sono stati scelti possono con molta facilità riunirsi in Sào Paulo senza spendere molto e ciascuno pagando le sue spese di viaggio. Sr. Josefina morì un anno dopo, vittima di un incidente stradale. Fu sostituita da Sr. Celina Dalazoana.

    3. FOCAL

    Conforme alla decisione della riunione dei superiori, si procedette all'organizzazione del FOCAL d'accordo con i formatori. Furono realizzati 3 incontri FOCAL:

    III FOCAL (Postulandato)
    Il III FOCAL sul postulandato fu realizzato nel Convento del Carmine di Curitiba, dal 28 luglio al 9 agosto 1997. Parteciparono 17 formatori, 8 frati e 9 suore, provenienti soprattutto da tre paesi latino americani: Argentina, Brasile e Perù.

    IV FOCAL (Noviziato)
    Realizzato dal 1 al 15 agosto 1998 nella Casa di Formazione "S. Elia" in Lima, Perù. Parteciparono 19 persona, 13 frati e 6 suore, dei seguenti paesi: Brasile, Perù, Puerto Rico, Repubblica Dominicana e Venezuela.

    V FOCAL (Juniorato)
    Il V FOCAL, il cui tema fu il juniorato, fu realizzato nel Monastero Santa Teresa di Santo Domingo, Repubblica Dominicana. Parteciparono 26 persone, 17 frati e 9 suore, dei seguenti paesi: Brasile, Colombia, Perù, Puerto Rico, Repubblica Domenicana, Stati Uniti e Venezuela.

    4. Riunione dei Superiori - Caracas 1998

    Nel settembre 1998 fu realizzata a Los Teques (Caracas) una riunione dei Superiori della Famiglia Carmelitana in America Latina. Ventidue Superiori e rappresentanti parteciparono all'incontro col tema "Lasciarci interpellare dalle nostre origini mendicanti, per la situazione dell'America Latina e per le tendenze nuove della spiritualità".

    Principali decisioni:

    Da parte dei Superiori del Primo Ordine si decise che si sarebbe dovuto organizzare una riunione di maestri di postulanti per fare un programma più o meno comune di postulandato. Questo potrebbe facilitare un futuro noviziato comune.


    5. Riunione dei maestri dei postulanti

    D'accordo con la decisione dei Superiori fu organizzato l'incontro con i maestri dei postulanti in Merida, Venezuela, dal 8 al 13 febbraio 1999. Parteciparono 14 formatori. Al finale si elaborò un programma comune. Si constatò che c'erano 68 postulanti nell'America Latina, 34 di lingua spagnola e 34 di lingua portoghese.

    6. Altra esperienza di noviziato congiunto

    Nel 1997 fu realizzato in Graziosa, Paranà, un noviziato con novizi dei Commissariato del Paranà, della Provincia di Rio de Janeiro e di Pernambuco con 2 novizi boliviani della Provincia di Malta. Nella decade degli anni 80 già era stata fatta una esperienza simile in Camocim de Sào Felix, PE. Anche questa volta andò bene. Il Commissariato di Paranà e la Provincia di Pernambuco continuano facendo il noviziato insieme. La responsabilità per la conduzione del noviziato è del Commissariato del Paranà.

    7. Numero dei formandi in America Latina

    Durante il V FOCAL, realizzato in Santo Domingo, dal 3 al 17 agosto 1999, si fece una statistica del numero dei formandi carmelitani in America Latina. Il numero è:

    Fase Maschi Femmine Totale
    Postulandato 56 33 89
    Noviziato 21 35 56
    Juniorato 61 103 164
    Totale 138 171 309

    8. Incontro della Commissione mista O.Carm - OCD

    Dal sessennio anteriore si sta realizzando la riunione chiamata mista O.Carm - OCD dell'America Latina. Partecipano alla commissione: PP. Albano Quinn, Bruno Secondin, Carlos Mesters, Pedro Arenas, Tarsicio M, Gotay, Tito Figueirôa e Wilmar Santin, O.Carm., Juan Berdonces, Oswaldo Azuaje, Patricio Sciadini, Raúl Tapia Santamaria, Rómulo Cuartas e Silvio José Báez, OCD, Il primo incontro fu realizzato in Ecuador e il secondo in Puerto Rico. Gli studi del secondo incontro su come i Carmelitani leggono la Bibbia furono pubblicati in spagnolo e portoghese.
    Guatemala - 1996: La riunione ebbe come tema: "Nuovi paradigmi di santità. Una rilettura di alcuni santi carmelitani a partire dall'America Latina". Gli studi furono pubblicati in spagnolo dai Carmelitani Scalzi dell'Ecuador. Saranno anche pubblicati in portoghese.
    Curitiba - 1998: "La dimensione profetica della spiritualità carmelitana". Sarà pubblicata in Messico dai Carmelitani Scalzi.
    Messico - 1999: Tema: "La dimensione apostolica del Carmel". Gli atti saranno pubblicati in Messico.

    9. Visite

    Ho visitato almeno due volte tutti i conventi e case carmelitane dell'Ordine in America Latina. 


    Wilmar Santin, Consigliere Generale




     

    RELAZIONE DEL
    CONSIGLIERE GENERALE PER
    LA FORMAZIONE

    LA NUOVA RATIO INSTITUTIONIS VITAE CARMELITANAE
     

    Nel 1988 l'Ordine ha pubblicato la sua Ratio Institutionis. Era la prima dopo il rinnovamento conciliare e tra gli Istituti Religiosi eravamo tra i primi ad aver elaborato la propria Ratio Institutionis. Non solo; è una delle migliori che ci sono. Il testo definitivo era frutto di un lungo e laborioso iter di consultazioni, riunioni e revisioni che aveva coinvolto la maggior parte degli studiosi e dei formatori dell'Ordine. C'era stato anche un congresso internazionale di formatori che aveva discusso a lungo il documento.

    Credo di non esagerare se dico che la RIVC 1988 è il migliore documento che l'Ordine ha prodotto dal Vaticano II in poi. Sono infatti convinto che esso segna uno spartiacque nella comprensione e presentazione del nostro carisma. E' la prima volta che il carisma viene ufficialmente delineato nei tre elementi di contemplazione, fraternità e servizio, mentre si intuisce che c'è qualcosa di più fondamentale, un elemento unificante che viene descritto come l'esperienza del deserto. Questa presentazione del carisma fatta nella RIVC veniva pian piano recepita nell'Ordine e ha dato vita e contenuto all'elaborazione delle Costituzioni, approvate dal Capitolo Generale 1995.

    Nel frattempo, oltre alle nostre nuove Costituzioni, sono usciti diversi ed importanti documenti della Chiesa, che hanno reso necessaria la revisione della nostra RIVC, peraltro già prevista dalla stessa RIVC (n.133) e prescritta dalle Costituzioni (n. 129). Nel 1990 ha visto la luce il documento sulla formazione negli istituti religiosi Potissimum Institutioni. Nel febbraio 1994 la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha pubblicato il documento La vita fraterna in comunità. Il Sinodo sulla vita consacrata dell'ottobre 1994 ha offerto una riflessione poi elaborata nell'esortazione apostolica Vita Consecrata (1996).

    Una delle prime preoccupazioni del Priore Generale, subito dopo il Capitolo Generale 1995, era quella della revisione della RIVC alla cui elaborazione aveva egli stesso contribuito molto. Questo compito è stato affidato a me come Consigliere Generale per la Formazione.

    Il testo del 1988 era molto buono e per questo si ipotizzava una revisione quasi superficiale che pensasse soltanto ad adeguare la RIVC ai nuovi documento della Chiesa e alle Costituzioni. Il mio progetto era sin dall'inizio più ampio. Non volevo che la nuova RIVC guardasse soltanto indietro, particolarmente alle Costituzioni appena approvate, ma che guardasse in avanti, che facesse cioè qualche altro passo in avanti nella comprensione e presentazione del carisma in vista delle prossime Costituzioni. Questo criterio generale per la revisione della RIVC è stato condiviso dalla commissione internazionale per la formazione che il Consiglio Generale ha istituito con un rappresentante per ognuna delle seguenti aree geografiche: America settentrionale (P. David McEvoy), America Latina (P. Tarsicio M. Gotay), Europa settentrionale (P. Christian Körner), Europa mediterranea (P. Domenico Lombardo per il primi due anni, e poi P. Giovanni Grosso), Africa (P. Jean Marie D'Undji), Asia-Australia (P. Dionysius Kosasih).

    L'iter seguito dalla suddetta commissione per la revisione della RIVC era il seguente: ogni rappresentante regionale organizzava per due anni susseguenti un incontro dei formatori della sua regione per studiare la RIVC e suggerire cambiamenti e miglioramenti nel testo. La commissione si riuniva poi per studiare questi suggerimenti e prendere le decisioni necessarie. Per la redazione del nuovo testo la commissione ha incaricato tre dei suoi membri, PP. Giovanni Grosso, Christian Körner e me. Nel corso di questi ultimi due anni questa sottocommissione si è incontrata quattro volte per una decina di giorni ogni volta. La prima bozza della prima parte è stata inviata a tutti i Provinciali e formatori in aprile 1998. Dai suggerimenti pervenuti abbiamo elaborato una seconda bozza che è stata inviati agli stessi alcuni mesi fa. Ora vi presentiamo anche il resto della nuova RIVC e restiamo aperti ai vostri suggerimenti. I formatori avranno la possibilità di fare dei suggerimenti per le ultime due parti e di studiare l'intero documento nel congresso internazionale per i formatori che si terrà a San Felice del Benaco, Italia, dal 28 settembre al 5 ottobre p.v. La commissione internazionale per la formazione si radunerà in Roma immediatamente dopo per valutare tutti i suggerimenti e la sottocommissione per la redazione del testo preparerà il testo definitivo da presentare al Priore Generale e al suo Consiglio per l'approvazione. Speriamo di poter completare tutto il lavoro in tempo perché il Consiglio Generale possa approvare la nuova RIVC nella sua sessione plenaria di marzo 2000.

    Nell'elaborazione del nuovo testo, la sottocommissione ha preso come testo base la RIVC 1988, cercando di conservare la stessa struttura e gli stessi contenuti, per quanto possibile. Ma nello stesso tempo, aveva come criterio generale quello già accennato di cercare di fare un ulteriore passo nel chiarire il carisma. Inoltre, nella revisione del testo del 1988, ha utilizzato i seguenti criteri:

    ha tenuto presente il cammino della Chiesa e dell'Ordine dall'1988 ad oggi e i nuovi documenti usciti a livello ecclesiale e carmelitano;

    Rispetto alla RIVC 1988, il nuovo documento presenta due novità significative: la parte iniziale sul carisma (cfr. RIVC 1988, I. Dono e missione dell'Ordine, 7-34), che è stata ripresa quasi ad litteram nelle nuove Costituzioni (cfr. Cap. II. Carisma dell'Ordine, 14-27), è stata elaborata in funzione della formazione e inserita nella parte dedicata al processo formativo. Inoltre, l'esigenza di una conoscenza più approfondita e vitale del carisma e della tradizione carmelitani ha spinto a elaborare un Programma di studi carmelitani, che costituisce la terza parte della nuova RIVC. Così, il documento che vi presentiamo consta di tre parti, più una introduzione e un'appendice. La Iª parte corrisponde alla Iª e alla IIª parte della RIVC 1988, più alcuni elementi presi dalla sua IVª parte. Segue poi la IIª parte sulle fasi del processo formativo, corrispondente alla IIIª parte della RIVC 1988. La IIIª parte, completamente nuova, è il programma di studi carmelitani. C'è infine un'appendice nella quale abbiamo cercato di raccogliere i migliori elementi presenti nelle varie appendici della RIVC 1988 per offrire ai formatori un aiuto per la valutazioni dei candidati nelle varie tappe del processo formativo iniziale.

    All'inizio documento abbiamo voluto mettere un brano del Documento finale del Capitolo Generale 1995, che illustra il concetto di viaggio o cammino nella nostra tradizione. Questo brano serve come chiave di lettura di tutta la nuova RIVC in cui presentiamo la formazione come un cammino oppure un processo dinamico. Questa idea è già presente nel primo numero dell'introduzione come la nostra risposta all'amore e alla chiamata di Dio. Nell'introduzione, oltre a richiamare sinteticamente il nostro carisma e la nostra spiritualità, abbiamo voluto anche inquadrare il discorso formativo nel mondo in cui viviamo, da cui siamo influenzati e a cui siamo inviati per evangelizzarlo. L'ultimo paragrafo dell'introduzione ci ricorda che l'unico carisma del Carmelo va espresso e incarnato in culture, epoche e luoghi diversi. E' un principio importante che ci indica sin dall'inizio che ciò che viene detto nella RIVC ha bisogno di essere recepito e inculturato nella realtà concreta di ogni Provincia.



    La Iª parte, "Il processo di formazione", comprende tre capitoli. Nel primo, "Chiamati alla sequela di Cristo", cerchiamo di dare i principi teologici e pedagogici che devono essere alla base della nostra formazione. Molto di questo materiale è ripreso dalla RIVC 1988.

    Il secondo capitolo, "Chiamati alla vita carmelitana", presenta il carisma dell'Ordine in funzione della formazione. In questa parte c'è una novità notevole che in realtà crediamo che non cambia nulla ma solo chiarisce ciò che già diceva la RIVC 1988 e che dicono le Costituzioni sul carisma. La RIVC 1988 presenta il carisma carmelitano come costituito da tre elementi: la dimensione contemplazione, la fraternità, vivere in mezzo al popolo. Poi, dopo aver presentato Elia e Maria come figure ispiratrici, il documento parla dell'esperienza del deserto come l'esperienza fondamentale che unisce tutti gli elementi del carisma. Al n. 28 dice chiaramente, "Nella spiritualità carmelitana il deserto è la vita contemplativa" e segue chiarendo il concetto di contemplazione come viene inteso dalla nostra tradizione spirituale. Noi della commissione e molti formatori negli incontri regionali ci siamo chiesti: qual è quindi la differenza tra la dimensione contemplativa come primo elemento del carisma e l'esperienza fondamentale e unificante del deserto che lo stesso documento identifica con la contemplazione?

    Le Costituzioni riprendono la presentazione del carisma fatta dalla RIVC 1988. Esse incominciano dal "l'esperienza del deserto come processo dinamico unificante" dei tre elementi fondamentali del carisma che poi presentano uno per uno. Ma anche nelle Costituzioni c'è una identificazione sottintesa tra esperienza del deserto e contemplazione. Così al n.15, le Costituzioni chiudono il discorso sull'esperienza del deserto con queste parole: "Quando attraverso questo processo arriviamo a vedere con gli occhi di Dio la realtà, il nostro atteggiamento verso il mondo viene trasformato secondo il suo amore e si manifesta nella nostra vita di fraternità e di servizio la contemplazione della presenza amorosa di Dio." Poi, nei paragrafi che delineano i tre elementi del carisma, è molto chiaro che le Costituzioni stanno implicitamente presentando la dimensione contemplativa come quella che unisce gli altri elementi del carisma (cfr. l'inizio dei nn. 16, 19, 21).

    Alla nostra commissione e a molti formatori pareva che nella nuova RIVC bisognava chiarire quale sia veramente l'elemento unificante del carisma. Nella prima bozza, inviata a tutti i Provinciali e formatori in aprile 1998, avevamo parlato solo di tre elementi costitutivi del carisma, contemplazione, fraternità e servizio, il primo dei quali è l'elemento unificante. La reazione a questo modello era molto positiva, ma il gruppo dei formatori dell'Europa settentrionale ci ha suggerito un altro modello che è quello che abbiamo adottato nella seconda bozza che vi presentiamo. La contemplazione viene presentata come cuore del carisma carmelitano, cioè come l'elemento dinamico che unifica tutti gli elementi del carisma (n. 26). La contemplazione viene intesa come un processo di "progressiva e continua trasformazione in Cristo operato in noi dallo Spirito, (in cui) Dio ci attrae verso di sé in un cammino interiore che porta dalla periferia dispersiva della vita alla cella più interna del nostro essere, dove Egli dimora e ci unisce a sé" (n. 27). E' un cammino che richiede un impegno ascetico (n.28) e che ci porta a fare l'esperienza del deserto (n. 29).

    In questa seconda bozza, il primo elemento del carisma è la preghiera, intesa come l'esperienza di Dio che trasforma. C'è un legame stretto tra contemplazione e preghiera perché la preghiera "è la porta della contemplazione" (n. 31). Inoltre, "nella tradizione carmelitana contemplazione e preghiera spesso si identificano" (ibid.). Negli altri elementi del carisma, cioè la fraternità e il servizio in mezzo al popolo, abbiamo cercato di mettere in rilievo il legame con la dimensione contemplativa. In questo senso è particolarmente riuscito il numero 45 su "Profeti di Giustizia e Pace" che in gran parte si ispira al capitolo sulla Giustizia e Pace del libro The Carmelite Way del nostro confratello P. John Welch.

    Vorrei notare ancora due piccole cose in questo capitolo sul carisma che mi paiono significative. La prima è che alla fine della presentazione di ogni elemento del carisma, viene indicato come formare per questa dimensione. E' un primo tentativo per incominciare a passare dalla teoria alla prassi. Il carisma ora lo conosciamo bene; bisogna però incominciare sul serio a vivere ciò che scriviamo con molta maestria. Il secondo punto che vorrei farvi notare è la ricchezza di citazioni di fonti carmelitane concentrate in questo capitolo ma presenti anche in tutto il documento. E' un modo per ricuperare la nostra ricca tradizione spirituale e per incitare il lettore a conoscerla meglio.

    Il terzo capitolo della Iª parte parla degli "Attori e mediatori della formazione". L'idea base qui è che la formazione è principalmente l'opera di Dio e della persona che risponde alla sua chiamata. Ma in questa opera Dio si serve anche di vari mediatori. Come Ordine mariano, abbiamo voluto seguire l'indicazione del documento Potissimum Institutioni che enumera Maria tra i vari mediatori della formazione. Sulla scia delle nuove Costituzioni abbiamo anche specificato il ruolo dei superiori maggiori nella formazione.

    La IIª parte del documento è dedicata alle fasi del processo di formazione. Qui abbiamo cercato di semplificare il materiale contenuto nella RIVC 1988, evitando di ripetere cose già dette nella Iª parte. Abbiamo anche utilizzato lo stesso schema per tutte le fase e cioè: a) obiettivo e descrizione della fase; b) responsabili; c) struttura e contenuti; d) criteri per il discernimento. In questo ultimo punto si trovano alcune indicazioni che nella RIVC 1988 si trovavano nelle varie appendici per la valutazione da fare in ogni fase. Una fase che appare molto più ricca rispetto alla RIVC 1988 è "la formazione ai ministeri" perché abbiamo cercato di rispondere alla richiesta di molti formatori che volevano accentuare un po' di più questa parte, dato che la maggior parte di noi Carmelitani e dei nostri formandi sono chiamati anche al ministero ordinato.

    La IIIª parte, "Programma di studi carmelitani", è completamente nuova. Già il mio predecessore come Consigliere Generale per la Formazione, Eutiquio García Lazaro, aveva lavorato molto per elaborare una Ratio Studiorum Carmelitarum. Aveva consultato molti studiosi dell'Ordine e ha lasciato una ricca documentazione negli archivi della Curia Generalizia. In quel tempo c'era anche l'idea di elaborare una unica Ratio Studiorum per noi e i nostri confratelli Scalzi, che poi si è visto che non era ancora giunto il momento propizio per farla. La nostra commissione internazionale per la formazione ha deciso, quasi sin dall'inizio del suo lavoro, di non pubblicare un secondo documento, ma di includere la Ratio Studiorum nella Ratio Institutionis. Siamo consci che ciò che abbiamo prodotto è solo un primo tentativo che con l'esperienza fatta con la nuova RIVC va arricchito in una ulteriore revisione.

    Lo scopo di questo "Programma di studi carmelitani" è di assicurare che tutti i confratelli in formazione iniziale in qualsiasi parte dell'Ordine ricevano tutti gli elementi basici per una buona formazione carmelitana. Naturalmente, ogni Provincia adatterà il programma alla sua situazione concreta, enfatizzando alcuni aspetti e aggiungendo altri. Siccome la maggior parte di questa Congregazione Generale è costituita dai Provinciali, vorrei prendere l'occasione per enfatizzare l'importanza di incoraggiare a proseguire gli studi. Data la nostra struttura decentralizzata, il livello culturale dell'Ordine in realtà dipende molto dalla preoccupazione o meno dei Provinciali di dare importanza agli studi e di incoraggiare o anche richiedere da tutti coloro che ne hanno la capacità di fare studi di specializzazione. La nuova RIVC suggerisce di dare la preferenza alle seguenti aree: S. Scrittura, spiritualità, mariologia, liturgia, storia, vita religiosa e patristica. E' una indicazione molto concreta. A voi Provinciali dico: ancora più importante è che vi preoccupate sul serio e concretamente a preparare formatori per le vostre Province. Pochissimi dei nostri formatori hanno ricevuto una formazione specifica per poter svolgere il ministero che avete chiesto da loro. E' una grande mancanza di serietà che non potrà non incidere male sulla formazione dei nostri candidati, malgrado tutta la buona volontà di chi si è trovato a dover improvvisare di fare il formatore.

    La mia più grande soddisfazione nel preparare questa nuova RIVC è stata di aver potuto coinvolgere la maggior parte dei nostri formatori e molti altri confratelli nella sua stesura. Questo lavoro di consultazione non è ancora terminato perché attendo le vostre reazioni e quelli del congresso internazionale dei formatori. Quando sarà approvata, la nuova RIVC sarà un documento che non rispecchierà soltanto la mente della piccola sottocommissione che l'ha redatta, ma quella di tutti quelli che attualmente sono impegnati nel ministero della formazione.

    Infine vorrei precisare che abbiamo scritto questo documento non solo per i formatori e i formandi, ma con l'intenzione che esso servisse come strumento di formazione permanente per tutti noi perché siamo tutti ancora in cammino verso un ideale mai pienamente raggiunto. Perciò è importante che una volta approvata e pubblicata la nuova RIVC, i Provinciali provvedano senza indugio alla traduzione nella propria lingua, dove questo fosse necessario, e trovino modi perché tutti i loro confratelli possano conoscerlo.

    Alexander Vella, Consigliere Generale




     

    UNO SGUARDO AL SECOLO
    CHE TRAMONTA

    DIMENSIONE SOCIALE, ECCLESIALE, CARMELITANA,
    NELLA PROSPETTIVA DI CONVERSIONE DEL GIUBILEO
     

    Lo sguardo nel crepuscolo

    Il secolo che volge al tramonto non può che essere guardato da un osservatorio pienamente avvolto dal suo crepuscolo. Questo crepuscolo è stato definito "postmoderno", perché segna la fine della modernità. È il "crepuscolo degli dei", di quelle ideologie, cioè, che hanno dominato e devastato il mondo attraverso gli assolutismi di destra e di sinistra.

    Ebbene, in questo tramonto noi siamo pienamente inseriti: esso segna l'orizzonte e il limite del nostro sguardo. Pertanto chiunque desidera parlare del Novecento deve sapere di essere un osservatore che partecipa al suo declino, nel senso che lo subisce ma anche contribuisce ad accelerarlo perché giunga presto la calma della notte e con essa la speranza di un futuro luminoso. Ma vi partecipa anche perché, in fondo, è costretto a parlare in parte anche dei suoi ricordi e della sua storia. Non può presumere di avere su di esso uno sguardo oggettivo e nemmeno quella distanza necessaria per poterlo capire: occorre tempo, infatti, perché il tempo diventi memoria e la memoria racconto, possibilità, cioè, che la storia riveli il suo senso.

    Per onestà intellettuale e per facilitare una corretta ermeneutica del mio discorso, che permetta quell'allargamento e fusione degli orizzonti che costituisce ogni comprensione, voglio definire il più possibile il soggetto di questo guardare.

    Sono un laico sposato con due figli e con un po' di studi teologici che mi permettono di vivere del mio lavoro di insegnante di religione nella scuola media superiore statale. E sono un laico della Famiglia Carmelitana, in cui l'essere carmelitano non costituisce una etichetta ma uno stile di vivere la comune sequela di Gesù Cristo, proprio nello spirito indicato dalle nuove Costituzioni (cfr. n. 28).

    Essendo nato nel '65, la mia lettura del secolo partecipa solo per gli ultimi anni, mentre per il resto, il tempo decisivo delle guerre mondiali, la mia conoscenza è prevalentemente libresca. Per questo, è bene precisarlo, il mio è un "osservatorio partecipe", ma coinvolto solo nel suo epilogo. Tuttavia se è vero, come dice un grande poeta, che "la vita la si capisce davvero solo guardandola dalla sua fine" (O. Wilde), il mio sguardo non sarà del tutto insignificante. Inoltre, l'evento giubilare taglierà la mia esistenza in due, nel senso che la mia storia personale viene a coincidere per la prima metà, quella della giovinezza, con l'ultimo quarto di secolo e per l'altra metà, quella della maturità e della vecchiaia - a Dio piacendo - con l'alba del nuovo secolo e millennio.

    Consapevole che il mio è solo "uno" sguardo sul secolo, mi consolano le parole di Franco Venturi: "Il secolo XX, per me, è soltanto il tentativo sempre ripetuto di capirlo". Senza avere, quindi, la pretesa di dire tutto e spiegare ogni cosa, aggiungo fiducioso una mia lettura del secolo appoggiandola il più possibile sul parere di altri illustri autori e, evidenziando la tendenza culturale che a mio parere caratterizzano la postmodernità: la perdita della memoria storica, cercherò di collocarvi il cammino giubilare della Chiesa e, nella Chiesa, del Carmelo, cuore del cuore del mondo.

    1. Una sintesi del Secolo

    Il secolo breve

    Eric Hobsbawm, a cui si deve la felice espressione di "secolo breve", nell'introdurre la sua sintesi (si fa per dire: 681 pagine, escludendo bibliografia e indici), racconta un episodio, che pur avendo avuto poca eco nei mass media, costituisce l'evento simbolico che delimita il "secolo breve". Alla luce dell'ultima guerra in Kosovo, poi, tale evento acquista grande rilevanza. Riporto interamente la bella pagina: "Il 28 giugno del 1992, senza preannuncio, il presidente Mitterand fece un'improvvisa e inattesa comparsa a Sarajevo, centro di una guerra balcanica che doveva provocare nel resto di quell'anno la morte di 150.000 uomini. Il suo scopo era di ricordare all'opinione pubblica mondiale la gravità della crisi bosniaca. Infatti la presenza di un anziano e prestigioso statista in condizioni di salute assai precarie, che sfidava il fuoco delle artiglierie e delle armi leggere, fu un evento degno di nota e fu oggetto di ammirazione. Tuttavia, un aspetto della visita di Mitterrnd passò quasi sotto silenzio, benché fosse uno dei più importanti: la data. Perché il presidente francese aveva scelto di andare a Sarajevo proprio quel giorno? Perché il 28 giugno era l'anniversario dell'assassinio dell'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, avvenuta a Sarajevo nel 1914, un episodio che condusse, nel giro di qualche settimana, allo scoppio della prima guerra mondiale. Per ogni europeo colto dell'età di Mitterrand balzava agli occhi il nesso tra la data, il luogo e il ricordo di una catastrofe storica innescata da errori di valutazione politica. Scegliere una data così simbolica era il modo più efficace per drammatizzare le possibili implicazioni catastrofiche della crisi bosniaca. Ma quasi nessuno colse l'allusione, se si eccettuano pochi storici di mestiere e qualche cittadino anziano. La memoria storica non era più viva."1

    In questo incipit abbiamo da una parte le coordinate spaziali e temporali del "secolo breve" (chiuso tra questi due eventi simbolici e dalle date, riprese anche nel sottotitolo della sovracopertina del libro: "1914-1991: l'era dei grandi cataclismi"), e dall'altra la chiave fondamentale di lettura: la fine della storia, intesa come oblio, perdita della memoria. L'Autore, infatti, commenta: la "distruzione del passato", cioè di quei meccanismi che collegano "l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti", è da considerarsi uno dei "fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento". È il paradosso: l'epoca che ha scoperto il valore della storia e l'importanza della storicità, perde la sua capacità memoriale e il senso più profondo della storia. Eventi così drammatici e imprevedibili l'hanno segnata indelebilmente. Quali?

    La guerra totale

    Non c'è dubbio che ciò che ha caratterizzato il secolo è stata la guerra, nella sua caratteristica di universalità. Trentun anni di guerra: dalla dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia (28 giugno 1914) alla resa senza condizioni del Giappone (14 agosto 1945), quattro giorni dopo lo scoppio della prima bomba atomica. Il Novecento è stato il secolo delle guerre mondiali. Della guerra che fu totale non solo perché coinvolse tutte le potenze nazionali, ma perché, nell'età degli imperi in cui politica ed economia si erano fusi, aveva obiettivi illimitati. La guerra, calda e fredda, è stata la prima e inedita esperienza di globalizzazione.

    La guerra segna lo scenario di questo secolo che si apre e si chiude con una profonda crisi epocale che è politica ed economica. In questa ottica Hobsbawm propone una struttura a trittico o a "sandwich"2, per cui il secolo sarebbe caratterizzato da un'età dell'oro, il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale, inserito tra due epoche devastanti: la catastrofe, che va dalla prima guerra mondiale fino ai posteri della seconda, e l'epoca di decomposizione, di incertezza e di crisi che ha seguito la dissoluzione dell'URSS.

    Da crisi a crisi, attraverso la guerra globale.

    La crisi

    Ma, paradossalmente, è proprio il trentennio d'oro che segna l'inizio della vera crisi, quella morale.

    Negli anni '50 fu palese che la crisi mondiale non era solo economica e politica, ma innanzitutto sociale e morale. Era la crisi delle credenze e dei presupposti sui quali la società moderna si è fondata da quando i Moderni vinsero la loro famosa battaglia con gli Antichi all'inizio del settecento, ossia dei presupposti umanistici e razionalistici che furono ancora condivisi sia dal capitalismo liberale sia dal comunismo nella loro resistenza contro il fascismo, il quale invece li rigettò. Erano i germi di una svolta epocale: la postmodernità.

    2. La postmodernità, Dio, la storia e la Chiesa

    Fine della modernità

    Già negli anni cinquanta Romano Guardini, nella premessa al suo volumetto, dal titolo significativo di La fine dell'epoca moderna, annotava: "i tempi moderni sono sostanzialmente terminati", anche se "l'epoca che sorge non ha ancora un nome"3. Successivamente gli storici l'hanno battezzata postmodernità, evidenziandone l'ambiguità: un'epoca che viene dopo la modernità, ma che non ha ancora una sua fisionomia; un "non più ieri ma non ancora domani".

    E non si tratta di un nome provvisorio, nell'attesa di poterla in seguito meglio definire. Postmodernità rivela il suo più autentico carattere di tempo del dopo, tempo di indecisione, ambiguità, di nuova adolescenza dell'umanità, di quell'umanità che esce "disumanizzata" dalla crisi delle ideologie, senza avere più nessuna luce sul proprio cammino.

    La modernità, che era nata nel XVIII secolo con il progetto di "sviluppare una scienza obiettiva, una morale e un diritto universale e un'arte autonoma secondo le rispettive logiche interne" (Habermas 1983), fallì inesorabilmente, provocando la frantumazione del sapere e della coscienza: "Tutto cade a pezzi, il centro non tiene, il mondo è percorso dall'anarchia" (W. D. Yeats).

    La modernità pur rompendo con la tradizione, che riteneva un impedimento per il progresso e il possesso della libertà, non aveva mai smesso di ricercare almeno "il carattere essenziale dell'accidente" (il pittore Paul Klee). Lo vediamo in alcuni poeti, le antenne più sensibili e più ricettive nel cogliere ed anticipare i tempi. Ad esempio Baudelaire (1863), per il quale la modernità "è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell'arte, di cui l'altra metà è l'eterno". Si percepisce la frantumazione dell'unità del vivere e del sentire, ma non si rinuncia, almeno nell'arte, alla ricerca di quella verità eterna, che la poesia intende preservare e contenere, come totalità nel frammento.

    Eppure il XX secolo, sopprimendo anche il bisogno di quell'altra "metà", ritenuta necessaria a Baudelelaire, ucciderà ogni nostalgia dell'eterno, lasciandosi scivolare consapevolmente nell'accettazione della caducità e frammentazione. Ormai è vano qualsiasi impegno in un progetto unitario della vita. L'esperienza è ridotta ad una serie di tempi presenti, si perde la memoria, c'è il saccheggio della storia, la perdita della temporalità, il loro posto è preso dalla ricerca dell'appagamento momentaneo, non c'è più profondità e ricerca della verità.

    La parabola dell'epoca moderna, che va dall'ebbrezza delle visioni totali e totalizzanti del mondo e della vita fino alla loro inevitabile crisi, sfocia nel naufragio di ogni ingenuo ottimismo riguardo alla condizione dell'uomo, generando quella cultura della decadenza che si caratterizza come nichilismo e perdita di ogni passione per la verità e per ogni ideale per il quale valga la pena combattere.4

    Secondo Horkeimer ed Adorno era stata la stessa "dialettica dell'illuminismo" a portare, per la sua sete di potere e dominio, ad Auschwitz e Hiroshima; la modernità portava in seno il tarlo che l'avrebbe distrutta.

    Il secolo breve, chiudendosi, lascia davanti a se un grande vuoto e un senso di malessere: "L'illuminismo è morto, il marxismo è morto, il movimento operaio è morto, e neanche io mi sento molto bene" (Neil Smith).

    Il ritorno di Dio

    Diversi autori, declinando continuamente la comune esperienza di vuoto, descrivono il postmoderno, di volta in volta, su registri differenti, come "tempo della povertà", "notte del mondo", "perdita della patria" (Heidegger), "tempo dell'esilio". L'uomo si accorge di aver perso non solo Dio, ma persino di essersi abituato a questa mancanza. L'umanità ha sperimentato il vero esilio, quello totale e definitivo, in cui si smarrisce persino la nostalgia della Patria. Come dice un detto dei Padri dell'Ebraismo: "L'esilio vero d'Israele in Egitto fu che gli Ebrei avevano imparato a sopportarlo".

    Eppure dal profondo di questo vuoto vertiginoso, inaspettatamente sta rinascendo il bisogno di qualcosa d'Altro, c'è una nuova attesa di salvezza, l'attesa di un Totalmente Altro rispetto a tutto quello che l'umanità può da se stessa produrre e costruire, una genuina attesa di Dio, del Dio vivo e vero, che possa spazzare via ogni idolo e ideologia generatrice solo di morte e distruzione. Il vuoto risveglia un'attesa.5

    Ma l'attesa non produce di per sé l'arrivo di qualcosa o di Qualcuno, e soprattutto il ritorno di Dio non è un ritorno a Dio, almeno non lo è nel modo che potremmo immaginare più ovvio: il ritorno alla tradizione e alla cultura cattolica. In questa ricerca del "tempio perduto", il tempio non è quello di nostri Padri, ma qualcosa di più originario, più esotico e misterioso, meno legato a strutture e ideologie.

    La fine delle ideologie, socialiste o capitaliste, è accompagnata anche dalla crisi delle religioni tradizionali, e tra queste anche e soprattutto del cristianesimo. Esse mostrano ancora i tratti di assolutezza e dogmatismo, che la cultura di oggi rifiuta istintivamente, e dunque sembrano non offrire alternative plausibili.

    Ed è per questo che il ritorno di Dio assume oggi i tratti ambigui di un autentico bisogno dello spirito intrecciato a facili e semplificate risposte religiose. Da una parte, vediamo in occidente l'emergere di nuovi movimenti religiosi e sette, dall'altro, nel sud-est del mondo, il riemergere del fondamentalismo.

    Questi due fenomeni hanno in comune il rifiuto della storia: il primo, ignorandola (si nega la tradizione: fuga dalla realtà e dall'impegno), il secondo, fermandola (si irrigidisce il concetto di tradizione: non c'è sviluppo della conoscenza della verità). Per cui le sette sono destinate a moltiplicare il processo di frantumazione sociale, e il fondamentalismo ad inasprire le differenze e i particolarismi. Entrambi sono in realtà i sintomi più evidenti di quella malattia di cui pretendono di essere la cura. E la vera malattia è la perdita della memoria e della storia.

    La fine della storia

    Dopo Auschwitz, il silenzio di Dio si è tradotto nel silenzio della storia. È svanito il proverbio historia magistra vitae. La storia non insegna più nulla, anzi, come aveva anticipato Eliot nel suo poema Gerontion (1920) - il cui personaggio, un vecchio, che incarna l'Europa e la fine della sua civiltà - sembra prendersi gioco di noi:
    "La storia ci prende in giro
    Sussurrandoci ambizioni e ci
    Guida proponendoci vanità ...
    Dà quando siamo distratti, dà
    Troppo tardi ciò in cui non crediamo
    Più, dà troppo presto in mani che
    Sono deboli"6

    Nella fugacità de tempo, col suo momento inafferrabile, un kairòs che sembra non esserci, la vita è scandita da ritardo: ci si arriva troppo tardi, o troppo presto offre i suoi frutti a bocche immature. Siamo incapaci di cogliere il momento favorevole, il senso pieno del tempo, proprio come quei bambini descritti in Mt 11, 16-19 che non si accordano sul gioco e per questo perdono il tempo della libertà e della festa.

    La nostra epoca non solo ha radicalizzato questo nuovo sentimento del tempo, questa vertigine dell'inafferrabilità del momento, con lo svuotamento del suo essere, ma ha sperimentato l'inevitabilità della ripetizione degli errori del passato. Anche questo è stato predetto da un poeta, Montale:
    "La storia non è magistra
    di nulla che ci riguardi.
    Accorgersene non serve
    A farla più vera e più giusta"

    Nelle cose che contano - la pace, ad esempio - la storia non serve: il Kosovo insegna. E ciò che è più sconvolgente è che anche l'accorgersi di questo è inutile perché non ci aiuterà a trovare nella storia nessuna verità e nessun senso. È la fine della storia, intesa come memoria.

    La Chiesa

    In questo nuovo clima culturale, un vero ritorno di Dio è possibile solo attraverso il recupero della memoria. Ed è quello che ha fatto la Chiesa, ripensando innanzitutto se stessa, in quel grande evento di "aggiornamento" (Giovanni XXIII) che è stato il Concilio Vaticano II. Tra le religioni tradizionali è stata l'unica che si è resa conto del passaggio epocale che si stava vivendo e del bisogno inderogabile di rinnovarsi, per essere più fedele alla volontà del suo fondatore e più docile alla guida dello Spirito. Successivamente, Paolo VI ricorderà che il problema vero è la frattura che ormai si era creata tra il Vangelo e la Cultura (cfr. EN 20), problema che ancora oggi resta fondamentale (vedi il "progetto culturale orientato in senso cristiano" promosso dalla CEI).

    Per Giovani Paolo II, infatti, il Concilio Vaticano: ". . . . . costituisce un evento provvidenziale, attraverso il quale la Chiesa ha avviato la preparazione prossima al Giubileo del secondo Millennio. Si tratta infatti di un Concilio simile ai precedenti, eppure tanto diverso; un Concilio concentrato sul mistero di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al mondo. Questa apertura è stata la risposta evangelica all'evoluzione recente del mondo con le sconvolgenti esperienze del XX secolo, travagliato da una prima e da una seconda guerra mondiale, dall'esperienza dei campi di concentramento e da orrendi eccidi. Quanto è successo mostra più che mai che il mondo ha bisogno di purificazione; ha bisogno di conversione.

    Si ritiene spesso che il Concilio Vaticano II segni una epoca nuova nella vita della Chiesa. Ciò è vero, ma allo stesso tempo è difficile non notare che l'Assemblea conciliare ha attinto molto dalle esperienze e dalle riflessioni del periodo precedente, specialmente dal patrimonio del pensiero di Pio XII. Nella storia della Chiesa, " il vecchio " e " il nuovo " sono sempre profondamente intrecciati tra loro. Il " nuovo " cresce dal " vecchio ", il " vecchio " trova nel " nuovo " una sua più piena espressione. Così è stato per il Concilio Vaticano II e per l'attività dei Pontefici legati all'Assemblea conciliare, iniziando da Giovanni XXIII, proseguendo con Paolo VI e Giovanni Paolo I, fino al Papa attuale.

    Ciò che è stato da essi compiuto durante e dopo il Concilio, il magistero non meno che l'azione di ciascuno di loro ha certamente recato un contribu